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Il Miracolo Economico Italiano: Fattori e Conseguenze, Appunti di Storia

Il processo di crescita economica in Italia dal 1958 al 1963, noto come 'miracolo economico'. Vengono analizzati i fattori chiave, come la congiuntura internazionale, la politica di libero scambio, la bassa entità del prelievo fiscale e lo scarto tra produttività e salari. Inoltre, vengono discusse le conseguenze sociali e politiche, come la disponibilità di manodopera a basso costo, l'espansione delle città, la motorizzazione privata e l'ingresso dei socialisti nel governo.

Tipologia: Appunti

2020/2021

Caricato il 14/04/2021

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L'Italia dal miracolo economico alla crisi della prima repubblica
Fra il 1958 e il 1963, giunse al culmine il processo di crescita economica
iniziato in Italia dopo il 1950.
Molti erano i fattori che avevano promosso il miracolo: la congiuntura
internazionale favorevole; la politica di libero scambio avviata negli anni '50 e
sancita dall'adesione alla Cee; la modesta entità del prelievo fiscale; e,
soprattutto, lo scarto che si venne a creare fra l'aumento della produttività e il
basso livello dei salari.
Una larga disponibilità di manodopera a basso costo, determinata
dall’estesa disoccupazione e dal costante flusso migratorio da Sud a Nord, fu
uno dei fattori principali del miracolo economico.
L'agricoltura non riuscì a rispondere positivamente all'accresciuta domanda
della popolazione urbana e alla diffusione di nuove abitudini alimentari,
come quella del consumo di carne, legate all'ascesa dei redditi delle famiglie.
Le trasformazioni sociali.
Il fenomeno più importante e più vistoso di questi anni fu il massiccio esodo
dal Sud verso il Nord e dalle campagne verso le città. Fra il '51 e il '61, circa
due milioni di persone abbandonarono il Mezzogiorno.
L'espansione delle città avvenne spesso in forme caotiche, senza piani
regolatori e senza un adeguato intervento dei poteri pubblici nel campo
dell'edilizia popolare: ciò favorì la speculazione e il disordine urbano, con
conseguenze negative non solo sulla struttura dei nuovi quartieri, ma sugli
stessi centri storici.
La televisione e l'automobile furono gli strumenti e i simboli principali di
questo cambiamento.
Nel 1955 c'erano 4 televisioni ogni 1000 abitanti, nel '60 43, nel '65 117.
Anche il boom della motorizzazione privata cominciò alla fine degli anni '50 e
coincise con il grande successo delle nuove utilitarie prodotte dalla Fiat: la
600 e la 500.
Il centrosinistra.
I mutamenti economici e sociali suscitati dal "miracolo italiano" si
accompagnarono, all'inizio degli anni '60, all'allargamento delle basi del
sistema politico, attraverso l'ingresso dei socialisti nell'area di governo.
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L'Italia dal miracolo economico alla crisi della prima repubblica Fra il 1958 e il 1963, giunse al culmine il processo di crescita economica iniziato in Italia dopo il 1950. Molti erano i fattori che avevano promosso il miracolo: la congiuntura internazionale favorevole; la politica di libero scambio avviata negli anni '50 e sancita dall'adesione alla Cee; la modesta entità del prelievo fiscale; e, soprattutto, lo scarto che si venne a creare fra l'aumento della produttività e il basso livello dei salari. Una larga disponibilità di manodopera a basso costo , determinata dall’estesa disoccupazione e dal costante flusso migratorio da Sud a Nord, fu uno dei fattori principali del miracolo economico. L'agricoltura non riuscì a rispondere positivamente all'accresciuta domanda della popolazione urbana e alla diffusione di nuove abitudini alimentari, come quella del consumo di carne, legate all'ascesa dei redditi delle famiglie. Le trasformazioni sociali. Il fenomeno più importante e più vistoso di questi anni fu il massiccio esodo dal Sud verso il Nord e dalle campagne verso le città. Fra il '51 e il '61, circa due milioni di persone abbandonarono il Mezzogiorno. L'espansione delle città avvenne spesso in forme caotiche, senza piani regolatori e senza un adeguato intervento dei poteri pubblici nel campo dell'edilizia popolare: ciò favorì la speculazione e il disordine urbano, con conseguenze negative non solo sulla struttura dei nuovi quartieri, ma sugli stessi centri storici. La televisione e l'automobile furono gli strumenti e i simboli principali di questo cambiamento. Nel 1955 c'erano 4 televisioni ogni 1000 abitanti, nel '60 43, nel '65 117. Anche il boom della motorizzazione privata cominciò alla fine degli anni '50 e coincise con il grande successo delle nuove utilitarie prodotte dalla Fiat: la 600 e la 500. Il centrosinistra. I mutamenti economici e sociali suscitati dal "miracolo italiano" si accompagnarono, all'inizio degli anni '60, all'allargamento delle basi del sistema politico, attraverso l'ingresso dei socialisti nell'area di governo.

