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Lezione 4-Il rapporto tra politica e amministrazione/ Riforma sulla sanità, Sbobinature di Amministrazione Pubblica

Unifg, Lezione 4-Economia delle aziende e delle amministrazioni pubbliche (prof. Bianchi)

Tipologia: Sbobinature

2022/2023

In vendita dal 31/05/2023

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IL RAPPORTO TRA POLITICA E AMMINISTRAZIONE 04/10/22
Esiste una tensione di fondo tra due principi:
1. principio della sovranità popolare: spetta ai politici il diritto di governare l'ente in virtù del potere di
rappresentanza loro assegnato dai cittadini;
2. principio di imparzialità della pubblica amministrazione: i servizi pubblici devono essere offerti a tutti i
cittadini e non solo a coloro che hanno eletto la classe politica al potere in un determinato momento.
La tensione tra i due principi “pesa” sulle spalle dei dirigenti, che nello stesso tempo devono rispettare le direttive
impartite dalla classe politica al potere e garantire a tutti i cittadini il servizio pubblico.
Si tratta, evidentemente, di due principi tra loro contrapposti, meritevoli di tutela.
Nel corso del tempo, il legislatore italiano ha identificato due modelli organizzativi nel tentativo di risolvere la
conflittualità tra i due principi e supportare i dirigenti migliori nello svolgimento dei loro compiti.
Il primo modello è quello che caratterizza il periodo precedente l'emanazione del D.lgs. 29/93.
Il secondo modello è successivo all'emanazione nel citato decreto legislativo.
Il legislatore ha fatto leva su due fattori:
la distruzione dei poteri all'interno dell'organizzazione;
la stabilità o meno del rapporto di lavoro dei dirigenti.
Utilizziamo una matrice a doppia entrata:
Natura del rapporto di lavoro dei dirigenti
Quando parliamo di potere facciamo riferimento al potere di gestione di quella macchina amministrativa:
-quando i poteri ai dirigenti sono ampi, la macchina amministrativa viene gestita esclusivamente dalla dirigenza.
Gestire significa poter decidere come utilizzare le risorse a disposizione (potere di spesa).
-quando i poteri ai politici sono ampi, significa che la politica ha il diritto di intervenire, anche formalmente, nelle
scelte di gestione.
La natura del rapporto di lavoro dei dirigenti può essere:
-più stabile quando non è possibile licenziare i dirigenti (tempo indeterminato)
-meno stabile (tempo determinato).
Il quadrante I salvaguarda al massimo il principio di sovranità popolare: ampi poteri ai politici con meno
stabilità. Gli stessi dirigenti sono espressione della politica di quel momento. Il dirigente dura fino a quando quel
politico è al governo.
Nel quadrante II la dirigenza ha il potere esclusivo di comandare la macchina amministrativa, al contempo non
può essere licenziata: ciò significa che qualsiasi classe politica sia al potere non ha alcuna leva per incidere sulla
macchina amministrativa. C'è, quindi, la massima tutela del principio di imparziali, ma non va bene perché le
amministrazioni pubbliche sono espressione del popolo.
Il legislatore nazionale ha cercato di contemperare le due esigenze e ha sviluppato un modello organizzativo che
sta nel mezzo tra i due quadranti (III o IV quadrante). Prima della riforma del 1990, ci si posizionava nel III
quadrante (situazione anteriforma). Questo modello organizzativo dava la possibilità di intervenire anche ai
politici.
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IL RAPPORTO TRA POLITICA E AMMINISTRAZIONE 04/10/

Esiste una tensione di fondo tra due principi:

  1. principio della sovranità popolare : spetta ai politici il diritto di governare l'ente in virtù del potere di rappresentanza loro assegnato dai cittadini;
  2. principio di imparzialità della pubblica amministrazione : i servizi pubblici devono essere offerti a tutti i cittadini e non solo a coloro che hanno eletto la classe politica al potere in un determinato momento. La tensione tra i due principi “pesa” sulle spalle dei dirigenti, che nello stesso tempo devono rispettare le direttive impartite dalla classe politica al potere e garantire a tutti i cittadini il servizio pubblico. Si tratta, evidentemente, di due principi tra loro contrapposti, meritevoli di tutela.

