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Trama Menecmi Plauto, Schemi e mappe concettuali di Letterature comparate

Riassunto atto per atto dei Menecmi

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2023/2024

Caricato il 14/04/2024

alessandrablaco24
alessandrablaco24 🇮🇹

3.3

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TRAMA
ATTO I: La scena è inaugurata da Spazzoletta che dopo aver sostenuto che le modalità migliori per
trattenere qualcuno (affamato) sono solo cibo e bevande, e non catene e chiodi, sottolinea l’evergetismo di
Menecmo, ritenuto da lui ospitale e attento nei confronti di chi è parassita come lui. Spazzoletta, ammette
di essere arrivato alla stregua con i suoi familiari, e costretto al digiuno, si appresta ad andare a trovare
Menecmo, che sta per comparire.
L’uomo, appare in un vivace dialogo con la moglie, in cui le ricorda con quanta invadenza lo infastidisce, al
punto che Menecmo I, le dice apertamente che gli pare di aver sposato un doganiere, e che è pronto a
ripudiarla.
Menecmo incontra Spazzoletta, ed il loro dialogo presenta di già aspetti legati agli equivoci il m antello,
che viene scambiato per cibo dal parassita, l’incomprensione alle allusioni di Menecmo, ma soprattutto
l’auto-eroizzazione dell’uomo che simula quasi quelle di un valoroso condottiero, nell’aver sottratto alla
propria moglie la palla che vuol consegnare alla propria amante Erozio. Menecmo si rivolge a Spazzoletta,
simulando un discorso militare, al punto che il parassita considerato alleato, è già pronto a rivendicarne una
parte per . Il dialogo procede, S pazzoletta, sembra aver raggiunto il suo obbiettivo ovvero di esser
invitato a cena da Erozio, che nel frattempo giunge da Menecmo I, il quale le comunica di aver sottratto il
mantello alla moglie, per donarlo a lei, Adulazioni e complimenti, animano il dialogo. Alle fine, Menecmo e
Spazzoletta, si prefiggono di andare al foro, per comprare gli ingredienti necessari ad Erozio, per il banchetto
appena indetto. La donna, ordina al suo cuoco Cilindro, di procedere alla preparazione.
ATTO II: La scena introduce Menecmo II, impegnato in un dialogo con Messenione (il suo servo) in arrivo
ad Epidamno il quale è un po’ stanco per via delle lunghe ricerche, effettuate insieme al padrone. Le tonalità
del dialogo alludono alla parodia di un’epica tragica, ovvero di due marinai, in cerca di qualcosa di
impossibile. Messenione, attraverso giochi di parole, descrive la città di Epidamno come pericolosa, per via
dei modi di vivere e per la quantità di imbroglioni. I due hanno con loro una borsa, considerata “estiva” per
il contenuto. Menecmo II, inoltre si ravvisa a Messenione, di non commettere malefatte, e si lascia
consegnare la borsa.
I due, incontrano Cilindro di ritorno dal foro, il quale stupito per l’inaspettato incontro con Menecmo II, inizia
a dialogare, facendosi prendere per pazzo (poiché equivocamente lui pensa di dialogare con il gemello).
Messenione, cerca di far capire al suo padrone, che potrebbe trattarsi di una consueta trappola delle
meretrici, le quali solitamente s’informano sull’arrivo dei signori, per poi fari accogliere da schiavetti o
servette. Plauto, tuttavia, pone un’analogia tra le navi e le meretrici difatti la casa di Erozio, in questo
contesto, viene indicata come porto.
Erozio, ricompare, e cerca di accogliere Menecmo II in casa, il quale è completamente attonito nell’esser
riconosciuto dalla donna. In un primo momento, pensa che si tratti di un imbroglio e che Erozio sia una
pazza, ma subito dopo, inizia a prenderci gusto, e si autoconvince di accettare l’invito a pranzo della donna,
accondiscendendo alle sue pretese, per risolvere l’enigma. Messenione, continua ad essere diffidente, e si
lascia affidare la borsa dal suo padrone congedandosi.
ATTO III: Spazzoletta si avvia verso la casa di Erozio, dopo aver perso le tracce al foro di Menecmo I, egli
si cimenta in una riflessione filosofica sul tema dell’otium\negotium proiettata nella dimensione del cibo,
riconoscendo nei personaggi politici che organizzano le assemblee, figure che dovrebbero a priori impiegare
il loro tempo ad organizzare banchetti. A rrivato lì, scorge Menecmo II (che lui però crede essere il I) con
una corona in testa che sta uscendo dalla casa della meretrice, mentre le promette di riportarle il mantello
con le modifiche, tali da renderlo irriconoscibile; egli felicemente esclama a quale fortuna del giorno, sia
andato incontro poiché ha banchettato (e giaciuto) con la donna. Ovviamente Menecmo II tratta con
indifferenza Spazzoletta, il quale si rivolge a lui con offese e rimproveri, e lo accusa di aver rubato la palla
alla moglie, per riconsegnarlo all’amante. Menecmo II, ovviamente lo chiama pazzo e lo invita a farsi
esorcizzare. Il parassita, lo minaccia dicendogli che racconterà tutto alla moglie.
Menecmo II viene chiamato sulla porta dall’ancella di Erozio, che gli consegna un braccialetto d’oro, a cui
dovrà apportare modifiche. Il braccialetto così come il mantello necessita un cambiamento, sempre per la
medesima motivazione: esso è stato rubato da Menecmo I alla moglie. Menecmo nuovamente si auto-
compiace, per la sua fortuna, inviata dagli dei. Il suo progetto è quello di far perdere le sue tracce, e
probabilmente ritrovare Messenione.
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TRAMA

