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Alunno/a: ..........................…………………….….. Classe: 3^A LS Data: 13 / 01 / 2023
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Signori spettatori, prima di tutto, salute. Auguri a voi e, se permettete, anche a me. Sapete chi vi porto? Plauto. Be', non ce l'ho sul palmo della mano, ma sulla punta della lingua. Spalancate le orecchie e accoglietelo come si deve, per piacere. E state attenti perché adesso vi scodello, il più brevemente che posso, il riassunto della commedia. Sapete come capita, no?, nelle commedie. Gli autori fan finta che tutto succeda ad Atene, perché tutto abbia l'aria più greca che è possibile. Io invece dirò soltanto dove il fatto avvenne. Perché l'argomento, l'argomento di questa commedia, grecizza si, ma non atticizza. In realtà sicilianizza. E questo è il prologo del prologo. Ora il riassunto, per filo e per segno. Sì, ve lo servirò a larghi sorsi, perché io sono generoso, e non uso il contagocce o il cucchiaino, io, io vado a damigiane. C'era una volta a Siracusa un vecchio mercante che aveva due figli gemelli, simili ma tanto simili tra loro che non riusciva a distinguerli né quella che li allattava né quella che li aveva partoriti. Così almeno mi ha detto uno che li ha visti. Quanto a me, io non li ho mai incontrati, che nessuno se lo metta in testa. I bambini compiono sette anni. Il padre arma una grossa nave, la carica di mercanzie, imbarca uno dei figli e con lui naviga verso Taranto, diretto a quel mercato. L'altro figlio, lo lascia a casa con la madre. A Taranto, quando sbarcano, c'è festa, con gran movimento, gente da tutte le parti, come succede in questi casi. Tra la folla, nella ressa, il bambino si smarrisce, lontano dal suo papà. Un tale di Epidamno, un mercante, lo vede, se lo porta via e lo conduce al suo paese. Disperato per la perdita del figlio, il padre si ammala e in pochi giorni, sempre a Taranto, tira l'ultimo fiato. Torniamo ora a
Siracusa: non appena arriva la notizia che a Taranto gli è morto il figlio e il nipote è scomparso, il nonno, che a quel nipote voleva un bene dell'anima, il nonno cosa fa? Al bambino rimasto dà il nome di quello perduto, Menecmo, che era poi anche il nome suo, del nonno. È un nome facile da ricordare, per me, perché io ho ascoltato quelli che andavano gridandolo. A scanso di equivoci ve lo ripeto: i due gemelli hanno lo stesso nome, capito? Adesso mi tocca di ritornare a Epidamno - a piedi ahimè - per potervi riferire tutta la vicenda. Oh, se qualcuno di voi ha qualche affare da sistemare a Epidamno, me lo dica senza complimenti e disponga di me. Basta che mi dia un po' di grana per sistemare il negozio. Se non sgancia quattrini, vuol dire che è uno scherzo; se li sgancia, è una fregatura. Però adesso ritorno là donde ero partito e mi ci pianto. Quel tale di Epidamno, di cui vi ho parlato, ma sì, quello che s'è portato via il bambino, non aveva figli, niente, ma soldi sì, e parecchi. Adotta come figlio, allora, il bambino rapito, gli procura una moglie ben dotata e, giunto alla fine dei suoi giorni, lo lascia suo erede universale. Come morì? Per caso. Un giorno che era diluviato, mentre era diretto in campagna, entrò in un fiume impetuoso, poco fuori di città. Rapida la corrente rapì il rapitore, trascinandolo per i piedi e portandolo in grandissima malora. Le sue grandi ricchezze passarono al figlio adottivo, il quale, per vostra notizia, abita in questa casa qui. E ora passiamo all'altro, che vive a Siracusa, il quale però oggi viene a Epidamno con un servo, sempre alla ricerca del suo fratello germano. La vedete questa città? È Epidamno, fin che si recita questa commedia. Se la commedia cambia, la città diviene un'altra. Cambiano anche i ruoli degli attori: ora uno fa il ruffiano, ora il giovinetto, ora il vecchio, il povero, il mendico, il re, l'astrologo, il parassita...
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