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Riassunto, analisi ,commento e report di alcune scene della commedia Menecmi
Tipologia: Dispense
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Riassunto della trama
PRIMA DATA DI RAPPRESENTAZIONE
PERSONAGGI
Signori spettatori, prima di tutto, salute. Auguri a voi e, se permettete, anche a me. Sapete chi vi porto? Plauto. Be', non ce l'ho sul palmo della mano, ma sulla punta della lingua. Spalancate le orecchie e accoglietelo come si deve, per piacere. E state attenti perché adesso vi scodello, il più brevemente che posso, il riassunto della commedia. Sapete come capita, no?, nelle commedie. Gli autori fan finta che tutto succeda ad Atene, perché tutto abbia l'aria più greca che è possibile. Io invece dirò soltanto dove il fatto avvenne. Perché l'argomento, l'argomento di questa commedia, grecizza si, ma non atticizza. In realtà sicilianizza. E questo è il prologo del prologo. Ora il riassunto, per filo e per segno. Sì, ve lo servirò a larghi sorsi, perché io sono generoso, e non uso il contagocce o il cucchiaino, io, io vado a damigiane. C'era una volta a Siracusa un vecchio mercante che aveva due figli gemelli, simili ma tanto simili tra loro che non riusciva a distinguerli né quella che li allattava né quella che li aveva partoriti. Così almeno mi ha detto uno che li ha visti. Quanto a me, io non li ho mai incontrati, che nessuno se lo metta in testa. I bambini compiono sette anni. Il padre arma una grossa nave, la carica di mercanzie, imbarca uno dei figli e con lui naviga verso Taranto, diretto a quel mercato. L'altro figlio, lo lascia a casa con la madre. Salutem primum iam a principio propitiam mihi atque vobis, spectatores, nuntio. Apporto vobis Plautum, lingua non manu, quaeso ut benignis accipiatis auribus. Nunc argumentum accipite atque animum advortite; quam potero in verba conferam paucissuma. Atque hoc poetae faciunt in comoediis: omnis res gestas esse Athenis autumant, quo illud vobis graecum videatur magis; ego nusquam dicam nisi ubi factum dicitur. Atque adeo hoc argumentum graecissat, tamen non atticissat, verum sicilicissitat. Huic argumento antelogium hoc fuit; nunc argumentum vobis demensum dabo, non modio, neque trimodio, verum ipso horreo: tantum ad narrandum argumentum adest benignitas. Mercator quidam fuit Syracusis senex, ei sunt nati filii gemini duo, ita forma simili pueri, ut mater sua non internosse posset quae mammam dabat, neque adeo mater ipsa quae illos pepererat, ut quidem ille dixit mihi, qui pueros viderat: ego illos non vidi, ne quis vostrum censeat. Postquam iam pueri septuennes sunt, pater oneravit navem magnam multis mercibus; imponit geminum alterum in navem pater, Tarentum avexit secum ad mercatum simul, illum reliquit alterum apud matrem domi.
Tarenti ludi forte erant, cum illuc venit. mortales multi, ut ad ludos, convenerant: puer aberravit inter homines a patre. Epidamniensis quidam ibi mercator fuit, is puerum tollit avehitque Epidamnium. Pater eius autem postquam puerum perdidit, animum despondit, eaque is aegritudine paucis diebus post Tarenti emortuost. Postquam Syracusas de ea re rediit nuntius ad avom puerorum, puerum surruptum alterum patremque pueri Tarenti esse emortuom, immutat nomen avos huic gemino alteri; ita illum dilexit, qui subruptust, alterum: illius nomen indit illi qui domi est, Menaechmo, idem quod alteri nomen fuit; et ipsus eodem est avos vocatus nomine (propterea illius nomen memini facilius, quia illum clamore vidi flagitarier). Ne mox erretis, iam nunc praedico prius: idem est ambobus nomen geminis fratribus. Nunc in Epidamnum pedibus redeundum est mihi, ut hanc rem vobis examussim disputem. si quis quid vestrum Epidamnum curari sibi velit, audacter imperato et dicito, sed ita ut det unde curari id possit sibi. nam nisi qui argentum dederit, nugas egerit; qui dederit, magis maiores nugas egerit. A Taranto, quando sbarcano, c'è festa, con gran movimento, gente da tutte le parti, come succede in questi casi. Tra la folla, nella ressa, il bambino si smarrisce, lontano dal suo papà. Un tale di Epidamno, un mercante, lo vede, se lo porta via e lo conduce al suo paese. Disperato per la perdita del figlio, il padre si ammala e in pochi giorni, sempre a Taranto, tira l'ultimo fiato. Torniamo ora a Siracusa: non appena arriva la notizia che a Taranto gli è morto il figlio e il nipote è scomparso, il nonno, che a quel nipote voleva un bene dell'anima, il nonno cosa fa? Al bambino rimasto dà il nome di quello perduto, Menecmo, che era poi anche il nome suo, del nonno. È un nome facile da ricordare, per me, perché io ho ascoltato quelli che andavano gridandolo. A scanso di equivoci ve lo ripeto: i due gemelli hanno lo stesso nome, capito? Adesso mi tocca di ritornare a Epidamno - a piedi ahimè - per potervi riferire tutta la vicenda. Oh, se qualcuno di voi ha qualche affare da sistemare a Epidamno, me lo dica senza complimenti e disponga di me. Basta che mi dia un po' di grana per sistemare il negozio. Se non sgancia quattrini, vuol dire che è uno scherzo; se li sgancia, è una fregatura.
