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Come la creazione dello stato unitario italiano ha portato a un totale riassetamento delle istituzioni culturali e a una ridefinizione dei rapporti tra intellettuali e istituzioni. Viene introdotta la figura nuova di intellettuale-politico e nasce una nuova cultura parlamentare legata alla dialettica della vita politica. La cultura e il lavoro intellettuali penetrano nella realtà sociale in modo più diffuso e articolato grazie alle specifiche istituzioni di insegnamento e di ricerca, la scuola e l’università ricevono una attenzione di primo piano. Vengono analizzate le opere di autori come standhal e balzac, che appartengono alla generazione romantica e si pongono nei confronti della società con un atteggiamento di partecipazione. Viene inoltre descritta la nascita della modernità e i suoi nuovi elementi, come l’assetto politico liberale, la nascita della borghesia e di nuovi valori, l’economia di mercato, la libera circolazione delle idee e la riformulazione della vita privata.
Tipologia: Dispense
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LETTERATURA La borghesia europea : Tutta la seconda metà del XIX secolo e la parte iniziale del XX secolo fino alla prima guerra mondiale (1914), vedono la massima espansione della società borghese con una diffusione su scala mondiale dei modi di produzione capitalistici. Il borghese europeo si sente padrone del mondo, la produzione e il lavoro sono al centro della vita umana e appaiono destinati a creare sempre nuove possibilità di libertà, di espansione e di sviluppo. L’arretratezza della situazione italiana e l’eredità di una storia secolare danno un carattere particolare a questo processo che si intreccia con la nascita delle strutture del nuovo stato unitario. L’espansione dell’industria capitalistica si appoggia su nuove forme di produzione in cui insieme dà luogo alla seconda rivoluzione industriale dove le grandi potenze industriali controllano gran parte del pianeta, si crea un mercato mondiale, con rapporti economici che mettono in relazione tra loro anche i luoghi più lontani. La realtà industriale crea modificazioni veloci del paesaggio naturale; l’atteggiamento culturale dominante trova espressione nel positivismo che guarda ai fatti raccogliendo l’eredità della tradizione scientifica laica e moderna, individuano mezzi di misurazione razionale, uniforme, della realtà su cui intendono intervenire. La collaborazione tra industria e ricerca scientifica consente di definire e diffondere nuove tecnologie che contribuiranno a modificare la produzione e la vita quotidiana, inoltre anche i rapporti tra gli uomini cambiano grazie ai nuovi mezzi di comunicazione a distanza e la prima grande invenzione è quella del telegrafo elettrico (anni 30), successivamente si aggiunge il telefono e la radio che tramite l’utilizzo delle onde sonore si riescono a superare le grandi distanze. Altre modifiche si hanno nel settore dei trasporti con la scoperta del motore a scoppio che porta all’invenzione dell’automobile, si aggiunge l’invenzione dell’aeroplano, i tram elettrici, e tutte queste invenzioni hanno un notevole peso sulla cultura in quanto producono delle modifiche nelle mentalità e nell’immaginario, inoltre un altro impatto forte ce l’hanno i nuovi mezzi di registrazione dell’immagine con lo sviluppo della fotografia con la quale si riescono a riprodurre in modo artificiale ogni figura, paesaggio, successivamente si scopre la possibilità di proiettare le immagini in movimento e con l’invenzione del fonografo si ha la possibilità di riprodurre la voce umana e ogni suono. Queste invenzioni portano il mondo occidentale verso una nuova modernità, dove il rapporto del cittadino con gli altri è filtrato da varie strutture che non può e non deve controllare personalmente; inoltre le nuove forme di benessere e la nuova organizzazione della vita borghese portano un ruolo diverso della donna, hanno il loro spazio nella cultura e nell’educazione, ma verso la fine del XIX secolo nei paesi più emancipati hanno luogo le prime manifestazioni del femminismo.
