Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


La tragedia e Sofocle, Dispense di Greco

Relazione su Sofocle e le sue tragedie

Tipologia: Dispense

2020/2021

In vendita dal 17/11/2022

carolinaacapece
carolinaacapece 🇮🇹

4

(1)

17 documenti

1 / 11

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
Sofocle
La vita
Nasce nel demo di Colono che fa parte di Atene fra il 497-6 a.C. in una famiglia molto
ricca, suo padre era un fabbricante d’armi. Fu dunque educato dai più grandi maestri
dell’epoca anche nella musica e nella danza.
Era un tipo di educazione tipico delle famiglie aristocratiche. Era ricco, bello,
bravo a danzare e suonare. Per questo nel 480 a.C. quando aveva 16/17 anni
condusse il coro dei giovani che cantò il peana di ringraziamento per la vittoria di
Salamina contro i Persiani. Un evento importantissimo e lui fu scelto perché era
già molto noto. Poi iniziò a scrivere tragedie e drammi satireschi e cominciò a
vincere negli agoni tragici all’età di 28 anni.
Addirittura vinse su Eschilo e continuò a scrivere fino agli ultimi anni della sua vita.
Molti autori dell’epoca erano anche attori, questo era vero anche nel mondo latino
(Plauto), ma Sofocle si dedicò per lo più alla scrittura e recitò pochissimo.
Era molto amato dagli Ateniesi per le caratteristiche citate prima e per questo ottenne
importanti cariche dello Stato. Ci può stupire che abbia ottenuto queste cariche per
qualità diverse da quelle che noi oggi riteniamo essenziali, come essere preparati o
avere capacità diplomatiche, amare la politica, ma ad Atene funzionava diversamente.
Continuò ad ottenere cariche importanti fino all’età avanzata: ottenne la strategia all’età
di 69 anni, a 83 divenne probulo. Visse parzialmente anche durante la guerra del
Peloponneso e tuttavia nelle sue tragedie non si allude mai ad eventi politici. Fu
molto rispettoso nei confronti della religione, era definito semnos ovvero pio e anche
caro agli dei. Ricoprì anche un incarico sacerdotale introdusse anche ad Atene il culto di
Asclepio. Era amato anche per il suo buon carattere.
Della sua vita sappiamo anche che conobbe Erodoto e furono amici. Sofocle
ascoltò le pubbliche letture delle sue opere e le apprezzò molto anche se avevano
due visioni diverse della vita. Erodoto aveva viaggiato molto ed era molto
interessato a ciò che aveva visto, ai diversi usi e costumi dei popoli. Quindi
possiamo dire che fosse un relativista, descriveva senza giudicare e quindi non
proponeva verità assolute. Sofocle invece nelle tragedie propone principi di
comportamento fondamentali che dovrebbero essere validi per tutti.
Ebbe due figli, Iofonte e Aristone da madri diverse, e da Aristone ebbe anche un nipote
chiamato come lui che fu poeta tragico. Anche Iofonte fu poeta tragico però i due non
andavano particolarmente d’accordo tanto che Iofonte denunciò il padre come incapace
di amministrare il patrimonio. Possiamo pensare che il motivo della denuncia sia il fatto
che il figlio poteva disporre del patrimonio familiare dopo la morte del padre e Sofocle
visse fino a 92 anni quindi forse Iofonte si era stancato di aspettare. Si narra però che
durante il processo Sofocle per dimostrare che era in pieno possesso delle sue facoltà
mentali recitò a memoria l’Edipo a Colono che è una sua opera nonostante avesse in
quel momento già 80 anni.
pf3
pf4
pf5
pf8
pf9
pfa

Anteprima parziale del testo

Scarica La tragedia e Sofocle e più Dispense in PDF di Greco solo su Docsity!

