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capitolo 5 del libro "nuovi fondamenti di linguistica" di Raffaele Simone. appunti sintetici ma discorsivi, ricchi di colori e immagini. perfetti per chi, come me, ha una memoria visiva. una volta schematizzato il capitolo non ho avuto bisogno di consultare il libro, ho studiato completamente e solamente sugli appunti, quindi spero che possano servire anche a voi <3
Tipologia: Appunti
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La morfologia si occupa della struttura interna delle parole e delle forme che esse assumono. 2 categorie fondamentali di modificazioni morfologiche: italiano Latino Fare -> contraffare Faccio Facciamo … Scio -> scientia Scis Scit … Abbiamo modificazioni: Verticali -> modificazioni che danno luogo a nuove forme della stessa parola Orizzontali -> modificazioni che danno luogo a nuove parole rispetto a quella base che possono appartenere a categorie diverse da quella della parola base I processi di modificazione sono divisi in 3 classi: Flessione -> rappresenta gli assi verticali della tabella Derivazione-> rappresenta gli assi orizzontali della tabella Composizione -> si occupa di saldaree tra loro due o + parole x dar luogo a una 3° parola (capostazione, casa-albergo, porta-finestra) MORFEMI I Morfemi sono le unità linguistiche minime dotate di significato : queste due precisazioni devono essere prese insieme perché nei codici a doppi articolazione ( capitolo3) esistono unità minime ma prive di significato ( fonemi) e unità ricche di significato ma non minime a livello morfologico ( sintagmi). Il procedimento che permette di individuare i morfemi è detto Segmentazione -> scomposizione dei segmenti. La segmentazione si serve di una semplice procedura di comparazione a coppie Esempio: corpus Lista dei morfemi presunti Batt ere im batt ibile Batt- Im- -ibile -ere Aggiungendo una sola parola a questo corpus, la lista dei morfemi presunti si modifica corpus Lista dei morfemi presunti Batt ere Imbattibil e imbattibil i Batt- -i Im- -e -ibil- -ere Ancora corpus Lista dei morfemi presunti Batt ere Im batt ibile Batt- -i Im- -e
Imbattibil i incorrutt ibil e -ibil- incorrutt- -ere Qui non possiamo analizzare incorruttibile come diviso in “in” e “corrutt”. Possiamo farlo solo se aggiungiamo la parola corruttibile. La definizione di morfema ci dice che deve comprendere sia significante che significato. Il significante è abbastanza sempre chiaro, mentre il significato no ( per esempio -i,-e, -ibil- ecc…) Difficoltà -> non sempre le parole hanno una segmentazione chiara come quella vista fin ora. Esempio: alla parola italiana “migliore” si attribuisce il significato di “+buono”. Mentre per la parola “buono” è semplice stabilire la corrispondenza tra forma e significato, per la parola “migliore” no. FORMA SIGNIFICATO FORMA SIGNIFICATO Buon- -o Buono Maschile singolare Miglior- -e Più buono Maschile singolare È impossibile individuare una porzione di “miglior” alla quale si possa attribuire il significato “più” o “buono”, allo stesso mood la “e” finale della parola che contiene i significati “maschile/femminile” e “singolare” --------> + significati sono condensati (amalgamati) nel medesimo significante. 2 CLASSI DI MORFEMI: GRAMMATICALI -> morfemi che esprimono un significato gramamticale ( s-, -e,-o …) Essi costituiscono una classe chiusa in qaunto a loro non è possibile aggiungere ulteriori elementi LESSICALI -> morfemi che esprimono un significato “pieno” ( buon-, cortes- …) Essi costituiscono una classe aperta in quanto a loro si possono aggiungere illimitatamente nuovi elementi In italiano x lo + utilizziamo lo schema seguente: MORFEMA LESSICALE + MORFEMI GRAMMATICALI Can-e bell-o cas-a Nelle lingue esistono parole che non possono essere soggette a segmentazione, come per esempio “è”. Ciò ci induce a rivedere la nozione di morfema, ovvero che non dovrà essere considerato come un’entità lineare ma come qualcosa di + astratto. Una parola infatti non si scompone in morfemi ma, in quanto sequenza di segmenti fonologici, si scompone in entità lineari dette MORFI. La parola “è” è quindi costituita da un solo morfo, rappresentato fonologicamente da / ɛ / che codifica 3 morfemi:
in alcune lingue nei morfi lessicali si individuano due tipi di morfi minori: la radice propriamente detta e la vocale tematica. L’insieme di questi due è detto TEMA es. amare -> am - a - re tenere -> ten - e - re partire -> part - i - re
Es. càpito – capito – capitò Càpitano – capitàno – capitanò CONVERSIONE -> processo morfologico x il quale una parola appartenente ad una data categoria ( es. un nome ) viene convertita in un’altra categoria senza che nulla cambi nella sua struttura fonologica e morfologica Es vecchio (aggettivo) -> il vecchio ( nome) Volere ( verbo) -> il volere ( nome) REGOLE MORFOLOGICHE I fenomeni morfologici descritti fino ad ora seguono delle regole
Una base A appartenente alla categoria lessicale X ( che può essere per esempio NOME) viene riscritta con una combinazione di sé stessa, un confine di morfo (“+”) e un suffisso; quest’operazione produce una parola che può appartenere ad una categoria lessicale diersa da “x”, cioè “y” ( x esempio AGGETTIVO) Es. da nazione si ottiene nazionale
Es. “una bella casa fa comodo” -> qui il controllore ha a che fare con un elemento dotato di un pacchetto morfemico diverso dal proprio, l’accordo si limita ai morfemi che possono subire la modificazione CASA -> controllore Pacchetto morfemico: [FEMMINILE] + [SINGOLARE] + [3SINGOLARE] FA -> controllato riceve da CASA solo i morfemi [SINGOLARE] + [3SINGOLARE] in quanto in italiano il verbo nelle forme finite non ha variazioni di genere. In alre lingue potrebbe essere diverso. 2 tipi di accordo mostrati con degli esempi
AGGLUTINANTE -> tendono ad “agglutinare” ( incollare) i morfi alla radice. Le parole sono composte da + morfi, ciascuno dei quali porta un solo morfema. Lingua per eccellenza è il turco. In turco, alla radice lessicale può agglutinarsi un notevole numero di affissi, regolati da complessi meccanismi di armonia vocalica e di assimilazione consonantica, e ogni affisso porta un solo morfema. FLESSIVO -> caratterizzate dal fatto che le parole costituite da morfi liberi sono relativamente scarse ( a differenza delle isolanti) e che uno stesso morfo può codificare un complesso pacchetto morfemico. Il morfo lessicale, x poter apparire in una parola, deve dotarsi di una flessione, cioè un affisso variabile che di solito sta o al margine destro o sinistro. Le lingue flessive sono principalmente indoeuropee. Es. latino -> lup+us ( lupo ) -> il morfo lessicale lupus non può operare come parola a se stante ma ha bisogno di un affisso grammaticale, ovvero -us -> è portatore del pacchetto morfemico [MASCHILE + SINGOLARE + NOMINATIVO + SECONDA DECLINAZIONE] e l’intero pacchetto è in quel morfo ed è inscomponibile. Sottoclasse di quello flessivo -> INTROFLESSIVO. Qui la flessione ha luogo non al margine della parola, ma nella parte centrale di essa. INCORPORANTE -> in una sola parola vengono “incorporati” nomi e verbi. Es. manomettere e mantenere -> “mano” incorporata al verbo e non ha nessuna autonomia