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La malora, Appunti di Italiano

Riassunto libro di Beppe Fenoglio "La Malora"

Tipologia: Appunti

2015/2016
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Caricato il 25/06/2016

dani102
dani102 🇮🇹

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LA MALORA
Di Beppe Fenoglio
Narra la cruda realtà della vita contadina nelle Langhe anni ’50. Il protagonista è il giovane
Agostino di San Benedetto che, dopo la tragica morte del povero padre contadino, si ritrova
servo al Pavaglione di Tobia Rabino.
Il racconto inizia con la descrizione del funerale del padre che “si pigliava la prima acqua sotto
terra”; dopo aver seppellito il padre ritornava al suo abituale lavoro e pensò che nemmeno la
morte di suo padre li aveva cambiato il destino. Agostino inizia a lavorare a 8 anni però la
censa la presero i Canonica in quanto la madre aveva paura di indebitarsi.
(La madre raddoppiò la sua lavorazione di formaggio per guadagnare di più. Alla mamma li
venne il pensiero di sua glia che era morta prima che nascesse Agostino e sentiva la
mancanza della glia, si chiamava Giulia.)
Condizioni nanziarie: La mamma x risparmiare i ammiferi mandava ad accendere il loro
lume alla cascina più vicina, il glio Emilio. Il padre vendette mezza la riva da legna e anche il
prato lungo Belbo, ma il denaro che guadagnavano non aiutava molto e quei soldi venivano
dati ai Canonica per non farsi togliere il credito alla censa. Il glio ricorda prima che morisse il
padre che la madre per chiedere la grazia di risollevarsi dai problemi lei andò pellegrina al
santuario della madonna del deserto con la disapprovazione del marito, alla ne dopo una
settimana non si concluse niente di buono.
Stefano e Emilio: Stefano il fratello maggiore venne chiamato in esercito dal re dove li si
trovò bene e non faceva servizi faticosi e si scambiavano delle lettere però non mandò manco
un centesimo alla famiglia. Quindi il fratello rientrò dopo 21 mesi di militare e passava le
giornate nell’osteria e si fece più massiccio e superbo. Tornato Stefano partì Emilio per andare
a studiare da prete nel seminario di Alba. Tutto questo per saldare il debito con la maestra con
la quale lei si era oerta di saldare il debito e pagava anche uno scudo al mese per il suo
mantenimento in seminario. Emilio a scuola era il più dotato di tutto San Benedetto e a lui
fare il prete andava bene, quando i genitori dovevano chiedere qualcosa al cielo facevano
pregare sempre Emilio perché era il più innocente. Agostino ha rivisto fratello prima che fosse
passato un anno ad Alba dove lui lavorava con il padrone Tobia.
Ago e Tobia: Un giorno il padre di Agostino lo invitò con lui ad andare al mercato di Niella
dove li conobbe Tobia Rabino che diventerà il suo padrone, la sua paga era 7 marenghi l’anno
e un paio di calzoni x ogni natale. Al Pavaglione Agostino si trova a vivere in condizioni ancora
più miserabili di quelle a cui era abituato. Al suo stesso, durissimo regime di vita sono
sottoposti anche la moglie e i gli di Tobia, che l'uomo sfrutta senza tregua nella speranza di
acquistare un buon pezzo di terra fertile alle pendici di Alba.
Famiglia Tobia: Agostino aveva un bel rapporto con la moglie di Tobia, che egli chiamava
sempre con rispetto “padrona”. Lei e Tobia hanno 3 gli. La prima si chiamava Ginotta che
però non conoscerà no a fondo perché andata presto in sposa ad un benestante giovane di
Agliano. Poi aveva due maschi uno un po più vecchio di Agostino e l’altro più giovane. Tobia
trattava Agostino pari ai suoi due gli, Baldino e il maggiore Jano, vale a dire dandogli uno
sbrante carico di lavoro e pochissimo di cui nutrirsi. Dopo ogni cena, Tobia pretendeva che
dopo si cantasse e ordinò ad Agostino di imparare le loro canzoni così da cantare insieme ai
suoi gli. Tobia Rabino era disperatamente avaro, desideroso solo di comprare la sua terra e
arancarsi dal proprio padrone, un ricco farmacista di Alba, cui ruba tutto quello che può.
Descrizione Alba e prima vacanza di Ago:Viene descritta la prima vacanza per
Agostino dopo mesi di duro lavoro quando accompagna Rabino al mercato di Alba, città
che rappresentava per lui un mondo sconosciuto e il cui paesaggio gli riempì gli occhi,
guardava i campanili, le torri, le case, il ponte e il ume Tanaro. Tobia gli fece notare il
gran palazzo con il giardino dove studiava il fratello Emilio da prete. La scoperta della città
è piena di meraviglia ma, al contempo, dolorosa per il senso di inferiorità del contadino nei
confronti dei propri coetanei apparentemente così spavaldi e sicuri di sé. Arrivarono alla
casa del padrone una bella casa isolata in un viale, nel mezzo del cortile c’erano due carri
e Tobia salutò i mezzadri delle altre due cascine.
Dopo un po uscì il padrone e aveva addosso un lungo vestito giallo e aveva la faccia del
mal risvegliato e riproverò Tobia per il modo in cui avevo sistemato i carri. Quando
andarono via posarono i carri e si misero a mangiare. Agostino non vedeva l’ora di
rivedere il fratello Emilio e Tobia li permise di andarlo a trovare.
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LA MALORA

