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Riassunto libro nello sciame, università di macerata
Tipologia: Sintesi del corso
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Secondo Marshall Mcluhan noi siamo storditi, ciechi, sordi e muti di fronte alla collisione con il medium elettrico di Gutemberg. (1964) Oggi con il medium, la società è come riprogrammata ma non ha compreso a pieno questo cambiamento. Il medium fa sì che l’individuo, in un qualche modo, cambi il suo comportamento, la sua percezione del vivere insieme. Non facciamo caso a ciò che ci dà effettivamente. Il rispetto Una società senza rispetto sfocia nel sensazionalismo. Il rispetto sta alla base della sfera pubblica. Quando il rispetto viene meno, la società è corrotta. La decadenza della sfera pubblica e la mancanza di rispetto sono due fattori direttamente proporzionali tra loro. Oggi non c’è rispetto per la sfera pubblica, c’è una totale assenza di distanza per il privato, l’intimità è messa in mostra e il privato è diventato pubblico. Senza distanza, l’individuo non ha alcun pudore. La comunicazione digitale riduce le distanze tra sfera pubblica e sfera privata. La medialità è nociva per il rispetto. La comunicazione digitale favorisce l’esibizione pornografica dell’intimità e della sfera privata. I social network sono uno spazio di esibizione del privato. Il medium privatizza la comunicazione trasferendo le informazioni private al pubblico. Non esiste più una sfera in cui l’individuo non è un’immagine, o perlomeno non è un prodotto visivo. I Google Glass trasformano l’occhio umano in una macchinetta fotografica e noi siamo perennemente sotto i riflettori, quindi, non c’è più una sfera privata. L’anonimato sicuramente non aiuta. Riduce il rispetto delle due sfere sociali (pubblico e privato). Il nome è la base del riconoscimento. Se io “ci metto la faccia”, sono responsabile di ciò che dico, pubblico o scrivo. E se lavoro per un’azienda il nome può anche generare fiducia, può generare fede nel nome. Ma il medium digitale azzera il nome e di conseguenza l’identità. SHITSTORM : pratica online che consiste in una tempesta di insulti, commenti negativi e offensivi nei confronti di una persona, un gruppo o di un’azienda. Le peculiarità sono la crudeltà dei commenti, estremamente brutali che porta ad una diffusione virale dei commenti in una reazione a catena. Nasce da Facebook principalmente per poi approdare in tutti gli altri social network. Anche Telegram ne è a conoscenza. Lo shitstorm è un fenomeno associato anche al furto di profili per produrre contenuti offensivi, violenti e denigratori con il solo scopo di far perdere tutti i seguaci e chiudere così il gruppo o il profilo. L’obbiettivo della shitstorm è la distruzione. Questo è l’esempio lampante della mancanza di rispetto e dell’indiscrezione. Ma è anche un genuino fenomeno della comunicazione digitale. Chi prende parte alla comunicazione non consuma le informazioni solo in modo passivo, bensì anche il modo attivo, perché pur non volendo le produce. Consumatore e produttore sono la stessa cosa nel mondo digitale. Ma ovviamente questo crea dei conflitti per quanto riguarda il potere (che segue un modello top-down, ossia dall’alto verso il basso. La shitstorm è uguale. La shitstorm è un reflusso comunicativo che distrugge l’ordinamento del potere. Il potere di un medium si preoccupa che la comunicazione vada in modo liscio e rapido in un’unica direzione: ossia chi detiene il potere. La presenza del potere rende inverosimile la selezione attiva. Il potere come medium tende a vertere verso il sì. Il SÌ è sempre meno rumoroso del NO (Caso dei VAX e NOVAX del covid). Il rispetto, esercita un effetto simile a quello del potere. La persona rispettabile è vista come una sottospecie di modello che va seguito. L’imitazione, nel caso del potere è un’obbedienza preventiva. Dove svanisce il rispetto, la shitstorm diventa chiassosa. Il rispetto, al contrario del potere, non è una relazione asimmetrica. Spesso abbiamo rispetto per dei modelli o per dei superiori, ma ciò non eslcude che il rispetto possa essere reciproco. Ovviamente la shitstorm ci dimostra che viviamo in una società priva di rispetto reciproco. La società dell’indignazione Le ondate di indignazione sono efficaci per mantenere l’attenzione e si sviluppano di fronte a degli avvenimenti che hanno una rilevanza sociale o politica molto ridotta. La società dell’indignazione è priva di compostezza e contegno. Questa società non ammette alcun tipo di dialogo. Il contegno è costitutivo per la sfera pubblica e invece la distanza è necessaria per la creazione della sfera pubblica. L’indignazione digitale non è cantabile. Non è capace né di azione, né di narrazione. Rappresenta uno stato effettivo. SMART MOBS : assembramento intelligente di gruppo finalizzato a compiere un’azione collettiva, organizzato mediante una convocazione a catena tramite siti internet o tramite messaggi di posta elettronica.
