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Sintesi del libro da pag. 9 a 55.
Tipologia: Dispense
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Introduzione La faticosa ricerca del significato L’impresa più difficile è trovare un significato alla ns vita. Comprendere tale significato ci permette di raggiungere la maturità psicologica. Tale comprensione si sviluppa lentamente nel bambino. Chi alleva un bambino deve aiutarlo a trovare un significato alla vita. Le esperienze più idonee a far trovare un significato alla vita del bambino sono l’impatto dei genitori e di coloro che si prendono cura del bambino, in secondo luogo il nostro retaggio culturale, quando viene trasmesso nel modo giusto. E’ la letteratura che trasmette ai piccoli questa mole di informazioni nel miglior modo. B. è insoddisfatto di molta letteratura, perché non stimola le risorse di cui ha bisogno il bambino per affrontare i problemi interiori, ma cerca solo di divertire e/o informare. La maggior parte dei libri sono superficiali e inconsistenti, non significativi (“Se ciò che si è imparato a leggere non aggiunge nulla di importante alla nostra vita, perde di valore anche l’acquisizione di tale capacità”). Il bambino, più dell’adulto, vive nel presente e ha nozioni molto vaghe del suo futuro. Una storia deve sì divertirlo e suscitare la sua curiosità, ma per poter arricchirne la vita, deve stimolare la sua immaginazione, aiutarlo a sviluppare il suo intelletto e chiarire le sue emozioni, suggerendo soluzioni ai problemi che lo turbano, ovvero deve toccare tutti gli aspetti della sua personalità e promuovere la sua fiducia in se stesso e nel suo futuro. Da questo punto di vista la migliore cosa per arricchire e divertire è la FIABA POPOLARE. Le fiabe sembrano avere poco da insegnare sulle condizioni di vita della moderna società di massa, visto che le loro storie furono create molto tempo prima del suo avvento, ma possono essere più istruttive e rivelatrici dei problemi interiori degli esseri umani e le giuste soluzioni alle loro difficoltà nella società di molti altri tipi di storie. Il bambino ha bisogno di un’EDUCAZIONE MORALE che gli indichi i vantaggi del comportamento morale non attraverso concetti etici astratti, ma di qualcosa di tangibilmente giusto e di significato riconoscibile. Il bambino trova questo nelle FIABE. Nei secoli le fiabe hanno parlato simultaneamente a tutti i livelli della personalità umana, comunicando in modo tale da raggiungere la mente del bambino e dell’adulto. Applicando il modello psicanalitico della personalità umana, le fiabe portano messaggi importanti alla mente conscia, preconscia e subconscia, a qualunque livello ciascuna di esse sia funzionante in quel momento. Tali storie si occupano di problemi umani universali, soprattutto di quelli che preoccupano la mente del bambino, placando pressioni preconsce e inconsce. L’INTERESSE PER LE FIABE DI B. NASCE DAL FATTO CHE SI E’ DOMANDATO PER QUALE MOTIVO I BAMBINI TROVINO LE FIABE POPOLARI PIU’ SODDISFACENTI DI TUTTE LE ALTRE STORIE PER L’INFANZIA: esse iniziano dal punto in cui il bambino realmente si trova nel suo essere psicologico ed emotivo, parlano delle sue gravi pressioni interiori in un modo che il bambino inconsciamente
comprende e offrono esempi di soluzioni a pressanti difficoltà, senza sminuire le lotte interiori che il processo di crescita comporta. B. SI MISE A STUDIARE QUALI CONTRIBUTI LA PSICANALISI POSSA APPORTARE ALL’EDUCAZIONE DI BAMBINI E APPROFONDI’ IL PERCHE’ LE FIABE POPOLARI SONO COSI’ VALIDE NELL’EDUCAZIONE DEI BAMBINI. Visto i meriti unici che hanno, i genitori e gli insegnanti dovrebbero assegnar loro un ruolo centrale nella vita del bambino. Le fiabe e la situazione esistenziale Le fiabe offrono nuove dimensioni all’immaginazione del bambino, altrimenti impossibili da scoprire. Nel bambino o nell’adulto, l’inconscio è un fattore potente determinante di comportamento. Quando viene represso e il suo contenuto negato alla coscienza, la mente conscia della persona viene sopraffatta da questi elementi o è costretta a mantenere su essi un