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Umanesimo e Rinascimento, Appunti di Filosofia

Il periodo storico dell'umanesimo e del Rinascimento, con particolare attenzione alla situazione politica e sociale dell'Italia dell'epoca. Si parla della nascita della civiltà urbana, delle accademie e delle scuole private di arti liberali, della cultura delle élite e della diffusione del sapere grazie all'invenzione della stampa. Si approfondisce inoltre l'antropologia rinascimentale e la concezione dell'uomo come artefice della propria sorte.

Tipologia: Appunti

2021/2022

In vendita dal 01/06/2022

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UMANESIMO E RINASCIMENTO!
1) PARAGRAFI 1-2-3-4-5: i due termini indicano lo Stesso periodo storico, ma l’umanesimo
indica l’interesse “rinato” per le humanae littere (filosofia, il greco e il latino. Il rinascimento,
si riferisce al fatto che fu un periodo storico di rinascita. Il tutto coincide con la fioritura delle
monarchie europee, le nuove scoperte geografiche, l’invenzione della stampa e la riforma
protestante —> formazione degli stati (piano politico) + ascesa della borghesia mercantile
(piano economico-sociale). l’Italia aveva una situazione frammentaria dal pub to di vista
politico, c’erano, gli stati regionali, i principali erano: Milano, Firenze, Venezia, Stato della
chiesa e regno di Napoli. L’Italia era infatti nel mirino delle espansioni francesi e spagnole, con
la pace di Cateau-Cambresis, si stabilì poi la supremazia spagnola. In italia nasce la civiltà
urbana, e quindi un’aristocrazia cittadina. Grazie appunto alla nascita di questa civiltà urbano
borghese, ci sono le condizioni sociali e mentali che favoriscono la nascita della nuova cultura
umanistico rinascimentale. E c'è quindi un periodo di rivoluzione rispetto a quello precedente,
del medioevo, le persone iniziano a pensare in modo dierente, prevedendo un forte
dinamismo dei ceti urbani, comunque subordinato mentalità religioso-feudale. Impedendo
quindi di avere una cultura suprema nel mondo. Ci sono due piani il piano pratico della vita
vissuta (presente), il piano ideale dei convincimenti teorici ed etici (richiamo al passato). C'è
quindi una filosofia del limbo a metà tra le antiche credenze medievali e la nuova fede
mondana dell’uomo. L'umanesimo rinascimentale rappresenta l'esplicita elaborazione di una
cultura nuova, riflette il mutato atteggiamento dell'uomo di fronte alla vita e al mondo. C'è una
nuova immagine globale dell’uomo. Appare impossibile seguire il sapere tradizionale delle
scholae medievali per i suoi interessi prevalentemente metafisico e religiosi, con l'uomo che
aveva una posizione statica. Gli umanisti non si interessano quindi del medioevo ma cercano
modelli culturali più adatti e li trovano all'interno dell'antichità classica (ne recuperano i valori).
