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Lezione Bartolini disabilità neurosviluppo, Schemi e mappe concettuali di TFA Sostegno

Lezione Bartolini disabilità neurosviluppo

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2022/2023

Caricato il 24/04/2024

lucreziahouse
lucreziahouse 🇮🇹

4.6

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IL LINGUAGGIO
Il linguaggio è un sistema di segni e simboli convenzionali, di cui l’essere umano si serve per comunicare
E’ costituito da 4 componenti:
1. Componente fonologica: relativa ai suoni che compongono le parole.
2. Componente morfologica o lessicale: relativa alle parole.
3. Componente morfosintattica o grammaticale: relativa alle frasi.
4. Componente pragmatica: riguarda i significati della comunicazione, a seconda del contesto.
Linguaggio:
Definizione l Affinché un bambino acquisisca il linguaggio è necessario che: •
1- Venga esposto alla lingua della propria comunità
2- Abbia una normale funzione uditiva
3- Abbia interazioni sociali significative
4- Possa elaborare a livello di SNC (Sistema Nervoso centrale) tali informazioni (integrità delle regioni cerebrali
deputate alla funzione del linguaggio; area di Broca e Wernicke)
Teorie sullo sviluppo del linguaggio.
Chomsky. Dispositivo innato per l’acquisizione del linguaggio. Non vi è secondo la sua teoria una grande
influenza ambientale.
Comportamentisti. Il linguaggio è il risultato di un apprendimento. Le richieste legate ad un bisogno vengono
ripetute se il loro esito è positivo, altrimenti si estinguono.
Piaget. Il linguaggio è un’espressione della raggiunta capacità di simbolizzazione, cioè un prodotto dello
sviluppo cognitivo del bambino. Egli prima riceve stimoli “indifferenziati e caotici”; comincia a parlare
quando li avrà organizzati in schemi sensomotori che verranno successivamente coordinati e interiorizzati.
Tappe dello sviluppo del linguaggio
0 – 6 mesi:
0-3 mesi: i bambini si impegnano in interazioni vocali e gestuali basate sull’alternanza di turno. I suoni sono
vocalici.
4-6 mesi: i bambini rispondono alle espressioni negative e positive con espressioni facciali corrispondenti
(intersoggettività empatica). Compare la lallazione.
6 – 18 mesi
6 - 9 mesi: Presta attenzione alle voci e ai rumori, cercando di individuare la sorgente. Fa dei gorgheggi ed
emette saltuariamente delle urla. La lallazione è abbondante.
9 - 12 mesi: Chiamato per nome risponde. Emette i primi bisillabi ed è ricco nell’espressione facciale.
Alternanza di sguardo (indicando col dito l’oggetto desiderato- pointing, controlla con lo sguardo la madre per
verificare se questo è stato effettivamente ricevuto). Riparazione di messaggi falliti (se la madre non risponde
al messaggio, aumenta l’intensità del comportamento comunicativo o usa un nuovo gesto, per rendere il
messaggio più chiaro).
12 – 13 mesi: Dice mamma, papà e qualche altra parola.
14 - 18 mesi: Prima parola-frase, poi il linguaggio si arricchisce e vengono pronunciate diverse parole con
comprensione di frasi semplici.
18 – 36 mesi
18 - 24 mesi: Espansione del vocabolario. Prime combinazioni di parole. Il 50% delle consonanti è prodotto
correttamente. Nella comunicazione predomina il linguaggio sui gesti.
24 - 36 mesi: Il 70% delle consonanti è prodotto correttamente. Compaiono diversi meccanismi morfo-
sintattici: accordo soggetto-verbo, le forme singolari prima e poi plurali dei verbi (l’ultima a comparire è la
seconda persona plurale). Inizia a usare i primi pronomi (io/tu; me/te; lo/la) e più tardi gli altri.
PARLATORI TARDIVI (LT) LATE TALKERS: Parlatori tardivi sviluppano il linguaggio a 24/36 mesi in
assenza di deficit cognitivi, uditivi, relazionali (13-20%). l Circa il 12-15% dei bambini di età precedente ai 3 anni
mostra un ritardo di sviluppo lessicale e, di questi, una percentuale pari a circa il 50% viene in seguito
diagnosticata con un disturbo del linguaggio. l
Di fronte ad un LT vanno considerati, oltre a variabili ambientali e familiari (status socioeconomico-culturale,
genere M, familiarità):
1) entro i 24-30 mesi l’ampiezza del repertorio lessicale;
2) dopo i 30 mesi, la presenza di ritardo dello sviluppo grammaticale.
3 – 5 anni: Circa il 100% del discorso è comprensibile, anche se fino ai 4-5 anni possono ancora essere presenti errori
nella produzione dei suoni verbali (fonemi “r”, “v”, gruppi consonantici).
6 – 11 anni: Si completa lo sviluppo grammaticale. l Il linguaggio con la scolarizzazione si arricchisce sia sul versante
lessicale, che morfo-sintattico.
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IL LINGUAGGIO

Il linguaggio è un sistema di segni e simboli convenzionali, di cui l’essere umano si serve per comunicare E’ costituito da 4 componenti:

  1. Componente fonologica: relativa ai suoni che compongono le parole.
  2. Componente morfologica o lessicale: relativa alle parole.
  3. Componente morfosintattica o grammaticale: relativa alle frasi.
  4. Componente pragmatica: riguarda i significati della comunicazione, a seconda del contesto. Linguaggio : Definizione l Affinché un bambino acquisisca il linguaggio è necessario che: • 1- Venga esposto alla lingua della propria comunità 2- Abbia una normale funzione uditiva 3- Abbia interazioni sociali significative 4- Possa elaborare a livello di SNC (Sistema Nervoso centrale) tali informazioni (integrità delle regioni cerebrali deputate alla funzione del linguaggio; area di Broca e Wernicke) Teorie sullo sviluppo del linguaggio.  Chomsky. Dispositivo innato per l’acquisizione del linguaggio. Non vi è secondo la sua teoria una grande influenza ambientale.  Comportamentisti. Il linguaggio è il risultato di un apprendimento. Le richieste legate ad un bisogno vengono ripetute se il loro esito è positivo, altrimenti si estinguono.  Piaget. Il linguaggio è un’espressione della raggiunta capacità di simbolizzazione, cioè un prodotto dello sviluppo cognitivo del bambino. Egli prima riceve stimoli “indifferenziati e caotici”; comincia a parlare quando li avrà organizzati in schemi sensomotori che verranno successivamente coordinati e interiorizzati. Tappe dello sviluppo del linguaggio 0 – 6 mesi:  0-3 mesi: i bambini si impegnano in interazioni vocali e gestuali basate sull’alternanza di turno. I suoni sono vocalici.  4-6 mesi: i bambini rispondono alle espressioni negative e positive con espressioni facciali corrispondenti (intersoggettività empatica). Compare la lallazione. 6 – 18 mesi  6 - 9 mesi: Presta attenzione alle voci e ai rumori, cercando di individuare la sorgente. Fa dei gorgheggi ed emette saltuariamente delle urla. La lallazione è abbondante.  9 - 12 mesi: Chiamato per nome risponde. Emette i primi bisillabi ed è ricco nell’espressione facciale. Alternanza di sguardo (indicando col dito l’oggetto desiderato- pointing, controlla con lo sguardo la madre per verificare se questo è stato effettivamente ricevuto). Riparazione di messaggi falliti (se la madre non risponde al messaggio, aumenta l’intensità del comportamento comunicativo o usa un nuovo gesto, per rendere il messaggio più chiaro).  12 – 13 mesi: Dice mamma, papà e qualche altra parola.  14 - 18 mesi: Prima parola-frase, poi il linguaggio si arricchisce e vengono pronunciate diverse parole con comprensione di frasi semplici. 18 – 36 mesi  18 - 24 mesi: Espansione del vocabolario. Prime combinazioni di parole. Il 50% delle consonanti è prodotto correttamente. Nella comunicazione predomina il linguaggio sui gesti.  24 - 36 mesi: Il 70% delle consonanti è prodotto correttamente. Compaiono diversi meccanismi morfo- sintattici: accordo soggetto-verbo, le forme singolari prima e poi plurali dei verbi (l’ultima a comparire è la seconda persona plurale). Inizia a usare i primi pronomi (io/tu; me/te; lo/la) e più tardi gli altri. PARLATORI TARDIVI ( LT ) LATE TALKERS: Parlatori tardivi sviluppano il linguaggio a 24/36 mesi in assenza di deficit cognitivi, uditivi, relazionali (13-20%). l Circa il 12-15% dei bambini di età precedente ai 3 anni mostra un ritardo di sviluppo lessicale e, di questi, una percentuale pari a circa il 50% viene in seguito diagnosticata con un disturbo del linguaggio. l Di fronte ad un LT vanno considerati, oltre a variabili ambientali e familiari (status socioeconomico-culturale, genere M, familiarità): 1) entro i 24-30 mesi l’ampiezza del repertorio lessicale; 2) dopo i 30 mesi, la presenza di ritardo dello sviluppo grammaticale. 3 – 5 anni: Circa il 100% del discorso è comprensibile, anche se fino ai 4-5 anni possono ancora essere presenti errori nella produzione dei suoni verbali (fonemi “r”, “v”, gruppi consonantici). 6 – 11 anni: Si completa lo sviluppo grammaticale. l Il linguaggio con la scolarizzazione si arricchisce sia sul versante lessicale, che morfo-sintattico.

Indici predittivi di disturbo di linguaggio  5 ai 10 mesi; Assenza della lallazione, prima vocalica poi consonantica dai,  12-14 mesi Assenza di utilizzazione dei gesti sia deittici che referenziali,  12 mesi Mancata acquisizione di schemi d’azione con oggetti  Da 18 mesi Vocabolario ridotto (meno di 20 parole a 18 mesi e meno di 50 parole a 24 mesi);  24-30 mesi Assenza o ridotta presenza di gioco simbolico  30 e i 40 mesi Ridotta presenza di sequenza di gioco simbolico  24-30 mesi Ritardo nella comprensione di ordini non contestuali e che implicano una decodifica linguistica Linguaggio e funzioni esecutive (La memoria a breve termine mantiene attive le rappresentazioni mentali) Il bambino per esprimere un concetto deve distaccarsi dal piano concreto degli oggetti per riuscire a configurarsi una rappresentazione mentale astratta, deve pianificare il discorso a livello mentale, riuscire ad inibire tutti gli stimoli non necessari e organizzare concretamente nella produzione verbale il suo pensiero secondo una corretta struttura sintattica. Da qui necessità di integrare più capacità, compito delle funzioni esecutive (Sabbadini) Disturbi specifici di linguaggio: l Non sono causati da lesioni organiche. Ostacola lo sviluppo sociale e l’apprendimento tre livelli funzionali Inseriti nei disturbi del neurosviluppo sotto la denominazione disturbi della comunicazione. Vengono distinte varie forme cliniche che tengono in considerazione tre livelli funzionali:

  1. Il livello dell’eloquio che attiene alla produzione espressiva di suoni e comprende l’articolazione, la fluenza, la voce e la qualità di risonanza di un individuo.
  2. Il livello di linguaggio, propriamente inteso, che attiene alla forma, la funzione e l’utilizzo di un sistema convenzionale di simboli comunicativi (parole o gesti) governati da una serie di regole (la grammatica del linguaggio).
  3. Il livello della comunicazione, che attiene a qualsiasi comportamento verbale e non, intenzionale e non, che rappresenta “l’intenzionalità comunicativa”, il messaggio reale, ciò che il comunicante intende, appunto, esprimere Il QI è normale , con caduta nei test linguistici (almeno2 deviazioni standard sotto la norma).. Ostacola lo sviluppo sociale e l’apprendimento. Spesso infatti comportano, se non trattati, disturbi d’apprendimento e disturbi della condotta. La prevalenza è di 5 bambini su 100. M:F=2,5: DISTURBI DEL LINGUAGGIO A. Difficoltà persistenti nell’acquisizione e nell’uso di diverse modalità di linguaggio (parlato, scritto, gestuale o di altro tipo) dovute a deficit della comprensione o della produzione che comprendono i seguenti elementi:
    1. Lessico ridotto (conoscenza ed uso delle parole)
    1. Limitata strutturazione delle frasi -.3. Compromissione delle capacità discorsive (di connettere le frasi tra loro per sostenere una conversazione) B. Le capacità di linguaggio sono al di sotto da quelle attese per l’età in maniera significativa e quantificabile, portando a limitazioni funzionali dell’efficacia della comunicazione, della partecipazione sociale, dei risultati scolastici o professionali C. L’esordio dei sintomi avviene nel periodo precoce dello sviluppo D. Le difficoltà non sono attribuibili a compromissione dell’udito o ad altra compromissione sensoriale, a disfunzione motorie o altre condizioni mediche e non sono spiegabili da disabilità intellettiva o ritardo globale di sviluppo Disturbo fonetico-fonologico: non sono attribuibili a condizioni congenite o acquisite* A. Persistente difficoltà nella produzione dei suoni dell’eloquio che ne interferisce con l’intellegibilità o impedisce la comunicazione verbale dei messaggi. B. L’alterazione causa limitazioni dell’efficacia della comunicazione che interferiscono con la partecipazione sociale, il rendimento scolastico o le prestazioni professionali individualmente o in qualsiasi combinazione. C. L’esordio dei sintomi avviene nel periodo precoce dello sviluppo. D. Le difficoltà non sono attribuibili a condizioni congenite o acquisite, *come paralisi cerebrale, palatoschisi, sordità o ipoacusia, danno cerebrale da trauma, o altre condizioni mediche o neurologiche