Nello sciame Gustave Le Bon, definisce l’epoca moderna come “L’età del folle”. Essa costituirebbe un momento critico in cui il pensiero umano è in procinto di trasformarsi. La voce del popolo ha raggiunto il predominio. A Le Bon la massa appare come una manifestazione del nuovo rapporto di potere. Per Le Bon l’insurrezione delle masse porta alla crisi della sovranità quanto al declino della civiltà. Le masse sono le distruttrici della civiltà. La crisi di oggi è sicuramente la rivoluzione digitale. La nuova folla è chiamata “Sciame digitale”. Ma lo sciame digitale non è una folla, dal momento che è composto da individui isolati. Allo sciame manca, dunque, l’anima della folla. Non riesce a generare un concetto di noi, bensì genere soltanto un concetto di singolo. Anche nella shitstorm non troviamo una voce di massa, ma una voce di singoli individui, per questo viene percepita come frastuono. Per McLuhan l’homo electronicus è un uomo della folla. È come uno spettatore ad una partita di calcio in uno stadio globale sportivo. Come lo spettatore allo stadio è nessuno così lo è l’uomo della folla perché viene privato della sua identità digitale. Come dicevamo prima non esiste più una distinzione tra sfera pubblica e sfera privata. Lavora in modo anonimo sul sé, quindi è tutt’altro che nessuno, anzi. E’ più che altro qualcuno che ambisce all’attenzione. L’individuo digitale è un hikikomori, auto segregati che siedono davanti al display, mostrando il loro qualcuno e facendo sì di attirare l’attenzione. I media digitali isolano gli individui. LA MASSA: Ha una voce unica, un’anima, un noi. Si riuniscono fisicamente. La massa genera potere. LO SCIAME: Prende in considerazione solo il singolo individuo. Si riuniscono tramite gli smart mobs. Il singolo non genera potere, ma solo rumore. Shitstorm, fanne parte dello sciame perché si rivolgono al singolo individuo umiliandolo. La moltitudine, una combinazione di singolarità che comunicano tra loro attraverso la rete ed agiscono insieme, si oppone all’interno dell’impero, contro l’impero. (Hardt e Negri). La moltitudine sono tutti coloro che lavorano sotto il comando del capitale e che lo rifiutano. È la reale forza produttiva del nostro impero. L’impero è alimentato dalla vitalità della moltitudine. La moltitudine è un'unica classe che ha senso solo all’interno di una moltitudine di classi. Fanno parte della moltitudine tutte quelle persone che contribuiscono al sistema capitalistico. La de-medializzazione Il medium digitale è situato nel presente. La comunicazione digitale si contraddistingue perché le informazioni raggiungono il destinatario senza intermediari. I ricettori di un messaggio sono passivi. E’ anche vero che oggi nella comunicazione mediale non siamo più dei recettori passivi, siamo dei recettori e emittenti attivi. Non ci accontentiamo più di ricevere informazioni, ma vogliamo produrle e comunicarle. Siamo consumatori e produttori. Fatta eccezione per la radio che è un media che non ammette nessun tipo di interazione, è dunque una comunicazione unilaterale. Questo doppio ruolo (attivo-passivo) fa aumentare la circolazione delle informazioni a dismisura. I blog, ad esempio, de-medializzano la comunicazione. Oggi ogni individuo vuole dire la sua senza nessun intermediario. Ogni individuo vuole accaparrarsi delle informazioni in modo passivo e farle sue in modo attivo per poi distribuirle autonomamente. La de-medializzazione mette in difficoltà anche la democrazia. Quella della de-medializzazione è una richiesta alla trasparenza e alla partecipazione. Il medium digitale minaccia il principio di rappresentanza. La rappresentanza agisce secondo il media dell’esclusività, mentre la de-medializzazione ambisce alla massificazione. La politica necessita di un potere di informazione, piena sovranità sulla distribuzione e sulla creazione di informazioni. La riservatezza appartiene alla comunicazione politica. La costante osservazione mediatica ha portato i politici a non parlare più di temi e posizioni che avrebbero potuto creare tensioni, nemmeno nelle cerchie più ristrette. Questo perché, un fattore che bisogna sempre valutare, è il fatto che ci possa essere qualcuno che riferisca informazioni alla stampa. Anche la letteratura europea è minacciata dai media. Questo perché? Perché la comunicazione digitale sta prendendo il sopravvento. I nuovi mezzi di comunicazione sono affidabili ma provocano un enorme frastuono. Hans l’intelligente Nella comunicazione la componente verbale è molto limitata. La comunicazione umana è costituita da una forma di comunicazione non verbale come la gestualità, la mimica facciale o il linguaggio del corpo Il medium digitale priva la comunicazione di tattilità e corporeità. Per la comodità della comunicazione digitale cerchiamo in ogni modo di evitare il contatto fisico e reale con le persone. Lo smartphone ha la funzione di uno specchio digitale aprendo uno spazio narcisistico e ci si rinchiude in una sfera dell’immaginario lavorando con un metodo di input-