Nel medioevo e nell'età comunale la cultura era adata esclusivamente alla chiesa e agli
ordini religiosi (università), con l’umanesimo la chiesa perde il predominio dell'organizzazione e
della direzione della cultura, che passa in mano i laici (borghesia cittadina). Inizialmente
l'umanista apparteneva alla classe dirigente della città e proviene da ceti bassi,
successivamente si configura come un "professionista della penna" che proviene da ceti
dierenti e al servizio di un signore (mecenatismo). Infatti la Firenze dei Medic,i la Napoli degli
aragonesi, la Roma dei papi, la Ferrara degli Este, la Mantova dei Gonzaga e la Rimini dei
Malatesta, diventano i centri intellettuali principali di questa nuova cultura. Nascono le
accademie e le scuole private di arti liberali che riprendono i modelli dell'Accademia ateniese
e di quella ellenistica. Tra quelle più importanti ricordiamo quella di Guarino veronese, con la
sua più significativa espressione della pedagogia dell’umanesimo. L’Accademia fiorentina, di
Marsilio Ficino, la tendenza platonica. Quella romana, di Giulio Pomponio Leto, con carattere
archeologico erudito. Quella napoletana, di Giovanni Pontano, di tendenza letteraria. Le
accademie non sostituiscono le università (sedi di istruzione superiore), ma si pongono come
centri di elaborazione dell'alta cultura. Nel seicento nasceranno le prime accademie
scientifiche. La cultura delle accademie era principalmente riferita ad un’Élite, c'era infatti il
rifiuto del volgare e l'uso del latino (lingua del sapere). La scelta umanistica del latino non era
una scelta conservatrice ma una scelta progressista, così da far rivivere l'elegante latino
classico, ciò ha un significato filosofico di opzione, a favore di una certa cultura e di una certa
immagine dell’uomo. E quindi è vero che la cultura rinascimentale era ristretta, come quella
del passato, ma la nuova civiltà di tipo "borghese" facilitava la diusione del sapere, a questo
influisce anche l'invenzione della stampa. La "rinascita" nel medioevo era considerata come
una seconda nascita, quella dell'uomo nuovo o spirituale (come quello del Vangelo di San
Giovanni e delle lettere di San Paolo). Nel Rinascimento assume un significato più vasto che
include le realizzazioni mondane, c'è un rinnovamento globale dell'uomo nei suoi rapporti con
se stesso gli altri il mondo e Dio (ritorno al principio). Il principio, veniva identificato (nel
neoplatonismo antico) con Dio e il ritorno a Dio, con il compimento del vero destino dell'uomo,
Lutero ad esempio pensa che il ritorno al principio, sia il ritorno alla cristianità primitiva. Nel
Rinascimento questo ritorno al principio assume un significato anche umano e storico, il
principio a cui si deve tornare a una specifica situazione del passato della civiltà, gli umanisti
intendevano un ritorno al classico e un ritorno alle comunità antiche (come Machiavelli). Non
manca l'aspetto naturale, c'è un ritorno alla natura, è una forza che produce vivifica le cose, il
ritorno alla natura assume un significato centrale dei filosofi naturalisti come Telesio, Bruno e
campanella. Il principio è quindi inteso come ciò che garantisce la riforma dell'uomo e del suo
mondo restituendoli alla loro dimensione ottimale.!
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UMANESIMO E RINASCIMENTO

  1. PARAGRAFI 1-2-3-4-5: i due termini indicano lo Stesso periodo storico, ma l’ umanesimo indica l’interesse “ rinato ” per le humanae littere (filosofia, il greco e il latino. Il rinascimento , si riferisce al fatto che fu un periodo storico di rinascita. Il tutto coincide con la fioritura delle monarchie europee, le nuove scoperte geografiche, l’invenzione della stampa e la riforma protestante —> formazione degli stati (piano politico) + ascesa della borghesia mercantile (piano economico-sociale). l’Italia aveva una situazione frammentaria dal pub to di vista politico, c’erano, gli stati regionali, i principali erano: Milano, Firenze, Venezia, Stato della chiesa e regno di Napoli. L’Italia era infatti nel mirino delle espansioni francesi e spagnole, con la pace di Cateau-Cambresis, si stabilì poi la supremazia spagnola. In italia nasce la civiltà urbana, e quindi un’aristocrazia cittadina. Grazie appunto alla nascita di questa civiltà urbano borghese, ci sono le condizioni sociali e mentali che favoriscono la nascita della nuova