Disturbi del linguaggio acquisiti l Lesioni cerebrali ( afasie acquisite) Sindrome di Landau-Kleffner Paralisi cerebrali infantili Deficit uditivi Disabilità intellettiva Disturbi di linguaggio da lesioni cerebrale l Rari. Cause: traumi, tumori, patologie vascolari, infezioni (Herpes simplex). l Gli effetti delle lesioni cerebrali variano in rapporto all’età del bambino e all’estensione. l La parziale equipotenzialità emisferica nei primi anni di vita e la plasticità cerebrale del bambino permettono in parte un recupero della funzione. Ma il recupero non è comunque totale soprattutto se il danno è a carico dell’emisfero sinistro, già geneticamente programmato in senso linguistico. l La prognosi è comunque migliore se il danno avviene prima dell’acquisizione del linguaggio. l Se il danno avviene tra i 4 e i 10 anni, vi è comunque recupero anche se non completo. Sindrome di Landau-Kleffner: afasia epilettica acquisita (non superiore a 6 mesi) Grave perdita della capacità di espressione e comprensione del linguaggio che si verifica in un periodo di tempo non superiore ai sei mesi. l Normale sviluppo di linguaggio prima della perdita. l Anomalie parossistiche all’EEG di uno o entrambi i lobi temporali che si manifestano in un arco di tempo che si estende dai due anni precedenti ai due anni seguenti l’iniziale perdita di linguaggio. l L’udito è nei limiti di norma, conservato il cognitivo non verbale. l Esordio tra i 4 e i 7 anni. Si ipotizza sia dovuta ad una mutazione a carico del gene GRIN2A (16p13.2) Paralisi Cerebrali Infantili (PCI) Sono alterazioni gravi e permanenti della funzione motoria. l Possono essere associate a disturbi del linguaggio, secondari ad associate a lesioni delle aree del linguaggio e/o ad interessamento dei muscoli che intervengono nell’emissione e nell’articolazione dei suoni. PCI: disturbo dell’articolazione dell’eloquio l E’ compromessa l’articolazione del suono. Il problema è prevalentemente motorio. l E’ secondario non è primitivo. Va in diagnosi differenziale con il disturbo fonologico. l Il bambino disartrico può avere una paralisi cerebrale o un danno cerebellare. l La frase può essere discretamente strutturata o addirittura corretta sul versante lessicale, morfo- sintattico e pragmatico, ma i suoni non vengono correttamente articolati per un problema motorio, per cui il messaggio può risultare difficilmente comprensibile. Deficit uditivi ( Soglia fino a 40 dB) l L’entità del danno linguistico dipende dall’età di insorgenza e dal grado di difetto uditivo. l Soglia fino a 40 dB, è compatibile con l’acquisizione del linguaggio. Per un deficit uditivo da 40 ad 80 dB serve un’amplificazione. Oltre 80 dB è un’ipoacusia profonda (impianto cocleare). l I bambini sordi alla nascita possono apprendere il linguaggio dei segni, oppure con la protesizzazione e l’intervento logopedico il linguaggio verbale. l Esami: Acuscreen, ABR, esame audiometrico, esame impedenziometrico. l Terapie: protesi; impianto cocleare, logopedia. Disabilità intellettiva Spesso nelle sindromi: X-Fragile, Down e Williams. l Compromissione correlata all’entità della disabilità intellettiva:

  • 1-grave: sempre presente disturbo del linguaggio;
  • 2-moderata: acquisiscono il linguaggio in ritardo, in seguito presentano difficoltà morfo-sintattiche e povertà lessicale.
  • 3- lieve: possono essere presenti. E’ comunque molto variabile sia la qualità, che la quantità di difetto del linguaggio, in rapporto all’eziologia, a fattori ambientali ed affettivo-relazionali. Bilinguismo Dati della letteratura riportano che in bambini bilingui i disturbi di linguaggio determinerebbero una compromissione parallela delle lingue parlate da un individuo. E’ importante pertanto valutare i disturbi linguistici in tutte le lingue conosciute dal bambino. Restringere l’ambito linguistico non sembra favorire il recupero del linguaggio. VALUTAZIONE • TEST TVL: Test di Valutazione del linguaggio per bambini dai 2,5 ai 6 anni di età • BVL 4-12: Batteria per la Valutazione del linguaggio per bambini dai 4 ai 12 anni Trattamento dei disturbi della comunicazione
  • Il trattamento è diverso da bambino a bambino poiché le cause del disturbo sono diverse e includono logoterapia, – terapie comportamentali – psicoterapia familiare – combinazione di questi diversi approcci
  • La psicoterapia e il sostegno alla famiglia sono fondamentali per fornire uno spazio di comprensione del disturbo stesso e di contenimento delle ansie e per favorire modalità di interazione e dinamiche funzionali a sostenere il bambino nell’approccio alle difficoltà e a promuovere risorse e strategie
  • L'attività del logopedista è volta all'educazione e alla rieducazione di tutte le patologie che provocano disturbi della voce, della parola, del linguaggio orale e scritto e degli handicap comunicativi
  • terapie logopediche di abilitazione e riabilitazione della comunicazione e del linguaggio orale e scritto, propone l'adozione di ausili, ne addestra all'uso e ne verifica l'efficacia, svolge attività di counseling per il paziente e i suoi familiari o per le agenzie sociali della famiglia, della scuola, delle istituzioni

DISABILITÀ INTELLETTIVA: CRITERI PER LA DIAGNOSI

✓ Valutazione clinica ✓ Diagnosi Psicometrica: test standardizzati ✓ Diagnosi del livello adattivo Diagnosi (ambito concettuale-sociale-pratico) ✓ Disabilità lieve IQ=50-69 : prima osservazione difficoltà nell’apprendimento. Leggono e scrivono più tardi. Necessitano di un sostegno nell’adattamento scolastico e sociale. Possono conseguire un’autonomia sociale e lavorativa per un minimo autosostentamento, ma necessiteranno di supporto. ✓ Disabilità moderata IQ=40-54 : per tutto lo sviluppo le abilità concettuali sono inferiori. Apprendimento scolastico, comprensione e uso del linguaggio lenti. Presentano discrete capacità comunicative e con supervisione possono provvedere alla cura della propria persona e allo svolgimento di lavori semplici. Hanno relativa autonomia nei luoghi familiari e possono discretamente adattarsi alla vita nel contesto sociale, imparando magari a spostarsi senza aiuto impiegando mezzi pubblici. Diagnosi (ambito concettuale-sociale-pratico) ✓ Disabilità grave IQ=25-39 : per tutto lo sviluppo le abilità concettuali sono nettamente inferiori. I livelli del linguaggio sono minimi o assenti, per lo più presenta l’olofrase ma possono imparare a parlare e acquisire un linguaggio minimo per i bisogni primari. Se opportunamente supportato, l’individuo può acquisire minime competenze ed autonomie. L’individuo richiede continuo sostegno. ✓ Disabilità estrema (profonda) IQ=0-24 : per tutto lo sviluppo le abilità concettuali si riferiscono al mondo fisico piuttosto che ai concetti simbolici. Linguaggio assente o marcatamente compromesso. Non è in grado di svolgere le principali funzioni della vita quotidiana. Sostegno continuo in tutti gli ambiti IQ con 2 ds sotto la media sella popolazione media =100<70 disabilità intellettiva FUNZIONAMENTO ADATTIVO riguarda l’efficacia con la quale i soggetti fanno fronte alle esigenze della vita e all’autonomia personale riguardo la fascia di età, contesto socio-culturale ed ambientale. L’adattamento è suscettibile a miglioramenti a differenza del Q.I. Diagnosi (ambito concettuale-sociale-pratico ritardo globale dello sviluppo inferiore ai 5 anni. Diagnosticata quando non raggiunge le tappe attese dello sviluppo, si applica se incapaci di sottoporsi a valutazioni sistematiche RITARDO GLOBALE DELLO SVILUPPO Diagnosi somministrata entro i 5 anni, quando le altre valutazioni sistematiche del funzionamento intellettivo non possono essere somministrate, in bambini che non raggiungono le tappe di sviluppo attese in vare aree. ZONA DI SVILUPPO PROSSIMALE: è la distanza tra lo sviluppo attuale e quello potenziale che può essere raggiunto con l’aiuto di altre persone con un livello competenza maggiore. DISTURBI ESTRINSECHI ASSOCIATI ALLA D.I.: Disturbi dell’umore, d’ansia, della condotta, psicotici e della personalità PROFILO NEUROPSICOLOGICO (Le scale non vanno mai usate come unico strumento di valutazione)

  1. Scale di sviluppo: Permettono di tracciare un profilo di sviluppo e di confrontarlo con il profilo di sviluppo atteso per quella fascia di età. (Griffiths, Scala Bayley)
  2. Scale psicometriche: Scale Wechsler: E’ stata progettata per la valutazione dello stato cognitivo del bambino e dell’adolescente, misurare il QI totale (datp dal QI verbale e il QI di performance) e per dare una diagnosi differenziale tra disturbi cognitivi e disturbi emotivi e DSA e sono divise per età: WPPSI-IV(4- anni) ,WISC IV(6-16 anni),WAIS(dai 16 anni). Per la prima volta ci riferiamo all’intelligenza in termini di performance e no di quantità di intelligenza.