Sofocle La vita Nasce nel demo di Colono che fa parte di Atene fra il 497-6 a.C. in una famiglia molto ricca, suo padre era un fabbricante d’armi. Fu dunque educato dai più grandi maestri dell’epoca anche nella musica e nella danza.  Era un tipo di educazione tipico delle famiglie aristocratiche. Era ricco, bello, bravo a danzare e suonare. Per questo nel 480 a.C. quando aveva 16/17 anni condusse il coro dei giovani che cantò il peana di ringraziamento per la vittoria di Salamina contro i Persiani. Un evento importantissimo e lui fu scelto perché era già molto noto. Poi iniziò a scrivere tragedie e drammi satireschi e cominciò a vincere negli agoni tragici all’età di 28 anni. Addirittura vinse su Eschilo e continuò a scrivere fino agli ultimi anni della sua vita. Molti autori dell’epoca erano anche attori, questo era vero anche nel mondo latino (Plauto), ma Sofocle si dedicò per lo più alla scrittura e recitò pochissimo. Era molto amato dagli Ateniesi per le caratteristiche citate prima e per questo ottenne importanti cariche dello Stato. Ci può stupire che abbia ottenuto queste cariche per qualità diverse da quelle che noi oggi riteniamo essenziali, come essere preparati o avere capacità diplomatiche, amare la politica, ma ad Atene funzionava diversamente. Continuò ad ottenere cariche importanti fino all’età avanzata: ottenne la strategia all’età di 69 anni, a 83 divenne probulo. Visse parzialmente anche durante la guerra del Peloponneso e tuttavia nelle sue tragedie non si allude mai ad eventi politici. Fu molto rispettoso nei confronti della religione, era definito semnos ovvero pio e anche caro agli dei. Ricoprì anche un incarico sacerdotale introdusse anche ad Atene il culto di Asclepio. Era amato anche per il suo buon carattere. Della sua vita sappiamo anche che conobbe Erodoto e furono amici. Sofocle ascoltò le pubbliche letture delle sue opere e le apprezzò molto anche se avevano due visioni diverse della vita. Erodoto aveva viaggiato molto ed era molto interessato a ciò che aveva visto, ai diversi usi e costumi dei popoli. Quindi possiamo dire che fosse un relativista , descriveva senza giudicare e quindi non proponeva verità assolute. Sofocle invece nelle tragedie propone principi di comportamento fondamentali che dovrebbero essere validi per tutti. Ebbe due figli, Iofonte e Aristone da madri diverse, e da Aristone ebbe anche un nipote chiamato come lui che fu poeta tragico. Anche Iofonte fu poeta tragico però i due non andavano particolarmente d’accordo tanto che Iofonte denunciò il padre come incapace di amministrare il patrimonio. Possiamo pensare che il motivo della denuncia sia il fatto che il figlio poteva disporre del patrimonio familiare dopo la morte del padre e Sofocle visse fino a 92 anni quindi forse Iofonte si era stancato di aspettare. Si narra però che durante il processo Sofocle per dimostrare che era in pieno possesso delle sue facoltà mentali recitò a memoria l’Edipo a Colono che è una sua opera nonostante avesse in quel momento già 80 anni.

