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“Letteratura italiana contemporanea:
Narrativa e poesia dal Novecento a oggi ”
- Indice Indice
- I PARTE:1904-1929. Il romanzo italiano tra modernismo e avanguardie
- 1: PIRANDELLO, SVEVO E IL ROMANZO MODERNISTA ITALIANO
- 1.1 IL MODERNISMO COME TENDENZA
- 1.2 PIRANDELLO: LA RELATIVITA’ RACCONTATA
- 1.2.2. UN TESTIMONE MUTO DELLA MODERNITÀ:
- 1.2.3 UNO NESSUNO CENTOMILA: I MILLE VOLTI DEL REALE
- 1.3 SVEVO: NEI LABIRINTI DI UNA PSICHE
- 1.3.1 UNA NUOVA CONCEZIONE DL TEMPO E DELL’IDENTITA’:
- 1.3.3 LA VERIFICA DEI SAPERI
- 2: ALERAMO, TOZZI E BORGESE
- 2.1 UNA DONNA DI SIBILLA ALERAMO
- 2.2 CON GLI OCCHI CHIUSI DI FEDERIGO TOZZI
- 2.3 RUBÈ’ DI GIUSEPPE BORGESE
- 3: LE AVANGUARDIE E IL ROMANZO.
- 3.1 PERCHE’ SONO NATE LE AVANGUARDIE
- 3.2 SLATAPER E LA NARRATIVA VOCIANA
- 3.3 MARINETTI, IL FUTURISMO E IL ROMANZO
- 3.4 CORRA E PALAZZESCHI
- 3.5 BONTEMPELLI, IL “900” E IL NOVECENTISMO
- 3.6 SAVINIO E LA DEFORMAZIONE SURREALE DELLA REALTÀ
- PARTE II: 1929-1963. Il ritorno al neorealismo
- 4 Moravia e il nuovo realismo
- 4.1 La crisi del romanzo: fasulla e reale
- 4.2 Il romanzo degli anni Trenta: Moravia e gli altri (Bernari, Silone, Brancati, Alvaro)
- 4.2.1 L’attenzione per la realta’ oggettiva: Gli Indifferenti (ma non solo)
- 4.2.2 Neorealismo e modernismo: Il personaggio e la continuità
- 4.3 Il realismo mitico, folclorico,primitivo: Vittorini e Pavese
- 4.3.1 Conversazione in Sicilia di Vittorini: il realismo lirico
- 4.3.2 Un primitivismo che sa già di guerra: L’esperienza di Pavese
- 5 Le poetiche della realtà: gli anni del secondo dopoguerra (Cristina Savettieri)
- “Non è un romanzo”: la narrativa non finzionale
- Testimoniare la Resistenza
- Editoria, politica e dibattito critico nel Dopoguerra
- Romanzi e racconti della Resistenza: Calvino, Viganò, Ginzburg, Fenoglio
- Il disagio dell’impegno
- Il caso de Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa
- 1963: l’anno della neoavanguardia?
- Oltre il realismo: Fenoglio, Gadda e Morante
- 6.1 L’epica tragica di Beppe Fenoglio: Una questione privata e Il partigiano Johnny
- Gadda 6.2 Trame, voci, romanzesco: Quer pasticciaccio brutto de via Merulana e La cognizione del dolore di Carlo Emilio
- 6.3 La traiettoria di Elsa Morante da Menzogna e sortilegio a La storia
- PARTE IV
- Il romanzo contemporaneo
- 11.1 Storicizzare il presente
- WALTER SITI
- ROBERTO SAVIANO
- ELENA FERRANTE
- PARTE VI
- 16.1 Gli anni del boom
- 16.2 LA POESIA DI FRONTE ALLA STORIA: PASOLINI, FORTINI, GIUDICI
- 16.3 A PIU’ VOCI: IL SECONDO LUZI
- 16.4 FARE I CONTI CON L’ESPERIENZA: VITTORIO SERENI
- 16.5 I PERSONAGGI DI GIORGIO CAPRONI
- 16.6 CONGEDI DAL NOVECENTO
- 17 TRA NEOAVANGUARDIA E SPERIMENTALISMO
- Il modernismo poliglotta di Amelia Rosselli
- Zanzotto: il senso di precarietà e la ricerca del sublime
- Il fermento degli anni Settanta
- Il teatro della quotidianità: Patrizia Cavalli
- La seconda nascita: Biancamaria Frabotta
- PARTE VII: 1980-
- La poesia contemporanea
- 19.2 – Ora serrata retinae di Valerio Magrelli
- 19.3 – Millimetri di Milo De Angelis
- 19.4 – Notti di pace occidentale di Antonella Anedda
- 19.4 – Rive di Gabriele Frasca
lo stile→incarna il continuo rischio di morte legato al tempo della stesura “ogni momento poteva essere l'ultimo: non v’era posto per ornamenti, esperimenti, letteratura.” 5.1.3. PRIMO LEVI Primo Levi deportato nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau nel 1944 e sopravvissuto alla Shoah pubblica Se questo è un uomo presso un piccolo editore di Torino (De Silva) oggetto del libro: vissuto estremamente traumatico→non rinuncia a un trattamento letterario senza che ne sia compromessa la veridicità l'autore chiarisce subito di essere un ex deportato e pone l'accento sulle ragioni della sua sopravvivenza: pura fortuna. Levi precisa che non aggiungerà niente che non fosse già noto sui particolari atroci dell'esperienza del lager solo il capitolo finale è scritto in forma di diario. l'andamento è episodico e lineare→il libro inizia con l'arresto e la deportazione definisce con l'evacuazione del campo alcuni capitoli→taglio più saggistico→ i sommersi salvati altri→si prova a elaborare una teoria sociale del campo di concentramento→ il canto di Ulisse. 