controllo rigido e coattivo, finendo per paralizzare la personalità. Quando invece il materiale inconscio in una certa misura viene lasciato entrare nella coscienza e rielaborato nell’immaginazione, la sua dannosità potenziale si riduce molto, anzi può essere usato a scopi positivi. I genitori sono convinti che un bambino deve essere distratto da ciò che lo turba. Alcuni pensano che debba essere esposto solo al lato buono delle cose. Il messaggio che comunicano le fiabe al bambino è che una LOTTA contro le gravi difficoltà della vita è inevitabile, fa parte dell’esistenza umana. Le fiabe pongono il bambino di fronte ai principali PROBLEMI UMANI. Es. cominciano con la morte di una madre/padre o un genitore anziano che va via e il successore deve dimostrarsi degno e capace (Le tre piume dei fratelli Grimm). Solo chi non si ritrae ma affronta le avversità può uscirne vittorioso. Le storie della moderna letteratura per l’infanzia evitano questi PROBLEMI ESISTENZIALI (morte, invecchiamento) e quindi il bambino non viene aiutato ad affrontarli, anzi è soggetto a esprimere queste sensazioni in modo indiretto (paura del buio…). Ma il bambino ha bisogno di ricevere suggerimenti in modo simbolico circa il modo per affrontarli! Le fiabe invece esprimono un DILEMMA ESISTENZIALE in modo chiaro e conciso. La fiaba offre soluzioni in modi che il bambino può afferrare in base al proprio livello intellettivo (trovare l’altra persona da amare per vivere felici permette di non provare l’angoscia di separazione). La fiaba permette così al bambino di afferrare il problema nella sua forma più essenziale: la fiaba SEMPLIFICA tutte le situazioni, i suoi personaggi sono nettamente tratteggiati e i particolari non importanti sono eliminati. Tutti i personaggi sono tipici anziché unici. Nelle fiabe il MALE è onnipresente come la VIRTU’. In ogni fiaba è presente il bene e il male così come nella vita. E’ questo dualismo che pone il problema morale e richiede la lotta perché possa essere risolto. La punizione dell’antagonista, come nella vita, è solo un deterrente per il crimine. La convinzione che il delitto non paga è più efficace, per questo nelle fiabe la PERSONA CATTIVA è sempre il PERDENTE. L’EROE risulta più ATTRAENTE per il bambino, che si identifica in tutte le sue lotte, immagina di sopportare con lui tutte le prove e trionfa quando vince. Più un personaggio buono è semplice e schietto, più è facile che il bambino si identifichi con lui. I PERSONAGGI DELLE FIABE NON SONO AMBIVALENTI: non buoni e cattivi nello stesso tempo, come tutti noi siamo nella realtà. La POLARIZZAZIONE che domina la mente del bambino domina anche le fiabe (es. un fratello stupido, l’altro intelligente, una sorella bellissima, le altre brutte). La decisione circa il tipo di persona che si vuole essere è facilitata dalla polarizzazione della fiaba.
un’invasione, privando il bambino della possibilità di sentire che ha affrontato da solo e con successo una situazione difficile grazie alla storia). I temi delle fiabe piacciono al bambino perché si sente compreso e apprezzato fin nel profondo dei suoi sentimenti. Le fiabe arricchiscono la vita del bambino e le danno un carattere magico. Questo libro è stato scritto per aiutare gli adulti che devono allevare dei bambini a diventare più consapevoli dell’importanza di queste fiabe, che con la loro ricchezza superano un qualsiasi esame accurato. NB. L’autentico significato e l’impatto di una fiaba possono essere apprezzati e recepiti solo se la storia è nella sua FORMA ORIGINALE. PARTE PRIMA UN PIZZICO DI MAGIA La vita divinata dall’intimo C. Dickens amava da piccolo la fiaba di Cappuccetto Rosso, riconobbe l’impatto che i personaggi e gli eventi delle fiabe avevano avuto su di lui. La ricchezza d’immagini delle fiabe aiuta i bambini meglio di qualunque altra cosa nel raggiungere una coscienza più matura. Le fiabe indirizzano il bambino verso la SCOPERTA DELLA SUA IDENTITA’ E VOCAZIONE e suggeriscono quali esperienze sono necessarie per sviluppare ulteriormente il suo carattere. Per le fiabe una vita gratificante e positiva è