ATTO I: La scena è inaugurata da Spazzoletta – che dopo aver sostenuto che le modalità migliori per trattenere qualcuno (affamato) sono solo cibo e bevande, e non catene e chiodi, sottolinea l’evergetismo di Menecmo, ritenuto da lui ospitale e attento nei confronti di chi è parassita come lui. Spazzoletta, ammette di essere arrivato alla stregua con i suoi familiari, e costretto al digiuno, si appresta ad andare a trovare Menecmo, che sta per comparire. L’uomo, appare in un vivace dialogo con la moglie, in cui le ricorda con quanta invadenza lo infastidisce, al punto che Menecmo I, le dice apertamente che gli pare di aver sposato un doganiere, e che è pronto a ripudiarla. Menecmo incontra Spazzoletta, ed il loro dialogo presenta di già aspetti legati agli equivoci – il mantello, che viene scambiato per cibo dal parassita, l’incomprensione alle allusioni di Menecmo, ma soprattutto l’auto-eroizzazione dell’uomo che simula quasi quelle di un valoroso condottiero, nell’aver sottratto alla propria moglie la palla che vuol consegnare alla propria amante Erozio. Menecmo si rivolge a Spazzoletta, simulando un discorso militare, al punto che il parassita considerato alleato, è già pronto a rivendicarne una parte per sé. Il dialogo procede, Spazzoletta, sembra aver raggiunto il suo obbiettivo – ovvero di esser invitato a cena da Erozio, che nel frattempo giunge da Menecmo I, il quale le comunica di aver sottratto il mantello alla moglie, per donarlo a lei, Adulazioni e complimenti, animano il dialogo. Alle fine, Menecmo e Spazzoletta, si prefiggono di andare al foro, per comprare gli ingredienti necessari ad Erozio, per il banchetto appena indetto. La donna, ordina al suo cuoco Cilindro, di procedere alla preparazione. ATTO II: La scena introduce Menecmo II, impegnato in un dialogo con Messenione (il suo servo) in arrivo ad Epidamno il quale è un po’ stanco per via delle lunghe ricerche, effettuate insieme al padrone. Le tonalità del dialogo alludono alla parodia di un’epica tragica, ovvero di due marinai, in cerca di qualcosa di impossibile. Messenione, attraverso giochi di parole, descrive la città di Epidamno come pericolosa, per via dei modi di vivere e per la quantità di imbroglioni. I due hanno con loro una borsa, considerata “estiva” per il contenuto. Menecmo II, inoltre si ravvisa a Messenione, di non commettere malefatte, e si lascia consegnare la borsa. I due, incontrano Cilindro di ritorno dal foro, il quale stupito per l’inaspettato incontro con Menecmo II, inizia a dialogare, facendosi prendere per pazzo (poiché equivocamente lui pensa di dialogare con il gemello). Messenione, cerca di far capire al suo padrone, che potrebbe trattarsi di una consueta trappola delle meretrici, le quali solitamente s’informano sull’arrivo dei signori, per poi fari accogliere da schiavetti o servette. Plauto, tuttavia, pone un’analogia tra le navi e le meretrici – difatti la casa di Erozio, in questo contesto, viene indicata come porto. Erozio, ricompare, e cerca di accogliere Menecmo II in casa, il quale è completamente attonito nell’esser riconosciuto dalla donna. In un primo momento, pensa che si tratti di un imbroglio e che Erozio sia una pazza, ma subito dopo, inizia a prenderci gusto, e si autoconvince di accettare l’invito a pranzo della donna, accondiscendendo alle sue pretese, per risolvere l’enigma. Messenione, continua ad essere diffidente, e si lascia affidare la borsa dal suo padrone congedandosi. ATTO III: Spazzoletta si avvia verso la casa di Erozio, dopo aver perso le tracce al foro di Menecmo I, egli si cimenta in una riflessione filosofica sul tema dell’otium\negotium proiettata nella dimensione del cibo, riconoscendo nei personaggi politici che organizzano le assemblee, figure che dovrebbero a priori impiegare il loro tempo ad organizzare banchetti. Arrivato lì, scorge Menecmo II (che lui però crede essere il I) con una corona in testa che sta uscendo dalla casa della meretrice, mentre le promette di riportarle il mantello con le modifiche, tali da renderlo irriconoscibile; egli felicemente esclama a quale fortuna del giorno, sia andato incontro – poiché ha banchettato (e giaciuto) con la donna. Ovviamente Menecmo II tratta con indifferenza Spazzoletta, il quale si rivolge a lui con offese e rimproveri, e lo accusa di aver rubato la palla alla moglie, per riconsegnarlo all’amante. Menecmo II, ovviamente lo chiama pazzo e lo invita a farsi esorcizzare. Il parassita, lo minaccia dicendogli che racconterà tutto alla moglie. Menecmo II viene chiamato sulla porta dall’ancella di Erozio, che gli consegna un braccialetto d’oro, a cui dovrà apportare modifiche. Il braccialetto così come il mantello necessita un cambiamento, sempre per la medesima motivazione: esso è stato rubato da Menecmo I alla moglie. Menecmo nuovamente si auto- compiace, per la sua fortuna, inviata dagli dei. Il suo progetto è quello di far perdere le sue tracce, e probabilmente ritrovare Messenione.