Di Beppe Fenoglio

Narra la cruda realtà della vita contadina nelle Langhe anni ’50. Il protagonista è il giovane Agostino di San Benedetto che, dopo la tragica morte del povero padre contadino, si ritrova servo al Pavaglione di Tobia Rabino. Il racconto inizia con la descrizione del funerale del padre che “si pigliava la prima acqua sotto terra”; dopo aver seppellito il padre ritornava al suo abituale lavoro e pensò che nemmeno la morte di suo padre li aveva cambiato il destino. Agostino inizia a lavorare a 8 anni però la censa la presero i Canonica in quanto la madre aveva paura di indebitarsi. (La madre raddoppiò la sua lavorazione di formaggio per guadagnare di più. Alla mamma li venne il pensiero di sua figlia che era morta prima che nascesse Agostino e sentiva la mancanza della figlia, si chiamava Giulia.) Condizioni finanziarie : La mamma x risparmiare i fiammiferi mandava ad accendere il loro lume alla cascina più vicina, il figlio Emilio. Il padre vendette mezza la riva da legna e anche il prato lungo Belbo, ma il denaro che guadagnavano non aiutava molto e quei soldi venivano dati ai Canonica per non farsi togliere il credito alla censa. Il figlio ricorda prima che morisse il padre che la madre per chiedere la grazia di risollevarsi dai problemi lei andò pellegrina al santuario della madonna del deserto con la disapprovazione del marito, alla fine dopo una settimana non si concluse niente di buono. Stefano e Emilio : Stefano il fratello maggiore venne chiamato in esercito dal re dove li si trovò bene e non faceva servizi faticosi e si scambiavano delle lettere però non mandò manco un centesimo alla famiglia. Quindi il fratello rientrò dopo 21 mesi di militare e passava le giornate nell’osteria e si fece più massiccio e superbo. Tornato Stefano partì Emilio per andare a studiare da prete nel seminario di Alba. Tutto questo per saldare il debito con la maestra con la quale lei si era offerta di saldare il debito e pagava anche uno scudo al mese per il suo mantenimento in seminario. Emilio a scuola era il più dotato di tutto San Benedetto e a lui fare il prete andava bene, quando i genitori dovevano chiedere qualcosa al cielo facevano pregare sempre Emilio perché era il più innocente. Agostino ha rivisto fratello prima che fosse passato un anno ad Alba dove lui lavorava con il padrone Tobia. Ago e Tobia : Un giorno il padre di Agostino lo invitò con lui ad andare al mercato di Niella dove li conobbe Tobia Rabino che diventerà il suo padrone, la sua paga era 7 marenghi l’anno e un paio di calzoni x ogni natale. Al Pavaglione Agostino si trova a vivere in condizioni ancora più miserabili di quelle a cui era abituato. Al suo stesso, durissimo regime di vita sono sottoposti anche la moglie e i figli di Tobia, che l'uomo sfrutta senza tregua nella speranza di acquistare un buon pezzo di terra fertile alle pendici di Alba. Famiglia Tobia : Agostino aveva un bel rapporto con la moglie di Tobia, che egli chiamava sempre con rispetto “padrona”. Lei e Tobia hanno 3 figli. La prima si chiamava Ginotta che però non conoscerà fino a fondo perché andata presto in sposa ad un benestante giovane di Agliano. Poi aveva due maschi uno un po più vecchio di Agostino e l’altro più giovane. Tobia trattava Agostino pari ai suoi due figli, Baldino e il maggiore Jano, vale a dire dandogli uno sfibrante carico di lavoro e pochissimo di cui nutrirsi. Dopo ogni cena, Tobia pretendeva che dopo si cantasse e ordinò ad Agostino di imparare le loro canzoni così da cantare insieme ai suoi figli. Tobia Rabino era disperatamente avaro, desideroso solo di comprare la sua terra e affrancarsi dal proprio padrone, un ricco farmacista di Alba, cui ruba tutto quello che può. Descrizione Alba e prima vacanza di Ago :Viene descritta la prima vacanza per Agostino dopo mesi di duro lavoro quando accompagna Rabino al mercato di Alba, città che rappresentava per lui un mondo sconosciuto e il cui paesaggio gli riempì gli occhi, guardava i campanili, le torri, le case, il ponte e il fiume Tanaro. Tobia gli fece notare il gran palazzo con il giardino dove studiava il fratello Emilio da prete. La scoperta della città è piena di meraviglia ma, al contempo, dolorosa per il senso di inferiorità del contadino nei confronti dei propri coetanei apparentemente così spavaldi e sicuri di sé. Arrivarono alla casa del padrone una bella casa isolata in un viale, nel mezzo del cortile c’erano due carri e Tobia salutò i mezzadri delle altre due cascine. Dopo un po uscì il padrone e aveva addosso un lungo vestito giallo e aveva la faccia del mal risvegliato e riproverò Tobia per il modo in cui avevo sistemato i carri. Quando andarono via posarono i carri e si misero a mangiare. Agostino non vedeva l’ora di rivedere il fratello Emilio e Tobia li permise di andarlo a trovare.