alla portata di ciascuno se non si evitano le lotte per raggiungere la propria identità. Le storie ci assicurano che, se un bambino ha il coraggio di affrontare la dura ricerca, riceverà aiuto e riuscirà. Coloro che sono troppo timorosi per mettersi in gioco invece devono accontentarsi di una esistenza monotona o un destino peggiore. Oggigiorno molti bambini sono privati della possibilità di conoscere le fiabe, le conoscono solo nelle versioni edulcorate e semplificate che attenuano il loro significato e le privano dei contenuti più profondi: versioni dei film e della tv (le fiabe diventano uno spettacolo privo di significato). La vita intellettuale di un bambino oltre che dalle esperienze familiari è sempre dipesa da storie mitiche e religiose oltre che da fiabe. La letteratura tradizionale ha alimentato l’immaginazione dei bambini e stimolato la loro vita fantastica. Queste storie, inoltre, rispondendo agli interrogativi del bambino, furono un importante fattore per la sua socializzazione. I miti e le leggende religiose hanno offerto materiale sul quale i bambini hanno costruito i loro concetti dell’origine e dello scopo del mondo e degli ideali sociali sul cui modello plasmarsi (Achille, Ulisse, Ercole, San Martino, Edipo…nella civiltà indù la storia di Rama e Sita, come prototipo delle relazioni amorose e coniugali, viene chiesta di essere rivissuta nella vita, ogni sposa indù viene chiamata Sita e recita alcuni episodi del mito durante la sua cerimonia nuziale). In una fiaba, i processi interiori sono ESTERIORIZZATI e diventano comprensibili così come sono rappresentati dai personaggi della storia e dai suoi eventi. Nella medicina indù tradizionale, infatti, veniva assegnata una fiaba a un individuo psichicamente disorientato, che interpretava il suo particolare problema, e lui doveva farne l’oggetto della sua meditazione. In questo modo avrebbe potuto visualizzare la natura delle sue difficoltà e come superarle.
L’importanza delle fiabe per l’individuo non dipende dagli insegnamenti sui modi corretti di comportarsi in questo mondo (tale saggezza è fornita da religioni, miti e favole), esse non descrivono il mondo come è, né danno consigli sul da farsi. La fiaba è terapeutica perché è il paziente a trovare la soluzione, meditando sulla storia. Il contenuto della fiaba ha spesso a che fare con i suoi problemi interiori, che sembrano incomprensibili e insolubili. La natura non realistica di queste fiabe è un espediente per chiarire i processi interiori che hanno luogo in un individuo. Nella maggior parte delle culture non sono nettamente separate il MITO e la novella popolare o la FIABA, esse costituiscono tutte la letteratura delle società pre-letterate. Es. Le lingue nordiche usano un’unica parola per entrambe: Saga. I tedeschi chiamano Sage i miti e Marchen le fiabe. Fairy tale in inglese, fiaba delle fate, anche se non compare nessuna fata nella maggior parte di esse. Idem per il francese. Le fiabe acquistano una forma definita solo quando vengono scritte e non più sottoposte a modificazioni (prima erano sintetizzate o rielaborate passando di bocca in bocca per secoli). Certe storie addirittura si fusero con altre, tutte risultarono modificate da quello che era di maggior interesse per i suoi ascoltatori, da quelle che erano le preoccupazioni del momento o i problemi dell’epoca. Certe fiabe e storie popolari si evolsero dai MITI, altre si incorporarono in essi. Entrambe le forme servono a racchiudere l’esperienza di una società per ricordare la saggezza degli antichi e trasmetterla alle future generazioni. MITI E FIABE HANNO MOLTO IN COMUNE. Offrono intuizioni che hanno sostenuto negli anni l’umanità che non si rivelano in nessun’altra forma in modo così semplice, diretto e accessibile ai bambini. Nei MITI però, più che nelle fiabe, l’eroe viene presentato come una figura che dovremmo emulare nella propria vita. Un mito, come una fiaba, può esprimere un CONFLITTO INTERIORE IN FORMA SIMBOLICA e suggerire come può essere risolto, anche se questo non è l’intento principale del mito. Il mito presenta il suo tema in forma