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La Commedia Nuova di Menandro: Contesto, Caratteristiche e Opere, Sintesi del corso di Lingue e letterature classiche

Contestualizzazione storica della Commedia Nuova e sintesi della vita e delle opere di Menandro con tabella riassuntiva delle sue commedie più importanti

Tipologia: Sintesi del corso

2019/2020

In vendita dal 28/03/2020

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La commedia nuova: MENANDRO
Ormai alle soglie dell’età ellenistica, al termine del IV secolo a.C., matura l’ultima fase della produzione comica
greca che va sotto il nome di commedia nuova. Essa, a differenza della commedia antica, si ispira ai contenuti
della vita quotidiana (la famiglia, l’amore il denaro ecc.) ed esclude i riferimenti alla vita politica contemporanea.
I personaggi sono uomini comuni e “tipi” ben definiti, studiati e fissati accuratamente nei loro caratteri; gli
intrecci, imprevedibili e dagli esiti più inaspettati, si snodano e si risolvono sempre grazie alla sorte, ingrediente
fondamentale per l’agire umano. Non vi ha alcun rilievo il coro, limitato semplicemente a intermezzi musicali tra
gli atti.
I caratteri distintivi della commedia nuova (l’abbandono della tematica politica tipica dei drammi di Aristofane e
la scelta di vicende legate esclusivamente alla vita privata) sono da porsi in relazione al mutamento del clima
culturale, determinato dalle nuove condizioni politiche (le crisi della polis, il sopravvento dei nuovi organismi
statali ellenistici) e dalle nuove realtà sociali ed economiche. Con l’abolizione del theorikon, il contributo
pubblico per spettatori non abbienti, che aveva garantito una partecipazione di massa alle rappresentazioni, il
pubblico teatrale non si identificava più con la cittadinanza della polis nel suo complesso: ora, gli spettacoli si
rivolgono ad una ristretta classe dirigente, colta e raffinata, che concepisce l’evento teatrale sempre meno in
senso civile e sempre più come forma di intrattenimento e di evasione. Il prevalere dei temi cosiddetti
“borghesi” della famiglia, del matrimonio, del denaro, rispecchia una concezione dell’individuo che non si
identifica più nel profilo del cittadino, ma nella dimensione più universale dell’uomo.
Il maggior rappresentante della commedia nuova è Menandro, praticamente l’unico autore comico dell’epoca di
cui si possiedono dei testi.
Nato ad Atene nel 342 a.C. da una famiglia agiata, fu allievo del filosofo peripatetico Teofrasto e compagno di
efebia di Epicuro. Da Atene non vuole mai allontanarsi, benché fosse stato invitato ad Alessandria, il più
prestigioso centro culturale dell’epoca, dal re dell’Egitto Tolomeo Soter. Morì nel 291 a.C., secondo una
tradizione, nuotando nelle acque del Pireo.
Gli antichi conoscevano 108 commedia di Menandro, della maggior parte delle quali si possiedono i titoli.
Rinvenimenti papiracei del ‘900 hanno restituito sezioni di una ventina di commedie. Si possiede una sola opera
intera, il “Misantropo”, l’unica di cui si conosce con certezza l’anno in cui viene rappresentata: il 317.
Rispetto alla commedia antica, Menandro introduce alcune novità nella scansione della rappresentazione
teatrale. Innanzitutto fissa l’attenzione sul prologo in cui vuole siano raccontati sia l’antefatto sia la conclusione
della commedia per consentire agli spettatori di concentrarsi non sulla trama ma su come questa viene
rappresentata. Per Menandro, modello indiscusso è Euripide.
Poi riduce la struttura della commedia alla successione di cinque episodi o atti intervallati dal coro (Choroù
mèros), un semplice intermezzo musicale, completamente scollegato dal dramma inscenato e privo di ogni
finalità etico-educativa. Nella sua commedia, quindi, non figurano le parti corali della parabasi e dell’agone,
caratteristiche della commedia antica.
Quanto alla trama, per quanto si può dedurre dei testi rimasti, il commediografo predilige intrecci complessi,
giocati sulla sorpresa di repentini cambiamenti di situazioni, ricchi di meccanismi stereotipi come esposizione di
neonati, riconoscimenti improvvisi, rapimenti. Tipico della commedia nuova è proprio il riconoscimento, già
molto usato in Euripide: la rivelazione di un inaspettato legame di parentela è risolutivo per sciogliere situazioni
complicate e non risolvibili dall’agire umano. Eredità sempre euripidea, specie dell’ultima fase della sua
produzione tragica, è l’ampio intervento riservato all’imprevedibilità della tyche (sorte), che, dopo aver
rovesciato capricciosamente situazioni e destini, li ricompone nella necessità del lieto fine, che non è una pura
concessione alle attese del pubblico, ma risulta assolutamente congeniale all’umanità Menandro, perché il poeta
si serve di questo accorgimento per mettere in luce elementi positivi presenti nei personaggi; in questo modo la
conclusione riflette gli aspetti migliori della natura umana.
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La commedia nuova: MENANDRO

