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riassunto del libro i menecmi di Plauto con approfondimento sulla trama, i personaggi e le vicende
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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Mosco, un mercante di Siracusa perde, durante un viaggio a Taranto, uno dei suoi due figli gemelli, Menecmo, e muore poco dopo dal dolore. Il bambino scomparso viene allevato da un ricco mercante di Epidamno, dove cresce conducendo una vita spensierata, divisa tra la moglie e la cortigiana Erozio. Anni dopo, precisamente sette, il fratello gemello Sosicle — ribattezzato anch’egli Menecmo II in memoria del fratello perduto — parte alla sua ricerca e arriva proprio a Epidamno. Qui, a causa della loro perfetta somiglianza , tutti scambiano l’uno per l’altro , dando vita a una serie di malintesi e situazioni comiche. Inizia al porto, quando Menecmo II arrivato con il fedele schiavo Messenione, incontra il cuoco di Erozio che lo crede MI, invitandolo a ritardare l’arrivo a casa perché il pranzo non ancora pronto.( MI aveva chiesto ala sua amante di preparargli un pranzo godurioso da consumare con il suo parassita) MI non capisce perché sapesse il suo nome ma approfitta della situazione per guadagnare vitto e alloggio gratuito e la compagnia di una bella donna. Non solo, quando sta per uscire, finito il pranzo, l’ancella di Erotio, chiede a MII di passare dal ricamatore a lasciare “la palla” (sopravveste da signora che MI ha rubato alla moglie) per modificarlo e renderlo irriconoscibile e dal gioielliere a fare riparare, aggiungendo un’oncia d’oro, un braccialetto anch’esso della moglie e donato all’amata e due orecchini per lei, dono per cui sarà ricompensato con entusiasmo. Qui attraverso uno scambio dialettico divertente, MII cerca di ottenere l’oro necessario per pagare la fattura ma invano e si dirige velocemente verso il porto gettando la corona conviviale (corona di fiori o edera indossata durante i banchetti) in direzione del Foro per far perdere le sue tracce. Successivamente sarà Spazzola a incontrare MII, credendolo MI, e a adirarsi con lui perché, non riconoscendolo, crede lo stia prendendo in giro e sentendosi tradito per non averlo aspettato per il pranzo decide di vendicarsi urlandogli contro che racconterà tutto alla moglie. Come ormai solito i personaggi si rimproverano a vicenda. La sua vendetta si compie proprio vicino alla casa di Erotio attraverso un dialogo serrato e divertente, condito di negazioni e fraintendimenti tra Penicolo, MI e sua moglie fortemente adirata dal racconto di Penisolo. Lo stesso MI irritato per aver perso tempo al Foro
con un cliente (coloro che si mettevano sotto la protezione di un potente) inaffidabile promette alla moglie, previa minaccia di non rientrate più a casa, di riportarle la “palla “e Spazzola se ne va via arrabbiato più di prima senza ricompensa. MI bussa alla porta dell’amante che lo accoglie calorosamente, ma quando le chiede di restituirgli la palla da restituire alla moglie, perché al corrente di tutto, E. si arrabbia e lo caccia via ordinandogli di non farsi più vedere. Nel frattempo, sulla strada del porto, MII sta cercando il servo e la moglie di MI aspetta sulla porta d’ingresso il marito e quando vede giungere MII con la sopravveste, credendolo il marito, lo accoglie con una scenata. Chiama il padre, che privo di voglia va dalla figlia pensando già di dover calmare l’ennesima lite coniugale. (tipica delle uxores dotatae). Inizia un divertente gioco degli equivoci, in cui MII si sente attaccato ingiustamente da una donna sconosciuta che lo accusa delle peggiori cose appoggiata dal padre. Marito moglie e suocero tra un’offesa e l’altra (MII definisce la donna “cagna di Ecuba”, citando i greci) non capendo niente si danno del pazzo a vicenda. Qui MII con linguaggio forte (sconcissimo – barbogio – Titone, marito mortale d’Aurora che quindi divenne vecchio) minaccia il vecchio di ucciderlo per volere di Apollo. Infatti MII prima si finge una menade resa folle da Bacco, poi si atteggia a Cassandra posseduta da Apollo che gli ordina di uccidere facendolo a pezzi