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Analisi La malora di Fenoglio, Appunti di Letteratura Contemporanea

Analisi del romanzo La malora di Beppe Fenoglio, tratto dal corso di Letteratura italiana contemporanea della prof.ssa Manetti

Tipologia: Appunti

2018/2019

Caricato il 29/05/2019

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Beppe Fenoglio
Fenoglio vene visto da Calvino e Vittorini e la malora viene pubblicata. Fenoglio aveva iniziato a
scrivere durante la guerra e la resistenza, arriva tardi, è l'ultimo della sua generazione a cimentarsi
pubblicamente con il racconto partigiano di impianto realistico e questo è uno dei motivi, insieme al
fatto che è un isolato dal punto di vista geografico (ha sempre vissuto ad alba, è sempre stato
estraneo alle capitali culturali di quegli anni) e quindi estraneo alle cerchie e ai gruppi letterari.
Questo isolamento sembra uno svantaggio ma gli fornisce l'opportunità di lavorare in autonomia,
senza il riverbero delle polemiche, delle discussioni, delle ultime tendenze, ecc.. un altro elemento
di distinzione e differenziazione rispetto allo scrittore tipo del Neorealismo rimanda alla sua
esperienza biografica. Partecipa alla resistenza però nelle file dei partigiani azzurri (non brigate
organizzata dal partito comunista, ma quelle che erano una diretta affiliazione dell'esercito disciolto
dopo l'8 settembre ed erano quasi tutti monarchici fedeli al re, vedevano la militanza artigiana come
un modo per proseguire la guerra interrotta dall'armistizio). Qui Fenoglio sviluppa un'idea di
resistenza diversa da quella di Calvino. Claudio pavone ha cambiato lo sguardo alla resistenza
individuando nella guerra di liberazione tre tipi di guerre diverse:
guerra liberazione
guerra civile
guerra di classe
Fenoglio ha un'idea individualistica e aristocratica della resistenza, per lui è un momento in cui un
individuo si cimenta con forze, situazioni che dovrebbero schiacciarlo e annientarlo e mettere alla
prova il proprio valore e la capacità di mantenersi integro. La militanza di Fenoglio contribuisce
alla configurazione della sua idea di resistenza e al tempo stesso riesce a mantenere una capacità
critica verso questa esperienza: i racconti dei partigiani sono i primi in cui le esperienze esistenziali
vengono rappresentate apertamente senza infingimenti o pregiudizi.
Rispetto agli scrittori suoi coetanei che attraversano il Neorealismo e sono vicini al partito
comunista, l'esperienza di Fenoglio è diversa: è un narratore apolitico non ha ideologia da
promuovere e anche dopo il 48. questo gli permette di continuare a scrivere della resistenza in un
momento in cui non ne scriveva quasi nessuno, con lo slancio dell'immediato dopoguerra quando
molti dei suoi coetanei si erano allontanati da questi argomenti per timore della retorica, del
manierismo resistenziale. La sua diffidenza verso qualsiasi ideologia gli permette di gettare sulla
resistenza uno sguardo davvero oggettivo, rappresentando la crudezza, tutti quegli aspetti che per
varie ragioni non erano ammessi nell'ambito della rappresentazione letteraria.
I ventitrè giorni della città di alba esce tardi (Einaudi, 1952) ma ha alle spalle un lavoro
preparatorio lungo, a dimostrazione del fatto che anche se arriva tardi sulla scena letteraria, non è
uno scrittore che nasce dal nulla.
Nel 1948 Fenoglio presenta sette racconti con il titolo di Racconti della guerra civile, l'anno dopo
progetta una raccolta più ampia, che prevede anche racconti non partigiani. Intanto ha consegnato
ad Einaudi un romanzo breve La paga del sabato per includerlo in un unico volume. Vittorini
suggerisce di ricavare da questo romanzo due racconti, e Fenoglio lo farà: li intitolerà Ettore va al
lavoro e Nove lune e si darà titolo di Racconti barbari a questa raccolta. Nel 1952 si intitolerà
comeil primo dei racconti che contiene, appunto I ventitrè giorni della città di alba. Contiene 6
racconti partigiani che si muovono nella zona intorno ad alba dove Fenoglio aveva combattuto
come partigiano e sei racconti che mettono in scena la vita contadina nelle Langhe. Il raccordo tra
queste due sezioni è costituito da Ettore va al lavoro (storia del ritorno alla vita civile di un reduce
della guerra partigiana e le difficoltà che questi incontra dopo aver attraversato l'esperienza a
riadattarsi alla vita civile).
Si intensifica l'attenzione di Fenoglio non tanto sulla tematica partigiana ma quella contadina; nel
1952, alla pubblicazione della raccolta, questa risulta suddivisa equamente in due parti: sei racconti
ambientazione e tematica partigiana e altrettanti di ambientazione e tematica contadina. La
resistenza ha portato forti traumi, il cambiamento di prospettiva porta Fenoglio a dei cambiamenti
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Beppe Fenoglio