cultura umanistico rinascimentale. E c'è quindi un periodo di rivoluzione rispetto a quello precedente, del medioevo, le persone iniziano a pensare in modo differente, prevedendo un forte dinamismo dei ceti urbani, comunque subordinato mentalità religioso-feudale. Impedendo quindi di avere una cultura suprema nel mondo. Ci sono due piani il piano pratico della vita vissuta (presente), il piano ideale dei convincimenti teorici ed etici (richiamo al passato). C'è quindi una filosofia del limbo a metà tra le antiche credenze medievali e la nuova fede mondana dell’uomo. L'umanesimo rinascimentale rappresenta l'esplicita elaborazione di una cultura nuova, riflette il mutato atteggiamento dell'uomo di fronte alla vita e al mondo. C'è una nuova immagine globale dell’uomo. Appare impossibile seguire il sapere tradizionale delle scholae medievali per i suoi interessi prevalentemente metafisico e religiosi, con l'uomo che aveva una posizione statica. Gli umanisti non si interessano quindi del medioevo ma cercano modelli culturali più adatti e li trovano all'interno dell'antichità classica (ne recuperano i valori). Nel medioevo e nell'età comunale la cultura era affidata esclusivamente alla chiesa e agli ordini religiosi (università), con l’umanesimo la chiesa perde il predominio dell'organizzazione e della direzione della cultura, che passa in mano i laici (borghesia cittadina). Inizialmente l'umanista apparteneva alla classe dirigente della città e proviene da ceti bassi, successivamente si configura come un "professionista della penna" che proviene da ceti differenti e al servizio di un signore (mecenatismo). Infatti la Firenze dei Medic,i la Napoli degli aragonesi, la Roma dei papi, la Ferrara degli Este, la Mantova dei Gonzaga e la Rimini dei Malatesta, diventano i centri intellettuali principali di questa nuova cultura. Nascono le accademie e le scuole private di arti liberali che riprendono i modelli dell'Accademia ateniese e di quella ellenistica. Tra quelle più importanti ricordiamo quella di Guarino veronese, con la sua più significativa espressione della pedagogia dell’umanesimo. L’Accademia fiorentina, di Marsilio Ficino, la tendenza platonica. Quella romana, di Giulio Pomponio Leto, con carattere archeologico erudito. Quella napoletana, di Giovanni Pontano, di tendenza letteraria. Le accademie non sostituiscono le università (sedi di istruzione superiore), ma si pongono come centri di elaborazione dell'alta cultura. Nel seicento nasceranno le prime accademie scientifiche. La cultura delle accademie era principalmente riferita ad un’Élite, c'era infatti il rifiuto del volgare e l'uso del latino (lingua del sapere). La scelta umanistica del latino non era una scelta conservatrice ma una scelta progressista, così da far rivivere l'elegante latino classico, ciò ha un significato filosofico di opzione, a favore di una certa cultura e di una certa immagine dell’uomo. E quindi è vero che la cultura rinascimentale era ristretta, come quella del passato, ma la nuova civiltà di tipo "borghese" facilitava la diffusione del sapere, a questo influisce anche l'invenzione della stampa. La "rinascita" nel medioevo era considerata come una seconda nascita, quella dell'uomo nuovo o spirituale (come quello del Vangelo di San Giovanni e delle lettere di San Paolo). Nel Rinascimento assume un significato più vasto che include le realizzazioni mondane, c'è un rinnovamento globale dell'uomo nei suoi rapporti con se stesso gli altri il mondo e Dio (ritorno al principio ). Il principio , veniva identificato (nel neoplatonismo antico) con Dio e il ritorno a Dio, con il compimento del vero destino dell'uomo, Lutero ad esempio pensa che il ritorno al principio, sia il ritorno alla cristianità primitiva. Nel Rinascimento questo ritorno al principio assume un significato anche umano e storico, il principio a cui si deve tornare a una specifica situazione del passato della civiltà, gli umanisti intendevano un ritorno al classico e un ritorno alle comunità antiche (come Machiavelli). Non manca l'aspetto naturale, c'è un ritorno alla natura, è una forza che produce vivifica le cose, il ritorno alla natura assume un significato centrale dei filosofi naturalisti come Telesio, Bruno e campanella. Il principio è quindi inteso come ciò che garantisce la riforma dell'uomo e del suo mondo restituendoli alla loro dimensione ottimale.
