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INTERMEDIARI FINANZIARI - MODULO 8, Appunti di Economia degli Intermediari Finanziari

Riassunti di Intermediari Finanziari, professor Scannella, integrati con gli appunti presi a lezione e suddivisi per moduli secondo il programma fornito dal professore nell'anno accademico 2016/2017

Tipologia: Appunti

2017/2018

Caricato il 03/01/2018

ilenia_scalisi
ilenia_scalisi 🇮🇹

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MODULO VIII – I RISCHI TIPICI DELL'INTERMEDIAZIONE FINANZIARIA
1. I rischi nell'attività di intermediazione finanziaria.
Una delle principali funzioni della banca è l'attività di intermediazione creditizia e finanziaria che
permette il trasferimento di fondi dalle unità in surplus a quelle in deficit; tali unità hanno profili
differenti, così che la banca nell'esercizio della sua funzione differente si espone a molteplici rischi:
rischio di credito, rischio operativo, rischio di reputazione, rischio reddituale, rischio legale, rischio
di tasso, rischio di liquidità, rischio di cambio e altri ancora.
Come già visto, il rischio di credito è dovuto alla possibilità che la parte debitrice del rapporto
creditizio si renda insolvente. Le banche, sono in grado di stimare la qualità dei crediti e
conseguentemente anche la cosidetta perdita attesa su una posizione stess.
Il rischio operativo è il rischio di subire perdite dall'inadeguatezza o dalla disfunzione di procedure,
risorse umane e sistemi interni, oppure da eventi esogeni (frodi, errori umani, catastrofi,
inadepienze contrattuali, errori di sistema ecc...).
Il rischio di reputazione è riconducibile all'insoddisfazione dei clienti, dovuta soprattutto a servizi i
cui risultati sono inferiori alle aspettative.
Il rischio reddituale scaturisce qualora siano erogati servizi a prezzi non remunerativi per la banca.
Il rischio legale trae origine dall'inosservanza di norme nell'erogazione di servizi e prestazioni e
delle conseguenti azioni legali nei confronti della banca.
Il rischio di insolvenza definisce l'eventualità che il prenditore di fondi non sia in gado di mntenere i
propri impegni nei confronti dell'investitore. L'investitore è cioè soggetto al rischio rischio che la
situazione economico finanziaria della controparte si deteriori.
Il rischio di prezzo è tipico dei titoli mobiliari negoziati in un mercato: il prezzo quotato subisce
variazioni che si riflettono sul rendimento atteso dall'investitore, sia per ragioni che riguardano
direttamente l'emittente sia per fattori di carattere più generale (rischio sistemico).
Il rischio di perdita di potere d'acquisto colpisce un'attività finanziaria in funzione dell'inflazione
che riduce il valore della moneta.
I rischi di tasso, di cambio e di liquidità invece, traggono origine da fattori comuni e si
differenziano per i fattori specifici da cui scaturiscono. La formula di calcolo degli interessi
semplici aiuta ad esprimere la relazione presente:
capitale x tasso x tempo
il fattore tempo può essere inteso in una duplice accezione: sia come durata temporale, ovvero come
intervallo tra due date; sia come scadenza e dunque come tempo puntuale. La combinazione del
tempo in questa doppia accezione va ad incidere sul calcolo degli interessi e del rischio di tasso che
ne consegue. Il rischio di tasso infatti soffre dell'incertezza dovuta alla rideterminazione del tasso a
scadenza ma, allo stesso tempo, è funzione della durata del tempo di esposizione. Per il rischio di
cambio valgono le stesse considerazioni, in quanto si concretizza e ha effetti al momento della
conversione tra monete ma anche la durata del periodo di esposizione in valuta è rilevante in
quanto, tanto più ampio è il periodo tranto più può aumentare la volatilità del cambio. Inoltre il
rischio di cambio incide sui conti aziendali anche in assenza di conversione sul mercato dei cambi:
questo perchè qualora si possiedano delle attività o passività in valuta, a fine esercizio sarà
necessario andare ad esprimere tutti i valori nella "moneta di conto"; anche in questi casi
scaturiscono differenze positive o negative di cambio sottoforma di rettifiche di valore.
I rapporti tra rischio di tasso, rischio di cambio e rischio di liquidità sono evidenti, ogni qual volta i
differenziali di tasso e di cambio danno luogo alla maturazione di interessi o di flussi di liquidità
(dovuti alle rettifiche), in misura maggiore o minore rispetto a quanto registrato in passato; dunque
tali differenziali non solo vengono trasformati in impatti economici effettivi ma danno luogo anche
a variazioni di flussi finanziari. Tali interralazione si possono osservare anche sul fattore capitale: le
attività e passività in valuta, fruttifere o onerose, danno origine sia a rischi di cambio che a rischi di
tasso; ogni qualvolta poi si procede alla capitalizzazione degli interessi poi si registrano rischi
finanziari aggiuntivi dovuti al fattore capitale: un rischio di cambio sugli interessi capitalizzati che
hanno aumentato la somma esposta, un rischio di tasso differenziale a causa della modificata base di
capitale; ne scaturisce anche un rischio di liquidità differenziale.
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MODULO VIII – I RISCHI TIPICI DELL'INTERMEDIAZIONE FINANZIARIA

