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L'Italia del secondo dopoguerra e il miracolo economico: un'analisi storica, Appunti di Storia Contemporanea

Appunti sulla situazione dell'Italia nel dopoguerra

Tipologia: Appunti

2022/2023

Caricato il 05/06/2024

ChiaraZulli
ChiaraZulli 🇮🇹

9 documenti

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L’Italia del secondo dopoguerra
Sul piano economico presentava una situazione drammatica poiché le industrie vennero distrutte dai
bombardamenti che arrecarono danni anche all’agricoltura e al sistema dei trasporti;
aumentò drasticamente la disoccupazione, le carestie determinando una ripresa del fenomeno mafioso,
soprattutto in Sicilia. L’America diede degli aiuti finanziari al paese attraverso li Piano Marshall.
Sul piano politico crebbe la partecipazione politica, nacquero molti partiti e si affermò il movimento
“L’uomo qualunque” di Giannini che prese le difese del cittadino medio minacciato dalla dittatura dei
partiti, il qualunquismo era diffidente verso la politica ed esaltava i valori individuali, s’interruppe nel ’47.
I partiti di destra erano prevalentemente Democrazia Cristiana che richiamava il Partito popolare italiano
di Sturzo e possedeva un appoggio notevole dei cattolici e il Partito liberale, mentre i partiti di sinistra
erano il PCI,PSIU e Partito d’Azione. Questi partiti, pur avendo ideologie diverse, dovettero occuparsi di
due punti, dopo le dimissioni di Bonomi:
1. scegliere il capo del governo: inizialmente venne nominato Parri, esponente del partito d’Azione, che
cercò di normalizzare il paese tassando le grandi imprese favorendo quelle medio-piccole ma non ottenne
la fiducia parlamentare e venne sostituito dal democristiano De Gasperi che segnò una svolta moderata
per il Paese;
2. scegliere se affermare la forma di governo democratica o monarchica- con un referendum popolare, il 2
giugno del ’46, con suffragio universale venne scelta la democrazia e proclamata la Repubblica e venne
istituita un’assemblea costituente incaricata di scrivere la costituzione italiana, primo partito era DC.
Nel ’46 venne eletto Presidente della Repubblica De Nicola e la nuova carta costituzionale entrò in vigore
l’1 gennaio del ’48, essa stabiliva: - l’istituzione di un Parlamento che deteneva poteri legislativi e di
nomina del PdR ed era costituito da due camere, Camera dei Deputati e Senato della repubblica eletti con
suffragio universale;
L’ITALIA DEL “MIRACOLO ECONOMICO”
-Gli anni del centrismo: Le elezioni del 1948 inaugurarono in Italia la stagione del “Centrismo”, una
formula politica che si basava sull’ alleanza di governo tra la Democrazia cristiana, il Partito
liberale, il Partito repubblicano e quello socialdemocratico.
I primi governi centristi (guidati fino al 1953 dal leader democristiano De Gasperi), puntarono a
completare la ricostruzione economica, secondo le linee guida indicate dal ministro delle Finanze
Einaudi: - stabilità della moneta e contenimento dell’inflazione;
-abolizione delle barriere protezionistiche ereditate dal fascismo;
-apertura dell’economia nazionale al mercato mondiale.
A tali misure liberali la politica italiana affiancò un forte intervento dello Stato nell’economia.
(Accanto al già esistente IRI incaricato della costruzione di centrali elettriche, strade, opere
pubbliche e acciaierie, fu fondato ENI con lo scopo di assicurare la Paese l’approvvigionamento di
energia). L’economia italiana si fondò quindi su un sistema misto caratterizzato dala compresenza
di aziende private e grandi imprese pubbliche.
Sul piano internazionale ci fu l’ingresso nel Patto atlantico a guida statunitense (1949), resosi
inevitabile con l’adesione al Piano Marshall, e l’europeismo di cui De Gasperi e isuoi successori
furono convinti sostenitori. Nel 1955 l’Italia fu ammessa nell’ONU.
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L’Italia del secondo dopoguerra Sul piano economico presentava una situazione drammatica poiché le industrie vennero distrutte dai bombardamenti che arrecarono danni anche all’agricoltura e al sistema dei trasporti; aumentò drasticamente la disoccupazione , le carestie determinando una ripresa del fenomeno mafioso , soprattutto in Sicilia. L’America diede degli aiuti finanziari al paese attraverso li Piano Marshall. Sul piano politico crebbe la partecipazione politica, nacquero molti partiti e si affermò il movimento “L’uomo qualunque” di Giannini che prese le difese del cittadino medio minacciato dalla dittatura dei partiti, il qualunquismo era diffidente verso la politica ed esaltava i valori individuali, s’interruppe nel ’47. I partiti di destra erano prevalentemente Democrazia Cristiana che richiamava il Partito popolare italiano di Sturzo e possedeva un appoggio notevole dei cattolici e il Partito liberale , mentre i partiti di sinistra erano il PCI,PSIU e Partito d’Azione. Questi partiti, pur avendo ideologie diverse, dovettero occuparsi di due punti, dopo le dimissioni di Bonomi:

1. scegliere il capo del governo: inizialmente venne nominato Parri , esponente del partito d’Azione, che cercò di normalizzare il paese tassando le grandi imprese favorendo quelle medio-piccole ma non ottenne la fiducia parlamentare e venne sostituito dal democristiano De Gasperi che segnò una svolta moderata per il Paese; 2. scegliere se affermare la forma di governo democratica o monarchica - con un referendum popolare, il 2 giugno del ’46 , con suffragio universale venne scelta la democrazia e proclamata la Repubblica e venne istituita un’assemblea costituente incaricata di scrivere la costituzione italiana, primo partito era DC. Nel ’46 venne eletto Presidente della Repubblica De Nicola e la nuova carta costituzionale entrò in vigore l’1 gennaio del ’48 , essa stabiliva: - l’istituzione di un Parlamento che deteneva poteri legislativi e di nomina del PdR ed era costituito da due camere, Camera dei Deputati e Senato della repubblica eletti con suffragio universale; L’ITALIA DEL “MIRACOLO ECONOMICO” - Gli anni del centrismo : Le elezioni del 1948 inaugurarono in Italia la stagione del “Centrismo” , una formula politica che si basava sull’ alleanza di governo tra la Democrazia cristiana, il Partito liberale, il Partito repubblicano e quello socialdemocratico. I primi governi centristi (guidati fino al 1953 dal leader democristiano De Gasperi ), puntarono a completare la ricostruzione economica , secondo le linee guida indicate dal ministro delle Finanze Einaudi: - stabilità della moneta e contenimento dell’inflazione; - abolizione delle barriere protezionistiche ereditate dal fascismo; - apertura dell’economia nazionale al mercato mondiale. A tali misure liberali la politica italiana affiancò un forte intervento dello Stato nell’economia. (Accanto al già esistente IRI incaricato della costruzione di centrali elettriche, strade, opere pubbliche e acciaierie, fu fondato ENI con lo scopo di assicurare la Paese l’approvvigionamento di energia). L’economia italiana si fondò quindi su un sistema misto caratterizzato dala compresenza di aziende private e grandi imprese pubbliche. Sul piano internazionale ci fu l’ingresso nel Patto atlantico a guida statunitense (1949), resosi inevitabile con l’adesione al Piano Marshall, e l’ europeismo di cui De Gasperi e isuoi successori furono convinti sostenitori. Nel 1955 l’Italia fu ammessa nell’ONU.

