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il miracolo di odilia descrizione e riassunto
Tipologia: Appunti
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Sulle colline del Monferrato si ergono molte chiese, ed ognuna di esse ha un campanile e si erge sulla tomba del Santo a cui è dedicato il luogo. I Conti di Agliano, dopo aver fatto costruire un convento, pensano che la Santa a cui dedicarlo doveva essere una donna della famiglia, dato che tra loro non c’era nessun principe e nessun re e che volevano fare invidia ai Signori di Cortazzone: Odilia prende così i voti, d’accordo con i genitori. Morta la donna, e non essendo successo nulla da poterla far diventare santa, i Conti costringono la nipote, che si chiama anch’ella Odilia, a farsi monaca. Ella accetta, avendo sempre avuto rispetto per la zia, ma capisce quasi subito di aver sbagliato: tornata a casa per l’ultima volta, si reca con le altre ragazze ad una sfilata di cavalieri e, vedendo che mentre lei era vestita di nero, le altre portavano abiti colorati, comprende che non avrebbe potuto sposarsi: tra i cavalieri ella ne nota uno dagli occhi azzurri, a cui regala anche un mazzo di fiori. Diventata badessa del convento, ella amministra come la zia le “ricchezze” del luogo, ampliando inoltre l’orto e ospitando pellegrini e viandanti, e si dedica a faccende più frivole, come preparare un arazzo raffigurante una donna e un liocorno.. Un giorno un pellegrino arriva al convento, e Odilia, guardandolo bene, riconosce che egli è il cavaliere a cui ella aveva donato i fiori, anche se i suoi capelli sono passati dal biondo al grigio e nei suoi occhi azzurri non c’è più la gioia di quel giorno. Il cavaliere chiede ospitalità e la badessa decide di dargli la capanna del giardiniere, che non viveva più lì; il cavaliere, per sdebitarsi, dona a Odilia un seme di gelsomino e uno di albicocca, aiuta le suore nei compiti più gravosi, come costruire una cisterna per l’acqua. Alla richiesta di Odilia di raccontare la sua storia, egli la accontenta, dicendole che, dopo essere diventato un crociato ed essere giunto fino in Oriente, aver visto un paese florido e tranquillo distrutto dai Cristiani, egli aveva capito che i veri mostri erano i Crociati, e perciò voleva espiare le sue colpe diventando un pellegrino. La vita nel convento continua come al solito, con i lavori di ser Francesco del Biondo Gerardo all’orto, fino a quando giunge un’alluvione improvvisa. Tutti temono il peggio, ma dopo qualche giorno tutto si placa. La badessa fa preparare a Buccia il minestrone e le consiglia di metterci più lardo del solito, perché molti poveri sarebbero giunti lì quel giorno: infatti molti sono i profughi e Odilia, per far felice i bambini, ogni giorno prepara una focaccia dolce per loro. La cuoca è naturalmente contraria allo spreco di farina, sapa e noci, ma la badessa le spiega che nulla è sprecato se serve per rendere felice un bambino. Il cavaliere e altri contadini costruiscono un sistema di irrigazione per i campi attorno al convento, e dopo l’alluvione e il periodo secco successivo, quando arrivano le piogge primaverili vedono che tutto funziona bene. Ser Francesco continuava a pensare alla possibilità di piantare delle vigne, e in questi giorni capisce che mettendole dall’altra parte della collina si potevano coltivare senza dover tagliare alcun albero del bosco di querce vicino al convento, unica preoccupazione che aveva ancora Odilia. La vita scorre tranquilla, le ciliegie crescono e i bambini dei paesi vicini vengono invitati a mangiarle, quel giorno, però, arriva inaspettato un flagellante, che impaurisce tutti coloro che erano lì dicendogli che erano degli sciagurati, che le porte dell’Inferno si erano già aperte per loro. Qualche giorno dopo questa visita, giunge il vescovo Zenone: la sua visita d’ispezione doveva essere inattesa, ma al convento lo vengono a sapere una settimana prima. Odilia può così preparare ai suoi amici i discorsi da fare: per giustificare la presenza del cavaliere ella inventa la minaccia di licantropi e leprecauni, che però neanche lei ha mai visto. Ser Francesco consiglia di istituire una specie di scuola, dove lui, il Biondo Gerardo, il cavaliere e anche le suore possano insegnare ai bambini del posto tutto ciò che sanno. Quando arriva il vescovo, ser Francesco va a prendere il migliore vino che aveva in casa che, assieme alle pietanze preparate da Buccia, ai fiori di Odilia e ai discorsi e alle proposte fatte da tutti colpiscono positivamente l’episcopo. Passa l’estate e un giorno la badessa e suor Buccia vengono invitate a una cena tra le vigne di ser Francesco: le porta lui stesso su un carro, e giunti dove si svolgeva la cena il signore vede che anche il vescovo ha accettato il suo invito; dopo essersi ristorati, Zenone rivela loro il suo pensiero sull’anima dell’uomo, che contrasta con quello del tempo: secondo lui, con la morte dell’uomo non scompaiono anche le sue azioni, che proseguono e influenzano il futuro degli altri. Arriva l’autunno e Odilia fa arrivare al convento molta lana e una donna che insegnasse alle suore come filarla e tesserla, così tutti i bambini hanno dei maglioni con cui ripararsi dal freddo che sta arrivando. Appena giunge l’inverno, il Biondo Gerardo insegna ai ragazzini come costruire delle slitte, la neve arriva un pomeriggio e tutte le suore, compresa Odilia, si divertono a scendere dalla collina con le slitte. Intanto il gelsomino, che aveva continuato a crescere riparato e curato dalla badessa e dal cavaliere, fiorisce: Odilia capisce che è un fatto miracoloso, e fa intervenire il vescovo che chiama con sé altri religiosi. Quando arrivano alla cappella dove si trova la pianta i signori canonici e i giuristi sono scettici, ma il suono delle campane del Monferrato che suonano a festa proprio in quel momento li fa inginocchiare e pensare che effettivamente c’era stato un miracolo. PERSONAGGI: