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Teorie della Comunicazione: Enunciati, Atti Linguistici e Impalcature Conversazionali, Schemi e mappe concettuali di Linguistica

Capitoli 1,2,4,5,6,7,8,9,12 del libro la linguistica in pratica di Edoardo Lombardi Vallauri

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2016/2017

Caricato il 01/07/2017

Giulia2396
Giulia2396 🇮🇹

4.2

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22 documenti

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Capitolo 2
Lenunciato è una sequenza verbale prodotta oralmente o per iscritto in una situazione comunicativa
concreta; si distingue dalla frase, che è invece una sequenza formalmente accettabile e completa dal punto di
vista grammaticale. L’enunciato è l’unità minima del testo.
Austin distingue tra enunciati constativi, che descrivono eventi, cose, processi ecc., e quindi possono essere
veri o falsi, e enunciati performativi, che non descrivono fatti, ma compiono azioni e quindi bisogna vedere
l’efficacia. Infatti l’enunciato performativo risponde a condizioni di felicità quindi alle condizioni che
devono verificarsi perché un enunciato possa avere efficacia. L’enunciato constativo risponde a condizioni di
verità. Austin sostiene infine che tutti gli enunciati, anche quelli constativi, presuppongono un’azione. Il
linguaggio, in questa prospettiva, non è più un sistema di comunicazione, ma uno strumento e un modo di
agire. Austin sostiene che nel compiere un atto linguistico compiamo simultaneamente tre atti diversi:
un atto locutorio (o locutivo), il semplice dire qualcosa, un enunciato con un’espressione e un
significato, nel rispetto della struttura del sistema linguistico. Le parole che il parlante sceglie
costituiscono la forma locutiva. Quindi ha a che fare con la realtà.
un atto illocutorio (o illocutivo), il compiere un’azione nel momento in cui si pronuncia un
enunciato; consiste nell’intenzione con cui l’enunciato viene prodotto. Si chiama forza illocutiva la
capacità che l’enunciato ha di trasmette l’intenzione del parlante al ricevente.
un atto perlocutorio (o perlocutivo), l’effetto che si intende produrre sull’interlocutore attraverso
l’atto linguistico. Si parla di effetto perlocutivo.
Esempio:
Scusi, sa che ore sono?
Dal punto di vista locutivo il parlante chiede al ricevente se è informato sull’ora. Dal punto di vista illocutivo
ci sono due prospettive: una diretta ovvero domande per sapere se l’altro sa una cosa e una indiretta che ha lo
scopo di indurre il ricevente a condividere l’informazione di cui è in possesso. Dal punto di vista perlocutivo
il ricevente non si limiterà a rispondere “sì” attendendosi alla forma locutiva e alla forza illocutiva diretta ma
ne interpreterà lo scopo perlocutivo e risponderà: le sette e mezza.
Esistono alcuni verbi, detti performativi, che controllano l’effetto perlocutivo: scommetto, chiedo scusa,
dichiaro, prometto, nomino, condanno.
La teoria degli atti linguistici di John R. Searle:
Searle, rispetto a Austin, scompone l’atto locutorio nell’atto di enunciazione, cioè l’atto di esprimere suoni
e strutture formali, e l’atto proposizionale, cioè l’atto di esprimere significati e riferimenti alla realtà; questi
ultimi sono ulteriormente distinti in atti di riferimento e atti di predicazione.
La teoria delle impalcature di Paul Grice:
Grice distingue tra significato dell’espressione, cioè il significato letterale e convenzionale di un enunciato,
e il significato del parlante, cioè ciò che il parlante intende dire veramente. Una conversazione si può dire
veramente riuscita se le intenzioni del parlante sono pienamente comprese dall’ascoltatore.
La teoria delle impalcature conversazionali è stata sviluppata partendo dalla premessa che di solito nella
comunicazione ci atteniamo al principio di cooperazione (fornire il tuo contributo in quel momento). Tale
principio si compone di quattro massime:
1. Massima di qualità:
Cercare di dare un contributo vero evitando le cose false e quelle di cui non si hanno le prove
2. Massima di quantità:
dare un contributo tanto informativo quanto richiesto dagli scopi dell’interazione
3. Massima di relazione:
fornisci contributi pertinenti
4. Massima di modo:
evitare ambiguità (chiarezza), essere conciso (breve), procedere in maniera ordinata.
La teoria della pertinenza:
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Capitolo 2