Visse fino all’età di 92 anni e Euripide morì prima di lui. Sofocle apprezzava anche Euripide e quando Euripide morì, Sofocle portò un lutto in scena e lo fece portare dai suoi coreuti. Ciò significava presentarsi in scena con il capo scoperto e senza le corone che venivano utilizzate. Scrisse moltissimo, circa 130 opere tra tragedie e drammi satireschi, ma noi abbiamo solo 7 tragedie e diversi frammenti, tra cui alcuni di un dramma satiresco che si intitola I Segugi. Tranne le Trachinie, i nomi delle sue tragedie sono costituiti sempre da un nome proprio che è quello del protagonista della vicenda. La poetica Anche Sofocle, come Eschilo, s’interroga sulla sofferenza umana ma arrivano a risultati diversi. Infatti, secondo Eschilo l'individuo è responsabile delle proprie colpe tramite il ghenos , ovvero tramite la famiglia: la colpa può essere ereditaria e ci sono sempre delle responsabilità all'interno della famiglia; oppure l'individuo può essere responsabile delle proprie colpe perché pratica la hùbris , cioè la tracotanza ovvero il fatto di non rispettare i limiti, e la sofferenza ha sempre un motivo, cioè con la sofferenza si impara , patey matos , ovvero con la sofferenza arriva l'apprendimento. Per Sofocle invece, le cause della sofferenza sono oscure e quello che a Sofocle piace indagare è il passaggio brusco che può avvenire nella vita degli eroi dalla felicità alla sventura. Inoltre, secondo Sofocle, non è vero, almeno deducendolo dalle trame, che dalla sofferenza deriva l'apprendimento, casomai il contrario. Alcuni personaggi, Aiace per esempio, Deianira, Edipo iniziano a soffrire appena apprendono la verità. Questo non significa che Sofocle non sia religioso: anzi Sofocle, definito semnòs , era molto religioso, però non ha la visione provvidenziale del mondo che aveva Eschilo; semplicemente, secondo lui non è sempre possibile capire la volontà divina. Casomai per Sofocle la sofferenza è l'occasione in cui si manifesta la grandezza dell’eroe : quindi la figura dell'eroe si staglia sullo sfondo della sofferenza per cui in realtà Sofocle, più che riflettere sulle cause della sofferenza, riflette sul modo in cui l'eroe affronta la sofferenza ; quindi, è proprio per studiare ciò che le sue tragedie ruotano intorno ad una singola personalità: quindi, in sostanza l'uomo soffre perché ciò fa parte della sua natura. Sofocle ha delle convinzioni basilari, quindi, che sia il male sia il bene vengono dagli dèi, ma non possiamo capirne il perché e la nostra volontà non incide su quello che ci accade per volontà degli dei: quindi, l'uomo non ha responsabilità; Sofocle non indaga le responsabilità dell'uomo, ma indaga la reazione dell'eroe. Alla base di questo c'è una concezione aristocratica , ovvero che l'uomo sia nobile ed è nobile per natura, e quindi deve dimostrare la sua nobiltà in ogni circostanza, anche nel dolore, anche nella sofferenza: i suoi eroi sono sempre personaggi nobili.

Cerca di avvicinarlo, ma Aiace si gira e se ne va poiché non vuole parlare con lui: il motivo era evidentemente noto alle persone che ascoltavano questa storia (e doveva essere raccontato in un poema epico andato perduto) ma la storia viene raccontata in questa tragedia. Il coro è costituito da marinai di Salamina, che è la patria di Aiace. Questa inimicizia tra Odisseo e Aiace derivava da ciò: quando Achille, il più grande eroe greco, muore (e anche la morte di Achille non è raccontata né nell’Iliade né nell’Odissea, ma sappiamo che accade e faceva parte della vicenda), gli altri eroi greci si contendono le sue armi; esse potevano essere assegnate al più valoroso tra gli eroi greci e tra loro sono in lizza Odisseo e Aiace, ma le armi vengono assegnate a Odisseo; quindi Aiace viene preso dall’ira e questa rabbia lo fa impazzire. Lui vorrebbe uccidere gli Atridi, che sono coloro che hanno assegnato le armi di Achille a Odisseo, ma Atena lo fa impazzire per vendicarsi, dato che lui più volte ha respinto il suo aiuto in battaglia. La pazzia di Aiace ha, per conseguenza, che egli crede di scagliarsi contro gli Atridi o contro altri greci e invece si scaglia contro degli animali: i greci vedono tutto ciò e tale scena abbassa la sua dignità. Quando poi Aiace rinsavisce, si vergogna molto profondamente (si deve pensare al concetto di civiltà di vergogna: nel mondo antico c'è una civiltà di colpa, quindi la timè è tutto). Nel descrivere lo stato d'animo di Aiace, Sofocle non si sofferma tanto sulla sua colpa, come avrebbe fatto Eschilo, ma sul fatto che quello che era un eroe grandissimo ora soffre e la sua sorte fortunata, la sua fama è stata abbassata nel giro di pochissimo tempo. Quindi Sofocle si sofferma sugli stati d'animo del personaggio. Aiace pensa al suicidio e, nel frattempo, entrano in scena delle persone a lui care, la concubina con la quale ha un legame di affetto sincero, il figlio che hanno avuto insieme, il fratello: però, lui non cambia idea; quindi, ad un certo punto, rimane solo sulla scena e si uccide. Il suicidio non avviene davanti agli spettatori perché Aiàce si getta su una spada dietro un cespuglio. C'è poi una seconda parte della tragedia (infatti questa tragedia è organizzata in una struttura a dittico) nella quale compaiono dei personaggi che parlano di lui: qui si pone il problema della sua sepoltura, perché gli Atridi non vorrebbero che fosse sepolto in quanto ha peccato di hybris mentre Odisseo, nonostante sia stato suo avversario nell’assegnazione delle armi, è favorevole alla sepoltura di Aiace. Antigone In questa tragedia l'antefatto è rappresentato dalla vicenda dei Sette contro Tebe. Edipo si è accecato e sono rimasti i quattro figli: i due maschi, Eteocle e Polinice e le due figlie, Antigone e Ismene. Eteocle e Polinice, in teoria, si sono divisi il comando della città di Tebe, sei mesi per uno, e in quel momento Eteocle deteneva il potere sulla città e si rifiuta di cederlo a Polinice.

