Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


Menecmi, Appunti di Letteratura latina

Testo teatrale di Plauto- I menecmi

Tipologia: Appunti

2015/2016

Caricato il 13/08/2016

kiara.cimmy
kiara.cimmy 🇮🇹

3

(1)

2 documenti

1 / 72

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
Plauto: Menecmi
PERSONAGGI
SPAZZOLA PARASSITA
MENECMO I
MENECMO II (SOSICLE)
EROZIA ETERA
CILINDRO CUOCO
MESSENIONE SERVO
UNA SCHIAVA
MATRONA, moglie di Menecmo I
VECCHIO, suocero di Menecmo I
UN MEDICO
(SCHIAVI)
La scena è a Epidamno.
ARGOMENTO
(acrostico)
Mosco, mercante siculo, era padre di due gemelli, Sosicle e Menecmo,
E quand'uno di questi, vale a dire Menecmo, fu rapito, il genitore
Ne morì dalla pena. Allora venne dato a Sosicle il nome di Menecmo.
E quando questi fu cresciuto, corse per ogni terra ricercando il suo
Carissimo fratello. Infine giunse nel paese ove l'altro era vissuto.
Moglie e amante e tutti i cittadini scambian questo per quello. Finalmente
Il nodo viene sciolto e i due Menecmi si salutan col nome di fratelli.
pf3
pf4
pf5
pf8
pf9
pfa
pfd
pfe
pff
pf12
pf13
pf14
pf15
pf16
pf17
pf18
pf19
pf1a
pf1b
pf1c
pf1d
pf1e
pf1f
pf20
pf21
pf22
pf23
pf24
pf25
pf26
pf27
pf28
pf29
pf2a
pf2b
pf2c
pf2d
pf2e
pf2f
pf30
pf31
pf32
pf33
pf34
pf35
pf36
pf37
pf38
pf39
pf3a
pf3b
pf3c
pf3d
pf3e
pf3f
pf40
pf41
pf42
pf43
pf44
pf45
pf46
pf47
pf48

Anteprima parziale del testo

Scarica Menecmi e più Appunti in PDF di Letteratura latina solo su Docsity!

Plauto: Menecmi

PERSONAGGI

SPAZZOLA PARASSITA

MENECMO I

MENECMO II (SOSICLE)

EROZIA ETERA

CILINDRO CUOCO

MESSENIONE SERVO

UNA SCHIAVA

MATRONA, moglie di Menecmo I VECCHIO, suocero di Menecmo I UN MEDICO (SCHIAVI)

La scena è a Epidamno. ARGOMENTO (acrostico)

Mosco, mercante siculo, era padre di due gemelli, Sosicle e Menecmo, E quand'uno di questi, vale a dire Menecmo, fu rapito, il genitore Ne morì dalla pena. Allora venne dato a Sosicle il nome di Menecmo. E quando questi fu cresciuto, corse per ogni terra ricercando il suo Carissimo fratello. Infine giunse nel paese ove l'altro era vissuto. Moglie e amante e tutti i cittadini scambian questo per quello. Finalmente Il nodo viene sciolto e i due Menecmi si salutan col nome di fratelli.