predisporre STRATEGIE DI COMPENSAZIONE come un quaderno con tutte le informazioni difficili da ricordare. Difficoltà abilità motorie specifiche come la scrittura manuale che va ridotta dall’uso pc o dei fogli di lavoro da riempire con singole parole. Inoltre hanno problemi di generalizzazione nel trasferire quanto appreso in altri contesti, autoorganizzazione (strategie date da sequenza di stimoli visivi per organizzarsi o affiancamento compagno: Caa e pear to pear) e basso tempo di processazione che richiede più tempo per rispondere a una domanda. ➔ Utilizzare una delle strategie può migliorare l’apprendimento e la sicurezza che ne deriva migliora non solo il divertimento e la sicurezza ma ha anche un effetto positivo su altri aspetti della vita del bambino

  • Sindrome di Angelman,
  • Sindrome Prader – Willi,
  • Sindrome di Rett STRATEGIE DIDATTICHE : ✓Strategie basate sull’uso del rinforzo ✓Lavori sulla motivazione e sull’autostima ✓Attività per sviluppare le capacità metacognitive ✓Potenziamento dell’autonomia e degli apprendimenti ✓Rete di collaborazione tra NPI-scuola-famiglia TIPOLOGIA DI DISTURBI ASSOCIATI ALLA DISABILITA’ INTELLETTIVA : (presenti 3/4 volte più frequenti) Disturbi dell’umore, Disturbi d’ansia, Disturbi della condotta, Disturbi della personalità e Disturbi psicotici

QUALE DIDATTICA PER I BISOGNI EDUCATIVI SPECIALI

PCI: PARALISI CELEBRALI INFANTILI

Fattori di rischio principali: → Prenatale: malformazioni cerebrali, vascolari, infezioni materne, patologie metaboliche, tossine, sindromi, pre- eclampsia in neonati a termine, emorragia pre-parto, gravidanze multiple, morte in utero in parto gemellare. → Perinatale: nascita prematura, basso peso alla nascita, ipossia intraparto, ipoglicemia, infezione, basso peso placentare, basso IA, emorragia, parto traumatico, disproporzione cefalopelvica, corioamnioite, TC d’emergenza. → Postnatale: infezione (meningite, setticemia…), lesione traumatica cerebrale, ipossia prolungata, stroke, convulsioni, sepsi, malattia respiratoria, decorso complicato nel neonato pretermine Problemi associati: 1 su 4 non è in grado di deambulare, ,1 su 4 non è in grado di parlare, ,3 su 4 prova dolore, 1 su 4 soffre di epilessia , ,1 su 4 ha un problema del comportamento, 1 su 2 ha una disabilità intellettiva, 1 su 10 ha un problema visivo grave, ,1 su 4 soffre di incontinenza e di stipsi, 1 su 5 soffre di un disturbo del sonno, 1 su 5 soffre di scialorrea (perdita di saliva) o di disfagia (problemi a deglutire perché il cibo può andare nelle vie aeree) o di reflusso gastrico. Non esiste un unico trattamento riabilitativo: Il progetto riabilitativo: è adattato ai bisogni, ai problemi alle risorse del singolo bambino e della famiglia e sottoposto a costante verifica per testarne l'efficacia e l'efficienza; Deve tenere conto della multidimensionalità del disturbo con percorsi di presa in carico multiprofessionale e con obiettivi riabilitativi chiari. Il trattamento deve essere: Tempestivo- Intensivo- Continuativo- Family centered-INTEGRATO CON LA SCUOLA

Attention Deficit Hyperactivity Disorder (ADHD)

ADHD : disturbi neurosviluppo I sintomi non sono causati da deficit cognitivo ma da difficoltà oggettive di autocontrollo e capacità di pianificazione Per DSM-4 3 tipi di ADHD -inattentivo -Iperattivo/impulsivo

  • combinato EZIOPATOGENESI Causa genetica: ereditario Altre ipotesi : fattri prenatali, perinatali, traumatici, ambientali Definizione clinica : dal DSM.4 (1994) è caratterizzata dai gruppi di sintomi o dimensioni psicopatologiche definibili come inattenzione impulsività iperattività INATTENZIONE: (facile distraibilità) scarsa cura per dettagli e incapacita a portare a termine le azioni. Sono distartti , perdono oggetti , dimenticano attività importanti , non svolgono attività che richiedono attenzione IMPULSIVITA’ : difficoltà per azioni complesse: cabio rapido di attivià, non aspettono il loro turno IPERATTIVITA’ : “come mossi da un motorino”, non rispettano regole, tempi e spazi, non stanno seduti IMPULSIVTà: non valuta i rischi e conseguenze, movimenti veloci, non rispondono con un grazie subito PER LA DIAGNOSI : per il DSM-4 occorre che abbia almeno 6 sintomi su nove di inattenzione e iperattività Di solito compaiono prima dei 7 anni e che dutano 6 mesi. occorre fare attenzione per la diagnosi perché spesso i bambini hanno manifestazioni legate a iperattività. ma quando si presentano a scuola , a casa o ambienti di gioco compromettono le capacità di pianificazione ed esecuzione di procedure complesse ( funzioni esecutive* ) *(FE) FUNZIONI ESECUTIVE : insieme di processi cognitivi che permettono di pianificare , controllare e verificare Si affaticano facilmente si annoiano Per DSM- Disattenzione (a) spesso non riesce a prestare attenzione ai particolari o commette errori di distrazione nei compiti scolastici, sul lavoro o in altre attività; (b) ha spesso difficoltà a mantenere l’attenzione sui compiti o sulle attività di gioco; (c) spesso sembra non ascoltare quando gli/le si parla direttamente; (d) spesso non segue le istruzioni e non porta a termine i compiti di scuola, le incombenze o i doveri sul posto di lavoro; (e) ha spesso difficoltà ad organizzarsi nei compiti e nelle attività varie; (f) spesso evita, prova avversione o è riluttante ad impegnarsi in compiti che richiedono sforzo mentale protratto (es. compiti a casa o a scuola); (g) perde spesso gli oggetti necessari per i compiti o altre attività (es. giocattoli, compiti assegnati, matite, libri, ecc.); (h) spesso è facilmente distratto da stimoli esterni; (i) spesso è sbadato nelle attività quotidiane. Criteri diagnostici DSM V (2) sei (o più) dei seguenti sintomi di Iperattività-Impulsività che persistano per almeno 6 mesi con un’intensità incompatibile con il livello di sviluppo e che ha un impatto negativo diretto sulle attività sociali e scolastiche/lavorative: Iperattività (a) spesso agita o batte mani e piedi o si dimena sulla sedia;

SCUOLA ELEMENTARE (6-12 anni)