ATTO IV: Spazzoletta, ha raggiunto la moglie di Menecmo I, per raccontarle dei furti. I due si avviano verso la dimora di Erozio, e trovano la corona che Menecmo II, ha buttato fingendo di essersi avviato in quella direzione. Ma Menecmo I, è di rientro, e viene avvistato dai due, senza alcun mantello. Menecmo è stato intrattenuto al foro, per via di un clientes, che considera delinquente, poiché gli ha fatto sprecare una giornata che egli credeva perfetta (alludendo al pranzo organizzato da Erozio). Il dialogo acceso tra i tre, è un tira e molla di rimproveri tra Menecmo I e la moglie, alimentato dalle ingiunzioni di Spazzoletta. Gli equivoci vanno avanti, poiché il parassita accusa Menecmo I di averlo visto uscire dalla casa con una corona

  • Menecmo si difende, dicendo la sua verità, ovvero che tutto ciò possa esser improbabile. Il mantello, diventa dunque l’oggetto delle accuse per Spazzoletta e la matrona – Menecmo I, cerca di dirottare il discorso, e sul finale, dice di aver solo prestato l’oggetto alla donna. La moglie promette di bandirlo da casa, fin quando egli non gli avrà riconsegnato il mantello. Spazzoletta, cosciente di non esser riuscito a trovare ospitalità, abbandona moglie e marito ai propri affari, e si avvia al foro. Menecmo I, sulla porta di casa di Erozio, la fa chiamare, aggiornando la donna sulle disposizioni prese dalla moglie. Egli chiede alla meretrice di ottenere il suo mantello indietro, ma alla luce dell’accaduto (gli oggetti sono in mano di Menecmo II), la donna crede che tutto ciò sia un piano per ingannarla, ed infatti anche lei, mette fuori dalla porta Menecmo I, dicendogli che può trovare un'altra compagna, e che non sarà più ospite gradito. Menecmo I, inizia ad esser confuso e va alla ricerca del parere di un amico che possa dargli maggior luce sulla faccenda – di fatto è exclusissumus. ATTO V: Menecmo II, con in mano il mantello incontra la moglie del fratello, che continua ad aggredirlo, e la donna minaccia di chiamare suo padre, per porre rimedio alla questione matrimoniale. Ovviamente Menecmo II, continua ad essere ignaro della situazione e con indifferenza accetta. Il vecchio, dopo un elogio alla vecchiaia, riconosce di avere una figlia pretenziosa, ma capisce probabilmente che la faccenda potrebbe esser grave, vista l’imminenza. Nell’ascoltare i pareri delle parti, la constatazione precedente decade, poiché con ironia il vecchio sottolinea che già in passato egli si voleva mantenere ignaro sulle liti tra figlia e genero. Quando la moglie inizia a parlare, il vecchio, ambiguamente elogia le doti che l’uomo ha fornito alla figlia, in qualità di marito, ma la donna, ancor più turbata insiste. Menecmo II, continua a sostenere davanti al “suocero” che egli non conosce la donna, ma il vecchio lo prende per pazzo. Menecmo II, continua allora ad agire come tale, provocando una reazione: la moglie e suo suocero, sbigottiti decidono di inviare dei servi da casa, affinchè