PROLOGO

Signori spettatori, prima di tutto, salute. Auguri a voi e, se permettete, anche a me. Sapete chi vi porto? Plauto. Be', non ce l'ho sul palmo della mano, ma sulla punta della lingua. Spalancate le orecchie e accoglietelo come si deve, per piacere. E state attenti perché adesso vi scodello, il più brevemente che posso, il riassunto della commedia. Sapete come capita, no?, nelle commedie. Gli autori fan finta che tutto succeda ad Atene, perché tutto abbia l'aria più greca che è possibile. Io invece dirò soltanto dove il fatto avvenne. Perché l'argomento, l'argomento di questa commedia, grecizza si, ma non atticizza. In realtà sicilianizza. E questo è il prologo del prologo. Ora il riassunto, per filo e per segno. Sì, ve lo servirò a larghi sorsi, perché io sono generoso, e non uso il contagocce o il cucchiaino, io, io vado a damigiane. C'era una volta a Siracusa un vecchio mercante che aveva due figli gemelli, simili ma tanto simili tra loro che non riusciva a distinguerli né quella che li allattava né quella che li aveva partoriti. Così almeno mi ha detto uno che li ha visti. Quanto a me, io non li ho mai incontrati, che nessuno se lo metta in testa. I bambini compiono sette anni. Il padre arma una grossa nave, la carica di mercanzie, imbarca uno dei figli e con lui naviga verso Taranto, diretto a quel mercato. L'altro figlio, lo lascia a casa con la madre. A Taranto, quando sbarcano, c'è festa, con gran movimento, gente da tutte le parti, come succede in questi casi. Tra la folla, nella ressa, il bambino si smarrisce, lontano dal suo papà. Un tale di Epidamno, un mercante, lo vede, se lo porta via e lo conduce al suo paese. Disperato per la perdita del figlio, il padre si ammala e in pochi giorni, sempre a Taranto, tira l'ultimo fiato. Torniamo ora a

ATTO I

SPAZZOLA

La gioventù del paese mi ha dato un nome: Spazzola. Perché a tavola, quando mangio, io spazzo, faccio piazza pulita. Volete sentire la mia? Chi stringe in catene i prigionieri, chi mette in ceppi gli schiavi fuggitivi, fa una grossa stupidaggine. A un disgraziato, se gli raddoppi i castighi, gli cresce la voglia di fuggire e di fare delle carognate. E poi hai un bel legarli! Quelli incatenati per i piedi segano l'anello con la lima, o con un sasso sradicano il chiodo. Roba da ridere. Se vuoi tenerlo stretto, uno, che non ti scappi, devi legarlo con la pappatoria. Tiengli il becco a tavola imbandita. Finché gli dai da pappare e trincare a volontà, ogni giorno che passa, puoi giurarci che non la taglia, la corda, fosse anche in gioco la sua testa. Lo tieni facile se lo tieni così. Perché queste catene magna magna sono così elastiche che, più le molli, più stringono forte. Guardate me, che vado da Menecmo, a cui sono stato aggiudicato da un pezzo. Ci vado da solo, e volentieri, a farmi legare. Lui mica si limita a sfamarla, la gente, lui la rimette in sesto, la cura, l'ingrassa. Un medico più bravo non esiste. È anche, bisogna dirlo, una buona forchetta, che offre pranzi da festa dell'Abbondanza. La mensa? Nessuno la prepara come lui. La pappatoria? Te la serve a mucchi così alti che, per beccare la roba che sta in cima, devi levarti dritto sul triclinio. Però a me è capitato un maledetto intervallo, in questi giorni che non finivano mai. Ero confinato a casa mia, con i miei cari, io che compro e mangio solo ciò che è più caro. E i miei cari mi piantano in asso non appena vengono serviti. Toh, la porta si apre. È proprio lui, Menecmo, che sta uscendo di casa.

MENECMO I SPAZZOLA

MENECMO (parlando rivolto all'interno) Non fossi così stupida, così prepotente, così ottusa, tu dovresti odiare tutto ciò che è odioso a tuo marito. Però bada: donna avvisata! Se ci ricaschi ancora io ti rispedisco a tuo padre, io ti ripudio. Sempre la stessa solfa! Non appena sto per uscire, tu mi richiami, mi trattieni, mi tempesti di domande. Dove vado, cosa faccio, che combino, cosa cerco, che porto, e fuori che cosa ho combinato. Ma io chi ho sposato? Una donna o un doganiere? Mi tocca di dire tutto, tutto quello che ho fatto e che farò. Sinora son stato troppo buono, ora basta. Ascoltami bene. Visto e considerato che io ti passo tutto in abbondanza, serve lana vestiti porpora e oro, e che non ti manca nulla di nulla, tu, se capisci qualcosa, tu la smetti di tampinarmi e di spiarmi. E così, tanto per cominciare, in premio del tuo zelo, e perché non mi vada spiando per nulla, ti comunico che oggi mi troverò una battona e mangerò con lei fuori di casa. SPAZZOLA E che ti credi, Menecmo? Di strapazzare tua moglie? Eh no, tu strapazzi me, se mangi fuori di casa. MENECMO Ah! Ce l'ho fatta a scrostarla dalla porta, mia moglie. Ma ce n'è voluto! Mariti puttanieri, dove siete? Cosa aspettate a coprirmi di regali? Cosa aspettate a congratularvi con me, che fortissimamente ho combattuto? Guardate questo mantello. L'ho fregato alla mia signora per regalarlo a una puttana. E così che si fa: a una carceriera tutta occhi, fregatura coi fiocchi. Questo è bello, questo è giusto, questo è divertente, e fatto a regola d'arte. A mio danno l'ho preso a quel malanno di mogliera per darlo a un altro malanno. Però ho strappato la preda al nemico, per il bene dell'alleato.