La penetrazione del positivismo nella cultura italiana viene solitamente fissata al 1866 e l’ambito della cultura italiana maggiormente segnato dal positivismo fu quello della ricerca storica con la creazione dello stato unitario e di strutture di documentazione centralizzate che stimolarono una serie di ricostruzioni concrete e la raccolta dei dati riguardanti vari momenti della storia nazionale. La creazione del nuovo stato unitario comportò un totale riassestamento delle istituzioni culturali e una ridefinizione dei rapporti degli intellettuali con le istituzioni stesse; si crea la nuova figura di intellettuale-politico e nasce un nuovo tipo di cultura parlamentare legata alla dialettica della vita politica, ma la cultura e il lavoro intellettuali penetrano nella realtà sociale in modo più diffuso e articolato grazie alle specifiche istituzioni di insegnamento e di ricerca, la scuola e l’università ricevono una attenzione di primo piano e oltre alla creazione di una ampia rete scolastica, il nuovo stato unitario provvede a una riorganizzazione delle università, si forma una classe di professori di alto livello e prestigio. Creando istituzioni culturali unitarie le nuove classi dirigenti ambivano a promuovere lo sviluppo di una cultura nazionale omogenea e in questo contesto inizia a prendere forma la figura dello scrittore che rifiuta i modi di vita borghesi, vive alla giornata dedicandosi interamente all’esperienza artistica (è la cosiddetta vita di bohème), mentre all’opposto c’è la figura dello scrittore che si fa interprete dei valori medi diffusi tra il pubblico borghese assumendo pose e gesti esemplari o esprimendosi in modo pacato, mentre più complesse sono le figure di artisti che cercano di conquistare il pubblico borghese sorprendendolo e scandalizzandolo con comportamenti estremi e provocatori. L’unificazione del paese e l’espansione del pubblico creano le premesse per uno sviluppo dell’editoria in senso industriale, che porta gli scrittori a confrontarsi di più con il mercato, e un ruolo essenziale lo acquista la stampa quotidiana con la nascita dei primi giornali moderni, in grado di fornire un’informazione ampia e articolata in cui sono presenti anche servizi e rubriche di tipo culturale e letterario. All’interno della stampa raggiunge il massimo sviluppo la letteratura d’appendice che costituisce la base essenziale per la produzione editoriale nel campo della narrativa. Il mercato editoriale non è omogeneo perché deve scontrarsi con una depressa situazione culturale, con l’analfabetismo, e il pubblico medio è costituito dalla borghesia più colta e dalla piccola borghesia intellettuale, ma la letteratura più popolare raggiunge anche vasti strati di lettori proletari. Un’importante funzione la svolge il pubblico femminile perché ad esso si riconosce lo spazio dell’interiorità e del sentimento. La moderna stampa quotidiana e periodica garantiva alla tematica letteraria una diffusione ben più vasta, nascono nuove figure di scrittori-giornalisti e il campo privilegiato per loro è la terza pagina dei grandi quotidiana, destinata alla cultura e alla letteratura e così venivano a crearsi le prime forme di una cultura di massa.
Ogni esperienza artistica tende a essere riassorbita nei meccanismi del mercato e del consumo, l’artista deve essere consapevole che la sua opera è ridotta a merce, ma alcuni scelgono comunque di confrontarsi con il mercato perché cercano un pubblico più ampio di quello borghese perciò si rivolgono alle classi popolari, altri invece tentano di rivendicare la superiore purezza dell’esperienza artistica e di sottrarla alle leggi del mercato, quindi si ha una frattura tra gli artisti e la società. Le critiche e le tendenze negative della nuova arte europea penetrano in Italia in ritardo a causa dell’impegno nella lotta per l’unità, ma nei primi anni successivi all’unità ci fu un tentativo di uscire dai limiti della nostra letteratura e di accostarsi alle nuove esperienze europee e lo si deve ad un gruppo di scrittori di Milano che erano animati da uno spirito di ribellione contro la cultura tradizionale e contro il buonsenso borghese e per definirli fu usato il termine di Scapigliatura. Uno dei primi obbiettivi della lotta degli scapigliati fu il moderatismo del romanticismo italiano, cercarono di recuperare gli aspetti più negativi ed estremi della tradizione romantica e nello stesso tempo si scagliarono contro il provincialismo della cultura risorgimentale, guardavano la realtà in modo diverso, la percepivano come frantumata e contradditoria, insediata dal male e dal caos e la realtà fisica veniva confrontata con quella psichica e al fondo di tutto ciò c’era la convinzione che l’arte fosse estranea ai canoni borghesi emarginati da una società con uno sviluppo materiale. Gli scapigliati rispondevano negando il valore tradizionale della bellezza, rivendicando il legame del bello e dell’orrendo vivevano spesso alla giornata, con l’alcool e le malattie, senza cura di sé stessi, ma nello stesso tempo si avevano la nostalgia di valori e di forze ideali, di qualcosa di grande che purificasse tutta la sua esperienza, quindi ne deriva un atteggiamento contradditorio, a una pratica di vita mondana, laica e libertina si mescolavano spesso la religione. Romanzo moderno→ si intende il genere narrativo che nasce e si sviluppa in Inghilterra nel 700 e coincide con delle rivoluzioni nell’asseto politico