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Sofocle e la sua tragedia, Appunti di Greco

La figura di Sofocle, drammaturgo greco vissuto durante l'egemonia di Atene e la sua evoluzione nel pensiero e nella drammaturgia. Si analizzano le novità introdotte da Sofocle nella tragedia greca, come la figura dell'eroe tragico e la struttura delle tragedie. Si esamina anche il contesto storico-culturale in cui Sofocle viveva e il suo pensiero sulla fine delle poleis greche. Si analizza il mito utilizzato da Sofocle e le caratteristiche della sua tragedia.

Tipologia: Appunti

2019/2020

In vendita dal 10/10/2022

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-SOFOCLE
Sofocle nasce da una famiglia benestante nel demo do Colono nel 497-496 a.C. ricevette un’educazione
ginnico-musicale, muore nel 406-405. Vive per molti anni quindi ha la possibilità di assistere a tutto il
periodo dell’egemonia di Atene: a partire dalle guerre persiane fino alla guerra del Peloponneso e alla
disfatta di Atene.
-Ha un ruolo attivo nella società, cioè partecipa alla vita politica di Atene con incarichi pubblici, il suo
incarico fondamentale fu quello di essere tesoriere della lega.
-Vive il contesto storico culturale della sofistica anche se lui se ne discosta.
-Pur vivendo durante l’egemonia di Atene, lui comprende la crisi di essa e capisce che il sistema della polis
stava per finire.
-Mentre la tragedia di Eschilo ruota intorno al ghenos, quella di Sofocle ruota intorno all’eroe tragico e al
suo isolamento.
-DRAMMATURGIA DI SOFOCLE
Tutte le novità drammaturgiche di Sofocle sono finalizzate a far emergere la figura dell’eroe tragico:
-lui utilizza dei drammi singoli e non dalle trilogie legate ad un unico mito, perché il concetto del tragico
nasce e si realizza in quella tragedia.
-secondo alcuni le tragedie di Sofocle sono strutturate a dittico, una prima parte e una seconda parte;
secondo altri invece hanno una struttura unitaria perché il protagonista è sempre l’eroe tragico ed il suo
isolamento.
-novità strutturale: la resis cambia. In Eschilo la resis era il racconto del messaggero di quello che avveniva
fuori scena; in Sofocle la resis era il monologo dell’eroe tragico dove parlava di se stesso e delle vicende,
spesso ci sono anche più resis.
-il coro non era più da 12 ma da 15 membri, perché era più semplice dividerlo in due semicori con un
personaggio di riferimento, il PARASTATES. Il coro con Sofocle assume il ruolo di un vero e proprio attore.
Molte volte il coro interpreta lo IUPORCHEMA ossia un canto di falsa gioia.
-introduce un terzo attore e una scenografia.
-SOFOCLE E IL SUO TEMPO
Ad Atene a partire dalle Guerre Persiane, con il ruolo egemonico che Atene si costruisce con Pericle che
avrebbe portato poi alla creazione di un impero coloniale e quindi Atene sarebbe diventata una” polis
tiurannos” non in maniera diretta altrimenti le città greche si sarebbero ribellate, ma utilizzando lo
strumento della “lega delio-attica”, dove Atene si faceva pagare i tributi dalle città colonizzate per garantire
protezione in caso di attacchi dai Persiani.
Vive questo periodo di ascesa che con Pericle mirava alla creazione di uno stato unitario e allo scontro con
Sparta, la “guerra del Peloponneso”. Successivamente Atene ne uscirà sconfitta e quindi avremo l’egemonia
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Scarica Sofocle e la sua tragedia e più Appunti in PDF di Greco solo su Docsity!

-SOFOCLE

Sofocle nasce da una famiglia benestante nel demo do Colono nel 497-496 a.C. ricevette un’educazione ginnico-musicale, muore nel 406-405. Vive per molti anni quindi ha la possibilità di assistere a tutto il periodo dell’egemonia di Atene: a partire dalle guerre persiane fino alla guerra del Peloponneso e alla disfatta di Atene.