prendano con la forza Menecmo per tenerlo legato in casa. La situazione degenera, poiché Menecmo II in un dialogo interiore con Apollo, simula la parodia di una tragedia, e promette di eliminare il vecchio, che a sua volta teme per l’inanità mentale dell’uomo e cerca di provvedere con l’aiuto di un medico. Menecmo II, si allontana. Il vecchio e il medico discutono sulle cause della follia del genero. Menecmo I, riappare e sconcertato e demoralizzato per le ultime vicende che lo hanno visto protagonista, incontra i due. Il dialogo è acceso di battute e ripetute imprecazioni di Menecmo I, nei confronti del medico che gli pone delle domande sulla natura della sua follia. Alla fine, il vecchio ed il medico, capiscono che Menecmo I deve esser preso con la forza da quattro lorarii-servi. Ma l’uomo è ancora ignaro di cosa gli stia accadendo, e considerato escluso, decide di attendere nelle vicinanze della casa di Erozio, sperando che di notte la donna lo lasci entrare. Messenione, ritorna, con un monologo. Egli auto-riconosce il proprio operato, come ligio, nei confronti del padrone, poiché la sua onestà sarà premiata. Infatti, l’uomo si auto-convince di superare le sue paure ed andare alla ricerca di Menecmo II. Messenione giunge proprio nel momento in cui i servi del suocero stanno portando via con la forza Menecmo I, che non ne capisce le ragioni. Tuttavia, il servo, si dimostra fedele nei confronti del padrone, e fa di tutto per liberarlo, con successo. Menecmo I incredulo, ringrazia il servo, ma questi gli chiede se può procedere con la manomissione – aspetto che Menecmo non comprenda, in quanto gli è estraneo. Tuttavia, Messenione promette di restituirgli la borsa con il denaro, che aveva custodito, ma Menecmo, decisamente confuso, decide di rientrare in casa di Erozio per recuperare il mantello e riportarlo a casa. Menecmo II incontra Messenione, e lo rimprovera per averlo abbandonato. Ovviamente l’equivoco continua, ed il servo è stupito, poiché dice di averlo salvato e di aver ottenuto la libertà. Menecmo II, dice che preferirebbe esser servo lui, piuttosto che liberare Messenione. I due giungono alla casa di Erozio, dove scorgono Menecmo I impegnato a discutere sull’arco della porta, con le donne. Entrambi i gemelli, sono finalmente lì, e Messenione è l’unico in grado di rendersene conto, improvvisandosi detective che scioglie l’enigma. Menecmo II, preoccupato che possa esser un ulteriore inganno della città di Epidamno, promette la libertà al suo servo, qualora scoprisse la verità. Le domande di Messenione, volgono a buon fine, poiché dalle risposte di Menecmo I, si arrivano a comprendere le vicende che hanno investito entrambi i fratelli ad Epidamno. Messenione viene liberato con il consenso di entrambi, ed ottiene anche il ruolo di banditore di una vendita all’incanto, che permetterà a Menecmo I di liberarsi di tutti i propri beni e moglie per fare ritorno a Siracusa insieme al gemello ritrovato.