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Tesi interdisciplinare sul flauto magico di Mozart con: riassunto dell'opera, Italo Calvino e Propp sulle origini della fiaba e storia e struttura della massoneria.
Tipologia: Tesine di Maturità
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Il Flauto Magico, l’ultima composizione teatrale di Mozart, è una favola meravigliosa, ambientata in un antico irreale e fantasioso Egitto. La storia racconta di come l’impavido Tamino riesca a sconfiggere le forze del male per liberare l’amata Pamina. Anche la forma musicale ben si adatta alla storia: l’opera è un Singspiel, una forma di operetta leggera tedesca che alterna recitativi ad arie cantabili. L’opera fu un grande successo e riuscì a risollevare il morale del compositore, da qualche tempo depresso. D’altronde è difficile resistere ad un lavoro che unisce la qualità della musica di Mozart a una storia immaginosa e fiabesca, che il librettista Schikaneder trasse da una fiaba di Liebeskind. Quell’aspetto fiabesco e popolare verrà analizzato in questo percorso di approfondimento, con il contributo delle teorie di Propp e delle opinioni di Calvino sulle fiabe. Ma, con un occhio attento e un po’ di ricerche, ci si accorgerebbe che altre idee ed immagini si mescolano alla fiaba. Infatti Schikaneder e Mozart erano massoni. E, a ben vedere, nell’ambientazione originale, e perfino nella copertina, niente è costruito solo per il piacere del pubblico. Tutto diventa allegoria e metafora. E la massoneria e i suoi riti di iniziazione divengono la struttura portante della “fiaba”. La copertina originale del “Flauto Magico”
Prima di cominciare, è opportuno conoscere l’autore, la trama dell’opera e le generalità:
Wolfgang Amadeus Mozart nacque a Salisburgo nel 1756; il padre, Leopold era musicista (maestro di cappella presso l'arcivescovo di Salisburgo) e fu lui a dare l'educazione musicale al piccolo Amadeus e sua sorella Nannerl. Mozart rivelò precocemente eccezionali doti musicali, tanto che a quattro anni già suonava il clavicordo e componeva minuetti. Leopold fece in modo di sfruttare al massimo le doti precoci dei due suoi figli; li fece suonare alla presenza dell'imperatrice Maria Teresa suscitando lo stupore dei presenti. L'anno seguente, nel 1763, iniziò per i piccoli Mozart una tournè attraverso Monaco, Mannheim, Francoforte, Bruxelles e molte altre città importanti tra cui Parigi Nel 1767 i Mozart tornarono a Salisburgo e da questo momento il piccolo Amadeus cominciò a comporre ininterrottamente sino alla morte. Mozart già all'età di undici anni intraprese moltissimi viaggi a Vienna dove era conteso dalla nobiltà e il suo genio già suscitava invidie negli ambienti musicali. Intanto nel 1769 Mozart accompagnato dal padre si diresse in Italia e fece tappa nelle maggiori città suscitando sempre molta ammirazione. Un aneddoto avvenuto a Roma fece accrescere la sua fama di ragazzo prodigio. Mozart ascoltò nella Cappella Sistina il Miserere di Gregorio Allegri (la cui partitura era gelosamente custodita) e la riscrisse di sana pianta. Mozart tornò poi a Salisburgo e, tra la sua città natale e Vienna, continuò a comporre fino alla morte, nel 1791.