Incontro con Emilio : Arrivato al seminario chiedendo indicazioni ai passanti per raggiungerlo, vide una portina mezza aperta e ci entrò, vide cerchi di gente attorno a un ragazzo vestito di nero o a un giovane con i bottoni rossi, e sulle panche contro i muri della gente seduta. Parlavano tutti a bassa voce, poi si trovò davanti uno zoppo e domandò ad Agostino chi cercava e lui rispose che cercava Emilio Braida, lo andò a chiamare e Emilio entrò portava il vestito nero con cui era partito e lo vide mal messo, pallido, sciupato e affamato infatti chiese al fratello se li andava a comprare delle mele in una bottega che c’era sul mercato. Appena tornò con i due pacchetti la portina del parlatorio era chiusa bussò ma nessuna risposta. Dopo 5 minuti si ripresentò lo zoppo e disse che erano già tutti in cappella, poi si prese le mele e chiuse la porta in faccia. Agostino guardò da sotto in su la facciata del seminario con la speranza di rivedere il fratello ma non lo vide e ritornò allo stallaggio. Matrimonio : In seguito il matrimonio di Ginotta è per tutti una lieta festa in cui bere e mangiare a volontà; Eppure, su tutto dominano i soldi e un primo fidanzamento viene rotto pochi giorni prima della cerimonia per insignificanti questioni di dote. Lo sposo è presto sostituito da un altro pretendente e giunge infine il tanto atteso pasto nuziale: abbondante, saporito, nutriente, così diverso dalla polenta strofinata con un po' d'acciuga degli altri giorni. Mancavano due giorni allo sposalizio e il pranzo lo prepararono la moglie di Tobia e Ginotta e non fecero entrare nessuno per non rovinare la sorpresa. Si sposarono a Trezzo alla fine di ottobre, lo sposo non aveva più la madre ed era venuto con suo padre, suo fratello e un suo zio. Dalla parte di Tobia era venuta più gente un suo fratello, 2 sue sorelle con gli uomini e bambini portarono i regali. Agostino aveva il timore che con tutta quella gente non ci fosse stato un posto a tavola anche per lui ma invece i parenti si strinsero e li fecero posto. Non aveva mai mangiato un pranzo così in vita sua. Questa è un’immagine luminosa del racconto che però, come la precedente, viene offuscata dal collasso di Tobia. Quando si riprese disturbò il pranzo e disse che doveva far acqua e portò con se i figli e Agostino e la presero in fondo alla riva. Ad un certo punto Tobia cascò giù come un palo e sua sorella le toccò la fronte e disse che aveva la febbre e lo coricarono e continuarono a mangiare. Si alzarono quando la campana di Cappelletto dava il tramonto e Ginotta volle aiutare la madre a sparecchiare ma non glielo permise e disse di godersi quel primo e ultimo giorno più bello della sua vita. Intanto lo sposo e i suoi era fuori giù sul biroccio per aspettare Ginotta che in quel momento era salita per salutare il padre nel letto poi il sensale diede il cavallo a Ginotta che la spinse giù sul sedile ma si rialzò e salutò tutti e disse alla madre che se lei non riusciva ad andarli a trovare si potevano incontrare ad Agliano. Agostino e il Pavaglione : Quando il padre di Agostino era morto, Tobia li aveva concesso la prima licenza ma Agostino la rifiutò, non voleva tornare a casa perché si voleva fare desiderare dai suoi come avevano desiderato Stefano quando era soldato e non aveva mai chiesto la licenza, quindi Agostino resisteva al Pavaglione, lo aiutava a stare li la stagione, che era inverno, infatti ne approfittava per lavorare al caldo nella stalla. La moglie di Tobia chiese ad Agostino come faceva a stare tutto quel tempo lontano dai parenti e allora lui le promise che andava l’indomani. Ma nella notte nevicò e Tobia lo mandò sul tetto per togliere la neve. Poi arrivò il giorno del festa dei servitori e i più vecchi ma anche i giovani andarono ad Alba, ma Tobia non permise ad Agostino di andare in quanto Alba era pieno di pericoli e di gente che fregava soldi a tutti i giochi. Agostino fu contento di andare alla festa dell’osteria di Manera e insieme ad alcuni servitori cenavano tutto il dopopranzo e la sera, c’era poco da mangiare ma molto da bere e ballarono. Fu proprio il quel giorno che capitò la disgrazia a suo padre. Morte del padre :Tre giorni dopo mentre era nei campi lo chiamò Tobia e con lui c’era un signore della Liguria che veniva dai posti dove abitava Agostino e disse che era andato al mercato a San Benedetto e che la madre aveva comprato l’olio a patto che avrebbe fatto la strada fino al Pavaglione e le facesse una commissione quella di dire a lui o al padrone che suo padre era finito nel pozzo per disgrazia e l’avevano tirato su in tempo ma stava male. Quindi Tobia disse di andarlo a trovare e li diede 3 marenghi e un po di pane e lardo e lo accompagnarono tutti al cancello. Il viaggio durò 6 ore e si incamminò veloce e pensava alla vita che aveva fatto suo padre, alle parole, a Emilio se era stato avvisato come lui, a sua madre, a Stefano e iniziò a disperarsi dicendo che se c’era lui a casa questo non succedeva. Mentre si avviò verso il suo paese vide la sua casa giù verso Belbo e vide la finestra illuminata da 4 candele. Restò solo con il padre e poi diede 3 marenghi alla madre per la sepoltura. Poi Stefano lo portò al pozzo e gli raccontò com’era successo: la madre li aveva chiesto di tirarle