  • Ha un ruolo attivo nella società , cioè partecipa alla vita politica di Atene con incarichi pubblici, il suo incarico fondamentale fu quello di essere tesoriere della lega.
  • Vive il contesto storico culturale della sofistica anche se lui se ne discosta. - Pur vivendo durante l’egemonia di Atene, lui comprende la crisi di essa e capisce che il sistema della polis stava per finire. - Mentre la tragedia di Eschilo ruota intorno al ghenos, quella di Sofocle ruota intorno all’eroe tragico e al suo isolamento.

-DRAMMATURGIA DI SOFOCLE

Tutte le novità drammaturgiche di Sofocle sono finalizzate a far emergere la figura dell’eroe tragico:

  • lui utilizza dei drammi singoli e non dalle trilogie legate ad un unico mito, perché il concetto del tragico nasce e si realizza in quella tragedia.
  • secondo alcuni le tragedie di Sofocle sono strutturate a dittico, una prima parte e una seconda parte; secondo altri invece hanno una struttura unitaria perché il protagonista è sempre l’eroe tragico ed il suo isolamento.
  • novità strutturale: la resis cambia. In Eschilo la resis era il racconto del messaggero di quello che avveniva fuori scena; in Sofocle la resis era il monologo dell’eroe tragico dove parlava di se stesso e delle vicende, spesso ci sono anche più resis.
  • il coro non era più da 12 ma da 15 membri, perché era più semplice dividerlo in due semicori con un personaggio di riferimento, il PARASTATES. Il coro con Sofocle assume il ruolo di un vero e proprio attore. Molte volte il coro interpreta lo IUPORCHEMA ossia un canto di falsa gioia. -introduce un terzo attore e una scenografia.

-SOFOCLE E IL SUO TEMPO

Ad Atene a partire dalle Guerre Persiane, con il ruolo egemonico che Atene si costruisce con Pericle che avrebbe portato poi alla creazione di un impero coloniale e quindi Atene sarebbe diventata una” polis tiurannos” non in maniera diretta altrimenti le città greche si sarebbero ribellate, ma utilizzando lo strumento della “lega delio-attica”, dove Atene si faceva pagare i tributi dalle città colonizzate per garantire protezione in caso di attacchi dai Persiani. Vive questo periodo di ascesa che con Pericle mirava alla creazione di uno stato unitario e allo scontro con Sparta, la “guerra del Peloponneso”. Successivamente Atene ne uscirà sconfitta e quindi avremo l’egemonia

di Sparta, ma soprattutto questa guerra avrebbe logorato le poleis greche e avrebbe poi creatro le condizioni per la conquista da parte dei Macedoni. Sofocle vive tutto questo periodo di questo che parte dall’inizio dell’egemonia di Atene alla fine. Il tgempo delle poleis è ormai finito.

-IL PENSIERO DI SOFOCLE

Il pensiero di Sofocle ormai subisce una evoluzione, infatti siccome è legato ad Atene, il suo pensiero si incupisce come essa. Quindi nei drammi più antichi lui ha ancora una visione ottimistica, crede ancora in un riscatto dell’eroe tragico e crede ancora che questo riscatto possa avvenire per mano di Zeus che è il garante della dike. Invece in successione a quello che succede storicamente fino ad arrivare alla disfatta di Atene, il suo pensiero è ancora più negativo, infatti lo possiamo notare nelle sue ultime tragedie come “Edipo re” “Elettra” e “Edipo a Colono”. Questi confermano l’isolamento dell’eroe tragico, la solitudine dell’individuo. E queste vicende impediscono all’eroe tragico di redimersi.