Fenoglio vene visto da Calvino e Vittorini e la malora viene pubblicata. Fenoglio aveva iniziato a scrivere durante la guerra e la resistenza, arriva tardi, è l'ultimo della sua generazione a cimentarsi pubblicamente con il racconto partigiano di impianto realistico e questo è uno dei motivi, insieme al fatto che è un isolato dal punto di vista geografico (ha sempre vissuto ad alba, è sempre stato estraneo alle capitali culturali di quegli anni) e quindi estraneo alle cerchie e ai gruppi letterari. Questo isolamento sembra uno svantaggio ma gli fornisce l'opportunità di lavorare in autonomia, senza il riverbero delle polemiche, delle discussioni, delle ultime tendenze, ecc.. un altro elemento di distinzione e differenziazione rispetto allo scrittore tipo del Neorealismo rimanda alla sua esperienza biografica. Partecipa alla resistenza però nelle file dei partigiani azzurri (non brigate organizzata dal partito comunista, ma quelle che erano una diretta affiliazione dell'esercito disciolto dopo l'8 settembre ed erano quasi tutti monarchici fedeli al re, vedevano la militanza artigiana come un modo per proseguire la guerra interrotta dall'armistizio). Qui Fenoglio sviluppa un'idea di resistenza diversa da quella di Calvino. Claudio pavone ha cambiato lo sguardo alla resistenza individuando nella guerra di liberazione tre tipi di guerre diverse:

  • guerra liberazione
  • guerra civile
  • guerra di classe Fenoglio ha un'idea individualistica e aristocratica della resistenza, per lui è un momento in cui un individuo si cimenta con forze, situazioni che dovrebbero schiacciarlo e annientarlo e mettere alla prova il proprio valore e la capacità di mantenersi integro. La militanza di Fenoglio contribuisce alla configurazione della sua idea di resistenza e al tempo stesso riesce a mantenere una capacità critica verso questa esperienza: i racconti dei partigiani sono i primi in cui le esperienze esistenziali vengono rappresentate apertamente senza infingimenti o pregiudizi. Rispetto agli scrittori suoi coetanei che attraversano il Neorealismo e sono vicini al partito comunista, l'esperienza di Fenoglio è diversa: è un narratore apolitico non ha ideologia da promuovere e anche dopo il 48. questo gli permette di continuare a scrivere della resistenza in un momento in cui non ne scriveva quasi nessuno, con lo slancio dell'immediato dopoguerra quando molti dei suoi coetanei si erano allontanati da questi argomenti per timore della retorica, del manierismo resistenziale. La sua diffidenza verso qualsiasi ideologia gli permette di gettare sulla resistenza uno sguardo davvero oggettivo, rappresentando la crudezza, tutti quegli aspetti che per varie ragioni non erano ammessi nell'ambito della rappresentazione letteraria.

I ventitrè giorni della città di alba esce tardi (Einaudi, 1952) ma ha alle spalle un lavoro preparatorio lungo, a dimostrazione del fatto che anche se arriva tardi sulla scena letteraria, non è uno scrittore che nasce dal nulla. Nel 1948 Fenoglio presenta sette racconti con il titolo di Racconti della guerra civile, l'anno dopo progetta una raccolta più ampia, che prevede anche racconti non partigiani. Intanto ha consegnato ad Einaudi un romanzo breve La paga del sabato per includerlo in un unico volume. Vittorini suggerisce di ricavare da questo romanzo due racconti, e Fenoglio lo farà: li intitolerà Ettore va al lavoro e Nove lune e si darà titolo di Racconti barbari a questa raccolta. Nel 1952 si intitolerà comeil primo dei racconti che contiene, appunto I ventitrè giorni della città di alba. Contiene 6 racconti partigiani che si muovono nella zona intorno ad alba dove Fenoglio aveva combattuto come partigiano e sei racconti che mettono in scena la vita contadina nelle Langhe. Il raccordo tra queste due sezioni è costituito da Ettore va al lavoro (storia del ritorno alla vita civile di un reduce della guerra partigiana e le difficoltà che questi incontra dopo aver attraversato l'esperienza a riadattarsi alla vita civile).

