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La Tragedia ed Eschilo, Dispense di Greco

Relazione completa della tragedia greca di Eschilo

Tipologia: Dispense

2020/2021

In vendita dal 17/11/2022

carolinaacapece
carolinaacapece 🇮🇹

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I PRIMI TRAGEDIOGRAFI ED IL DRAMMA SATIRESCO
Ad Atene, nel 535 a.C., Pisìstrato introduce, oppure riorganizza, i concorsi drammatici nelle feste
dedicate a Diòniso: la nostra fonte, per questa data, è il MàrmorPàrium. Ci dice che il primo
vincitore nei concorsi tragici fu Tèspi, che era originario del demo attico di Ikària e il premio fu un
capro.
Secondo il mito attico, il demo di Ikària era il luogo in cui Diòniso, per la prima volta, mostròilvino
agliuominielomostròaunuomodinomeIkàrio. Poi lo diffuse tra i pastori, ma questi abusarono
del vino, un gruppo si ubriacò. E siccome era la prima volta che sperimentavano il vino e
anche l'ubriachezza, credettero di essere stati avvelenati. E quindi uccisero Ikàrio. Come si può
notare c'è un elemento narrativo, la persecuzione, che ricorre spesso nel mito di Diòniso.
A Tèspi gli antichi attribuirono una serie di attività, di caratteristiche e di innovazioni, alcune delle
quali sono però sicuramente leggendarie. Ad esempio, sembra che girasse con un carro (così ci
racconta Orazio nell’Arspoetica, siamo molti secoli dopo): uncarro,ilcosiddettocarrodiTèspi, con
cui trasportava le attrezzature e viaggiavaconisuoiattoriperchéluieraildirettoredella
compagniateatrale; viaggiava tra i villaggi e sembra, anche, che si tingesse il volto con la biàcca e
che poi abbia introdotto per primo l'uso della maschera.
Abbiamo poi notizie più sostanziose su due tragediògrafi, Frìnico e Pratìna; notizie che ci appaiono
più fondate, notizie storiche.
Frìnico
Erodoto nelle storie raccontacheFrìnicomiseinscena“LapresadiMilèto”, poco tempo dopo che
questo fatto era avvenuto. Si tratta delle vicende che accadonoprimadelloscoppiodelleguerre
persianevereeproprie.
I persiani si scontrano con le colonie greche che si trovavano in Asia Minore e, nel
494, Milèto viene presa e gli abitanti vengono deportati in Babilonia, quindi veramente
lontanissimo.
Questo è un fatto che fa soffrire molto i greci della Grecia propriamente detta, perché gli abitanti
di Milèto sono loro fratelli. Ecco, solo l'anno dopo, quindi nel 493 a.C., Frìnico mette in scena la
presa di Milèto: tutto il teatroscoppiaapiangere e, quindi, viene inflitta la multa al poeta, o al
corègo, una multa piuttosto salata di 1000 dracme per aver turbato gli spettatori.
Qualche anno dopo, nel 479 a.C., sappiamo che Frìnico mise in scena un'altra tragedia di
argomento storico ( le tragedie di solito, avevano argomento mitico, quindi sono un po’ delle
eccezioni queste tragedie di argomento storico): però, questa volta, più saggiamente, mette in
scena la sconfitta dei persiani e il titolo della tragedia è “Le fenìcie”.
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I PRIMI TRAGEDIOGRAFI ED IL DRAMMA SATIRESCO

Ad Atene, nel 535 a.C., Pisìstrato introduce, oppure riorganizza, i concorsi drammatici nelle feste dedicate a Diòniso: la nostra fonte, per questa data, è il Màrmor Pàrium. C i dice che il primo vincitore nei concorsi tragici fu Tèspi , che era originario del demo attico di Ikària e il premio fu un capro. Secondo il mito attico, il demo di Ikària era il luogo in cui Diòniso , per la prima volta, mostrò il vino agli uomini e lo mostrò a un uomo di nome Ikàrio. Poi lo diffuse tra i pastori, ma questi abusarono del vino, un gruppo si ubriacò. E siccome era la prima volta che sperimentavano il vino e anche l'ubriachezza, credettero di essere stati avvelenati. E quindi uccisero Ikàrio. Come si può notare c'è un elemento narrativo, la persecuzione, che ricorre spesso nel mito di Diòniso.