  • Più frequente la prima diagnosi
  • Apparente accentuazione di irrequietezza
  • Maggiore evidenza di sintomi cognitivi (disattenzione, impulsività)
  • Difficoltà scolastiche
  • Evitamento di compiti cognitivi
  • Comportamento impulsivo - dirompente
  • Rifiuto da parte dei compagni
  • Bassa autostima ADOLESCENTI (13-17 anni)
    • 35%: sintomi sottosoglia, spesso prestazioni scolastiche inferiori -50%: attenuazione di iperattività, disturbo attentivo (difficoltà scolastiche, pianificazione ed organizzazione), instabilità in scelte scolastiche o relazionali, condotte pericolose, ricerca di sensazioni, problemi emotivi; comorbidità
    • 15%: permanenza della sindrome, impulsività, disadattamento sociale, difficoltà familiari COMORBIDITÀ •Il 70% dei soggetti con ADHD ha almeno un altro disturbo psicopatologico associato •La specifica comorbidità influenza quadro clinico, evoluzione, prognosi, trattamento •L’ADHD aggrava l’espressione clinica dei disturbi in comorbidità e ne anticipa l’esordio COMORBIDITÀ PSICHIATRICA - Molto frequente (40-50%) Disturbo oppositivo-provocatorio, Disturbo della condotta - Frequente (30%) Disturbi d’ansia, Disturbi specifici di apprendimento, Disturbo evolutivo specifico della funzione motoria - Moderatamente frequente (15%-20%) Disturbi dell’umore (depressione, bipolare), Tic (sindrome di Tourette), Disturbo ossessivo-compulsivo - Rara (5%-10%) Disturbi pervasivi di sviluppo (autismo,s. di Asperger), Ritardo Mentale La maggioranza dei bambini ADHD in contesti clinici non hanno l’ADHD puro, ma quadri misti ADHD in tarda adolescenza - età adulta Percorsi evolutivi •Mantenimento (cambiamento) di ADHD •Complicazione con ansia/depressione •Sovrapposizione di comorbidità complesse disturbi dirompenti: disturbo della condotta, disturbo antisociale disturbo bipolare disturbo da uso di sostanze IMPLICAZIONI OPERATIVE ADHD è generalmente il primo disturbo a manifestarsi, inizialmente non è in comorbidità, giustifica gran parte del quadro clinico, e la cura determina un cambiamento. Con la crescita, emergono, in modo in parte prevedibile, le diverse comorbidità, il quadro clinico si fa più complesso, l’ADHD diventa una componente del quadro clinico (non necessariamente la più importante), e la sua cura non sempre è prioritaria

PIANIFICAZIONE : i compiti di pianificazione richiedono al soggetto di prevedere obiettivi e necessitano l’attivazione della memoria di lavoro TEST con Esempi di compiti : TORRE DI LONDRA : torri con biglie colorate. va creato la figura spostando le biglie con un certo numero di mosse TORRE DI HANOI ZOO MAP PIANIFICAZIONE QUOTIDIANA FLESSIBILITà COGNITIVA : processi cognitivi che permettono di cambiare schema comportamentale con feedback ricevuto TEST X CONTROLLO PERSEVERAZIONI

- WCST (wisconsin card sorting test) : accoppiare le carte per immagini , colori e numeri - TCM (test delle campanelle modificato ): individuare il numero ci campanelle in mezzo a tanti disgni Non esistono test diagnostici specifici per ADHD I i test neuropsicologici o i questionari per genitori insegnanti, le scale di valutazioni sono utili solo per misurare la severità del disturbo

epilettiche spontanee (non provocate) si ripetono nello stesso soggetto La definizione di Epilessia richiede la comparsa di almeno una crisi epilettica. PREVALENZA è abbastanza omogenea nelle diverse parti del mondo è pari a 5-10 casi per 1.000 abitanti INCIDENZA è massima in età evolutiva (1,2 per mille nel 1° anno di vita) e nell'anziano (oltre i 75 anni). Il 5% della popolazione può presentare una crisi epilettica isolata nel corso della vita esistono epilessie farmacodipendenti, farmacoresistenti, progressive, sequele neurologiche e comportamentali a lungo termine Una crisi epilettica è dovuta ad un’improvvisa eccessiva e incontrollata scarica elettrica di cellule nervose che coinvolge tutto o una parte del cervello: CRISI FOCALE sc. Parte limitata del cervello CRISI GENERALIZZATA in tutto il cervello CLASSIFICAZIONE DELLE CRISI Crisi generalizzate Crisi tonico-cloniche Fase tonica : Improvvisa perdita di coscienza Emissione di un grido Deviazione occhi verso l’alto Caduta a terra Irrigidimento corporeo Tachicardia Ipersalivazione Perdita di urina Fase clonica Brevi rilassamenti della muscolatura, con movimenti ritmici degli arti, del corpo e del tronco. Al termine della crisi il paziente riacquista coscienza. Può rimanere in stato confusionale anche per alcune ore. Crisi focali

  • focali semplici • con segni motori • con segni somatosensitivi o sensoriali • con segni vegetativi • con segni psichici
  • focali complesse • esordio parziale semplici con successiva alterazione della coscienza e/o automatismi • con immediata alterazione della coscienza accompagnata o meno da automatismi • Focali con secondaria generalizzazione crisi focali Sintomi motori Deviazione della testa e degli occhi Contrazioni cloniche (movimenti muscolari ripetitivi e involontari) Paralisi transitoria di una parte del corpo. Formicolii Vertigini. Sensazione di odori e di sapori inesistenti o sgradevoli. Oscuramento del campo visivo( scotoma) o visione di lampi (fotopsia) Percezione di suoni inesistenti o fastidiosi ( acufeni). Sintomi psichici Afasia. Percezione distorta della propria persona, dell’ambiente e del tempo Allucinazioni. Sensazione di avere già o mai vissuto una particolare situazione (déjà vu). Emozioni particolari come paura o ansia non causate da fattori esterni Sintomi neurovegetativi Disturbi addominali ( nausea vomito diarrea). Pallore .Sudorazione. Enuresi. Midrias.i Perdita di memoria. Disturbi ideativi Altre manifestazioni cliniche Movimenti automatici semplici: vestirsi, camminare, masticare, succhiare, leccare le labbra. Movimenti oculari anomali. Linguaggio automatico e alterato. Rabbia, paura o gioia intensa. Allucinazioni uditive, olfattive, visive Convulsioni febbrili. Sindrome della prima infanzia che compare tra i 6 mesi ed i 5 anni. • Incidenza: 3% della popolazione a rischio. • Predisposizione genetica importante. • Legata ad infezioni virali. • Crisi: brevi, generalizzate, ma possono aversi lateralizzazioni o focalità anche durante crisi brevi. Importanza della durata delle crisi febbrili: - La maggioranza delle convulsioni febbrili sono "semplici“ - Le convulsioni febbrili prolungate sono solitamente le prime.
  • Rischio maggiore di convulsioni febbrili prolungate Convulsioni febbrili "complicate"• In bambini normali con una certa predisposizione genetica, nel corso di una malattia virale acuta. • In bambini con alterato sviluppo neurologico e mentale, in seguito a sofferenza pre o perinatale, nel corso di una malattia febbrile acuta. • EEG: dubbio il suo valore a scopo prognostico. • Prognosi eccellente (meno buona prima dell'anno). • La remissione spontanea è la regola: meno del 4% dei bambini sviluppa ulteriormente un'epilessia. Sindrome di West tipica • Spasmi • Arresto dello sviluppo psicomotorio. • Ipsarritmia. Inizio prima dell'anno, con un picco tra i 3 ed i 7 mesi. Due tipi: • primaria, idiopatica, criptogenetica; • secondaria, sintomatica. Epilessia autolimitantesi con Punte Centro-Temporali • Età d’esordio: 7 anni (range 4-10 aa) • Aura: parestesie buccali • Crisi toniche e cloniche emifacciali • Scialorrea, arresto del linguaggio-disartria e disfasia • Crisi tonico- cloniche focali o bilaterali • Comparsa crisi nelle prime 1-2 ore dall’addormentamento o al risveglio • Remissione in adolescenza – 9 aa nei maschi Epilessia autolimitantesi con Crisi Autonomiche • Età d’esordio: 3-6 aa (range 1-14 aa) • Crisi focali autonomiche, prevalentemente con vomito, pallore, dolore addominale, pallore o rossore, cambiamenti cardiorespiratori,