Si intensifica l'attenzione di Fenoglio non tanto sulla tematica partigiana ma quella contadina; nel 1952, alla pubblicazione della raccolta, questa risulta suddivisa equamente in due parti: sei racconti ambientazione e tematica partigiana e altrettanti di ambientazione e tematica contadina. La resistenza ha portato forti traumi, il cambiamento di prospettiva porta Fenoglio a dei cambiamenti

di prospettiva che riguardano anche la guerra partigiana. Da questo rapporto tra ambiente contadino e guerra partigiana Fenoglio medita alcuni episodi di guerra partigiana e mette del distacco tra sé e la propria narrazione. Fenoglio è spinto a vedere il mondo contadino come lo scenario di un'altra guerra, anche se meno eclatante di quella che ha combattuto, ed è la guerra per la sopravvivenza e la resistenza alla miseria di questo mondo contadino. Uno dei racconti dei Ventitrè giorni della città di alba , Q uell'antica ragazza presenta come protagonista Agostino de Pavaglione che sarà il protagonista e la voce narrante de L a malora. C'è già un primo segnale e ponte in direzione del libro successivo Fenoglio non è uno scrittore neorealista che partecipa attivamente al clima del Neorealismo tuttavia sta dentro questa stagione, il Neorealismo funziona nella sua scelta di certe sue scelte tematiche e linguistiche. La scelta della resistenza e il mondo contadino delle Langhe non sono scelte opportunistiche dettate dal contesto letterario del momento, lo dimostra il fatto che Fenoglio si manterrà fedele a questi poli tematici per la maggior parte della sua vita. L'esperienza partigiana e il mondo contadino sono per lui gli unici ambiti della vita in cui è possibile verificare l carattere, il destino e il valore dei suoi personaggi. Per Fenoglio la vicenda resistenziale non è solo un evento storico circoscritto ma una vera e propria condizione esistenziale che implica un determinato atteggiamento morale, uno stile di vita che si può mantenere per il resto della propria vita. Allo stesso modo la vita contadina non gli offre solo lo scenario da cui estrarre fette d vita ma è anch'esso un mondo esistenziale in cui l'individuo è sottoposto a prove durissime in cui l'uomo deve dimostrare la propria fedeltà a determinati valori.

  • criterio dell'oggettività della rappresentazione
  • evidenza cinematografica
  • piglio barbarico = inteso come atteggiamento dello scrittore per la materia rappresentata e per lo stile asciutto senza virtuosismi. Nonostante questi accenni di questi aspetti che introducono Fenoglio al clima del Neorealismo, l'uscita dei Ventitré giorni della città di Alba cade in un momento di irrigidimento normativo, di ripiegamento della ricerca tumultuosa dei primi anni del Neorealismo e irrigidimento anche delle letture politico ideologiche. Quando esce questa raccolta la critica si divide tra i denigratori (questo libro viene accolto molto male soprattutto dalla stampa della sinistra perché la presentazione ambivalente che Fenoglio forniva della resistenza non piacque). Altri cercarono di riportare Fenoglio alla narrativa regionalistica ce tendeva a valorizzare in chiave naturalistica degli spaccati sociali recisi, i questo caso de monto contadino piemontese. L'apprendistato di Fenoglio comincia dopo a fine della guerra ma non fa di lui un epigono attardato delle linee del Neorealismo. Fenoglio scrive a Calvino un certo distacco e si preoccupa dei racconti di ambientazione contadina per la loro imminente pubblicazione avrebbe potuto aprire la strada al nuovo libro che stava già scrivendo. Dopo I ventitrè giorni della città di Alba Fenoglio rilascia un'intervista e dice che l'ultimo racconto, Pioggia e la sposa , è “un ponte gettato tra la prima opera e la seconda, un romanzo ambientato nelle Langhe che è in una fase già avanzata di lavorazione”. Nella sezione contadina ci sono almeno due ponti gettati verso la malora; il personaggio di Quell'antica ragazza e il racconto di Pioggia e la sposa. Fenoglio termina di scrivere il libro l'anno dopo nell'estate del 1953 e invia la malora a Vittorini con una lettera di accompagnamento dove sembra quasi scusarsi dell'esilità del libro.

