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Appunti letteratura 900, Appunti di Letteratura

Appunti letteratura 900 con integrazione parte istituzionale con prof manetti

Tipologia: Appunti

2019/2020

Caricato il 16/11/2020

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giulia-brunelli 🇮🇹

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Letteratura italiana contemporanea E.
Lezione 1: DEFINIZIONI DI REALISMO.
Il realismo è un movimento che si è affermato nel XIX secolo, quando gli scrittori sentivano l’esigenza di
rappresentare la realtà quotidiana, sia cogliendo e i problemi politici e sociali, sia inserendo personaggi in
un preciso contesto storico e ambientale. Il realismo propone di riprodurre nelle opere letterarie la realtà,
di “fotografare” la vita quotidiana senza commentare o dare giudizi (come faceva Verga). Il realismo ha
dato successivamente vita a due correnti:
1) Il naturalismo in Francia. I padri del naturalismo francese sono i poeti realisti che, grazie al
positivismo, avevano capito che i sentimenti dell’uomo e le sue reazioni sono analizzabili e
smontabili. Tra questi poeti troviamo anche Zolà, che anche lui voleva rappresentare la realtà in
tutte le sue forme. Zolà si rese conto che i sentimenti, i comportamenti, le reazioni e gli statti
d’animo dell’uomo, oltre ad essere influenzati dalla razza, dall’ambiente e periodo storico, si
possono studiare come una “malattia”, studiarne cioè le cause e gli effetti. Proprio per questo
motivo che il suo è un romanzo sperimentale, ovvero un racconto di un esperimento esposto al
pubblico. Alla base del suo romanzo vi è una piena fiducia nel progresso della società e della
funzione dello scrittore, a cui viene assegnato il compito di migliorare, modificare la società.
2) Il verismo in Italia. Grazie a Zolà in Italia si diffuse la figura del romanziere scienziato, ovvero dello
scrittore sociale che lotta contro gli aspetti più crudi della realtà per poterla migliorare. Ciò si
diffuse a Milano, a partire dagli ambienti culturali di sinistra. I rappresentanti del verismo italiano
sono Matilde Serao, Fogazzaro, Pirandello, Svevo, De Roberto, Luigi Capuana e Giovanni Verga.
Entrambi siciliani e fondarono il concetto di impersonalità, da cui deriva il concetto della eclisse
dell’autore, cioè la scomparsa dal testo dell’autore narratore che si deve l imitare solo a
fotografare la realtà senza intervenire su di essa, senza commentare e giudicare. In Verga verrà
chiamato “narratore corale”, in cui sarà la comunità che parla e descrive la storia dei personaggi.
Per cui i veristi avranno la capacità di ricreare il linguaggio: Verga infatti mescolerà, per rendere
l’opera più vera, parole in dialetto siciliano a parole in italiano. Verga inoltre ha una visione della
realtà pessimistica e materialistica. Come disse Verga, l’opera d’arte deve aver l’impressione di
essere fatta da sé, deve dare l’illusione della realtà. I romanzi di Verga sono quindi senza
preparazione, scaraventato il lettore nella vicenda. I personaggi si affermano con le loro parole e
azioni facendosi conoscere progressivamente più intimamente e senza l’intervento del romanziere
che fornisce al lettore descrizioni e informazioni, come persone vive. Inoltre Verga utilizza la
tecnica dell’inizio in media res perché conosce la materia narrata e non ha la necessità di inserire
riassunti o sommari.
Il realismo trova le sue radici nella Poetica di Aristotele, dove, secondo le sue teorie, i generi letterari più
vicini alla perfezione sono quelli che rappresentano la realtà così come dovrebbe essere, dove gli esseri
umani sono tratteggiati al meglio delle loro possibilità, come nel poema epico e la tragedia. In questa
opera Aristotele introduce due concetti fondamentali:
la mimesi: deriva dal greco mimesis e significa “imitazione”, “riproduzione” della realtà. Secondo
Aristotele nella imitazione vi sono 3 diversi gradi: 1)o si imitano le cose come sono; 2)o si imitano
come sembra che siano; 3)o si imitano come debbono essere.
La catarsi: deriva dal greco katharsis che significa “purificazione”. Nella Poetica Aristotele descrive
la catarsi come il liberatorio distacco dalle passioni tramite le forti vicende rappresentate sulla
scena dalla tragedia.
Per Aristotele il compito del poeta non è dire ciò che è avvenuto ma dire ciò che potrebbe avvenire,
secondo verosimiglianza e necessità (due principi del realismo). Aristotele dunque crede che l’artista non
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Letteratura italiana contemporanea E.

Lezione 1: DEFINIZIONI DI REALISMO. Il realismo è un movimento che si è affermato nel XIX secolo, quando gli scrittori sentivano l’esigenza di rappresentare la realtà quotidiana, sia cogliendo e i problemi politici e sociali, sia inserendo personaggi in un preciso contesto storico e ambientale. Il realismo propone di riprodurre nelle opere letterarie la realtà, di “fotografare” la vita quotidiana senza commentare o dare giudizi ( come faceva Verga). Il realismo ha dato successivamente vita a due correnti:

  1. Il naturalismo in Francia. I padri del naturalismo francese sono i poeti realisti che, grazie al positivismo, avevano capito che i sentimenti dell’uomo e le sue reazioni sono analizzabili e smontabili. Tra questi poeti troviamo anche Zolà, che anche lui voleva rappresentare la realtà in tutte le sue forme. Zolà si rese conto che i sentimenti, i comportamenti, le reazioni e gli statti d’animo dell’uomo, oltre ad essere influenzati dalla razza, dall’ambiente e periodo storico, si possono studiare come una “malattia”, studiarne cioè le cause e gli effetti. Proprio per questo motivo che il suo è un romanzo sperimentale, ovvero un racconto di un esperimento esposto al pubblico. Alla base del suo romanzo vi è una piena fiducia nel progresso della società e della funzione dello scrittore, a cui viene assegnato il compito di migliorare, modificare la società.
  2. Il verismo in Italia. Grazie a Zolà in Italia si diffuse la figura del romanziere scienziato, ovvero dello scrittore sociale che lotta contro gli aspetti più crudi della realtà per poterla migliorare. Ciò si diffuse a Milano, a partire dagli ambienti culturali di sinistra. I rappresentanti del verismo italiano sono Matilde Serao, Fogazzaro, Pirandello, Svevo, De Roberto, Luigi Capuana e Giovanni Verga. Entrambi siciliani e fondarono il concetto di impersonalità, da cui deriva il concetto della eclisse dell’autore, cioè la scomparsa dal testo dell’autore narratore che si deve l imitare solo a fotografare la realtà senza intervenire su di essa, senza commentare e giudicare. In Verga verrà chiamato “narratore corale”, in cui sarà la comunità che parla e descrive la storia dei personaggi. Per cui i veristi avranno la capacità di ricreare il linguaggio: Verga infatti mescolerà, per rendere l’opera più vera, parole in dialetto siciliano a parole in italiano. Verga inoltre ha una visione della realtà pessimistica e materialistica. Come disse Verga, l’opera d’arte deve aver l’impressione di essere fatta da sé, deve dare l’illusione della realtà. I romanzi di Verga sono quindi senza preparazione, scaraventato il lettore nella vicenda. I personaggi si affermano con le loro parole e azioni facendosi conoscere progressivamente più intimamente e senza l’intervento del romanziere che fornisce al lettore descrizioni e informazioni, come persone vive. Inoltre Verga utilizza la tecnica dell’inizio in media res perché conosce la materia narrata e non ha la necessità di inserire riassunti o sommari. Il realismo trova le sue radici nella Poetica di Aristotele, dove, secondo le sue teorie, i generi letterari più vicini alla perfezione sono quelli che rappresentano la realtà così come dovrebbe essere, dove gli esseri umani sono tratteggiati al meglio delle loro possibilità, come nel poema epico e la tragedia. In questa opera Aristotele introduce due concetti fondamentali:
  • la mimesi: deriva dal greco mimesis e significa “imitazione”, “riproduzione” della realtà. Secondo Aristotele nella imitazione vi sono 3 diversi gradi: 1)o si imitano le cose come sono; 2)o si imitano come sembra che siano; 3)o si imitano come debbono essere.
  • La catarsi: deriva dal greco katharsis che significa “purificazione”. Nella Poetica Aristotele descrive la catarsi come il liberatorio distacco dalle passioni tramite le forti vicende rappresentate sulla scena dalla tragedia. Per Aristotele il compito del poeta non è dire ciò che è avvenuto ma dire ciò che potrebbe avvenire, secondo verosimiglianza e necessità ( due principi del realismo ). Aristotele dunque crede che l’artista non