e sociale, come la prima rivoluzione industriale che favorisce la nascita di nuove classi sociali come quella borghese; un altro elemento è la costituzione degli stati nazione e l’Inghilterra è la prima, successivamente si ha la Francia, ed entrambe favoriscono la nascita di questo romando che contribuisce a creare lo stato Nazione, poi si ha una capitale culturale che esercita un’attrazione nei giovani della periferia e la capitale dello stato nazione è una metropoli. Il romanzo è un genere popolare e si rivolge, cerca, un pubblico alto, quindi nasce l’incremento della cultura nelle scuole, con la biblioteca. Il romando elimina i generi tradizionali come l’epica e il dramma e si impone come la moderna epopea borghese (epica di una nuova classe sociale), Hegel lo definisce così, per lui è il successore dell’epica classica. Il romanzo riproduce due elementi fondamentali, come l’aspirazione alla totalità, cioè ad una collettività che si rispecchi nel
protagonista, e l’altro elemento è l’assolutezza dei valori in cui il pubblico e il privato si rispecchiano l’una nell’altra. Hegel nell’estetica paragona il romanzo alla pittura del 600 dicendo che i soggetti della pittura sono servi, cavalli, soggetti che nella vita quotidiana a malapena ci accorgiamo, perciò si chiede quale sia il senso di rappresentarli. Una critica d’arta, Svetlana Alpes, sostiene che i pittori del 600 hanno cambiato la descrizione del mondo osservato, i pittori olandesi non dipingono più le scene della storia sacra, ma dipingono nature morta, interni domestici, paesaggi, quindi i pittori olandesi centrano la loro narrazione su nuovi soggetti trattati in una nuova forma, soprattutto i quadri suggeriscono molte domande, perché nonostante la banalità rappresentano dei momenti della quotidianità significativi, possono essere uomini, donne comuni che svolgono azioni significative. Con la nascita della modernità si hanno nuovi elementi all’interno della vita, come assetto politico liberale, la nascita della borghesia e di nuovi valori (es. lavoro, libera iniziativa), economia di mercato, libera circolazione delle idee e riformulazione della vita privata. Le origini del romanzo borghese→ Daniel Defoe: pubblica Robinson Crusoe (1719) e il titolo intero promette delle sorprese, avventura, si ha un contesto di vita diverso rispetto al quotidiano. Samuel Richardson: scrisse “Pamela” in cui viene raccontata la vicenda di una giovane serva, è un romanzo ambientato in un interno domestico e grazie alle sue virtù riesce a sposare il padrone, si ha una sfera intima della vita privata all’interno di questo romanzo. Auerbach: secondo auerbach ogni tipo di evento può essere trattato dall’arte realistica in modo serio, problematico e tragico, inoltre secondo lui l’elemento caratterizzante è lo storicismo romantico (concezione filosofica secondo la quale ogni evento è legato al momento storico in cui si verifica), è un tratto fondamentale del romanzo borghese moderno, segna un salto di qualità, si ha un intreccio tra la trattazione seria del quotidiano che è inseparabile dal contesto storico in cui si trova; lo storicismo fornisce le regole fondamentali per la creazione del romanzo moderno, si ha un’innovazione di tipo estetico. La tradizione letteraria non conosce una rappresentazione seria del quotidiano e una delle cause è la rigida separazione dei temi e degli stili, perciò la tradizione letteraria assegna uno stile particolare. Il romanzo moderno rompe la distinzione, perché tratta in modo serio e problematico i soggetti narrativi considerati bassi dal punto di vista stilistico si assiste a nuovi elementi comici, popolari ed elementi trafici che prima erano separati. Per questa nuova forma narrativa la lingua inglese ha un termine specifico→ NOVEL, che è diverso dal ROMANCE. Nel 1600 nel ROMANCE venivano rappresentati personaggi alti, azioni eroiche, imprese sovraumane e eventi meravigliosi, mentre nel NOVEL si avevano personaggi ordinari, si trattava la vita quotidiana con azioni verosimili ed eventi riconoscibili e riconducibili all’esperienza.
Questo ritardo rallenta l’affermazione di una letteratura e il policentrismo porta anche la varietà delle lingue ma la lingua nel romanzo deve essere media, quotidiana e in Italia non si aveva ancora perché erano presenti i dialetti. Un altro problema del romanziere era per chi scrivere e per quante persone, inoltre c’è un altro elemento che riguarda la specificità della tradizione letteraria italiana al cui centro era presente la lirica e non era presente al centro il romanzo inteso come lunga narrazione ma era presente la novella che veniva raccontata a voce. Nel corso dell’800 in Italia vengono creati grandi romanzi ma non c’è una tradizione romanzesca anche se un certo numero di scrittori scrivono riconoscendosi in un’idea comune di romanzo. Tra gli anni 20/30 dell’800 in Italia si afferma il romanzo/realismo storico e i letterati italiani evidenziano soprattutto gli elementi romance, inoltre si arriva ad un compromesso sulla lingua da utilizzare, cioè il fiorentino letterario, un mix dell’italiano utilizzato a Milano e il fiorentino parlato, Manzoni da ciò cerca di tirare fuori una lingua italiana per il romanzo. Francia→ nella prima metà dell’800 l’ascesa del romanzo moderno era legata a due autori, Standal e Balzac. Auerbach ha commentato l’opera di Standal, “Il rosso e il nero” e secondo lui le condizioni