1963 →esce il secondo libro di Levi: la tregua →viaggio di ritorno dal lager →opera testimoniale che combina ossatura episodica e andamento romanzesco, rafforzato dal motivo del viaggio →presentato come testo letterario di uno scrittore vero e proprio e non solo come memoir di un testimone Ultimo libro di Levi→ I sommersi e i salvati →carattere ibrido è aperto: prevale il saggismo e l'intento testimoniale individuale si riassorbe in una riflessione più ampia e radicale sulla memoria 5.1.4 ORTESE, SCIASCIA E MALAPARTE Spostiamoci negli anni Cinquanta : durante questo decennio, molti autori portano avanti esperimenti di narrativa non finzionale. Solitamente questi vengono inseriti dalla critica nella categoria generica del neorealismo, ma più che esercizi ortodossi di pura scrittura-verità si tratta di tentativi di mescolare l’osservazione del vero con i dispositivi dell’invenzione letteraria: la parola chiave, anche qui, è “ibridazione”. Abbiamo, per esempio, Leonardo Sciascia che nel 1956 pubblica Le parrocchie di Regalpetra : si tratta di una combinazione di inchiesta sociologica, autobiografia e saggio storico, che però non rinuncia a un passo narrativo deciso, a un abbondante uso di dialoghi e all’utilizzo di un nome fittizio per parlare della sua città natale, dispositivi letterari che potremmo trovare nel romanzo. Questa tendenza alla scrittura memorialistica ibridata resta fertile ancora negli anni Sessanta e Settanta, pur avendo nell’immediato dopoguerra le sue radici e il suo primato. EDITORIA, POLITICA E DIBATTITO CRITICO NEL DOPOGUERRA
Effetto della guerra di Liberazione è la progressiva politicizzazione del campo letterario. A consolidare questo processo è l’intervento delle case editrici – in particolare Einaudi (Torino, 1933) e Garzanti (Milano,
- – che perseguono politiche editoriali volte a modellare la fisionomia della narrativa del secondo dopoguerra. In quel periodo, le case editrici avevano il potere di influenzare l’immagine autoriale di alcuni scrittori e di promuovere tendenze, poetiche e idee del rapporto tra letteratura e società. Il perimetro del dibattito intellettuale di quell’epoca era disegnato da questioni come quella della mancanza di una letteratura popolare e nazionale italiana, della rappresentazione delle classi subordinate, dell’egemonia culturale delle classi dominanti e della funzione degli intellettuali. Protagonisti di questo dibattito sono soprattutto gli scrittori e critici militanti del Partito comunista italiano, un partito che diventa in quel contesto un agente primario di produzione e promozione culturale, soprattutto attraverso la rivista Rinascita. La letteratura impegnata del secondo dopoguerra fa della pratica artistica una continuazione dell’azione politica, un veicolo di contenuti ideologici da trasmettere anche a fini pedagogici. Il codice estetico attraverso cui questa letteratura si esprime è in realismo, mentre il neorealismo è quella famiglia allargata di fenomeni artistici che coniuga al realismo un interesse per una serie di temi come la Resistenza, la condizione delle classi sociali subordinate, i contesti regionali e rurali. Importantissima nel tentativo di definizione del neorealismo è una raccolta di interviste fatte a scrittori e critici di generazioni diverse ad opera di Carlo Bo: L’inchiesta sul neorealismo del 1950. Le posizioni di questi circa il significato e il valore di questo termine compongono un panorama frammentato e disperso: non pare esserci alcun consenso su cosa sia il neorealismo, solo alcune indicazioni di massima. Addirittura, Elio Vittorini osserva che il termine non definisce niente di intrinseco che sia comune a tutti questi scrittori o anche a una parte di essi e afferma che ci siano tanti neorealismi quanti sono i principali narratori. ROMANZI E RACCONTI DELLA RESISTENZA: CALVINO, VIGANÒ, GINZBURG, FENOGLIO · Il sentiero dei nidi di ragno (1947), Italo Calvino In questo libro lo scrittore sceglie di affrontare il tema della Resistenza in maniera obliqua, attraverso lo sguardo alienato di un bambino orfano, scontroso e vagabondo che si unisce a una banda partigiana scalcagnata. Il romanzo ha un passo avventuroso e una trama piuttosto elementare, dove gli snodi somigliano alle tappe di una fiaba, segnate da allontanamenti da casa, antagonisti, aiutanti e “oggetti magici” da recuperare. Ciò che allontana il romanzo dalla narrativa modernista è il fatto che la psicologia e l’indagine interiore siano piuttosto ridimensionate, lasciando spazio invece all’importanza dell’azione e alle emozioni primarie provate dal protagonista (paura, disgusto, tristezza). Ai tempi della retrospezione (imperfetto e passato remoto) sono preferiti quelli del presente indicativo e del passato prossimo, a “ghiacciare” Pin, il protagonista, nel qui ed ora dell’avventura. · L’Agnese va a morire (1949), Renata Viganò La protagonista del romanzo è una donna anziana che nutre desiderio di vendetta nei confronti dei soldati tedeschi che le hanno ucciso il marito senza motivo. Anche lei, come Pin, vive nel movimento e nell’azione, e anche Renata Viganò, come Italo Calvino, tende a sbilanciare la narrazione sul polo dell’agire, allontanandosi invece da quello del pensare. · Tutti i nostri ieri (1952), Natalia Ginzburg
- La “facilità” di lettura e l’ampia diffusione presso un pubblico di dimensione globale, confinano le opere letterarie nell’area della letteratura commerciale e dunque lontano dal valore estetico;