-IL MITO DI SOFOCLE

Lui utilizza il mito in maniera individuale, i miti che riprende sono la “saga dei labdacidi” = Edipo re, Edipo a Colono poi la “saga di Eracle” = le trachinie, “la saga Troiana” = Elettra, il filottete e l’aiace. Il mito non è più tutto il ghenos oggetto del mito che diventa soggetto della tragedia ma singole parti del mito, perché il teatro di Sofocle si concentra su un singolo individuo, il più fragile rispetto gli altri membri della famiglia. Questo perché la tragedia di Sofocle è una tragedia più matura rispetto a quella di Eschilo. Quella di Eschilo era completamente arcaica. Per Sofocle il mito serve come aggancio al mondo contemporaneo.

-LA TRAGEDIA DI SOFOCLE

Questa si colloca a metà strada nella trilogia degli scrittori tragici del mondo greco perché si trova tra Eschilo che rappresenta il vecchio, una tragedia della tradizione, con il perfetto rispetto del mito e il rispetto della polis e Euripide che rappresenta il nuovo perché lui si lascia influenzare dalla sofistica. Il tragico ha la centralità nel conflitto dell’individuo, ma mentre

  • in Eschilo il conflitto è uomo-Dio perché la divinità sceglie al posto dell’uomo e questo non è responsabile delle sue azioni ma interiorizza la scelta come se l’avesse presa lui. -In Euripide invece l’uomo è in conflitto con le sue passioni che non riesce a controllare per questo l’eroe di Euripide è moderno. -Con Sofocle l’uomo è soggetto al dolore a prescindere dalle cause che lo producono.

-CARATTERISTICHE DELLA TRAGEDIA DI SOFOCLE

1)IL CONTRASTO TRA IL MONDO DEGLI UOMINI E IL MONDO DEGLI DEI

Separazione inconciliabile perché il mondo degli uomini è un mondo in cui si soffre, il mondo degli dei è estraneo e questi potrebbero intervenire nel mondo degli uomini ma questi non lo capirebbero, intervenendo in maniera occasionale.

Il gioco della tragedia consiste nella contrapposizione tra Antigone e Creonte che rappresentano due mondi isolati e inconciliabili, Antigone rappresenta il mondo della fiusis, nuovi valori (leggi della natura che è un vincolo indelebile legando persone dello stesso sangue ); Creonte rappresenta le leggi della polis, vecchi valori. - Con questa contrapposizione Sofocle vuole personificare il dibattito ideologico che in quel periodo si stava aprendo nell’ambito della sofistica. Secondo alcuni Sofocle avrebbe voluto fare una piccola polemica contro lo stato ateniese: Creonte rappresenta Pericle.

  • La sepoltura nell’Antigone ha una valenza sociale, è l’atto con cui l’individuo viene reintegrato nella sua famiglia.

-PROLOGO DELL’ANTIGONE

L’ingresso in scena delle due sorelle Antigone e Ismene, discutono dell’editto di Creonte di non seppellire il fratello scomunicato dalla città ossia Polinice. Quindi Creonte incarna la ragion di stato, non è un uomo malvagio, lui vive in funzione dello Stato e in nome dello Stato sacrifica anche gli affetti familiari tra cui la non sepoltura del nipote. -C’è la contrapposizione tra le due donne, Antigone che incarna il modello di una nuova donna e per questo motivo è “ eroina tragica” perché isolata dalla collettività che non può comprendere l’autonomia decisionale di Antigone e i suoi valori. Lei è grande perché decide di soffrire e il dolore la distingue per la sua grandezza. -Ismene rappresenta la donna comune di Atene del mondo greco del tempo, infatti le ultime parole di Ismene verso Antigone vogliono dire che Antigone non deve seppellirlo perché se continuerà con questa decisione verrà uccisa, aggiungendo lutti nella saga dei Labdacidi. E le ricorda che è impossibile che 2 donne possono cambiare la storia e le leggi dello Stato.

