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IL MIRACOLO ECONOMICO DEL VIETNAM, Tesi di laurea di Economia Internazionale

L’obiettivo di questa tesi è quello di illustrare e provare a spiegare l’inatteso miracolo economico che ha avuto luogo in Vietnam negli ultimi trent’anni circa. Una crescita abbastanza costante, che ha riguardato i principali indicatori di performance economica, e che lo ha reso il più brillante paese del sud-est asiatico. Un boom trainato dal settore manifatturiero, che fa sembrare lontanissima la povertà rurale degli anni ’80, e un export favorito da una manna di investimenti esteri ...

Tipologia: Tesi di laurea

2019/2020

Caricato il 09/02/2020

derekborg
derekborg 🇮🇹

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INDICE

Introduzione

1. QUADRO GENERALE DEL PAESE 1.1 Cenni geografici del paese 1.2 Demografia del paese 1.3 Cenni di storia: le origini ed evoluzioni dello Stato fino alla guerra del Vietnam 1.4 Le istituzioni politiche attuali 2. L'ECONOMIA DEL VIETNAM 2.1 La politica del “Doi Moi” e la liberalizzazione 2.2 La struttura dell’economia 2.3 Gli anni recenti 2.4 Gli investimenti diretti esteri (IDE) 3. L'ALTRA FACCIA DEL PAESE 3.1 Problemi strutturali e fragilità dell'economia 3.2 Il ruolo dello Stato 3.3 I disagi sociali e la situazione sul Mekong

Conclusioni

Bibliografia

IL MIRACOLO ECONOMICO DEL VIETNAM

Introduzione

L’obiettivo di questa tesi è quello di illustrare e provare a spiegare l’inatteso miracolo economico che ha avuto luogo in Vietnam negli ultimi trent’anni circa. Una crescita abbastanza costante, che ha riguardato i principali indicatori di performance economica, e che lo ha reso il più brillante paese del sud-est asiatico. Un boom trainato dal settore manifatturiero, che fa sembrare lontanissima la povertà rurale degli anni ’80, e un export favorito da una manna di investimenti esteri da far invidia anche ai più avanzati vicini asiatici, come Thailandia e Indonesia. Ciò è accaduto nonostante uno scarso livello di sviluppo di partenza e il ritardo con cui il paese ha iniziato il processo di trasformazione della sua economia dalla pianificazione centrale a un sistema di economia di mercato. Il Vietnam è un paese in via di sviluppo emergente, con ottime prospettive di divenire il centro della futura crescita dell’area indocinese.

Dopo aver introdotto il paese dal punto di vista geografico e demografico, ne riporterò i cenni storici, che hanno lasciato un’impronta ben visibile nella formazione dell’identità nazionale. Le dominazioni che si sono alternate nel suo territorio e la guerra che ha coinvolto il paese nel secolo scorso hanno plasmato questa nazione. Sempre nel primo capitolo verranno trattate le istituzioni politiche attuali.

Passando all’aspetto focale della trattazione, ossia quello economico, verrà presentato inizialmente il percorso intrapreso dal Paese a partire dalla riunificazione dello Stato, che ha permesso il compiersi del miracolo economico. Il punto di svolta è rappresentato dalla politica di “Doi Moi” (che significa “rinnovamento”, “ricostruzione”), alla quale sono seguite le fondamentali politiche di riforme.

Successivamente illustrerò la struttura economica del paese, comprensiva di dati, grafici e tabelle per un quadro completo degli aspetti e delle dimensioni del fenomeno economico. All’interno di questo capitolo saranno analizzati anche alcuni aspetti del passaggio

all’economia market-oriented oltre al sistema delle imprese a livello nazionale. Infine un approfondimento sulle istituzioni e il loro ruolo, aspetto che si ricollega al ruolo dello Stato, trattato più avanti. In seguito ci sarà un’analisi del quadro più recente del paese, successivo alla prima ondata di riforme. L’ultimo paragrafo del secondo capitolo è dedicato agli investimenti diretti esteri, forse il motore principale ad aver avviato lo sviluppo dell’economia.