1. I rischi nell'attività di intermediazione finanziaria. Una delle principali funzioni della banca è l'attività di intermediazione creditizia e finanziaria che permette il trasferimento di fondi dalle unità in surplus a quelle in deficit; tali unità hanno profili differenti, così che la banca nell'esercizio della sua funzione differente si espone a molteplici rischi: rischio di credito, rischio operativo, rischio di reputazione, rischio reddituale, rischio legale, rischio di tasso, rischio di liquidità, rischio di cambio e altri ancora. Come già visto, il rischio di credito è dovuto alla possibilità che la parte debitrice del rapporto creditizio si renda insolvente. Le banche, sono in grado di stimare la qualità dei crediti e conseguentemente anche la cosidetta perdita attesa su una posizione stess. Il rischio operativo è il rischio di subire perdite dall'inadeguatezza o dalla disfunzione di procedure, risorse umane e sistemi interni, oppure da eventi esogeni (frodi, errori umani, catastrofi, inadepienze contrattuali, errori di sistema ecc...). Il rischio di reputazione è riconducibile all'insoddisfazione dei clienti, dovuta soprattutto a servizi i cui risultati sono inferiori alle aspettative. Il rischio reddituale scaturisce qualora siano erogati servizi a prezzi non remunerativi per la banca. Il rischio legale trae origine dall'inosservanza di norme nell'erogazione di servizi e prestazioni e delle conseguenti azioni legali nei confronti della banca. Il rischio di insolvenza definisce l'eventualità che il prenditore di fondi non sia in gado di mntenere i propri impegni nei confronti dell'investitore. L'investitore è cioè soggetto al rischio rischio che la situazione economico finanziaria della controparte si deteriori. Il rischio di prezzo è tipico dei titoli mobiliari negoziati in un mercato: il prezzo quotato subisce variazioni che si riflettono sul rendimento atteso dall'investitore, sia per ragioni che riguardano direttamente l'emittente sia per fattori di carattere più generale (rischio sistemico). Il rischio di perdita di potere d'acquisto colpisce un'attività finanziaria in funzione dell'inflazione che riduce il valore della moneta. I rischi di tasso, di cambio e di liquidità invece, traggono origine da fattori comuni e si differenziano per i fattori specifici da cui scaturiscono. La formula di calcolo degli interessi semplici aiuta ad esprimere la relazione presente: capitale x tasso x tempo il fattore tempo può essere inteso in una duplice accezione: sia come durata temporale, ovvero come intervallo tra due date; sia come scadenza e dunque come tempo puntuale. La combinazione del tempo in questa doppia accezione va ad incidere sul calcolo degli interessi e del rischio di tasso che ne consegue. Il rischio di tasso infatti soffre dell'incertezza dovuta alla rideterminazione del tasso a scadenza ma, allo stesso tempo, è funzione della durata del tempo di esposizione. Per il rischio di cambio valgono le stesse considerazioni, in quanto si concretizza e ha effetti al momento della conversione tra monete ma anche la durata del periodo di esposizione in valuta è rilevante in quanto, tanto più ampio è il periodo tranto più può aumentare la volatilità del cambio. Inoltre il rischio di cambio incide sui conti aziendali anche in assenza di conversione sul mercato dei cambi: questo perchè qualora si possiedano delle attività o passività in valuta, a fine esercizio sarà necessario andare ad esprimere tutti i valori nella "moneta di conto"; anche in questi casi scaturiscono differenze positive o negative di cambio sottoforma di rettifiche di valore. I rapporti tra rischio di tasso, rischio di cambio e rischio di liquidità sono evidenti, ogni qual volta i differenziali di tasso e di cambio danno luogo alla maturazione di interessi o di flussi di liquidità (dovuti alle rettifiche), in misura maggiore o minore rispetto a quanto registrato in passato; dunque tali differenziali non solo vengono trasformati in impatti economici effettivi ma danno luogo anche a variazioni di flussi finanziari. Tali interralazione si possono osservare anche sul fattore capitale: le attività e passività in valuta, fruttifere o onerose, danno origine sia a rischi di cambio che a rischi di tasso; ogni qualvolta poi si procede alla capitalizzazione degli interessi poi si registrano rischi finanziari aggiuntivi dovuti al fattore capitale: un rischio di cambio sugli interessi capitalizzati che hanno aumentato la somma esposta, un rischio di tasso differenziale a causa della modificata base di capitale; ne scaturisce anche un rischio di liquidità differenziale.