l'immagine di un Sarastro cattivo, pone domande a Tamino sul suo essere uomo. Tamino, sconcertato e disorientato, suona il flauto magico nella speranza di far comparire Pamina, invano. Trascinato da Monostatos, viene successivamente condotto al cospetto di Sarastro (alla presenza anche di Pamina) che lo libera e gli dice che, se vorrà entrare nel suo regno con Papageno, dovrà purificarsi superando tre prove. Tamino e Pamina si riconoscono e subito si amano. L’entrata in scena trionfale di Sarastro Atto II Sarastro invoca Iside ed Osiride affinché aiutino spiritualmente Papageno e Tamino, che quindi iniziano la prima prova: dovranno stare in silenzio, qualunque cosa accada. Monostatos si avvicina furtivamente a Pamina addormentata: vorrebbe baciarla, ma è cacciato da Astrifiammante che, porgendo un pugnale alla figlia, le ordina di vendicarla uccidendo Sarastro. Monostatos, non visto, ha ascoltato tutto e minaccia di rivelare l’intrigo se Pamina non l’amerà. Sopraggiunge Sarastro; dopo aver scacciato Monostatos, si rivolge paternamente a Pamina e le spiega che solo l’amore, non la vendetta, conduce alla felicità. Pamina cerca di parlare a Tamino, ma il giovane - essendo ancora sottoposto alla prova del silenzio - non può. Lei crede che non l'ami più, e, colta dal dolore, medita il suicidio, ma viene fermata da tre
ragazzi che le confidano che Tamino è ancora innamorato di lei. Durante questa prova, Papageno parla con una vecchina che, poco più tardi, si rivelerà essere Papagena, una donna simile a lui e di cui subito si innamora. Tamino e Pamina superano le due successive prove: l'attraversamento dell'acqua e del fuoco. Ma subito dopo arrivano Astrifiammante, Monostatos e le tre dame per sconfiggere Sarastro. Un terremoto li fa inabissare e così si celebra la vittoria del bene sul male. Pamina e Tamino vengono accolti nel regno solare di Sarastro. Papageno Un principe che parte alla ricerca della principessa, un flauto magico, un aiutante mezzo uomo e mezzo uccello; leggendo la trama viene in
prove significava raggiungere la maturità: ricevere in consegna dagli stregoni le armi (specchi magici, anelli fatati donati da gnomi o maghi), far ritorno a casa, assumere un ruolo responsabile nella comunità e sposarsi (il tipico lieto fine). La funzione educativa della fiaba consiste nel fornire al lettore/ascoltatore una speranza per superare le difficoltà della vita, per esempio l’ansia della separazione dalla famiglia oppure la lotta per sopravvivere. Gli orchi e le streghe rappresentano il Male e sono il simbolo delle paure infantili, invece le fate rappresentano il Bene e sono le presenze positive che aiutano nella crescita. Il lieto fine è rassicurante, elimina la minaccia dalla vita infantile e la punizione del cattivo soddisfa un’esigenza di giustizia. Cappuccetto rosso, una delle fiabe più famose La fiaba è la prima forma di narrazione orale presso tutti i popoli, a partire dalle società primitive. Il patrimonio fiabesco tramandato dai narratori popolari (non si conoscono nomi di autori antichi) si è arricchito nei secoli con proverbi e filastrocche. Nelle letterature occidentali compare come genere solo verso la fine del Cinquecento. Nel Seicento la fortuna della fiaba è legata al gusto per il «meraviglioso» e per la «metamorfosi» (cambiamento di forma, dal greco morphé, “forma”) tipici di quel secolo. Lo sviluppo scientifico, culmi- nato nella rivoluzione copernicana, determina un crollo di certezze, togliendo all’uomo la convinzione rinascimentale di essere al centro dell’universo: tutto appare ora relativo e mutevole, la realtà è percepita immensa, complicata e misteriosa, in un mondo
incerto ogni cosa è priva di stabilità e può diventare un’altra (da principessa a cenerentola a regina; il dattero che si trasforma in una fata)
Propp definisce la fiaba dal punto di vista morfologico: si può attribuire il nome di fiaba a un qualunque svolgimento narrativo che da un danneggiamento o da una mancanza, attraverso funzioni intermedie, giunge fino al premio o ad altre funzioni utilizzate in qualità di conclusione (eliminazione delle conseguenze della sciagura, l’arrivo al matrimonio, l’accaparrarsi il bottino). Questo processo può ripetersi in modo circolare con ripetizioni e modo di sviluppo parallelo a partire da ogni nuovo danneggiamento o mancanza. Nel suo lavoro “La morfologia della fiaba” giunge anzitutto a formulare alcuni postulati fondamentali: ▪ Gli elementi costanti, stabili della fiaba sono le funzioni dei personaggi, indipendentemente da chi essi siano o in che modo le assolvano. Essi costituiscono i componenti fondamentali della fiaba. ▪ Il numero delle funzioni proprie del racconto di magia è limitato. ▪ La successione delle funzioni è sempre la stessa. ▪ La narrazione delle fiabe parte sempre da una mancanza e si evolve attraverso movimenti spesso tra loro intrecciati. Egli individua due diversi livelli di lettura: uno superficiale, nel quale agiscono personaggi e situazioni; uno più profondo nel quale si possono individuare 7 sfere d’azione e 31 funzioni narrative.
