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Riassunto atto per atto dei Menecmi
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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ATTO I: La scena è inaugurata da Spazzoletta – che dopo aver sostenuto che le modalità migliori per trattenere qualcuno (affamato) sono solo cibo e bevande, e non catene e chiodi, sottolinea l’evergetismo di Menecmo, ritenuto da lui ospitale e attento nei confronti di chi è parassita come lui. Spazzoletta, ammette di essere arrivato alla stregua con i suoi familiari, e costretto al digiuno, si appresta ad andare a trovare Menecmo, che sta per comparire. L’uomo, appare in un vivace dialogo con la moglie, in cui le ricorda con quanta invadenza lo infastidisce, al punto che Menecmo I, le dice apertamente che gli pare di aver sposato un doganiere, e che è pronto a ripudiarla. Menecmo incontra Spazzoletta, ed il loro dialogo presenta di già aspetti legati agli equivoci – il mantello, che viene scambiato per cibo dal parassita, l’incomprensione alle allusioni di Menecmo, ma soprattutto l’auto-eroizzazione dell’uomo che simula quasi quelle di un valoroso condottiero, nell’aver sottratto alla propria moglie la palla che vuol consegnare alla propria amante Erozio. Menecmo si rivolge a Spazzoletta, simulando un discorso militare, al punto che il parassita considerato alleato, è già pronto a rivendicarne una parte per sé. Il dialogo procede, Spazzoletta, sembra aver raggiunto il suo obbiettivo – ovvero di esser invitato a cena da Erozio, che nel frattempo giunge da Menecmo I, il quale le comunica di aver sottratto il mantello alla moglie, per donarlo a lei, Adulazioni e complimenti, animano il dialogo. Alle fine, Menecmo e Spazzoletta, si prefiggono di andare al foro, per comprare gli ingredienti necessari ad Erozio, per il banchetto appena indetto. La donna, ordina al suo cuoco Cilindro, di procedere alla preparazione. ATTO II: La scena introduce Menecmo II, impegnato in un dialogo con Messenione (il suo servo) in arrivo ad Epidamno il quale è un po’ stanco per via delle lunghe ricerche, effettuate insieme al padrone. Le tonalità del dialogo alludono alla parodia di un’epica tragica, ovvero di due marinai, in cerca di qualcosa di impossibile. Messenione, attraverso giochi di parole, descrive la città di Epidamno come pericolosa, per via dei modi di vivere e per la quantità di imbroglioni. I due hanno con loro una borsa, considerata “estiva” per il contenuto. Menecmo II, inoltre si ravvisa a Messenione, di non commettere malefatte, e si lascia consegnare la borsa. I due, incontrano Cilindro di ritorno dal foro, il quale stupito per l’inaspettato incontro con Menecmo II, inizia a dialogare, facendosi prendere per pazzo (poiché equivocamente lui pensa di dialogare con il gemello). Messenione, cerca di far capire al suo padrone, che potrebbe trattarsi di una consueta trappola delle meretrici, le quali solitamente s’informano sull’arrivo dei signori, per poi fari accogliere da schiavetti o servette. Plauto, tuttavia, pone un’analogia tra le navi e le meretrici – difatti la casa di Erozio, in questo contesto, viene indicata come porto. Erozio, ricompare, e cerca di accogliere Menecmo II in casa, il quale è completamente attonito nell’esser riconosciuto dalla donna. In un primo momento, pensa che si tratti di un imbroglio e che Erozio sia una pazza, ma subito dopo, inizia a prenderci gusto, e si autoconvince di accettare l’invito a pranzo della donna, accondiscendendo alle sue pretese, per risolvere l’enigma. Messenione, continua ad essere diffidente, e si lascia affidare la borsa dal suo padrone congedandosi. ATTO III: Spazzoletta si avvia verso la casa di Erozio, dopo aver perso le tracce al foro di Menecmo I, egli si cimenta in una riflessione filosofica sul tema dell’otium\negotium proiettata nella dimensione del cibo, riconoscendo nei personaggi politici che organizzano le assemblee, figure che dovrebbero a priori impiegare il loro tempo ad organizzare banchetti. Arrivato lì, scorge Menecmo II (che lui però crede essere il I) con una corona in testa che sta uscendo dalla casa della meretrice, mentre le promette di riportarle il mantello con le modifiche, tali da renderlo irriconoscibile; egli felicemente esclama a quale fortuna del giorno, sia andato incontro – poiché ha banchettato (e giaciuto) con la donna. Ovviamente Menecmo II tratta con indifferenza Spazzoletta, il quale si rivolge a lui con offese e rimproveri, e lo accusa di aver rubato la palla alla moglie, per riconsegnarlo all’amante. Menecmo II, ovviamente lo chiama pazzo e lo invita a farsi esorcizzare. Il parassita, lo minaccia dicendogli che racconterà tutto alla moglie. Menecmo II viene chiamato sulla porta dall’ancella di Erozio, che gli consegna un braccialetto d’oro, a cui dovrà apportare modifiche. Il braccialetto così come il mantello necessita un cambiamento, sempre per la medesima motivazione: esso è stato rubato da Menecmo I alla moglie. Menecmo nuovamente si auto- compiace, per la sua fortuna, inviata dagli dei. Il suo progetto è quello di far perdere le sue tracce, e probabilmente ritrovare Messenione.
ATTO IV: Spazzoletta, ha raggiunto la moglie di Menecmo I, per raccontarle dei furti. I due si avviano verso la dimora di Erozio, e trovano la corona che Menecmo II, ha buttato fingendo di essersi avviato in quella direzione. Ma Menecmo I, è di rientro, e viene avvistato dai due, senza alcun mantello. Menecmo è stato intrattenuto al foro, per via di un clientes, che considera delinquente, poiché gli ha fatto sprecare una giornata che egli credeva perfetta (alludendo al pranzo organizzato da Erozio). Il dialogo acceso tra i tre, è un tira e molla di rimproveri tra Menecmo I e la moglie, alimentato dalle ingiunzioni di Spazzoletta. Gli equivoci vanno avanti, poiché il parassita accusa Menecmo I di averlo visto uscire dalla casa con una corona