L’ enunciato è una sequenza verbale prodotta oralmente o per iscritto in una situazione comunicativa concreta; si distingue dalla frase , che è invece una sequenza formalmente accettabile e completa dal punto di vista grammaticale. L’enunciato è l’unità minima del testo. Austin distingue tra enunciati constativi, che descrivono eventi, cose, processi ecc., e quindi possono essere veri o falsi, e enunciati performativi, che non descrivono fatti, ma compiono azioni e quindi bisogna vedere l’efficacia. Infatti l’enunciato performativo risponde a condizioni di felicità quindi alle condizioni che devono verificarsi perché un enunciato possa avere efficacia. L’enunciato constativo risponde a condizioni di verità. Austin sostiene infine che tutti gli enunciati, anche quelli constativi, presuppongono un’azione. Il linguaggio, in questa prospettiva, non è più un sistema di comunicazione, ma uno strumento e un modo di agire. Austin sostiene che nel compiere un atto linguistico compiamo simultaneamente tre atti diversi:

  • un atto locutorio (o locutivo ), il semplice dire qualcosa, un enunciato con un’espressione e un significato, nel rispetto della struttura del sistema linguistico. Le parole che il parlante sceglie costituiscono la forma locutiva. Quindi ha a che fare con la realtà.
  • un atto illocutorio (o illocutivo ), il compiere un’azione nel momento in cui si pronuncia un enunciato; consiste nell’intenzione con cui l’enunciato viene prodotto. Si chiama forza illocutiva la capacità che l’enunciato ha di trasmette l’intenzione del parlante al ricevente.
  • un atto perlocutorio (o perlocutivo ), l’effetto che si intende produrre sull’interlocutore attraverso l’atto linguistico. Si parla di effetto perlocutivo. Esempio: Scusi, sa che ore sono? Dal punto di vista locutivo il parlante chiede al ricevente se è informato sull’ora. Dal punto di vista illocutivo ci sono due prospettive: una diretta ovvero domande per sapere se l’altro sa una cosa e una indiretta che ha lo scopo di indurre il ricevente a condividere l’informazione di cui è in possesso. Dal punto di vista perlocutivo il ricevente non si limiterà a rispondere “sì” attendendosi alla forma locutiva e alla forza illocutiva diretta ma ne interpreterà lo scopo perlocutivo e risponderà: le sette e mezza. Esistono alcuni verbi, detti performativi, che controllano l’effetto perlocutivo: scommetto, chiedo scusa, dichiaro, prometto, nomino, condanno. La teoria degli atti linguistici di John R. Searle : Searle, rispetto a Austin, scompone l’atto locutorio nell’ atto di enunciazione , cioè l’atto di esprimere suoni e strutture formali, e l’ atto proposizionale , cioè l’atto di esprimere significati e riferimenti alla realtà; questi ultimi sono ulteriormente distinti in atti di riferimento e atti di predicazione. La teoria delle impalcature di Paul Grice : Grice distingue tra significato dell’espressione , cioè il significato letterale e convenzionale di un enunciato, e il significato del parlante , cioè ciò che il parlante intende dire veramente. Una conversazione si può dire veramente riuscita se le intenzioni del parlante sono pienamente comprese dall’ascoltatore. La teoria delle impalcature conversazionali è stata sviluppata partendo dalla premessa che di solito nella comunicazione ci atteniamo al principio di cooperazione (fornire il tuo contributo in quel momento). Tale principio si compone di quattro massime:
  1. Massima di qualità: Cercare di dare un contributo vero evitando le cose false e quelle di cui non si hanno le prove
  2. Massima di quantità: dare un contributo tanto informativo quanto richiesto dagli scopi dell’interazione
  3. Massima di relazione: fornisci contributi pertinenti
  4. Massima di modo: evitare ambiguità (chiarezza), essere conciso (breve), procedere in maniera ordinata. La teoria della pertinenza:

Secondo Sperber e Wilson , il ricevente, quando riceve un’informazione attraverso il linguaggio, è in grado di stabilire quale, tra le possibili soluzioni comunicative prospettate dall’informazione, sia quella pertinente. Quindi rileva le possibili soluzioni e privilegiando il contenuto più utile per portare avanti il discorso. Il testo: Un testo , in linguistica, è un’unità fondamentale: può essere composto da una sola parola o da una serie di frasi complesse e interconnesse tra di loro. Esso assume un senso «solo se collocato in una situazione comunicativa». Il testo non dipende dal canale: può essere scritto e parlato. I principi costitutivi di un testo sono: -la coesione: un testo è coeso quando rispetta delle regole di formazione di tipo semantico, sintattico, morfologico

gli elementi coesivi sono:

  1. le forme sostituenti : anafora (un pronome sostituisce quello che era stato detto prima e permette di dare coesione al testo, esempio: Rita viene sostituito da lei); catafora (il pronome anticipa qualcosa che viene dopo, esempio: guardate la sua faccia e poi dopo la descrizione viene scritto il nome della persona a cui si riferisce); iperonimi ( unità lessicale di significato più generico rispetto ad una o altre unità lessicali in essa incluse iponimio , esempio: iperonimio=fiore, iponimio=rosa, geraneo… i diversi iponimi di uno stesso iperonimo si dicono coiponimi tra loro); sinonimi ; ellissi (rimando vuoto a qualcosa senza usare il pronome poiché l’italiano permette di richiamare il soggetto anche senza l’utilizzo del pronome prodrob, esempio: Lei stessa aveva lavorato, fin da bambina: Ø aveva aiutato il padre).
  2. (^) i segnali discorsivi : connettivi testuali ecco, allora, quindi

-la coerenza : La coerenza di un testo consiste nel collegamento logico di tutti i suoi contenuti e nella sua continuità semantica. Può essere: tematica, logica e semantica Può avere una struttura lineare dove fabula e intreccio sono paralleli oppure una struttura retroattiva (flashback) dove fabula e intreccio non sono paralleli.

Un testo può essere coerente o meno in base a due concetti fondamentali:

  • il tema (o topic ), cioè quello di cui si sta parlando nel testo (o nella porzione di testo presa in considerazione);
  • (^) il rema (o comment ), quello che si dice del tema;
  • Progressione lineare : il rema di un enunciato diventa il tema dell’enunciato successivo. -Progressione a tema costante : in una sequenza di enunciati, il tema del primo rimane invariato nei successivi.
  • Progressione a temi derivati da un ipertema o da un iperrema (cioè da un tema o da un rema più ampi).
  • Progressione con sviluppo di un tema o di un rema dissociato: Giovanni oggi andrà al cinema con Luca e Maria. Luca vorrebbe vedere una commedia. Maria preferisce i film d’azione. (il tema prima è insieme poi si dissocia).
  • Progressione tematica a salti: il tema cambia continuamente.

I principi pragmatici di un testo:

  • l’ intenzionalità : riguarda l’atteggiamento dell’emittente per rendere più o meno coeso e coerente il testo prodotto in funzione delle sue necessità comunicative;
  • l’ accettabilità : riguarda la volontà, o la capacità, del destinatario di riconoscere e comprendere l’atto linguistico dell’emittente;