deviazione della testa e degli occhi. Crisi prolungate anche 20 minuti u 70% in sonno • Remissione in adolescenza – 9 aa nei maschi Epilessia occipitale dell’infanzia con sintomi visivi Crisi focali con sintomi visivi - Fenomeni visivi elementari - Cerchi multicolorati - Coscienza ± conservata - Deviazione della testa e degli occhi. Crisi in veglia Epilessia fotosensibile del lobo occipitale Crisi visive focali Trigger: stimolo fotico Versione consapevole del capo verso lo stimolo fotico prima della perdita di coscienza. Epilessia con Mioclonie Palpebrali Crisi: mioclonie palpebrali EEG: la chiusura degli occhi e la stimolazione luminosa intermittente determina la comparsa di punte o polipunte onda rapide generalizzate (3-6 Hz) della durata di 6-7 sec clinicamente associate a mioclonie palpebrali. Crisi: non comparsa di mioclonie palpebrali dopo esposizione a luce intermittente durante la lenta chiusura degli occhi. Mioclonie agli arti. crisi focali anomalie focali Decorso: progressivo declino cognitivo. Epilessia con Assenze Miocloniche Crisi: assenze miocloniche come tipo predominante EEG: PO a 3 Hz time-locked con lo scatto mioclonico Cognitivo: disabilità moderata o grave Neurologico: segni neurologici focali Crisi: crisi focali, atoniche o mioclono atoniche o crisi toniche EEG: lento focale; persistenti anomalie focali; po lente generalizzate ad esordio dopo i 12 aa MRI: lesione Decorso: declino cognitivo Encefalopatie epilettiche e/o dello sviluppo con punte onda attivate dal sonno EEG: Punte onda lente (1.5-2Hz) durante il sonno N-REM e marcatamente attivate dal sonno. Sviluppo cognitivo all’esordio: regressione motoria, comportamentale e cognitiva temporalmente correlata con la comparsa delle punte onda Prognosi a lungo termine: remissione delle Punte onda in adolescenza, sebbene l’EEG resti alterato Crisi: crisi toniche durante il Crisi: crisi a tipo spasmi Età d’esordio: 12aa Epilessia con crisi Mioclono-Atoniche Esordio tra i 2 e i 7 aa Crisi Mioclono-atoniche Spesso stormy onset (inizio burrascoso) Scosse miocloniche rapide che interessano i muscoli prossimali, spesso associate a vocalizzazioni, seguite da breve componente atonica Crisi Miocloniche, assenze, GTC, stato di male non convulsivo Epilessia con crisi Mioclono-Atoniche Crisi: crisi toniche nei primi 12 mesi dall’esordio EEG: attività rapida generalizzata in sonno. Sviluppo all’esordio: disabilità intellettiva da moderata a severa che precede l’esordio delle crisi Esame neurologico: segni neurologici focali Crisi: spasmi epilettici o spasmi infantili prima della diagnosi. Sindrome di Lennox Gastaut 1-2% epilessia Esordio a 3-7 aa fino a 18 aa. 20% evolve dagli Spasmi Infantili – Multipli tipo di crisi Problemi di tipo cognitivo- comportamentale e crisi toniche Rallentamento nello sviluppo e regressione.

Sindromi epilettiche con esordio in età variabile

Epilessia Ipermotoria sonno-relata (SHE ) Crisi: brevi crisi focali motorie con caratteristiche ipercinetiche o posture tonico/distonico asimmetriche Avvengono soprattutto in sonno Crisi: crisi soprattutto in veglia Cognitivo all’esordio: disabilità da moderata a severa Neurologico: segni focali Crisi: SOLTANTO in veglia; crisi ad esordio generalizzato Epilessia Temporale Mesiale con Sclerosi dell’ippocampo Crisi: crisi focali con parziale perdita del contatto; fase iniziale della crisi con semiologia che coinvolge il network del lobo temporale mesiale MRI: sclerosi dell’ippocampo Crisi: semeiologia iniziale delle crisi extra temporale-mesiale Crisi: crisi generalizzate all’esordio EEG: crisi con esordio generalizzato o con esordio extra temporale Sindrome di Rasmussen Crisi: crisi focali (crisi motorie) che incrementano in frequenza e intensità progressiva atrofia emisferica) Decorso: farmacoresistente e deterioramento neurologico ( emiparesi) Crisi: crisi generalizzate Neurologico: emiparesi all’esordio Cause metaboliche o autoimmuni Crisi: esordio focale indipendente in entrambi gli emisferi Crisi: crisi miocloniche .Età d’esordio: 2-50 anni Sviluppo: normale all’esordio Corso della malattia: peggioramento progressivo del mioclono, crisi miocloniche e generalizzate tonico-cloniche.. Età d’esordio >20 anni Epilessie Miocloniche Progressive Crisi: crisi miocloniche EEG: Punte genralizzare e polipunte onda Età d’esordio: 2- 50 anni Sviluppo: normale all’esordio Corso della malattia: peggioramento progressivo del mioclono, crisi miocloniche e generalizzate tonico-cloniche Età d’esordio >20 anni Epilessie Miocloniche Progressive: CLN2 Età d’esordio:2-3 anni, inizialmente sani; poi ritardo nel linguaggio, convulsioni febbrili e afebbrili , crisi miocloniche Deficit cognitivo e disturbi visivi fino alla cecità. Decesso tra i 10 e i 15 anni Epilessie Generalizzate Idiopatiche Eredità complessa: fattori poligenici e ambientali • Esordio correlato all'età, • Caratteristiche cliniche ed elettrografiche, e una presunta eziologia genetica. • Farmacosensibili • Remissione spontanea in una fascia di età prevedibile • Funzionamento cognitivo nella norma, sebbene siano presenti difficoltà cognitive e comportamentali. Nelle Epilessie generalizzate Idiopatiche NON sono presenti: Crisi toniche, atoniche ,mioclono-atoniche, focali e spasmi. Interessano il 15-20% delle persone con epilessia. Comorbidità con AHD, dist comportamento, dist apprendimento e talvolta del movimento. Epilessia con Assenze dell’Infanzia 18% dell’epilessia in età scolare Crisi a tipo assenze caratterizzate da arresto del contatto e da punte onda generalizzate a 3Hz con attività di fondo normale. Frequenza pluriquotidiana Stimolate dall’iperventilazione Lo sviluppo cognitivo è tipicamente nella norma Comorbidità: ADHD, anche ansia e depressione

e tranquilla per consentire, al termine della crisi, di orientarsi il più rapidamente possibile nell’ambiente Non cercare di trattenerlo ( lo stato confusionale che può seguire la crisi lo spingerebbe istintivamente a divincolarsi e scalciare) , ma dargli spazio sufficiente. CRISI TONICO CLONICHE GENERALIZZATE In questo caso è opportuno attuare i seguenti accorgimenti: 1. Mantenere la calma e rassicurare le persone che assistono alla crisi 2. Non trattenere il paziente che sta manifestando la crisi e non cercare di limitarne i movimenti 3. Evitare che si crei affollamento intorno 4. Cronometrare la durata della crisi Liberare il collo da eventuali indumenti che costringendo, possono ostacolare la respirazione Porre qualcosa di liscio e morbido ( giacca ripiegata) sotto il capo per evitare che si ferisca a causa dei movimenti bruschi provocati dalle crisi Ruotare delicatamente il paziente su un fianco per tenere libere le vie respiratorie Non cercare di aprirgli la bocca con oggetti rigidi o con le dita: i muscoli coinvolti svolgono un’ azione particolarmente potente e, tentando di forzarli, possono provocargli lesioni dentali o delle articolazione mandibolare, mentre anche il soccorritore potrebbe ferirsi Non tentare la respirazione artificiale, tranne nell’improbabile caso in cui il paziente non respiri al termine della crisi( le alterazioni respiratori causate dalle crisi si risolvono spontaneamente senza bisogno di intervento) Rimanergli accanto fino alla naturale conclusione della crisi Assumere un atteggiamento amichevole e rassicurante non appena riprende conoscenza A seconda dei casi valutare se chiamare 118

