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Il processo di crescita economica in Italia dal 1958 al 1963, noto come 'miracolo economico'. Vengono analizzati i fattori chiave, come la congiuntura internazionale, la politica di libero scambio, la bassa entità del prelievo fiscale e lo scarto tra produttività e salari. Inoltre, vengono discusse le conseguenze sociali e politiche, come la disponibilità di manodopera a basso costo, l'espansione delle città, la motorizzazione privata e l'ingresso dei socialisti nel governo.
Tipologia: Appunti
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L'Italia dal miracolo economico alla crisi della prima repubblica Fra il 1958 e il 1963, giunse al culmine il processo di crescita economica iniziato in Italia dopo il 1950. Molti erano i fattori che avevano promosso il miracolo: la congiuntura internazionale favorevole; la politica di libero scambio avviata negli anni '50 e sancita dall'adesione alla Cee; la modesta entità del prelievo fiscale; e, soprattutto, lo scarto che si venne a creare fra l'aumento della produttività e il basso livello dei salari. Una larga disponibilità di manodopera a basso costo , determinata dall’estesa disoccupazione e dal costante flusso migratorio da Sud a Nord, fu uno dei fattori principali del miracolo economico. L'agricoltura non riuscì a rispondere positivamente all'accresciuta domanda della popolazione urbana e alla diffusione di nuove abitudini alimentari, come quella del consumo di carne, legate all'ascesa dei redditi delle famiglie. Le trasformazioni sociali. Il fenomeno più importante e più vistoso di questi anni fu il massiccio esodo dal Sud verso il Nord e dalle campagne verso le città. Fra il '51 e il '61, circa due milioni di persone abbandonarono il Mezzogiorno. L'espansione delle città avvenne spesso in forme caotiche, senza piani regolatori e senza un adeguato intervento dei poteri pubblici nel campo dell'edilizia popolare: ciò favorì la speculazione e il disordine urbano, con conseguenze negative non solo sulla struttura dei nuovi quartieri, ma sugli stessi centri storici. La televisione e l'automobile furono gli strumenti e i simboli principali di questo cambiamento. Nel 1955 c'erano 4 televisioni ogni 1000 abitanti, nel '60 43, nel '65 117. Anche il boom della motorizzazione privata cominciò alla fine degli anni '50 e coincise con il grande successo delle nuove utilitarie prodotte dalla Fiat: la 600 e la 500. Il centrosinistra. I mutamenti economici e sociali suscitati dal "miracolo italiano" si accompagnarono, all'inizio degli anni '60, all'allargamento delle basi del sistema politico, attraverso l'ingresso dei socialisti nell'area di governo.
Opposizioni e perplessità nei confronti del nuovo corso si manifestarono anche in Vaticano e negli ambienti diplomatici statunitensi, prima dell'avvento di Kennedy alla presidenza. La svolta maturò in seguito a una serie di avvenimenti drammatici. Nella primavera 1960, il democristiano Fernando Tambroni, non riuscendo a trovare l'accordo con socialdemocratici e repubblicani (che avrebbero voluto accelerare i tempi dell'apertura a sinistra), formò ugualmente un governo "monocolore" con l'appoggio determinante dei voti del Movimento sociale. La tensione esplose alla fine di giugno, quando il governo autorizzò il Msi a tenere il suo congresso nazionale a Genova, nonostante l'opposizione delle forze democratiche cittadine. La decisione, che fu interpretata come un prezzo pagato da Tambroni per l'appoggio parlamentare dei neofascisti e che suonava come una sfida alle tradizioni operaie e antifasciste della città, suscitò un'autentica rivolta popolare: per tre giorni (30 giugno-2 luglio 1960) operai e militanti antifascisti si scontrarono duramente con la polizia che cercava di garantire lo svolgimento del congresso missino. Alla fine il governo cedette e il congresso fu rinviato. Un nuovo governo Fanfani, formatosi nel marzo '62 e composto da Dc, Pri e Psdi, si presentò con un programma concordato col Psi, che si impegnava a dare il suo appoggio a singoli progetti legislativi. Il programma di governo prevedeva infatti
Promosso all'inizio da una minoranza di estrazione borghese e allargatosi poi, col coinvolgimento degli studenti medi, a strati sociali più ampi, il movimento studentesco, a partire dall'autunno '68, individuò il suo interlocutore privilegiato nella classe operaia. L' operaismo fu anche il tratto distintivo di alcuni fra i nuovi gruppi politici (tutti destinati a vita più o meno breve) che nacquero fra il '68 e il 70 sull'onda del movimento studentesco e che, per sottolineare il distacco dai partiti tradizionali rappresentati in Parlamento, furono chiamati "extraparlamentari": Potere operaio, Lotta continua, Avanguardia operaia. La riscoperta della centralità operaia da parte del movimento degli studenti coincise con un'intensa stagione di lotte dei lavoratori dell'industria, iniziata nei primi mesi del '69, in vista di una serie di rinnovi contrattuali, e culminata, alla fine di quell'anno, nel cosiddetto autunno caldo. In alcune grandi fabbriche del Nord, iniziarono le lotte operaie che ebbero come principale protagonista la figura dell'operaio massa , ossia del lavoratore scarsamente qualificato, spesso immigrato, sul quale più gravavano i disagi dell'inserimento nel contesto urbano e l'insufficienza dei servizi sociali. Le tre maggiori organizzazioni sindacali (Cgil, Cisl, Uil) riuscirono a prendere in mano la direzione delle lotte e a pilotarle verso la conclusione di una serie di contratti nazionali che assicurarono ai lavoratori dell'industria cospicui vantaggi salariali ( la crescita media delle retribuzioni fu di circa il 18%). Cominciò una fase - che si sarebbe protratta nei decenni successivi - in cui i sindacati assunsero un peso crescente nella vita del paese, trattando direttamente col governo anche questioni non strettamente attinenti ai rapporti di lavoro (fisco, pensioni, sanità, tariffe pubbliche, ecc.) Il nuovo peso delle organizzazioni sindacali fu favorito, e in qualche modo sancito, dall'approvazione da parte del Parlamento, nella primavera del 70, dello Statuto dei lavoratori : una serie di norme che garantivano le libertà sindacali e i diritti dei lavoratori all'interno delle aziende. Fra il '68 e il 70 furono approvati:
-Il 12 dicembre 1969, in pieno "autunno caldo", una bomba esplosa a Milano, in piazza Fontana. -Rivolta di Reggio Calabria (1970) esplosa per il non riconoscimento della città a capoluogo di Regione. In presenza di una diffusa sfiducia nel sistema dei partiti, l'elevata politicizzazione degli italiani prese le forme di un accentuato impegno sul terreno dei diritti civili:
Tra i problemi maggiori affrontati dall'esecutivo vi furono quelli dell'espansione abnorme della spesa pubblica e della malavita organizzata (mentre il terrorismo, dopo la legge sui "pentiti", risultava sostanzialmente sconfitto). Le difficoltà del sistema politico L'esaurirsi delle ideologie e dei sistemi di valori fondati sul primato dell'impegno politico, se da un lato toglieva spazio alle ipotesi eversive, dall'altro contribuiva a perpetuare il distacco fra classe politica e società civile, a rafforzare la diffidenza nei confronti dei partiti. L'accordo che, nel luglio '85, consentì l'elezione alla presidenza della Repubblica, con una larghissima maggioranza, del democristiano Francesco Cossiga non evitò il riproporsi di contrasti in seno al pentapartito : contrasti inerenti: -alle scelte di politica internazionale (in particolare all'atteggiamento da tenere nella sempre più intricata crisi mediorientale),