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INTERMEDIARI FINANZIARI - MODULO 6, Appunti di Economia degli Intermediari Finanziari

Riassunti di Intermediari Finanziari, professor Scannella, integrati con gli appunti presi a lezione e suddivisi per moduli secondo il programma fornito dal professore nell'anno accademico 2016/2017

Tipologia: Appunti

2017/2018

Caricato il 03/01/2018

ilenia_scalisi
ilenia_scalisi 🇮🇹

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MODULO VI – LA REGOLAMENTEZIONE DEL SISTEMA FINANZIARIO E LA
POLITICA ECONOMICA
1 – 2. La regolamentazione del sistema finanziario.
Il sistema finanziario è una parte dell'economia sottoposta a un insieme articolato di controlli da
parte dei pubblici poteri. Le ragioni sono riconducibili a quattro motivazioni principali:
la funzione monetaria dell'economia: la moneta bancaria fornita dalle banche rappresenta la
componente più importante dell'offerta complessiva di moneta; per questo motivo vi è un
interesse generale al buon finanziamento del sistema dei pagamenti sia per ragioni di
sicurezza e di stabilità, sia per ragioni di efficienza.
La tutela del risparmio e la protezione degli investitori: vi è un interesse generale affinchè si
rafforzi la fiducia nei confronti dei prenditori di fondi; ciò significa che è opportuno fissare
delle regole a cui devono sottostare i soggetti che offrono strumenti di investimento ai
risparmiatori per rafforzare l'affidamento dei debitori e accrescere la capacità dio
valutazione da parte dei creditori.
Le esternalità negative: la recente crisi ha dimostrato come una crisi bancaria e/o
finanaziaria può provocare una forma di contagio dell'intero sistema economico anche reale.
È per questo motivo che le autorità di vigilanza spesso decidono di adottare il criterio
politico del too-big-to-fail e di salvare le banche in crisi: si riconosce come i costi di
fallimento delle stesse sono tanto alti da richiederne il salvataggio.
L'asimmetria informativa: l'assunto di base è che il rapporto tra creditore e debitore è
caratterizzato da un difetto di informazione a danno del creditore; ciò comporta che le
politiche di pricing spesso non sono efficienti, in quanto un livellamento dei tassi di
interesse, a causa dell'asimmetria informativa, fa si che i tassi sui clienti di buona qualità
siano eccessivamente elevati tanto da rinunciare al finanziamento; viceversa sui clienti di
pessima qualità il tasso risulterà sufficientemente basso da accettarlo. La reiterazione di
questo processo provoca il "fallimento dei mercati".
Questa attenzione pubblica al sistema finanziario si traduce in una variegata articolazione di autorità
di controllo. Nella realtà operativa si possono osservare modelli organizzativi diversi:
modello istituzionale: si distinguono le istituzioni finanziarie a seconda della loro
specializzazione settoriale (banca, assicurazione, intermediari mobiliari).
Modello per obiettivi: le competenze delle istituzioni sono disegnate sulla base dell'obiettivo
principale che la loro attività si propone di perseguire. Questo assetto viene comunemente
definito come modello twin peaks e si sviluppa man mano che le banche tendono verso un
assetto organizzativo di tipo universale.
Modello integrato: consiste nella scelta di accentrare in un'unica autorità sia la competenza
settoriale che quella per obiettivi.
Modello ibrido: lo si ritrova in molti Paesi del Mondo e prende spunti soprattutto dai primi
due schemi.
L'organizzazione di vigilanza è stata soggetta a evoluzione nel corso del tempo, soprattutto dopo la
crisi finanziaria ed economica del 2008. Nel 2011 così nacque l'European System of Financial
Supervision (ESFS), che fa emergere due differenti schemi di vigilanza, complementari:
uno macroprudenziale, rivolto sopattutto alla tutela della stabilità finanziaria complessiva e
al controllo del rischio sistemico rappresentato dallo European system risk board, le cui
competenze sono strettamente legate a quelle della banca centrale europea;
uno microprudenziale, rappresentato dallo European Supervisory Authorities, più allineato
al modello istituzionale e che riflette quindi la specializzazione settoriale del sistema
finanziario.
Gli obiettivi del controllo del sistema finanziario si articolano nei due grandi amibiti degli obiettivi
della politica monetaria e degli obiettivi della regolamentazione e della vigilanza. Per quanto
riguarda i secondi, essi si sintetizzano negli obiettivi più specifici di stabilità ed efficienza del
sistema. La stabilità risponde alle esigenze di tutela del risparmiatore e di efficacia del governo
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MODULO VI – LA REGOLAMENTEZIONE DEL SISTEMA FINANZIARIO E LA