- Vi è una forte diffidenza verso la narrazione tradizionale, generalmente caratterizzata da una certa compostezza stilistica e dalla scelta di temi storici e di ambientazione borghese. 1963: L’ANNO DELLA NEOAVANGUARDIA? Nel 1963, gli scrittori della cosiddetta neoavanguardia si riuniscono formalmente nel Gruppo 63, attribuendosi un ruolo di rinnovamento radicale e prendendo posizione contro ogni forma di realismo e di narrazione tradizionale. Ma cosa rimane dell’eredità degli anni Quaranta e Cinquanta? Se si osservano i cataloghi di Einaudi e Garzanti di quell’anno è facile notare delle evidenti linee di continuità dal punto di vista tematico e dei generi, una continuità che, più che parlarci della liquidazione di una intera cultura letteraria, ci parla della sua piena maturazione. Nel 1963, il fascismo, la guerra e la guerra di Liberazione non sono capitoli chiusi, ma occupano ancora uno spazio significativo dell’immaginario narrativo. La tregua di Primo Levi, Una questione privata di Fenoglio e Lessico famigliare di Natalia Ginzburg escono tutti in quest’anno e condividono il medesimo sfondo storico, osservato però a partire da prospettive inedite ed esplorato con una scrittura ibrida, memoriale, saggistica e romanzesca insieme. Sono tutti libri che ritornano sugli anni della guerra o dell’immediato dopoguerra, ma con uno sguardo retrospettivo, osservando quel materiale umano, sociale e politico da una certa distanza, storicizzandolo. A scostarsi un po’ da queste continuità tematiche è Calvino con il suo La giornata di uno scrutatore (1963): lo stesso autore lo definisce come un racconto, ma allo stesso tempo una specie di reportage sulle elezioni del ’53 al Cottolengo, un pamphlet e una sorta di meditazione filosofica sul “cosa significa il far votare i deficienti e i paralitici”. Si tratta comunque di un testo di finzione, in quanto i personaggi sono tutti inventati, che però rivendica le sue radici fattuali, testimoniali e saggistiche. A rendere il quadro del 1963 ancora più complesso e diversificato è l’uscita de La cognizione del dolore di Carlo Emilio Gadda, alieno rispetto ai testi fino a qui presentati, ma decisivo nel segnalare come in questo cruciale anno di snodo coesistano tendenze molto diverse che affondano le loro radici nei due decenni precedenti.
- OLTRE IL REALISMO: FENOGLIO, GADDA E MORANTE Non si può applicare una nozione di realismo centripeta, unitaria e coerente osservando la letteratura degli anni ‘40 e ‘50, per due motivi:
- perché gli autori “realisti”ibridano tra i generi o usano strumenti narrativi vari (nelle prospettive, voci, trame, spazi etc.)
- perché tra il ‘46 e gli anni ‘60 non ci sono state influenti esperienze di rifiuto o critica del paradigma realista e neorealista tali da poter essere etichettate come “eccezioni”. Considerando i temi prediletti dal neorealismo - la guerra e la Resistenza- si distinguono:
- produzioni di matrice testimoniale;
- produzioni propriamente romanzesche di autori che avevano partecipato alla Res;
- produzioni audaci che vogliono raccontare esiti della guerra coi mezzi del racconto fantastico: Racconto d’Autunno (1947) di Tommaso Landolfi, Il ragazzo morto e le comete , libro esordio di Goffredo Parise (1951) → Straniano radicalmente la materia storica ponendosi consapevolmente fuori dalle leggi della verosimiglianza ; Dalla parte di lei, Alba de Céspedes → io narrante alle prese con la costruzione della propria identità femminile tra il materno e il maschile, con sullo sfondo la Res e la guerra. I libri citati sono diversi ma affermano un unico principio: dichiarandosi alternativi alle tendenze dominanti, ne affrontano i temi stravolgendo le prospettive e la retorica narrativa. 6.1 L’EPICA TRAGICA DI BEPPE FENOGLIO: UNA QUESTIONE PRIVATA E IL PARTIGIANO JOHNNY
- Una questione privata , pubblicato da Garzanti postumo nel 1963, è incentrato sulla vicenda del giovane partigiano Milton, alla ricerca della verità circa la relazione che avrebbe unito “l’amico” Giorgio, preso dai fascisti, e la ragazza amata Fulvia. Storia in cui la dolorosa e accecante passione amorosa funge da filtro per osservare le dinamiche della Res partigiana, è un romanzo d’amore - amore/forza distruttiva - e un romanzo di guerra dove ogni snodo / conseguenza (tragica) è dettato dal moto del desiderio. Il romanzo è una forma di rielaborazione obliqua e a distanza della guerra partigiana e si distingue intrecciando una materia storica scottante a una vicenda amorosa che la sovrasta e la riduce quasi a mero sfondo, valorizzando trama e l’analessi ( la retrospezione che consente di accostare più strati temporali). I libri postumi si discostano nettamente dall’atmosfera culturale e sensibilità estetica del neorealismo per ambizione narrativa e ricerca stilistica.