politiche sono intrecciate con l’azione narrativa in modo preciso e reale ed evidenzia la novità che caratterizza la narrativa dell’ rispetto al novel del 700, inoltre con il romanzo realista di ambiente contemporaneo la cronaca si mescola con l’azione e diventa un elemento fondamentale. Standal aveva fatto carriera nell’amministrazione Napoleonica e poi si trasferì a Milano ma fu cacciato e questo gli creò dei problemi ma successivamente riuscì a diventare uno scrittore. All’interno del suo romanzo il protagonista è un giovane ambizioso piccolo borghese che tramite il suo talento e una relazione extraconiugale, i contatti politici, riesce a staccarsi dalla sua vita in provincia e si trasferisce a Parigi e questa sua realizzazione delle ambizioni gli fa capire che il modo in cui ha fatto questa ascesa sociale ha distrutto i suoi ideali di gioventù, era un vincitore all’interno di una società bigotta che lui disprezzava e questo lo porta ad un gesto estremo, di ribellione. Il realismo romanzesco di Standal nasce da un groviglio tra l’individuo e il contesto sociale e i suoi protagonisti vivono nella società francese post-napoleonica con la voglia di imporsi e con una consapevolezza di non appartenere a quella società. Auerbach definisce il realismo di Standal come un moderno realismo tragico su base storica, è presente la storia, la cronaca e la tragedia, perché i suoi personaggi si avvicinano agli eroi della tragedia. Standal diceva che il romanzo doveva essere un’arte mimetica basata sul rispecchiamento della realtà, inoltre seleziona e deforma per poter restituire un’immagine dell’universo sociale mediata dalla caduta del suo eroe. Nel suo realismo c’è una percentuale molto alta di romanticismo e i suoi personaggi sono rappresentativi e hanno un’ambizione ma anche una purezza, vivono una caduta che li riscatta, che li purifica ed è proprio questa caratteristica che secondo un teorico
del romanzo, Gyorgy Lukacs, impedisce ai personaggi di raggiungere quel grado tipico che invece secondo Lukacs contrassegna in modo esemplare il personaggio e secondo lui il criterio fondamentale della concezione letteraria realistica è il tipo. Balzac compie un apprendistato sui libri di Walter Scott, mentre Standal non amava lo spazio dedicato alla descrizione dei paesaggi e degli ambienti, ma Balzac rispetto a Scott applica al presente le sue descrizioni, formulando un affresco in cui tutto è legato con tutto, le classi sociali, i luoghi, la politica. L’oggetto di interesse di Balzac è la totalità di un contesto sociale in un determinato momento storico e già dai titoli delle opere si capisce come voglia rappresentare la società nei suoi aspetti. Nel 1842 Balzac scrive una prefazione alla “commedia umana” nella quale utilizza per descrivere la sua impresa un paradigma scientifico della classificazione delle specie animali, è un assionomia geologica che è universale e Balzac lo trasferisce alla società umana, in qualche modo paragonando l’attività del romanziere-artista a quello dello zoologo o biologo, per lui esistevano sempre delle specie sociali come esistono quelle animali. Balzac formula una poetica del romanzo in cui viene messo in primo piano l’ida di un individuo come un nucleo nel quale convergono i flussi di influenze, condizionamenti sociali, economici, politici che fanno di questo personaggio quello che è. Il nesso tra il personaggio del romanzo e la società, l’ambientazione, si stringe ancora di più in modo determinista e questa idea verrà ripresa più avanti dagli scrittori naturalistici in cui diranno che un individuo è il risultato di 3 paradigmi RAS (patrimonio genetico, famiglia di origine), ambiente sociale e il momento storico. All’interno della prefazione si può vedere in Balzac una sorta di precursore, anticipatore dell’ideologia letteraria del romanzo naturalista che è la seconda tappa del romanzo realista nella seconda metà dell’800. Balzac nei suoi romanzi dedica molto impegno alla descrizione e all’analisi dei fenomeni sociali del suo tempo e al tempo stesso introduce la tensione melodrammatica, il colpo di scena e la caratterizzazione netta dei suoi personaggi. C’è un elemento che accomuna Standal e Balzac cioè che entrambi appartengono alla generazione romantica, infatti il realismo contemporaneo è definito anche come realismo romantico, inoltre entrambi gli scrittori si pongono nei confronti della società con un atteggiamento di partecipazione, sentono di poter giudicare la loro società, sentono di essere una parte importante ed è per questo che si concedono un intervento soggettivo ampio (Balzac intervien in prima persona mentre standal no ma valorizza e difende i suoi ideali di gioventù nonostante siano caduti con la caduta di Napoleone), e questa fiducia che hanno entrambi nella possibilità di dare una loro interpretazione si riflette nei loro narratori che non si limitano a raccontare al lettore l’intreccio narrativo, ma svolgono una funzione ideologica trasmettendo un sistema di valori. Paradigma del romando realista fino al 1850→ si ha una scrittura trasparente, referenziale, che non sia troppo caratterizzata dal punto di vista stilistico per