in quel periodo iniziò a rubare salame e quando Tobia tornava e non vedeva il cibo, Agostino incolpò il cane che Tobia picchiò. Per il padrone Agostino era solo una bestia e il servitore volle iniziare a farsi prendere in grazia ma non riuscì. Un giorno si presentò il prete giovane di Trezzo e chiese alla padrona se aveva qualche lavoro da fare per ottenere un po di pane e formaggio, la padrona aveva il timore che Tobia lo veniva a sapere. Però il prete li faceva pena e li diede qualcosa da aggiustare. Agostino pensò che i preti erano quasi come i servitori. Aveva il timore che il fratello Emilio facesse la stessa fine di Don Pino. Infatti dopo un mese ne ebbe la prova che aveva lo stesso suo destino. Tobia lo portò giu ad Alba e lui andò in seminario e vide Emilio che era messo peggio dall’ultima volta che l’ha visto, era magro e li vide una sciarpa di lana nera che le aveva dato la madre di nascosto. Poi Emilio disse che faceva parte dei cantori e non era nemmeno tanto contento perché era stanco e cantare diventava pesante. Poi Agostino gli raccontò delle condizioni di Don Pino e gli disse che poteva accadere anche a lui ma il fratello disse che non li dava fastidio. Emilio disse che la sua visita li aveva fatto piacere, e al suono della campana si salutarono e li diede una lira per comprarsi qualcosa che lo rallegrasse. Ritrovò Tobia nel luogo in cui si erano lasciati e invece di ritornare al Pavaglione andarono dal padrone nella farmacia, con delle biscie d’oro pitturate sui vetri, dentro rivestita con legno antico, il padrone stava parlando con suo amico di fucili e Tobia si intromise chiese scusa se erano andato e trovarlo e li chiese se aveva bisogno di qualcosa dal Pavaglione. Poi nella farmacia entrò una donna, e Tobia pensò che quello era un bel mestiere e quando la donna pagò il padrone mise in una macchinetta e a quella vista Tobia e Agostino erano sbalorditi. Poi Tobia parlò in privato con il padrone e disse che sua moglie stava male e aveva mal di pancia, mal di schiena e allora il padrone disse che era incinta e che doveva prenderle una serva e Tobia disse che una serva costava troppo. Ago e Mario : Passata la stagione del gioco Agostino vedeva sempre Mario Bernasca e ogni tanto parlarono. Una domenica dopopranzo salì al Pavaglione e chiamò Agostino per fare un bagno in un gorgo a Belbo solo con lui. Mario li disse che loro due erano degli stupidi perché perdevano la loro gioventù a fare i servitori. E’ proprio Mario a stimolare l’amico a lasciare Tobia e divenire con lui libero mietitore. Agostino, però, rifiuta l’offerta per la sua natura mite e attaccata agli impegni presi verso Tobia