TERMINI LATINI PARTICOLARMENTE SIGNIFICATIVI
SCENE PIÙ SIGNIFICATIVE
MENECMO Un invito gentile, il tuo. Grazie, no. EROZIA No? Ma allora perché mi hai appena detto di far cuocere il pranzo? MENECMO L'ho detto io? Il pranzo? EROZIA Sicuro. Per te e il tuo parassita. MENECMO Ma quale parassita, accidenti? Giuro che questa donna è suonata. EROZIA Spazzola! MENECMO Spazzola, dici. Per pulir le scarpe? EROZIA Spazzola, sì, quello che è venuto insieme a te quando mi hai regalato il mantello che avevi fregato a tua moglie. MENECMO Cosa? Ti ho regalato un mantello, a te, che ho fregato a mia moglie? Vaneggi? Di sicuro questa qui dorme e sogna in piedi come un cavallo. EROZIA Ci provi gusto a prendermi in giro? A negare quello che c'è stato? MENECMO Dimmi bene. Che cos'è che nego che c'è stato? EROZIA Tu oggi mi hai regalato un mantello di tua moglie. MENECMO Lo nego e torno a negarlo. Punto primo, io non ho moglie e non l'ho mai avuta. Secondo, da quando sono nato non ho mai messo piede in casa tua. Ho pranzato sulla nave, poi sono sbarcato, ti ho incontrata. EROZIA Povera me, sono perduta! Ma di che nave stai parlando? MENECMO Una nave di legno, spesso malconcia, spesso riparata, e ribattuta a colpi di martello. Più o meno come la bottega di un pellicciaio, con i suoi pali messi in fila. EROZIA E adesso basta, per piacere! Smettila con gli scherzi e vieni dentro. MENECMO Non so chi stai cercando, donna. Certo non me. EROZIA Così io non conosco Menecmo figlio di Mosco? Non so che sei nato in Sicilia, a Siracusa? Che là regnava Agatocle, cui succedette Finzia, e poi Liparone, che morendo lasciò il trono a Gerone che tuttora lo tiene? MENECMO Accidenti, donna, non sbagli mica. MESSENIONE Per Giove! Che venga di laggiù, questa donna che ti conosce così bene? MENECMO Per Ercole! Mi pare che non posso mica dir sempre di no. Non smollare! Se passi quella porta, sei perduto.
MENECMO Taci un momento. La cosa si mette bene. Alla donna, dica quel che vuole, risponderò sempre di sì, pur di godere dell'alloggio. Bellezza, se prima ti davo sulla voce, non era mica per niente. Avevo paura che questo tipo qui spifferasse tutto a mia moglie, mantello e pranzo eccetera. E ora, se lo desideri, entriamo. EROZIA Non aspetti il parassita? MENECMO No che non l'aspetto. Di lui me ne faccio un fico, di lui. Se arriva, anzi, tu non lasciarlo entrare. EROZIA Bene, questo mi va a fagiolo. Ma a te vorrei chiedere un favore. MENECMO Aspetto i tuoi comandi. EROZIA Quel mantello, sai, che mi hai regalato, dovresti portarlo dal ricamatore. Ma sì, per farlo ritoccare, per aggiungergli qualcosina di bello. MENECMO Perbacco, è una buona idea. Dopo non sarà più riconoscibile e mia moglie, se t'incontra, non si accorgerà di nulla. EROZIA Quando te ne andrai, portalo via con te. MENECMO Perfetto. EROZIA E adesso entriamo. MENECMO Ti seguo subito. Debbo dirgli una parola, a quello. Ehi, Messenione, vieni qui. (Erozia entra in casa.) MESSENIONE Che c'è? MENECMO Che bisogno c'è? MESSENIONE C'è bisogno, sì. MENECMO Lo so che cosa vuoi dirmi. MESSENIONE Tanto peggio. MENECMO Ce l'ho in pugno, l'affare! L'operazione è partita bene. Tu fa' prima che puoi e portali alla locanda, questi della ciurma, e cerca di ritornare prima che faccia notte. MESSENIONE Padrone mio, tu mica le conosci, le puttane di qui. MENECMO Zitto e mosca, tu. Sono io che pago, io, se faccio delle cretinate. La donna è una balorda, un'ignorante. C'è da far bottino, da quel che ho capito. MESSENIONE Sono fritto! Ma ci vai già, là dentro? Sei un uomo perduto. La nave dei pirati ha ramponato la nostra navicella. Ma che sciocco sono, che voglio far da balia al mio padrone. Mi ha comprato perché gli obbedissi, non perché gli comandassi. Via con me, ragazzi, che dopo io ritorno qui, come ha detto il padrone.