-PRIMO STASIMO DELL’ANTIGONE (lo stasimo dell’uomo faber)

E’ importante perché è un canto del coro, è in metri lirici e viene usato il dialetto dorico che è il dialetto della lirica monodica e corale. Questo affronta il tema del progresso umano, questo tema era già stato affrontato nel Prometeo di Eschilo, che era l’argomento di dibattito della sofistica, quindi secondo Sofocle che ha una visione laica della storia umana, lui ritiene che l’umanità sia partita da una situazione di degrado e che poi si sia evoluta però mentre per Eschilo che è una mentalità più arcaica, il progresso deriverebbe da un dono degli dei quindi il furto del fuoco da parte di Prometeo, per Sofocle è di natura laica, l’uomo ad un certo punto spinto dalla necessità avrebbe iniziato a evolversi. -Il brano si divide in 2 parti: il tema del PROGRESSO e il tema del MALE. 1 parte) Il tema del PROGRESSO si traduce in immagini, quindi il progresso graduale dell’uomo che è un essere straordinario e che porta avanti delle tecniche, la navigazione, caccia, lotta alle malattie, e il limite e la morte. 2 parte) Il tema del BENE e del MALE, il BENE per Sofocle, l’uomo buono è lo iupopsipolis quello che partecipa alla vita della polis, apolis è l’uomo negativo, Sofocle riflette quello che è il tema del suo tempo.

-ANTIGONE CONTRO CREONTE

Siamo nel momento in cui Antigone ha infranto il divieto di sepoltura di Polinice, è stata arrestata e viene condotta davanti a Creonte e qui emerge la contrapposizione tra i sistemi di vita di questi due personaggi, nessuno dei due vuole cedere. -Antigone dice di obbedire alle leggi del cuore; -Creonte dice che obbedisce alle leggi dello Stato; La posizione di Creonte è una posizione che si può leggere anche in chiave di storia contemporanea, non si sente in colpa perché lui ha semplicemente obbedito alle leggi, mettendo da parte la propria etica.

-EDIPO

Il mito Tebano,si parte dal mito della Sfinge che Edipo riesce a risolvere ed entra a Tebe come colui che avrebbe risolto l’enigma della sfinge. Intanto ad un incrocio ha ucciso il padre e ha sposato la regina Giocasta che è sua madre, perché i sovrani di Tebe avrebbero avuto questo responso dall’oracolo, il cui figlio nato da loro avrebbe ucciso il padre e avrebbe sposato la madre macchiandosi di 2 delitti orrendi (patricidio, incesto). I genitori abbandonano il bambino facendogli una cicatrice sui piedi, il bambino lo trovo il pastore e una volta adulto Edipo intuisce di essere un prescelto per vari motivi consulta l’oracolo e questo gli racconta la verità. Edipo abbandona la famiglia che lo ha cresciuto per evitare di commettere questi 2 delitti. Verso Tebe incontra Laio cioè il padre naturale re di Tebe, e lo uccide. La città di Tebe è presa da una pestilenza, la pestilenza rituale perché nella città ci sta un miasma cioè una colpa. La colpa era quella della sfinge, Edipo quindi risolve l’enigma della sfinge e viene accolto nella città di Tebe. Tebe è colpita da varie disgrazie e consultano l’indovino Tiresia il quale riferisce la causa, secondo il suo parlare oscuro e infatti nessuno comprende le parole di Tiresia tranne Edipo, finchè poi la prima persona ad intuire è Giocasta, la quale si suicida nella reggia impiccandosi. Edipo appena capisce si acceca con le fibbie del suo vestito e alla fine decide di uscire dalla città di Tbe per eliminare la contaminazione, si rifugia nel Demo di Colono. Edipo ha 4 figli, Eteocle, Antigone, Ismene, Polinice e tutte queste disgrazie vengono trasmesse anche ai figli. EDIPO RE = appartiene al periodo della maturità di Sofocle ed è la tragedia greca per eccellenza, secondo Aristotele. Innanzitutto per la trama perché rappresentava lo schema perfetto della tragedia, poi perché proponeva le peripezie di cui il protagonista era oll’oscuro e poi perché c’era la aragnorisis , il riconoscimento che comportava il ribaltamento e la disgrazia dell’eroe che da personaggio di eccezione e straordinariamente olbios cioè fortunato, diventa un personaggio sfortunato subito dopo aver scoperto la verità. L’Edipo re mostra il mutamento di fortuna, metabolè , e la caduta di un uomo che in un solo giorno passa dalla prosperità alla rovina a causa di una amartia ovvero la colpa tragica che marchia a vita il personaggio. È una colpa indelebile perché comporta una contaminazione, Edipo è colpevole di amartìa e la contaminazione si manifesta non solo sulla sua famiglia ma anche su Tebe, quindi il mito di Edipo è un mito famoso anche se ci sono delle varianti, soprattutto nella parte finale cioè secondo le altre varianti, Edipo si acceca ma rimane nella reggia, secondo altre varianti invece si allontana senza accecarsi. Sofocle stabilisce il mito canonico cioè l’accecamento di Edipo, il suo esilio volontario nel Demo di Colono e poi la riabilitazione

