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-La rinascita della scienza antica -La stampa e l'illustrazione scientifica -La scienza e le arti meccaniche
Tipologia: Appunti
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Con la locuzione “Rivoluzione scientifica” si è soliti designare il travagliato e multiforme processo storico che ha condotto alla elaborazione e alla diffusione del moderno approccio scientifico alla natura.
In genere, i termini cronologici di tale processo vengono – convenzionalmente e assai approssimativamente – fissati nelle date di pubblicazione di due opere capitali per la storia della scienza:
Nel corso di questo periodo, l’ indagine naturalistica tese a elaborare soluzioni inedite e fortemente innovative, avviando una radicale riformulazione delle teorie, dei quadri concettuali, dei metodi di ricerca, delle procedure euristiche e di validazione dei risultati, così da marcare una drastica presa di distanza rispetto ai contenuti e all’assetto epistemologico della scienza del passato.
Il significato di un simile sconvolgimento intellettuale può difficilmente essere sottovalutato, poiché esso si pone, di fatto, alla radice di un aspetto essenziale del mondo moderno. Non a caso, lo storico Herbert Butterfield è giunto a scrivere – forse con un eccesso di enfasi – che, in virtù della sua dirompenza e crucialità, la Rivoluzione scientifica "supera per importanza ogni avvenimento dal sorgere del Cristianesimo, e riduce il Rinascimento e la Riforma al livello di semplici episodi, semplici spostamenti interni entro il sistema della Cristianità medioevale".
1: La rinascita della scienza antica
Il ruolo dell ’ Umanesimo e del Rinascimento
Nonostante il suo carattere di radicale novità, il sorgere della nuova scienza intrattiene uno stretto legame con la grande svolta culturale impressa dall’Umanesimo e dal Rinascimento. Nel segnare un’indubbia cesura con la tradizione medievale, infatti, il movimento scientifico della prima età moderna trasse alimento dalla rinnovata conoscenza delle fonti classiche , attingendo a piene mani dalla vasta congerie di testi che l’accorto lavoro degli umanisti aveva messo a disposizione dei dotti di tutta Europa fin dal quindicesimo secolo.
La riscoperta delle opere dei grandi autori (Solo per fare alcuni nomi, vanno menzionati Archimede (c. 287-212 a.C.), Pappo (c. 290-c. 350), Erone (I sec. a.C.), Apollonio (c. 262-c. 190 a.C.), Diofanto (III sec. d.C.), Teofrasto (c. 372-c. 287 a.C.).) dell’antichità contribuì in modo decisivo ad ampliare il bagaglio conoscitivo della scienza cinquecentesca. Ben lungi dal qualificarsi come prodotti imperfetti e approssimativi di una precedente età meno progredita, i lavori degli scienziati greci , romani ed ellenistici apparvero agli occhi dei loro lettori rinascimentali come portatori di una conoscenza più alta ed evoluta, contraddistinta da un livello teorico e da un orientamento epistemologico assai superiori a quelli lasciati in eredità dall’epoca medievale.
Il patrimonio dottrinale dell ’ antichità , riemerso attraverso i contatti nuovamente instaurati con il mondo greco e l’infaticabile ricerca dei vecchi codici “dimenticati” o “perduti” per centinaia di anni, rappresentò dunque la base di partenza su cui si sarebbe innestato il contributo creativo degli artefici della nuova scienza.
Ha scritto Paul L. Rose: “Furono per la maggior parte i testi classici a fornire ai
Insieme alla matematica e alla medicina, altre discipline ricevettero grande impulso dalla “rinascita” della scienza antica: la botanica e la zoologia. In botanica, Conrad Gesner, Antonio Brasavola, Pietro Andrea Mattioli, Andrea Cesalpino, per ricordarne solo alcuni, riportarono alla luce i testi di Teofrasto e Dioscòride. Grande attenzione verso la zoologia, con importanti conseguenze anche sul piano della classificazione, nascerà invece grazie a Teodoro di Gaza, Giulio Cesare Scaligero e altri, a cui si devono iniziative come la stampa della “Naturalis Historia” di Plinio, avvenuta a Venezia nel 1469, o come le traduzioni e i commenti delle sezioni zoologiche dell’opera di Aristotele.
La scienza antica: oltre la lettera dei testi
Tutti gli autori ricordati, e molti altri ancora, studiarono in profondità le fonti del sapere antico, ne curarono edizioni e traduzioni, procedendo a svilupparne creativamente i risultati. I testi classici riscoperti dagli umanisti-scienziati vennero inglobati nel patrimonio di riferimento della cultura europea del Cinquecento e Seicento, contribuendo a trasformarla in modo sostanziale.