MENECMO

Dimmi: l'hai mai veduto, in un quadro, Ganimede rapito dall'aquila o Adone portato via da Venere? SPAZZOLA Certo che l'ho veduto. Ma cosa c'entro io con il quadro? MENECMO Guardami bene. Non gli somiglio? SPAZZOLA Ma come ti sei combinato? MENECMO Dimmi che sono carino. SPAZZOLA Dimmi dove si mangia. MENECMO Prima rispondi tu. SPAZZOLA Sì sì, sei proprio carino. MENECMO Non sai dire altro? SPAZZOLA Carino e spiritoso. MENECMO Va' avanti. SPAZZOLA Accidenti, no, se non so il motivo. Va be', hai litigato con tua moglie. Ragion di più per stare in guardia, con te. MENECMO Di nascosto, in barba a mia moglie, noi lo seppelliremo, lo porremo sul

rogo allegramente, questo giorno. SPAZZOLA Dio come parli bene! Debbo accenderlo subito, il fuoco? È già morto a metà, questo giorno. Dall'ombelico in giù. MENECMO Se m'interrompi sempre, sei tu a farla lunga. SPAZZOLA Menecmo, cavami quest'occhio, buttalo via, se dico ancora una parola senza tuo ordine. MENECMO Allontanati un poco dalla porta. SPAZZOLA Ecco fatto. MENECMO Un altro po'. SPAZZOLA Va bene? MENECMO Via ancora, coraggio, lungi dalla tana del leone. SPAZZOLA Ma lo sai che saresti un ottimo cocchiere? MENECMO E perché? SPAZZOLA Ti guardi sempre indietro, che tua moglie non ti acchiappi. MENECMO Ma cosa dici?

SPAZZOLA

Parole d'oro. Evviva! Busso subito alla porta? MENECMO Bussa, cioè no. Aspetta un pochino. SPAZZOLA Mi allontani il bicchiere di un chilometro. MENECMO Bussa piano, tic tic. SPAZZOLA Di cosa hai paura? Che la porta sia di pastafrolla? MENECMO Fermati, perbacco, fermati. Eccola che vien fuori. Guardala, è il sole. Non è oscurato, il sole, dallo splendore della sua persona?

EROZIA SPAZZOLA MENECMO I

EROZIA

Menecmo, anima mia! Ti saluto. SPAZZOLA E me, niente? EROZIA E tu cosa c'entri? Sei in più. SPAZZOLA Come i giocatori di riserva. MENECMO Io, qui, comando e voglio che si prepari la battaglia. A casa tua, Erozia. EROZIA Sarà provveduto oggi stesso.

