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Riassunto libro nello sciame, Appunti di Comunicazione di Massa

Riassunto libro nello sciame per il corso di comunicazione di massa

Tipologia: Appunti

2021/2022

Caricato il 23/04/2023

giorgia-sartoretto
giorgia-sartoretto 🇮🇹

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RIASSUNTO NELLO SCIAME, VISIONI DEL DIGITALE DI BYUNG – CHUL – HAN
Senza rispetto
Rispettare significa distogliere lo sguardo, è un riguardo che implica una distanza. La distanza che noi dovremmo mantenere
viene schiacciata dalla modalità in cui noi interpretiamo il reale; tutto questo nell'epoca attuale è venuto a mancare e prevale
la dinamica dello spettacolo (spetacolarizzazione) che implica lo sguardo di chiunque, messa a disposizione dello sguardo di
qualsiasi elemento. La spetacolarizzazione è il contrario della distanza.
La distanza è ciò che distingue il respectare dallo spectare. Una società senza rispetto, senza pathos della distanza sfocia in una
società del sensazionalismo. Il rispetto costituisce il fondamento della sfera pubblica. Dove esso viene meno, quest'ultima si
corrompe. La decadenza della sfera pubblica e la crescente mancanza di rispetto si determinano a vicenda. La sfera pubblica
presuppone che si distolga lo sguardo dal privato.
Oggi però domina una totale assenza di distanza: l’intimità è messa in mostra e il privato diventa pubblico.
La comunicazione digitale riduce le distanze e questo comporta l’erosione delle distanze mentali.
C’è quindi un'esposizione del privato nell'ambito pubblico, il medium digitale privatizza la comunicazione trasferendo la
produzione delle informazioni dal pubblico al privato.
Roland Barthes definisce la sfera privata quella “zona di spazio, di tempo, in cui io non sono un'immagine o un oggetto”, il
privato è la sfera in cui io sono pienamente una persona; il pubblico è l'ambito in cui io offro un'immagine di me, il privato
invece è la dimostrazione di me stesso. A considerarla così, noi oggi non avremmo più alcuna sfera privata, dal momento che
non esiste più una sfera nella quale io non sia un immagine, dove non ci sia alcuna macchina fotografica, io sono
continuamente auto-esposto all'immagine di me stesso. Il medium digitale privatizza ma allo stesso tempo rende pubblico. Il
rispetto è vincolato al nome. La comunicazione anonima incoraggia la mancanza di rispetto; ciò implica il fatto che una
persona scriva delle cose che non avrebbe mai il coraggio di pronunciare in presenza e questo crea delle violenze online
(campagne d'odio o cyber bullismo).
Anche la shitstorm è anonima: in ciò consiste la sua violenza, perché ci sentiamo in grado di dire qualsiasi cosa. (Shitstorm
“tempesta di merda” è una pratica organizzata online che consiste in una tempesta di insulti, di commenti negativi e offensivi
nei confronti di una persona, un gruppo o più ampiamente di un'azienda.)
Nome e rispetto sono in una stretta relazione: il nome è alla base del riconoscimento che avviene sempre nominativamente.
Quindi la fiducia può essere definita in una fede del nome.
Le cause della shitstorm sono molte. È un fenomeno della comunicazione digitale, può essere causata dalla mancanza di
rispetto e dall'indiscrezione; è diversa dalla comunicazione tradizionale legata al medium analogico della scrittura: è
un'esplosione di contenuti negativi, commenti offensivi e violenti in rete. Provoca un istantaneo manifestarsi dello stato
d’eccitazione. Sotto questo aspetto il medium digitale è un medium dell’eccitazione.
La connessione digitale favorisce la comunicazione simmetrica e chi ne prende parte produce attivamente le informazioni in
quanto ognuno è insieme trasmittente e ricevente, consumatore e produttore.però la comunicazione del potere procede in
un’unica direzione ovvero dall’alto verso il basso e il riflusso comunicativo distrugge l’ordinamento del potere. → shitstorm
come reflusso
La shitstorm monta nello spazio che il potere e l’autorità occupano in modo debole.il potere come medium di comunicazione
si preoccupa che essa scorra rapida in un’unica direzione. La selezione attiva di chi detiene il potere è in un certo senso
rispettata silenziosamente da chi vi è sottoposto. È un frastuono comunicativo.
La visione o la selezione attiva della persona rispettabile e spesso assunta e adottata senza opposizioni le obiezioni e la
persona rispettabile è limitata come un modello.limitazione corrisponde, nel caso del potere, all'obbedienza preventiva.
Il potere è una relazione simmetrica che fonda un rapporto gerarchico.
Il rispetto, al contrario, non è necessariamente una relazione asimmetrica: spesso si ha rispetto per dei modelli o per i
superiori ed è possibile un rispetto reciproco che si fonda su un rapporto di riconoscimento. Così anche chi detiene il potere
può avere rispetto per chi vi è sottoposto.
La società dell'indignazione
Le ondate di indignazione servono a mobilitare e mantenere alta l'attenzione; hanno una natura volatile e non sono in grado di
strutturare il discorso e lo spazio pubblico per questo sono incontrollabili e instabili. si sviluppano spesso di fronte a degli
avvenimenti sociali o politici dalla rilevanza ridotta.
La società dell'indignazione è una società priva di contegno, dominata dall'isteria e dall'insistenza in cui non è ammesso alcun
dialogo o discorso. Il contegno però è fondamentale per la sfera pubblica, così come anche la distanza. Le ondate di
indignazione presentano un’identificazione minima con la società e quindi non costruiscono nessun noi stabile.
Han richiama l'idea di ira = emozione che strutturava il pensiero:
 L'iliade per esempio è un canto d'ira (la prima parola del poema è menin = ira), è un'ira narrativa ed epica perché produce
