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vita dell'autore e sunto dell'opera
Tipologia: Dispense
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Nominare Carlo Emilio GADDA è come dire Milano. Nasce nel 1893 e porta a termine gli studi al liceo Parini. Il padre è uomo d’illustri antenati come il Ripamonti e possiede un’azienda di filatura della seta. Carlo Emilio nasce dalle seconde nozze con un’insegnante di francese, Adele Leer, che per lavoro dovrà spostarsi sia in Lombardia sia in Toscana Ha due fratelli: Dora e Enrico. Nonostante la vita in città dove c’è comunque vita, a 30 anni si sente già vecchio; in età matura cercò di presentare una tesi di laurea in filosofia ma non concluse mai. Nel 1912 si diploma con 10 in Italiano e controvoglia e per compiacere la madre si iscrive ad Ingegneria. Nel 1915 interrompe gli studi e parte per la guerra, è recluso in un campo di rifugiati politici; si laurea nel luglio dl 1920 in Ingegneria Industriale sezione Elettrotecnica; nel 1922 si reca in Argentina con la Compagnia dei Fosfori; nella primavera del 1924 torna in Italia e partecipa a un concorso di Mondadori per romanzi inediti con il testo “Racconto italiano del ‘900”. Investimenti sbagliati, scelte negative del padre e crisi per l’azienda di filatura del baco da seta, a causa dell’inserimento in vasta scala sul mercato dei cinesi, portano lo scrittore a emigrare per cercare lavoro: lo trova a Roma presso la ditta di costruzione d’impianti di ammoniaca sintetica sia per l’Italia sia per l’estero prima e poi presso la sezione Tecnologia presso l’ufficio Centrale dei servizi tecnici del Vaticano, anche grazie all’amicizia con la famiglia Ratti, dove partecipa all’allestimento della centrale elettrica voluta da papa Pio XI. Nel maggio del 1934 si dimette per ragioni di salute ma redige un testo descrittivo su “Gli impianti elettrici del Vaticano”. Subito dopo pubblica il suo primo libro con l’editore Solaria di Firenze “il castello di Udine”; sono pubblicati vari articoli e per la prima volta vince il prestigioso premio milanese “Bagutta”. Nel 1934 muore la madre e s’innesta una specie di ribellione in Carlo Emilio: vende immediatamente la casa – villa Alta Costa a Longone sul Segrino - che il padre aveva costruito indebitandosi fino al collo, lascia Milano e si trasferisce a Firenze, dove inizia a scrivere questo romanzo e a frequentare i caffè letterari, come il Caffè delle Giubbe Rosse, dove conosce Montale.
I primi “sette tratti” (1938-1941) – così è suddiviso il libro, in tratti e non in capitoli
La vicenda del romanzo è ambientata tra la fine del 1920 e la fine del 1930 in un paesaggio improbabile e inventato, il Maradagal, sito in un vago Sud America ma allo stesso tempo assomiglia alla lombarda Brianza come paesaggi e come
abitudini (vedi il piatto tipico di ossibuchi col risotto menzionato nelle pagine del libro). Due figure in contrapposizione, madre e figlio nutrite da un’altra contrapposizione: odio e amore. La madre che sogna il figlio partecipe all’umano consorzio, attivo e partecipe alla vita che lo circonda; il figlio, uomo maturo e vecchio allo stesso tempo, triste e solitario, incapace di inserirsi nella realtà più comune e quotidiana, accidioso, avaro, addirittura crudele, che non si arrende al conformismo. Tutto lo svolgimento del romanzo è improntato in una verve satirica che nella costruzione dei personaggi sfocia poi nel tragico; ruotano intorno alla figura del figlio Gonzalo altre figure e figurette di personaggi verso i quali egli riversa odio e disprezzo: sono proprietari terrieri, reduci di guerra appartenenti ad associazioni di mutuo soccorso contro la delinquenza F 0E 0 nella^ trasposizione^ realistica^ è praticamente la parodia delle istituzioni fasciste tanto detestate dallo scrittore; ad esempio ci sono i “sordi di guerra”, falsi pensionati di guerra falsamente invalidi per sordità. Madre e figlio vivono nella Villa Maria Giuseppina dove, una delle due torri, cedendo sotto un fulmine provoca un pesante danneggiamento di altre 2 ville adiacenti e questo episodio se pur grave viene descritto in modo particolarmente umoristico, in modo tragicomico. Gonzalo dimostra un particolare distacco dai vivi, patito più che voluto, prova fastidio alla costrizione di vivere con i suoi simili. “ogni oltraggio è morte” F 0E 0 ispirazione tratta dal prof. di Fisica dello scrittore. (aneddoto del gatto) Ma chi è Gonzalo nella reale Brianza? A che sentimenti si ispira? Nella seconda parte è descritta una madre svanita e assente per l’età, desolata per la morte dell’altro figlio e nel vedere che l’anima di Gonzalo è rabbuiata dal male di esistere avvertendone anche il profondo rancore che lui nutre nei suoi confronti. “la gente si rimira nelle pupille altrui” riferito agli avventori di un ristorante… e il romanzo s’interrompe bruscamente in un abbraccio pieno di rancore del figlio per la madre. Tipico del Gadda l’incompiutezza: anche questo romanzo non riusciva mai a trovare una fine ma, ciononostante contiene una forte carica espressiva. È un romanzo autobiografico ambientato in una serrata Brianza con protagonisti proprio lui e la madre con il loro rapporto contrastato. Anche il nome Gonzalo Piro Butirro non è altro che un cognome ispirato da una qualità di pere che il padre coltivava nel giardino di casa, le pere Butirro, appunto. Come lui anche Gonzalo è frustrato nelle aspirazioni, complicato nelle espressioni ricercate da paroloni assurdi, importanti, è insofferente all’imbecillaggine della borghesia e ai crimini del mondo. Il tema del rapporto con la madre è un tema raramente affrontato nella letteratura ma non c’è trattazione narrativa così tragica e grottesca; la “Signora” come viene chiamata la madre, è buona fino all’eccesso e questo attizza l’ira e l’odio del figlio provocandone sensi di colpa e incubi notturni come, l’immaginato e mai realizzato ovviamente, assassinio della madre; in questo Gadda rivive un’infanzia dura e per niente affettiva. Esiste quindi una tematica inedita di amarezza, dolore e scherno tutto inglobato in una vita sprecata con un richiamo inutile ad una felicità irraggiungibile.