Quindi i due gruppi si sono già affrontati e Polinice è morto. La vicenda parte da qui. il coro è costituito da vecchi e fedeli tebani. Questa trama pare sia, in parte, una rielaborazione del mito da parte di Sofocle: infatti il dettaglio della vicenda non lo troviamo in altre fonti. Comunque, il tema è questo: essendo morti sia Eteocle sia Polinice, il re della città è diventato Creonte, che vieta di seppellire Polinice, poichè egli ha attaccato la patria dall'esterno, anche se in teoria toccava a lui governare, e ne fa sorvegliare il cadavere perché nessuno deve dargli sepoltura. Bisogna considerare che gli spettatori ateniesi che guardano il dramma hanno presente quanto succedeva ad Atene, ovvero che i cadaveri dei traditori e dei sacrìleghi non ricevevano una sepoltura ma venivano gettati fuori dai confini e lasciati lì all'aria, agli animali, ai cani, agli uccelli oppure venivano gettati da un dirupo; e sembra di capire, da come viene trattata la vicenda, che Sofocle non apprezzi questa legge ateniese. Tornando alla vicenda, si apre un conflitto tra le due sorelle, Antigone e Ismene, perché Antigone sostiene che il fratello vada sepolto, perché è suo fratello e lei segue la legge non scritta del cuore: secondo essa, i familiari e tutti i morti in generale hanno sempre diritto alla sepoltura, perché altrimenti le loro anime non si staccheranno dal mondo dei vivi e potrebbero, peraltro, perseguitarli. Dal confronto fra Antigone Ismene, emerge la diversa personalità delle due sorelle: perché Ismene è fragile e non vuole prendere una posizione contraria a quella del Re e della legge ufficiale, mentre Antigone è molto decisa nell’affermare la legge non scritta, infatti le leggi non scritte in greco si chiamano agrapta nomima. Quindi Antigone si avvicina al cadavere di Polinice e lo seppellisce in modo simbolico, gettando una zolla di terra sopra di esso, il che equivaleva in ogni caso ad una sepoltura: per motivi narrativi il fatto avviene due volte nel corso della narrazione ma la prima volta le guardie non se ne accorgono mentre la seconda volta la colgono in flagrante. A questo punto Creonte, che rappresenta la legge dello Stato, che può essere a volte cieca, dura e che non prende in considerazione gli esseri umani, vuole arrivare fino in fondo con il divieto e, quindi, ordina la morte di Antigone; ma, per non macchiarsi le mani del suo sangue, ordina che venga sepolta viva: allora essa viene portata in una grande caverna, che poi viene chiusa, e lasciata lì. Questo provvedimento macchia, in ogni caso, Creonte di empietà con quel coro dei vecchi tebani che, a un certo punto, riesce a fargli cambiare idea: ma quando Creonte va ad aprire la caverna di Antigone, scopre che Antigone si è impiccata; ma è successo anche un altro fatto gravissimo: anche Emone, figlio di Creonte e fidanzato con Antigone, si è ucciso al vederla impiccata e questo provoca pure il suicidio della madre di Emone, Euridice, moglie di Creonte.