In ultima analisi sarà trattato anche il lato meno brillante e incoraggiante del paese: i problemi strutturali presenti nell’economia, le responsabilità e il ruolo che lo stato ha avuto e sta avendo sull’economia, con uno sguardo all’incertezza che caratterizza il paese in prospettiva futura. Le previsioni indicano che il proseguimento di questo andamento positivo è a rischio. Tra le cause sono da menzionare anche i disagi derivanti da disuguaglianze sociali, ancora presenti nella nazione, rappresentati per esempio dal contesto della regione del delta del fiume Mekong, raccontato nell’ultimo sottocapitolo di questa tesi.

Monsoni. Il paese è inoltre lambito dalle più importanti rotte del traffico marittimo globale, aspetto che influenza positivamente il commercio.

Il clima della penisola vietnamita è monsonico, molto umido (media dell'84% di umidità), e abbastanza mite grazie alla vicinanza al mare (escursione termica moderata), con una temperatura che oscilla a seconda dei periodi tra i 5°C e i 37°C. Gli inverni sono solitamente secchi e le estati piovose. Durante la stagione estiva, le regioni meridionali sono spesso colpite da tifoni.

Nel corso degli anni l'intensa antropizzazione ha notevolmente ridotto la vegetazione naturale e la popolazione animale; ci si riferisce soprattutto all'intensa coltivazione del riso, nella quale il Vietnam eccelle, essendo uno dei maggiori produttori mondiali, ed avendo probabilmente la maggior percentuale di territorio adibito a tale coltivazione. In tal senso, anche l'uso di armi chimiche come il Napalm, durante la guerra del Vietnam, ha intaccato le condizioni dell'ecosistema, in questo caso soprattutto la fauna.

1.2 Demografia del paese

Il Vietnam conta approssimativamente 94.350.000 abitanti^2 , con una densità di 270 abitanti per km²; la popolazione è in gran parte composta da giovani, e una delle politiche del governo è quella di ridurre il tasso di crescita demografica. Un’età media della popolazione di 26 anni^3 è un fattore chiave per la competitività e il boom economico che ha vissuto il paese. Dal punto di vista territoriale, la popolazione si concentra specialmente nelle città costiere e nella regione della Cocincina. Essa è composta per l'86,2% da vietnamiti e per il restante 13,8% da cinesi, tailandesi, cambogiani, e da altre minoranze che vivono in prevalenza nelle zone montuose del nord. Il gruppo etnico dei vietnamiti ( kihn o viet ), concentrato nei delta alluvionali e nelle pianure costiere, forma un gruppo sociale omogeneo, che esercita il pieno controllo sulla vita del paese grazie alla tradizionale posizione culturale dominante e al predominio nelle attività politiche ed economiche.

(^2) https://www.cia.gov/library/publications/resources/the-world-factbook/geos/vm.html (stima luglio 2015) (^3) Fraschetti, V. (2015), “Vietnam, brilla la stella del Mekong. Il Pil raddoppiato in appena sei anni”, in Repubblica (6 luglio 2015), sezione “Affari&Finanza”, p.14.

La maggioranza degli abitanti del Vietnam è atea. La religione più presente è quella buddhista, conseguentemente all'influenza cinese; i cattolici sono il 10%^4 e ne rappresentano in valore assoluto la maggiore comunità asiatica, dopo le Filippine^5. Dal 1954 per il Vietnam del Nord, e a seguire dal 1976 per tutto il Vietnam, è in vigore l'ateismo di stato.

1.3 Cenni di storia: le origini ed evoluzioni dello Stato fino alla guerra del

Vietnam

Il Vietnam nella sua storia ha attraversato periodi di dominazione e autonomia, di conflitti, divisioni ed espansione dei propri confini prima di diventare lo Stato che è oggi.