- Il partigiano Johnny (Lorenzo Mondo, Einaudi, 1968) nasce dentro il progetto narrativo da cui l’autore aveva tratto Primavera di bellezza (1959): racconto della vita di un ragazzo formatesi nel ventennio fascista, subendone l’oppressione, partecipa alla guerra e dopo l’armistizio dell’ 8 Settembre ‘43 si unisce ai partigiani e combatte nelle Langhe piemontesi. Il testo, frutto di una lunga e difficile ricostruzione filologica, comincia con il ritorno in Piemonte dopo l’armistizio e si conclude con la morte del protagonista, due mesi prima della fine della guerra. Se Una questione privata si presenta come un romanzo d’intreccio, circolare e rivolto al passato; questo si presenta come una linea retta , limitando la retrospezione procede per accumulo e non per montaggio di molteplici e differenti strati temporali. Il romanzo - nonostante abbia anche i tratti del r. di formazione se accostato a Primavera di bellezza - ha un passo e una struttura epico-tragica : il protagonista non diventa altro da sè, nè si trasforma: immobile, fa della sua scelta di unirsi ai partigiani un destino assoluto e irreversibile, immutabile (da qui l’ assenza del passato e della retrospezione ). Quello del protagonista è un Io eroico , non perchè celebrato nelle sue
La protagonista e vittima L. Balducci mantiene una presenza fantasma che ricorre implicitamente o esplicitamente nel resto del racconto: se ne ricava il quadro psichico patologico, lacerato e tragico, che smonta la prima immagine di lei del primo capitolo. Il commissario introdotto all’incipit come eroe intellettuale, filosofo non riesce a reprimere il desiderio e l’attrazione nei confronti di Liliana: le descrizione del “pasticciaccio” di lei non celano un senso di pietà commisto ad attrazione necrofila, abbassando il cadore morto di lei in mero macabro oggetto del desiderio. Liliana è così compianta, desiderata e degradata insieme. Gli inserti dialettali fungono da filtri alle emozioni e ai pensieri dei personaggi : la divaricazione tra voci e punti di vista è il fenomeno discorsivo più importante del romanzo e perturba la verosimiglianza stessa del racconto. Il Pasticciaccio si colloca agli antipodi del neorealismo sia dal punto di vista del racconto - Gadda infatti si era espresso duramente contro la “granulare” poetica neorealista definendola moralista, piatta, semplificante e centrata su una idea monodimensionale della realtà - ; sia dal punto di vista ideologico: da fascista a antifascista, rovescia sistematicamente i presupposti del potere fascista mirando in particolare alla morale sessuale del ventennio rappresentando tipologie “devianti dalla norma” (es. vittima sterile e con tendenze omosessuali), rifiutando inoltre la politicizzazione di sinistra della cultura. Lo scandalo maggiore però sta nella profonda potente e implicita ambivalenza tra vittime e carnefici : nessuno è assolto o innocente se è la stessa legge (fascista) giudicante ad essere aberrante. Il romanzo può essere letto come una doppia critica: una reazione antifascista e una critica al gusto neorealista, del tutto alieno per Gadda. Scrittore di nicchia, vicino al gruppo della rivista “Solaria”, se ne distingue per c ultura scientifica e filosofica e per la vocazione narrativa che tiene assieme la disarticolazione modernista del racconto e della psicologia dei personaggi , il plurilinguismo , il riuso di modelli realisti ottocenteschi (Manzoni, Balzac, Dostoevskij), il gusto romanzesco, la complessità dell’intreccio ,un’ idea di realtà come groviglio interrelato.
- La cognizione del dolore , pubblicato a puntate su “Letteratura” tra il 1938-41, ripubblicato nel 1963 prima da Garzanti in Accoppiamenti Giudiziosi (cronistoria Gadda novelliere, testi 1924-58), poi da Einaudi. Il romanzo racconta una vicenda esile, ambientata in uno Stato immaginario dell’America Latina, il Maradagàl, con protagonisti un reduce di guerra nevrotico e ipocondriaco, Don Gonzalo Pirobutirro, e la sua vecchia madre, i quali abitano in una villa malmessa circondato da un basso muro di cinta e esposta alle incursioni. Anche se non accade molto, la trama risulta complicata da diverse sottotrame secondarie dove emergono traumi insepolti (figlio morto in guerra, declassamento sociale per dissesto finanziario). Sullo sfondo la società brianzola en travesti. Nell’edizione Einaudi 1970 vengono aggiunti 2 tratti finali inediti in cui la madre viene assassinata. Il romanzo, introdotto da G. Contini, inizia con una prefazione autoriflessiva e metafunzionale intitolata L’Editore nel quale giustifica il recupero della poesia Autunno (1932) e il commento Chiarimenti indispensabili. Diviso in 2 parti composte da 4+3 capitoli corrispondenti alle 7 puntate/”tratti” pubblicate in rivista. Centro del romanzo è il conflitto che da una parte:
- contrappone Gonzalo alla comunità campagnola che lo circonda che lo pregiudica disturbato crudele (tranne un medico che tenta di rassicurarlo dalle sue ipocondrie e angosce), gli abitanti di Lukones sono rappresentati in modo grottesco, truffaldino e ignorante, ipocrita e come cultori della buona apparenza sociale. La voce narrante è satirica e deformante.