Nel corso del tempo, il legislatore italiano ha identificato due modelli organizzativi nel tentativo di risolvere la conflittualità tra i due principi e supportare i dirigenti migliori nello svolgimento dei loro compiti. Il primo modello è quello che caratterizza il periodo precedente l'emanazione del D.lgs. 29/93. Il secondo modello è successivo all'emanazione nel citato decreto legislativo. Il legislatore ha fatto leva su due fattori:  la distruzione dei poteri all'interno dell'organizzazione;la stabilità o meno del rapporto di lavoro dei dirigenti. Utilizziamo una matrice a doppia entrata:

Natura del rapporto di lavoro dei dirigenti Quando parliamo di potere facciamo riferimento al potere di gestione di quella macchina amministrativa: -quando i poteri ai dirigenti sono ampi, la macchina amministrativa viene gestita esclusivamente dalla dirigenza. Gestire significa poter decidere come utilizzare le risorse a disposizione ( potere di spesa ). -quando i poteri ai politici sono ampi, significa che la politica ha il diritto di intervenire, anche formalmente, nelle scelte di gestione. La natura del rapporto di lavoro dei dirigenti può essere:

  • più stabile quando non è possibile licenziare i dirigenti (tempo indeterminato)
  • meno stabile (tempo determinato). Il quadrante I salvaguarda al massimo il principio di sovranità popolare: ampi poteri ai politici con meno stabilità. Gli stessi dirigenti sono espressione della politica di quel momento. Il dirigente dura fino a quando quel politico è al governo. Nel quadrante II la dirigenza ha il potere esclusivo di comandare la macchina amministrativa, al contempo non può essere licenziata: ciò significa che qualsiasi classe politica sia al potere non ha alcuna leva per incidere sulla macchina amministrativa. C'è, quindi, la massima tutela del principio di imparzialità , ma non va bene perché le amministrazioni pubbliche sono espressione del popolo.

Il legislatore nazionale ha cercato di contemperare le due esigenze e ha sviluppato un modello organizzativo che sta nel mezzo tra i due quadranti (III o IV quadrante). Prima della riforma del 1990, ci si posizionava nel III quadrante (situazione anteriforma). Questo modello organizzativo dava la possibilità di intervenire anche ai politici.

Il modello anteriforma pone gli organi politici al vertice della struttura amministrativa. Tra organo politico (superiore gerarchico) e dirigenza (subalterno) c’è un rapporto di gerarchia.

Uno dei poteri del superiore gerarchico è quello di intervenire al posto del subordinato se quest’ultimo non agisce (potere di sostituzione/potere di ingerenza). L’ingerenza della politica nella gestione, nel tempo, ha portato a una disfunzione della pubblica amministrazione perché molte volte il dirigente pubblico si deresponsabilizza.

Ricapitolando, il quadrante III non ha prodotto grandi risultati perché: -si assiste alla deresponsabilizzazione dei dirigenti; -non vengono valorizzati i migliori dirigenti; -la gestione è sotto l'influenza degli organi politici che seguono logiche dettate più dalla ricerca del consenso che dall'interesse generale.

Il legislatore nazionale, pertanto, sviluppa il quadrante IV che prevede potere esclusivo della macchina amministrativa assegnato ai dirigenti. L'organo politico non può più ingerire nella gestione dell'ente, neanche formalmente. Il rapporto di lavoro della dirigenza diventa meno stabile, ciò significa che il dirigente pubblico può essere licenziato.

Nel modello post-riforma, cioè quello attuale, il dirigente pubblico è al vertice della struttura organizzativa. Tra questo e gli organi politici c'è un rapporto fiduciario, cioè l'organo politico nomina i dirigenti del vertice. Nelle amministrazioni di piccole dimensioni, come i comuni, il dirigente pubblico viene eletto dopo aver vinto un concorso. In queste situazioni, l'organo politico individuerà il contenuto del loro lavoro. In questo modello, è quindi fondamentale la standardizzazione dei risultati.

Il modello del quadrante IV potrebbe produrre maggiori risultati, soprattutto nel medio-lungo termine, infatti: -si assiste alla responsabilizzazione dei dirigenti sui risultati; -il dirigente incompetente dura quanto il politico che gli ha assegnato l'incarico, anche il maggiore di una maggiore accountability esterna, cioè della diffusione dei dati sulla performance dell'ente.

Nell'ambito dello Stato, regioni ed enti locali troviamo: -organi di indirizzo politico amministrativo (organo elettivo e organo esecutivo): interpretano i bisogni collettivi e definiscono le strategie; -organi dirigenziali (direttore generale e dirigenti/titolari di CdR): formulano proposte agli organi politici in merito agli obiettivi da conseguire e sono responsabili del conseguimento degli obiettivi stessi.