riproduce ma accumuli i particolari provenienti dalla realtà per poi organizzarli secondo rapporti di casualità, tempo, ecc… L’artista quindi, a differenza dello storico, ha la libertà di selezionare, combinare e riadattare gli eventi in una struttura organica dotata di inizio, mezzo fine. Inoltre, per Aristotele il verosimile letterario è superiore al vero della realtà: per lui bisogna preferire l’impossibile verosimile (qualcosa che si può pensare) al possibile incredibile (qualcosa di impensabile). Sono ammessi nel realismo quindi l’illogico, l’assurdo ecc… purché l’artista sia in grado di renderlo credibile, verosimile innescando il processo emotivo della catarsi. Il sentimento di catarsi sarà quello che Pirandello chiamerà umorismo. Il mondo della verosimiglianza però non è privo di confini, anzi l’artista deve essere fedele ai dati del mondo esterno, della realtà, e all’esperienza individuale. “MIMESIS”DI AUERBACH è un saggio di critica letteraria del filologo tedesco Erich Auerbach, scritto a Istambul e pubblicato a Berna nel 1946. Si articola in 20 saggi intesi a mostrare i vari modi d rappresentare la realtà nella letteratura europea occidentale durante le varie fasi del suo svolgimento, dalle origini, nell’antica Grecia, fino al XX secolo. Ogni saggio inizia con un allunga citazione del testo preso in esame, poi lo si analizza a livello microscopico e poi a livello macroscopico (storia, vicende di stesura, idea di realismo dell’autore). I saggi abbracciano periodi storici ampi. Per Auerbach quindi il realismo è una tendenza da sempre esistita ma seguendone le trasformazioni. Lezione 2- 3 : LA NASCITA DEL NOVEL. Il romanzo moderno nasce agli inizi del 700, dapprima in Inghilterra e poi anche in Francia, a Parigi, nel

  1. La nascita del romanzo è strettamente legata al contesto socio-economico: il primo sviluppo di questa forma narrativa si verifica in Inghilterra e in seguito anche in Francia dove si sviluppò una forma embrionale di stato liberale, sostenuto e a sua volta sostenitore di una nuova classe sociale, la borghesia mercantile. In un’età che tende al realismo, che ha fiducia nella possibilità di interpretare il reale attraverso rigidi schemi concettuali, il romanzo si offre come mezzo espressivo più adatto: esso permette infatti di rappresentare più porzioni di realtà sociale e di ordinarle attraverso degli intrecci. Il romanzo moderno iniziò a trattare di soggetti appartenenti a sfere strettamente legate alla quotidianità, notando che gli individui, nelle loro reazioni ed emozioni, sono influenzati da: ❖ AmbienteRazzaClasse socialePeriodo storico L’esperienza umana diventa dunque significativa, e le conseguenze furono:
- Cambiamento dei soggetti - Una nuova gerarchia rappresentativa: il quotidiano prevale in primo piano sul fantastico, favoloso; e anche il borghese, spesso donatore dell’opera, passa da una rappresentazione marginale ad un ruolo di assoluto protagonista. Infatti il romanzo del 700 viene chiamato anche **romanzo borghese** perché intende evidenziare gli aspetti e i valori morali, civili e politici e lo spirito picaresco si 9 intreccia con i valori della borghesia in ascesa: l’intraprendenza, l’attivismo, spirito di adattamento e laboriosità. Tra le caratteristiche c’è la narrazione in prima persona e la focalizzazione è interna, cioè il narratore assume il punto di vista di uno dei personaggi. Inoltre tutti i personaggi si trovano su uno stesso piano di parità e scompare la figura dell’eroe che prevale sugli altri. 

Le due prime grandi narrazioni romanzesche del 700 inglese sono: - Robinson Crusoe (1719) di Defoe. È il capostipite del romanzo moderno perché: Questi concetti li aveva già teorizzati Carlo Goldoni che si focalizza a sulla realtà veneziana, sulla gelosia manifestata in modo diverso nei vari ceti sociali:il borghese geloso lo dimostra senza difficoltà ; il nobile invece si vergogna di mostrare la sua debolezza

➢ narratore esterno che racconta i fatti in 3°persona ➢ Narratore onnisciente che controlla la narrazione dall’alto ➢ Conoscenza analitica di realtà molto vasta nelle dinamiche individuali e collettive all’interno della storia. Manzoni modifica le 3 unità aristoteliche(unità di luogo, di tempo, di azione), ritenendo che l’oggetto della tragedia storica deve essere il VERO STORICO unito all’invenzione con cui l’autore interpreta i sentimenti degli uomini attraverso i personaggi rappresentati (VERO POETICO). I personaggi vengono inseriti in un contesto storico-reale. Inoltre Manzoni introduce nelle sue tragedie il coro o cantuccio, in cui l’autore in prima persona, tra il 2° e 4° atto (erano 5 atti) esprime la propria visione difronte ai fatti tragici. Nella tragedia manzoniana abbiamo anche la catarsi, ed è il momento cruciale della tragedia in cui interviene la divina provvidenza che punirà i cattivi e difenderà i buoni. Manzoni inoltre rifiuta il romanesco come dimostra la celta di non ambientare la vicenda de I promessi sposi nel medioevo ma nel periodo di crisi italiana (scontro della guerra per la successione del ducato di Mantova, sulla carestia, sulla peste, sulla sommossa di San Martino a Milano e della discesa dei lanzichenecchi.) In Francia prevale un realismo storicistico i cui maggior esponenti sono Stendhal e Balzac. Stendhal fu autore del romanzo politico “il rosso e il nero”(pubblicata con il sottotitolo CRONACA DEL 1830). Infatti la storia narrata nel romanzo fu ispirata a due fatti di cronaca:

  1. L’affare Lafargue, un uomo che aveva ammazzato la sua amante
  2. Nel 1827, un giovane seminarista, fu giudicato e condannato a morte per aver tentato di assassinare in una chiesa la sua ex amante. È la prima volta che un romanziere del XIX secolo usa aneddoti di cronaca. Il romanzo racconta l’ascesa sociale di Julien Sorel, giovane di umili origini che aspirava a qualcosa di più in virtù della sua grande intelligenza. Inizialmente affascinato dalle guerre napoleoniche, si avvicina alla vita militare (da qui il “rosso”della divisa), ma il curato del suo villaggio gli prospetta una via diversa per fare carriera: entrare in seminario ( da qui il “nero” della tonaca). È infatti questa la via giusta per la scalata sociale nell’epoca della Restaurazione. Sceglie così una vita dominata dall’ipocrisia e dal nascondi e to della propria opinione. Questa traiettoria individuale però a un certo punto viene bloccata dall’amore, un’amante rimasta al suo paese natale che lo smaschera. Compirà così un tentativo di omicidio contro di lei e sarà processato. Il processo è un momento catartico. Questo primo capolavoro rappresenta bene l’ideologia di Stendhal nella tradizione del romanzo di formazione: l’evoluzione individuale di un giovane ambizioso in conflitto tra opportunismo e sensibilità. Per Auerbach la novità di Stendhal è la costruzione della vita individuale attorno alla storia, ricavando dall’individuale le ragioni delle trasformazioni storiche in corso. Infatti, come abbiamo visto prima, la storia del protagonista del romanzo è infatti l’ascesa sociale dalla provincia alla capitale, una traiettoria individuale che però repentinamente vedrà una sua caduta. Questa storia individuale non è comprensibile senza il contesto storico in cui si svolge, ossia quello della giovinezza di Stendhal, ed è quello della rivoluzione e dell’ascesa napoleonica. Nel realismo stendhaliano la realtà storica e quotidiana sono fortemente presenti ma la realtà storica è però qualcosa oppone resistenza: i protagonisti cercano di avanzarci ma ad a un certo punto si rendono conto della sua impenetrabilità, l’individuo qui è quasi sempre destinato a soccombere. Prevale in Stendhal a fra una dimensione eroica tipica della tragedia. Stendhal riteneva che il romanziere fosse uno specchio che riproduce la realtà, ciò che vede, senza pregiudizi.

Il realismo di Stendhal è considerato un realismo a traiettoria verticale (traiettoria individuale), mentre il realismo di Balzac ha una traiettoria orizzontale. Balzac ha come ambizione quella di descrivere la società nella sua completezza, così com’è. Il romanziere diventa quindi un osservatore della realtà. Nasce così “La commedia umana”, (richiamo alla commedia dantesca) un ciclo di numerosi romanzi e racconti che hanno l’obiettivo di descrivere in modo quasi esaustivo la società francese contemporanea degli anni 30-40 del 800 in tutti i suoi aspetti. Balzac inoltre non è un narratore indifferente, ma interviene continuamente da narratore esterno e onnisciente. I suoi interventi hanno 2 scopi:

  1. Didattico- informativo: la necessità di far rendere conto della realtà esistente
  2. Ideologico Anche in Balzac troviamo un classicismo che si esprime non nella tragicità ma nel melodrammatico: incarnazione nei personaggi di un vizio o virtù, l’uso del colpo di scena, dell’iperbole e di elementi romance. Tutto ciò nasce dalla necessità di intrattenere il lettore ma è anche frutto di una scelta ideologica ossia lo scontro tra virtù e vizio, forza e debolezza, potere e sottomissioni. Accanto a Balzac, modelli letterari della scuola naturalistica furono i romanzieri realisti degli anni 50-60: ▪ Flaubert: autore di Madame Bovary” (1857), romanzo complesso in cui la protagonista è Emma che rappresenta la figura della tipica donna appartenente alla piccola borghesia di provincia, dalla sensibilità romantica e piena di sogni, che non sopporta il grigiore della vita quotidiana, il marito Charles Bovary, l’ambiente sociale provinciale soffocante e perciò cerca di evadere da questa realtà, senza però riuscirci. L’insofferenza la spingono a vivere relazioni squallide con uomini volgari, come Radolphe, e con il suo stesso atteggiamento di insoddisfazione, come Leon, un giovane praticante di un notaio con cui inizia una relazione platonica. I suoi sogni si concludono poi con la rovina e la morte. In Madame Bovary la dama viene usata da Flaubert come strumento di critica della stupidità e squallidità dell’ambiente borghese di provincia, però Emma, in quanto partecipe di ciò, è oggetto è vittima allo stesso tempo. Da ciò possiamo dedurre il concetto di “fan fatal” in cui la donna non è più angelica come in Dante, ma è una donna fatale, diabolica, distruttrice di uomini. Lo strumento centrale della narrazione è il discorso indiretto libero (il narratore continua a raccontare ma il punto di vista è quello dei personaggi) che apre il testo a più interpretazioni, diversi punti di vista ( si privilegia la coralità sociale) e anche ad una polifonia linguistica/plurilignuismo In questo romanzo il narratore è invisibile, non interviene nella narrazione, infatti la vicenda è rappresentata dal punto di vista dei personaggi. Flaubert quindi rivoluziona il rapporto tra il narratore onnisciente e la materia narrata: se prima esso era partecipe adesso invece l’autore è in sciopero. Introduce così la sua teoria dell’impersonalità del narratore: afferma che l’artista deve essere nella sua opera come Dio nella creazione, invisibile e onnipotente, che si sente ovunque ma non lo si vede mai. ▪ I fratelli de Goncourt: nei loro romanzi si nota una documentazione minuziosa e diretta degli ambienti sociali rappresentati e per l’attenzione ai ceti inferiori, a fenomeni di degradazione umana e a casi patologici. Ripresero le idee più realistiche di Balzac e Flaubert, ma vi unirono una curiosità estetizzante e sensuale per l’abnorme, il morboso, il brutto, il patologico. Pertanto furono tra gli iniziatori della narrativa naturalistica, ma per altri aspetti le loro opere rivelano delle venature di decadentismo. Importante è il romanzo “Germine Lacerteux” (1865) nel quale viene analizzata la degradazione fisica e psicologica di una serva isterica. ( fu ispirato da un caso vero, quello di una domestica dei due fratelli)

all’importanza che Saba dava alla psicoanalisi) ma può essere soltanto “illuminato” a tratti, grazie alla forza di penetrazione intuitiva di cui si carica la parola poetica. In questo periodo nel piano filosofico si fa riferimento a Nietzsche e alla psicoanalisi di Freud secondo cui ( 1°topica freudiana) la psiche umana è un’unità che però presenta delle zone distinte al proprio interno: ❖ la coscienza: rappresenta la parte consapevole della nostra personalità la cui funzione essenziale è quella di porci in contatto con il mondo esterno attraverso le nostre percezioni. ❖ l’inconscio: parte della psiche umana che contiene i desideri, prevalentemente di natura sessuale, che sono stati rimossi, allontanati in modo permanente dalla coscienza, ma che si possono ripresentare anche a distanza di anni camuffati nei sogni oppure nei sintomi delle malattie nervose o nevrosi. ❖ il preconscio: vi sono elementi dimenticati solo momentaneamente non presenti alla coscienza. Successivamente Freud introduce poi una 2° topica, un diverso modello di descrizione della psiche:Es: rappresenta la vita pulsionale inconscia, che comprende gli impulsi istintivo, i desideri infantili. L’es non conosce né il bene né il male ma tende solamente a soddisfare immediatamente il bisogno e il desiderio. ❖ Super-io: è la coscienza morale, ossia l’insieme dei modelli ideali di comportamento che fin da bambini ci sono stati impartiti dai genitori e dal mondo circostante e che noi abbiamo introiettato, assumendosi come modello ideale di comportamento. ❖ Io: ha il compito della mediazione e sintesi delle due componenti elencate sopra. Esso interviene per dare un ordine alla personalità. Tiene a bada l’ esche nuocerebbe all’individuo e alla società se fosse in piena libertà. Le caratteristiche principali della narrativa modernista sono:

1. Ritorno alla prima persona: il narratore è interno, si ha una focalizzazione interna, talvolta variabile (proliferazione dei punti di vista), in cui parla della propria storia in prima persona. Il narratore però è i attendibile perché non da nessuna garanzia di veridicità e obiettività, e spesso non sa dare senso agli eventi. 2. Viene rifiutata la successione logica e cronologica degli eventi: questi perdono la loro consistenza oggettiva diventando il riflesso di stati d’animo complessi e conflittuali, come trascrizione di un’esperienza soggettiva ed interiore e come scavo nei territori oscuri della psiche da cui emergono problematiche esistenziali. Di qui l’adozione di tecniche narrative come quelle del monologo interiore e del flusso di coscienza, rappresentate in modo significativo da Joyce in “Ulysses” e Woolf in “MS Dalloway” e “Gita al faro”. Il flusso di coscienza è un’evoluzione del discorso indiretto libero, vengono riportati sulla pagina i pensieri, ricordi, associazioni di idee, sensazioni, pregiudizi del personaggio così come affiorano alla sua mente, slegate tra loro, senza alcun intervento dell’autore, abolendo ogni segno di punteggiatura e con un frequente uso di sospensiva e di frasi inconcluse. Questa tecnica non avrà fortuna in Italia, dove è più praticata la tecnica della polifonia di Dostoevskij in cui il personaggio dialoga con sé stesso in modo conflittuale e doloroso che serve a portare alla luce il dissidio interiore. Questa è molto usata in Pirandello.

  1. Muta la concezione del tempo e dello spazio: il romanzo novecentesca non è scandito dalle lancette dell’orologio, ma il tempo acquista sempre di più una risonanza interiore, riflette la percezione soggettiva dei personaggi, non coincide con la durata oggettiva ne con la sequenza cronologica dei fatti. Non è quindi un tempo di azione, ma un tempo della psiche. Svevo sperimenta anche il cosiddetto tempo misto: il ricordo del passato è condizionato dal presente di Zeno e quindi il presente interferisce continuamente col passato che Zeno (narratore)

cerca di portare alla luce. Si intrecciano i piani temporali di presente, passato, futuro e pulsioni inconsce. Per quanto riguarda lo spazio esso assume una valenza simbolica

4. I personaggi modernisti hanno nemici non più incarnato ma impersonali (il capitale, la scuola ecc…), e quindi lo scontro è interiorizzato, portandoli spesso, più che alla rivolta, all’isolamento e straniamento dal mondo. Gli anni d’oro del modernismo sono gli anni 20 e 30 con importanti autori che sono Moravia, Gadda e Musil. Con Moravia si ha un nuovo realismo, un ritrovato interesse per la narrazione realistica, favorito da:

  • nuova lettura e scoperta di Verga verità che era stato a lungo sottovalutato;
  • da un dibattito sul romanzo svoltosi su alcune riviste letterarie, in particolare su Baretti (rivista torinese, fondata da Gobetti, che dibatte sul grande modernismo europeo e sul cinema(ancora considerato all’epoca non una forma d’arte ma i trattenimento popolare); e sulla rivista fiorentina che nasce il giorno dopo l’ascesa di Mussolini(1926), Solaria, che recupera la linea della rivista Baretti e da un contributo importante allo svecchiamento della cultura italiana e alle nuove tecniche narrative. Essa ha il merito di far conoscere nel territorio italiano gli autori modernisti europei e di valorizzare la tradizione letteraria realista italiana. Vittorini e Gadda collaborano con Solaria, Pavese pubblica su questa rivista le sue prime poesie.
  • dalla scoperta della letteratura americana: contribuiscono alcuni scrittori, in particolare Pavese e Vittorini, futuri neorealista che in modi diversi e ruoli diversi fanno conoscere la cultura letteraria americana. Pavese traduce “Moby Dick”, Vittorini, trasferitosi a Milano nel 193°, si dedicò invece al lavoro di traduttore, contribuendo, insieme a Pavese, alla diffusione della letteratura americana e alla creazione del suo mito, specie con la pubblicazione nel 1942 dell’antologia “Americana” , che però incorse nella censura fascista. e recensisce romanzi. Lezione 6 - 7 - 8 - 9: MORAVIA E “GLI INDIFFERENTI”. In questo contesto culturale e politico abbiamo Moravia, uno dei più importanti indagatore del mondo borghese (motivo ricorrente nella letteratura del 800 e 900 nei confronti del quale gli intellettuali assumono un atteggiamento fortemente critico). Moravia infatti a questo tema ha dedicato il suo primo romanzo, “Gli indifferenti” ( 1929). Due anni prima pubblicò sulla rivista La fiera letteraria l’articolo intitolato “C’è una crisi del romanzo?”: Moravia qui dice che la letteratura e soprattutto il romanzo contemporaneo di primo 900, quello modernista, ha una malattia che sarebbe l’eccesso di cerebralità, che sostituisce alla realtà esterna e sensibile la realtà del pensiero. portandolo a uno stato di stagnazione e di lontananza dalla realtà oggettiva e dal suo cardine narrativo, cioè il personaggio. Per Moravia quindi è necessario trovare un equilibrio tra pensiero e azione (i personaggi modernisti sono tutti sbilanciati sull’asse del pensiero, non agiscono), e per far ciò serve un narratore non totale te esterno alla narrazione: esso deve esserci nella narrazione col proprio punto di vista ma non predomina sui personaggi garantendone autonomia. Per Moravia la realtà concreta non è fatta solo dalla vita interiore ma anche dai rapporti tra i personaggi e le loro azioni. Moravia vuole restituire al romanzo la fusione di testimonianza, che permette di conoscere la realtà attraverso i personaggi, le loro azioni e relazioni con gli altri. GLI INDIFFERENTI è un romanzo scritto durante la sua permanenza a Bressanone dove è stato ricoverato a causa della tubercolosi ossea di cui soffriva sin da bambino. È un romanzo che è stato rifiutato da diversi editori, proprio per questo che venne pubblicato a spese dello stesso Moravia da un piccolo editore (Alpes). Il romanzo è ambientato durante il regime fascista, e Moravia dipinge con molta attenzione il suo mondo, quello borghese, un mondo chiuso e soffocante, a cui lo scrittore guarda con disprezzo e
  1. Carla: che nella prima parte del romanzo rappresenta il realismo moraviano, introduce il tema della maschera e della mascherata con cui fa una critica non solo sociale ma anche politica (mascherata del fascismo): lei sembra recitare una parte falsa e ridicola. Sempre con gli occhi di Carla vediamo la maschera della madre Mariagrazia. Moravia quindi sta allestendo una tragedia ridicola che è la sostanza del romanzo. Carla, insofferente del clima stagnante della famiglia, stanca del ripetersi di rituali che celano falsità e corruzione, decide di agire, è disposta a tutto pur di cambiare in qualche modo la sua vita e di distruggere il castello di carta di cui si sente parte. Nel fare ciò però contribuisce alla sua rovina: nei suoi soliloqui l’unica via per il cambiamento è rovinare tutto, anche se stessa (si concede a Leo per ribellarsi appunto agli schemi famigliari, diventando così la sua amante). Alla fine però il mondo contro cui si è ribellata ha la meglio su di lei, e la neutralizza: Carla infatti si sposerà con Leo evitando il rischio di perdere la villa. Unendosi a lui in matrimonio Carla non si rende conto di compiere il proprio destino di indifferente donna borghese, incarnano una “nuova” Mariagrazia per cui aveva mostrato pietà e disprezzo. Carla è il simbolo di un passaggio e di un adattamento totale e compiuto, e la maschera nera e bianca che indossa al ballo lo dimostrano.
  2. Michele, in qualche modo incarna la moralità dell’autore, è un personaggio portatore di coscienza, che vede chiaramente la negatività di ciò che lo circonda ma non riesce ad agire e si perde nella sua indifferenza. È un bovarista, non gli resta che sognare un mitico mondo passato, in cui era possibile avere un rapporto immediato con la realtà, vorrebbe vivere in quella realtà tragica e sincera ma sa bene che quel paradiso è definitivamente perduto e irraggiungibile. Data quindi la sua impotenza e i differenza finisce con l’adattarsi ai rituali borghesi, rimanendo in uno stato di immaturità adolescenziale. A lui è legato il concetto freudiano di “atto mancato” che si palesa nel 15° capitolo: con il proposito di vendicare la sorella, affronta Leo con una pistola scarica. Cerca di diventare un eroe romantico e vendicatore. Lui però non vuole ucciderlo perché non ha fede, il suo inconscio sa che è inutile.
  3. Un altro personaggio che torna nel racconto è Lisa , ex amante di Leo e amica di Mariagrazia, pervasa da un insana passione per il giovane Michele il quale cede alle sue lusinghe, pur disprezzandola. Gli adulti rappresentano l’ipocrisia e il cinismo della borghesia, mentre i giovani mostrano un insofferenza nei confronti di quella mentalità, a cui però non riescono ad opporsi fino in fondo. Per quanto riguarda il tema del sesso, in questo romanzo notiamo anche il tema della seduzioni e degli adulti sui giovani ( Leo che seduce Carla). Il romanzo si conclude con la scena di Mariagrazia e Carla che partecipano a un ballo in maschera. La maschera immobile è statica, esprime tutta l’indifferenza e lapatia dei personaggi che la indossano. I personaggi del romanzo sono del tutto in balia degli eventi, incapaci di comprendere e di vivere la realtà o di farsi artefici del proprio destino(come avveniva nel romanzo tradizionale). Quella che Moravia ci descrive oggettivamente e senza alcuna partecipazione emotiva, è un alienazione vitale intrecciata con una profonda incomunicabilità esistenziale. Le descrizioni dei personaggi sembrano grottesche e gli oggetti sembrano assumere connotati antropomorfi: i personaggi intrattengono con loro un rapporto “vampiresco” quasi come gli oggetti succhiassero la loro vitalità dell’anima, che rimangono con la sola secchezza interiore. Abbiamo poi una descrizione degli ambienti molto dettagliata le camere da letto rappresentano il guscio che i personaggi portano con sé, una traccia della loro intimità:

▪ La stanza di Lisa richiama la sua ricerca della purezza ▪ La stanza di Carla anticipa la degradazione della sua anima da un infanzia innocente Gli ambienti inoltre sono evidenziati da contrasti netti di chiaro/scuro che risaltano l’immobilità dei personaggi. La loro casa è una sorta di “casa acquario” in cui i personaggi sono imprigionati nel loro incubo e nella loro monotonia. Questo senso di prigionia è amplificato attraverso specchi e finestre sempre sbarrate, chiuse sempre da tende e appannate , che sono una metafora sia come via di fuga, sia come simbolo di prigione. Scena del vestibolo: questa scena è importante perché in questa casa ci sono molte tende che hanno la funzione simile al sipario teatrale, come se ci fosse un palcoscenico in luce e in retro un sipario in cui accadono eventi che non possono essere visti, ascoltati e commessi (Carla e Leo che amoreggiano) L’esterno è sempre oscuro o annebbiato e l’unico momento in cui l’esterno sembra entrare prepotentemente è il vento che assume connotazioni quasi umane e che i personaggi, sbigottiti, cercano di scacciare chiudendo la porta. Gli specchi riflettono la memoria delle azioni dei personaggi sempre uguali (senso di claustrofobia, di vortice a cui Carla e Michele non riescono ad uscirne): A. Carla davanti allo specchio, prima di concedersi a Leo, proietta i suoi desideri di una possibile nuova vita B. Lisa invece cerca nello specchio le tracce di una giovinezza ormai perduta a causa degli anni. Lezione 9-10: IL NEOREALISMO. Non è facile dare una definizione di neorealismo, dal momento che non si tratta di un movimento culturale o di una corrente letteraria dal manifesto poetico (come nel caso del Futurismo), ma si tratta di una serie di tendenze presenti nel campo artistico e letterario europeo degli anni ’40-'50. In Italia il termine viene usato per la prima volta nel 1941 per definire il film “Ossessione” del regista Luchino Visconti, ma presto passa anche a definire una corrente letteraria formata da giovani autori quasi tutti cresciuti e formatisi sotto la dittatura fascista ma che sono profondamente critici verso quell’esperienza politica ed i suoi aspetti culturali. Calvino, nella “Prefazione” (1964) al suo romanzo intitolato “IL sentiero dei nidi di ragno”, spiega che il neorealismo “non fu una scuola, ma un insieme di voci in gran parte periferiche, una molteplice scoperta delle diverse Italie fino ad allora più sconosciute dalla letteratura.” Si può parlare quindi di un orientamento di diversi autori verso un rinnovamento tematico, contenutistico e linguistico della letteratura. Questa esigenza di cambiamento coincide con il mutamento della situazione politica italiana, con il passaggio dal fascismo alla repubblica, attraverso l’esperienza della seconda guerra mondiale e della guerra di Liberazione. La produzione neorealista si caratterizza per il suo tentativo di descrivere la realtà contemporanea di un Paese di fronte a sconvolgimenti epocali; l’attenzione per il reale e la riscoperta di piccoli mondi regionali e locali , si unisce con l’intento di testimonianza etica e civile attraverso lo strumento del romanzo è della narrazione. Questo interesse per i localismo, evidente nelle ambientazioni di molte opere, si esprime innanzitutto nella scelta di dialetti e forme linguistiche regionali per far parlare i propri personaggi. I temi principali di questa nuova letteratura sono: ▪ La seconda guerra mondiale;la guerra partigiana e la liberazione dal nazismo (Vittorini, Fenoglio, Calvino, Primo Levi, Pratolini e Cassola)

Berto, la gelosia brutale e la passione animalesca di Talino hanno il sopravvento, perde la testa e ferisce così a morte la sorella che viene lasciata morire dalla famiglia. Gli avvenimenti sono narrati da Berto Man mano che accadono con la tecnica del monologo interiore, in cui Berto fa un discorso diretto tra sé e sé, e spesso nei suoi pensieri e nelle sue espressioni è visibile l’intervento dell’autore, soprattutto quando lo stile si innalza. Durante la vicenda vi sono anche alcuni flashback ( come quello che Berto ha durante la scena finale in cui Talino uccide Gisella). I personaggi sono piatti e a tutto tondo perché Berto cambia durante la narrazione: prima non amava la campagna essendo abituato alla vita cittadina, poi però rimane affascinato dal paesaggio delle Langhe. Il periodo descritto è il primo 900, perciò il linguaggio è un italiano rozzo, soprattutto se parlato da Talino. Ma è dal 1943, con la caduta del regime fascista, fino alla fine degli anni 40 che si realizza il periodo più fecondo della scrittura neorealista:

  • nel 1945 Vittorini pubblica Uomini e no”, considerato il primo romanzo sulla resistenza.
  • Nel 1947 Calvino pubblica “Il sentiero dei nidi di ragno”
  • Pavese pubblica “Il compagno”
  • Pratolini pubblica “Cronache di poveri amanti” In questi romanzi, seppur avendo una propria identità, si trovano dei tratti in comune: un linguaggio, un ambientazione e dei personaggi popolari, pongono in primo piano il mondo contadino e il popolo delle classi subalterno ( piccola borghesia, artigiani, disoccupati) ; una funzione etico-morale della narrazione; una narrazione di vicende di vita vissuta. Lezione 10 - 11 - 12 : VASCO PRATOLINI E “CRONACHE DI POVERI AMANTI” Pratolini acque a Firenze nel 1913, è della generazione di Vittorini e Pavese, perciò trascorre tutta la sua giovinezza sotto il fascismo e si forma nel clima e panorama tra le due guerre mondiali. Negli anni 30 entro in contatto con gli ambienti dell’ermetismo fiorentino, fondando la rivista “Campo di Marte”. Fu anche vicino al “fascismo di sinistra”, cioè a quei giovani che facevano capo alla rivista “Il Bargello” (tra cui Vittorini) e che si proponevano di riportare il regime fascista alle sue origini, alla sua purezza rivoluzionaria, ad una politica sociale e antiborghese. I suoi esordi si collocano nel clima ermetico, con prose autobiografiche, intimistiche e di memoria ( “Tappeto verde”; “Via de’Magazzini”), in cui però compare anche il motivo populistico ( tendenza in letteratura a guardare al popolo come modello, come portatore di valori sani quali la giustizia, solidarietà, onestà e sincerità). Queste due tendenze confluiscono nella prima opera significativa, Il quartiere” (1944) in cui viene idoleggiata la vita di un quartiere popolare fiorentino, nella sua genuinità e solidarietà. Nel 1947 pubblica “Cronaca famigliare” molto autobiografico in cui viene evocata la vita con il fratello Ferruccio alla cui nascita muore la mamma di entrambi. I due orfani hanno due esistenze molto diverse: Ferruccio va in una famiglia nobile fiorentina e muore giovane e misero; Pratolini invece è accudito dalla nonna. Nello stesso anno pubblica anche “Cronache di poveri amanti” che affronta la vita del realismo, con la ricostruzione dell’ambiente sociale di una strada popolare di Firenze, via del Corno, nel periodo della prima affermazione del fascismo. In entrambe le opere il termine “cronaca” dichiara l’intenzione di indicare un resoconto con scopo documentario e oggettivo. “CRONACHE DI POVERI AMANTI” La vicenda si svolge tra il 1925 e il 1927, due anni che però non sono distribuiti in modo omogeneo nel romanzo.

➢ Tutta la prima parte del romanzo è la cronaca di un’estate particolarmente calda del 1925 in cui domina il tempo ciclico e iterativo della quotidianità degli abitati della strada, via del Corno. Il narratore cronista ci fa conoscere i personaggi, delinea le caratteristiche, comincia ad accennare alle storie di ciascuno e alle relazioni che vi sono tra gli uni e gli altri. ➢ Nella seconda parte, il capitolo 14° segna una frattura: arriva l’autunno e nella cronaca quotidiana di via del Corno fa ingresso la storia. Viene raccontata infatti la “notte dell’apocalisse” nella quale si verifica lo sterminio fascista degli oppositori politici. Da questo momento in poi il tempo della narrazione accelera. ➢ Nella parte finale della seconda parte e nella terza parte viene raccontato un intero anno (autunno 1925 - autunno 1926) e poi anche autunno 1927. Pratolini sceglie questo periodo storico perché proprio in questi anni il partito fascista prende potere e si consolida, entrano in vigore le leggi speciali. Il fascismo inizia così a strutturarlo come dittatura e il comunismo è costretto alla clandestinità. Pratolini scrive nel 47, quando ormai questi eventi sono passati. Il finale del romanzo è aperto: Mario e la sua compagna sono fuggiti in Francia. La fuga in Francia significa l’inizio della riscossa, la preparazione alla lotta al fascismo che avrà il suo epilogo glorioso un ventennio dopo. Il finale non è in sé positivo ma guarda ad un futuro migliore. Lettura dell’incipit delle “Cronache di poveri amanti”: È un incipit abbastanza lungo, circa 7-8 pagine. Il romanzo si apre con la descrizione del luogo in cui si svolgerà la maggior parte dell’azione. È una visone panoramica, descrizione tipica dei romanzi ottocenteschi (Balzac e Manzoni ne “I promessi sposi”). Questo incipit però è apparentemente tradizionale perché presenta degli aspetti inediti: il narratore, nei confronti del lettore, sta usando la tecnica dei Roma zi naturalisti, in particolare di Verga ne “I Malavoglia” che ha teorizzato l’ingresso del lettore nella narrazione in medias res: il lettore viene catapultato dal narratore in questo mondo senza spiegazione preliminare. Il narratore si mette sin dall’inizio in mezzo ai lettori, come se li avesse sempre conosciuti. Sembra il modo migliore per dare completa illusione della realtà. La voce narrante conosce i personaggi e si rivolge al lettore come se anche lui li conoscesse. Quando Pratolini sta scrivendo il romanzo scrive ad Alessandro Parronchi e gli dice che vuole che via del Corno diventi come Acitrezza è diventato per Verga e per i lettori de “I Malavoglia”. Il modello verghiano è riconoscibile non solo attraverso l’uso dell’incipit in medias res, ma è ben presente nell’uso abbastanza significativo del discorso indiretto libero, dei proverbi e soprannomi, e della coralità ( la voce narrante non si sofferma su nessuno, è molto cinematografico, perché viene presentata la protagonista del romanzo, la strada, come collettività di individui legati dalle loro relazioni interne.). La voce narrante si sofferma sui luoghi che saranno fondamentali durante la narrazione (la carbonara, l’ammonito e la camera della signora). Di tutti i personaggi viene detto solo quello che fanno per lavoro. I personaggi, soprattutto quelli maschili, sono 1uasi sempre accompagnati dal loro mestiere, come se Pratolini volesse mettere in risalto soprattutto il loro ruolo sociale. Si tratta di personaggi popolari, che appartengono al sottoproletsriato i piccoli commercianti. Il narratore nelle “Cronache di poveri amanti”: Si tratta di una narrazione plurale, di più storie affiancate l’una all’altra ma che si richiamano secondo un modello narrativo tipico della tradizione orale e popolare. Il narratore si comporta molto spesso come se avesse di fronte il suo pubblico di ascoltatori, più che di lettori: annuncia spesso quello che racconterà solo dopo; anticipa eventi per tenere viva la curiosità; si pone domande, spesso sono retoriche, sui comportamenti dei personaggi, oppure le pone ai lettori stessi; usa molto i deittici come se presupponesse la presenza fisica dei destinatari. Il narratore è dentro al testo.

Possiamo notare che i personaggi messi in scena rappresentano diversi aspetti dell’umanità: ❖ Piccola malavita: Giulio e Nanni; le prostitute che esercitano all’albergo) ❖ Sottoproletariato, gli ambulantiProletariato :operai come Mario ❖ Artigiani: Maciste, calzolaio ❖ Piccoli borghesi: Carlino e Osvaldo, gli unici due fascisti della strada. I due grandi antagonisti del romanzo sono:

  • La Signora: è l’incarnazione del male, sia di quello metafisico (corruttrice, tirannia, egocentrica) e sia di un male che coincide con il fascismo ea sua dittatura, rappresenta proprio Mussolini. È un ex prostitute, malata, che passa la giornata a letto circondata da giovani donne. Tutta la strada la considera una benefattrice, perché Gesuina, la sua più fedele serve forse amante, è stata presa da lei dall’orfanotrofio, e poi perché aiuta con il denaro i bisognosi, ma è solo apparenza: il denaro le permette di affermare il proprio dominio sulle figure più deboli della strada. Un altro strumento per affermare il proprio dominio è il sesso. Negli semtessi anni delle Cronache, Gadda scrive un pamphlet in cui denuncia il dominio psicologico e morale di Mussolini che è anche seduttivo e sessuale, la seduzione che il dittatore aveva esercitato sul popolo e soprattutto sulle donne italiane. Pratolini adopera lo stesso meccanismo di Gadda, però in questo caso il dominio politico è filtrato attraverso un dominio di tipo sessuale e viene femminilizzato e qui c’è l’omosessualità. C’è una superdonna (la Signora) che compete con le donne per portar loro via gli uomini. Dopo che la Signora ha perso le sue amanti (prima Gesuina che si è innamorata di Ugo, poi Liliana perché diventa amante del figlio del Nesi) rimane sola e abbandonata ma avendo nelle mani una grande eredità decide di vendicarsi comprando tutte le case di via del Corno per poter finalmente sfrattarne gli abitanti, restare la sola abitante della strada chiuderla e intitolarla a sé stessa. Ciò però non si realizzò a causa di un emorragia cerebrale che riduce la donna a s uno stato vegetale e in queste sue ultime immagini Pratolini prefigura la futura sconfitta del fascismo, mostrando la al davanzale della sua finestra (Mussolini affacciato al balcone di piazza Venezia), muta e in condizioni di rimbambimento. Passa le giornate dalla finestra a mangiare banane e buttare le bucce a quelli di sotto, a mangiare semi abbrustolito e a fare le bolle alla finestra.
  • Maciste: polo opposto rispetto alla Signora. Il suo nome è Corrado. Qui è l’eroe e svolge la funzione di sguardo critico sul regime fascista. Lui rappresenta il comunismo a cui si avvicinano alcuni giovani del romanzo(Ugo). Nella seconda parte del romanzo, durante la notte dell’apocalisse, lui viene ucciso dai proiettili dei fascisti, e una volta morto viene rappresentato come un Cristo in croce, in verticale sulla scalinata, le braccia spalancate, i palmi aperti, la nuca confitta tra il gradino l’altro, il volto che guarda in alto ad occhi aperti un celo che non è più suo. Tempo e spazio : Il romanzo è ambientato quasi interamente in via del Corno, e gran parte delle vicende si svolgono in strada che ha 2 valenze: a. Valenza positiva: la strada diventa luogo di sfogo con le tradizioni popolari fiorentine e le festività collettive. La quotidianità assume una connotazione tra il carnevalesco e il magico. b. Valenza negativa: la strada costringe gli abitanti a corrispondere a una certa immagine proprio perché non c’è uno spazio privato, tutto è esposto e visibile agli occhi di tutta la strada. Vi è per questo un’esigenza di mascherare la propria vita di tutti i giorni, e ciò diventa molto forte dopo la notte dell’apocalisse quando mascherare diventa una ragione di vita e sopravvivenza. La via può essere anche vista come uno spazio verticale ai cui livelli stanno significati diversi. I personaggi infatti sono dislocati nella strada in modo significativo:

▪ in alto sta la Signora che domina e controlla tutto ciò che succede nella strada; ▪ In basso sta la carbonaia di Nesi, luogo inferno i mn tutti i sensi; ▪ Al piano della strada troviamo Maciste e il ciabattino Staderini che essendo pettegola è una specie di cantastorie popolare. È una sorta di Virgilio, Pratolini lo definisce “duca”, aggettivo già usato da Dante nella Commedia per Virgilio. Nelle Cronache vi è un sotto testo dantesco: la via assume una sfumatura purgatoriale (eroi ed eroine sono peccatori e peccatrici che scontano quotidianamente le pene per le loro colpe) ma anche infernale (cresce l’oppressione dei luoghi del potere, che, essendo molto vicini, rendono la via soffocante e inviolabile, come una prigione). Per quanto riguarda il tempo su cui regge l’architettura narrativa è il presente: si tratta di una pluralità di storie gestite contemporaneamente dal narratore, ed è un resoconto documentario della vita di una comunità in un determinato periodo storico di cui il narratore è sia ideologo ma anche testimone. Si ha inoltre una ciclicità interna: il romanzo si apre all’alba di un giorno qualsiasi (un venerdì); si chiude la sera di un giovedì di due anni dopo, alla fine della giornata lavorativa. Come se fosse passato un solo giorno. Ciò e5raffirzato dall’uso dei tempi verbali: all’inizio del romanzo viene utilizzato il presente mentre la fine viene utilizzato il passato remoto per sottolineare appunto il distacco da ciò che è stato raccontato, da il senso di qualcosa che si è chiuso per sempre oppure sono congelati in una dimensione mitico epica. Questa pluralità di livelli temporali si articola in un trattamento della materia temporale anch’esso bipartito:

  • Piano storico lineare: ordine cronologico storicamente determinato Sotto livello 1: livello macrostorico, dove le Cronache raccontano il confronto tra fascisti e antifascisti, in qualche modo come ultima incarnazione storica di lotta tra fiorentini e poi più in generale tra bene e male. Sotto livello 2: livello storico attuale che si riferisce alla concretezza del temo e luogo in cui ci si trova.
  • Piano ciclico lineare: i fatti avvengono ma allo stesso tempo si ripetono. Sottolivello 1: livello quotidiano (alternanza nascite-morti) Sottolivello 2: livello mitico eternale (simboli già Cristo logica della notte dell’apocalisse) Lezione 14- 15 : FENOGLIO E IL RACCONTO PARTIGIANO “I 23 GIORNI DELLA CITTÀ DI ALBA”. Fenoglio nasce ad Alba nel 1922, condusse una vita appartata, lontana dal mondo letterario, dai suoi rituali e polemiche. Appassionato di letteratura inglese e americana, fu autore di alcune traduzioni. I suoi primi due libri, i racconti di “I 23 giorni della città di Alba”, dedicati alla guerra partigiana, e il breve romanzo “La malora” che ha al centro la miseria e la disperazione dei contadini delle Langhe, uscirono in una collana diretta da Vittorini presso l’editore Einaudi, “I gettoni”. “I 23 GIORNI della città di Alba”: Pubblicato nel 1952, è un a raccolta di 11 racconti: 5 racconti hanno come sfondo la Resistenza partigiana nelle Langhe , mentre gli altri 6 hanno invece come sfondo la vita contadina durante gli anni della guerra, vissuta in prima persona dall’autore. Fenoglio non descrive mai i tedeschi. I fascisti non sono trattati direttamente ma la loro presenza è segnata dagli effetti delle loro azioni. Le poche volte che compaiono vengono liquidati velocemente. Fenoglio li presenta come i nemici dei partigiani ma non li giudica. I racconti sono autonomi ma tenuti insieme dal luogo (Alba e dintorni) e dal momento storico (occupazione partigiana di Alba e mesi immediatamente successivi). I fatti di Alba sono il fulcro della prima parte del libro.

