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INTERMEDIARI FINANZIARI - MODULO 3, Appunti di Economia degli Intermediari Finanziari

Riassunti di Intermediari Finanziari, professor Scannella, integrati con gli appunti presi a lezione e suddivisi per moduli secondo il programma fornito dal professore nell'anno accademico 2016/2017

Tipologia: Appunti

2017/2018

Caricato il 03/01/2018

ilenia_scalisi
ilenia_scalisi 🇮🇹

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MODULO III – L'INTERMEDIAZIONE MOBILIARE.
La funzione di investimento
La funzione di investimento è riconducibile all'intermediazione per nome e per conto proprio.
Con questa funzione si finanziano le unità in deficit, con capitale di rischio, con capitale di debito e
con una forma di capitale che sta a metà tra le due. In una prima fase sarà necessario andare a
selezionare gli investimenti mobiliari tenendo conto di un panorama sempre più ampio, non più solo
italiano ma internazionalizzato. Questa fase solitamente viene centralizzata presso le banche e non
dislocata nelle filiali; si perseguono obiettivi di liquidità e di redditività.
La modalità tramite cui viene gestito un portafoglio è riconducibile all'orientamento strategico di
fondo della banca stessa, che può essere, tra l'altro, di breve, medio o lungo periodo. Un portafoglio
gestito a breve/brevissimo persegue generalmente obiettivi di liquidità; uno gestito a medio/lungo
periodo persegue obiettivi di redditività. Le norme cercano quindi di coniugare i due obiettivi tra
loro nella gestione di un unico portafoglio. Relativamente all'organizzazione in merito alla funzione
di investimento, presso le banche è possibile individuare diversi desk:
il desk fix income si occupa della gestione degli investimenti in titoli (in passato a
rendimento fisso); può avere diversi livelli di specializzazione;
il desk equity si occupa della gestione del mercato dei capitali;
il desk forex si occupa di cambi valutari. È in questo desk che spesso vengono gestiti anche
gli strumenti derivati utilizzati spesso per operazioni di hedging micro o macro.
Un portafoglio titoli può essere analizzato sulla base di:
qualità: nel caso in cui si tratti di un titolo la qualità va riferita al soggetto istituzionale che
lo detiene; se è un azione invece, la qualità è relativa all'impresa che l'ha emessa; a tal
proposito il rating fornisce dettagli utili sulla qualità ma, in quanto indicatore semplificatore
della realtà, il suo valore non può essere assolutizzato.
Negoziabilità e liquidità del titolo: esiste una correlazione diretta tra queste due
caratteristiche; all'interno di un titolo, una loro alta o bassa frequenza può dipendere da
fattori sia esterni che interni. I fattori esterni possono essere riconducibili alla presenza di
mercati secondari e allo spessore del mercato, determinato dal flusso (continuo o discreto)
della domanda e dell'offerta. A ciò si aggiungono prezzo, settore regolamentato, asimmetria
informativa e trasparenza. La facile negoziabilità porta con sè la necessità che gli strumenti
siano altamente standardizzati, non in modo assoluto: esistono infatti almeno 4 tipologie di
titoli, ordinari spaciali di risparmio e (...?).
rendimento e grado di rischio: tendenzialmente a più ampi rendimenti dovrebbero
corrispondere più alti gradi di rischio. Il rendimento va distinto tra atteso e effettivo con la
necessità di ottimizzare il trade off tra i due. Esso può anche essere netto o lordo, tenuto
conto dei costi di transazione.
Il grado di diversificazione: potrebbe essere relativo alla valuta, alla natura o alle
caratteristiche del titolo o del soggetto emittente, o ancora alla determinazione degli
interessi.
Ordinamento delle attività di gestione dei servizi di investimento
I servizi di investimento e le imprese di investimento sono disciplinate dal TUF.
Secondo l'art.1 comma 5 del TUF, per "servizi e attività di investimento" si intendono i seguenti,
quando hanno per oggetto strumenti finanziari:
a) negoziazione per conto proprio; b) esecuzione di ordini per conto dei clienti; c) sottoscrizione e/o
collocamento con assunzione a fermo ovvero con assunzione di garanzia nei confronti
dell'emittente; c-bis) collocamento senza assunzione a fermo né assunzione di garanzia nei
confronti dell'emittente; d) gestione di portafogli; e) ricezione e trasmissione di ordini; f)
consulenza in materia di investimenti; g) gestione di sistemi multilaterali di negoziazione.
Per "negoziazione per conto proprio" si intende l’attività di acquisto e vendita di strumenti
finanziari, in contropartita diretta e in relazione a ordini dei clienti, nonché l’attività di market
maker. Per “market maker” si intende il soggetto che si propone sui mercati regolamentati e sui
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MODULO III – L'INTERMEDIAZIONE MOBILIARE.