Il risvolto di Vittorini per La malora

Vittorini usa il libro di Fenoglio come pretesto per segnalare un rischio di una deriva regressiva del Neorealismo su posizioni attardate e senza sbocco (come il tardo naturalismo degli scrittori provinciali, vedi Faldella e Zena). Fenoglio prese questo come un attacco personale e questo ebbe conseguenze personali, prima di tutto dal punto di vista personale: attaccò la fducia (già traballante)che Fenoglio aveva nella propria vocazione e nei propri strumenti espressivi ed entrò in crisi, ma ebbe conseguenze anche nel rapporto tra Fenoglio e la casa editrice. Quando Fenoglio, infatti, cercò di pubblicare il grosso romanzo che era riuscito a scrivere, Primavera di bellezza si rivolse a Garzanti e anche quando Fenoglio tentò di tornare ad Einaudi per pubblicare i Racconti del parentado garzanti fece valere i suoi diritti e uscì per garzanti nel 1963, due mesi dopo la morte di Fenoglio.

il terzo effetto che Fenoglio ottiene con questa scelta è quello di creare un punto di vista sul racconto ingenuo e, attraverso ai suoi stupori e la sua ignoranza della vita e la sua adesione alla vita, il suo punto di vista è quasi fiabesco e favoloso, come se fosse un narratore cantastorie. Questo allontana da certi moduli naturalistici. Sul piano linguistico, la scelta di un narratore autobiografico e omogeneo all'ambiente rappresentato comporta un effetto vistoso, un incremento della componente dialettale che fa della malora il libro di Fenoglio i cui la fusione tra lingua e dialetto è massima. Questa fusione non avviene solo nelle parti dialogate, come accadeva nei racconti ma su tutti i piani della narrazione, essendo sempre Agostino a gestire non solo le parti dialogate ma anche quelle narrative. Anche questo aspetto della lingua Italiana e dei dialetti era stata una questione assai dibattuta nella stagione neorealista. Il dialetto si trova abbondantemente ne La malora dal punto di vista di

  • Sintassi: si mantiene fedele alla paratassi (no subordinate) ed è fittissima di anacoluti.
  • Lessico: censa = privativa; rubarizio = furto; alla mira = al punto.
  • Marche d'autore: sono soprattutto procedimenti astrattivi, quello che è aggettivo diventa sostantivo (lo spesso delle case, il giallo delle carmelitane, il rosso del sole). Da questa soluzione linguistica che non è solo di tipo naturalistico e dalla scelta di questo articolare tipo di narratore deriva un particolare tono della narrazione non oggettivo che rimanda piuttosto al racconto orale e alla sua coloritura epico folklorica.

Agostino rievoca i preliminari del fidanzamento dei suoi genitori, introduce il suo racconto secondo il canto popolare facendo riferimento esplicito alla fonte orale da cui gli deriva questo racconto. Agostino si comporta come un narratore di fronte ad un pubblico di uditori, riporta le storie che ha vissuto e anche quelle che ha a sua volta sentito, tutte passano da un narratore all'altro. Agostino introduce un personaggio, che poi scompare, come se il lettore sapesse chi è (Netino). La sua unica apparizione è di tipo onomastico. Questo modo di procedere, anch'esso tipico della narrazione popolare, si è trovata in maniera più lieve nelle Cronache di poveri amanti. La prima volta che Agostino va ad alba a trovare il fratello Emilio, lo trova morente d fame e lo implora di prendergli da mangiare. Alla bottega che c'è sul mercato dei piatti, gli compra delle mele e pesci marinati. Il procedimento è lo stesso quando torna la seconda volta ad alba, quando Tobia porta Agostino a trovare il padrone alla farmacia. Descrive la strada per arrivarci come se stesse dando le indicazioni, queste indicazioni sembrano dare rappresentazione omogenea del mondo rappresentato. Nel mondo contadino sono pochi i cambiamenti, anche da un punto di vista temporale. Fenoglio vuole sottolineare la distanza e il distacco dalla realtà cittadina. Questi fenomeni stavano iniziando a verificarsi negli anni in cui Fenoglio scrive la malora, hanno visto in tutta Italia l'abbandono delle campagne e lo stravolgimento del paesaggio per l'avanzata dell'urbanizzazione. La scelta di fenolgio è controcorrente nel non ambientare il mondo contadino nella contemporaneità ma di spostarlo molto indietro nel tempo. Questa scelta permette a Fenoglio di sottrarsi al rcatto dell'attualità, al dovere della documentazione sociologica, dell'inchiesta, della cronaca, e di potersi liberare da qualsiasi implicazione di tipo ideologico. Non significa che lo sguardo di Fenoglio non metta in evidenza aspetti caratteristici di quell'epoca e di quei luoghi. Egli ad esempio rappresenta la smania dei personaggi di togliersi dalla miseria, vogliono solo sottrarre se stessi e la lor famiglia alla sopravvivenza per garantirsi condizioni di vita più accettabili. Questo desiderio diventa quasi un'ossessione e diventa un atteggiamento tipico dei contadini langhigiani all'inizio del novecento che diventano da mezzadri piccoli proprietari terrieri. Fenoglio registra con la voce di Agostino questo fenomeno. Il padrone di Agostino porta la sua famiglia alla rovina. Mario Vernasca: altro servo della gleba che Agostino conosce dopo qualche anno e da lui è incuriosito e attratto, un giorno questo Mario gli propone di fuggire insieme per liberarsi dei propri padroni e di provare ad andare in città, ad alba, a fare fortuna con degli affari di compravendita. Mario un giorno scompare, molto probabilmente seguendo quella traiettoria che all'inizio del novecento e poi negli anni '50 avrebbe portato molti giovani dalla campagna alla città in cerca di un impiego sicuro. Senza che sia mai esplicitato, il Realismo di Fenoglio non è non-ideologico ma non privo di una sensibilità storico sociologica.