  1. PARAGRAFI 7-8-9-10: il nucleo dell'antropologia rinascimentale, è “homo faber ipsius fortuna” (l'uomo è fabbro della propria sorte), con ciò gli umanisti intendono che la dignità particolare dell’uomo è quella di modellare se stesso e il suo destino nel mondo. De hominis dignitate , di Giovanni pico della mirandola, è forse il manifesto dell'antropologia rinascimentale, presenta l'uomo come "libero e sovrano artefice di se stesso", è un essere che ha la possibilità di progettare se stesso, atteggiandosi in 1000 forme diverse. L'uomo rinascimentale deve quindi costruire e conquistare da sé il proprio posto nel mondo, al contrario dell'uomo medievale che veniva considerato parte di un ordine cosmico già dato in cui si doveva solo riconoscere intellettualmente e seguire praticamente. Questa espressione non nasce precisamente dal Rinascimento, ma già nella scolastica l'uomo aveva rivendicato una sorta di autonomia sempre maggiore, nel campo della ragione, doveva quindi avere un'iniziativa intelligente. Quest'iniziativa intelligente, nell'umanesimo rinascimentale raggiungerà un'autonomia affermata e riconosciuta in modo radicale, fino i nostri giorni. L'UOMO E DIO : nella filosofia moderna la concezione dell'uomo come soggetto del proprio destino mondano assume un significato antireligioso, nel Rinascimento questo concetto coesiste con la concezione religiosa dell'uomo plasmatore come immagine del Dio creatore (Esplicitamente affermato nell'orazione di pico della mirandola o dallo scritto "Sulla dignità ed eccellenza dell'uomo" di Giannozzo Manetti). Non si pone l'alternativa tra uomo o Dio ma all'interno di una struttura concettuale si riconosce sia l'uomo e Dio. Questo non implica che lo spirito della rinascita sia esclusivamente antropocentrico , semplicemente a differenza del medioevo in cui Dio era al centro e l'uomo era in periferia, nel Rinascimento l'uomo è al centro ed io alla periferia senza che Dio venga negato. L’UOMO E LA LIBERTA’ : l'uomo ha una consapevolezza dei suoi limiti. L’uomo eleva se stesso, attraverso la virtù, ma è consapevole del fatto che gli individui sono condizionati da una serie di forze reali, causali e soprannaturali, che non annullano la sua libertà ma la circoscrivono (come nell'Orlando furioso). IL RIFIUTO DELL’ASCETISMO MEDIEVALE E L’ESALTAZIONE DELLA VITA ATTIVA, DEL PIACERE E DEL DENARO : l'uomo viene considerato come "microcosmo", "cupole dell'universo", "nodo della creazione", "anello di congiunzione dell’essere”… questo vuol dire che l'uomo è la sintesi vivente del tutto e il centro del mondo, è la creatura in cui si concentrano le varie caratteristiche degli enti del mondo. Questo è accompagnato soprattutto dal rifiuto dell'ascetismo medievale e dalla concezione della vita come un impegno concreto, e non come una fuga. Per i rinascimentali, l'uomo non è un ospite di passaggio nel mondo né un pellegrino in attesa dell'aldilà ma, è un essere profondamente radicato sulla terra e destinato a giocarsi il suo destino, c'è un elogio a tutto ciò che è utile e alla vita attiva nei confronti di quella speculativa, anche alla filosofia morale rispetto alla fisica e alla metafisica (" Sulla nobiltà delle leggi e della medicina" di Coluccio salutati), c'è anche un'esaltazione della gioia e del piacere ("trionfo di Bacco e Arianna" di Lorenzo il magnifico). C'è inoltre una rinnovata idea dell’eudaimonia, cioè della felicità, considerata come una realizzazione armonica e completa delle possibilità umane. C'è il riconoscimento del valore del denaro che è visto come un elemento indispensabile alla vita e alla conservazione dell'individuo e della stessa società. (8)C’è l'esigenza di riconoscere la dimensione storica degli eventi che era ignorata nel medioevo, la volontà del ritorno al mondo classico, si configura in primis come l'intento di ripristinare la sapienza degli antichi nella sua forma autentica. LA SCOPERTA DELLA PROSPETTIVA STORICA : nel medioevo infatti la cultura classica era conosciuta ma veniva assimilata e interpretata alla luce dei propri paradigmi concettuali del tempo. Ogni figura o dottrina era strappata al contesto spazio-temporale in cui si trovava, si muoveva quindi in una sfera “senza tempo”. L'umanesimo rinascimentale, grazie al suo interesse per l'antico "autentico", realizza per la prima volta un atteggiamento verso la prospettiva storica, evidenziando quindi