di mano, perché non si prendono in mano. I Google Glass sono una parte del corpo Questi occhiali completano la società dell’informazione, perché la fanno coincidere con l’Essere. Tutto ciò che non è informazione non è. I Google Glass accantonano tutto ciò che non è informazione. Potere e informazione non vanno di comune accordo tra loro. Il potere è segreto, inventa la verità per avere più potere e per insediarsi. I cacciatori di informazioni invece vedono il potere come barriera per le informazioni. Per questo pretendono trasparenza. I mass media creano un rapporto di potere, un dominio. Creano però comunicazione simmetrica. Il destinatario dell’informazione è al tempo stesso chi la trasmette. Ma i mass media hanno qualcosa in comune con il potere. Il potere rafforza la comunicazione asimmetrica. Più la comunicazione è asimmetrica, più c’è potere. Dal soggetto al progetto Oggi si dovrebbe scrivere l’ontologia Heideggeriana, perché si crede di non essere soggetti sottoposti ma progetti che concepiscono e ottimizzano sé stessi. Lo sviluppo del soggetto in progetto era già in corso prima del medium digitale. Solo il medium digitale porta a compimento il processo. Quello digitale è un medium di progetto. Secondo Lusser, noi non siamo più soggetti di un mondo oggettivo dato, bensì progetti di mondi alternativi. L’uomo è un artista che progetta mondi. Nell’universo digitale, si perdono tutte le grandezze fisse, non c’è nessun soggetto o oggetto. Dice Lusser - “Noi dobbiamo pensarci come curvature o cavità nel campo delle relazioni che si intersecano fra loro” -. Gli albori della comunicazione digitale erano dominati dall’utopismo. Anche Flusser ha un’idea di sciame creativo. Secondo lui essere umano significa essere connesso telematicamente con gli altri. Riconoscersi reciprocamente. Flusser la mette sul lato religioso. Come se il media fosse il messia e noi non riuscissimo a farne a meno. La società dell’informazione è una strategia per abolire il Sé isolato. Noi esistiamo gli uni per gli altri e nessuno esiste solo per sé stesso. La comunicazione digitale ci dà l’idea di prossimità, di un qualcosa che ci rende felici facendo sparire la distanza spazio-temporale. Ma questa visione di Flusser, di comunicazione digitale come messianismo non si è avverato. Bensì la comunicazione digitale verte molto di più sul concetto di Noi. Aggrava l’isolamento dell’uomo e distrugge lo spazio pubblico. La comunicazione digitale è denominata dal narcisismo, non dall’amore per il prossimo. E’ una macchina egotica e non altruista. Quella di oggi è una società che ci porta ad isolarci dal mondo che ci circonda e non a pensare al prossimo. Il momos della terra Nella comunicazione digitale il dolore del lontano non esiste. Siamo tutti vicini anche se lontani. Fantasmi digitali Secondo Kafka, già lo scrivere lettere per comunicare con gli altri, era una creazione di fantasmi in ogni dove. Per Kafka, dunque, la nuova generazione è più chiassosa, più rumorosa, spudorata. L’internet delle cose produce nuovi spettri. Ciò che prima era muto ora inizia a parlare. La comunicazione automatica tra le cose nutrirà sempre di più i fantasmi rendendo così il mondo, un posto spettrale. Oggi le cose perdono sempre più il loro significato, si sottomettono alle informazioni nutrendo i fantasmi. L’informazione costituisce ciò che è economicamente, socialmente e politicamente concreto. Il nostro ambiente diventa sempre più spettrale. La comunicazione oltre che assumere una forma spettrale, è anche virale. È contagiosa nel momento in cui si svolge su un piano emotivo o affettivo. Un’informazione si diffonde furiosamente in rete anche se non ha alcuna rilevanza, o ne ha poca (come il covid è stato pompato