Montaggio dell'intreccio: l'alterazione e la sfasatura dei legami cronologici e causali tra gli eventi.

La malora - Incipit

Ci sono gli indicatori di tempo e luogo per possono dare indicazioni: san Benedetto è in un luogo più alto rispetto a dove Agostino lavora (Pavaglione). Il padre era mancato la notte di giovedì l'altro e lui era ripartito di mercoledì: tra un fatto e l'altro è trascorsa una settimana. Questo ci fa pensare che Agostino racconti dal Pavaglione non molto dopo il funerale del padre. Poche pagine dopo, si scopre invece che Agostino sta raccontando cinque mesi dopo aver concluso il periodo di servitù a Pavaglione, che era durato tre anni. Nelle ultime pagine si viene a sapere come e perché Agostino sia riuscito a concludere il servizio presso il Pavaglione. Agostino racconta la sua storia cinque mesi dopo aver concluso i suoi tre anni di servizio e dalla sua casa da cui ha potuto far ritorno dopo il servizio. L'indicazione del tempo e dello spazio resta imprecisata creando disorientamento, difficoltà a collegare gli eventi secondo una giusta sequenza. L'uso dei deittici sposta la narrazione di Agostino non tanto sul piano del resoconto oggettivo ma una rievocazione; Agostino non si limita a rievocare questi fatti ma li rivive nel pensiero e nell'emotività. Agostino è come se usasse per se stesso il discorso indiretto libero, usa indicatori di spazio e tempo che proiettano e sono pertinenti non alla sua realtà di narratore ma di personaggio.

La morte del padre di Agostino non è l'unico evento messo in ordine temporale, c'è una prolessi violentissima che spinge Agostino ad iniziare non con il primo evento dei tre anni che racconterà, ma con l'evento centrale dal punto di vista emotivo. Se si usano le categorie di fabula e intreccio, la fabula è la sequenza di eventi narrati in ordine cronologico naturale in cui si sono svolti nella realtà. L'intreccio è la sequenza spesso non naturale secondo cui l'autore e la voce narrante a cu è delegata la narrazione li ordina nel racconto vero e proprio.

La fabula della Malora :

  • Fidanzamento dei genitori di Agostino
  • Impoverimento della famiglia
  • Debito
  • Partenze dei figli
  • Primo anno al Pavaglione di Agostino
  • Morte del padre (Agostino torna a casa per il funerale)
  • Ritorno di Agostino al Pavaglione
  • Incontro con Mario Bernasca
  • Incontro con fedelmente
  • Ritorno di Agostino a san benedetto

Ordine degli eventi come li racconta Agostino:

  • Morte del padre
  • Impoverimento famiglia
  • Partenze dei figli
  • Primo anno al Pavaglione
  • Morte e funerale del padre
  • Storia fidanzamento genitori
  • Ritorno Agostino al Pavaglione
  • Incontro con Mario Bernasca
  • Incontro con fede
  • Ritorno di Agostino a san Benedetto