Il rischio di tasso dunque è il rischio finanziario per antonomasia ed è definibile come l'esposizione economico finanziaria di una banca a variazioni sfavorevoli del tasso di interesse. Ciò che determina l'effettiva esposizione al rischio è il mismatching tra la struttura delle attività e quella delle passività. Esso è una condizione fisiologica che deriva dalla normale operatività bancaria. Esso può essere stimato sulla basa di due diverse metodologie:

  • la prospettiva degli utili correnti, che stima l'esposizione degli autili a delle variazioni dei tassi di interesse;
  • la prospettiva del valore economico, che misura la variazione del valore economico di attività, passività e delle poste fuori bilancio dovuta a variazione di tassi. Il rischio di liquidità sembra essere il rischio più tipico assunto dalla banca e fa riferimento sia ad eventuali disponibilità liquide insufficienti a consentire il raggiungimento dell'equilibrio corrente tra flussi finanziari sia, in senso più ampio, ad insufficienze tali da non permettere il normale perseguimento dell'attività bancaria. Tali rischi possono essere dovuti anche a disponibilità finanziarei superiori a quelle necessarie: il rischio consiste nell'eventualità di investire tali risorse a tassi poco remunerativi. Esso è connotato dalla multidimensionalità intesa in tre accezioni diverse:
  • come riconducibilità del rischio stesso alle sue origini, che possono essere ricercate nel sistema in cui si opera o all'attività svolta;
  • alle modalità di gestione del rischio stesso, con operazioni di indebitamento o con cessione di attività;
  • alle condizioni in cui è gestito, normali o estreme. Inoltre, il suo grado di intensità tende a crescere. I rischi di liquidità possono essere di diverso tipo:
  • corporate liquidity risk : si intende il rischio di liquidità nel brevissimo tempo, su cui hanno influenza le opzioni esercitate da terzi; si basa dunque su scelte effettuate dalla banca precedentemente e che hanno un'influenza soltanto nel futuro;
  • systemic liquidity risk: il rischio di liquidità che ha origine da fattori esterni alla banca
  • asset/market liquidity risk : il rischio che scaturisce dalla cessione sul mercato di attività per far fronte a delle necessità di copertura finanziaria;
  • funding liquidity risk : rischi che scaturiscono da operazioni di raccolta. Tuttavia si può intedere anche in un'accezione più ampia, ovvero come rischio che la banca non sia in grado di far fronte ai propri impegni senza compromettere la struttura finanziaria. La struttura finanziaria dunque non èadeguata agli impegni attesi e inattesi;
  • going concern l.r.: rischio che caratterizza la banca nello svolgimento della sua attività tipica;
  • contingency l.r.: rischio che grava sulla banca in scenari di crisi. Il rischio di liquidità che grava sulla banca è l'effetto combinato della posizione aziendale di rischio, dei fattori sistemici ai quali è riconducibile l'intensità del suo manifestarsi e della sua eventuale accentuazione in sede di modalità di gestione. Il rischio di liquidità inoltre si aggrava nel tempo a causa di: innovazioni di prodotto, nuovi modelli di gestione, globalizzazione della finanza e crisi finanziarie. L'attività bancaria poggia, per natura, su uno squilibrio finanziario ineludibile e la tipica funzione di trasformazione delle scadenze ne è all'origine, insieme ad altre scelte di gestione che caratterizzano gli indirizzi delle singole banche. Le banche non potrebbero non registrare uno squilibrio finanziario anche in situazione di perfetta correlazione e sincronizzazione tra scadenze e di pieno assolvimento degli impegni di rimborso da parte dei clienti finanziati. Consideriamo ad esempio che la banca abbia: entrate=uscite; costi = ricavi; attività=passività. Sono perfettamente correlati anche il tasso di cambio, il tasso di interesse e la durata delle scadenza. La banca è in equilibrio (apparente) di rischi finanziari, sia sotto il profilo statico che sotto quello dinamico. Tuttavia queste condizioni di perfetto equlibrio valgono fino alla scadenza. A scadenza si può verificare che:
  • tutte le voci vengano rinnovate, tuttavia a condizioni contrattuali diverse: ne scaturisce un possibile rischio finanziario ogni qualvolta vi sia la possibilità che si rompa questo