Tutto ciò ha un’importanza molto forte per Pratolini, che avverte una sintonia almeno sul piano teorico con la tesi di Lukacs, e cerca di tradurla nel romanzo “Metello” (1955) è un romanzo storico e di formazione che, attraverso le esperienze del protagonista, un giovane muratore fiorentino di nome Metello Salani, vuole ricostruire il quadro storico delle lotte e le conquiste operaie negli ultimi decenni del 800 (la vicenda è collocata tra il 1875 e il 1902). È un romanzo che guarda ai modelli del realismo e Naturalismo ottocenteschi, e si rifà ad un’ideologia di sinistra ottimistica, fiduciosa nel progresso del proletariato. Inoltre riassume in sé la poetica del neorealismo e l’ideologia del populismo, che era dominante in quel periodo. Il suo apparire nel 1955 suscitò un vasto dibattito all’interno della critica marxista tra:

  • Carlo Salinari che accoglie positivamente il romanzo, vedendo in esso un passo avanti della produzione di Pratolini e l’inizio del realismo desiderato dal PCI
  • Carlo Muscetta e la rivista “Società” che invece lo considerano un romanzo deludente, portavoce di un’idea idilliaca e ingenua del socialismo. Il protagonista è Metello Salani, figlio di un anarchico, giovane muratore fiorentino rimasto orfano e viene allevato in campagna. La sua è innanzitutto la storia di un’educazione politica: si avvicina inizialmente all’anarchia, poi al socialismo e poi alla lotta di classe che lo conduce anche in carcere per aver partecipato ad una manifestazione. Metello incarna il personaggio del popolo e la nascita della classe operaia e il suo rafforzamento. Il momento culminante del romanzo è il lungo sciopero indetto dai muratori fiorentini nel 1902 per ottenere dei miglioramenti delle loro condizioni di vita. La tematica dello sciopero rimanda allo Zolà di “Germinale”. Il racconto è in terza persona, con narratore eterodiegetico e onnisciente, che guarda i fatti all’esterno, e ogni tanto interviene nel narrato con riflessioni, giudizi, spiegazioni, anticipazioni del futuro, analisi degli stati d’animo dei personaggi. In questo tumulto si inserisce Calvino con il suo primo romanzo uscito nel 1947 “Il sentiero dei nidi di ragno”, fatto pubblicare da Pavese presso Einaudi: romanzo d’esordio di Calvino, si colloca nell’ambito del neorealismo. Per non risultare banale decide di rappresentare la Resistenza dal punto di vista estraniato e marginale di un bambino, trasformando il romanzo della Resistenza in un romanzo picaresco (avventure sorprendenti) e fiaba. Il sentiero dei nidi di ragno è visto dal punto di vista di Pin, un bambino ligure del sottoproletariato e orfano, troppo piccolo per essere preso sul serio dal mondo degli adulti ma troppo grande per stare con i piccoli, sua sorella fa la prostituta. La Resistenza è vista attraverso una prospettiva dal basso, quella del bambino che vive in un racconto avventuroso ed a cui il mondo degli adulti appare lontano e incomprensibile. Nella sua inesperienza Pin assimila la guerra al sesso (assiste a un rapporto sessuale che viene in accampamento) perché entrambi mistero del mondo degli adulti per cui prova un misto di curiosità e ribrezzo. Pin ruba la pistola ad un marinaio tedesco e la nasconde in un luogo segreto, che conosce solo lui, il sentiero dove fanno il nido i ragni (che assume un valore simbolico, indica il mondo incantato dell’infanzia). La pistola nascosta dovrebbe rappresentare il mondo degli adulti, la guerra, ma nell’ottica del bambino diventa un semplice giocattolo, l’oggetto magico delle fiabe: maneggiandola Pin si immerge in avventurose fantasie, in cui assume il senso di onnipotenza tipico dell’infanzia. Scoperto da tedeschi, Pin viene arrestato, ma riesce a fuggire grazie a Lupo Rosso, un giovanissimo partigiano, che sarebbe il “gigante buono, che nella fiaba è la proiezione della figura paterna, protettiva e rassicurante. Nella banda partigiana Pin troverà la solidarietà umana e il calore che gli sono sempre mancati e che possono salvarlo dalla durezza della storia.

Questo clima favoloso è ottenuto da Calvino attraverso la focalizzazione interna di Pin, filtrando tutto il racconto attraverso il suo sguardo infantile, senza mettersi in scena in prima persona. Il punto di vista di Pin non coincide con quello di Calvino, ma è il rapporto che quest’ultimo aveva avuto con la Resistenza partigiana: rapporto di adesione ma anche di disagio poiché entra in contatto con persone di diversa estrazione sociale da lui. Pin sarebbe l’alterego di Calvino. Avendo però un punto di vista di un bambino , non si poteva abbinare la valorizzazione degli aspetti della guerra partigiana, le motivazioni storiche da cui era nata e il motivo per cui migliaia di giovani avevano deciso di prendere le armi. Calvino però non vuole rinunciare a questo aspetto della sua esperienza, proprio per questo introduce un capitolo IX che non c’entra assolutamente con la storia e i personaggi. Questo capitolo mette in scena un personaggio che compare dal nulla, che è privo di funzione narrativa ma di funzione ideologica: esprime le considerazioni generali dell’autore sulla guerra partigiana. Questo personaggio è il commissario Kim, giovane militante comunista e studente di psichiatria, commissario politico della brigata partigiana he compare per fare un sopralluogo e un sommario processo al capo della brigata che aveva causato involontariamente un incendio. Questa inserzione è sintomo di un rapporto dell’io con la storia problematico. Il sentiero dei nidi di ragno prefigura quello che negli anni successivi sarà l’esito di questo rapporto problematico: per tutti gli anni 50 si tradurrà in una specie di schizofrenia poetica tra la ricerca continua del grande romanzo neorealistico e la progressiva e sofferta accentuazione dell’elemento fantastico-fiabesco. Calvino, pur rappresentando figure e ambienti proletari e sottoproletari, il suo libro non ha nessun intento documentario di tipo naturalistico, non vuole offrire un quadro celebrativo della Resistenza, anzi, la vicenda della lotta partigiana è trasferita in un clima fantastico, di fiaba. Nei primi anni 5p invece, su suggerimento di Vittorini, Calvino sceglie di puntare decisamente sulla componente fantastica. Nel 1952 esce così Il visconte dimezzato” , un breve romanzo che ha l’apparenza di una favola. Essa, al di là del divertimento narrativo e fantastico, assume un valore allegorico, riprendendo un tema ricorrente nella letteratura otto e novecentesca, quello del “doppio” e alludendo alle componenti contrastanti della personalità umana. Nel 1957 esce Il Barone rampante” che prosegue sempre sulla stessa linea del romanzo precedente. Il protagonista è Cosimo, primo genio di una nobile famiglia della città di Ombrosa, che, in seguito a un litigio con il padre autoritario nel 1767 si Rita su un albero, e sugli alberi trascorre tutto il resto dei suoi giorni, riuscendo a costruirsi un suo habitat, spostandosi agilmente per tutto il territorio, dedicandosi a varie attività e partecipando attivamente alla vita della comunità e agli eventi storici, dalla Rivoluzione francese alle guerre napoleoniche. Anche morendo rifuta5 di scendere a terra: infatti si aggrappa a una mongolfiera che casualmente passa sopra il suo albero e si lascia precipitare in mare. La narrazione è però in realtà ricca di temi di grande profondità: innanzi tutto Cosimo rappresenta l’individuo moderno, che nello scontro con il padre rifiuta il sistema feudale chiuso e rigido, è animato da una curiosità di scoprire e sperimentare cose ignote, si afferma con le sue forze, sa costruire da sé il proprio mondo, crea rapporti umani, più liberi e solidali, inaugurando una nuova civiltà. Il fatto che lui si distacca dalla terra, quel margine di distacco, è indispensabile proprio per capire meglio la realtà e per potersi inserire in modo produttivo. Così può quindi rappresenta la figura dell’intellettuale e di rivoluzionario, propria dell’eroe che, per capire meglio il mondo in cui vive e per garantire la propria autonomia da qualunque potere, deve collocarsi a una certa distanza, non per isolarsi ma proprio per incidere positivamente sulla vita civile. In Cosimo vi è il rifiuto della realtà com’è, un impulso al cambiamento, verso una repubblica universale di liberi ed eguali, che cancelli oppressione e oscurantismo. Il libro contiene un messaggio positivo ossia un invito all’impegno per la democrazia, la giustizia e la libertà.