il distacco e le differenze dell'oggetto storico rispetto al presente storiografico. Platonici e aristotelici sono in conflitto nel Rinascimento, pur avendo interesse comune. Il valore della prospettiva storica è innanzitutto quello di far capire il distacco tra il passato e il presente, fondando nel contempo: le differenze e l'individualità del passato, la ricerca dei caratteri che permettevano di capire tale individualità, e la coscienza dell'originalità del passato di fronte al presente e viceversa. C'era una forte esigenza filologica dovuta al bisogno di scoprire i testi e di ripristinarli nella loro forma autentica, studiando e collezionando i codici, cercando anche di capire l'originale specifico significato poetico, filosofico o religioso. Il progetto di restaurazione storica dell'umanesimo prevedeva: la difesa dell'eloquenza classica (il tentativo di riportare la lingua della classicità alla sua forma originaria), l'intento di scoprire le falsificazioni documentarie o errate attribuite opere scritte il tentativo di comprendere le figure dei letterati e dei filosofi in riferimento, a quello che era il loro mondo di

un grande esaltatori della lingua latina. L’opuscolo intitolato “la donazione di Costantino, erroneamente creduta e finta”. Nell'opuscolo Valla dimostra con argomenti filologici l'inautenticità del decreto, con cui Costantino avrebbe donato alla chiesa I territori di Roma e del Lazio. Ciò rivela l'infondatezza giuridica della pretesa del papato al predominio politico universale. Valla combatte la pretesa della chiesa di essere l'unica a garantire l'autentico rapporto dell'uomo con Dio e afferma la libertà della vita religiosa, per Valla la religiosità autentica dipende soltanto dall'atteggiamento dell'individuo stesso che è libero di crearsi un rapporto con Dio e non è vincolato dall'adesione a un obbligo formale (ordini religiosi). 5) IN EUROPA… : l'Italia e la madre patria dell'umanesimo ma, si sviluppa nei paesi economicamente più avanzati, come la Francia, l'Inghilterra, parte della Germania e i Paesi Bassi. Le differenze tra Rinascimento italiano e europeo sono riconducibili nelle differenze economiche, sociali e politiche. Dal punto di vista economico e sociale l'Italia è ben più progredita rispetto agli altri paesi, dal punto di vista politico la sua situazione è precaria, infatti presto precipiterà in una forte crisi. In Italia il Rinascimento risulta come una splendida fioritura senza sbocchi, poiché ne succede un periodo di torpore. In Europa questo brusco arresto non avviene l'umanesimo rappresenta un primo momento per il processo continuo che porta alla formazione della mentalità moderna. L'umanesimo europeo quindi ha un carattere più metodico più moderato e più costruttivo rispetto a quello dell'umanesimo italiano, i principali rappresentanti del Rinascimento europeo sono Erasmo da Rotterdam e Montaigne. 6) MONTAIGNE : I saggi (Essais), rappresentano perfettamente l'espressione dell'uomo che costituisce l'essenza del mondo attorno a se stesso. Il titolo stesso va inteso nel significato di "esperienze", non di "tentativi": l'opera è tesa a rintracciare le esperienze espresse negli scritti degli autori antichi e moderni confrontandole con le proprie esperienze, è dunque un procedimento autobiografico. Confronta la propria esperienza con quella altrui. La vita umana (natura ) è un esperimento continuo inesauribile. Montaigne afferma però che l'uomo non è completamente adatto a basare il proprio mondo su se stesso, riconosce in lui, l'incertezza e l'instabilità dell'esistenza umana. Montaigna condanna qualsiasi tentativo dell'uomo di evadere i propri limiti, e qualsiasi lamento circa la sorte e la condizione umana. L'uomo deve saper accettare in modo lucido, la propria "miserabile condizione" e la propria sorte. L'uomo non può essere più di quel che è. Montagna passa da un orientamento storico a un orientamento scettico, per trovare il suo equilibrio in una posizione socratica. Stoicismo e scetticismo consentono all'uomo di realizzare la propria libertà spirituale. La prospettiva scettica porta Montaigne, a soppesare, tutto ciò che è autentico possesso dell'uomo partendo dalla conoscenza sensibile. La conoscenza sensibile manca di ogni criterio, sicuro, per distinguere le apparenze vere da quelle false. Noi non riusciamo a controllare le nostre percezioni sensibili. Descartes e