A Tèspi gli antichi attribuirono una serie di attività, di caratteristiche e di innovazioni, alcune delle quali sono però sicuramente leggendarie. Ad esempio, sembra che girasse con un carro (così ci racconta Orazio nell’ Ars poetica , siamo molti secoli dopo): un carro, il cosiddetto carro di Tèspi , con cui trasportava le attrezzature e viaggiava con i suoi attori perché lui era il direttore della compagnia teatrale ; viaggiava tra i villaggi e sembra, anche, che si tingesse il volto con la biàcca e che poi abbia introdotto per primo l'uso della maschera.

Abbiamo poi notizie più sostanziose su due tragediògrafi, Frìnico e Pratìna; notizie che ci appaiono più fondate, notizie storiche.

Frìnico

Erodoto nelle storie racconta che Frìnico mise in scena “La presa di Milèto ”, poco tempo dopo che questo fatto era avvenuto. Si tratta delle vicende che accadono prima dello scoppio delle guerre persiane vere e proprie.

I persiani si scontrano con le colonie greche che si trovavano in Asia Minore e, nel 494, Milèto viene presa e gli abitanti vengono deportati in Babilonia, quindi veramente lontanissimo.

Questo è un fatto che fa soffrire molto i greci della Grecia propriamente detta, perché gli abitanti di Milèto sono loro fratelli. Ecco, solo l'anno dopo, quindi nel 493 a.C., Frìnico mette in scena la presa di Milèto: tutto il teatro scoppia a piangere e, quindi, viene inflitta la multa al poeta, o al corègo , una multa piuttosto salata di 1000 dracme per aver turbato gli spettatori.

Qualche anno dopo, nel 479 a.C., sappiamo che Frìnico mise in scena un'altra tragedia di argomento storico ( le tragedie di solito, avevano argomento mitico, quindi sono un po’ delle eccezioni queste tragedie di argomento storico): però, questa volta, più saggiamente, mette in scena la sconfitta dei persiani e il titolo della tragedia è “Le fenìcie”.

Pratìna

Un altro autore di cui abbiamo notizia è Pratìna e le fonti ce lo presentano come l'inventore del dramma satiresco. Era il quarto spettacolo della tetralogìa: nelle grandi dionìsie, di ogni attore si rappresentavano tre tragedie e un dramma satiresco.

Ci è arrivato per intero un solo dramma satiresco, “ Il ciclòpe” di Eurìpide ; e poi abbiamo delle ampie sezioni de “ I segùgi” di Sòfocle : quindi non abbiamo una quantità di testi tale che ci permetta di fare i confronti o di notare caratteristiche ricorrenti. In ogni caso, è un genere che presenta un legame con la tragedia : basti pensare che era il quarto dramma di una tetralogia e anzi, secondo Wilamòwitz, sarebbe legato alle origini della tragedia.

E perché questo? Perché il corpo è costituito da sàtiri , che sono esseri deformi, sono dèmoni della fecondità, metà uomini e metà cavalli, che sono, in qualche modo, legati a Diòniso e alla sfera della fertilità, alla dimensione selvaggia. E nelle vicende del dramma satiresco accompagnano gli eroi protagonisti dell'azione , dedicandosi a mille attività. Per esempio inseguire qualcosa o qualcuno, pescare, remare. Insomma sono iperattivi ; però, a volte, sono anche molto pigri , perché sono guidati da qualunque vizio, come il desiderio smodato di mangiare, o l’estrema paura, l'estrema curiosità; insomma, sono guidati dall’istinto e questo è un tratto dionisiaco.

Non è un caso, quindi, che l'ambientazione dei drammi satireschi sia, soprattutto, la natura selvaggia e non la città: questo lo deduciamo anche dai titoli. In ogni caso, la trama è di argomento mitologico (anche questo noi lo deduciamo dai titoli) e la vicenda è sempre a lieto fine. Il dramma satiresco vuole far ridere e la sua collocazione, al quarto posto dopo le tre tragedie, doveva avere appunto lo scopo di allentare la tensione.

Si recita, peraltro, anche al di fuori degli agòni. Non tragedie intere ma di solito sezioni,

spezzoni, per lo più di tragedie precedenti; e più che alla mìmesis e alla cathàrsis, si

guarda, in questo periodo, all' abilità degli attori, al loro virtuosismo.