POLITICA ECONOMICA

1 – 2. La regolamentazione del sistema finanziario. Il sistema finanziario è una parte dell'economia sottoposta a un insieme articolato di controlli da parte dei pubblici poteri. Le ragioni sono riconducibili a quattro motivazioni principali:

  • la funzione monetaria dell'economia: la moneta bancaria fornita dalle banche rappresenta la componente più importante dell'offerta complessiva di moneta; per questo motivo vi è un interesse generale al buon finanziamento del sistema dei pagamenti sia per ragioni di sicurezza e di stabilità, sia per ragioni di efficienza.
  • La tutela del risparmio e la protezione degli investitori: vi è un interesse generale affinchè si rafforzi la fiducia nei confronti dei prenditori di fondi; ciò significa che è opportuno fissare delle regole a cui devono sottostare i soggetti che offrono strumenti di investimento ai risparmiatori per rafforzare l'affidamento dei debitori e accrescere la capacità dio valutazione da parte dei creditori.
  • Le esternalità negative: la recente crisi ha dimostrato come una crisi bancaria e/o finanaziaria può provocare una forma di contagio dell'intero sistema economico anche reale. È per questo motivo che le autorità di vigilanza spesso decidono di adottare il criterio politico del too-big-to-fail e di salvare le banche in crisi: si riconosce come i costi di fallimento delle stesse sono tanto alti da richiederne il salvataggio.
  • L'asimmetria informativa: l'assunto di base è che il rapporto tra creditore e debitore è caratterizzato da un difetto di informazione a danno del creditore; ciò comporta che le politiche di pricing spesso non sono efficienti, in quanto un livellamento dei tassi di interesse, a causa dell'asimmetria informativa, fa si che i tassi sui clienti di buona qualità siano eccessivamente elevati tanto da rinunciare al finanziamento; viceversa sui clienti di pessima qualità il tasso risulterà sufficientemente basso da accettarlo. La reiterazione di questo processo provoca il "fallimento dei mercati". Questa attenzione pubblica al sistema finanziario si traduce in una variegata articolazione di autorità di controllo. Nella realtà operativa si possono osservare modelli organizzativi diversi:
  • modello istituzionale: si distinguono le istituzioni finanziarie a seconda della loro specializzazione settoriale (banca, assicurazione, intermediari mobiliari).
  • Modello per obiettivi: le competenze delle istituzioni sono disegnate sulla base dell'obiettivo principale che la loro attività si propone di perseguire. Questo assetto viene comunemente definito come modello twin peaks e si sviluppa man mano che le banche tendono verso un assetto organizzativo di tipo universale.
  • Modello integrato: consiste nella scelta di accentrare in un'unica autorità sia la competenza settoriale che quella per obiettivi.
  • Modello ibrido: lo si ritrova in molti Paesi del Mondo e prende spunti soprattutto dai primi due schemi. L'organizzazione di vigilanza è stata soggetta a evoluzione nel corso del tempo, soprattutto dopo la crisi finanziaria ed economica del 2008. Nel 2011 così nacque l' European System of Financial Supervision (ESFS) , che fa emergere due differenti schemi di vigilanza, complementari:
  • uno macroprudenziale , rivolto sopattutto alla tutela della stabilità finanziaria complessiva e al controllo del rischio sistemico rappresentato dallo European system risk board , le cui competenze sono strettamente legate a quelle della banca centrale europea;
  • uno microprudenziale, rappresentato dallo European Supervisory Authorities, più allineato al modello istituzionale e che riflette quindi la specializzazione settoriale del sistema finanziario. Gli obiettivi del controllo del sistema finanziario si articolano nei due grandi amibiti degli obiettivi della politica monetaria e degli obiettivi della regolamentazione e della vigilanza. Per quanto riguarda i secondi, essi si sintetizzano negli obiettivi più specifici di stabilità ed efficienza del sistema. La stabilità risponde alle esigenze di tutela del risparmiatore e di efficacia del governo