Il primo Stato vietnamita nacque tra il IV e il II secolo a.C. attorno al Golfo del Tonchino (o Basso Tonchino): è il leggendario regno di Au Lac , che nel 221 a.C. venne conquistato dai cinesi. Le lotte per l'indipendenza si susseguirono, la prima dal 200 a.C. al 111 a.C. e la seconda dal 39 d.C. al 43 d.C. Per due volte i cinesi riconquistarono la regione. Il paese riprese l'autonomia all'inizio del X secolo sotto la guida di Khúc Hạo, seguito da Khúc Thừa Dụ. Nel 938 l'imperatore Ngô Quyền, grande condottiero e stratega militare, sconfisse i cinesi alla foce del fiume Bạch Đằng fondando il Dai-Co-Viet («Grande Stato Viet», nome che il Paese mantenne fino al XVIII secolo). Nel 1225 la dinastia iniziò l'espansione a sud del Golfo di Tonchino. Nel XIII secolo, mentre la Cina e la maggior parte degli Stati dell'Eurasia del tempo caddero sotto il dominio dell'Impero Mongolo, il Vietnam, sotto la guida della dinastia Trần, e in particolare del condottiero Tran Quoc Tuan, ne fermò per tre volte gli attacchi ( 1258 , 1285 e 1288 ). Queste vittorie annunciarono l'inizio della decadenza dell'Impero Mongolo e contemporaneamente l'inizio del ruolo di potenza regionale del Vietnam. Lo Stato vietnamita fece da barriera alla spinta dei cinesi da nord e si espanse verso sud a danno del Champa, o regni dei Cham, e del Siam (all'epoca il regno del Siam comprendeva la Thailandia, la Cambogia e la parte dell'odierno Vietnam dal delta del Mekong verso sud). Nel 1471 il Vietnam sconfigge definitivamente i regni dei Chăm, conquista il loro territorio (l'odierno Annam) e ne massacra la popolazione.

(^4) http://it.wikipedia.org/wiki/Vietnam (^5) Ivi

Kennedy e poi soprattutto con Lyndon B. Johnson, iniziarono un massiccio intervento militare nell'area.

L'esercito americano non riuscì a prevalere sull'ostinata resistenza della guerriglia e, dopo oltre dieci anni di guerra (1960 - 74), dovette ritirare le proprie truppe dal Paese, lasciando dietro di sé una nazione distrutta e oltre un milione di morti. Gli accordi di pace di Parigi del 27 gennaio 1973 riconobbero la sovranità di entrambi gli stati. Le truppe americane lasciarono il Vietnam il 29 marzo 1973. In assenza degli americani, ebbero buon gioco russi e cinesi, che incrementarono il loro sostegno al Vietnam del Nord, il quale, nel 1975, invase il Vietnam del Sud, in flagrante violazione degli Accordi di pace di Parigi del 1973. Saigon cadde nell'aprile

Nel 1976 il Vietnam fu ufficialmente riunificato sotto il controllo del governo del nord con il nome di "Repubblica Socialista del Vietnam". Saigon fu ribattezzata Ho Chi Minh. Date le condizioni disastrate di un paese devastato da decenni di conflitti e occupazione coloniale, con terreni agricoli bombardati o inquinati (come dall'Agente Arancio, nome in codice dell'erbicida utilizzato dall'esercito statunitense durante la guerra), con buona parte della popolazione morta, ferita o altrimenti traumatizzata dalla guerra, dall'economia dei due paesi piegata a fini militari, e frustrati dall'incapacità del nuovo governo comunista di affrontare in tempi e modi accettabili questi gravissimi problemi, centinaia di migliaia di vietnamiti del Sud decisero di abbandonare il paese; l'esodo durò per tutto il decennio successivo. Nel 1978 il Vietnam invase la Cambogia e depose il suo dittatore Po Pot, ponendo fine alla guerra civile che aveva devastato il Paese confinante. Nel 1979 la Cina lanciò un'invasione del Vietnam, la quale durò solo 17 giorni e si concluse con il rientro nei confini da parte dei cinesi. Si ignorano le intenzioni e gli scopi dell'azione cinese, su cui si possono fare diverse illazioni; la più realistica è quella secondo cui si sarebbe trattato di vendetta per l'invasione vietnamita della Kampuchea Democratica (così era chiamata la Cambogia all'epoca), alleata della Cina, due mesi prima della guerra. Nel 1990 il Vietnam diventò membro dell'ASEAN, l'associazione delle nazioni dell'Asia sud- orientale. Nel 1995 gli USA ristabilirono le relazioni diplomatiche con il Paese, che già nel 2000 ricevette la visita del Presidente Bill Clinton. Nel 2006 il Vietnam divenne membro della Organizzazione Mondiale per il Commercio.