DISTURBO DELL’APPRENDIMENTO E

DISTURBO EVOLUTIVO SPECIFICO

CARATTERISTICE GENERALI

-Compromissioni nell’ambito scolastico:si devono confrontare giornalmente in attività che richiedono per loro grande sforzo e fatica. Interferenza anche con attività della vita quotidiana -Le difficoltà di apprendimento iniziano durante gli anno scolastici ma possono non manifestarsi pienamente fino a che la richiesta rispetto a queste capacità scolastiche colpite supera le limitate capacità dell’individuo -Le difficoltà di apprendimento non sono meglio giustificate da disabilità intellettive, acuità visiva o uditiva alterata, altri disturbi mentali o neurologici, avversità psicosociali, mancata conoscenza della lingua dell’istruzione scolastica o istruzione scolastica inadeguata - compromissioni dominio specifico ma anche dominio generali

LA DIAGNOSI

È IMPORTANTE PERCHÉ: - da una spiegazione ai fenomeni presentati dal bambino -prevedere lo svolgimento futuro del disturbo -cercare di modificare il decorso patologico COSA CONSIDERARE: -Persistenza -Resistenza alla stimolazione didattica -Compresenza di indici clinici -Conseguenze adattive -Fattori di esclusione -Familiarità QUANDO FARE LA DIAGNOSI? Fine 2° elementare per dislessia, disortografia, disgafia Fine 3° elementare per discalculia Disturbi evolutivi specifici delle abilità scolastiche disturbo specifico della lettura disturbo specifico della compitazione disturbo specifico delle abilità aritmetiche disturbi misti delle abilità scolastiche disturbi evolutivi delle abilità scolastiche non specificati Dislessia evolutiva : Tra i disturbi dell’apprendimento la dislessia è di gran lunga la più nota e la più frequente. E’ un disturbo dei processi di decodifica dei segni scritti che ostacola l’acquisizione della lettura fluente è presente quando l’automatizzazione della lettura non si sviluppa o si sviluppa in maniera molto incompleta o con grandi difficoltà Fattori predittivi: - presenza di disturbi del linguaggio - familiarità positiva per DSA lettura caratterizzata da: - omissioni - distorsioni di parole o parti di parole “ Automatizzazione ” “…è la stabilizzazione di un processo automatico caratterizzato da un alto grado di velocità e di accuratezza. E’ realizzato inconsciamente richiede minimo impegno attentivo…” -anticipazioni -lunghe esitazioni - perdita della posizione nel testo la lettura del bambino dislessico è lenta, imprecisa e scorretta talvolta è presente difficoltà di comprensione del testo scritto DISLESSIA : Disturbo specifico che si manifesta con una difficoltà nell‘ imparare a leggere, in particolare nella decifrazione dei segni linguistici, ovvero nella correttezza e nella rapidità della lettura.: FLUENZA (RAPIDITA’) , CORRETTEZZA DIAGNOSI Prova di lettura di brano Prova di lettura di parole e non parole (Prove MT-3-Clinica Cornoldi e Carretti, 2016 – Giunti EDU) SCRITTURA: 5 componenti (modello Tressoldi e Vio): • discriminazione fonemica • Analisi o segmentazione fonemica

  • Corrispondenza fonemi-grafemi • Sviluppo del lessico di parole • Velocità delle prassie di scrittura DISORTOGRAFIA: Disturbo specifico di scrittura che si manifesta in difficoltà nei processi linguistici di transcodifica Caratteristiche : Confusione di grafemi e fonemi Errori di ortografia Difficoltà nel copiare le parole Inversione di sillabe Tagli arbitrari di parole Fusione di sillabe Omissione di lettere Povertà del testo scritto DIAGNOSI Dettato di brano Dettato di frasi con parole omofone non omografe Disortografia evolutiva: è una difficoltà specifica che interessa i processi di codifica cioè la trasformazione di stringhe di fonemi in stringhe di grafemi gli errori interferiscono con il contenuto e saranno visibili anche se scritti chiaramente o al computer tipologia di errori : sostituzioni (f-v; a-o; etc.) omissioni e/o aggiunta di lettere/sillabe separazioni e/o fusioni mancato rispetto delle regole ortografiche (dalla 3^ elementare) DISGRAFIA Disturbo che si manifesta con difficoltà nella realizzazione grafica. Scrittura irregolare difficilmente leggibile difficoltà nella gestione dello spazio del foglio impugnatura Disgrafia evolutiva Lentezza di scrittura Pressione eccessiva sul foglio Macro-micrografia Distanza non adeguata tra le parole Errata direzionalità della scrittura Inesatta legatura dei segni DISCALCULIA Disturbo specifico che si manifesta con una difficoltà negli automatismi del calcolo e dell’elaborazione dei numeri Caratteristiche: Difficoltà a padroneggiare il concetto di numero Difficoltà memorizzazione dei fatti aritmetici Acquisire strategie di calcolo funzionali Effettuare ragionamenti matematici corretti COME INTERVENIRE A SCUOLA? STRUMENTI COMPENSATIVI E DISPENSATIVI

Impulsività, difficoltà a rispettare le regole • Difficoltà ad iniziare le attività • Lentezza • Distraibilità, difficoltà a portare a termine i compiti in modo completo • Difficoltà a mantenere l’attenzione su più compiti contemporaneamente CORSO EVOLUTIVO DSA Scuola d’infanzia : rischio DSA -Mancanza di interesse per giochi con suoni linguistici (ad esempio, ripetizione, rima) - Uso di linguaggio infantile -Pronunciare erroneamente le parole -Difficoltà a ricordare i nomi di lettere, numeri o giorni della settimana -Mancato riconoscimento delle lettere nei propri nomi -Difficoltà nel riconoscimento e scrittura delle lettere, nella suddivisione in sillabe, nel collegamento delle lettere al suono corrispondent Da indagare nella fase prescolare (ultimo anno di scuola dell’infanzia) DSA 1) fa fatica a comprendere messaggi e istruzioni dati a voce 2) ha difficoltà a esprimersi in modo chiaro nel racconto di un episodio a cui ha partecipato o assistito 3) ha difficoltà a farsi capire dalle persone estranee 4) ha difficoltà a impugnare pennarelli e matite 5) presenta una evidente goffaggine motoria ed un uso maldestro della presa manuale 6) ha difficoltà a percepire e ripetere esattamente parole nuove subito dopo averle sentite 7) ha difficoltà a comprendere a che quantità corrispondono i numeri da 1 a 4; a contare fino a 5; a riconoscere tra due insiemi di oggetti (massimo 5 elementi) quale ne contiene di più e quale di meno Scuola primaria Primi anni marcate difficoltà nell’apprendimento della corrispondenza lettera-suono lettura ad alta voce lenta, imprecisa e stentata, scrittura scorretta Ultimi anni Pronuncia e scrittura in modo scorretto o salto di parti di parole lunghe, multisillabiche e confusione tra loro parole con suoni simili scarsa comprensione, difficoltà di espressione scritta cosa osservare? • Linguaggio (produzione e comprensione) • Apprendimento sequenze legate • Lentezza esecutiva in generale • Affaticabilità • Facile distraibilità • Non autonomia nello svolgimento dei compiti • Tempi dilatati per apprendere nuovi contenuti Scuola secondaria di I e II grado lettura rimane lenta e faticosa, scrittura con errori difficoltà nella comprensione del testo e nell’espressione scritta difficoltà nella gestione dello studio Adulti con DSA Difficoltà nel prendere appunti Leggere notevole quantità di testi spesso a carattere scientifico Organizzare individualmente l’attività di studio cosa osservare? • Lentezza esecutiva in generale (velocità nell’elaborare le nuove informazioni) • Difficoltà organizzative • Affaticabilità • Facile distraibilità • Tempi dilatati per apprendere nuovi contenuti Funzioni esecutive • Dei processi cognitivi generalmente indicati come componenti delle funzioni esecutive (inibizione, pianificazione, flessibilità cognitiva, monitoraggio), sono indagati la flessibilità, in misure minore, l’inibizione e la pianificazione. • I risultati che emergono dalla letteratura, suggeriscono nella maggior parte dei casi prestazioni inferiori a carico della flessibilità cognitiva in soggetti con DSA rispetto ai gruppi di controllo.