Se, alla prima del Flauto Magico, un attento spettatore si fosse fermato a osservare la copertina del libretto d’opera, avrebbe notato non pochi particolari esotici. Se lo spettatore, oltre che attento, fosse stato anche un iniziato alla massoneria, non avrebbe esitato a riconoscervi costellazioni di simboli massonici. Cominciata l’opera, il suo sguardo e le sue orecchie avrebbero percepito un’ altra serie di simboli, nella musica, nella scenografia, nel testo cantato…
La massoneria si propone, in tempi moderni, come un’associazione iniziatica il cui scopo è il progresso etico-morale degli iniziati e, attraverso di essi, al perfezionamento dell’umanità intera. In ambito massonico le radici ideali della massoneria vengono fatte risalire alla costruzione del tempio di Salomone e in termini storici essa viene ritenuta derivante dalle corporazioni o gilde di muratori del Medioevo. La squadra e il compasso, simbolo massonico Tuttavia nessuno storico dà valore a questa tesi, preferendo porre la sua nascita nel Medioevo (ma la data di nascita è molto dibattuta), quando tra le altre corporazioni si affermò quella dei muratori e degli architetti. In quanto associazione di mestiere, in essa venivano trasmessi gli insegnamenti dell’arte insieme all’obbligo di assoluta segretezza e di aiuto reciproco.
Col tempo, essendo diventata la più importante associazione di mestiere, godette sempre più di particolari riguardi e favori politici, finché nel 1717 si costruì la Grande Loggia di Londra, nella quale furono stabiliti precisamente i caratteri della massoneria con Il Libro delle Costituzioni, redatto da James Anderson. Il libro si divide in sei capitoli. Vi si legge l’intento di conciliare i vari culti e farli convivere con un deismo di stampo illuministico: Dio è il Grande Architetto dell’Universo, che imposta l’universo senza intervenire poi nelle vicende umane. E’ infine consigliato di mantenere il segreto agli occhi dei “profani” e rispettare la solidarietà tra i membri del gruppo.
Le avventure del Flauto Magico sono le vicende delle ore che passano e si inseguono, della luce che diventa ombre e della tenebra che ritorna luce. All'inizio mentre Papageno esce cantando e zufolando dal bosco è mattina. Sarastro scende dal suo carro nel caldo mezzogiorno. Poi il giorno inclina verso il crepuscolo e l'universo viene nascosto da un' oscurità spaventevole nella quale comincia il viaggio iniziatico di Tamino. Qualche ora passa. dal chiuso del Tempio il coro dei Sacerdoti comincia ad invocare lo splendore della luce. Lo stesso viaggio avviene nell’animo di ogni iniziato, con un percorso simile a quello solare: morendo di sera all' occidente il sole deve affrontare il viaggio attraverso il mare oscuro del mondo sotterraneo e della morte per risorgere, trasformato come nuovo sole all’oriente. Questa simbologia solare è il modello archetipico di tutti gli Eroi e di tutte le vie iniziatiche in cui l' Eroe rappresenta il principio della coscienza che deve essere raggiunto e che deve affermarsi nella lotta contro le forze oscure dell’inconscio. Visto dall'esterno il Flauto Magico è un' opera divisa in due atti, ma in realtà è ordinato secondo il numero tre, numero sacro per la Massoneria, che è presente nella partitura musicale con le note del
maschile e quello femminile , la coscienza e l'inconscio, si incontrano secondo il principio di Amore. In quest'opera apparentemente favolistica ci viene svelato uno dei segreti più reali del viaggio iniziatico che dobbiamo percorrere. Questo è il nobile messaggio che Mozart ci dona, un messaggio che egli è ben conscio essere per molti, anche iniziati come lui nelle Logge massoniche, solo una speranza.