- Dall’altra s ta alla base della relazione tra la madre e il figlio , che si incontrano e scontrano nello spazio claustrofobico della casa, separata dal mondo e dalla natura, pur esposta alle aggressioni. Madre e figlio sono impigliati in un vissuto traumatico, entrambi costruiti fondendo motivi freudiani e risonanze mitiche e letterarie, rendendoli caratteri memorabili e insieme opachi: voce narrante aderisce al loro vissuto, si sofferma su frammenti e memorie oscure, visioni allucinate e sogni, esplora la vita interiore. Lo spazio e il tempo non conoscono mutamenti, variazioni o sviluppi. La casa è una trappola dove non si esce, non ci si affranca dal passato, inibisce sia l’azione presente che le proiezioni vitali future. Nonostante La cognizione del dolore non abbia una struttura policentrica come il Pasticciaccio , sperimenta già la mescolanza del tragico-sublime, della satira e del grottesco , la moltiplicazione delle trame, lo scavo irrisolto nell’interiorità di personaggi concepiti come entità psichiche divise. è un romanzo modernista recepito a lungo dalla critica come straordinario esercizio stilistico privo di forza narrativa: la slogatura delle strutture del racconto, l’obliquità della voce narrante e la materia psicoanalitica scottante, la temporalità bloccata e inerte vengono lungamente e per molto tempo travisati. L’edizione Einaudi del romanzo gaddiano uscito in contemporanea con la costituzione del Gruppo 63 viene concepito come antiromanzo a scarso gradiente narrativo e accostato alla nascente corrente della Neoavanguardia ; diventando suo malgrado emblema di un rifiuto militante del romanzo stesso, rifiuto che l’autore non aveva mai espresso. Gadda viene ritenuto e conosciuto per molto tempo come lo scrittore geniale, eccentrico e nevrotico a causa delle inadeguate categorie critiche e culturali dominanti sia negli anni ‘30 che ‘50 e ‘60. Solo recentemente è stata riconosciuta la sua grandezza come romanziere. 6.3 LA TRAIETTORIA DI ELSA MORANTE DA MENZOGNA E SORTILEGIO A LA STORIA Elsa Morante inizia a scrivere negli anni ‘40 e occupa una posizione di aperto e radicale rifiuto del paradigma neorealista egemonico sia nei temi che nella retorica del racconto personale e obiettivo. La scrittura si affida ad un intreccio plurale , policentrico e romanzesco , in cui codici e generi differenti apparentemente in conflitto coesistono.
- Menzogna e sortilegio (Einaudi, 1948) è un romanzo familiare in prima persona: voce narrante (invenzione più importante) è Elisa De Salvi, la quale si presenta nell’I ntroduzione alla storia della mia famiglia (3 capitoli incorniciati da testi poetici) come “adoratrice della menzogna”. Quella della menzogna, della sopravvalutazione della facoltà dell’immaginazione è una patologia ereditaria che segna tutti i familiari di Elisa, affetti da bovarismo e mitomania. Elisa, dopo la morte dei genitori e rinchiusasi in una prigione di favole rivivendo in chiave melodrammatica e romanzesca il loro “dramma borghese”, si impone infine di trascrivere fedelmente le “cronache familiari” dettatele da
la scrittrice aveva costruito i primi romanzi, rivendicando con forza l’ispirazione romanzesca e a tratti apparentemente desueta della sua opera. Dopo di che Morante formula una sua personale idea di impegno e di realismo (es. saggio Pro e contro la bomba atomica - 1965) senza che i nuclei profondi della sua ispirazione letteraria non scompaiano:
- La storia ( tascabile Einaudi, 1974) segue le vicende gi Ida Ramundo, una donna ebrea che vive a Roma durante la guerra, e dei suoi due figli Nino e il piccolo Useppe, oltre a vari personaggi appartenenti ad uno status sociale subalterno. Il romanzo ha una narratrice onnisciente che di tanto in tanto si mostra in prima persona. Esso si apre da due epigrafi (1. citazione parole di un sopravvissuto alla bomba di Hiroshima, 2. citazione tratta dal Vangelo di Luca). La storia viene dedicato al lettore analfabeta ed è introdotto da un sommario dei fatti storici notevoli accaduti tra 1900-40. Diviso in capitoli il racconto procede cronologicamente dal 1941 al 1947, ciascuno è preceduto da un riassunto degli eventi storici. Il romanzo infine esplora la sproporzione tra la violenza della Storia e l’impotenza dei più deboli, le cui vite risultano segnate da sofferenze immeritate. Morante persegue consapevolmente un’impostazione didascalica che si accompagna da una struttura romanzesca lineare ma abitata da storie molteplici. Elementi favolistici, avventurosi, onirici e visionari emergono nei racconti dei sogni di Ida e si combinano all’impatto realistico che maneggia tragico e patetico per dar forma ai personaggi. Il romanzo è stato aspramente criticato come alieno, inattuale, rozzo, populista ecc. ma sono critiche nate dal radicalismo letterario di quegli anni Settanta che poco tollerava una combinazione così spregiudicata di realismo e romanzesco.
PARTE VI
16.1 GLI ANNI DEL BOOM
Quando sta per concludersi il ventennio 1957-1979, esce la più influente antologia della poesia novecentesca, Poeti italiani del Novecento di Pier Vincenzo Mengaldo, che presenta una successione di singole traiettorie, rifiutando le suddivisioni per gruppi, poetiche o etichette. di conseguenza, non viene proposto un termine univoco o un canone di autori per identificare la poesia più recente; tuttavia nell'introduzione è riconosciuta una terza fase, dopo il quindicennio intitolato alle " avanguardie ” ( 1903 - 18) e il periodo corrispondente all’ entre-deux-guerre. Pertanto nel secondo dopoguerra si apre il Neorealismo, importante per il cinema ma anche per il romanzo. Un'incisione più netta si evidenzia intorno al 1956-57, quando Montale chiude la fase centrale della sua carriera con la Bufera , escono Laborintus di Sanguineti e le Ceneri di Gramsci di Pasolini. Già nel maggio 1955 era uscito il primo numero di una rivista che si poneva in opposizione rispetto al novecentismo, come veniva definita la letteratura basata su poetiche fondate su l'interiorità, sull'autonomia dell'arte e sulla rivendicazione bella sua purezza, alla quale veniva contrapposta una poetica dell’ impurità. Si tratta di Officina , redatta da Pasolini con altri poeti e critici, come Roberto Roversi. Su Officina, Pasolini articola le sue principali idee poetiche del periodo: <La proposta dello sperimentalismo e del “Nuovo impegno " , il recupero dei "maestri in ombra " ( Rebora, Sbarbaro e Saba) e l'attenzione ai grandi poeti dialettali>. L'inizio di questa fase della poesia coincide con l'accelerazione della trasformazione italiana: la costruzione del grattacielo Pirelli a Milano, i lavori dell'autostrada del Sole, il lancio sul mercato della Fiat 500. Nel giro di pochi anni cambia radicalmente la faccia del paese. Non a caso il numero del Menabò è introdotto da una poesia, Una vista in fabbrica di Sereni. e si potrebbero riunire molti testi di questi anni che costituiscono una riflessione poetica sul (neo)capitalismo. Ad esempio in Una Volta, Giovanni Raboni confronta col presente la ricchezza e la contrapposizione sociale di un tempo: nel Comasco o a Bergamo, da dove viene la mia famiglia, molte fortune si contavano a gelsi e con quante ragazze venivano a filare Ora, invece:
⟮ … ⟯. Se penso
a chi è la gente ricca adesso, a cosa gli costa il capitale, mi convinco che tutto si complica, anche il male. Una volta le colpe dei padroni Erano così semplici! Il padrone d'oggi, consiglio d'amministrazione o gruppo di maggioranza, è un peccatore un po' troppo sui generis per me… (Raboni, 2000, p.40) Tra le caratteristiche fondamentali di questa poesia c'è un ricco lavoro su sull'io lirico, che può diventare una sorta di messa in maschera di sé o ritirarsi fino a lasciare lo spazio poetico a veri e propri personaggi. Un narratore come Calvino notava, già alla metà degli anni Cinquanta, la presenza di componimenti sostenuti da una trama di idee, con apparizioni di personaggi, epoche e luoghi. Questa necessità di far parlare persone che non sono io poetico assume modalità diverse, che tendono verso il dialogo morale, la narrazione o, meglio ancora, il teatro mentale dal punto di vista delle generazioni. Questi anni vedono il fertile interscambio tra la
Anche in Trasumanar e organizzar troviamo sarcasmo ed esibizione_._ Il cerchio sembra chiudersi quando nel 1975 Pasolini pubblica La Nuova Gioventù : la raccolta riprende le poesie della Meglio Gioventù , che nel 1954 aveva chiuso la stagione friulana , facendo entrare nel mondo poetico giovanile la storia , la società e la politica in particolare con il trauma dell' uccisione da parte di altri partigiani del fratello minore Guido. D'altra parte , ancora il primo novembre 1975 dichiara in un'intervista: < Qual è la tragedia? La tragedia è che non ci sono più esseri umani , ci sono strane macchine che sbattono l' una contro l'altra >. La metà degli anni Cinquanta non segna una svolta altrettanto marcata nella cadenza di principali libri di poesia di Franco Fortini , che testimoniano i crinali in cui la storia personale incontra quella collettiva. L'esordio in volume con Foglio di via e altri versi è definito da Raboni il primo libro di poesie importante del dopoguerra , una significativa poesia neorealista. In questa direzione è decisiva anche l'esperienza di traduzione di testi poetici della Resistenza francese. In particolare la prima sezione , Gli anni , la più politica e plurale , contiene testi come il Canto degli ultimi Partigiani. Devono passare poi diversi anni prima della seconda raccolta importante , Poesia ad errare. Fortini si descrive come un poeta formato nella cerchia aristocratica dell'ermetismo fiorentino ma in opposizione , agitato in un conflitto tra una vocazione esistenziale e religiosa di assoluto e una volontà di intervento immediato , un pathos razionalistico e politico
. Ma è nel libro successivo , Una volta per sempre , che Fortini raggiunge la sua poesia più speculare , volta a tradurre in un simbolismo razionale la realtà dell’ alienazione dell’ oppressione del neocapitalismo giunto all’apogeo del boom economico. La conclusione è innescata da uno scatto oppositivo caratteristico della poesia di Fortini: Ma non crederci no è qui che si apre la buca qui ti pianteranno i manigoldi Scappa fin che puoi scappa fra i meli defoliati vergine testona fiato lordo mia maturità strabica mia creatura antenata ingiustificata irrecuperata seme di credente di breve convulsione di contratta disperazione amore della tua mamma faccina mitragliata fotografata parola inesistita mia giovinezza carico di carne uccisa che l’elicottero solleva da questo mondo portatemi via un servo un servo non inutile merita questo (ivi,pp.330-1) Dove le precise ferite storiche si accostano stridendo col riferimento liturgico della messa per i defunti e col sintagma evangelico del servo inutile, che viene puntualmente ribaltato. Più direttamente immerso nel presente sembra essere il personaggio più noto della poesia di Giovanni Giudici, che in un saggio del 1961 scrive: < Un poeta vestito di grigio, rasato, con i capelli a spazzola, intento a perseguire concreti obiettivi di vita, a fare i conti, pagare rate, portare i bambini al Luna Park, discorda effettivamente con quella consegnata immagine tardo romantica: sconcerta come un prete, in fondo, che abbia moglie >. Pochi anni dopo, con La vita in versi , si impone proprio l'epica comico-patetica di un poeta di questo tipo. Nei libri successivi ritorna questo personaggio della Vita in versi , che aveva moglie, casa, famiglia, mezza fedeltà al socialismo che potrà esserci ma forse no, viltà, visioni di suicidi e altri traumatici immaginari:
lucertola infilzata, prigioniero faccia a terra, carcerato. Con La Bovary c’est moi , poi, si arriva all’ assunzione di un'altra voce, femminile, un po' malamata, un po' strega, che inventa, attende un tu e non ha il coraggio di morire per amore. Il male dei creditori riesce a condensare mirabilmente la più riconoscibile fisionomia della poesia di Giudici in un titolo come Rappresentazione di sé nell'atto di rappresentarsi colpevole e compiacente , che ha pure un incipit assai riuscito < La colpa è un guscio, io ci sto dentro. / Per uscirne non mi resta che sorridere> (ivi, p.352). 16.3 A PIU’ VOCI: IL SECONDO LUZI Al centro del gruppo ermetico Fiorentino Mario Luzi intraprende un percorso che in parte lo allontana dalle premesse simboliste. Se le prime due raccolte, La barca e Avvento notturno, rappresentano la voce più importante dell'ermetismo in senso stretto, il cambiamento più evidente avviene oltre vent’ anni più tardi con Nel Magma , dove ha grande rilevanza il dialogo e spiccano versi lunghi e anche lunghissimi. Il libro luziano testimonia quindi l'avvicinamento della lingua della poesia a quella comune. Nel Magma mette in scena gli incontri e gli scambi verbali tra un io autobiografico e diversi interlocutori che lo stimolano e interrogano. Questo approccio al discorso dialogico è stato messo spesso in relazione con una profonda riflessione sulla Commedia di Dante, che conduce a una scrittura che è insieme narrativa e drammaturgica. il testo più esemplare è quello di apertura, Presso il Bisenzio , che disegna subito il fondale adeguato, accostando indeterminatezza e particolari precisi come di sogno: Uno, il più lavorato da smanie è il più indolente, mi si fa incontro, mi dice: < Tu? Non sei dei nostri. Non ti sei bruciato come noi al fuoco della lotta quando divampava e ardevano nel rogo bene e male>.