Ormai alle soglie dell’età ellenistica, al termine del IV secolo a.C., matura l’ultima fase della produzione comica greca che va sotto il nome di commedia nuova. Essa, a differenza della commedia antica, si ispira ai contenuti della vita quotidiana (la famiglia, l’amore il denaro ecc.) ed esclude i riferimenti alla vita politica contemporanea. I personaggi sono uomini comuni e “tipi” ben definiti, studiati e fissati accuratamente nei loro caratteri; gli intrecci, imprevedibili e dagli esiti più inaspettati, si snodano e si risolvono sempre grazie alla sorte, ingrediente fondamentale per l’agire umano. Non vi ha alcun rilievo il coro, limitato semplicemente a intermezzi musicali tra gli atti. I caratteri distintivi della commedia nuova (l’abbandono della tematica politica tipica dei drammi di Aristofane e la scelta di vicende legate esclusivamente alla vita privata) sono da porsi in relazione al mutamento del clima culturale, determinato dalle nuove condizioni politiche (le crisi della polis , il sopravvento dei nuovi organismi statali ellenistici) e dalle nuove realtà sociali ed economiche. Con l’abolizione del theorikon , il contributo pubblico per spettatori non abbienti, che aveva garantito una partecipazione di massa alle rappresentazioni, il pubblico teatrale non si identificava più con la cittadinanza della polis nel suo complesso: ora, gli spettacoli si rivolgono ad una ristretta classe dirigente, colta e raffinata, che concepisce l’evento teatrale sempre meno in senso civile e sempre più come forma di intrattenimento e di evasione. Il prevalere dei temi cosiddetti “borghesi” della famiglia, del matrimonio, del denaro, rispecchia una concezione dell’individuo che non si identifica più nel profilo del cittadino, ma nella dimensione più universale dell’uomo. Il maggior rappresentante della commedia nuova è Menandro , praticamente l’unico autore comico dell’epoca di cui si possiedono dei testi. Nato ad Atene nel 342 a.C. da una famiglia agiata, fu allievo del filosofo peripatetico Teofrasto e compagno di efebia di Epicuro. Da Atene non vuole mai allontanarsi, benché fosse stato invitato ad Alessandria, il più prestigioso centro culturale dell’epoca, dal re dell’Egitto Tolomeo Soter. Morì nel 291 a.C., secondo una tradizione, nuotando nelle acque del Pireo. Gli antichi conoscevano 108 commedia di Menandro, della maggior parte delle quali si possiedono i titoli. Rinvenimenti papiracei del ‘900 hanno restituito sezioni di una ventina di commedie. Si possiede una sola opera intera, il “ Misantropo ”, l’unica di cui si conosce con certezza l’anno in cui viene rappresentata: il 317. Rispetto alla commedia antica, Menandro introduce alcune novità nella scansione della rappresentazione teatrale. Innanzitutto fissa l’attenzione sul prologo in cui vuole siano raccontati sia l’antefatto sia la conclusione della commedia per consentire agli spettatori di concentrarsi non sulla trama ma su come questa viene rappresentata. Per Menandro, modello indiscusso è Euripide. Poi riduce la struttura della commedia alla successione di cinque episodi o atti intervallati dal coro ( Choroù mèros ), un semplice intermezzo musicale, completamente scollegato dal dramma inscenato e privo di ogni finalità etico-educativa. Nella sua commedia, quindi, non figurano le parti corali della parabasi e dell’agone, caratteristiche della commedia antica. Quanto alla trama, per quanto si può dedurre dei testi rimasti, il commediografo predilige intrecci complessi, giocati sulla sorpresa di repentini cambiamenti di situazioni, ricchi di meccanismi stereotipi come esposizione di neonati, riconoscimenti improvvisi, rapimenti. Tipico della commedia nuova è proprio il riconoscimento , già molto usato in Euripide: la rivelazione di un inaspettato legame di parentela è risolutivo per sciogliere situazioni complicate e non risolvibili dall’agire umano. Eredità sempre euripidea, specie dell’ultima fase della sua produzione tragica, è l’ampio intervento riservato all’ imprevedibilità della tyche (sorte), che, dopo aver rovesciato capricciosamente situazioni e destini, li ricompone nella necessità del lieto fine, che non è una pura concessione alle attese del pubblico, ma risulta assolutamente congeniale all’umanità Menandro, perché il poeta si serve di questo accorgimento per mettere in luce elementi positivi presenti nei personaggi; in questo modo la conclusione riflette gli aspetti migliori della natura umana.