determinate azioni; l'indignazione digitale invece non è cantabile perché non produzione né azione né narrazione.
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RIASSUNTO NELLO SCIAME, VISIONI DEL DIGITALE DI BYUNG – CHUL – HAN Senza rispetto Rispettare significa distogliere lo sguardo, è un riguardo che implica una distanza. La distanza che noi dovremmo mantenere viene schiacciata dalla modalità in cui noi interpretiamo il reale; tutto questo nell'epoca attuale è venuto a mancare e prevale la dinamica dello spettacolo (spetacolarizzazione) che implica lo sguardo di chiunque, messa a disposizione dello sguardo di qualsiasi elemento. La spetacolarizzazione è il contrario della distanza. La distanza è ciò che distingue il respectare dallo spectare. Una società senza rispetto, senza pathos della distanza sfocia in una società del sensazionalismo. Il rispetto costituisce il fondamento della sfera pubblica. Dove esso viene meno, quest'ultima si corrompe. La decadenza della sfera pubblica e la crescente mancanza di rispetto si determinano a vicenda. La sfera pubblica presuppone che si distolga lo sguardo dal privato. Oggi però domina una totale assenza di distanza: l’intimità è messa in mostra e il privato diventa pubblico. La comunicazione digitale riduce le distanze e questo comporta l’erosione delle distanze mentali. C’è quindi un'esposizione del privato nell'ambito pubblico, il medium digitale privatizza la comunicazione trasferendo la produzione delle informazioni dal pubblico al privato. Roland Barthes definisce la sfera privata quella “zona di spazio, di tempo, in cui io non sono un'immagine o un oggetto”, il privato è la sfera in cui io sono pienamente una persona; il pubblico è l'ambito in cui io offro un'immagine di me, il privato invece è la dimostrazione di me stesso. A considerarla così, noi oggi non avremmo più alcuna sfera privata, dal momento che non esiste più una sfera nella quale io non sia un immagine, dove non ci sia alcuna macchina fotografica, io sono continuamente auto-esposto all'immagine di me stesso. Il medium digitale privatizza ma allo stesso tempo rende pubblico. Il rispetto è vincolato al nome. La comunicazione anonima incoraggia la mancanza di rispetto; ciò implica il fatto che una persona scriva delle cose che non avrebbe mai il coraggio di pronunciare in presenza e questo crea delle violenze online (campagne d'odio o cyber bullismo). Anche la shitstorm è anonima: in ciò consiste la sua violenza, perché ci sentiamo in grado di dire qualsiasi cosa. (Shitstorm “tempesta di merda” è una pratica organizzata online che consiste in una tempesta di insulti, di commenti negativi e offensivi nei confronti di una persona, un gruppo o più ampiamente di un'azienda.) Nome e rispetto sono in una stretta relazione: il nome è alla base del riconoscimento che avviene sempre nominativamente. Quindi la fiducia può essere definita in una fede del nome. Le cause della shitstorm sono molte. È un fenomeno della comunicazione digitale, può essere causata dalla mancanza di rispetto e dall'indiscrezione; è diversa dalla comunicazione tradizionale legata al medium analogico della scrittura: è un'esplosione di contenuti negativi, commenti offensivi e violenti in rete. Provoca un istantaneo manifestarsi dello stato d’eccitazione. Sotto questo aspetto il medium digitale è un medium dell’eccitazione. La connessione digitale favorisce la comunicazione simmetrica e chi ne prende parte produce attivamente le informazioni in quanto ognuno è insieme trasmittente e ricevente, consumatore e produttore.però la comunicazione del potere procede in un’unica direzione ovvero dall’alto verso il basso e il riflusso comunicativo distrugge l’ordinamento del potere. → shitstorm come reflusso La shitstorm monta nello spazio che il potere e l’autorità occupano in modo debole.il potere come medium di comunicazione si preoccupa che essa scorra rapida in un’unica direzione. La selezione attiva di chi detiene il potere è in un certo senso rispettata silenziosamente da chi vi è sottoposto. È un frastuono comunicativo. La visione o la selezione attiva della persona rispettabile e spesso assunta e adottata senza opposizioni le obiezioni e la persona rispettabile è limitata come un modello.limitazione corrisponde, nel caso del potere, all'obbedienza preventiva. Il potere è una relazione simmetrica che fonda un rapporto gerarchico. Il rispetto, al contrario, non è necessariamente una relazione asimmetrica: spesso si ha rispetto per dei modelli o per i superiori ed è possibile un rispetto reciproco che si fonda su un rapporto di riconoscimento. Così anche chi detiene il potere può avere rispetto per chi vi è sottoposto. La società dell'indignazione Le ondate di indignazione servono a mobilitare e mantenere alta l'attenzione; hanno una natura volatile e non sono in grado di strutturare il discorso e lo spazio pubblico per questo sono incontrollabili e instabili. si sviluppano spesso di fronte a degli avvenimenti sociali o politici dalla rilevanza ridotta. La società dell'indignazione è una società priva di contegno, dominata dall'isteria e dall'insistenza in cui non è ammesso alcun dialogo o discorso. Il contegno però è fondamentale per la sfera pubblica, così come anche la distanza. Le ondate di indignazione presentano un’identificazione minima con la società e quindi non costruiscono nessun noi stabile. Han richiama l'idea di ira = emozione che strutturava il pensiero: L'iliade per esempio è un canto d'ira (la prima parola del poema è menin = ira), è un'ira narrativa ed epica perché produce determinate azioni; l'indignazione digitale invece non è cantabile perché non produzione né azione né narrazione.