Anche in Italia gli anni dal 1948 al 1953 furono segnati da un duro scontro ideologico e politico. La presenza in Italia del Partito comunista più forte dell’Europa occidentale rese la tensione più alta che altrove. Dalle elezioni politiche del ’48 in poi il PCI si affermò come il principale partito della sinistra italiana ed esercitava la sua egemonia sul maggior sindacato italiano ( CGIL ). Il PCI si propose come forza politica “nazionale” , che non voleva importare in Italia il modello sociale e politico dei Paesi comunisti. Tuttavia, fino a quando, alla metà degli anni ’50, il leader del PCI Togliatti non riuscì a diminuire il peso delle parti più intransigenti, la “la via italiana del socialismo” ebbe più di un intoppo. Il Partito socialista, indebolito dalla scissione che aveva portato alla nascita del partito socialdemocratico, era attraversato da nuove visioni interne. La democrazia, nata con la Costituzione del 1948, impresse un nuovo slancio alla vita civile del Paese, ma furono forti i freni esercitati sia dalle tensioni internazionali della Guerra fredda, sia dal conservatorismo delle classi dirigenti, ostili a cooperare con il movimento dei lavoratori. Con l’esplodere della Guerra fredda, l’ anticomunismo diventò una preoccupazione centrale del governo: alla polizia fu ordinato di intervenire contro scioperi e dimostrazioni operaie. La Chiesa cattolica, con Pio XII, assunse una linea molto conservatrice e partecipò all’inasprimento della lotta politica con la scomunica dei comunisti. Alla fine degli anni ’40 nel Meridione i contadini occuparono le terre tenute a latifondo o lasciate incolte. Le forze dell’ordine intervennero con violenza. Le proteste indussero la DC (che nelle campagne aveva uno dei suoi principali bacini di consenso) a varare una riforma agraria: circa 750'000 ettari di terreno furono ridistribuiti ai contadini dietro pagamento di mutui agevolati; si formò così una nuova leva di piccoli proprietari terrieri. Le dimensioni contenute degli appezzamenti non permettevano grandi margini di guadagno. Fu così che dalle campagne si produsse un esodo che negli anni ’50 si rivolse verso l’ estero , mentre negli anni ’60 fu diretto verso il triangolo industriale (Torino, Milano, Genova). La riforma non riuscì ad impedire un complessivo impoverimento delle campagne. Inoltre essa creò degli enti statali per la rappresentanza e l’assistenza dell’agricoltura, dominati dalla Coldiretti. Nel 1950 fu istituita la Cassa per il Mezzogiorno: ente pubblico per finanziare la creazione delle infrastrutture di cui le regioni meridionali erano prive. Tale piano doveva da un lato aumentare le commesse per le imprese del Nord, dall’altro creare nuovi posti di lavoro al Sud. Nel 1957 fu avviata la seconda fase dell’intervento straordinario dello Stato per il Meridione, con la creazione di aree a intenso sviluppo industriale: i poli di sviluppo (come quello siderurgico e petrolchimico). Le elezioni del 1953 furono le più combattute della storia italiana contemporanea, perché si svolsero con la nuova legge elettorale maggioritaria, voluta da De Gasperi per stabilizzare il sistema parlamentare e frenare i voti della DC verso destra. La nuova legge garantiva alla coalizione dei partiti che avesse superato il 50% dei voti, il 65% dei seggi in Parlamento. La sua approvazione provocò un duro scontro con le opposizioni, che la definirono “Legge truffa”. Il risultato elettorale registrò un record di schede nulle e contestate, e vide la maggioranza centrista restare sotto il 50%. La DC passò dal 48% al 40%. Il premio di maggioranza non scattò e poco tempo dopo la legge fu ritirata. Questa sconfitta segnò la fine politica di De Gasperi.

