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Eschilo, la struttura della tragedia, le tragedie giunte fino a noi
Tipologia: Appunti
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Eschilo (525/524 a.C. - 456/455 a.C.) fu uno dei massimi poeti tragici dell’antica Grecia. Nato ad Eleusi, partecipò alle guerre persiane e si distinse a Maratona. La sua esperienza militare e religiosa influenzò profondamente la sua visione del mondo, permeata da un senso del divino e della giustizia cosmica. Fu considerato il padre della tragedia per le innovazioni tecniche e tematiche che introdusse, come l’aggiunta del secondo attore e l’ampliamento del dialogo drammatico.
La tragedia nasce nei riti dionisiaci come espressione religiosa e collettiva. In seguito, divenne una forma d’arte con una funzione morale, politica e sociale, presentata durante le feste ateniesi come le Grandi Dionisie.
Struttura tipica: - Prologo: esposizione della vicenda. - Parodo: ingresso del coro. - Episodi: azione drammatica tra gli attori. - Stasimi: canti corali che commentano l’azione. - Esodo: conclusione e uscita del coro.
Il coro aveva funzione interpretativa e religiosa: rappresentava la comunità, commentava gli eventi e rifletteva le tensioni morali. La tragedia si sviluppava attraverso il contrasto tra il destino e la responsabilità umana, ponendo interrogativi sul rapporto tra giustizia divina e giustizia degli uomini.
Grandezza solenne: linguaggio elevato, carico di immagini simboliche e metafore cosmiche. Religiosità profonda: la divinità è al centro del dramma, come forza regolatrice e punitiva. Innovazioni sceniche: introduzione del secondo attore, maggiore dinamismo, uso del dialogo per creare conflitto. Ruolo del coro: sempre attivo, espressione della coscienza collettiva.
I Persiani
Data: 472 a.C. Trama: descrive la sconfitta dei Persiani a Salamina vista dalla loro corte. Serse ritorna sconfitto, e la madre Atossa e il coro lamentano la disfatta. Temi: hybris (tracotanza) e nemesis (punizione divina), il limite della potenza umana, la compassione per il nemico.
I Sette contro Tebe
Trama: Eteocle e Polinice, figli di Edipo, si contendono il trono di Tebe. Lo scontro termina con la morte di entrambi.
Temi: maledizione familiare, guerra fratricida, destino ineluttabile.
Le Supplici
Trama: le figlie di Danao chiedono asilo ad Argo per sfuggire a nozze forzate. Il re Pelasgo accetta di proteggerle. Temi: ospitalità sacra, giustizia, libertà, diritti dei rifugiati.
Orestea (trilogia)
Unica trilogia completa giunta fino a noi, composta da Agamennone , Coefore e Eumenidi.
Agamennone
Trama: Agamennone ritorna vittorioso da Troia ma viene ucciso dalla moglie Clitennestra e da Egisto. Temi: colpa, vendetta, sacrificio di Ifigenia, potere e hybris.
Coefore
Trama: Orestes ritorna e uccide la madre Clitennestra per vendicare il padre, spinto dall’oracolo di Apollo. Temi: vendetta, colpa, contaminazione morale, conflitto interiore.
Eumenidi
Trama: perseguitato dalle Erinni per il matricidio, Orestes viene assolto ad Atene da un tribunale presieduto da Atena. Le Erinni vengono trasformate in Eumenidi, simbolo di giustizia pacificata. Temi: transizione dalla vendetta privata alla giustizia pubblica, fondazione dell’ordine civile e religioso.
5.1 Contesto e attribuzione
Il Prometeo incatenato (in greco Promētheus Desmotes ) è una tragedia tradizionalmente attribuita a Eschilo, ma la sua paternità è oggetto di discussione tra gli studiosi. Databile tra il 470 e il 460 a.C., faceva parte di una trilogia che comprendeva anche Prometeo Liberato e Prometeo Portatore del Fuoco. Nonostante i dubbi sull’autore, l’opera riflette la tensione morale e religiosa tipica del teatro eschileo.
5.2 Il mito di Prometeo
Prometeo, il titano dal nome che significa "colui che pensa prima", rubò il fuoco agli dei per donarlo agli uomini, garantendo loro progresso e civiltà. Zeus, adirato per la ribellione, lo fece incatenare su una rupe nei confini del mondo, dove un'aquila gli divorava il fegato ogni giorno.
5.3 Trama
Efesto, accompagnato da Kratos (Potere) e Bia (Violenza), incatena Prometeo su ordine di Zeus. Prometeo rimane solo, ma fiero. Arrivano le Oceanine, coro solidale che lo consola. Oceano lo invita invano a sottomettersi. Poi compare Io, vittima di Zeus, cui Prometeo predice il futuro e la nascita del
Eschilo è considerato il fondatore della tragedia classica. Le sue opere influenzarono Sofocle, Euripide e tutta la tradizione occidentale. L’ Orestea e il Prometeo incatenato restano capisaldi del pensiero tragico: in esse convivono religione, politica e filosofia.
Eschilo, Tragedie , a cura di Guido Paduano, Einaudi. Eschilo, Orestea , trad. di Ezio Savino, Garzanti. Eschilo, Prometeo incatenato , a cura di Ettore Romagnoli, Mondadori. Kitto, La tragedia greca , Laterza. Vernant e Vidal-Naquet, Mito e tragedia nell’antica Grecia , Einaudi.
Eschilo, con la sua visione religiosa e morale del mondo, ha trasformato il mito in strumento di riflessione sulla giustizia, sulla libertà e sul destino umano. Prometeo incatenato ne è l’espressione più alta: un canto di dolore e grandezza dell’uomo di fronte al potere divino.