Degli autori tragici, della fine dell'età classica, ricordiamo Agatòne.

Agatòne è presente come personaggio nelle opere di altri autori : ad esempio, nelle

“ Thesmoforiázūse ” di Aristòfane , che lo considera un autore innovativo. Poi è presente

anche nel simposio di Platone, dove è il padrone della casa in cui si svolge il simposio e, nel

caso specifico, il simposio raccontato da Platone si svolge proprio per festeggiare una

vittoria di Agatòne negli agòni tragici del 416 a.C.

Agatòne è citato anche nella poetica di Aristotele: e Aristotele ci dice che Agatòne scrisse

per primo tragedie la cui trama, i cui personaggi, non erano basati sul mito.

E quindi, sono state fatte delle ipotesi:

forse le trame erano frutto della sua invenzione, invenzione artistica

oppure le trame venivano da racconti di tradizione popolare: questo aspetto ci

sfugge.

Nel secolo successivo, il III secolo a.C ., gli agòni tragici proseguono ad Alessandria d'Egitto,

che è il nuovo centro della cultura greca sotto i Tolomèi.

E, infine, dobbiamo ricordare che le tragedie greche furono rappresentate o servirono

come fonte di ispirazione per gli scrittori, a Roma , a partire dalla seconda metà del III

secolo a.C.: infatti, la letteratura romana inizia ufficialmente nel 240 a.C. con una

rappresentazione teatrale ad opera di Livio Andronìco.

Tornando a Nietzsche, quando scrisse la sua opera “La nascita della tragedia”, questo

autore si trovò al centro di numerose polemiche , perché a quell'epoca la civiltà greca era

considerata una civiltà lineare, limpida , che aveva raggiunto le forme della perfezione e

della nitidezza in ogni suo aspetto: nell’arte, nella letteratura, nella politica; una forma

perfetta, ma ideale.

Questa interpretazione era stata offerta nel 1700 , a partire dall' illuminismo, poi

soprattutto dal neoclassicismo e dall’idealismo romantico; cioè nel mondo greco antico si

vedeva una perfezione che era stata perduta.

Ecco: l'interpretazione di Nietzsche, che dà tanta importanza all' elemento dionisìaco,

quindi alla trasgressione della regola, rompe questo schema interpretativo dove, invece, è

la razionalità a dominare.

E quindi diversi critici si scagliano contro Nietzsche, in particolare Wilamòwitz. Tuttavia

Nietzsche ebbe anche numerosi difensori; fatto sta che, per questa sua opera, gli sarà

preclusa la carriera accademica, motivo per cui si dedicherà più intensamente alla filosofia.

TRASMISSIONE DEI TESTI TEATRALI

Tragedie e commedie erano concepite per una sola occasione di rappresentazione: le feste dionisiache. Non c'era la stagione teatrale, non c'erano le repliche: le rappresentazioni erano una tantum.

Però, a partire dalla fine del V secolo a.C., in una situazione in cui si era notata una certa decadenza dell'arte tragica, anche durante negli agòni tragici vennero usate le opere dei grandi commediografi e tragediografi del passato,le palaiài , “le antiche”.

Il fatto che dei testi teatrali vengano ripresi implica degli adattamenti , tipo fattore del teatro; infatti, ancora oggi è così: ogni compagnia teatrale, quando prende un copione già scritto, lo adatta per esempio alle caratteristiche dei propri attori o al pubblico o al contesto generale.

Ad un certo punto, l'aspetto anche scenografico del coro, che è un aspetto piuttosto costoso, perde importanza e viene accantonato; oppure poteva capitare che si prendevano delle scene isolate e venivano recitate in modo semplice, senza allestimento teatrale; venivano recitate in contesti diversi dalle occasioni delle rappresentazioni [originali], quindi non nelle feste dionisiache, ma ad esempio nei simposi, in feste pubbliche , in feste private oppure in occasioni culturali di tipo generico. Questo succede molto spesso a Roma.

Se qualcuno voleva una copia di un qualunque testo nel mondo antico, doveva copiarla a mano: e questo, facilmente, portava ad alterare il testo, anche involontariamente.