La funzione di investimento La funzione di investimento è riconducibile all'intermediazione per nome e per conto proprio. Con questa funzione si finanziano le unità in deficit, con capitale di rischio, con capitale di debito e con una forma di capitale che sta a metà tra le due. In una prima fase sarà necessario andare a selezionare gli investimenti mobiliari tenendo conto di un panorama sempre più ampio, non più solo italiano ma internazionalizzato. Questa fase solitamente viene centralizzata presso le banche e non dislocata nelle filiali; si perseguono obiettivi di liquidità e di redditività. La modalità tramite cui viene gestito un portafoglio è riconducibile all'orientamento strategico di fondo della banca stessa, che può essere, tra l'altro, di breve, medio o lungo periodo. Un portafoglio gestito a breve/brevissimo persegue generalmente obiettivi di liquidità; uno gestito a medio/lungo periodo persegue obiettivi di redditività. Le norme cercano quindi di coniugare i due obiettivi tra loro nella gestione di un unico portafoglio. Relativamente all'organizzazione in merito alla funzione di investimento, presso le banche è possibile individuare diversi desk:

  • il desk fix income si occupa della gestione degli investimenti in titoli (in passato a rendimento fisso); può avere diversi livelli di specializzazione;
  • il desk equity si occupa della gestione del mercato dei capitali;
  • il desk forex si occupa di cambi valutari. È in questo desk che spesso vengono gestiti anche gli strumenti derivati utilizzati spesso per operazioni di hedging micro o macro. Un portafoglio titoli può essere analizzato sulla base di:
  • qualità : nel caso in cui si tratti di un titolo la qualità va riferita al soggetto istituzionale che lo detiene; se è un azione invece, la qualità è relativa all'impresa che l'ha emessa; a tal proposito il rating fornisce dettagli utili sulla qualità ma, in quanto indicatore semplificatore della realtà, il suo valore non può essere assolutizzato.
  • Negoziabilità e liquidità del titolo: esiste una correlazione diretta tra queste due caratteristiche; all'interno di un titolo, una loro alta o bassa frequenza può dipendere da fattori sia esterni che interni. I fattori esterni possono essere riconducibili alla presenza di mercati secondari e allo spessore del mercato, determinato dal flusso (continuo o discreto) della domanda e dell'offerta. A ciò si aggiungono prezzo, settore regolamentato, asimmetria informativa e trasparenza. La facile negoziabilità porta con sè la necessità che gli strumenti siano altamente standardizzati, non in modo assoluto: esistono infatti almeno 4 tipologie di titoli, ordinari spaciali di risparmio e (...?).
  • rendimento e grado di rischio: tendenzialmente a più ampi rendimenti dovrebbero corrispondere più alti gradi di rischio. Il rendimento va distinto tra atteso e effettivo con la necessità di ottimizzare il trade off tra i due. Esso può anche essere netto o lordo, tenuto conto dei costi di transazione.
  • Il grado di diversificazione: potrebbe essere relativo alla valuta, alla natura o alle caratteristiche del titolo o del soggetto emittente, o ancora alla determinazione degli interessi. Ordinamento delle attività di gestione dei servizi di investimento I servizi di investimento e le imprese di investimento sono disciplinate dal TUF. Secondo l'art.1 comma 5 del TUF, per "servizi e attività di investimento" si intendono i seguenti, quando hanno per oggetto strumenti finanziari: a) negoziazione per conto proprio; b) esecuzione di ordini per conto dei clienti; c) sottoscrizione e/o collocamento con assunzione a fermo ovvero con assunzione di garanzia nei confronti dell'emittente; c-bis) collocamento senza assunzione a fermo né assunzione di garanzia nei confronti dell'emittente; d) gestione di portafogli; e) ricezione e trasmissione di ordini; f) consulenza in materia di investimenti; g) gestione di sistemi multilaterali di negoziazione. Per "negoziazione per conto proprio" si intende l’attività di acquisto e vendita di strumenti finanziari, in contropartita diretta e in relazione a ordini dei clienti, nonché l’attività di market maker. Per “market maker” si intende il soggetto che si propone sui mercati regolamentati e sui