Ma uno d’essi, il più giovane, mi pare, e il più malcerto, si fa da un lato, s’attarda sul ciglio erboso ad aspettarmi
dice e mi si mette al fianco per quella strada che non è una strada ma una traccia tortuosa che si perde nel fango
< guardati, guardati d’attorno. ⟮ … ⟯
volgiti e guarda il mondo come è divenuto, poni mente a che cosa questo tempo ti richiede (ivi,pp.317-18). L’ io ribadisce l'autonoma ricerca di verità del percorso poetico. Conseguente il passaggio a su fondamenti invisibili, dove la poesia di Luzi muove da questa interrogazione di personaggi giungendo a tre poemi che strutturano inquiete indagini intorno a grandi questioni perseguite da un io interiormente molteplice, che tra veglia e sonno capta segnali, frammentari ma di portata ambiziosa, li assembla e discute alla ricerca di un senso in seguito nel mutamento e nel divenire, dunque nell'impossibilità di esso di riposare. 16.4 FARE I CONTI CON L’ESPERIENZA: VITTORIO SERENI Anche l’inizio di Vittorio Sereni può essere ricondotto all’ermetismo, con le prime poesie pubblicate nel 1937 sulla rivista fiorentina “ Frontespizio” e la prima raccolta, Frontiera. Chiamato alle armi, Sereni partecipa alla seconda guerra mondiale ma viene catturato e trascorre un lungo periodo di prigionia in nord Africa. L'eco di queste vicende si ascoltano nel Diario d'Algeria e ne Gli strumenti
donna, Minne (Amore) o Midons. Mentre in Fortezza mette in scena un personaggio, costretto a letto, tra vita e morte, circondato da persone che non hanno chiari interessi, fazioni. I brevi testi poetici sono dispacci a misteriose autorità da parte di questi “loro”, forse parti di registrazioni, progetti, descrizioni di situazioni intervenute. Le due ultime raccolte di Fortini sono le sue migliori. Paesaggio con serpente dipinge anche un’estrema immagine dell’antico gesto poetare: un’azione che dovrebbe essere solitaria e presente ma invece è interamente declinata al futuro quanto necessariamente sorretta dal passato. E non stupisce che sia potuto sembrare che in Composita solvantur, l’ultimo libro, uscito lo stesso anno della morte dell’autore, . 17 TRA NEOAVANGUARDIA E SPERIMENTALISMO A partire dalla seconda metà degli anni cinquanta, la poesia italiana vive una stagione di profondo cambiamento di cui sono testimonianza le raccolte pubblicate. I protagonisti sono autori appartenenti a più generazioni. Nomi che occupano saldamente la scena sono Caproni, Fortini, Luzi e Sereni. Nel 1957 escono Le ceneri di Gramsci di Pasolini, precedute l'anno prima della raccolta Laborintus di Sanguineti. La neoavanguardia determina persino ripercussioni su quei poeti modernisti che sulla carta le si contrappongono. Gli anni dello sperimentalismo sono anni di riaccensione e ridefinizione di quel contrasto tra modernismo e avanguardia, talvolta con il tentativo della seconda di assommare nelle proprie fila autori come Amelia Rosselli e Andrea Zanzotto. D'altronde la rivista "il Verri”, fondata nel 1956 da Luciano Anceschi, documenta al suo interno la compresenza di poesie e saggi critici, così come di pagine e pagine sulla fenomenologia, sullo strutturalismo, sulla linguistica. E la stretta connessione tra la scrittura dei versi è un imponente elaborazione teorica, talvolta tanto eccessiva da mettere in ombra gli stessi testi. La data simbolica di chiusura della stagione dello sperimentalismo è individuabile nel 1979, con il primo Festival Internazionale dei Poeti di Castelporziano. La poesia all'improvviso diventa un'apparente bene di consumo e di quantità e sommerge la qualità. Precedono quell'evento alcuni scossoni interni, come la graduale crisi della neoavanguardia o l'effetto del movimento del 1968 sulla letteratura. Tra i numerosi fenomeni che segnano lo stacco tra la fase dello sperimentalismo e la successiva a colpire è soprattutto l’acclimatarsi nei territori del manierismo di alcuni modernisti della terza generazione o di due poeti come Zanzotto e Sanguineti. Sanguineti inquadra il panorama poetico degli anni dello sperimentalismo con la formula "avanguardia e no ". Nello specifico la neoavanguardia si compatta sotto l'insegna della riduzione dell' io. Antonio Porta dichiara tutta la sua avversione per il poeta-io , quello che racconta la sua storia, mentre Sanguineti ha dalla sua la natura profondamente antilirica dei suoi esordi di Laborintus. In laborintus la "palus putredinis” (palude della decadenza) è infatti attraversata da personaggi- nome che si muovono in uno sfondo in cui si affastellano detriti storici e culturali, citazione libresche, con i richiami a tecniche da arte informale. Lingue vive e morte si mescolano babelicamente. Pagliarani dichiara guerra alla "tirannia dell’io"e punta nel poemetto La ragazza Carla su una narrazione in terza persona, su forme di focalizzazione interna variabile e di straniamento, ancora secondo la lezione brechtiana. Paglierani Recupera la lezione Terra desolata di T.S. Eliot. Di là dal ponte della ferrovia una traversa di viale Ripamonti c'è la casa di Carla, di sua madre, e di Angelo e Nerina. Il ponte sta lì buono e sotto passano treni carri vagoni frenatori e mandrie dei macelli e sopra passa il tram , la filovia di fianco, la gente che cammina i camion della frutta di Romagna. che c'è nato vicino a questi posti non gli passa neppure per la mente