grandiosa, è portatore di forza spirituale. Il DIVINO è presente nel mito e viene percepito sotto forma degli eroi sovrumani che pongono richieste ai mortali (inferiori a essi). I personaggi e gli eventi delle FIABE personificano e illustrano anche CONFLITTI INTERIORI, ma suggeriscono in modo sottile come possono essere risolti e quali potrebbero essere i passi successivi nello sviluppo verso una superiore umanità. La FIABA è presentata in modo semplice e familiare, nessuna richiesta viene posta all’ascoltatore; quindi, anche il bambino più piccolo non si sente costretto ad agire in modi particolari e non è mai indotto a sentirsi inferiore. Lungi dal porre richieste, la fiaba RASSICURA, INFONDE SPERANZA NEL FUTURO e OFFRE LA PROMESSA DI UN LIETO FINE. L. Carroll la chiamò “dono d’amore”! (Per decidere se si tratti o no di una fiaba bisognerebbe chiederci se si può definirla un dono d’amore fatto a un bambino!) Le FAVOLE dicono quello che una persona dovrebbe fare, attraverso parole, azioni o eventi. IMPONGONO E MINACCIANO MORALISTICAMENTE O HANNO LA FUNZIONE DI SVAGO. Per capire meglio come un bambino considera le FIABE, prendiamo come esempi le molte storie dove un bambino mette nel sacco un GIGANTE CHE LO SPAVENTA o minaccia la sua vita. La reazione spontanea di un bambino di 5 anni (storia Jack l’ammazzagiganti – il bambino chiede alla madre se esistono davvero) ci dimostra che a livello intuitivo i bambini comprendono cosa questi
suo inconscio. Le esagerazioni fantastiche della fiaba (tempi) le conferiscono l’accento della verità psicologica. La fiaba semplificata ed espurgata perderebbe tutto il suo valore: se non si esplicitassero i cambiamenti nei pensieri del Genio (dal desiderio di ricompensare la persona che lo libererà al desiderio di punirla ), diventerebbe una storia paurosa a lieto fine, svuotata di verità psicologica. E’ proprio questo cambiamento che permette al bambino di immedesimarsi nei personaggi della storia. Il valore è dato dal fatto di farla in barba a un Genio o un gigante, piuttosto che a un adulto. Un bambino mette metaforicamente nel sacco un adulto ma non gli viene l’ansia per la sua sicurezza, dato che è un personaggio fantastico. Vantaggi di questa fiaba:
deriva da un contenuto conscio e inconscio plasmato dalla mente conscia che rappresenta il consenso di molti rispetto ai problemi umani universali e alle soluzioni desiderabili, per questo viene tramandata di generazione in generazione. Sia i miti che le fiabe ci parlano nel LINGUAGGIO DEI SIMBOLI che rappresentano un contenuto inconscio. Essi fanno appello contemporaneamente all’ES, IO E SUPER IO. Nel contenuto delle fiabe vengono espressi in forma simbolica fenomeni psicologici interiori. Gli psicanalisti si preoccupano di mostrare quale tipo di materiale represso o altrimenti inconscio stia alla base dei miti e delle fiabe. Gli junghiani sottolineano che i personaggi delle storie rappresentano fenomeni psicologici archetipici. C’è una differenza però tra miti e fiabe nel modo in cui vengono comunicati. Per un mito è un evento unico, che non poteva succedere a nessun’altra persona, gli eventi sono grandiosi. Gli eventi delle fiabe sono comunque presentati come ordinari e qualcosa che potrebbe accadere a tutti. Sono raccontati con tono casuale. Un’altra differenza è nel FINALE. Nei miti è quasi sempre tragico, mentre nelle fiabe è sempre lieto. Il MITO E’ PESSIMISTICO, LA FIABA E’ OTTIMISTICA. I miti riguardano le richieste del super-io in conflitto con l’es e con i desideri dell’io: per quanto ci si possa sforzare non riusciamo mai a vivere all’altezza delle richieste del super-io, così come è rappresentato nei miti degli dèi. Il pessimismo dei miti è esemplificato nel mito di Edipo (paradigma della psicanalisi). Questo mito suscita potenti reazioni emotive e può portare una catarsi se l’osservatore è colpito dal mito e motivato a capirlo. Un mito non è una storia ammonitrice come una favola che suscitando ansia ci impedisce di agire in modi descritti come pregiudizievoli. Il complesso di Edipo è inevitabile ed è il problema cruciale