MENECMO I Dico che sono Menecmo figlio di Mosco. MENECMO II Tu sei nato da mio padre? MENECMO I Ragazzo, sono nato dal mio. Il tuo tientelo. Che me ne faccio? MESSENIONE Dèi immortali! Esaudite l'insperata speranza che nasce nel mio cuore. Questi qui, se non mi sbaglio, questi qui sono i due gemelli. Il padre e la patria corrispondono, da quel che dicono. Ora io chiamo in disparte il mio padrone. Menecmo! I DUE MENECMI Che vuoi? MESSENIONE No, tutti e due no. Tra voi, chi è quello che è arrivato insieme a me sulla nave? MENECMO I Io no. MENECMO II Io sì. MESSENIONE Allora voglio te. Vieni qui. MENECMO II Eccomi, che c'è? MESSENIONE Quello lì, o è un simulatore o è il tuo fratello gemello. Perché io non l'ho mai visto, io, un uomo più simile all'altro. Te lo giuro: manco due gocce d'acqua, due gocce di latte sono più simili di voi due, tu e questo qui. E poi anche lui ricorda lo stesso padre, la stessa patria. Dunque. Meglio che andiamo da lui a interrogarlo. MENECMO II Dici bene, e ti ringrazio. Va' avanti tu, per favore. Sei libero, se scopri che è mio fratello. MESSENIONE Lo spero proprio. MENECMO II E io no? MESSENIONE (a Menecmo I) Tu stavi dicendo, se non sbaglio, che ti chiami Menecmo, no? MENECMO I Proprio così. MESSENIONE Anche lui si chiama Menecmo. Hai detto che sei nato in Sicilia, a Siracusa. E pure lui. Dici che tuo padre era Mosco. Era anche suo padre. Ora, voi due, potete aiutarmi e aiutare voi stessi. MENECMO I Tutto ciò che vuoi chiedermi, te lo sei meritato e strameritato. Io, uomo libero, sono tuo servo, come se mi avessi comperato. MESSENIONE La mia speranza è che scopriate che siete fratelli gemelli, nati nel medesimo giorno, dalla stessa madre e dallo stesso padre. MENECMO I Che cosa straordinaria vai dicendo! Possa tu mantenere la promessa. MESSENIONE Certo che posso. Ma adesso, vi prego, rispondete alle mie domande, l'uno e l'altro.
MENECMO I Domanda, su. Ti risponderò senza tacer nulla di quanto è a mia conoscenza. MESSENIONE Ti chiami Menecmo? MENECMO I Lo giuro. MESSENIONE E tu pure? MENECMO II Sì. MESSENIONE Dici che Mosco fu tuo padre? MENECMO I Certo che lo fu. MENECMO II E anche mio. MESSENIONE Sei di Siracusa? MENECMO I Sicuro. MESSENIONE E tu? MENECMO II E come no? MESSENIONE Gli indizi combaciano perfettamente. Ma ancora una cosa, vi prego. Dimmi tu: qual è il ricordo più lontano che conservi della tua patria? MENECMO I Ricordo che partii con mio padre per Taranto, al mercato. Ma poi, nella gran confusione, restai diviso da mio padre e fui portato via. MENECMO II Sommo Giove, salvami! MESSENIONE Perché gridi? Perché non stai zitto? Quanti anni avevi quando tuo padre ti condusse seco? MENECMO I Sette anni. Stavo perdendo i primi denti da latte. Da allora non ho più rivisto mio padre. MESSENIONE Be'? Tuo padre, quanti figli aveva? MENECMO I Ne aveva due, per quel che mi ricordo. MESSENIONE Dei due, quale era il maggiore? Tu o l'altro? MENECMO I Eravamo della stessa età. MESSENIONE Come può essere? MENECMO I Eravamo gemelli. MENECMO II Gli dèi mi proteggono. MESSENIONE Guarda che se parli tu, io smetto. MENECMO II No no, taccio subito. MESSENIONE Rispondimi: avevate il medesimo nome? MENECMO I Certo che no. Io mi chiamavo Menecmo, come ora. L'altro si chiamava Sosicle. MENECMO II Ecco la prova! Non posso trattenermi dallo stringerti tra le braccia. Salve, fratello mio, gemello mio. Io sono Sosicle. MENECMO I Ma come mai, dopo, sei divenuto Menecmo? MENECMO II Quando ci giunse la notizia che tu... che nostro padre era morto, nostro nonno mi cambiò nome e mi diede il tuo. MENECMO I Ti credo sulla parola. Ma rispondimi ancora. MENECMO II Chiedi. MENECMO I Nostra madre, come si chiamava? MENECMO II Teussimarca. MENECMO I Corrisponde! Ti saluto, fratello, che rivedo dopo tanti anni, quando più non speravo. MENECMO II Anch'io ti saluto, fratello che non ho mai cessato di cercare, tra tante pene e fatiche. Sono felice di averti ritrovato.