Verso la fine del IV secolo a.C., di fronte a questa situazione di mancato rispetto del testo, il governo ateniese , appunto per porre fine a queste alterazioni, decide di fare redigere delle edizioni ufficiali dei testi dei grandi tragici; e questo viene fatto anche per imporre agli attori di adeguarsi al testo , di smetterla di alterare i testi. Quindi vengono redatte le edizioni ufficiali e vengono custodite nel pritanèo di Atene.

Il pritanèo era il luogo in cui , per esempio, erano ospitati, allevati, gli orfani di guerra , dove i vincitori degli agòni atletici potevano mangiare a spese dello Stato. Questo faceva parte del premio che si ricevevano. E dove venivano accolti, ospitati gli ospiti di riguardo; insomma, era un luogo significativo per la città.

Nel III secolo a.C., il faraone di Alessandria, Tolomèo Evèrgete (che è un discendente di Tolomèo, che era il generale di Alessandro Magno, che prende il possesso dell'Egitto dopo la morte di Alessandro Magno) vuole avere anche lui ad Alessandria delle copie dei testi tragici. Questo perché Alessandria era diventata il centro della cultura greca. Si fa portare delle copie ad Alessandria, in modo non troppo onesto in realtà, perché lui dice agli ateniesi “Io mando, adesso, degli ambasciatori, dei delegati; voi mi date le vostre copie, quelle autorizzate, quelle ufficiali delle tragedie; io vi lascio un pegno, vi lascio 15 talenti d'argento; poi queste copie autorizzate ufficiali vengono ad Alessandria; noi facciamo una [nostra] copia e poi ve le restituiamo e voi mi ridate i 15 talenti d'argento”. Ma, in realtà, lui fa arrivare gli originali [=le copie ufficiali] ad Alessandria, fa realizzare delle copie di pregio su papìro , ma poi fa portare ad Atene le copie pregiate su papìro [tenendosi le copie ufficiali], lasciando agli ateniesi i 15 talenti d'argento. Evidentemente, secondo lui, era un prezzo che

ESCHILO

La vita Eschilo nasce nel 525-524 a.C. nel demo di Eleusi nei pressi di Atene, quasi coetaneo di Pindaro. I due autori condividono l’amore per lo stile levato\sublime , le profonde convinzioni religiose, la preferenza per il linguaggio metaforico. Entrambi pensano che eventi eccezionali siano da considerare segno della volontà divina che vanno descritti e indagati. Per Pindaro questi fatti eccezionali sono le vittorie sportive mentre per Eschilo sono gli eventi della storia e del mito. Entrambi sono convinti che Zeus abbia istituito l’ordine attuale del mondo e che quest’ordine sia da lui garantito. Esaltano Dìke , la giustizia, di cui è garante Zeus, che è un concetto già espresso da Solone.

Eschilo assiste a molti eventi storici importanti tra cui la cacciata del tiranno Ippìa nel 510 a.C : che porta all’inizio della democrazia e le guerre persiane 490-480\479 a.C. alle quali partecipa combattendo con orgoglio per difendere la sua patria. In seguito va a Siracusa dove è invitato da Ierone I che è un tiranno che ama ospitare personalità culturali di rilievo. Oltre a Eschilo ospita anche Simonide, Bacchilide e Pindaro, che cantano le sue vittorie atletiche. Torna ad Atene dove continua la sua attività con successo ma infine si ritira in Sicilia a Gela dove morirà nel 456 a.C. a 69 anni.

Pare che lui stesso abbia dettato il proprio epitafio che ci è pervenuto in “Una vita di Eschilo” di un anonimo autore. Così dice l’epitafio: “Questa tomba in Gela ricca di messi, racchiude Eschilo figlio di Euforione. Il suo nobile valore lo potrebbero raccontare il bosco di Maratona e il persiano dalle lunghe chiome che l’ha sperimentato.” Come si può notare, sempre che l’epitafio sia di Eschilo, l’autore non si vanta dei propri successi negli agoni drammatici ma delle occasioni in cui ha difeso la propria patria.