Si può vedere in questa tragedia che la verità non è fonte di apprendimento, ma di dolore. E questo vale sia per Deianira sia per Eracle.  Un aspetto interessante del personaggio di Deianira è che lei, la protagonista principale tra i due, non è un personaggio monolitico , come gli altri eroi di Sofocle: in lei c'è un’altalena di sentimenti, passa dall’attesa alla gioia, poi alla disperazione, poi alla speranza, poi di nuovo alla disperazione.  E anche Eracle non è un eroe monolitico ; entrambi sono sia vittime che carnefici l'uno dell'altro. La conclusione, pronunciata dal figlio Illo, è pessimista: Illo dice che gli dei si fanno chiamare padri ma, poi, assistono indifferenti alle sofferenze dell'uomo e l'uomo non conosce il futuro ma solo il presente, che è dolore e martirio. Eracle è un personaggio violento e aspro che, per ironia, muore per mano della moglie che lo ama; mentre Deianira è un personaggio moderno proprio per l'altalena di sentimenti precedentemente menzionata. Edipo Re Questa tragedia è stata definita da Aristotele la tragedia perfetta , perché rispetta le unità di luogo tempo e azione. La vicenda era nota nell’Iliade e nell’Odissea , come si è compreso da alcuni commenti, ma comunque il mito era narrato per esteso in un ciclo dedicato proprio a queste vicende, che era chiamato Edipodìa , un ciclo epico che non ci è arrivato; abbiamo invece i riassunti. Anche Eschilo si era occupato di questo argomento e aveva ottenuto il primo premio con la tetralogia dedicata a questo mito; ma Eschilo si concentrava su Laio e sulla colpa di Laio, che aveva ricevuto un avvertimento dall'oracolo, ovvero doveva abbandonare il figlio, altrimenti questo avrebbe ucciso il padre e sposato la madre; ma disobbedisce e affida il figlio ad un pastore. Dunque l’opera di Eschilo riflette sulla colpa di Laio; in Sofocle, invece, questo aspetto dell’oracolo è trattato diversamente, perché in Sofocle l'oracolo non esprime un divieto ma rivela il futuro: quindi qui non ci sono colpe perché l'oracolo è ineluttabile. La vicenda dell'Edipo re inizia quando Edipo è in età matura ed è Re di Tebe, ha già sposato Giocasta e sono già nati i loro quattro figli, ma ad un certo punto scoppia una peste. La peste è causata dall' impurità di Edipo. Gli spettatori sanno benissimo tutto questo, ma non lo sanno i personaggi che sono sulla scena; Edipo, che è un bravo sovrano, sta cercando di risolvere la situazione e ha mandato il fratello di Giocasta, Creonte, a Delfi ad interrogare l'oracolo.