sistemi multilaterali di negoziazione, su base continua, come disposto a negoziare in contropartita diretta acquistando e vendendo strumenti finanziari ai prezzi da esso definiti. Per "gestione di portafogli" si intende la gestione, su base discrezionale e individualizzata, di portafogli di investimento che includono uno o più strumenti finanziari e nell’ambito di un mandato conferito dai clienti. Per "gestione di sistemi multilaterali di negoziazione" si intende la gestione di sistemi multilaterali che consentono l’incontro, al loro interno ed in base a regole non discrezionali, di interessi multipli di acquisto e di vendita di terzi relativi a strumenti finanziari, in modo da dare luogo a contratti. L'articolo dà anche definizione del concetto di strumento finanziario , includendovi tra l'altro: strumenti negoziabili nel mercato dei capitali, nel mercato monetario, derivati. I mezzi di pagamento non sno considerati strumenti finanziari, inoltre la disciplina definisce anche i servizi accessori. L'esercizio professionale nei confronti del pubblico di servizi di investimento è riservato alle imprese di investimento e, previa autorizzazione della Banca d'Italia, alle banche. Le imprese di investimento si dstinguono in tre categorie: quelle italiane, ovvero le SIM, quella comunitarie e quelle xtracomunitarie. Alle imprese di investimento è vietata la raccolta di risparmio presso il pubblico, ogni attività di intermedizazione dei pagamenti e l'emissione di titoli, documenti e certificati rappresentativi dei diritti dei clienti. Le società di intermediazione mobiliare devono essere iscritte a un apposito albo isituito dalla CONSOB che autorizza l'esercizio di servizi di investimento quando ricorrono specifiche condizioni. L'autorizzazione è qundi suboridnata alla verifica che le condizioni suindicate assicurino la san e prudente gestione. Per lo stesso motivo poi, la partecipazione al capitale sociale delle SIM deve adeguarsi a un principio di trasparenza. Date le disposizioni del TUF appare evidente come il legislatore abbia cercato di favporire una condizone generale di tutela del cliente e del mercato. Egli mira a responsabilizzare le SIM, le banche e SGR nei confronti della clientela al fine evidente di aumentarne la tutela. La norma, ad esempio, inverte l'onere della prova, sancendo che negli eventuali giudizi di risarcimento dei danni spetta alla SIM, alla banca o alla SGR l'onere della prova di avere agito con la spoecifica diligenza richiesta. L'ordinamento delle attività di gestione collettiva del risparmio. La gestione collettiva del risparmio fa riferimento a una modalità di gestione che è appunto quella di riunire "in monte" gli apporti di una molteplicità di risparmiatori per essere gestiti in forma unitaria da un intermediario specializzato. Essa si realizza attraverso la promozione, istituzione e organizzazione di fondi comuni di investimento e la gestione del patrimonio di organismi di investimento collettivo del risparmio (OICR), di propria o altrui istituzione, mediante l'investimento in steumenti finanzari o non. Gli organismi di investimento collettivo del risparmio (OICR) sono i fondi comuni di investimento e le società di investimento a capitale variabile (SICAV). Il fondo comune di investimento è un patrimonio collettivo costituito dalle somme versate da una pluralità di partecipanti e investite in strumenti finanziari. Ciascun partecipante detiene un numero di quote, tutte di uguale valore e con uguali diritti. Il patrimonio del fondo costituisce patrimonio autonomo e separato sia da quello della SGR (che lo gestisce) sia da quello dei singoli partecipanti. Il fondo è mobiliare in quanto il suo patrimon io è investito esclusivamente in strumenti finanziari (azioni e obbligazioni di solito). Un fondo comune di investimento può essere aperto o chiuso. È aperto il fondo in cui il risparmiatore può, ad ogni data sottoscrivere quote del fondo oppure chiedere il rimborso parziale o totale di quelle già sottoscritte. Un fondo viene definito chiuso quando l'ammontare del fondo è predeterminato, il termine massimo di sottoscrizone è predefinito, la durata del fondo deve essere prestabilita ( massimo 30 anni ), le quote del fondo non possono essere riscattate prima della scadenza il valore minimo della quota in fase di sottoscrizione è predeterminato (50.000 euro). Per questi motivi, le quote non costituiscono un investimento liquidabilem per questo motivo la normativa prevede che si possa richiedere autorizzazione alla CONSOB per l'ammissione delle quote alla negoziazione in un mercato

I fondi aperti invece hanno una base di adesione libera, senza vincoli di appartenenza. Sono istituiti da banche, assicurazioni, SGR e SIM. La gestione dei fondi deve poi essere affidata a una SGR finanziaria. I fondi aperti sono privi di soggettività giuridica poichè vengono considerati come una articolazione dell'ente che le costituisce. Esistono due forme di previdenza complementare:

  • a contribuzione definita: contribuzione fissa ma prestazione finale variabile sulla base delle modalità di gestione;
  • a prestazione (o benefici) definita: la prestazione, ovvero la somma che avrò a scadenza, è fissa, ottenuta sotto forma di vitalizio o in un'unica soluzione. La gestione appare più difficoltosa ma il rischio viene riequilibrato dalla variabilità, entro certi limiti, dei contributi. Gli stadi della previdenza complementare sono:
  • adesione: posso aderire contemporaneamente a più fondi (aperti o chiusi) aggiungendo anche forme di contribuzione individuale (es. Polizze a vita).
  • Contribuzione: periodica.
  • Investimento: effettuati in un'ottica di medio-lungo tempo; caratterizzati da prudenza e trasparenza. Per questi motivi la gestione dei fondi pensione viene vista come un'attività di "investitore istituzionale". I rischi dell'investimento sono a carico del lavoratore: per questo motivo la norma pone attenzione sulla bontà e professionalità del gestore. Per la gestione dei fondi pensione viene utilizzato il modello dell'OICR nei fondi comuni, perciò coi fondi pensione non sono creati nuovi intermediari. Prima del 1993, in Italia non esistevano i fondi pensione, motivo per cui si aderiva a quelli esteri. L'INTERMEDIAZIONE ASSICURATIVA. L'assicurazione rappresenta una modalità – alternativa al risparmio – per frontaggiare bisogni economici conseguenti al manifestarsi di un evento dannoso_._ Per un soggetto infatti, il danno subito può avere dimensioni tali che il risparmio individuale risulta essere insufficiente a coprirlo: in questo caso si parla di rishio puro cioè di un'eventualità meramente negativa a esclusivo svantaggio del soggetto interessato e non di un rischio "speculativo". Con l'assicurazione l'individuo, previo versamento di un importo ( premio ), che è tuttavia inferiore all'intero ammontare necessario per fronteggiare il bisogno economico, ottiene quei mezzi da un altro soggetto allorchè si verifichi l'evento ( sinistro ). Volendo dare una definizione dell'impresa di assicurazione si può dire che essa assume, mediante contratti dai caratteri omogenei, e gestisce, istituzionalmente e sistematicamente, i rischi a essa trasferiti dagli assicurati. Il trasferimento del rischio implica una copertura e non una speculazione; l'assicurato non guadagna dall'assciurazione perchè questa va a risarcire un danno. Effettivamente, non sarà il rischio ad essere trasferito ma gli effetti economici negativi che l'individuo subisce per il fatto che si è verificato il sinistro. La legge dei grandi numeri: dato un evento con probabilità p, se si effettua un elevato numero di prove n, esso si verificherà un numero tale di volte x che la frequenza relativa x/n approssimerà p. Così una compgnia assicurativa potrà stimare con tanta più precisione il manifestarsi di un dato evento quanto più ampia è la base statistica su cui è stata costruita la serie storica. Di qui la tendenza delle compagnie assicurative ad aumentare il numero delle polizze emesse per categorie di rischi assicurati; la dimensione di una compagnia è legata a tale concetto. Affinchè la legge dei grandi numeri trovi applicazione è necessario che i rischi assicurati siano caratterizzati da omogeneità in modo da assicurare l'applicazione in termini di probabilità di manifestazione dell'evento avverso. Le assicurazioni si distinguono in ramo vita e ramo danni. Le assicurazioni del ramo vita si distinguono in assicurazioni sulla durata della vita e assicurazioni sulla nuzialità e sulla natalità. Nel comparto vita alcuni contratti di assicurazione per esempio le polizze temporanee a copertura del rischio di morte sono assimilabili alle polizze danni nel senso che la prestazione dell'impresa di assicurazione è aleatoria. Altri contratti come le polizze a contenuto di risparmio , sotto il profilo funzionale, sono più simili a dei piani di investimento proposti anche da altri intermediari. In genere