da suo padre quando era vivo; così facendo, purtroppo, il giovane perde l’amicizia del Bernasca che, da quel giorno, non si fa più vivo. Morte del vicino : Tornato al Pavaglione si annuncia la scomparsa da casa del vicino Costantino del Boscaccio, che già più di una volta aveva cercato di farla finita senza mai trovare il coraggio e la sobrietà per agire; per tutta la campagna risuonano giorno e notte i richiami e a Tobia questo dava fastidio perché quando lavoravano erano disturbati. Una mattina arrivò al Boscaccio un uomo di Rocchetta e raccontò ai suoi figli che le era parso di vedere loro padre una settimana prima. Ma, dopo diciassette giorni dalla scomparsa, ormai tutti hanno rinunciato. Ma è proprio in quel giorno che Agostino, mentre andava bel bello in un boschetto, trova il cadavere del disperso impiccato ad un ramo con un foglietto scritto sul petto, Agostino traumatizzato chiese aiuto e la gente li andarono incontro tappandosi il naso per la puzza tremenda. Il foglio che aveva era un ricordo del 50esimo di messa del parroco di Trezzo. I figli di Costantino arrivarono e lo portarono al camposanto. Poi il maresciallo interrogò Agostino per ciò che era accaduto e Tobia era arrabbiato perché secondo lui era una perdita di tempo. Le tragedie, però, non erano ancora finite: infatti tempo dopo la moglie di Tobia si sente male a causa di iper affaticamento e sfinimento e di una mancata servente. E’ in quella notte che avviene, sotto gli occhi strabuzzati di Agostino e Baldino, la lite e la cazzottata tra Tobia e il figlio Jano perché Jano aveva detto al padre che si era comportato da vigliacco con la madre che quando era incinta l’aveva sempre fatta lavorare fino all’ultimo giorno. Serva Fede : il tutto poi si risolve con l’assunzione della famosa servente. Veniva dalla langa di Castino ed era parente di Tobia, si chiamava Fede e aveva quasi 18 anni, una pulita e graziosa ragazza. Aveva 3 fratelli, ma due erano morti, tutte e due di tifo, e aveva una sorella più vecchia. Fede era diventata una servente a causa della sorella che la trattava male. Inquei momenti Agostino e i figli di Tobia dopo pranzo non si allontanavano più dall’aia ma stavano sempre vicini a Fede. La padrona faceva dormire Fede nella sua stanza e non la perdeva d’occhio perché sapeva con chi aveva a che fare. Fede trattava bene Agostino, e una sera mentre erano sull’aia e c’era mezza gioventù , Fede diede da bere a tutti l’acqua mentre ad Agostino li diede del vino allora iniziò a farsi delle idee e provare grande speranza. Quella sera finì male a causa delle buffonate di Jano. Agostino sognava il giorno in cui Jano doveva partire