step è la maledizione , “prego che il colpevole venga punito”. Terzo step “che possa capitare sulla casa dell’uccisore la stessa maledizione”, la maledizione sulla casa. Quarto step la condivisione di moglie e figli di Laio , lui difenderebbe Laio come se fosse suo figlio, anche se lui è il figlio di Laio. Quinto step è la peste , Sofocle riprende il modello di Erodoto precisamente la peste che si diffonde presso il popolo dei Pelasgi che sono in lotta con gli Ateniesi. Questa peste è determinata da un miasma cioè da una colpa rituale, lo stesso miasma che tocca la città di Tebe. Poi il concetto di olbios di felice, applicato ad Edipo nella prima parte della tragedia, Sofocle lo riprende da Erofoto dalla figura di Creso, praticamente Creso si riteneva felice e Solone diceva che doveva aspettare alla morte, perché fino a quel momento poteva succedere di tutt. Il concetto del capro espiatorio perché Edipo vorrebbe individuare il colpevole dell’uccisore di Laio perché come capro espiatorio lo avrebbe allontanato dalla città di Tebe, il rituale del pharmakos.

-EDIPO E TIRESIA

Emerge la contrapposizione tra il sapere laico che è quello di Edipo e il sapere oracolare. STRUTTURA DEL DIALOGO TRA EDIPO E TIRESIA , Sofocle utilizza uno stile colloquiale mimetizzandosi con i personaggi, stile aulico, figure retoriche perché deve imitare lo stile oracolare. Quando c’è il dialogo tra Edipo e Tiresia utilizza uno stile colloquiale. C’è la metafora del “vedere”, vedere e non vedere, Tiresia che pur essendo cieco riesce a vedere quello che gli altri non vedono e c’è sempre l’ironia tragica.

