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La tragedia secondo Eschilo, Schemi e mappe concettuali di Greco

La tragedia per Eschilo, l’uomo eschileo, l’ate (accecamento). Materia: Greco Anno:2024 Quarto superiore, liceo classico

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2023/2024

In vendita dal 06/09/2024

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la tragedia è un momento di condivisione di valori religiosi e politici, durante il quale si confrontano idee della collettività
(società ateniese) e individuali (tragediografi). Eschilo fonda la sua opera su tre elementi: la celebrazione del potere divino
incarnato da zeus, la riflessione sul rapporto tra colpa e pena per avere un metro di valutazione della giustizia assoluta e
l’attualizzazione del mito.
è presente l’interazione tra azione umana e sanzione giudiziaria e fa una distinzione tra:
giustizia naturale (θεμις) (norma immutabile e fondata) e la giustizia dialettica (δικη) (norma giudiziaria elaborata in seguito
a una disputa, sancisce la correttezza di un atto)
L’assassinio compiuto da Oreste è un esempio del divario tra themis e dike: uccide la madre e compie un delitto contrario
alla legge naturale, ma la sua azione rimane nell’ambito della giustizia. per il contesto della “vendetta legale”.
Lw azioni ingiuste provocano sofferenza (παθος), dopo aver sofferto, l’uomo, riesce a trarre la conoscenza (μαθος). È il
principio del παθει μαθος, conoscenza tramite sofferenza: prima di sperimentare la sofferenza è impossibile riconoscere
un’azione come sbagliata.
L’uomo eschileo è in balia del fato, all’origine di ogni decisione c’è un disegno preordinatore degli eventi.
Il potere del Fato (αισα), talvolta personificato nelle Moire (μοιραι,tre divinità preposte allo svolgimento del destino degli
uomini: Cloto è la filatrice della vita, κλωθω, Lachesi tesse la sorge che attende ogni uomo, λαγχανω, e Atropo, l’inflessibile,
rappresenta l’ineluttabilità della morte, ατρεπω), costituisce ma rappresentazione della necessità (αναγκη), la forza che muove
ogni evento. La volontà delle Moire non può essere piegata dalle divinità, nemmeno da Zeus.
Il Fato dà avvio agli eventi, stabilendone il percorso e l’esito, Zeus sovrintende alle modalità di svolgimento.
Eschilo ritiene Zeus una divinità molto superiore alle altre, infatti, per sottolineare ma sua supremazia, non lo rappresenta
mai sulla scena.
L’ατη “accecamento”, porta l’uomo ad agire ingiustamente, è il folle annebbiamento dell’intelletto prodotto dalla divinità:
secondo il coro delle Coefore “la lugubre ατη invade il colpevole come una potente malattia”.
Ατη mette l’uomo in condizione di errare. Poi c’è lo stimolo a oltrepassare i limiti della giustizia. L’incitamento alla violazione
è esercitato dalla υβρις, esito dell’accecamento. Eschilo rappresenta la υβρις nei Persiani: l’attraversamento del Bosforo
compiuto dall’esercito di Serse con un ponte di barche (oltraggio al confine sacro, limite imposto dagli dei, oltrepassarlo
significa calpestare la volontà divina, come comprende il fantasma di Dario).
Dopo l’intervento di ubris, l’accecamento originario si trasforma in dolore e si ritorce sul soggetto, che solo ora prende
coscienza dell’errore iniziale. Ate diventa da causa scatenante, effetto.