Eschilo- la poetica Eschilo fu autore, attore e regista. Scrisse moltissimo e partecipò a numerosi agoni. Gli antichi riferiscono che scrisse 90 drammi ma a noi sono arrivati 79 titoli e soltanto 7 tragedie integre più moltissimi frammenti. I titoli delle tragedie integre sono:  I persiani, che è l’unica di argomento storico  I sette contro Tebe  Le supplici  Il Prometeo incatenato  L’Orestea, l’unica trilogia che è composta da tre drammi: Agamennone, Coefore e Eumenidi

Il problema centrale dell’azione tragica proposta da Eschilo è riflettere sul rapporto tra responsabilità e castigo, tra azione e colpa , e del perché della sofferenza dell’uomo. Nella letteratura di epoca precedente le risposte erano state queste: nei lirici semplicemente l’uomo è destinato alla sofferenza e alla morte, in quanto essere umano, oppure secondo il mito di Prometeo riferito da Esiodo, l’intera umanità sconta un errore originario.

Ma Eschilo si chiede se non ci sia un margine di responsabilità individuale e se non sia quindi possibile evitare l’errore. Ecco la tragedia di Eschilo è fondata sulla ricerca della verità dunque non

c’è un’esposizione didascalica della verità come potrebbe fare un autore che pensa di possedere, conoscere la verità ma Eschilo appunto la cerca e quindi c’è una teodicea.

Teodicea da “theos” ovvero dio + “dike” ovvero giustizia. È la parte della filosofia che si occupa della presenza del male nel mondo e riflette sul libero arbitrio e sulla giustizia punitiva di Dio. La teodicea di Eschilo è una ricerca, la ricerca del rapporto tra la responsabilità umana e la volontà divina.

Eschilo si serve sempre di personaggi e vicende mitiche quindi di valore esemplare tranne che nei Persiani dove tratta un argomento storico dove tuttavia in questo caso si tratta di una vicenda esemplare in quanto vicenda famosissima che ha avuto conseguenze molto rilevanti per tutti i Greci.

Secondo Eschilo la vera giustizia è fondata sulla misura , sulla ricerca della misura come diceva Apollo Delfico,” meden agan ”, nulla di troppo, questa è l’iscrizione sul tempio di Delfi.

Gli esseri umani tuttavia possono essere toccati da “athe” che è l’accecamento quindi non riuscire più a vedere o capire dove sia il senso della misura e quindi praticare la ubris ovvero la violenza, la tracotanza, la presunzione. Pensare di poter superare i limiti imposti dalla natura e dagli dei.

E la conseguenza dell’accecamento e quindi del superamento dei limiti è la punizione degli dei che puniscono per correggere quindi l’apprendimento avviene attraverso la sofferenza : il “ pathei matos .”

Eschilo amava usare le trilogie perché esse consentivano di trattare una storia di un gruppo , una storia collettiva, di una famiglia, e non la storia di singoli eroi come in seguito farà Sofocle.

Quindi la storia di un gruppo permette di riflettere sulle dinamiche del comportamento umano tanto più che le colpe dei padri ricadono sui figli. Quindi queste dinamiche non si esauriscono spesso nella vita di una sola persona.

Nel fare questo Eschilo tratta temi universali : la famiglia, il diritto, il rapporto tra potere e libertà, se gli dei si occupino degli esseri umani e per fare questo Eschilo fa procedere l’azione piuttosto lentamente perché grossomodo sia tempo di riflettere sulle azioni.

Il linguaggio è molto alto, ricco e difficile, ricco di immagini e metafore che richiedono un’ interpretazione. E poi nel portare le vicende nella scena, Eschilo cerca di riportare effetti scenografici spettacolari per esempio un corteo trionfale con carri e cavalli, un carro alato, costumi sontuosi. Questo per colpire l’immaginazione dello spettatore.

I 7 CONTRO TEBE

Anche questa tragedia ottenne il primo premio. Faceva parte di una tetralogia che comprendeva opere tra loro connesse dal punto di vista della trama. Cioè Laio, Edipo e il dramma satiresco sfinge era legato a questa vicenda. È un argomento famosissimo. Gli antefatti li troviamo nelle prime due tragedie, Laio ed Edipo.