Nell'ottobre 2015, il paese ha raggiunto un accordo sulla Trans Pacific Partnership (Partenariato Trans-Pacifico-TPP), un accordo commerciale multilaterale di libero scambio

che coinvolge una vasta area economica e geopolitica affacciata sul Pacifico, di cui fanno parte 12 paesi, tra cui Giappone, Australia, Canada, Messico e Stati Uniti d'America.

1.4 Le istituzioni politiche attuali

La Repubblica socialista del Vietnam, costituitasi ufficialmente nel 1976 con la riunificazione, è oggi la seconda forza comunista al mondo dopo la Cina. In base all'entrata in vigore nel 1992 della Costituzione del Vietnam, il ruolo di guida del governo e della società è assegnato al Partito Comunista vietnamita. La forma di governo è di stato socialista unicamerale.

La vita politica, sociale ed economica del paese è stata fortemente influenzata a tutti i livelli dalla presenza predominante del partito, sebbene negli ultimi anni si sia verificato un graduale seppur lento processo di smantellamento dell'attività di controllo capillare sulle strutture istituzionali e sulla vita dei cittadini da parte dello stesso^6 ; il partito ha perciò perso parte della sua influenza. Il paese comunque ha un'impronta prettamente socialista. La situazione politica è discretamente stabile: non esiste dissenso organizzato, né focolai di opposizione violenta al governo, e al momento neppure fermenti di natura etnica e religiosa.

A capo dello Stato vi è un presidente, scelto tra i membri dell'Assemblea Nazionale e da questa eletto; possono concorrere alle elezioni solo le organizzazioni affiliate al partito. Alle elezioni amministrative del 1992 tuttavia, fu concesso di votare anche ai cittadini non iscritti al partito comunista. Il potere legislativo è delegato all'Assemblea Nazionale, composta da 493 membri, ed eletta ogni cinque anni dal popolo; essa detiene anche tra le altre funzioni, quelle di elezione del presidente della Repubblica, del primo ministro e il presidente dell'Assemblea stessa. L'elettorato passivo spetta a tutti i cittadini maggiori di 18 anni; l'elettorato attivo spetta a tutti i cittadini maggiori di 21 anni. La corte di grado più elevato è la Suprema corte popolare. In Vietnam è ancora in vigore la pena di morte. Il nuovo governo è composto da 27 membri, 4 in meno rispetto al precedente: chiaro segno

(^6) Capannelli, G. (1995), “Rapporto Vietnam”, in Nuova Geoeconomia 2 , Edizioni della Fondazione Giovanni Agnelli, Torino.

CAPITOLO 2. L’ECONOMIA DEL VIETNAM

Uno dei principali fattori che vanno tenuti in considerazione nell’analisi dell’economia vietnamita riguarda lo scarso livello di sviluppo e il ritardo con cui il paese ha iniziato il processo di trasformazione dalla pianificazione centrale verso il sistema a economia di mercato. Il Vietnam è un'economia industrializzata sbocciata in ritardo rispetto ad altre. In questo senso l’economia del paese risente e ha risentito sicuramente delle guerre e degli sconvolgimenti politici (per esempio le dominazioni che si sono alternate storicamente che hanno reso questa nazione instabile dal punto di vista della composizione territoriale e regionale) che lo hanno caratterizzato per lunghi periodi.

Anche dopo l'unificazione nel 1976, è rimasta all'interno del blocco comunista, tenendo stretti rapporti economici con l'Unione Sovietica e i paesi dell'est Europa, rimanendo invece relativamente chiusa al resto del mondo.