per ciascuna unità operativa. Le informazioni ottenute devono essere tradotte in valori monetari per poter infine fissare degli obiettivi strategici coerenti.

  • Risk measurement o valutazione misurazione dei rischi: condotta prima sulla singola posizione, dopo in logica di portafoglioper cogliere una misurazione integrata del rischio. Una volta individuati e misurati tutti i rischi sarà necesaario cogliere un fattor comune per una classificazione aggregata degli stessi. Le banche inoltre effettuano anche stress testing per valutare ulteriormente la propria vulnerabilità in particolari scenari di crisi per poter eventualmente formare una più coerente base patrimoniale di difesa.
  • Risk treatment o gestione dei rischi: è volta ad identificare le modalità di risposta al rischio identificato. In particolare vengono definiti degli interventi su: standards operativi (sistema di regole e flussi informativi) che permettono di influire direttamente su decisioni che hanno influenza sui parametri reali del business (processi produttivi, logistica ecc); leve di capitale per attenuare gli impatti sulla solvibilità e sulla solidità complessiva dell'intermediario; strumenti finanziari e assicurativi in grado di attenuare l'impatto degli eventi dannosi.
  • Monitoring o attività di controllo: politiche e procedure che garantiscono che le risposte al rischio siano tempestive ed efficienti. Possono essere preventive, concomitanti e successive. 3. La regolamentazione e i rischi nell'economia degli intermediari finanziari. Al fine di garantire una dotazione di patrimonio coerente con i rischi che gravano sulla propria operatività, ciascun intermediario finanziario deve rispettare i requisiti di adeguatezza patrimoniale imposti dalle Autorità definendo la dimensione del proprio patrimonio e la combinazione ottimale degli strumenti che lo compongono. Fino al 2013 si stabiliva che il patrimonio di vigilanza doveva essere composto dal patrimonio libero di base o Tier 1, da una percentuale di patrimonio supplementare Tier 2 e una componente di terzo livello Tier 3. Il patrimonio di base è formato da elementi di qualità primaria, risultante dalla differenza tra elementi positivi e negativi, ammesso senza limitazioni (100%) ai fini della detrminazione del patrimonio di vigilanza. Elementi positivi Elementi negativi Capitale versato Riserve Strumenti innovativi e non innovativi Utile di periodo Filtri prudenziali positivi del Tier 1 Azioni proprie Avviamento Immobilizzazioni immateriali Rettifiche di valori su crediti Perdite registrate Rettifiche di valore su attività valutate al fair value Altri elementi negativi Filtri prudenziali negativi Gli strumenti innovativi e non innovativi sono strumenti finanziari che vengono computati nel patrimonio di base entro limiti specifici e in presenza di condizioni di permanenza nella disponibilità della banca. I filtri prudenziali rispondono all'esigenza di tenere conto dell'impatto dei principi contabili internazionali (IAS/IFRS) per salvaguardare la qualità del patrimonio di vigilanza e ridurne la potenziale volatilità derivante dall'adozione dei nuovi principi contabili. Gli elementi negativi corrispondono a voci di bilancio che riducono la consistenza "effettiva" del patrimonio della banca. Ad esempio l'avviamento, un'attività iscritta a fronte di potenziali utilità future per cui è stato pagato un sovraprezzo. Il patrimonio supplementare è formato da strumenti di seconda qualità maggiormente assimilabili al debito, ammesso nel calcolo entro un ammontare pari al Tier 1 al lordo delle loro deduzioni.