il vecchio, di travolgerlo con una quadriga spinta al galoppo riuscendo a fare fuggire il vecchio che si precipita a cercare un medico. MII si chiede perché tutti in quella città sentono il bisogno di raccontare agli estranei i fatti propri. Interessante il cambio di scena: qui MII, prega gli spettatori di non comunicare al vecchio, nel caso fosse tornato, la direzione presa. Infatti dopo poco ritorna il vecchio in scena con un pedante e vanesio medico (che si vantava di aver curato tra i tanti anche Apollo) per curare la pazzia dell’uomo da lui creduto essere il genero. Nel frattempo arriva anche MI infelice per la brutta giornata viene assalito dai due di domande che non capendo li ricopre di infamie; la reazione è talmente eccessiva che il medico lo reputa veramente pazzo, bisognoso di dosi massicce di elleboro (pianta estremamente
Cortigiana amante di Menecmo I. È l’archetipo della meretrice plautina: furba, venale e interessata solo al guadagno. Lo si vede con quale attenzione e cura prepara il pranzo e la casa. Cilindro Il cuoco di Erozio , schiavo come da usanza romana. È diretto e arrogante , come dimostra nel suo primo dialogo con Menecmo II. Messenione Servo fedele di Menecmo II , originario della Messenia. È uno dei pochi schiavi che servono il proprio padrone con sincerità, nella speranza di ottenere un giorno la libertà. È saggio e razionale , anche se raramente ascoltato. Infatti tenta più volte di avvertire il padrone a non fidarsi della gente della città, avida e senza scrupoli. Spazzola (Peniculus) Il suo nome significa “spazzola” o “pennello”, perché “ ripulisce ” la tavola mangiando tutto ciò che trova. È un parassita, cioè un debitore che serve un ricco in cambio di vitto e alloggio. In un momento di rabbia, quando viene lasciato solo al Foro da Menecmo I ma soprattutto quando crede che lo stesso abbia goduto il pranzo senza di lui, tradisce Menecmo I schierandosi con la moglie. Matrona La moglie di Menecmo I , una tipica uxor dotata (donna con dote). È bisbetica , altezzosa e autoritaria. Non sopporta il marito che la tradisce e la deruba. Divertente il momento dell’uscita di casa di Menecmo I in cui pur non parlando, al lettore sembra di sentire la voce della moglie che grida contro il marito. Anche se divertente, questo è uno dei momenti in cui si capisce il ruolo della donna , sottomessa al volere dell’uomo e priva di potere. Vecchio Suocero di Menecmo I. Anziano e malandato, difende la figlia solo per principio , pur tollerando i comportamenti disonesti del genero. Medico
Come spesso accade nelle commedie di Plauto, è un personaggio vanitoso, incompetente e ridicolo. Personaggi citati nel prologo Mosco : padre dei gemelli, mercante di Siracusa. Muore di dolore dopo la scomparsa del figlio. Nonno dei gemelli : dà al nipote Sosicle il nome del fratello perduto. Epidamno : mercante che rapisce Menecmo I, lo cresce e gli lascia le sue ricchezze. Luogo dell’azione La commedia è ambientata a Epidamno , l’attuale Durazzo ( in Albania ). I luoghi principali sono il porto, il foro, la casa di Menecmo e quella di Erozio. Sebbene l’ambientazione sia formalmente greca, i riferimenti culturali e sociali sono pienamente romani , riflettendo il punto di vista antiellenico di Plauto e dei suoi contemporanei. Si cita il detto greco “ la cagna Ecuba”_ Riferimenti al mondo romano Plauto inserisce numerosi dettagli della vita romana: schiavitù : i cuochi erano spesso schiavi; una volta liberati, il padrone diventava il loro patrono; ruolo della donna : l’uomo è socialmente superiore; può tradire purché non danneggi economicamente la moglie; usanze : uso di monete come mine e sesterzi, trasporto del denaro in casse, banchetti e quadrighe; abbigliamento : mantello per le donne e clamide per gli uomini; superstizione : i Romani cambiarono il nome Epidamnum in Dyrrachium perché “damnum” significava “perdita”; medicina : ironia verso i medici e preferenza per rimedi erboristici come l’elleboro contro la pazzia; imprecazioni tipiche : “Per Giove!”, “Per Ercole!”, “Che gli dèi lo stronchino!”. Polluce! Per Polluce! ( Erozio e Spazzola) – riferito al mito dei due gemelli.