Tuttavia successivamente il Vietnam ha intrapreso con decisione la strada delle riforme e dello sviluppo economico; è stato negli ultimi anni uno dei paesi che hanno avuto più successo nell’integrarsi nell’economia globale. L’economia è stata investita da un’ondata di liberalizzazione e si è evoluta diventando man mano sempre più “market-driven”.

Da quando ha effettivamente reso la sua economia aperta, dai primissimi anni ’90, ha vissuto una sostenuta crescita economica e ha ridotto significativamente la povertà nel paese. Due teorie predominano nella discussione sul come il Vietnam ha, durante gli ultimi trent’anni, raggiunto una così rapida crescita. La prima sostiene che questa sorprendente performance possa essere spiegata da fattori economici associati con l’industrializzazione tardiva del paese. La seconda propone che il Vietnam rappresenta un modello innovativo di organizzazione politico-economica che necessita di essere studiato e compreso^8.

Ad ogni modo è riconosciuto universalmente che due politiche in particolare hanno giocato un ruolo fondamentale per questo boom nella crescita economica del paese: il commercio internazionale e gli IDE, ossia gli investimenti diretti esteri, favoriti oggi da un contesto di una macroeconomia durevole, un buon consumo locale, e una vantaggiosa situazione demografica, oltre che da una favorevole tassazione sul reddito d’impresa e sui dividendi.

(^8) Malesky, E., London J. (2014), “The political economy of development in China and Vietnam”, Annual review of political science, vol. 17, pp. 395-- 419

programmi di stretta pianificazione economica non stavano producendo risultati soddisfacenti. In risposta a tale insoddisfacente andamento, nel 1981 vennero approvate due importanti riforme. La prima introdusse un sistema di contratto agricolo legato al prodotto finale, per cui ai contadini veniva lasciata la responsabilità del sistema di coltivazione di un certo lotto di terreno di proprietà delle cooperative agricole, le quali provvedevano anche alla fornitura dei fattori di produzione. A ogni terreno veniva fissato un certo obiettivo di produzione e i contadini, una volta consegnato allo stato tale quantitativo, venivano lasciati liberi di collocare sul mercato gli eventuali eccessi. Questo sistema produsse risultati assai incoraggianti: dal 1980 al 1985 la produzione agricola registrò infatti una crescita media del 5,2%^10. La seconda riforma riguardò il settore industriale. Da un lato si tese a focalizzarsi meno sull'industria pesante per ridare spazio a quella leggera e ai prodotti destinati alle esportazioni, mentre dall'altro venne introdotto il cosiddetto sistema “a tre piani”^11. In particolare, secondo questo sistema, il primo piano doveva essere rigidamente rispettato e riguardava gli obiettivi di produzione. Il secondo concedeva alle imprese di rifornirsi di maggiori fattori produttivi rispetto a quelli assegnati centralmente, mentre il terzo piano introduceva la possibilità di intraprendere attività di produzione e servizi che non rientravano negli obiettivi originari dell'impresa. Anche in questo caso i risultati furono abbastanza soddisfacenti: nel periodo 1980-85 la produzione industriale e le esportazioni verso i paesi del Comecon fecero registrare un aumento medio rispettivamente del 9,5% e del 19,4% all'anno. L'effetto delle due riforme si rivelò positivo sul piano della crescita reale, ma problematico rispetto agli sviluppi di carattere monetario. Infatti, nonostante il prodotto interno lordo sperimentò, durante la prima metà degli anni ottanta, una crescita media annua del 5,5%, l'inflazione passò da una media del 22% registrata nel quinquennio 1976/80, a più del 90% nel

  1. Dato che i salari non tennero il passo con gli andamenti inflattivi, all'interno della classe governativa iniziò a circolare un diffuso malcontento, e nel 1982 Nguyen Van Linh, il principale promotore delle riforme, venne estromesso dal Comitato centrale del Partito comunista. Dopo una prima battuta d'arresto nel 1983, la tendenza inflattiva continuò a crescere a ritmi vertiginosi.