dell’infanzia. Sono conflitti inevitabili con i propri genitori. Dai 4 anni in poi, il bambino deve essere rassicurato con immagini simboliche che gli assicurino che c’è una soluzione ai suoi problemi edipici. La fiaba garantisce un lieto fine, a differenza degli eroi mitici che con le loro richieste rigide scoraggiano il piccolo nei suoi primi tentativi di integrazione della propria personalità. Nella fiaba l’eroe conduce un’esistenza felice sulla terra, non in cielo, dopo aver fatto incontri con fate, streghe e animali feroci ma l’umanità dell’eroe rimane dal momento che egli dovrà morire come tutti noi. Ha un’umanità genuina, per quanto offra immagini fantastiche per le soluzioni dei problemi, i problemi presentati nelle fiabe sono comuni: la gelosia verso i fratelli o le ingiustizie subite…. L’eroe riesce a risolvere questi problemi su questa terra, non grazie a una qualche ricompensa ultraterrena. Il mito è la storia di un eroe particolare: es. Teseo o Ercole, i personaggi hanno dei nomi e discendono dai genitori, nella fiaba invece si parla di persone comuni, simili a ognuno di noi, non compaiono nomi propri o generici e descrittivi, validi per qualsiasi ragazzo/a. I genitori dei personaggi principali delle fiabe restano senza nome (padre, madre, matrigna), anche fate, streghe e giganti sono senza nome, facilitando proiezioni e identificazioni. Le dimensioni degli eroi mitici sono sovrumane e questo permette al bambino di accettare l’impossibilità di emulare l’eroe nella propria vita. I miti sono utili alla formazione non della personalità totale, ma solo del super-io. Il bambino sa che non potrà mai essere all’altezza dell’eroe, i veri eroi della storia invece lo inducono ad avvertire la propria piccolezza quando si confronta con loro. I miti proiettano una personalità ideale che agisce in base alle richieste del super-io, mentre le fiabe illustrano un’integrazione dell’io che consente un’adeguata soddisfazione dei desideri dell’es. Questa differenza spiega il contrasto tra pessimismo e ottimismo. I TRE PORCELLINI
I miti e le fiabe rispondono entrambi alle eterne domande: qual è la vera natura del mondo? Come dovrò vivermi la vita? Come posso essere davvero me stesso? Le risposte che dà il mito sono precise, mentre la fiaba è allusiva. La fiaba ha un tipo di svolgimento che si conforma al modo in cui un bambino pensa e percepisce il mondo, è molto convincente. Il pensiero del bambino è animistico (fino all’età della pubertà), come i popoli pre-letterati e persone non in grado di leggere e scrivere: non separa in modo netto gli oggetti dagli esseri viventi. Il bambino si pone la domanda “chi sono” interrogandosi sulla sua identità personale già a 3 anni. le fiabe forniscono delle risposte ai suoi interrogativi. Le risposte offerte sono fantastiche non veritiere, ma le preferisce a quelle scientifiche che sono meno rassicuranti. Le ricerche di Piaget dimostrano infatti che il bambino piccolo non comprende i due fenomeni astratti della permanenza della quantità e della reversibilità, percepisce il mondo in modo soggettivo, le spiegazioni scientifiche richiederebbero un pensiero oggettivo. Ha bisogno di sicurezza e lo impara dalle fiabe. Alcuni in adolescenza hanno compensato con anni di fede nella magia perché ne furono privati prematuramente durante l’infanzia (vedere la cruda realtà). Più una persona si sente sicura nel mondo, meno ha bisogno di aggrapparsi a proiezioni infantili e cerca spiegazioni razionali. Fintanto che un bambino non è sicuro che il suo ambiente umano lo protegga avrà bisogno di credere a qualche potenza superiore, un angelo custode. Le storie bibliche hanno spesso avuto lo scopo di farlo sentire al sicuro dando le risposte a tutti gli interrogativi. Ma non davano soluzioni ai problemi posti dai lati oscuri della nostra personalità. La bibbia parla delle richieste che Dio avanza all’uomo es. Caino e Abele, non c’è comprensione per il bambino. Come le storie e i miti biblici, le fiabe edificarono adulti e bambini. Ci sono anche delle somiglianze tra storie della Bibbia e le fiabe es. Giona e la balena.