come è utile averci un'abitudine le abitudini si fanno con la pelle così tutti ce l'hanno se hanno pelle (Pagliarani, 2006,p.125). Pagliarani punta sull'epoca, sul romanzo, sull'aspetto performativo dei versi e sul dare corpo al teatro. Nell'intervento La Sintassi e i Generi , Pagliarani spiega come per lui sia proprio la forma del poemetto a rendere possibile la reinvenzione dei generi letterari. Qui lui è davvero dentro quella profonda svolta collettiva degli anni dello sperimentalismo, caratterizzata da liquidare o superare il "poetese”, ovvero una lingua poetica grammaticalizzata e istituzionalizzata. Qui sta la peculiarità della neoavanguardia rispetto al quadro generale, cioè nell'intenzione con cui si infrangono il codice e le norme linguistiche. Di fronte a un linguaggio normativizzato e mistificatorio è possibile, per ragioni storiche, solo la rottura radicale e il conflitto. In questa prospettiva, la figura più estrema e forse affascinante è senz'altro Nanni Balestrini. Nei suoi versi tutto diventa citato e citabile, oltre ai materiali logori provenienti dalla quotidianità, anche parole altrui, materiale dei mass media, da manuali, da guide e opuscoli. Autore di riflessioni fondamentali sul rapporto tra il montaggio e l'arte novecentesca, Sanguineti continua a puntare su questa tecnica anche quando il furore della prima raccolta, Laborintus , si smorza. A partire dal Purgatorio dell'inferno , infatti, il componimento sanguinetiano appare spesso costruito come una sorta di resoconto desultorio. Contro il poetese, i segni di interpunzione e le parentetiche continuano ad affollare i versi, così da restituire l'idea di' una poesia non conclusa e che non conclude. L'elemento di maggiore interesse è però la ricollocazione al centro dei versi di un io in apparenza autobiografico, eppure presentato al lettore in una declinazione disforica. L’io sanguinetiano è infatti sottoposto dal suo autore a strategie di distanziamento, quasi fosse una terza persona impegnata in esperienze concrete, e dunque liberate dal fardello della selettività del codice. È significativo a tal proposito il dialogo con il tu. Per l'Europa il profilo del poeta si riduce criticamente (Berardinelli, 1994, p.97). In Sanguinetti si trova la camera d'albergo di un viaggiatore in continuo movimento, come d'altronde suggeriscono anche alcuni dei titoli delle raccolte, Reisebilder , “immagini di viaggio” e Postkarten , ossia “cartoline”. Il mondo, al di là delle geografie, .in Sanguineti sembra ormai uniformemente scaduto a grande magazzino, in cui tutto è mercificato. I dati della realtà appaiono nel loro caotico disordine, mentre l’ io li nomina attraverso la figura dell’enumerazione caotica di cui parla Leo Spitzer in un suo celebre saggio degli anni Sessanta e Settanta. IL MODERNISMO POLIGLOTTA DI AMELIA ROSSELLI Amelia Rosselli nasce in Francia nel 1930, si trasferisce a Londra, nel Nord America per poi approdare in Italia. Questo suo essere “donna del mondo” la contraddistingue per la sua formazione letteraria non italiana, alla quale segue la distanza dalle neoavanguardie. Secondo la poetessa la neoavanguardia si caratterizzava per l’assenza di un vero progetto e per il ritardo di questi autori nell’assimilare le influenze europee, tanto da omologarsi ad una forma di grande provincialismo. Amelia Rosselli è stata definita la più conturbante erede del modernismo , smarchiatasi completamente dalla neoavanguardia. Rosselli, negli anni dello sperimentalismo, finisce per far pensare ad un modernismo dai grandi orizzonti culturali. L’uso del trilinguismo (francese, inglese e italiano), la capacità di spostare la letteratura nei territori della musica, l’originale intertestualità, il ricorso al correlativo oggettivo… sono solo alcuni dei tratti modernisti della poetessa. Nella raccolta Variazioni belliche (1964) e in Serie ospedaliera (1969) Amelia Rosselli parte da una rivalutazione dell’aspetto visivo delle singole poesie. Tale scelta compositiva è caratterizzata da formule come quella a forma-cubo. Quindi, ciò che distingue la poetessa è la scelta di una forma grafica, definita con precisione geometrica, capace di incaricarsi di un significato metrico. Variazioni belliche è costituita da una