Pascal si collegheranno poi a Montaigne avendo lo sguardo rivolto all’uomo. 7) ARISTOTELE E PLATONE : si suppone ci sia stata una disputa tra i due filosofi per capire quale fosse il superiore tra i due pilastri del pensiero greco. La polemica fu iniziata da Giorgio Gemisto Pletone (GGP), chi era il promotore di un'unificazione totale delle credenze religiose fondate sul platonismo. Le intemperanze politiche di GGP, provocarono le ire di molti aristotelici soprattutto di, Giorgio Trapezunzio, che era dalla parte di Aristotele. Una posizione più moderata è assunta dal cardinale Basilio Bessarione, lui non voleva condannare o difendere Platone o Aristotele, piuttosto voleva dimostrare la possibilità del loro accordo di fondo. Bessarione pensa che ci sia una leggera superiorità di Platone rispetto ad Aristotele, poiché Platone si è avvicinato più di Aristotele alla verità del cristianesimo. Nascono quindi due diversi interessi culturali: platonici erano coloro che ponevano in primo piano l'esigenza della rinascita religiosa e vedevano nel ritorno al platonismo la condizione di questa rinascita; aristotelici erano coloro che tendevano soprattutto alla rinascita della ricerca razionale e della filosofia naturale vedendo nell’aristotelismo, la condizione per la libera ricerca naturalistica**.

  1. CUSANO** : È uno dei protagonisti principali di questa disputa, aveva voce platonica. Nacque in Germania, ma si trasferì a Padova, durante un viaggio in Grecia entrò in diretto rapporto con la filosofia greca grazie al confronto con i pensatori e teologi greci. La sua opera principale è "la dotta ignoranza”, Cusano sostiene che la conoscenza è possibile solo a condizione che ci sia un'omogeneità tra ciò che già si conosce e ciò che si vuole conoscere. Quando ciò che si vuole conoscere non ha alcuna proporzione (omogeneità) con ciò che si conosce (ne è lontanissimo), non resta che proclamare la propria ignoranza, considerata un'ignoranza "dotta", un'ignoranza consapevole e fondata su buoni motivi. Questo è il caso della conoscenza di Dio, questo è infinito, tra il finito e l'infinito non c'è alcuna proporzione e quindi l'uomo può avvicinarsi alla verità su Dio ma non può mai raggiungere una verità completa.

9) PICO DELLA MIRANDOLA : nato a Firenze, nel 1463. La sua filosofia mirava a unire e sintetizzare le dottrine più diverse, della sapienza orientale, dei greci (principalmente Platone e Aristotele), del Medioevo. C'era il forte desiderio per una sintesi universale del sapere, la rigenerazione contemporanea della vita religiosa e della vita filosofica dell’uomo. Con l'iniziativa di pico della mirandola, ci fu un avere propria discussione tradotti per racchiudere i capisaldi della sapienza universale.l'orazione del "de hominis dignitate", doveva essere il discorso di inizio di questa disputa. Questa orazione verte intorno alla superiorità dell'uomo sulle altre creature, tema favorito gli umanisti. Essendo l'uomo nella creazione, l'ultima “cosa” creata, essendo tutti gli altri beni già stati attribuiti alle altre creature, Dio stabilì che l'uomo avesse tutti questi beni, comuni in lui. L'uomo, aveva tra l'altro, la scelta di scegliere il suo posto nel mondo, il suo aspetto e la sua prerogativa (privilegio riconosciuto). La rigenerazione può avvenire solo attraverso il ritorno alla sapienza originaria che si è dispersa e moltiplicata nelle varie dottrine religiose e filosofiche. Gli obiettivi della speculazione di pico, sono la pace, l'unione e l'amicizia tra gli uomini. Questi obiettivi sono raggiungibili solo se l'uomo riesce a farli fondere nel suo sapere e nelle sue credenze religiose. Pico dedica “Heptalus”, per la dimostrazione dell'accordo tra il racconto biblico della creazione e il platonismo, dimostrando anche l'accordo tra Platone e Aristotele. Pico esalta la magia naturale che subordina l'ordine del mondo. Pico della mirandola sostiene che la cabala, serva penetrare i misteri divini e che sia una sorta di accordo con le dottrine della chiesa, della filosofia cristiana, di Pitagora e di Platone. Ammette l'astrologia matematica o speculativa, rigetta però l'astrologia giudiziale o divinatrice, poiché se questa fosse vera l'uomo non sarebbe libero. L'uomo essendo l'essere più alto della creazione, non può dipendere dai corpi celesti, poiché sono a lui inferiori. **10) VEDI DIETRO IL TESTO SULLA DOTTA IGNORANZA.