a livello mediale). Nessun medium è capace di questo contagio virale. Tor è il nome della rete sotterranea nella quale ci si può muovere in modo totalmente anonimo. È l’abisso digitale che si sottrae ad ogni visibilità. Affaticamento informativo Ormai oggi, è tutto intrattenimento anche ciò che è raccapricciante, umiliante ecc. Tutto ci intrattiene, qualsiasi cosa sia fruibile e livello visivo. La comunicazione digitale è favorita dal “mi piace”. La rapida circolazione delle informazioni accelera la circolazione del capitale. Oggi siamo tutti malati di IFS (Information Fatigue Syndrome). Questa è una malattia che colpisce gli individui che assimilano troppe informazioni causando al loro sistema psicologico alcuni problemi, quali, bassa soglia dell’attenzione e difficoltà di analisi. Non riusciamo a ridurre le cose essenziali. Per noi oggi è tutto essenziale, non lasciamo nulla indietro. Troppe informazioni atrofizzano la
capacità di giudizio. Più informazioni ci sono più il mondo diventa meno spettrale. L’informazione continua contribuisce a trasformare la comunicazione da comunicativa a cumulativa. Crisi della rappresentazione L’era della fotografia digitale segna la fine del reale. Oggi il rapporto della rappresentazione è compromesso e disturbato. Dal cittadino al consumatore Negli anni ’70 esiste QUBE, un sistema interattivo via TV in cui si poteva essere politicamente attivi, o attivi in generale all’interno della società. Avevi una tastiera e una scelta da fare, bastava cliccare la tua preferenza per essere un cittadino attivo. Oggi, quello che una volta era il QUBE, si chiama PULSANTE DEL MI PIACE. Non c’è più differenza tra votare e comprare, sono entrambi sinonimi di scelta. Il consumatore compra ciò che GLI PIACE. Nella politica, gli elettori si comportano come i consumatori. Scelgono un candidato che GLI PIACE e lo scelgono, lo comprano. Internet sostituirà definitivamente il seggio elettorale. Anche l’attività del governo si avvicina al marketing, il sondaggio politico assomiglia ad una ricerca di mercato. Gli umori negativi degli utenti vengono risolti tramite nuove offerte sempre più allettanti. Siamo diventati utilizzatori passivi. Protocollare l’intera vita La società dell’informazione scredita ogni fede. Il fatto di raccogliere informazioni in così poco tempo è nocivo per la fiducia. L’odierna crisi della fiducia è causata dai media. La connessione in rete facilita la raccolta delle informazioni. La società della trasparenza diventa la società della sorveglianza. Ogni click che faccio viene registrato e tutto ciò che compio diventa ricostruibile. Lasciamo tracce digitali dietro di noi, sempre. La nostra vita digitale si imprime nella rete. Sorveglianza e controllo sono essenziali nell’era digitale. Il fatto di controllare la nostra vita digitale sostituisce la fiducia. Gli abitanti del digitale si connettono l’uno con l’altro e comunicano intensamente. Vivono nell’illusione di essere liberi perché ognuno sorveglia l’altro. Facebook e Google lavorano come servizi segreti traendo profitto dalle informazioni che carpiscono. Oltre a loro anche un’altra grande azienda detentrice dei Big Data di quasi ogni cittadino americano, fornì, ai tempi dell’ISIS, il profilo di undici sospettati per l’attentato. Le cose intorno a noi ci osservano, per questo stiamo diventando una società di controllo. Dai Google Glass, siamo passati ai Data occhiali che ci consentono di essere perennemente fotografati e filmati da estranei. Ognuno di noi indossa una videocamera sempre accesa trasformando così l’occhio umano in una videocamera di sorveglianza. VEDERE=SORVEGLIARE Psicopolitica La nostra società è dotata di psicopotere grazie alla sorveglianza digitale. I nostri pensieri sono controllati. Non esistono più teorie sul comportamento umano. Con i dati che le grandi aziende possiedono non serve più chiedersi “come mai?”, è così e basta. Con tutte le informazioni che abbiamo possiamo prevedere, quasi, i modelli di comportamento. La teoria è un’ipotesi che ci indica che mancano dei dati indispensabili. Il data-mining rende visibili comportamenti che altrimenti a noi resterebbero sconosciuti (inconscio-digitale). Lo psicopotere sorveglia, controlla, influenza gli uomini dall’interno impossessandosi del comportamento sociale delle masse. La società della sorveglianza digitale sviluppa tratti totalitari.