dell’ambiente sociale senza commenti o giudizi, sulla narrazione prevale la descrizione e alla partecipazione si sostituisce l’osservazione distaccata. Lukacs è stato il primo ad individuare la frattura fra il realismo della prima metà dell’800 con quello della seconda metà e ha cercato di capire i punti principali di queste differenze e lo ha individuato nella tipicità. Per lui la categoria centrale, il criterio fondamentale della concezione del realismo è il tipo, non la mente, cioè la sintesi che unisce il generico e l’individuale, il tipo diventa tipo per il fatto che in esso si fondano tutti i momenti determinanti di un momento storico, quindi è una rappresentazione di un uomo totale, si tratta della connessione tra l’uomo privato e l’individuo sociale e quando questo non funziona il romanziere smette di cercare. Il realismo dopo il 1850 smette di cercare il tipo, rinuncia alla partecipazione dell’autore e del narratore nella vicenda narrata, rinuncia all’idea del romanziere come una componente essenziale. 1857→ Champfleury pubblica una raccolta di saggi dal titolo “Le Realisme” dove sostiene la necessità per la narrativa di dedicarsi alla riproduzione analitica della società contemporanea. Duranty fonda la rivista réalisme Gustave Flaubert pubblica “Madame Bovary”. Il romanzo Madame Bovary fu processato e Flaubert fu il protagonista della trasformazione del paradigma del realismo dopo il 1850; elimina il narratore onnisciente e per lui il romanziere deve essere presente da tutte le parti ma visibile da nessuna parte, deve essere come Dio nella creazione, il romanziere è presente nella narrazione solo tramite lo stile. Con Flaubert il narratore diventa obbiettivo, imparziale e impersonale, apre la strada all’impersonalità, quindi non potevano essere effettuati degli interventi diretti o affermare i propri valori. Reimposta anche il rapporto tra la narrazione romanzesca e la realtà, ad esempio Flaubert va nei luoghi che vuole descrivere e rinuncia alla tensione melodrammatica. Il suo grande sogno era quello di scrivere un romanzo dal nulla e i suoi personaggi sono inseriti in un contesto storico preciso come Emma Bovary. Emile Zola→ era l’esponente più importante del naturalismo francese e ha teorizzato l’idea dello scrittore scienziato che scrive un romanzo nello stesso modo in cui si conduce un esperimento, collocando il personaggio in un ambiente familiare e lasciando che le forze intorno determino il suo destino secondo delle leggi deterministiche, mentre il narratore come uno scienziato deve tenersi a distanza, non deve intervenire altrimenti mette a repentaglio la riuscita dell’esperimento. Zola ha teorizzato la sua idea nel “Romanzo Sperimentale” dove cerca di fare del naturalismo un’ideologia. Prima del Romanzo sperimentale aveva scritto un breve
saggio su Flaubert in cui riconosce che è il padre del naturalismo e individua le caratteristiche estetiche e tecniche che hanno caratterizzato l’innovazione di Flaubert e che gli scrittori naturalistici hanno percepito. Zola individua tre elementi che sono contrapposti rispetto al realismo prima del 1850 e sono:
‘Ntoni che è in carcere. Il narratore dice che gli abitanti di borghi come Aci-Trezza sono costretti a condurre una lotta per la sopravvivenza e provano a migliorare la propria vita ma è una fonte di rovina per l’intera famiglia. Rosso Malpelo→ All’interno della novella si ha un narratore esterno impersonale ed è la prima grande uscita del Verga verista che ha preso spunto per la sua elaborazione su un’inchiesta sulla Sicilia dove bambini e adolescenti venivano costrette a un lavoro duro e remunerato poco e Verga sostituisce la cava di reno mettendo in evidenza la figura particolare di un ragazzo all’interno di una società violenta e senza speranza. L’autore attribuisce il racconto a una voce che rappresenta il pensiero di una comunità popolare (coralità) che fa affidamento ai pregiudizi, ad esempio giustificano la presunta cattiveria del protagonista con il fatto che ha i capelli rossi, infatti il suo soprannome è Rosso Malpelo che ha sostituito il suo vero nome che è stato addirittura dimenticato. La durezza del punto di vista corrisponde alla durezza del mondo rappresentato, alla violenza con cui si impone una realtà materiale da cui sono esclusi ogni consolazione e ogni riscatto. Il protagonista esprime il bisogno di amore solo con la violenza identificandosi con il mondo animale e con il fondo oscuro della terra dove è costretto a lavorare e i ragazzi che lavorano nella cava temono di vederlo apparire nel buio ricollegandolo alle leggende. È come se tutto ciò sia stato scatenato dalla morte del padre che è stato schiacciato da un pilastro di rena durante un lavoro e la volontà di Rosso Malpelo di vendicarsi si scarica contro i più deboli in un misto di odio e amore come accade con l’asino, con Ranocchio, il ragazzo con cui è stato per un periodo di tempo e con cui va a visitare il corpo dell’asino morto e gli insegna a vedere in faccia le cose sia belle che brutte, a riconoscere fino in fondo la violenza del mondo. Dato che era Rosso Malpelo si poteva pensare che i soldi che guadagnava alla cava li sottraesse e la sorella maggiore per sicurezza lo controllava e gli tirava degli scapaccioni. Rosso Malpelo sembrava proteggere un ragazzo che lavorava da poco alla cava e aveva il nome di Ranocchio perché si era lussato il femore e arrancava e Malpelo gli dava anche un po’ del suo cibo però lo picchiava se Ranocchio non si difendeva da solo e diceva che lo faceva perché così imparava a picchiare anche lui, ma ovviamente le persone pensavano che lo picchiasse perché era cattivo. Inoltre Malpelo picchiava anche l’asino perché lui non poteva farlo e se lo faceva gli avrebbe fatto molto male. La madre era disperata per avere un figlio così e le persone lo paragonavano ai cani ma nella cava non lo prendevano più in giro perché avevano paura di lui. Successivamente fu ritrovato il cadavere del padre, Mastro Misciu, e Malpelo utilizzò i suoi pantaloni e i sui attrezzi da lavoro. L’asino grigio morì e malpelo diceva che bisognava buttare via gli arnesi vecchi e trascinò con lui Ranocchio a vedere il cadavere dell’asino. Ranocchio si ammalò e dovette uscire dalla cava e gli altri che lavoravano nella cava dicevano che bisognava nascere lì dentro per poter imparare a lavorare in miniera,