L’ατη può essere una colpa che grava su una famiglia intera: ατη πρωταρχος che affligge la stirpe degli Atridi nell’Orestea, i
figli di Edipo nei Sette Contro Tebe. I discendenti di un individuo colpevole sono destinati a divenire colpevoli: Atreo uccide i
figli del fratello Tieste, genera Ahamennone che sacrifica la figlia, sarà ucciso dalla moglie Climnestra e lei sarà assassinata
dal figlio Oreste. Eschilo prende in considerazione il rapporto tra colpa e γενος. La famiglia di Eschilo, gli Eupatridi, conosce
l’ereditarietà della colpa: ucciswro i seguaci di Cilone rifugiatisi nel tempio delle Erinni (Tisifone, Aletto, Megera: divinità
infernali figlie di Acheronte e della Notte, demoni della vendetta, personificavano la maledizione e il rimorso e perseguitavano
i colpevoli di omociio)). La famiglia di Eschilo fu esclusa dalla partecipazione ai riti annuali e scontarono la colpa
originaria.Per Eteocle e Polinice l’estinzione della colpa è possibile con la loro morte con la distruzione della stirpe di Edipo;
nell’Orestea , il matricidio di Oreste è ordinato dal Dio Apollo e, nel tribunale delle Eumenidi, è garanzia per l’assoluzione di
Oreste.
-Le tragedie di Eschilo offrono un punto di vista sulle dinamiche interne della Polis, emergono la personalità del poeta e la
sua visione politica. Eschilo ambienta la vicenda degli Atridi nella città di Argo (trattato di alleanza con Atene)
-Oreste è definito in alcuni punti delle Eumenidi sùmmakos “alleato“;
-Nelle “supplici“ c’è il riferimento a un evento coevo cioè la richiesta di soccorso da parte del re libico Inaro contro la
dominazione persiana;
-Eschilo ammira la politica di Temistocle, artefice della definitiva vittoria di Atene contro la Persia e per la prima fase
dell’azione politica di Pericle che aveva sostenuto la coregia per la rappresentazione della trilogia dei Persiani; la posizione
politica di Eschilo è vicina alla corrente democratica radicale, il poeta assegna nelle Eumenidi al nuovo areopago voluto
delle riforme 10 alte il tribunale democratico che giudica solo i delitti di sangue;
-Prima c’era solo un attore che poteva dialogare solo con il coro, Eschilo introduce un secondo attore, il deuteragonista,
che permette l’uso del dialogo;
-Competenze coreografiche: attenzione alla disposizione e gestione degli elementi del coro, preponderanza delle sezioni
corali;
-Eschilo inventa la skenografìa (skene “scena”): Dipingere la scena del teatro in modo realistico con raffigurazioni, c’era un
allestimento scenografico (macchine sollevatrici, riproduzioni di altari, statue di dei) e abbigliamento e maschere;
-Aristofane racconta un duello poetico che avviene nell’aldilà tra Eschilo ed Euripide, accuse reciproche, rivendicando qualità
e denigrando difetti;
-Eschilo è famoso come poeta oscuro e maestoso, utilizza termini composti, nessi asindetici, espressioni aforistiche e concise
(pathei mathos), anafore e la metafora per il suo valore allusivo, poiché si adatta alle necessità evocative del suo stile;
-Sentenze gnomiche: elementi interpretativi per chiarire il messaggio;
-Ricorso al gioco paretimologico (accostamento di parole solo in apparenza legate dalla stessa etimologia) sottolinea il
legame tra nomi ed essenza delle cose o delle persone: eponumìa

