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Tema 2021 la Malora Fenoglio, Temi di Lingue e letterature classiche

Tema che approfondisce motivi ricorrenti dell’opera la Malora di fenoglio

Tipologia: Temi

2020/2021

Caricato il 23/11/2023

alessandro-vastola
alessandro-vastola 🇮🇹

5 documenti

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Il primo dopoguerra rappresentò una grande delusione per tutto il popolo italiano.
La gente, ormai stremata dal conflitto, si aspettava solo pace con la firma dell’armistizio, e non avrebbe mai
potuto prevedere la gravissima crisi economica che attendeva l’Italia dietro l’angolo;
una crisi di dimensioni mai viste prima nel bel paese, aggravata ulteriormente da una serie di sfortunati
cambiamenti in campo economico, concatenati tra loro, come l’inflazione della lira , un aumento dei prezzi
vertiginoso, e infine un taglio al personale senza precedenti nel settore dell’industria.
Coloro che furono abbastanza fortunati da fare ritorno dal fronte, se non erano impossibilitati al lavoro a
causa di mutilazioni, videro il proprio posto di lavoro occupato da coloro che non furono mandati in guerra,
donne e talvolta bambini che si misero a servizio del proprio paese, bisognoso di braccia per combattere,
oltre ad una guerra di sangue, una guerra economica.
E proprio come in guerra, coloro che godevano di un rango più alto, guardavano dall’alto delle loro torri
d’avorio i soldati semplici in prima linea, che lottavano con tutte le proprie forze per la propria vita, e
spesso perivano: infatti non furono i grandi proprietari di industrie, arricchiti grazie alla necessità di armi e
ai costi contenuti di produzione, le vittime di questa crisi, ma coloro che appartenevano alle classi più
basse, sfruttati dagli imprenditori, e presi in giro dalle false promesse dello stato, che garantiva
cambiamento una volta tornati dalla guerra con la riforma agraria, che tuttavia non vide mai la luce del
giorno.
Questo contesto è descritto perfettamente ne “La malora” di Beppe Fenoglio, racconto ambientato nelle
colline delle Langhe; l’autore sceglie un tipo di narrazione in prima persona, calandosi nella prospettiva di
Agostino, che raccontando la propria adolescenza, fornisce un quadro della situazione del primo
dopoguerra cuneese più concreta e veritiera, a differenza di un qualsiasi testo storico.
Lo stesso titolo del racconto è molto significativo, e rappresenta il tema principale che caratterizza la trama
del romanzo, e la situazione effettiva del periodo: la crudele condizione umana che prende il nome di
malora costringe ogni singolo protagonista del racconto a lavorare assiduamente; i personaggi vivono
dunque in un mondo avaro e violento, che li mette completamente in ginocchio, piegati in due sulla terra
alla quale loro sono legati ormai da generazioni, ma che ormai riesce a dare ben poco raccolto, appena
sufficiente per sopravvivere.
Questa condizione terribile vede come materia prima il denaro, che è la base dell’intera piramide sociale,
motore di ogni singola azione compiuta dai personaggi, e perfino fulcro dei loro pensieri.
L’importanza del denaro è resa chiara sin dall’inizio del racconto, che si apre sulla tomba del padre di
Agostino al cimitero di San benedetto Belbo, in occasione della sua “prima acqua sottoterra”: il
protagonista è chiaramente dispiaciuto dalla morte del padre, ma subito dopo il funerale, svolto tra due
messe, il suo pensiero si concentra subito sul denaro, infatti egli dice di dover tornare a lavoro, e ringrazia il
padrone per avergli anticipato tre marenghi, necessari per pagare il pranzo ai parenti, come da tradizione.
La narrazione prosegue poi dilatandosi nel tempo che precede e segue il lutto del padre, tuttavia senza
perdere mai del tutto questa visione fatalistica del mondo, popolato da braccianti sfruttati e sottomessi dal
lavoro, dei quali lo stesso Agostino fa parte; infatti vediamo il giovane abbandonare la propria casa nei
primi capitoli, per andare a lavorare al Pavaglione, sotto Tobia Rabino, mezzadro di un ricco farmacista di
Alba.
Raramente i protagonisti riescono a scorgere speranze nella propria vita, maledetta dalla malora, e quando
questo accade, vengono bruscamente riportati alla realtà, come per esempio proprio quando Agostino e
Tobia scendono ad Alba, ed ammirano la città come un’utopia irraggiungibile, oppure in occasione
dell’incontro di Agostino e Fede, giovane ragazza che per lui rappresenta un motivo per andare avanti, ma
che poi è costretta dai genitori ad un matrimonio d’interesse.
Questo episodio riassume l’intera opera di Fenoglio, ed ecco che, per l’ennesima volta, vediamo la speranza
di una vita migliore portata via dalla forza che governa l’universo descritto nel romanzo, e anche il periodo
storico del primo dopoguerra, il denaro.