-EDIPO A COLONO

Pag124----E’ una tragedia di cui è incerta la datazione, appartiene all’ultima fase della vita di Sofocle e c’è un pessimismo irrisolvibile, secondo alcuni sarebbe stata rappresentata nel 405, secondo altri nel 401. Probabilmente nel 401 sarà stata una replica. L’argomento è la saga del Labdacidi, Edipo è stato cacciato da Tebe perché avrebbe contaminato la sua città e nessuna terra lo vuole accettare perché lui è portatore di disgrazie, porta con se il miasma, la colpa divina ce contamina, alla fine chiede asilo ad Atene, dove c’è il re Teseo che è colui che avrebbe fondato Atene, lui lo accoglie perché l’oracolo avrebbe predetto che Edipo da vivo portavi sfortuna, da morte sarebbe stato un benefattore, l’unica che lo accompagna è Antigone la figlia di Edipo che già da inizio saga possiamo capire che è un personaggio ribelle, a Tebe Eteocle e Polinice si scontrano che sono i 2 figli di Edipo. L’oracolo aveva predetto che chi avesse avuto l’appoggio paterno avrebbe ottenuto la vittoria, quindi Eteocle va a chiedere la protezione di Edipo, Edipo non accetta, ma Antigone lo convince e decide di parlare con Polinice, alla fine l’episodio finisce che Edipo maledice il figlio perché ha marciato contro Tebe. La tragedia si conclude con la morte di Edipo a cui nessuno sarà testimone se non il re Teseo che dice che era morto. I TEMI FONDAMENTALI: la tragedia è di un pessimismo cupo, cioè per l’uomo non c’è possibilità di redenzione, lo dice il coro del terzo stasimo, dice che la vita umana è “una somma di dolori e di infelicità” ed Edipo ne è l’esempio concreto. Di fronte a tutte queste sofferenze che l’uomo deve affrontare, non esiste gioia e l’unica soluzione è la morte, la morte viene presentata come una cosa positiva, riscatto dalle sventure. Tutto quello che capita ad Edipo ha un valore paradigmatico, rappresenta un esempio, l’esempio di un uomo che subisce questa metabolè , cambiamento di sorte improvviso che stravolge la sua vita, vive una

vita sofferente, diventa il pharmakos per Tebe e poi dopo la sua morte viene glorificato perché ha potere taumaturgici. Quindi la vicenda di Edipo diventa un esempio per gli uomini. La storia di Edipo è un messaggio che Sofocle vuole dare che tutta la vita è NEGATIVA. L’unica soluzione è la morte. Altro messaggio è il rapporto tra Edipo e Tebe o tra Edipo e la sua famiglia, RAPPORTI NEGATIVI perché Tebe non lo accetta a causa della pestilenza e anche con la sua famiglia sono rapporti negativi, infatti lui non vuole parlare con Polinice ma lo convince Antigone, ma alla fine lo maledice, questa maledizione che ha nei confronti dei figli dimostra che il concetto del ghenos che era il concetto fondamentale della tragedia arcaica, è oramai messo in crisi, non esiste più l’idea dell’ereditarietà della colpa o l’idea della salvezza all’interno del ghenos che era la cosa principale del teatro di Eschilo. Poi il rapporto con Atene soprattutto nel primo stasimo c’è la celebrazione del demo di Colono che rappresenta Atene e che avrebbe poi accolto la morte di Edipo. -Perché Sofocle scrive questa celebrazione di Atene? Lo spirito con cui viene celebrata Atene è uno stile nostalgico cioè è come se Sofocle giunto alla fine della sua vita, che coincide con il periodo storico in cui Atene sta subendo la seconda guerra del Peloponneso quindi c’è la sconfitta di Atene, è come se Edipo volesse ricordare la grandezza di Atene, può essere letta anche in chiave patriottica, una possibile rinascita di Atene. PROBLEMA DEL FINALE DELL’OPERA: L’apoteosi di Edipo, avviene al di fuori della scena che poi viene riferito dal messaggero (la sua morte ). Molti dicono che il finale è che Sofocle vuole celebrare Edipo nel momento della sua morte. INTERPRETAZIONE CRISTIANA: Edipo sarebbe assimilabile alla figura del MARTIRE. BRANI ANTOLOGICI: “ESALTAZIONE DEL DEMO DI COLONO”, TRATTI DELLA MELICA CORALE, Il coro si rivolge ad Edipo chiamandolo “ospite”, perché Edipo era di Tebe e Atene era un altro stato. Tutta la descrizione del Demo di Colone viene fatta all’insegna del LOCUS AMOENUS, luogo paradisiaco, fonte di acqua, narciso, pianta dell’ulivo, che era stato donato da Atena durante lo scontro con Poseidone, pianta sacra ad Atene questo rappresenta la ricchezza,” LA MORTE DI EDIPO”, il racconto del messaggero e non si sa dove è finito il corpo.