monetario; l'efficienza è intesa nella duplice accezione di operativa e allocativa: l'efficienza operativa si verifica quando si minimizzano i costi dell'attività finanziaria per l'economia reale; l'allocativa invece fa riferimento alla distribuzione delle risorse verso impieghi alternativi, dove la priorità è data dal livello di rendimento atteso. I due obiettivi sono interdipendenti: da una parte si tratta di un trade off in quanto ottenere maggiore stabilità può comportare costi crescenti (minore efficienza); dall'altro risultano complementari quando, ad esempio, la regolamentazione delle informazioni per favorire l'efficienza assicura anche un corretto funzionamento del sistema in sè e dunque una maggiore stabilità. In senso più ampio il rafforzamento dell'effecienza competitiva è condizione necessaria per accrescerme la capacità competitiva e quindi la stabilità. La regolamentazione. Le autorità di controllo del sistema finanziario in Italia si suddividono in: Banca d'Italia, CONSOB, ISVAP, COVIP e L'AGCM. La Banca d'Italia nasce nel 1893 dalla fusione delle banche che allora operavano come istituti di emissione; l'atto di nascita conclude una fase di profonda instabilità economica e finanziaria. Attualmente le attività svolte sono:

  • ruolo di banca centrale: concorre a definire gli indirizzi della politica monetaria attraverso la partecipazione del Governatore al Consiglio Direttivo della Banca centrale europea e ad applicarne l'esecuzione in base al principio di sussidiarietà;
  • mantenimento della stabilità finanziaria: come parte del SEBC monitorizza il sistema finanziario al fine di indivudare possibili fattori di vulnerabilità e rischi sistemici che possono riflettersi sull'economia reale;
  • organo di vigilanza : esercita nei confronti delle banche e degli altri intermediari finanziari la funzione di vigilanza prudenziale, perseguendo obiettivi di sana e prudente gestione e di rafforzamento della stabilità e dell'efficienza del sistema finanziario (collegato alla seconda attività quidi);
  • organo di vigilanza (2) : esercita sorveglianza sul sistema dei pagamenti e sulle infrastrutture dei mercati per rafforzare l'efficienza della politica monetaria e accrescere la fiducia del pubblico per la moneta. La CONSOB è stata istituita col compito di controllare il mercato mobiliare (1974); svolge un'attività orientata alla tutela degli investitori e al miglioramento dell'efficienza e della trasparenza del mercato intervenendo su:
  • i controlli sugli intermediari (controllo di correttezza);
  • gli obblighi di trasparenza degli emittenti di strumenti finanziari quotati (controllo di trasparenza), con lo scopo di consentire all'investitore scelte più consapevoli;
  • i mercati regolamentati e i soggetti che li gestiscono; con diversi poteri di intervento quali: regolamentazione, autorizzazione, vigilanza, controllo, monitoraggio. L'ISVAP nasce con lo scopo di vigilare sul settore assicurativo in base a:
  • obiettivo di sana e prudente gestione delle imprese di assicurazione;
  • tutela del consumatore con riferimento alla trasparenza informativa nei rapporti tra imprese e soggetti assicurati;
  • analisi e ricerca, finalizzata al controllo delle tariffe e al supporto tecnico per i provvedimenti di competenza degli organi del governo. La COVIP nasce in concomitanza alla riforma della previdenza e di istituzione dei fondi pensione, e le sono attribuite le seguenti funzioni:
  • vigilanza, intesa sia come autorizzazione alla costituzione dei fondi pensione sia come correttezza nella gestione;
  • analisi e ricerca. Essa comporta rapporti e scambi di informazioni con le altre autorità di controllo. L'AGCM (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato) è stata istituita con il compito di vigilare su tre aspetti rilevanti del funzionamento dei mercati:

La vigilanza protettiva fa riferimento ad una serie di strumenti applicati per la gestione delle crisi, con lo scopo di far fronte alla tutela del risparmiatore. L'importanza della gestione accurata delle situazioni di crisi e della loro prevenzione si ricollega al problema delle esternalità , ovvero al possibile contagio dovuto ai rapporti stringenti tra sistema finanziario e sistema economico reale. Ultimo aspetto riguarda la vigilanza dei gruppi. Negli ultimi anni infatti si è assistito ad una evoluzione dei sistemi finanziari che ha aumentato la concorrenza degli intermediari tanto da spingerli ad aumentare la gamma di servizi offerti. Le configurazioni estreme possibili sono due:

  • banca universale: accoglie in sè l'esercizio di funzioni diverse, organizzate in specifiche divisioni;
  • gruppo bancario: l'attività sostanziale svolta è la stessa, tuttavia cambia la forma in quanto ci si organizza in gruppo con la presenza di una società capogruppo e di una serie di società controllate. Laddove si utilizzi il sistema di gruppo bancario, la vigilanza svolta sarà di tipo consolidato; il TUB stabilisce che il gruppo bancario può essere alternativamente retto da una banca italiana capogruppo o da una società finanziaria italiana capogruppo e che nell'insieme di società controllate debba esserci almeno una banca. La banca d'Italia utilizza sul gruppo gli stessi strumenti applicabili sulla singola banca. Cosa distinta è invece il cosidetto conglomerato finanziario , che soggiace ad una disciplina differente. 3. Gli obiettivi e gli strumenti della politica monetaria. La politica monetaria e la politica di bilancio concorrono a perseguire gli obiettivi più generali della politica economica, che mirano a far realizzare le migliori condizioni possibili in termini di stabilità monetaria, di crescita economica e di sviluppo occupazionale. In particolare, la politica monetaria ha lo scopo di giungere ad una stabilità monetaria e ad una stabilità dei prezzi, ma data la forte correlazione tra stabiilità dei prezzi e economia reale, le decisioni di politica monetaria incidono anche sullo sviluppo economico. Così una politica monetaria espansiva, orientata alla riduzione dei tassi e all'aumento della moneta in circolazione ha un effetto positivo sulla produzione sull'occupazione; viceversa una politica restrittiva che induce ad una stretta del credito erogabile attraverso l'aumento del tasso di interesse e la riduzione della quantità di moneta in circolazione produce il rallentamento della crescita economica. Le banche dunque operano un processo di trasmissione della politica monetaria, date le decisioni delle Autorità monetarie e una generale condizione di stabilità del sistema. Gli impulsi di politica economica provengono dalle Banche Centrali che, emettono banconote, creano una domanda addizionale di moneta e operano sui tassi di interesse. Esse operano in contropartita con le banche del sistema di riferimento che rappresentano perciò il canale primario di trasmissione degli impulsi. Detta trasmissione si articola in tre fasi:
  • Prima fase: esplicazione dell'obiettivo finale da perseguire; ad esempio per la BCE è la stabilità dei prezzi. Esso può essere conseguito in due modi differenti: fissando un obiettivo intermedio in termini monetari e, attraverso gli strumenti che ha a disposizione, fa crescere la quantità di moneta in circolazione fino al raggiungimento dell'obiettivo (intermedio) e preservando sempre l'obiettivo finale (solitamente espresso in termini inflazionistici); fissando un obiettivo diretto futuro del tasso di inflazione perseguendolo contenendo la crescita dei prezzi all'interno del target stabilito.
  • Seconda fase: operazioni sui tassi di interesse e offerta di moneta per il conseguimento dei livelli di inflazione desiderati; ciò è possibile grazie all'equazione degli scambi di Fisher dove MxV=PxT dove M=quantità di moneta, V=velocità di circolazione della moneta, P=livello dei prezzi, T=totale transazioni; assumendo V e T costanti, si evidenzia la diretta correlazione tra Moneta e livello dei Prezzi, così che un aumento della Moneta comporta un aumento dei Prezzi e quindi dell'inflazione (e viceversa).
  • Terza fase: le variazioni effettuate si trasmettono sull'economia reale passando per il tramite della banche.