L’attività umanistica in campo scientifico non produsse solo un accrescimento del corpus testuale a disposizione degli studiosi , ma ebbe anche riflessi sulle opere già circolanti nei secoli precedenti , quali gli scritti di Ippocrate, Galeno, Tolomeo e dello stesso Aristotele. L’attenta ricostruzione filologica e le nuove traduzioni elaborate dai curatori rinascimentali indussero a reinterpretare non poche affermazioni degli autori antichi, con esiti spesso dirompenti rispetto ai canoni della tradizione ereditata dalla “età di mezzo”.
La riscoperta dei classici implicò inoltre l’affacciarsi sulla scena di orientamenti teorici avversi alla filosofia naturale aristotelica che aveva dominato il dibattito tardo-medievale. Come ha notato Charles B. Schmitt: “Oltre a riscoprire importanti opere scientifiche e matematiche dell’antichità, gli umanisti resero accessibili vari
materiali che illustravano le classiche alternative alla filosofia naturale aristotelica. La più importante di tali alternative, almeno per ciò che concerne il pensiero scientifico, è forse rappresentata dall’ atomismo , che ebbe un notevole impatto sulla riflessione teorica secentesca”.
È indubbio, dunque, che la riconsiderazione delle opere dell ’ antichità classica infuse nuova linfa al dibattito naturalistico e preparò così la via per quella straordinaria trasformazione di metodi e contenuti che va sotto il nome di “Rivoluzione scientifica”.
2: La stampa e l'illustrazione scientifica.
La stampa, la bussola, la polvere da sparo. Queste sono le tre invenzioni che nel 1620 il filosofo inglese Francis Bacon
ricopiatori. E poi è insufficiente disegnare le piante come sono in un solo periodo dell’anno, dal momento che il loro aspetto si modifica nel corso delle quattro stagioni” (Plinio il Vecchio, Storia naturale, Torino, Einaudi, 1982-1988, vol. III, 2, p. 625).) all’utilizzo delle immagini a corredo delle descrizioni botaniche, due erbari a stampa della prima metà del ‘500 fanno segnare l’inizio di un orientamento completamente nuovo:
Di particolare interesse, nel caso di Brunfels e Fuchs, è la scelta tra due modalità diverse di raffigurazione:
La collaborazione tra scienziati e artisti
Un’altra interessante conseguenza della progressiva rilevanza assunta dall’immagine, è lo sviluppo di un’intensa e proficua collaborazione tra scienziati e artisti.
La crescente importanza dei ruoli del pittore , del disegnatore e dell ’ incisore delle tavole che servono per la stampa è pienamente tangibile, per rimanere nell’ambito del nostro esempio, nella tavola dell’“Historia stirpium” di Fuchs, raffigurante gli artisti che hanno realizzato le immagini.
(approfondimento: Brunfels e Fuchs: l’illustrazione botanica quale ritratto della singola pianta o immagine della specie, “Nuncius”, XVIII (2003), pp. 411-465.)
3: Scienza e arti meccaniche
Uno degli aspetti più caratteristici, direttamente connessi alla progressiva diffusione della stampa, consiste nella produzione di una sistematica opera di traduzione in volgare di testi di autori classici rivolta principalmente al mondo degli artisti e degli artigiani. Nelle opere di Archimede, Vitruvio, Pappo, Erone, Euclide i rappresentanti più avanzati del panorama artistico e artigianale del Quattro-Cinquecento
tutto il Medioevo (Tommaso D’Aquino nel suo “Commento alla Politica di Aristotele” distingue vari gradi di attività banausiche, accentuando la viltà di questa sorta di occupazioni. Le stesse “arti liberali”, base del progetto di formazione nelle università medievali, e suddivise nelle arti del trivio (grammatica, dialettica e retorica) e del quadrivio (aritmetica, geometria, musica e astronomia), erano così denominate perché rivolte a uomini ‘liberi’, in contrapposizione con le arti “meccaniche”, retaggio degli ‘schiavi’.), fino alle soglie della modernità.
Nuovi ‘produttori’ di scienza
È a partire dal Quattrocento, dunque, che questa situazione comincia a mutare in maniera significativa.
Artigiani, architetti, ingegneri o artisti, impegnati nelle varie corti italiane per edificare e decorare ricche dimore, bonificare terreni, costruire armi o fortificazioni, divengono al contempo fruitori e produttori di scienza. La conoscenza della matematica, della teoria della prospettiva, dell’ottica, della balistica ecc. è necessaria per attività che cominciano ad elevarsi ben al di sopra della pura e semplice pratica.