  • Sistema di controllo, coordinamento e monitoraggio…metafora del direttore d’orchestra • Modelli sequenziali simili al problem solving • Modelli frazionati con processi che lavorano in parallelo (inibizione, memoria di lavoro, shifting… ma anche pianificazione) Sono anche necessari : Controllo inibitorio…come si manifesta • No distrazioni da stimoli esterni o interni (pensieri non pertinenti) • Inibizione delle informazioni irrilevanti nella Memoria di Lavoro Self-control per resistere ad altri stimoli non rilevanti in relazione al compito che si sta svolgendo (cibo, videogiochi, attesa della gratificazione, … FATTORI AFFETTIVO-RELAZIONALI EMOTIVI ASSOCIATI AI DSA •Risposte di evitamento, di opposizione o di fuga di fronte alle richieste di impegno e di applicazione (ansia) •eccessiva tristezza, perdita di interesse per le normali attività, auto-accusa, sentimenti di impotenza (depressione) •Bassa autostima •Minore adattamento sociale ed emotivo (difficoltà interpersonali)
  • Gli studenti con DSA tendono a manifestare maggiore disagio emotivo e corrono il rischio di sviluppare credenze disfunzionali nei confronti della disciplina rispetto a soggetti con abilità tipiche I DSA rispetto ai loro compagni • Hanno un concetto di sé più negativo • Si sentono meno supportati emotivamente e hanno poca autostima • Tendono a sentirsi meno responsabili del proprio apprendimento • Ad abbandonare il compito alle prime difficoltà Come affrontare queste problematiche? • Promuovere efficaci strategie di collaborazione tra famiglia e ambiente scolastico. • Il coinvolgimento attivo dei genitori nell’utilizzo delle tecnologie e dei supporti strategici • Assumere un atteggiamento positivo e nel conoscere in modo approfondito il profilo di funzionamento dello studente per individuare adeguate MC e SD.

Disprassia

DISPRASSIA La Disprassia è una condizione medica con significative ripercussioni in ambito scolastico descritta comel'incapacità o la ridotta capacità di pianificare e organizzare delle azioni intenzionali, finalizzate al raggiungimento di uno scopo specifico; un deficit dei movimenti volontari caratterizzato dall'assenza di altri deficit cognitivi e sensoriali evidenti. Sebbene gli studenti disprassici vengano generalmente identificati durante gli anni della scuola primaria, alcuni possono sfuggire all'osservazione, fino all'ingresso nella scuola secondaria. Se la Disprassia non viene riconosciuta fino all'ingresso nella scuola media, il disagio e le ripercussioni sull'autostima potranno essere tali da generare difficoltà comportamentali evidenti. COSA È POSSIBILE OSSERVARE IN CLASSE

1. Le lezioni di ginnastica sono spesso problematiche →si riscontrano difficoltà con attività che implicano la corsa, il saltare, il lanciare o afferrare una palla, nell'usare attrezzature ginniche, nei giochi di squadra, nel comprendere e ricordare regole e istruzioni. Facile stancabilità. Difficoltà nel cambiarsi per le lezioni di ginnastica (lentezza nel vestirsi/svestirsi, soprattutto nell'allacciarsi le scarpe, nell'uso dei bottoni, tendenza a perdere indumenti). Inciampa e cade spesso. Scarsa tolleranza allo sforzo: si stanca facilmente e può aver bisogno di periodi più lunghi di riposo e di sonno.

  1. Mancato sviluppo della dominanza manuale. Difficoltà nella scrittura manuale. Difficoltà nell'usare il materiale scolastico come righelli, forbici, compassi, goniometri ecc… Scarso controllo del mouse del computer, difficoltà nel versare e travasare liquidi,ecc…
  2. Difficoltà nello star seduti a lungo fermi. Spesso può essere irrequieto o disturbare gli altri.
  3. Scarsa concentrazione : ha difficoltà nel focalizzarsi su un'attività oppure riesce a mantenere l'attenzione sul compito solo per poco.
  4. Scarsa consapevolezza del tempo , ha bisogno di promemoria e/o schemi di riferimento
  5. Scarse capacità organizzative : dimentica di portare compiti/libri a casa o di riportarli a scuola. Generalmente è disordinato, perde il materiale, ha difficoltà nella produzione di testi scritti, nel rispettare gli orari, le scadenze. è spesso in ritardo alle lezioni o dimentica dove deve andare.
  6. Scarsa consapevolezza corporea e dello spazio personale: ha difficoltà nel mantenersi nel proprio spazio, il materiale scolastico è sparpagliato sul banco, sbatte contro oggetti in classe o persone
  7. Problemi con la memoria a breve termine : nel ricordare o seguire istruzioni, dimentica quali sono i compiti da fare, ha difficoltà nel copiare dalla lavagna e nel dettato
  8. Scarse abilità sociali e non sembra avere molti amici, ha difficoltà a lavorare in gruppo, nell'adattarsi a situazioni nuove, comportamento immaturo, prende in modo letterale ciò che gli viene detto
  9. Labilità emotiva: a volte sono estremamente eccitabili e vanno frequentemente incontro a significativi sbalzi di umore
  10. Scarsa consapevolezza del pericolo con ripercussioni nelle attività pratiche della vita quotidiana e nel muoversi per strada
  11. Sensibilità a stimoli esterni come luce, suoni e intensità del calore
  12. Altre problematiche come difficoltà in matematica, oppure in alcuni casi fobie, comportamenti ossessivi o immaturi A SCUOLA→
  • Incoraggiate e date il più feedback positivi. È fondamentale che lo studente non perda la sua autostima
  • Quando è seduto, è importante che i piedi poggino bene sul pavimento e che venga incoraggiato ad assumere una postura corretta
  • Non date mai più di 3-4 istruzioni contemporaneamente ed assicuratevi che lo studente sia pronto a riceverle
  • Concedete tempo extra per completare il compito
  • Collaborate con i professionisti competenti in materia, per avere utili suggerimenti, sia per lavorare in classe, che durante le lezioni di ginnastica

Malattie Neuromuscolari

Condizioni patologiche caratterizzate da sintomi e segni attribuibili ad alterazioni biochimiche, elettrofisiologiche e anatomo-patologiche dei costituenti dell’unità motoria Sono coinvolti, a seconda delle patologie, i diversi segmenti dell’unità motoria: il muscolo , la giunzione neuromuscolare, il nervo periferico, il corpo cellulare del motoneurone spinale. SINTOMIL’ipostenia (riduzione della forza muscolare) si manifesta con :