ANNI DI PIOMBO E SOLIDARIETA’ NAZIONALE

All’ondata dei movimenti sessantottini e allo spostamento a sinistra di una parte della società italiana reagì con violenza l’estrema destra eversiva (gruppi neofascisti come Avanguardia nazionale e Ordine nuovo) che scelse il terreno del terrorismo. Il 12 dicembre 1969, mentre erano in corso le trattative per il contratto dei metalmeccanici, esplose una bomba alla Banca nazionale dell’Agricoltura di piazza Fontana a Milano che provocò 17 morti e 105 feriti. Iniziava così la strategia della tensione , che si poneva l’obiettivo di creare allarme nell’opinione pubblica per indurla a chiedere una svolta politica autoritaria del Paese. L’azione terroristica dei gruppi di estrema destra fu sostenuta, armata e, soprattutto, manovrata da settori degli apparati statali, in particolare sei servizi segreti “deviati”. All’interno di questi apparati sopravvivevano infatti ambienti democratici, spesso nostalgici del fascismo, che intendevano opporsi alla democratizzazione del Paese. Alla bomba di Piazza della Loggia a Brescia e quella del treno Italicus. Il 2 agosto 1980 ci fu l’attentato alla stazione di Bologna. La stagione dei movimenti e del terrorismo fu la conseguenza e, al tempo stesso, la causa di una crisi del sistema politico italiano. A dare segni di cedimento fu in primo luogo la formula governativa del centro- sinistra , basata sull’alleanza tra la Democrazia cristiana e il Partito socialista. Si determinò una situazione di stallo che nel 1972 costrinse a ricorrere alle prime elezioni anticipate della storia della Repubblica. Anche le elezioni del 1972 confermarono la tendenza del Paese a dividersi tra la DC (partito di maggioranza) e il Partito comunista italiano in crescita. Falliti i tentativi di proporre governi centristi , nel 1973 si tornò quindi alla formula del centro-sinistra ma con una crescente attenzione verso la possibilità di un progressivo coinvolgimento del PCI nelle responsabilità di governo. A complicare le cose fu la crisi economica internazionale provocata dall’aumento del prezzo del petrolio. La crisi colpì in modo più deciso l’economia italiana a causa della dipendenza dalle importazioni di petrolio. Incalzati dalla sempre più drammatica situazione del Paese, furono in molti a guardare con attenzione al PCI, che si dimostrava capace di intercettare le spinte al rinnovamento provenienti dalla società civile. I comunisti potevano vantare i successi ottenuti in campo amministrativo nelle regioni dell’Italia centrale e avevano inoltre avviato un progressivo distacco dall’Unione sovietica con l’accettazione della NATO e il tentativo di fondare un comunismo democratico occidentale ( eurocomunismo ). A compiere questo percorso fu il nuovo segretario Enrico Berlinguer che nel 1973 avanzò la proposta di un compromesso storico, ovvero di una collaborazione tra le maggiori forze politiche del Paese: comunisti,socialisti, cattolici, individuando come suo principale interlocutore il leader della DC Aldo Moro. La politica dei comunisti fu premiata dagli elettori e le elezioni del giugno 1975 videro una clamorosa avanzata del PCI. Il sorpasso ai danni della DC però non si verificò. A subire un insuccesso furono invece i socialisti che a seguito di un duro scontro interno, elessero segretario Craxi. Il terremoto elettorale avviò la fase della solidarietà nazionale : nell’agosto 1976 il governo DC guidato da Andreotti ottenne la fiducia. Gli anni della solidarietà nazionale coincidono con la fase più acuta dell’ondata del terrorismo di sinistra che aveva fatto la sua compara già negli anni precedenti. La principale organizzazione terroristica italiana, le Brigate rosse, era sorta a Milano nel 1970 e nei primi anni si limitò alla propaganda armata: con il ferimento di dirigenti d’azienda e attentati contro le infrastrutture. Le BR alzarono il tiro nel 1974, con il rapimento del giudice Mario Sossi. L’offensiva raggiunse il culmine tra il 1977 e il 1980, nell’ attacco al cuore dello Stato , con i ferimenti e gli omicidi di giornalisti, magistrati, esponenti politici, uomini delle forze dell’ordine. L’azione più eclatante fu il rapimento del presidente della DC,Aldo Moro, con il massacro della sua scorta 16 marzo 1978 e poi (55 giorni di reclusione, durante i quali lo Stato fu sotto ricatto da parte delle BR) l’uccisione dello statista il 9 maggio 1978. Il rapimento e l’uccisione di Moro da parte delle Brigate rosee rappresentarono un trauma nella storia della Repubblica e segnarono la fine di un’epoca. Moro era il principale artefice della DC della solidarietà nazionale, guardata con sospetto o con ostilità da molti e la sua scomparsa contribuì a mettere in crisi il programma di governo.