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Il primo dopoguerra rappresentò una grande delusione per tutto il popolo italiano. La gente, ormai stremata dal conflitto, si aspettava solo pace con la firma dell’armistizio, e non avrebbe mai potuto prevedere la gravissima crisi economica che attendeva l’Italia dietro l’angolo; una crisi di dimensioni mai viste prima nel bel paese, aggravata ulteriormente da una serie di sfortunati cambiamenti in campo economico, concatenati tra loro, come l’inflazione della lira , un aumento dei prezzi vertiginoso, e infine un taglio al personale senza precedenti nel settore dell’industria. Coloro che furono abbastanza fortunati da fare ritorno dal fronte, se non erano impossibilitati al lavoro a causa di mutilazioni, videro il proprio posto di lavoro occupato da coloro che non furono mandati in guerra, donne e talvolta bambini che si misero a servizio del proprio paese, bisognoso di braccia per combattere, oltre ad una guerra di sangue, una guerra economica. E proprio come in guerra, coloro che godevano di un rango più alto, guardavano dall’alto delle loro torri d’avorio i soldati semplici in prima linea, che lottavano con tutte le proprie forze per la propria vita, e spesso perivano: infatti non furono i grandi proprietari di industrie, arricchiti grazie alla necessità di armi e ai costi contenuti di produzione, le vittime di questa crisi, ma coloro che appartenevano alle classi più basse, sfruttati dagli imprenditori, e presi in giro dalle false promesse dello stato, che garantiva cambiamento una volta tornati dalla guerra con la riforma agraria, che tuttavia non vide mai la luce del giorno. Questo contesto è descritto perfettamente ne “La malora” di Beppe Fenoglio, racconto ambientato nelle colline delle Langhe; l’autore sceglie un tipo di narrazione in prima persona, calandosi nella prospettiva di Agostino, che raccontando la propria adolescenza, fornisce un quadro della situazione del primo dopoguerra cuneese più concreta e veritiera, a differenza di un qualsiasi testo storico. Lo stesso titolo del racconto è molto significativo, e rappresenta il tema principale che caratterizza la trama del romanzo, e la situazione effettiva del periodo: la crudele condizione umana che prende il nome di malora costringe ogni singolo protagonista del racconto a lavorare assiduamente; i personaggi vivono dunque in un mondo avaro e violento, che li mette completamente in ginocchio, piegati in due sulla terra alla quale loro sono legati ormai da generazioni, ma che ormai riesce a dare ben poco raccolto, appena sufficiente per sopravvivere. Questa condizione terribile vede come materia prima il denaro, che è la base dell’intera piramide sociale, motore di ogni singola azione compiuta dai personaggi, e perfino fulcro dei loro pensieri. L’importanza del denaro è resa chiara sin dall’inizio del racconto, che si apre sulla tomba del padre di Agostino al cimitero di San benedetto Belbo, in occasione della sua “prima acqua sottoterra”: il protagonista è chiaramente dispiaciuto dalla morte del padre, ma subito dopo il funerale, svolto tra due messe, il suo pensiero si concentra subito sul denaro, infatti egli dice di dover tornare a lavoro, e ringrazia il padrone per avergli anticipato tre marenghi, necessari per pagare il pranzo ai parenti, come da tradizione. La narrazione prosegue poi dilatandosi nel tempo che precede e segue il lutto del padre, tuttavia senza perdere mai del tutto questa visione fatalistica del mondo, popolato da braccianti sfruttati e sottomessi dal lavoro, dei quali lo stesso Agostino fa parte; infatti vediamo il giovane abbandonare la propria casa nei primi capitoli, per andare a lavorare al Pavaglione, sotto Tobia Rabino, mezzadro di un ricco farmacista di Alba. Raramente i protagonisti riescono a scorgere speranze nella propria vita, maledetta dalla malora, e quando questo accade, vengono bruscamente riportati alla realtà, come per esempio proprio quando Agostino e Tobia scendono ad Alba, ed ammirano la città come un’utopia irraggiungibile, oppure in occasione dell’incontro di Agostino e Fede, giovane ragazza che per lui rappresenta un motivo per andare avanti, ma che poi è costretta dai genitori ad un matrimonio d’interesse. Questo episodio riassume l’intera opera di Fenoglio, ed ecco che, per l’ennesima volta, vediamo la speranza di una vita migliore portata via dalla forza che governa l’universo descritto nel romanzo, e anche il periodo storico del primo dopoguerra, il denaro.