Antefatti

Edipo è il re di Tebe, ha una moglie Giocasta e ha saputo da un oracolo che il figlio che nascerà lo ucciderà e sposerà la propria madre. Nasce in effetti un bambino che verrà in effetti affidato ad un pastore perché lo uccida. Il pastore non ha il coraggio di farlo e quindi gli buca i piedini e lo lega abbandonandolo su un monte affinché sia mangiato dagli animali. Oppure secondo un’altra versione del mito lo affida ad un pastore che lui conosceva di un’altra città. Fatto sta che il bambino finisce presso la coppia che regna a Corinto e che non ha figli. Questa coppia lo cresce ma tutti dicono di lui che non è figlio del re. Edipo allora va ad interrogare l’oracolo e questo risponde che lui ucciderà il padre e sposerà la madre. Quindi Edipo preso dall’orrore si allontana da Corinto e arriva alla base della rocca di Tebe. Qui incontra un viandante su una lettiga con degli schiavi; discutono per la precedenza ed Edipo lo uccide, senza sapere che quello era suo padre Laio. Dopo di ché salendo su verso Tebe, riesce a riesce a risolvere l’enigma della sfinge e si getta da una rupe e quindi arriva in città. Qui siccome lui ha liberato Tebe da un grande flagello cioè la sfinge, gli viene concessa la mano della regina dato che è rimasta vedova. E quindi Edipo sposa effettivamente la propria madre Giocasta. E hanno quattro figli: due maschi e due femmine. I maschi sono Eteocle e Polinice e le due femmine sono Antigone e Ismene. Ad un certo punto sulla città di Tebe arriva un pestilenza. Edipo che è un bravo sovrano cerca di capire il motivo e alla fine scopre quello che realmente è successo. Quindi Giocasta si uccide, Edipo si acceca e in pratica c’è un miasma che ricade sui quattro figli.

Trama

Eteocle e Polinice sono gli eredi di Edipo. Edipo si è allontanato da Tebe e i due fratelli dovrebbe regnare a turno , sei mesi per uno. Ma Eteocle che è re per il suo semestre non vuole cedere il potere e quindi Polinice lo attacca insieme a sei alleati. Da qui il titolo: poiché Tebe ha sette porte, e davanti a ciascuna porta si affrontano sei eroi tebani più Eteocle, e all’esterno ci sono Polinice che si scontra con Eteocle più sei suoi alleati. Polinice ed Eteocle si scontrano e muoiono entrambi. In questa tragedia la responsabilità del male ha origine dalla colpa del padre e anche dalla colpa del nonno. Le colpe dei padri ricadono sui figli. Ma c’è anche un elemento di responsabilità personale cioè Eteocle e Polinice non riescono ad accordarsi. Eteocle non esita nella sua decisione di mantenere il potere e Polinice attacca il paese dove è nato, quindi sono entrambi responsabili.

LE SUPPLICI

Questa tragedia faceva parte di una trilogia legata. Le supplici era la prima tragedia e poi seguivano gli egizi e le danaidi che non ci sono pervenuti. Dunque noi non riusciamo a comprendere fino in fondo lo sviluppo della trama perché ci manca la parte centrale e la conclusione.

Le supplici sono le 50 figlie di Danao e sono le Danaidi. Si trovano sulla spiaggia di Argo dove tentano di convincere il re di Argo, Pelasgo, ad aiutarle. Infatti esse sono promesse spose dei 50 figli di Egitto , ma non hanno alcuna intenzione di sposarsi. E quindi chiedono asilo a Pelasgo.

Pelasgo dunque si trova in dilemma: accoglierle o suscitare l’ira dei 50 figli di Egitto con una possibile guerra oppure cacciarle violando così i doveri dell’ospitalità e quindi provocare il suicidio delle ragazze. Pelasgo consulta il popolo e decide di accoglierle però arrivano i figli di Egitto sulla scena e le costringono a seguirli.

Noi conosciamo il mito da altre fonti: noi sappiamo che le Danaidi saranno costrette a sposarsi e nella prima notte di nozze uccideranno i loro mariti tranne una, Clitemnestra , che non ucciderà il marito. Qui le Danaidi hanno una colpa ovvero quella di rifiutare il matrimonio che è quello che normalmente una donna deve fare nella vita secondo la mentalità greca.