  1. RINASCIMENTO E POLITICA** : i l Rinascimento voleva anche la rinnovazione della vita associata. Il ritorno alle origini, viene inteso da un lato come ritorno di una comunità storica, alle proprie origini storiche. Dall'altro come ritorno al fondamento stabile universale e quindi al riassestamento e alla riorganizzazione della società sulla propria base naturale. Lo storicismo e il Gius naturalismo sono i due aspetti politici principali per la rinnovazione.lo storicismo abbandona la connotazione teologica.il Giusnaturalismo, basato sullo storicismo e sul diritto naturale, perde anche lui le implicazioni teologiche. 12) LO STORICISMO - MACHIAVELLI : dedicò la sua vita al tentativo di realizzare una comunità politica italiana, ne riconosceva un ritorno alle origini della storia d’Italia. L'indagine storiografica aveva come obiettivo l'individuazione delle origini. Il "principe" e i “discorsi sopra la prima deca di Tito Livio" mostrano l'unità tra giudizio storico e giudizio politico. Nei "discorsi", Machiavelli afferma che l'unico modo per sfuggire alla decadenza, è quello di ridursi verso i loro principi: tutti i principi hanno in sé qualche bontà che consentono alle comunità di recuperare la loro vitalità primitiva. Machiavelli identifica come origine della nazione italiana, il periodo della Roma repubblicana, è indispensabile riconoscere il significato autentico di quel periodo storico e trarne il maggior insegnamento possibile, è anche necessario riconoscere le condizioni dalle quali o attraverso le quali il ritorno deve essere realizzato. Per Machiavelli è molto importante la ricerca dell'oggettività storica e realismo politico. Machiavelli identifica nella prima nella figura principale di uno Stato, un principe, questo ha il compito di attenersi alla realtà dei fatti e affrontare ad occhi aperti tutte le esigenze dei suoi compiti. E come se il principe deve presupporre che tutti gli uomini siano cattivi, dando pari conseguenze a tutti.la moralità del popolo non sempre coincide con la moralità propria del singolo cittadino. Il male che commetter principe deve essere sempre rivolto al bene e quindi all'utilità dei sudditi, altrimenti ci sarebbe la rovina. Ma che avelli pensa che la fortuna sia come un arbitro solo per la metà delle azioni umane e lascia governare dagli uomini stessi l'altra metà o poco meno. La fortuna manifesta la sua potenza soprattutto dove non c'è, una “ordinata virtù”. L'uomo alla possibilità di opporsi alla fortuna prestando attenzione alla storia e facendo riferimenti al passato. L'uomo può riuscire a dominare la fortuna se non si abbandona gli eventi ma si impegna, traendo dal passato, gli ammaestramenti per l’avvenire 13) LO STORICISMO - GUICCIARDINI : guicciardini ha una prospettiva più individualistica rispetto a quella di Machiavelli, considera la realtà politica dal punto di vista del "suo particolare" (la sua condizione e l'interesse personale). Guicciardini, come Machiavelli, ritiene che l'uomo non debba lasciarsi trasportare dalla sorte, ma affidarsi alla riflessione e all'esperienza.sottolinea la necessità dell'impegno attivo dell'uomo nella realtà politica, di un realismo vigile e operoso. Guicciardini apprezza la fede, che produce l’ostinazione grazie alla quale l'uomo può trovare la via del successo. Il ruolo della fortuna si configura come pura