(^10) Capannelli, G. (1995), “Rapporto Vietnam”, in Nuova Geoeconomia 2 , Edizioni della Fondazione Giovanni Agnelli, Torino 11 12 Ivi,^ p. 12 Ivi

  • Il rinnovamento dei secondi anni ottanta A dieci anni di distanza dall'unificazione nazionale e dall'allargamento del sistema di pianificazione socialista anche al Sud, i risultati economici tardavano a mostrare risultati concreti, e un certo malcontento iniziava a diffondersi nel paese. In particolare un'inflazione sempre più elevata imponeva l'adozione di misure drastiche in ambito economico. Allo stesso tempo, la salita al potere di Gorbaciov nell'Unione Sovietica e l'inizio della perestroika erano chiari segni che nel futuro il Vietnam avrebbe potuto contare molto meno sugli aiuti provenienti dall'Unione Sovietica stessa. Venne quindi a formarsi una serie di forze, sia a livello interno sia internazionale, che spingeva verso il cambiamento.
  • 1986: Doi Moi Il passo più importante verso l'adozione di un complesso di riforme istituzionali che avrebbero abbracciato l'intera sfera socio-economica del paese venne compiuto durante il sesto congresso del partito, svoltosi nel dicembre del 1986, quando in concomitanza con l'elezione di Nguyen Van Linh a segretario generale del partito, venne deciso di introdurre la politica di Doi Moi , o “rinnovamento”, che mirava a promuovere da un lato il processo di liberalizzazione economica secondo i meccanismi del mercato all'interno del paese e dall'altro all'instaurazione di una politica di “porte aperte” nei confronti dei paesi stranieri. La messa in atto delle riforme, decisa con la politica di Doi Moi , avvenne solo a distanza di un paio d'anni. Fu apportata una sostanziale modifica all' output contract system^13 , con cui fu estesa la durata del diritto di sfruttare dei terreni da cinque a quindici anni, favorendo in tal modo aumenti sia di produttività sia di quota di prodotto ritenuta dai contadini. In seguito fu fatto un primo importante passo verso la ristrutturazione del settore bancario, creando un sistema a due livelli, con l'assunzione da parte della Banca Centrale di un ruolo di supervisione e l'introduzione di quattro istituti di proprietà pubblica nei principali settori di attività bancaria. Sul piano dei rapporti internazionali, si diede avvio a una politica di apertura nei confronti dei paesi stranieri introducendo una nuova legge sugli investimenti esteri ed eliminando il monopolio statale nel settore del commercio internazionale. Sul mercato delle valute si avviò un riallineamento del tasso ufficiale di cambio dong-dollaro con quello effettivo di mercato, tramite una serie di drastiche svalutazioni. A partire dal 1989 si procedette a ritmo spedito con le riforme economiche interne. Il sistema

(^13) Capannelli, G. (1995), “Rapporto Vietnam”, in Nuova Geoeconomia 2 , Edizioni della Fondazione Giovanni Agnelli, Torino, p. 14