IL PROMETEO INCATENATO

La tragedia faceva parte di una trilogia che comprendeva  Il Prometeo liberato che deve seguire quello incatenato  Il Prometeo portatore di fuoco che probabilmente precedeva gli altri due

Ma anche quest’ordine non è sicuro: forse il Prometeo portatore di fuoco era invece la terza tragedia.  La tragedia pare molto arcaica da tanti punti di vista, ad esempio da quello lessicale. Sembra che nella trama non venga rispettata l’identificazione tipica di Eschilo tra Zeus e Diké , motivo per cui molti hanno dubitato della paternità eschilea di questa tragedia

Il vero problema è che se noi di una trilogia possiamo leggere solo una tragedia, abbiamo una visione parziale della vicenda. Non è detto che questa identificazione tra Zeus e Diké non avvenisse nella conclusione della vicenda.

Trama Prometeo viene punito perché ha rubato il fuoco a Zeus, per restituirlo agli uomini. La punizione consiste nell’essere incatenato ad una rupe da Kratos e Bia , la forza e la violenza, e da Efesto , il dio fabbro. Questi hanno il compito di incatenare Prometeo, il cui fegato dovrà essere mangiato da un’aquila, anche se in questa tragedia alla fine succede qualcos’altro.

Passano dei personaggi che gli fanno visita e dialogano con lui.

ANTEFATTO ORESTEA:

L'Antefatto dell' Orestea é nella saga dei Pelopidi (o saga degli Atridi).La vicenda inizia con

Tantalo , che è uno dei figli di Zeus, poiché egli era spesso invitato al banchetto degli dei,

quando vuole ricambiare il favore a loro , gli dei vanno a banchettare da Tantalo. Egli decide

di offrire ciò che ha di più prezioso, vale a dire, il figlio Pelope.

Lo uccide, senza dire nulla agli dei, lo fa a pezzi e glielo offre da mangiare.Gli dei, in quanto

tali, se ne accorgono eccetto Demetra , che era estremamente addolorata per la perdita

della figlia Persefone, che era stata rapita, e addenta una spalla e in seguito per questo

motivo , quando gli Dei ricomporranno Pelope dovranno mettergli una spalla d'avorio ,

prima protesi della storia.

Pelope, una volta ricomposto, si sposa e ha dei figli, tra questi ricordiamo Atreo e Tieste.

Tieste seduce la moglie di Atreo e quest'ultimo vuole vendicarsi e lo fa in modo terribile,

uccidendo i figli di Tieste e con l'inganno glieli fa mangiare(ciò ricorda la colpa familiare di

Tantalo).

La colpa ricade sui figli di Atreo, ovvero Agamennone e Menelao , i quali avevano sposato

due sorelle , Elena e Clitemnestra , che erano figlie di Zeus e Leda insieme a Castore e

Polluce. Agamennone sposa Clitemnestra e Menelao sposa Elena.

Entrambi sono coinvolti nella guerra di Troia in seguito al rapimento di Elena, prima che la

flotta parta c'è una bonaccia e non si riesce a salpare e Agamennone è costretto a

sacrificare la figlia Ifigenia , il che scatenerà poi l'odio di Clitemnestra.

Agamennone e Clitemnestra avevano altri figli oltre ad Ifigenia e tra questi ricordiamo

Oreste ed Elettra .Tieste, dopo l'uccisione dei figli da parte del fratello Atreo, interroga

l'oracolo e chiede come potrà vendicarsi del fratello.

L'oracolo gli dice che dovrà unirsi con la propria figlia superstite Pelopia , Tieste fa ciò e da

questa unione incestuosa nasce Egisto.

Mentre Agamennone é lontano per la guerra di Troia, Clitemnestra intavola una relazione

con Egisto e sarà proprio lei con Egisto, durante la tragedia, ad uccidere Agamennone.

Questo creerà un obbligo in Oreste che dovrà scegliere se vendicare il padre Agamennone,

uccidendo la madre Clitemnestra, o far prevalere il rispetto verso la madre e lasciarla in

vita.

AGAMENNONE:

É la prima tragedia della trilogia.il Prologo è famoso ed è il monologo di una guardia che

tutte le notti deve vegliare su una torre, aspettando la corsa dei fuochi.

Infatti Agamennone è lontano ormai da 10 anni per la Guerra di Troia , e la notizia della

fine della guerra sarà portata, non da un messaggero ma da una corsa di fuochi , vale a dire

da dei segnali di fuochi accesi su torri elevate una in vista dell'altra, in questo modo una

volta acceso il primo fuoco sulla prima torre di conseguenza si accenderanno tutti i fuochi

fino ad arrivare ad Argo , dove Agamennone è atteso.