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la tragedia è un momento di condivisione di valori religiosi e politici, durante il quale si confrontano idee della collettività (società ateniese) e individuali (tragediografi). Eschilo fonda la sua opera su tre elementi: la celebrazione del potere divino incarnato da zeus, la riflessione sul rapporto tra colpa e pena per avere un metro di valutazione della giustizia assoluta e l’attualizzazione del mito. è presente l’interazione tra azione umana e sanzione giudiziaria e fa una distinzione tra: giustizia naturale (θεμις) (norma immutabile e fondata) e la giustizia dialettica (δικη) (norma giudiziaria elaborata in seguito a una disputa, sancisce la correttezza di un atto) L’assassinio compiuto da Oreste è un esempio del divario tra themis e dike: uccide la madre e compie un delitto contrario alla legge naturale, ma la sua azione rimane nell’ambito della giustizia. per il contesto della “vendetta legale”. Lw azioni ingiuste provocano sofferenza (παθος), dopo aver sofferto, l’uomo, riesce a trarre la conoscenza (μαθος). È il principio del παθει μαθος, conoscenza tramite sofferenza: prima di sperimentare la sofferenza è impossibile riconoscere un’azione come sbagliata. L’uomo eschileo è in balia del fato, all’origine di ogni decisione c’è un disegno preordinatore degli eventi. Il potere del Fato (αισα), talvolta personificato nelle Moire (μοιραι,tre divinità preposte allo svolgimento del destino degli uomini: Cloto è la filatrice della vita, κλωθω, Lachesi tesse la sorge che attende ogni uomo, λαγχανω, e Atropo, l’inflessibile, rappresenta l’ineluttabilità della morte, ατρεπω), costituisce ma rappresentazione della necessità (αναγκη), la forza che muove ogni evento. La volontà delle Moire non può essere piegata dalle divinità, nemmeno da Zeus. Il Fato dà avvio agli eventi, stabilendone il percorso e l’esito, Zeus sovrintende alle modalità di svolgimento. Eschilo ritiene Zeus una divinità molto superiore alle altre, infatti, per sottolineare ma sua supremazia, non lo rappresenta mai sulla scena. L’ατη “accecamento”, porta l’uomo ad agire ingiustamente, è il folle annebbiamento dell’intelletto prodotto dalla divinità: secondo il coro delle Coefore “la lugubre ατη invade il colpevole come una potente malattia”. Ατη mette l’uomo in condizione di errare. Poi c’è lo stimolo a oltrepassare i limiti della giustizia. L’incitamento alla violazione è esercitato dalla υβρις, esito dell’accecamento. Eschilo rappresenta la υβρις nei Persiani: l’attraversamento del Bosforo compiuto dall’esercito di Serse con un ponte di barche (oltraggio al confine sacro, limite imposto dagli dei, oltrepassarlo significa calpestare la volontà divina, come comprende il fantasma di Dario). Dopo l’intervento di ubris, l’accecamento originario si trasforma in dolore e si ritorce sul soggetto, che solo ora prende coscienza dell’errore iniziale. Ate diventa da causa scatenante, effetto. L’ατη può essere una colpa che grava su una famiglia intera: ατη πρωταρχος che affligge la stirpe degli Atridi nell’Orestea, i figli di Edipo nei Sette Contro Tebe. I discendenti di un individuo colpevole sono destinati a divenire colpevoli: Atreo uccide i figli del fratello Tieste, genera Ahamennone che sacrifica la figlia, sarà ucciso dalla moglie Climnestra e lei sarà assassinata dal figlio Oreste. Eschilo prende in considerazione il rapporto tra colpa e γενος. La famiglia di Eschilo, gli Eupatridi, conosce l’ereditarietà della colpa: ucciswro i seguaci di Cilone rifugiatisi nel tempio delle Erinni (Tisifone, Aletto, Megera: divinità infernali figlie di Acheronte e della Notte, demoni della vendetta, personificavano la maledizione e il rimorso e perseguitavano i colpevoli di omociio)). La famiglia di Eschilo fu esclusa dalla partecipazione ai riti annuali e scontarono la colpa originaria.Per Eteocle e Polinice l’estinzione della colpa è possibile con la loro morte con la distruzione della stirpe di Edipo; nell’Orestea , il matricidio di Oreste è ordinato dal Dio Apollo e, nel tribunale delle Eumenidi, è garanzia per l’assoluzione di Oreste. -Le tragedie di Eschilo offrono un punto di vista sulle dinamiche interne della Polis, emergono la personalità del poeta e la sua visione politica. Eschilo ambienta la vicenda degli Atridi nella città di Argo (trattato di alleanza con Atene) -Oreste è definito in alcuni punti delle Eumenidi sùmmakos “alleato“; -Nelle “supplici“ c’è il riferimento a un evento coevo cioè la richiesta di soccorso da parte del re libico Inaro contro la dominazione persiana; -Eschilo ammira la politica di Temistocle, artefice della definitiva vittoria di Atene contro la Persia e per la prima fase dell’azione politica di Pericle che aveva sostenuto la coregia per la rappresentazione della trilogia dei Persiani; la posizione politica di Eschilo è vicina alla corrente democratica radicale, il poeta assegna nelle Eumenidi al nuovo areopago voluto delle riforme 10 alte il tribunale democratico che giudica solo i delitti di sangue; -Prima c’era solo un attore che poteva dialogare solo con il coro, Eschilo introduce un secondo attore, il deuteragonista, che permette l’uso del dialogo; -Competenze coreografiche: attenzione alla disposizione e gestione degli elementi del coro, preponderanza delle sezioni corali; -Eschilo inventa la skenografìa (skene “scena”): Dipingere la scena del teatro in modo realistico con raffigurazioni, c’era un allestimento scenografico (macchine sollevatrici, riproduzioni di altari, statue di dei) e abbigliamento e maschere; -Aristofane racconta un duello poetico che avviene nell’aldilà tra Eschilo ed Euripide, accuse reciproche, rivendicando qualità e denigrando difetti; -Eschilo è famoso come poeta oscuro e maestoso, utilizza termini composti, nessi asindetici, espressioni aforistiche e concise (pathei mathos), anafore e la metafora per il suo valore allusivo, poiché si adatta alle necessità evocative del suo stile; -Sentenze gnomiche: elementi interpretativi per chiarire il messaggio; -Ricorso al gioco paretimologico (accostamento di parole solo in apparenza legate dalla stessa etimologia) sottolinea il legame tra nomi ed essenza delle cose o delle persone: eponumìa