Opposizioni e perplessità nei confronti del nuovo corso si manifestarono anche in Vaticano e negli ambienti diplomatici statunitensi, prima dell'avvento di Kennedy alla presidenza. La svolta maturò in seguito a una serie di avvenimenti drammatici. Nella primavera 1960, il democristiano Fernando Tambroni, non riuscendo a trovare l'accordo con socialdemocratici e repubblicani (che avrebbero voluto accelerare i tempi dell'apertura a sinistra), formò ugualmente un governo "monocolore" con l'appoggio determinante dei voti del Movimento sociale. La tensione esplose alla fine di giugno, quando il governo autorizzò il Msi a tenere il suo congresso nazionale a Genova, nonostante l'opposizione delle forze democratiche cittadine. La decisione, che fu interpretata come un prezzo pagato da Tambroni per l'appoggio parlamentare dei neofascisti e che suonava come una sfida alle tradizioni operaie e antifasciste della città, suscitò un'autentica rivolta popolare: per tre giorni (30 giugno-2 luglio 1960) operai e militanti antifascisti si scontrarono duramente con la polizia che cercava di garantire lo svolgimento del congresso missino. Alla fine il governo cedette e il congresso fu rinviato. Un nuovo governo Fanfani, formatosi nel marzo '62 e composto da Dc, Pri e Psdi, si presentò con un programma concordato col Psi, che si impegnava a dare il suo appoggio a singoli progetti legislativi. Il programma di governo prevedeva infatti

  • la realizzazione della scuola media unificata, -l'attuazione dell'ordinamento regionale previsto dalla Costituzione, -l'imposizione fiscale nominativa sui titoli azionari e la nazionalizzazione dell'industria elettrica. Queste due ultime riforme, che erano state da tempo richieste dai socialisti, che però non facevano parte dell’attuale esecutivo. La nazionalizzazione dell'industria elettrica e la realizzazione della scuola media unificata furono portate a termine. Un governo "organico" di centrosinistra (cioè con la partecipazione di ministri socialisti accanto a quelli democristiani, socialdemocratici e repubblicani) si formò solo nel dicembre 1963 sotto la presidenza di Aldo Moro e nacque su basi più moderate rispetto al precedente governo Fanfani.

Promosso all'inizio da una minoranza di estrazione borghese e allargatosi poi, col coinvolgimento degli studenti medi, a strati sociali più ampi, il movimento studentesco, a partire dall'autunno '68, individuò il suo interlocutore privilegiato nella classe operaia. L' operaismo fu anche il tratto distintivo di alcuni fra i nuovi gruppi politici (tutti destinati a vita più o meno breve) che nacquero fra il '68 e il 70 sull'onda del movimento studentesco e che, per sottolineare il distacco dai partiti tradizionali rappresentati in Parlamento, furono chiamati "extraparlamentari": Potere operaio, Lotta continua, Avanguardia operaia. La riscoperta della centralità operaia da parte del movimento degli studenti coincise con un'intensa stagione di lotte dei lavoratori dell'industria, iniziata nei primi mesi del '69, in vista di una serie di rinnovi contrattuali, e culminata, alla fine di quell'anno, nel cosiddetto autunno caldo. In alcune grandi fabbriche del Nord, iniziarono le lotte operaie che ebbero come principale protagonista la figura dell'operaio massa , ossia del lavoratore scarsamente qualificato, spesso immigrato, sul quale più gravavano i disagi dell'inserimento nel contesto urbano e l'insufficienza dei servizi sociali. Le tre maggiori organizzazioni sindacali (Cgil, Cisl, Uil) riuscirono a prendere in mano la direzione delle lotte e a pilotarle verso la conclusione di una serie di contratti nazionali che assicurarono ai lavoratori dell'industria cospicui vantaggi salariali ( la crescita media delle retribuzioni fu di circa il 18%). Cominciò una fase - che si sarebbe protratta nei decenni successivi - in cui i sindacati assunsero un peso crescente nella vita del paese, trattando direttamente col governo anche questioni non strettamente attinenti ai rapporti di lavoro (fisco, pensioni, sanità, tariffe pubbliche, ecc.) Il nuovo peso delle organizzazioni sindacali fu favorito, e in qualche modo sancito, dall'approvazione da parte del Parlamento, nella primavera del 70, dello Statuto dei lavoratori : una serie di norme che garantivano le libertà sindacali e i diritti dei lavoratori all'interno delle aziende. Fra il '68 e il 70 furono approvati:

  • i provvedimenti relativi all'istituzione delle regioni, peraltro già previste dalla Costituzione e, nel giugno 1970, si tennero le prime elezioni regionali. -legge Fortuna-Baslini, che introduceva in Italia l'istituto del divorzio. La crisi del centrosinistra.