La sentinella che si trova sulla torre di Argo sta aspettando il segnale di fuoco e fa capire

che c'è una situazione molto difficile nella reggia di Argo , ma lui non ne può parlare (ha un

bue posato sulla lingua ,immagine celebre, ovvero non può dire ciò che sta succedendo).

Comunque poi lui vede il fuoco e annuncia la caduta di Troia e l'imminente arrivo di

Agamennone.Dopo entra in scena il coro, che è costituito da vecchi Argivi e rievoca fatti

luttuosi della famiglia degli Atridi.

In seguito arriva Agamennone con Cassandra , troiana figlia di Priamo che ha ricevuto il

dono della profezia da Apollo, ma non verrà mai creduta questa profezia perché si è negata

ad Apollo. Agamennone entra nella reggia e resta sulla scena da sola con il coro, la figura di

Cassandra, che rievoca in modo molto misterioso e confuso la saga dei Pelopidi e lei sa che

Agamennone sarà ucciso e che anche lei sarà uccisa insieme a lui.

Dopo aver compiuto questa profezia mista a flashback, entra anche lei nella reggia.Si ode il

grido di Agamennone dall'interno della reggia, si apre la scena e quindi si vede il corpo

insanguinato di Agamennone , che era stato invitato dalla moglie Clitemnestra a fare un

bagno.Si vede inoltre anche il corpo insanguinato di Cassandra.

(gli omicidi vengono solo raccontati e mai rappresentati al pubblico)

Clitemnestra , che si trova vicino ai due cadaveri, ha un'arma che ancora gocciola sangue e

racconta l'uccisione con grande soddisfazione e con dettagli estremamente macabri.

Compare sulla scena anche Egisto , insieme ad un gruppo di armati, e c'è una discussione

tra Clitemnestra e il coro di Argivi , che era molto legato al re.Ma Clitemnestra infine dice

che nella reggia è tornato l'ordine.

LE COEFORE:

Oreste preso dalla follia, dopo la conclusione delle Coefore, adesso lo ritroviamo

addormentato a Delfi , dove si è rifugiato perché sta fuggendo dalle Erinni e si rifugia a

Delfi perché è la sede di Apollo, colui che gli aveva consigliato di uccidere la madre per

vendicare il padre Agamennone.

Vediamo Oreste all'inizio della scena addormentato sulla soglia del tempio, circondato

dalle Erinni che erano terrificanti e le fonti ci dicono che le donne che assistevano allo

spettacolo ebbero degli aborti spontanei per il terrore.

Interviene Apollo e questo promette di proteggere Oreste ma questo deve sottoporsi ad un

giudizio e questo si svolgerà ad Atene.

Compare l'ombra di Clitemnestra che sveglia le Erinni, che dovranno inseguire Oreste che ,

diretto ad Atene, era difeso dal Dio Ermes , il quale nel mito ha il compito di accompagnare

qualcuno, in particolare lui sarebbe psicopompo ovvero guiderebbe le anime che devono

recarsi nell'aldilà.

Comunque ad Atene c'è la dea Atena che decide di istituire un tribunale, che sarà la forma

embrionale del futuro Areopago , il tribunale che dovrà giudicare i delitti di sangue.I giurati

sono cittadini ateniesi e presidente della giuria é la dea Atena.

Qui c'è uno scontro giudiziario tra Apollo e Oreste da una parte e le Erinni da un'altra.

Secondo Apollo deve valere il principio patriarcale , secondo cui il padre è più importante e

superiore della madre.Alla fine del dibattito i giudici votano, ma i voti sono divisi

precisamente a metà.

A questo punto interviene Atena che con il suo voto fa assolvere Oreste , quello che in

epoca storica verrà chiamato " voto di Atena ", in casi analoghi quando la giuria votava e si

spaccava a metà, veniva assolto colui che era stato accusato, la formula che sintetizza

questa procedura che noi oggi usiamo è 'in dubio pro reo' ovvero in dubbio a favore per la

persona che è stata incriminata.

A questo punto le Erinni si placano e diventano le Eumenidi ovvero benigne e saranno le

dee che proteggono Atene.