MENECMO (a Spazzola) Nel vivo della battaglia, noi due berremo, io e te. Dirà il bicchiere chi di noi due è il combattente migliore. (A Erozia) E tu deciderai con chi passare questa notte, Erozia. Dolcezza mia, più ti guardo e più detesto mia moglie. EROZIA Però nel frattempo non puoi fare a meno di metterti addosso qualcosa di suo. Che roba è questa? MENECMO Rosellina mia, con questo svesto lei e vesto te. EROZIA Tra tutti i miei pretendenti, tu batti tutti e stai più in alto di tutti. SPAZZOLA Liscialo, liscialo, brutta slandra, finché c'è qualcosa da cuccargli. Se ne fossi innamorata, gli avresti già mangiato il naso a morsi. MENECMO Spazzola, tieni. Ciò che ho promesso in voto, voglio offrirlo. SPAZZOLA Passa. Ma dopo, per favore, facci un ballo con il mantello. Così. MENECMO Ballare io? Sei matto? SPAZZOLA Matto io? Magari tu. Se non balli, levatela, quella roba. MENECMO A mio rischio e pericolo l'ho strappata, oggi. Rischiò meno Ercole quando fregò la cintura alla regina delle amazzoni. Prendila, ti prego, Erozia, poiché tu vivi per la mia gioia.

SPAZZOLA

Ti seguo, ti seguo, non temere. Io non ti mollo neanche per tutto l'oro del mondo. EROZIA (alle sue schiave) Chiamatemi subito Cilindro, il cuoco. Lo voglio subito qui.

EROZIA CILINDRO

EROZIA

Acchiappa sporta e argento. To', sono tre nummi. CILINDRO Son qui. EROZIA Va' e torna con la roba. Giusto per tre persone. Né scarso né abbondante. CILINDRO Gli invitati, che tipi sono? EROZIA Io e Menecmo, e il suo parassita. CILINDRO Allora siete in dieci. Spazzola da solo fa per otto. EROZIA Io ti ho detto chi c'è. Arrangiati. CILINDRO D'accordo. La cena è già cotta. Falli accomodare. EROZIA Ritorna presto. CILINDRO Sarò qui in un attimo.

ATTO II

MENECMO II MESSENIONE

MENECMO

O Messenione, Messenione! C'è gioia più grande, per un navigante, che scorgere la terra di lontano? MESSENIONE Più grande ancora, dico io, è quando si rivede la patria. Ma vuoi dirmi, per favore, perché siamo venuti a Epidamno? O siamo come il mare, noi, che gira intorno a tutte le isole? MENECMO Siamo qui per cercare mio fratello. MESSENIONE Non finirà mai questa ricerca? Sono sei anni che ci proviamo. Istria, Spagna, Marsiglia, Illiria, l'Adriatico, la Magna Grecia, tutti i porti d'Italia, ovunque il mare si frange: ne abbiamo fatta di strada! Se tu cercassi un ago, ammesso che esista, l'avresti già trovato. Chi andiamo cercando? Tra i vivi un morto. Se fosse vivo, l'avremmo incontrato da un pezzo. MENECMO Mi basterebbe questo: la certezza. Almeno trovassi uno che mi garantisse che è morto. Troncherei subito ogni ricerca. Ma intanto, sinché son vivo, io non ci rinuncio. Lo so io quanto mi è caro mio fratello. MESSENIONE Tu vai cercando la luna nel pozzo. Suvvia, ritorniamo a casa nostra. O dobbiamo fare un reportage?

CILINDRO MENECMO II MESSENIONE

CILINDRO

Tutto bene con la spesa. Gli schiafferò davanti, agli invitati, un pranzetto coi fiocchi. To', guarda chi si vede, Menecmo. Povera la mia schiena! Gli invitati son già dinanzi alla porta e io ritorno solo adesso dalla spesa. Sarà bene che vada a parlargli. Salute, Menecmo. MENECMO Chiunque tu sia, che gli dèi ti proteggano. CILINDRO Chiunque io sia? Ma non lo sai chi sono? MENECMO Perché dovrei saperlo? CILINDRO Gli altri invitati, dove sono? MENECMO Ma quali invitati vai cercando? CILINDRO Il tuo parassita. MENECMO Il mio parassita? CILINDRO Questo è diventato matto. MESSENIONE Cosa ti dicevo? Qui gli imbroglioni sono come mosche. MENECMO (a Cilindro) Ragazzo, di quale parassita stai parlando? CILINDRO Di Spazzola, no?