filosofia (conoscere l'essere è il divenire delle cose), l’astrologia (utilizzo degli influssi celesti per curare le malattie), l’alchimia (serve per conoscere la quintessenza delle cose per la guarigione) e la virtù (per determinare i limiti e la condotta del proprio comportamento). Con il “fiat” divino è nata la materia originaria, costituita da tre principi materiali: il "solfo", il sale e il mercurio. Questi tre principi materiali costituiscono la materia, i quattro elementi del mondo e ogni corpo della natura. La forza che muove gli elementi è l’Archeus (lo spirito animatore). Le forze sono costituite dai loro arcani (attività incosciente e istintiva dell’Archeus). La quintessenza e l'estratto corporeo di una cosa ottenuto mediante la separazione dell'elemento dominante dagli altri elementi mescolati. Non è quindi il quinto elemento, ma uno dei quattro elementi: quello che domina la costituzione della cosa e ne esprime la natura fondamentale. Nella quintessenza sono riposti gli arcani, cioè le forze operanti, rifacendosi all'alchimia, serve alla medicina per le guarigioni. In Italia Girolamo Fracastoro si lega ad Agrippa, Gerolamo Cardano si lega invece a Paracelso. 17) LE CITTÀ : abbiamo già ben visto, la città dell'isola di Utopia di Tommaso moro. Ma non è l'unico a teorizzare una città ideale, lo fanno anche Campanella e Bacone. 18) LA CITTÀ DEL SOLE - CAMPANELLA : la fisica e la metafisica di Campanella, costituiscono il fondamento di una riforma religiosa, che dovrebbe riunire il genere umano in una sola comunità politica. Cerca di realizzare il suo ideale di uno Stato teologico universale. Delineò la sua, "città del sole”, descrive lo stato perfetto, governato da un principe sacerdote (sole o metafisico), assistito da tre principi collaterali: Pon (potestà), Sin (Sapienza)e mor (amore). Le caratteristiche di questo stato sono la comunanza dei beni e delle donne e la religione naturale. La religione dei solari (cittadini della città del sole), è dettata dalla pura ragione, identifica nel cristianesimo la più vicina religione a quella naturale, la quale se privata dagli abusi sarà "la signora del mondo”. La religione naturale è innata in tutti gli uomini ed è il fondamento di tutte le religioni positive, è la norma che misura il valore delle varie religioni. Inoltre Campanella si propone come un riformatore della morale della religione cattolica, così da adeguarla al meglio alla religione naturale. Nell’ “Ateismo sconfitto”, dimostra che il cattolicesimo è la sola religione conforme a ragione, e quindi la sola destinata a diventare veramente universale, in un'altra opera cerca di convincere tutti i popoli a convertirsi al cattolicesimo. Questa riforma lascia i mutati i dogmi e la gerarchia della chiesa ma lascia l'ordine e la semplicità del periodo patristica. Il suo atteggiamento alla religione cattolica non è religioso ma filosofico e naturalistico, con ciò si inserisce nei piani della chiesa della controriforma. 19) LA NUOVA ATLANTE - BACONE : ricorre al pretesto di Tommaso moro nell'utopia, Bacone immagino un "paradiso" della tecnica, in cui fossero portati a compimento le invenzioni e ritrovati di tutto il mondo. L'isola viene descritta come un enorme laboratorio sperimentale, nella quale gli abitanti cercano di conoscere quelle che sono le forze nascoste della natura. I numi tutelari sono i grandi inventori di tutti i paesi e le sacre reliquie sono gli esemplari delle più rare e rilevanti invenzioni. I “saggi”, contengono analisi, sottili ed erudite, di vita morale e politica. Secondo Bacone le scienze si fondano sulla memoria (sulla fantasia), e sulla ragione. Bacone era un abile cortigiano, senza scrupoli. Voleva rendere la scienza attiva e operante al servizio dell'uomo, la concepì diretta alla costituzione di una tecnica che doveva dare all'uomo il dominio di ogni parte del mondo naturale.