4. La Banca Centrale Europea e la politica monetaria. La conduzione di una politica monetaria comune in Europa ha trovato il suo fondamento nell'adozione della moneta unica che ha permesso il passaggio delle funzioni politica monetaria dalle banche centrali nazionali ad un sistema articolato in tre diverse entità: - la BCE, che rappresenta il vertice istituzionale e operativo; - il Sistema europeo di Banche centrali (SEBC) composta dalla BCE e dalle BCN che fanno parte dell'Unione Europea - l'Eurosistema composto dalla BCE e dalle BCN dei paesi che hanno adottato la moneta unica. L'obiettivo primario della BCE e dell'Eurosistema è costituito dalla stabilità dei prezzi per permettere una migliore allocazione delle risorse. Il controllo dell'inflazione e della deflazione infatti permette al consumatore di effettuare un'allocazione efficiente delle risorse potendo ricondurre la variazione del prezzo di un bene specifico alla variazione del suo prezzo relativo. Lo schema logico della politica monetaria può essere così rappresentato:

La BCE quindi influenza la quantità di moneta in circolazione e i tassi di mercato (obiettivi intermedi) tramite vari strumenti, per condizionare il raggiungimento degli obiettivi finali, principalmente la stabilità dei prezzi, in un orizzonte di medio termine. La BCE dispone di tre tipologie di strumenti differenti per attuare la politica monetaria e controllare il livello di liquidità del sistema bancario:

  • le operazioni di mercato aperto: esse sono attivate direttamente dalla BCE. Si tratta di operazioni pronti/termine in cui essa è acquirente di titoli a pronti quando vuole immettere moneta e venditore a pronti quando vuole ridurre la base monetaria disponibile. Dal punto di vista tecnico si distinguono: operazioni di rifinanziamento principali (durata breve), operazioni di rifinanziamento a più lungo termine, operazioni di fine tuning (per attenuare gli squilibri sui tassi imprevisti; non c'è una frequenza standard), operazioni strutturali (mediante l'emissione di certificati di debito). Le prime due dunque sono regolari, le ultime due invece vengono decise di volta in volta in base alla condizioni di mercato.
  • Le operazioni su iniziativa delle controparti: esse sono attivate a discrezione delle singole banche. Si tratta di forme di deposito marginale con durata overnight (un giorno) con lo scopo di consentire alle singole banche di risolvere momentanee carenze/eccessi di base monetaria; i tassi applicati si inseriscono in un corridoio compreso tra i tassi interbancari di rifinanziamento e di deposito: le banche dunque preferiranno questa forma di finanziamento/deposito piuttosto che una a tassi maggiori/minori nel mercato interbancario.
  • La riserva obbligatoria: le banche sono chiamate a detenere sui conti delle Banche centrali nazionali delle riserve di natura obbligatoria, calcolate in relazione alle voci del passivo di bilancio e remunerato al tasso medio delle operazioni di rifinanziamento. Sarà remunerata solo l'ammontare dovuto, non l'eventuale eccedenza depositata. La banca centrale dispone di queste riserve per stabilizzare i tassi del mercato monetario e controllare le condizioni di liquidità servendosi di due leve: un coefficiente che se aumentato comporta un rallentamento

Strumenti (^) Obiettivi operativi (^) Obiettivi intermedi (^) Obiettivi finali

  • Tassi ufficiali
  • Operazioni di mercato aperto
  • Riserve obbligatorie
    • Operazioni su iniziativa delle controparti - tassi di interesse a breve
  • riserve bancarie
  • tassi di interesse a lungo
  • Quantità di moneta o credito
  • Stabilità dei prezzi
  • Tasso di sviluppo dell’economia