quindi malpelo era orgoglioso di essere nato lì dentro e di mantenersi così sano e vigoroso. Malpelo rubò dei soldi dalla paga della settimana per poter comprare del vino e della minestra calda a Ranocchio, inoltre gli diede dei pantaloni quasi nuovi ma Ranocchio morì poco dopo. Malpelo morì nella cava come il padre perché doveva esplorare un passaggio e si perse e i ragazzi della cava abbassano la voce quando parlano di lui perché hanno paura di vederlo apparire da un momento all’altro. I Malavoglia→ è diviso in 15 capitoli e costituisce la prima tappa de I vinti ed è il livello più basso in quanto viene rappresentata la vita dei pescatori di Aci Trezza e si narra la vicenda della famiglia Toscana detta Malavoglia ed è guidata dal vecchio Padon ‘Ntoni e la casa patriarcale è la barca da pesca di nome La Provvidenza ed è detta del Nespolo e sono gli unici mezzi e valori della loro vita, ma una serie di disastri che partono dal tentativo di commerciare un carico di lupini e da un naufragio in cui muore il figlio di padron ‘Ntoni, Bastianazzo che porta alla rovina economica e alla disgregazione della famiglia, successivamente i Malavoglia perdono la barca e la casa e il nipote di ‘Ntoni è diventato militare e rifiuta di tornare al duro lavoro tradizionale e si dà al contrabbando e finisce in carcere. L’altro nipote Luca muore nella battaglia di Lissa e la nipote Lia fugge a Catania dandosi alla prostituzione e solo dopo lunghi sacrifici il nipote Alessi riesce a riacquistare la casa del nespolo e a ricostruire gli essenziali valori familiari, ma questo ritorno è funestato dalla morte del vecchio ‘Ntoni in ospedale e il giovane ‘Ntoni uscito dal carcere capisce di non poter più partecipare alla vita antica e abbandona il suo paese. Per rappresentare questo mondo popolare Verga si basa su una documentazione sulla vita dei pescatori e dei contadini, su usi, tradizioni, proverbi e modi linguistici del popolo siciliano, ma la sua scrittura non è documentaria, ma non c’è la diretta partecipazione dell’autore e dà la parola a un narratore popolare ma qui la voce tende a coincidere con l’intera comunità delle persone di Aci Trezza e gli eventi appaiono tutti proiettati su un punto di vista collettivo. Le vicende dei Malavoglia sono sempre pubbliche. Verga non rifà il verso alla narrativa popolare ma crea un organismo nuovo che contiene il punto di vista popolare con il punto di vista dello scrittore borghese. Verga inoltre inventa una nuova lingua e si crea una lingua dell’immediatezza narrativa e ne emerge una narrazione plurilinguistica. Sono presenti due prospettive diverse, il mondo era immobile, chiuso in sé stesso e successivamente entra in un rapporto distruttivo con il nuovo mondo borghese, si ha il comportamento del vecchio ‘Ntoni e quello del giovane in cui entrambi sono destinati alla sconfitta e il vecchio cerca di difendere i valori della famiglia ma tenta una nuova e rischiosa strada che è quella del commercio che lo porta in contatto con l’usuraio zio Crocifisso, mentre il giovane perde le sue radici e non riesce più a riconoscersi nei valori della famiglia e questo lo porta ad una esclusione, mentre la
libero e i loro rapporti emergono dall’incalzare dei dialoghi. Tutta la rappresentazione è sul protagonista, sulla dimensione economica della sua esistenza che ha qualcosa di assoluto e eroico, Gesualdo è un vero eroe della sua roba, è l’immagine della forza umana che accumula, che domina la realtà fisica, ma la sua forza viene piegata dalla sottile vanità che lo induce a voler cambiare classe sociale e ad abbandonare le sue origini contadine per entrare nel ceto più elevato. Il suo dramma nasce dal contrasto tra la forte passione con cui vive la propria ascesa sociale e la gelida indifferenza con cui il mondo intorno a lui considera la realtà economica, è costretto a scoprire che l’uso che il mondo fa della roba esclude ogni tensione affettiva, ma il contatto con la nobiltà gli fa progressivamente perdere le ragioni della propria lotta e lo porta a chiudersi in sé stesso come una sconfitto fino alla morte in solitudine. Da mastro-don Gesualdo: L’incendio del palazzo Trao → l’inizio di mastro-don Gesualdo ci porta in mezzo all’azione in quanto per un incendio viene distrutto il palazzo dei Trao, è presente subito una scena corale in quanto gli abitanti vengono svegliati dalla campana e corrono verso il palazzo. Da questa scena corale si distinguono man mano le presenze e i nomi dei singoli personaggi che si identificheranno nel corso del romanzo, e che all’inizio si confondono e si sovrappongono nell’agitazione. Da una parte c’è la folla che corre e dall’altra ci sono gli abitanti della casa in fiamme che sono descritti come fantasmi che emergono