Anche se la morte del padre avviene cronologicamente dopo, il fatto che l'incipit abbia messo al centro della scena la morte del padre fa di Agostino un orfano venduto al mercato, che sono due motivi tipici della fiaba. Il punto di vista di Agostino presta al racconto una connotazione fiabesca,

nella malora una modalità narrativa che rimonta al folklore popolare e contadino. Questi due aspetti del romanzo non sono in conflitto l'uno con l'altro, né sono due anime che coabitano ma fanno parte del mondo contadino, è un tocco in più all'omogeneità di Agostino al mondo che racconta ed è anche una promozione sociale. Quando c'era stato il pranzo del padre, Agostino scrive che tutti i parenti chiedevano ad Emilio di raccontare del seminario ma a lui nessuno chiedeva nulla perché era un semplice servo di campagna. Questa emarginazione che sente per la sua condizione economica, è come se viene risarcita nel momento in cui diventa un raccontatore di un episodio capitatogli e che lui ricostruisce tantissime volte a partire non solo dalla sua esperienza, ma anche da quella degli altri.

Fenoglio sceglie di aderire completamente al punto di vista e alle competenze linguistiche del suo protagonista, cioè di un giovane contadino che ha una funzione di radicale Realismo, folklorica. Agostino è chiuso nel suo mondo, L'orizzonte (geografico e umano) che propone non va oltre le Langhe sia perché non è in grado di immaginarne un altro, ma anche perché ha fatto la scelta di rimanere fedele a quel mondo patriarcale e contadino presentato nella sua crudezza e crudeltà, senza concessione all'idillio campestre. Non finirà vagabondo come Mario Bernasca, non abbandonerà mai la sua terra alla quale riesce a tornare, concluderà questi tre anni di schiavitù tornando nella casa del padre fedele alla sua memoria e alla sua terra, chiudendo non solo dal punto di vista degli spostamenti ma anche simbolico, chiudendo un cerchio: da san Benedetto a san Benedetto. Questo è il confronto e la contrapposizione tra Agostino e Mario Bernasca: nell'incontro e scontro tra questi due sistemi di valori e progetti di vita, Fenoglio ha inteso racchiudere il senso ultimo di questa vicenda. Agostino e Mario stanno discutendo, finché esplicita il motivo per cui Agostino non seguirà mai Mario: Agostino si comporta come un bambino e dice che, se mai avesse il coraggio di farlo, conservare il posto da Tobia è un modo per tenere la memoria di suo padre e di salvare il rispetto della sua famiglia che almeno sa sempre dove si trova. Agostino fa una scelta consapevole e Fenoglio la valorizza e sottolinea anche se lo porterà ad una vita di stenti.

Rapporto Pavese – Fenoglio

Il rapporto letterario di Pavese con le Langhe è molto mediato dal punto di vista culturale, il ritorno letterario alle Langhe è mediato culturalmente e letterariamente. L'interesse di Pavese per quel mondo contadino è riattivato dai suoi studi etno-antropologici che si diffondono dopo la guerra. Pavese progetta una collana di studi, è un grande conoscitore sullo studio delle radici dei miti. Tutta questa sofisticata sovrastruttura culturale fa sì che lo sguardo di Pavese sulle Langhe sia molto intellettualistico: cerca nel mondo contadino delle Langhe le radici antropologiche di pulsioni collettive (riti di nascita/morte; fertilità dei campi; sacrifici umani per propiziazione fertilità e ricchezza comunità), questa fase originaria della civiltà su cui questa ha costruito vive ancora nell'inconscio collettivo. Nella collettività organizzata su basi di convivenza civile, sotto c'è ancora quello che originariamente si era, questo passato remoto della civiltà si può trovare in determinati luoghi in cui era rimasto in forme meno stravolte ed edulcorate. Anche se i narratori sono interni, vi sono momenti in cui il modo di guardare alle realtà stride con il carattere di personaggi e si avverte che a parlare tramite loro è un intellettuale colto.

Fenoglio invece cerca di delegare il più possibile al personaggio. Tra la voce narrante della malora e il mondo raccontato non c'è nessun filtro intellettualistico o culturale (a parte quello di Agostino). L'ideologia di Agostino è organica al suo mondo, e questo ha varie conseguenze su piano stilistico, rappresentativo...