Quindi Creonte torna da Delfi e riferisce la volontà del dio, cioè che l'assassino di Laio sia cacciato dalla città. Allora Edipo inizia un’inchiesta per cercare il colpevole della peste e l'intera tragedia è un’inchiesta in cui l'investigatore e l’investigato sono la stessa persona. Quindi Edipo continua a indagare: convoca l'indovino Tiresia , che sa tutto in quanto indovino e, costretto, rivela la verità; ma Edipo non gli crede sospettando che Tiresia sia stato imbeccato da Creonte, che aspira al potere; iniziano a litigare e Giocasta, sentendoli litigare, esce dalle sue stanze ed entra in scena e dichiara che gli oracoli sono ingannatori, perché Laio è stato ucciso ma non dal proprio figlio, anni prima, perché è stato invece ucciso ad un crocicchio. A questo punto Edipo comincia a intravedere la verità , perché si ricorda molto bene l'episodio in cui lui uccise quel viandante nel crocicchio sotto Tebe e chiede una descrizione di Laio: questo lo sconvolge ma inizia poi a raccontare a Giocasta la sua infanzia e la sua giovinezza e fa chiamare poichè sospetta di essere lui questa persona,un servo che era scampato alla strage di Laio: quando Edipo aveva ucciso il viandante con i suoi servi, uno si era salvato. A questo punto arriva in scena un messaggero che annunzia la morte del padre adottivo di Edipo, Polibo, il re di Corinto: Polibo è morto; a questo punto Giocasta esulta perché l'oracolo si sarebbe sbagliato: Polibo non è stato ucciso dal figlio. Ma Edipo considera di poter avere ancora la possibilità di commettere incesto con la madre adottiva, Merope; ma il messo, per rassicurarlo, gli dice che Merope non è sua madre, ovvero Edipo non sa di essere stato adottato da Polibo da Merope e gli dice anche che Edipo gli era stato consegnato personalmente da un pastore di Laio. Allora Edipo fa venire il pastore che aveva abbandonato il bambino ma Giocasta, che ha capito tutto, non vuole ed esce di scena; infine arriva questo pastore e c'è un confronto tra il pastore di Laio che ha abbandonato il bambino e il messaggero che viene da Corinto. Ed Edipo a questo punto capisce la verità. Va a cercare Giocasta, che si è impiccata, e prende uno spillone di Giocasta e, con quello si acceca e viene compianto dal coro dei vecchi tebani e anche da Creonte.  Questa cecità è una mutilazione simbolica perché Edipo è stato cieco per tutta la tragedia e, quando apprende la verità, soffre terribilmente: è un eroe tragico, perché vuole essere pio e rispettoso degli dei e vuole occuparsi del suo popolo, però nella realtà dei fatti è empio; si crede fortunato, ma è terribilmente sfortunato.  Si può dire che nell’Edipo re, tutto è duplice : la verità ha un doppio aspetto in tutta la tragedia e quello che vediamo è ciò che è la situazione per come è realmente. La morale è espressa dal corifeo, ovvero che nessun uomo può definirsi felice finché è vivo, che è la stessa morale dell’episodio di Solone e Creso raccontato da Erodoto. La tragicità sta anche nel fatto che gli spettatori conoscono la verità nel momento in cui assistono alla vicenda; e questo conferisce una grande efficacia alla rappresentazione di Edipo.