Elementi positivi Elementi negativi Riserve da valutazione Strumenti ibridi di patrimonializzazione e passività subordinate Minusvalenze nette su partecipazioni Altri elementi negativi Gli strumenti ibridi di patrimonializzazione possono essere emessi dagli intermediari anche sottoforma di obbligazioni; sono passività con caratteristiche diverse, di cui le subordinate sono passività il cui rimborso viene postergato rispetto al rimborso degli altri creditori. Ai due aggregati vengono applicate alcune deduzioni per giungere ad una configurazione di patrimonio di vigilanza effettivamente disponibile per il fronteggiamento dei rischi aziendali. È previsto poi un terzo livello, il Tier 3, ammesso a copertura dei soli requisiti da rispettare a fronte dei rischi di mercato. Il primo accordo sul capitale, denominato Basilea 1, risale al 1988, con cui veniva fissato un ammontare del patrimonio di vigilanza pari ad almeno l'8% delle esposizioni, ponderate per il rischio di credito. Nel 1993 viene aggiunto un emendamento a fronte dei rischi di mercato. Nel corso degli anni 2000 viene definito il nuovo trattamento prudenziale dei rischi creditizi (Basilea 2) , recepito in Italia nel 2006, per presidiare la rischiosità bancaria attraverso l'operato congiunto di tre pilastri:

  • il primo pilastro prevede un requisito patrimoniale per il fronteggiamento dei rischi tipici dell'attività bancaria e finanziaria; il coefficiente patrimoniale totale non deve essere inferiore all'8%: Quanto ai rischi di credito, sono previste due metodologie di calcolo, una basata sul metodo standard, con una maggiore segmentazione dei portafogli esposti rispetto a Basilea 1 e un rating esterno; un'altra basata sul metodo dei ratings interni (vedi funzione creditizia e rischio di credito). Il requisito patrimoniale a fronte del rischio di mercato mira a cpoprire le perdite derivanti dall'operatività su strumenti finanziari, valute e merci. La metodologia di calcolo può essere standard o basata su modelli interni. Viene inoltre introdotta una struttura di requisiti per i rischi operativi che intende fronteggiare le perdite derivanti dall'inadeguatezza della struttura aziendale.
  • Il secondo pilastro si esplica nello svolgimento dell'Internal Capital Adequacy Assessment Process (ICAAP). Si tratta di un processo di valutazione effettuato dalla singola banca per verificare la propria adeguatezza patrimoniale attuale e prospettica che giunge alla determinazione del livello di capitale adeguato a fronteggiare ogni tipologia di rischio. Esso deve essere elaborato con periodicità annuale. Per il suo svolgimento, in applicazione del principio di proporzionalità, le banche sono classificate in tre caratterizzate da operatività decrescente; per ciascuna di esse la Banca d'Italia indica dei requisiti differenziati commisurati alle specificità delle singole categorie. L'ICAAP viene poi inviato all'autorità di vigilanza che, in caso di anomalia, richiede idonee misure correttive.
  • Il terzo pilastro introduce obblighi di informativa al pubblico in materia di adeguatezza patrimoniale, esposizione ai rischi e sistemi di gestione e controllo per favorire una più accurata valutazione della solidità patrimoniale da parte degli operatori. Questa modalità accresce la trasparenza e la comparabilità dei dati. Un ulteriore stadio del processo di evoluzione normativa è costituito dal cosidetto Basilea 3 (2010) nato in seguito alla crisi finanziaria del 2007 e dall'esigenza sentita dalle Autorità di rivisitare il framework di Basilea 2 che trascurava alcuni aspetti gestionali rilevanti. In particolare non si teneva conto a sufficienza del fenomeno della prociclicità, insita nelle modalità di misurazione del Patrimonio di vigilanza Rischi