-Il 12 dicembre 1969, in pieno "autunno caldo", una bomba esplosa a Milano, in piazza Fontana. -Rivolta di Reggio Calabria (1970) esplosa per il non riconoscimento della città a capoluogo di Regione. In presenza di una diffusa sfiducia nel sistema dei partiti, l'elevata politicizzazione degli italiani prese le forme di un accentuato impegno sul terreno dei diritti civili:

  • nel 1974, la nuova legge sul divorzio fu sottoposta a referendum abrogativo per iniziativa di gruppi cattolici appoggiati dalla Dc e dal Msi. (il 60% votò no all’abrogazione.)
  • nel 1975: la riforma del diritto di famiglia (parità giuridica fra i coniugi; l'abbassamento della -maggiore età, cui era legato il diritto di voto, da ventuno a diciotto anni. Tre anni più tardi (giugno ‘78), dopo un lungo e acceso dibattito che vide ancora una volta la Dc opposta alle sinistre e ai partiti laici, il Parlamento approvò la legge che legalizzava e disciplinava l'interruzione volontaria della gravidanza. (Legge sull’aborto) Intorno alla metà degli anni 70, anche sull'onda del successo nel referendum sul divorzio, le forze del cambiamento parvero in ascesa, sospinte dalle ricorrenti critiche al degrado della vita pubblica e dalle diffuse richieste di rinnovamento. A cogliere i frutti politici di questa domanda fu soprattutto il Pci, che già nel '68 aveva dato di sé un'immagine diversa da quella tradizionale con la condanna dell'intervento sovietico in Cecoslovacchia , e che nel 1973 prospettò un importante mutamento strategico. Il suo segretario Enrico Berlinguer sostenne la necessità di giungere a un compromesso storico (accordo di lungo periodo fra le forze comuniste, socialiste e cattoliche). In seguito il Pci stabilì contatti con i comunisti francesi e spagnoli per avviare una politica comune in Europa occidentale, con connotati diversi da quelli del comunismo sovietico (si parlò allora di eurocomunismo). Il carattere moderato e rassicurante della proposta di Berlinguer, unito alla persistente "diversità" che derivava dalle origini rivoluzionarie e dal filosovietismo del partito (e che fin allora aveva rappresentato un limite alla sua espansione), fecero del Pci, in questa fase, il naturale punto di

Tra i problemi maggiori affrontati dall'esecutivo vi furono quelli dell'espansione abnorme della spesa pubblica e della malavita organizzata (mentre il terrorismo, dopo la legge sui "pentiti", risultava sostanzialmente sconfitto). Le difficoltà del sistema politico L'esaurirsi delle ideologie e dei sistemi di valori fondati sul primato dell'impegno politico, se da un lato toglieva spazio alle ipotesi eversive, dall'altro contribuiva a perpetuare il distacco fra classe politica e società civile, a rafforzare la diffidenza nei confronti dei partiti. L'accordo che, nel luglio '85, consentì l'elezione alla presidenza della Repubblica, con una larghissima maggioranza, del democristiano Francesco Cossiga non evitò il riproporsi di contrasti in seno al pentapartito : contrasti inerenti: -alle scelte di politica internazionale (in particolare all'atteggiamento da tenere nella sempre più intricata crisi mediorientale),

  • sia ad alcune delicate questioni interne, come la giustizia e la politica energetica. Si giunse così nella primavera dell'87, alla crisi del lungo ministero Craxi e al quinto scioglimento anticipato delle Camere. Le elezioni (giugno '87) segnarono una affermazione del Psi (dall'11,4% al 14,3%) e un nuovo calo dei comunisti (dal 29,9% al 26,6%), cui fece riscontro un certo progresso della Dc (dal 32,9% al 34,3%). Ma la maggiore novità delle elezioni fu l'apparizione di nuovi gruppi, estranei ai partiti tradizionali: Nuovi movimenti ambientalisti ( i Verdi ) che si presentarono un po'"ovunque cogliendo una discreta affermazione e le liste delle Leghe regionali (presenti soprattutto in Lombardia, ma anche in altre regioni del Nord). Dopo le elezioni, la coalizione si ricostituiva, dando vita a tre successivi governi a guida democristiana (Goria, De Mita, Andreotti). Si accentuavano frattanto nell'opinione pubblica la critica alle disfunzioni del sistema politico e l'attesa delle riforme istituzionali.