Passano gli anni, Troia viene assediata ma dopo 10 anni Troia non è ancora caduta: allora i greci mandano a interrogare l'oracolo e l'oracolo rivela che la città cadrà solo grazie alle armi di Filottete perchéle armi erano appartenute ad Eracle. A questo punto s’incarica Odisseo di andare a Lemno a prendere le armi di Filottete , però Odisseo è quello che ha voluto abbandonare Filottete. Filottete è molto arrabbiato con i greci che l'hanno abbandonato con l'inganno. Ciò nonostante Odisseo parte con un aiutante, che è Neottolemo , il figlio di Achille che nel frattempo è morto. Neottolemo è giovane e in lui sono ancora vivi gli ideali di lealtà e rispetto anche verso gli anziani. Odisseo e Neottolemo hanno un atteggiamento diverso: Odisseo vorrebbe usare l'inganno e Neottolemo vorrebbe invece fare una richiesta limpida, chiara e leale; al contrario per Odisseo il fine giustifica i mezzi. Raggiungono l'isola di Lemno: inizialmente si fa avanti solo Neottolemo che fa amicizia con Filottete. Neottolemo racconta la sua storia, Filottete racconta la propria; Neottolemo inizialmente finge di odiare gli Atridi, Agamennone e Menelao, perché hanno assegnato le armi di suo padre morto a Odisseo, quindi finge di odiare anche lui. Questa vicenda è stata raccontata nell’Aiace. Infatti Aiace non ottiene le armi di Achille a cui aspirava poi impazzisce, eccetera. Poi Filottete chiede notizie dei compagni che non ha più visto e subito dopo arriva un mercante sull'isola e racconta della profezia. A questo punto Filottete capisce tutto. Neottolemo è ancora molto tormentato, però dice la verità ovvero che vorrebbe portare via le armi e Filottete si sente tradito. Entra in scena anche Odisseo, che fa un intervento molto cinico, finché la vicenda viene risolta da Eracle, come un deus ex machina : quindi il proprietario delle armi , che convince Filottete ad imbarcarsi per Troia dove non soltanto i greci potranno ottenere la vittoria su Troia ma anche Filottete otterrà qualcosa, perché sarà guarito da Asclepio. La tragedia indaga l' eroicità di Filottete , che è un eroe incrollabile e fa riflettere anche sul rapporto tra la libertà di scelta dell’individuo e il bene della collettività. Edipo a Colono La vicenda racconta i fatti che succedono a Edipo dopo che si è accecato e dopo che si è allontanato da Tebe: lo troviamo accompagnato dalla figlia Antigone, che cieco e in esilio, arriva nel demo di Colono; quindi siamo nel sobborgo di Atene e, in particolare, arriva nel bosco delle Eumenidi. Le Eumenidi sono diventate tali dopo essersi trasformate poiché prima erano Erinni a seguito del giudizio di Atena a favore di Oreste e solo dopo questo si sono stabilite in tale bosco sacro.

Edipo sa che dovrà morire qui nel bosco delle Eumenidi: è una figura molto forte e dignitosa, nonostante tutte le sofferenze e Edipo è con Antigone e arriva anche Ismene; Ismene racconta che Eteocle e Polinice si scontreranno. Le vicende sono appena precedenti allo scontro dei Sette contro Tebe , e vincerà quello dei due, secondo un oracolo, che avrà Edipo come alleato. Entra in scena il re di Atene che è Teseo ed Edipo gli rivela che, se sarà sepolto a Colono, la renderà inespugnabile; dunque Teseo apprezza molto le parole di Edipo. Segue una lode molto famosa del coro, dedicata a Colono che è il demo dove è nato Sofocle: si descrive la natura, per esempio, di Colono che viene descritto come un posto meraviglioso. Entra in scena Creonte che appoggia Eteocle, che in quel momento ha la signoria di Tebe e vorrebbe portare con sé Edipo con la forza; infatti, ha preso già come ostaggio Ismene per ricattarlo e vorrebbe catturare anche Antigone; ma Teseo, essendo in scena, lo impedisce. Arriva poi anche l'altro contendente, Polinice: anche lui vorrebbe portare con sé il padre, ma Zeus manda un tuono per dire che di fermarsi e Edipo allora si avvia verso il boschetto; dopodiché si racconta la sua scomparsa misteriosa nel bosco. Quindi il destino di Edipo simboleggia un po’ il destino dell'uomo : è inevitabile soffrire e l'unico rimedio alle sofferenze è sopportare in modo eroico , ovvero non perdere mai di vista i propri valori ma continuare a comportarsi in modo coerente poiché le sofferenze non si possono evitare e la morte è un mistero rasserenante, non una disgrazia. Si può certamente dire che questo è il testamento di Sofocle , che scrive questa tragedia poco prima della morte: lui reciterà la tragedia tutta o in parte ma sicuramente la lode di Atene durante il processo che gli era stato intentato dal figlio. La tragedia sarà rappresentata postuma: dunque si può affermare con certezza che Sofocle ha voluto lasciare un testamento spirituale.