come soldato. Agostino ripensò a Mario ed era contento che se ne era andato con il timore che potesse fare colpo su Fede. Una volta tutti erano andati a una festa a Trezzo e Jano aveva comprato del torrone a Fede e che lei aveva accettato, così anche Agostino si decise di comprarle qualcosa e le regala una bottiglietta di “acqua d’odore” che aveva pagato 25 soldi. Voleva darle questo regalo ma non riusciva perché aveva sempre gli occhi puntati dei figli di Tobia. Fede lo trattava sempre bene e invece Jano in sua presenza trattava male Agostino come per farsi vedere superiore. Una sera riuscirono a rimanere soli, Tobia , Jano e Baldino erano andati via. Così andarono vicino a un rittano e parlarono, Agostino disse che era innamorato di lei e anche Fede ricambia il gesto una promessa di sincero e vero amore. In dieci minuti che avevano parlato aveva già combinato la loro vita ed erano molto sicuri e tenevano questo segreto. Adesso Agostino non si voleva più allontanare dal Pavaglione e finchè stava con Fede era il posto più bello di tutti. Ogni sabato sera si faceva la barba e la domenica mattina mentre scendeva a Cappelletto per la messa insieme a uomini donne e Fede sentiva la sua acqua d’odore. Agostino per come era felice rendeva il doppio e Tobia lo premiava con 3 scudi dopo i raccolti. E con quei soldi faceva bella figura con Fede portandola in giro. Non voleva più sentire parlare di licenze per lui l’importante è che i suoi fossero tutti vivi. Il tempo volava e arrivò Natale, Tobia e la padrona stavolta mantennero la promessa e portarono Agostino e Fede al mercato di Alba a prendere un paio di calzoni e a Fede un grembiule. Fede si allontana da Ago : Una sera arrivarono al Pavaglione il padre e il fratello di Fede e la portarono via lasciando Agostino molto infelice. Il motivo era il fidanzamento (naturalmente di convenienza e forzato) della giovane con uno dei fratelli Busca di Castino, gente benestante. Si sposarono la prima domenica di Febbraio e furono invitati Tobia e sua moglie e una volta ritornati la moglie disse che aveva paura per Fede in quanto era stata data in sposa al più giovane però la sua paura era che poteva essere abusata da tutti e 3. Quella sera Agostino saltò la cena. Ago torna a casa : Stefano andò come primo garzone in una censa di ricchi parenti di Monesiglio, allora Agostino chiese la licenza prese il suo fagotto e salutò tutti in particolare la padrona. Quei 3 anni che aveva passato al Pavaglione li aveva già dimenticati come fossero un’elemosina. Il ritorno era uno dei giorni più belli della sua vita e per festeggiare andò in un osteria e si bevette una bottiglia di moscato e arrivato a San Benedetto giurò che non si lamentava mai più di mangiare anche solamente pane e cipolla purché non aveva più un padrone. Poi vide la madre ed era contenta. La casa era malandata, il tetto era tutto da ripassare, il muro verso Belbo gonfio e decise che iniziò a lavorare come muratore o falegname, pure la terra era tutta da ripassare e Stefano non l’aveva per niente curata. Ogni mattina la prima cosa che faceva era guardare fuori dalla finestra se c’era ancora la sua terra. Poi venne a conoscenza di tutte le cose erano successe mentre era via, che avevano venduto la riva da legna per non indebitarsi. Emilio decretato malato incurabile di tisi fin da prima che entrasse in seminario e non si poteva salvare. Agostino sperava che il fratello si salvi, lo salvava la loro aria, il loro mangiare. La madre promette di proteggere Agostino perché “ è bravo e s’è sacrificato per la famiglia e sarà solo al mondo”. Ma Agostino sarebbe stato sì solo, però non ci sarebbe stato più per lui un padrone come Tobia Rabino e non avrebbe più dovuto render conto ad altri che a sé.

“La Malora” è, come già accennato prima, ambientato nelle Langhe piemontesi del ’50, quindi vengono descritte colline verdi su cui sorgono cascinali, fiumi o fossi, boschetti, ma anche grandi città, come Alba, il tutto ancora molto sottosviluppato rispetto ai giorni nostri perché circondato da carri e bestiame, invece che da automobili o altri mezzi moderni che stonano comunque con il racconto. Il tempo è quello difficile del dopoguerra, contrassegnato da povertà, malattia e fame. Il nostro protagonista, infatti, per aiutare finanziariamente i genitori, è ridotto a fare da schiavo a gente che comunque non è ricca. I temi del romanzo sono molti, ma credo che il principale sia il profondo significato della libertà, che Agostino alla fine riacquista. Quella di questo romanzo è però una libertà veramente radicata, il protagonista, infatti, la desidera immensamente anche a costo di trovarsi senza un soldo e di lavorare molto duro per il resto della sua vita. Al primo impatto, “La Malora” potrebbe sembrare un libro leggero, ma io posso assicurare che, per i temi trattati e le immagini presenti, è alquanto tragico e porta inevitabilmente a delle