dal fuoco e dalla notte. Sono presenti don Diego e don Ferdinando che gridano al ladro, la sorella Bianca che viene spinta dentro la camera dal fratello, ma il fatto che lei non rientri in camera fa pensare al lettore che ci sia una diversa presenza, il possibile ladro era il barone rubiera, amante segreto di Bianca. Da questa rovina della casa dei Trao partirà il tentativo di Gesualdo di uscire dalla sua classe tramite il matrimonio con Bianca. Entrano elementi drammatici ed elementi grotteschi sia nel diverso atteggiarsi del dialogo sia nella descrizione dei personaggi, e l’incendio del palazzo dei Trao è anche l’immagine sinistra di tutto un vecchio mondo che crolla su sé stesso in cui l’antica nobiltà è ridotta a rovina. Fin dall’inizio del romanzo Mastro-don Gesualdo appare attaccato alla sua roba in quanto era preoccupato che l’incendio potesse colpire anche la sua casa accanto al Palazzo dei Trao. Gabriele D’Annunzio → è stato uno dei più grandi propulsori e mediatori dell’estetismo e ne guidò le varie fasi ma il movimento si impose come una vera e propria moda culturale tramite diverse iniziative collettive con la partecipazione di scrittori e artisti. D’Annunzio nasce nel 1863 da una famiglia borghese e si trasferì a Roma e diventò il protagonista nella vita culturale romana sfruttando il mercato librario e giornalistico. D’Annunzio ebbe una nuova vitalità con la prima guerra mondiale in quanto il suo estetismo e il suo superomismo si convertirono in un’opera nazionalistica, condusse
una violenta battaglia per l’annessione all’Italia dell’Istria e della Dalmazia e guidò l’impresa di Fiume insieme a delle bande armate che occuparono la città instaurando una repubblica da lui presieduta che fu fatta cadere dal governo di Giolitti. Durante la guerra D’Annunzio perse l’occhio e ciò lo indusse a ritentare in forme insolite una scrittura intima e segreta come si può notare in Faville, dato che era costretto a letto e privato della vista, cominciò a scrivere una prosa di riflessione e di ricordo su dei piccoli cartigli che furono in parte trascritti dalla figlia e che vennero pubblicati più avanti con il titolo di Notturno. Quest’opera suscitò molti entusiasmi proprio perché svolgeva alla lettera un’originale esplorazione dell’ombra, partendo da una condizione di buio che annullava la presenza fisica e sensuale della realtà esterna e degli stessi testi letterari. D’Annunzio proietta il mondo della guerra sul piano del mito, l’esplorazione interiore poggia su una specie di montatura, la nuova frantumazione ed elementarità del linguaggio nasconde spesso una retorica militaresca. Sistema della scrittura di D’Annunzio→ combina modelli antichi e moderni, è un lettore attentissimo ed era sempre all’erta per ricavare prodotti letterari dalle fonti più diverse. La sua poesia è costantemente animata da un impulso a dominare lo spazio della parola, a trovare originali intonazioni sonore, c’è in lui un’aspirazione onnivora a impadronirsi di tutta la letteratura, a sperimentare tutte le forme di vita. Il poeta si affidava a un linguaggio fisico e corporeo ma tenuto su un tono alto, esprimeva una vitalità eccitata e quasi animalesca. Il piacere→ è stato il primo romanzo di D’Annunzio, scritto nel 1888, il libro ha un impianto narrativo e strutturale piuttosto esile e modi di rappresentazione che appartengono al naturalismo, ma tenta di uscire dai limiti dal naturalismo. Al centro del romanzo c’è un personaggio intellettuale, Andrea Sperelli, che per molti caratteri si identifica con l’autore e del quale si descrivono le ambizioni, le contraddizioni, le idee e i gusti artistici; la vita estetizzante e mondana del giovane D’Annunzio si trasfigura in Andrea, in un modello di distinzione e di eccezionalità, Sperelli è un aristocratico educato dal padre a costruire la propria esistenza come un’opera d’arte e nello stesso tempo a dominare e a possedere. Nel suo estetismo progetta un’opera unica e assoluta in un solo esemplare, ma nello stesso tempo è dominato dalla passione dell’artificio e della finzione che lo portano a instaurare un rapporto distaccato e ambiguo con gli stessi oggetti che colleziona, con gli ambienti che frequenta e con le numerose donne che frequenta. Il romanzo è scritto in terza persona e si apre con l’incontro di Andrea con l’amante Elena Muti che non vede da diversi anni e che ora trova sposata con un ricco inglese. Il narratore narra le vicende della passata relazione tra Andrea ed Elena, donna dalla sensualità dirompente e aggressiva, e poi il rinascere di quella passione nel protagonista e il suo desiderio di riannodare i rapporti con la donna, ma al rifiuto di