Il secondo shock è stato invece collegato ai finanziamenti provenienti dall’Unione Sovietica che, dopo aver raggiunto un picco nel 1989, vennero a cessare completamente nel 1991, in concomitanza con il crollo delle economie dei paesi dell’Europa socialista e dell’Unione Sovietica, che costituivano un importantissimo mercato di sbocco per le esportazioni vietnamite. Nonostante tali shock, si sono registrati anche andamenti positivi, che hanno controbilanciato l’effetto finale sul tasso di crescita economica. Innanzitutto il deficit di bilancio è stato ridotto notevolmente e nel 1991 si è riusciti a finanziarlo per intero tramite l’emissione di titoli dello stato anziché attraverso la creazione di moneta. Sono stati fatti inoltre alcuni primi passi importanti verso l’introduzione di un più moderno sistema tributario e si è contemporaneamente proceduto alla razionalizzazione del settore statale che, implicando il licenziamento di circa un milione di lavoratori delle imprese statali, ha comportato un beneficio per le finanze pubbliche, aggravando però allo stesso tempo il problema della disoccupazione. Un impulso positivo al mercato creditizio è stato inoltre apportato dalla concessione di aprire filiali di banche straniere. Nell’aprile del 1992 è stata varata una nuova costituzione attraverso la quale si è decisa una graduale diminuzione del ruolo del partito, a favore di una maggiore importanza attribuita all’Assemblea nazionale nelle decisioni di carattere politico ed economico, che ha costituito la premessa alle elezioni politiche tenutesi nel luglio dello stesso anno. È stato inoltre sancito l’impegno di non-nazionalizzazione dei progetti di investimento effettuati da imprese straniere. Nel 1992 si è dato anche avvio a un programma di graduale trasformazione di molte imprese statali in società per azioni, consentendo così la possibilità di partecipazione ai privati. Tale programma però si è mostrato più lento del previsto. Nel complesso, durante il 1992 e il 1993 si sono registrate ottime performance di carattere macroeconomico. Infine, la bilancia commerciale ha cominciato a muoversi verso l’equilibrio, grazie in particolare alla diversificazione delle destinazioni dei beni esportati verso i nuovi mercati asiatici, che sono andati a sostituirsi a quelli dell’Unione Sovietica e dei paesi dell’Europa orientale.

Efficacia delle politiche macroeconomiche L’attuazione delle riforme introdotte dalla seconda metà degli anni ’80 è stata sostenuta da un vasto programma di stabilizzazione del settore finanziario, rivolta da un lato a incrementare la tassazione delle imprese private e dall’altro a ridurre i sussidi di bilancio.

Sostenuto anche da una rapida crescita delle entrate nel settore petrolifero, alla fine del 1989 il consolidamento delle finanze del settore pubblico rallentò l’espansione del credito e della liquidità. La risposta delle autorità fu di procedere con un aumento dei tassi di interesse, in particolare di quelli sui depositi bancari, fino a raggiungere livelli positivi in termini reali. Inoltre, al fine di ottenere un riallineamento dei prezzi sui mercati internazionali, venne decisa una sostanziale svalutazione del dong nei confronti del dollaro. I programmi di stabilizzazione finanziaria furono supportati dai positivi andamenti dell’economia: l’inflazione venne ridotta drasticamente e la crescita del PIL procedette a ritmi sostenuti. Durante i due anni successivi si assistette tuttavia a un temporaneo cambiamento di tendenza. Da una parte, una sostanziale crescita del deficit di bilancio del settore pubblico venne finanziata principalmente attraverso la creazione di moneta, producendo effetti inflativi. Dall’altro lato, in seguito alla cessazione degli aiuti finanziari provenienti dall’Unione Sovietica e alla drastica riduzione delle esportazioni verso i paesi dell’area del Comecon, si verificò un prosciugamento delle riserve valutarie.

Tabella 1^17. Andamento dei tassi mensili d’inflazione, dal 1988 al 1993 ( incremento dei prezzi al consumo rispetto al mese precedente, valori percentuali ) 1988 1989 1990 1991 1992 1993 Gennaio 18,3 7,4 2,9 13,2 4,4 1, Febbraio 14,0 9,2 3,8 8,7 5,5 1, Marzo 28,3 5,4 1,9 0,5 0,5 - 0, Aprile 23,8 3,5 2,5 2,2 0, Maggio 27,6 - 0,2 2,6 3,0 1, Giugno 16,8 - 2,9 2,1 1,7 0, Luglio 9,6 - 1,5 3,6 2,5 0, Agosto 7,5 0,2 5,8 3,4 0, Settembre 6,5 1,6 4,7 3,7 0, Ottobre 8,0 2,5 6,4 2,8 - 0, Novembre 8,3 2,6 7,8 5,6 2, Dicembre 5,3 3,0 8,9 6,1 1, Fonte: State Planning Committee, 1994.

(^17) Capannelli, G. (1995), “Rapporto Vietnam”, in Nuova Geoeconomia 2 , Edizioni della Fondazione Giovanni Agnelli, Torino