MESSENIONE

La spazzola ce l'ho dentro il sacco, e sta sicura. CILINDRO Menecmo, sei in anticipo sul pranzo. Io ritorno adesso dalla spesa. MENECMO Dimmi un po' ragazzo: quando viene, qui, un porcellino da sacrificare? CILINDRO Un nummo. MENECMO To', eccoti un nummo. Fatti curare a mie spese. Una cosa è certa: chiunque tu sia, sei malato nella testa, visto che vai scocciando gente che non conosci neppure. CILINDRO Ma io sono Cilindro! Non ricordi più il mio nome? MENECMO Cilindro o Culindro, vattene in malora... Non ti conosco e non voglio conoscerti, io. CILINDRO Io conosco il tuo nome, Menecmo. MENECMO Per quanto ne so, è il mio nome. Quando mi chiami col mio nome parli da sano. Ma dove mi hai conosciuto? CILINDRO Dove ti ho conosciuto? La mia padrona, Erozia, non è la tua amichetta? MENECMO No che non lo è. E non so neanche chi tu sia. CILINDRO Non sai chi sono? Ma scusa, chi ti versa da bere quando stai da noi?

MENECMO

Ma quale donna, quale parassita vai dicendo? MESSENIONE Ma che razza di bidone stai covando, che continui a rompergli le scatole? CILINDRO E tu che c'entri? Mica ti conosco, te. Io parlo a lui perché lo conosco. MESSENIONE Una cosa è sicura: tu sei lo scemo del villaggio. CILINDRO Be', faccio cuocere tutto, allora. Sarà pronto in men che non si dica. Non allontanarti troppo dalla casa, eh. Ti serve altro? MENECMO Che tu vada diritto sulla croce. CILINDRO No, va' tu dentro casa, e mettiti a tavola. Io intanto affido questi viveri al fuoco di Vulcano. Adesso rientro e glielo dico, a Erozia, che tu sei qui davanti, così che ti faccia accomodare. Sempre meglio che stare fuori, no? MENECMO Se ne è andato? Era ora. Capisco bene, adesso, che non parlavi a vanvera. MESSENIONE Però attenzione. Credo che in questa casa abiti una meretrice, stando a ciò che diceva quello scemo. MENECMO Che strano, però. Conosceva il mio nome. MESSENIONE Niente di strano, è un trucco delle puttane. Mandano al porto schiavetti e servette e, quando arriva una nave forestiera, loro vanno curiosando, che

gente è, come si chiama, donde viene, eccetera. E subito gli si appiccicano, le sanguisughe, lo spellano vivo e lo rimandano nudo a casa sua. Sai cosa c'è in questo porto? Una nave corsara. Dobbiamo tenere gli occhi aperti, penso io. MENECMO Non dici mica male. MESSENIONE Lo saprò se tu starai in guardia. MENECMO Zitto! La porta sta cigolando. Vediamo un po' chi viene fuori. MESSENIONE Io intanto metto giù i bagagli. (Ai marinai che sono al seguito di Menecmo II) Ehi, voi, culi di marina. Datele un'occhiata.

EROZIA MENECMO II MESSENIONE

EROZIA (verso l'interno) La porta, lasciala così e sparisci. Non voglio che sia chiusa. E poi datti da fare, là dentro, che tutto sia a posto. (Alle schiave) Voi stendete i letti, bruciate i profumi. Il lusso è il miele degli innamorati. Rovina per loro, guadagno per noi. Ma dov'è quello che il cuoco dice che è davanti a casa? Eccolo, lo vedo, l'uomo che è mia risorsa e provvidenza. Ragion per cui è necessario che sia, secondo il suo merito, il preferito in casa mia. Ora vado da lui e gli parlo. Animuccia mia, ma perché resti li fuori? La mia porta è sempre aperta per te, più che la casa tua. Sì perché la tua vera casa è questa. È tutto pronto, sai, proprio come hai voluto e comandato. Non c'è mica da aspettare. Il pranzo è servito, come lo desideravi. Quando credi, puoi accomodarti a tavola.