pubblicazione de L’innocente, D’Annunzio prova a concludere il romanzo iniziato prima intitolato L’invincibile e inizia la pubblicazione a puntate su un giornale di Napoli con un nuovo titolo, “ Il trionfo della morte” articolato in 6 libri e questo romanzo, di nuovo in terza persona, indaga il male che c’è all’interno del personaggio principale che era un tipico intellettuale dannunziano e anche qui sono presenti dati autobiografici a cominciare dalla figura dell’amante che prende spunto dall’amante di D’Annunzio. Il protagonista è un nobile che ha molti caratteri in comune con Andrea Sperelli ma sembra aver perduto la sua disponibilità e il suo gusto della conquista, ma è vittima di sottili turbamenti psicologici che il narratore analizza con cura e mette in luce anche i risvolti fisiologici e le radici familiari ereditarie. In questo romanzo si hanno una successione di situazioni e di stati d’animo, D’Annunzio cerca il tema del fallimento dell’intellettuale che era all’ordine del giorno nella cultura europea. L’estetismo di D’Annunzio si batte costantemente tra il gusto dello spettacolo e l’attenzione agli effetti da provocare nel pubblico, mentre dall’altra il disprezzo della folla, da una parte l’ossessione decadente per il negativo, per una sensualità malsana, dall’altra una voglia di vitalità piena, da una parte le aspirazioni più sublimi, dall’altra i richiami della volgarità e del cattivo gusto; per sintetizzare la sua idea crea delle espressioni che si sono trasformate in veri slogans come la vita come opera d’arte, il rinnovarsi o morire. La scoperta di Nietzsche e della sua teoria del superuomo offrì a D’Annunzio l’occasione di risolvere le contraddizioni del suo estetismo in una sintesi ambiziosa e programmatica banalizzando il pensiero di Nietzsche, riducendolo a una ideologia di facile consumo eliminandone la negatività e ne fece uno strumento per liberarsi dalla crisi del modello decadente e per affermare la positività del divenire della natura. Con questa teoria l’esteta tende a trasformarsi in ere che sa donarsi all’esterno e ritrovare per gli uomini il valore e l’energia originale del mito, l’artista si attribuisce il compito essenziale di guidare l’umanità all’espressione di sé e nello stesso tempo alla scoperta delle proprietà segrete della realtà; questo compito si realizza grazie alle qualità dell’uomo superiore, con lo scatenarsi delle sue energie corporee e il teatro si rivela come strumento essenziale per esibire queste facoltà davanti alla folla per poter realizzare un’arte che afferri e unifichi tutte le forme e le tensioni. Le Vergini delle rocce è un’opera assurda e ambiziosa, dominata da una violenta polemica contro il mediocre e volgare mondo borghese e plebeo, con la riproposizione di valori eroici e dal culto aristocratico della bellezza, dalla esaltazione della potenza, del dolore, delle sensazioni forti. Il protagonista è un nobile e pieno di qualità intellettuali, Claudio Cantelmo che cerca una donna di nobile stirpe degna di generare con lui un figlio che avrà la missione di salvare l’Italia
dalla miseria del presente e la ricerca punta su tre sorelle vergini, la cui virtù è destinata a fallire e che restano come cristallizzate in un paesaggio di pietre e acque. Con “ Il fuoco” si ha una esplosione del romanzo come forma poetica, saggistica, teatrale, ambiziosa e dorata sintesi di tutte le arti e di tutti i generi, il libro è scritto in terza persona e propone un protagonista che è ancora una figura autobiografica di intellettuale. Il protagonista è un’artista supremo detto il magnifico e rappresenta l’incarnazione più ambiziosa dell’estetismo dannunziano, è un superuomo sicuro di sé e della propria capacità di passare attraverso tutte le esperienze. Di dominare la realtà e di vivere l’arte come conquista. Tutte le sensazioni offerte da Venezia e tutti i personaggi che gli si fanno incontro, servono al protagonista per potenziare il proprio io. La donna rinuncia al suo amante per lasciarlo alla sua arte e alla sua inesauribile vitalità e lui progetta una grande tragedia e un nuovo teatro. Dal progetto di una lunga novella nasce l’ultimo romanzo, Forse che sì forse che no, dove il protagonista Paolo Tarsis, un altro alter ego dell’autore, estende il suo raggio d’interesse all’arte ai nuovi mezzi della tecnica, l’automobile, l’aeroplano, è un pioniere della velocità che vive il rapporto con i motori sotto il segno di una retorica eroica, ma questo superuomo sportivo è prigioniero di una situazione esistenziale malsana in cui si ripresentano i modelli e le figure più distruttive e decadenti. Attraverso i progetti del protagonista de Il Fuoco D’Annunzio definisce la propria idea di teatro in quanto mira ad un nuovo tipo di teatro tragico che associando in sé la potenza della parola, della musica, ponga il superuomo in un rapporto supremo con la folla, resusciti il vigore della nazione e da questo programma discese una grande quantità di testi teatrali tutti invasi dalla parola. Il lavoro più riuscito è stata la prima tragedia intitolata “La città morta” composta da 5 atti in prosa ambientati in Grecia nell’età moderna e la tragedia intende proiettare le immagini del mito e della tragedia greca con segni sinistri che elevano di tono e nello stesso tempo deformano gli schemi tipici del dramma borghese. Le Laudi→ il titolo è il ciclo delle laudi del cielo del mare della terra e degli eroi, con il quale il poeta si propone come campione di una rinascenza eroica, costruendo un tipo di poesia che afferma la gioia, la conquista del mondo da parte di una nuova umanità pagana. Il titolo le Laudi mostra come D’Annunzio voglia utilizzare la suggestione francescana delle laudes creaturarum e delle laude, voleva una sorta di poesia continua in cui dovevano intrecciarsi parti epico narrative e parti liriche secondo una struttura articolata che nel piano iniziale prevedeva 7 libri dedicati ciascuno a una stella delle Pleiadi ma il progetto e la stesura ebbero varie fasi e diversi aggiustamenti. Il primo libro pubblicato fu Maia, il secondo Elettra e Alcyone, successivamente Merope e Canti della guerra latina che apparvero con una retorica