Gli stessi soggetti che leggono, studiano e interpretano le tecniche degli antichi cominciano sempre più frequentemente a produrre a loro volta trattati e manuali che diffondono un sapere tecnico-scientifico: ricordiamo, solo a titolo di esempio, gli studi di Filippo Brunelleschi (1377-1446) o di Lorenzo Ghiberti (1378-1455), le opere di architettura dell’artista e filologo Leon Battista Alberti (1404-1472), la “Pirotechnia” di Vannoccio Biringuccio (c. 1480-c. 1539), i libri sulla meccanica dell’olandese Simon Stevin (1548-1620).
L’inscindibilità di sapere pratico e sapere teorico
Il “De re metallica” di Giorgio Agricola
“Molti pensano che l’ arte dei metalli si fondi esclusivamente sul caso e che sia qualcosa di vile o almeno un’attività per cui si richieda più fatica che abilità tecnica e perizia. A me tuttavia, non appena ne esamino le varie parti che la compongono e vi rifletto sopra, sembra che le cose stiano in modo completamente diverso. Poiché è necessario che colui che si occupa dei metalli sia espertissimo del suo lavoro onde sappia, prima di tutto, quale monte o quale colle o quale luogo di una valle o di un campo possa essere scavato con utilità. Inoltre gli devono essere note le vene, le fibre e le connessure dei minerali. Deve conoscere a fondo le molteplici e varie specie di terre, di liquidi, di pietre preziose, di pietre comuni, di marmi, di sassi, dei metalli e dei vari composti: in seguito dovrà aver presente ogni metodo per guidare e attuare qualsiasi tipo di lavoro sottoterra. Egli deve essere in possesso infine delle varie tecniche per procurarsi i vari materiali, per riconoscerli mediante esperimenti e per prepararli alla cottura che è diversa da caso a caso. […] Il perito metallico inoltre deve essere esperto di molte arti e discipline. Innanzitutto di filosofia affinché conosca il sorgere, le cause e la natura dei fenomeni e delle cose che stanno sotto terra; così infatti potrà giungere a scavare le vene attraverso una via più facile e comoda e dai materiali estratti potrà ricavare un frutto maggiore. In secondo luogo deve essere esperto in medicina , affinché possa
provvedere a che scavatori e altri operai non cadano ammalati di quelle malattie che per loro, più delle altre, sono facili a prendersi: oppure in modo che egli stesso li curi qualora si ammalino, o si preoccupi che li curino i medici nel modo dovuto. In terzo luogo deve essere esperto di astronomia per poter conoscere le parti del cielo e da esse giudicare l’estensione delle vene. In quarto luogo deve conoscere la disciplina delle misure per poter misurare a quale profondità vada scavato il pozzo […]. Deve intendersi anche della disciplina dei numeri per poter calcolare le spese che richiedono i macchinari e gli scavi. Poi deve intendersi di architettura per poter fabbricare egli stesso le diverse macchine e le costruzioni sotterranee o piuttosto per poter spiegare ad altri il modo di costruirle. Poi di pittura per poter formare modelli di macchine. Infine è necessario sia esperto di diritto , soprattutto di diritto delle miniere affinché non sottragga nulla agli altri e chieda per sé il giusto e si assuma il compito di dare agli altri secondo diritto. Pertanto è necessario che a coloro cui piacciono i fermi metodi e i sicuri principi dell’arte dei metalli leggano diligentemente e con attenzione questo ed altri nostri libri […].”
“La rivoluzione scientifica: da Copernico a Newton”, a c. di Paolo Rossi, Torino, Loescher, 1981, pp. 43- Questa citazione evidenzia la consapevolezza e la rivendicazione dell’inscindibilità di un sapere pratico e di un sapere teorico che permeano gran parte della ricchissima trattatistica cinquecentesca.
Il nuovo status sociale dell’artigiano e dell’artista
Tale mutato rapporto tra scienza e tecnica, tra opera della mente e opera della mano, porta con sé una totale riconsiderazione dei ruoli dell’artista e dell '" artigiano ", inteso nell’ampiezza massima del termine.
Il caso di Leonardo da Vinci (1452-1513), in perenne spostamento tra Milano, Mantova, Venezia, Firenze, Roma, quindi in Francia alla corte di Francesco I, in qualità, di volta in volta, di architetto, pittore, ingegnere civile, idraulico e militare o costruttore di macchine per feste e spettacoli è emblematico del nuovo status sociale assunto dall’artigiano e dall’artista: non più relegato ai margini della società ma protagonista a pieno titolo della scena culturale e scientifica, ricercato, corteggiato e conteso da principi e potenti.
Inquadramento generale: la mostra virtuale “La mente di Leonardo” http:// brunelleschi.imss.fi.it/menteleonardo/indice.html.