La commedia di Menandro tratta vicende private, focalizzate sulla tematica dell’amore che prevede la ripetizione di uno schema identico (proprio anche del genere romanzesco): due innamorati, separati da un ostacolo iniziale, dopo un tempo di distacco in cui si devono affrontare difficoltà e svariate peripezie, riescono a coronare il loro sentimento oppure a ripristinare la felicità del momento iniziale, che per un equivoco o un errore era stata turbata. Non è però nella trama che vanno ricercate le ragioni del successo di Menandro, dato che il valore della sua commedia risiede principalmente nell’ineguagliabile capacità di costruire “caratteri”. I conflitti tra gli individui si ricompongono non solo perché la sorte ha portato a una soluzione positiva, ma perché la comprensione umana ha saputo smussare le difficoltà e chiarire i malintesi. Da questo sguardo positivo sulla natura umana parte l’ interpretazione ottimistica di Menandro sulla realtà: l’uomo è capace di correggere i propri difetti di migliorare se e gli altri. Commedia Trama Misantropo Sostrato, un giovane ricco ateniese s’innamora della figlia di Cnemone, un contadino misantropo che vive da solo per il suo carattere scorbutico, insieme al figliastro Gorgia. Sostrato così diventa amico di quest’ultimo che gli confida che il padre vuole dare in sposa sua figlia solo ad un uomo simile a lui. Di conseguenza Sostarto decide di abbandonare i suoi agi e suoi vestiti eleganti per lavorare la terra. Capita che Cnemone precipita in un pozzo e viene salvato da Gorgia. Stupendosi per il comportamento del figliastro a cui aveva riservato solo scortesie, gli fa dono di tutti i suoi averi, affidandogli anche la tutela di sua figlia. Gorgia decide così di dare la ragazza in sposa a Sostrato, il quale dà in sposa a Gorgia sua sorella. Arbitrato Il vecchio Smicrine deve decidere la sorte di un trovatello, che è in realtà suo nipote. La saggia decisione del protagonista e la generosità dell’etera Abrotono permettono la riconciliazione tra i due sposi Carisio e Panfile, separati per un malinteso: questi riconoscono nel bambino esposto il loro figlio. Fanciulla tosata Il soldato Polemone, innamorato e geloso, ha tagliato i capelli alla propria concubina, perché questa si è lasciata baciare da un giovane. Chiariti i malintesi, si scopre che i due ragazzi sono fratelli, così Polemone sposa la sua concubina e il fratello si sposa con un’altra giovane. Donna di Samo A causa di un equivoco, il vecchio Demea crede che il suo figlio adottivo Moschione sia stato sedotto dalla propria concubina Criside (donna di Samo). Il bambino che Criside allatta è il figlio di Moschione ma non di Criside, la madre è una ragazza insidiata che abita vicino casa. Quando la situazione si chiarisce Moschione e Demea fanno la pace e il giovane sposa la ragazza vicina. Scudo Il vecchio avaro Smicrine vuole sposare la nipote, che eredita le ricchezze del fratello, che si pensa sia morto in battaglia (è stato trovato il suo scudo presso un cadavere non riconoscibile). Ma le speranze di Smicrine si vanificano quando il giovane torna a casa.