i premi restano investiti per molto tempo perchè la finalità previdenziale è di medio lungo termine, con lo scopo di accumulare capitale. In generale, nel ramo danni la sinistrosità è più aleatoria rispetto al ramo vita e l'orizzonte temporale di più breve termine. I costi e i tempi di liquidazione dei risarcimenti sono maggiori perchè sarà più difficile sia verificare la pertinenza del contratto e del danno sia la stima della somma da corrispondere. Il settore assicurativo rappresenta una delle tre principali articolazioni del sistema finanziario. Per la verità non sempre si identificano le compagnie di assicurazioni come una categoria di intermediari finanziari. Ma è l'investimento sistematico dei premi che porta a qualificare le imprese di assicurazioni come investitori istituazionali. Ed essi divengono intermediari finanziari nella misura in cui tali investimenti sono indirizzati verso attività finanziarie e non verso attività reali. È utile puntualizzare alcune differenze con gli intermediari tipici: un elemento distintivo del contratto assicurativo, tranne nelle polizze vita a contenuto di risparmio, consiste nell'aleatorietà della prestazione nei confronti dei singoli assicurati; la corresponsione o meno del risaricmento dipende dall'entità del danno subiuto, nei limiti della somma assicurata e il destinatario del risarcimento può essere un soggetto diverso dal contraente che ha pagato il premio. Un'altra caratteristica specifica dell'attività assicurativa che rafforza le finalità dei controlli è l'inversione del ciclo dei costi e dei ricavi. Questa peculiarità comporta che le compagnie di assicurazione incassino i premi (ricavi) come fase iniziale di un ipotetico ciclo del capitale circolante e sostengano una parte importante dei costi (indennizzi e capitali per gli assicurati) in fasi temporali successive. La gestione tipica delle imprese di assicurazione può essere distinta in gestione tecnico-assicurativa e in gestione patrimoniale-finanziaria. La gestione tecnico-assicurativa può essere considerata come il core business dell'impresa assicurativa e si concretizza in:

  • assunzione dei rischi: attività assicurativa in senso stretto
  • attivtà di investimento: conseguenza del ciclo monetario
  • risk management: rischi sia assicurativi che legati all'attività di investimento
  • attività di supporto: sistemi informatici, formazione ecc... La gestione patrimoniale-finanziaria include sia l'attività di tesoriera sia l'attività di investimento delle risorse tecniche. Obiettivi sono il conseguimento dell'equiliubrio finanziario e il raggiungimento di un'ottima correlazione rendimento/rischio di portafoglio. Tali obiettivi possono essere concretamente raggiunti tramite razionali politiche di pricing delle polizze, diversificazione dei rischi, politiche di investimento coerenti con la struttura finanziaria, efficienza nei processi aziendali, riservazione accurata e prudente e un'adeguata disponibilità di mezzi propri. STATO PATRIMONIALE: Le riserve tecniche si distinguono in base al ramo assicurativo:
  • riserva premi (sia nel comparto danni che in quello vita) per i rischi in corso alla fine dell'esercizio
  • riserva sinistri (nel comparto danni) composta dalle somme necessarie per far fronte al pagamento dei sinistri avvenuti nell'esercizio stesso o in quelli precedenti e non ancora

ATTIVO PASSIVO

  • Liquidità
  • Investimenti in attività finanziarie (85% dell’attivo)
  • Investimenti in attività reali(5-10% dell’attivo)
    • Riserve tecniche
    • Mezzi propri

la polizza e soggetti con grado di rschio elevato invece ritengano quella stessa tariffa adeguata; la rischiosità media del portafoglio si alza). Tutto questo rende prioritaria l'applicazione di principi e strumenti a tutela del risparmio e a protezione dell'investitore e dunque la presenza di un sistema di regolamentazione e vigilanza. Nello stesso tempo, l'attività assicurativa è una di quelle in campo finanziario che sono sottoposte a una risrva di legge : può cioè essere esercitata solo da imprese assicurative ( art.11 ). Un altro principio cardine dell'attività assicuratisa è quello della specializzazione ; ciò vuol dire che un'impresa assicurativa deve limitare il suo oggetto sociale all'esercizio del solo ramo vita o del solo ramo danni. L'unica eccezione posta è relativa all'esercizio del rampo vita congiuntamente al ramo danni per malattia e infortuni ( art.2 comma 3 ). Anche l'attività assicurativa è ammesa al mutuo risconoscimento nel senso che le imprese che rispettono i criteri indicati dalla norma possono liberamente esercitare l'attività assicurativa senza previa autorizzazione da parte delle autorità di vigilanza. Anche in campo assicurativo sono ormai recepiti i principi della libertà di stabilimento e della libera prestazione di servizi. La compagnia autorizzata ha la facoltà di operare sul territorio nazionale e comunitario. L'impresa, qualora intenda istituire una sede secondaria in un altro stato, ne da preventiva comunicazione all'IVASS. L'attività in regime di libera prestazione dei servizi è quell'attività esercitata da una compagni assicurativa in un altro stato membro della comunità europea alle stesse condizioni dei professionisti che vi risiedono. L'h ome country control presuppone, per l'attività assicurativa e bancaria svolta all'interno di un mercato comune, fuori dal Paese d'origine, il reciproco riconoscimento delle Authority degli stati membri e un minimo di armonizzazioni delle loro leggi.