La dispersione generale che contraddistingue la società di oggi, non permette all'energia epica dell'ira di sorgere. Il dialogo e il discorso implicano una capacità di pensare al di là dell'indignazione e progettare un'azione efficace che implica una mediazione con il contesto reale, se però non c'è nulla oltre l'indignazione non c'è alcun dialogo o discorso. Nello sciame Oggi ci troviamo in un Passaggio critico del quale sembra essere responsabile la rivoluzione digitale. La nuova folla si chiama sciame digitale e ha caratteristiche che la differenziano radicalmente dalla classica folla. Il significato di “Sciame" sta nel fatto che la nuova folla indignata si chiama, appunto, sciame digitale, la folla è qualcosa di strutturato con un'idea che la tiene assieme e diventa parte di qualche cosa attraverso un'idea unitaria; lo sciame digitale invece è formato da individui che restano sempre singoli ma che perdono la propria connotazione di originalità. Byung-Chul Han parla di un contesto in cui noi siamo soli, ma all'interno di una moltitudine di soli, ovvero lo sciame, che non possiede un'anima e uno spirito. È composto da individui isolati, persone che pensano di essere connesse, ma in realtà sole e, a differenza delle folle, non si radunano in grandi spazi chiusi come anfiteatri o stadi. La folla è strutturata in senso politico, ha caratteristiche che non vanno attribuite al singolo, ma ad una grande e unica persona. Ma gli sciami si dissolvono con la stessa rapidità con cui si sono formati, dal momento in cui non sviluppano energie politiche a causa della loro fugacità. Lo sciame digitale invece è formato da individui che si uniscono ma non formano un “NOI", non è contraddistinto da alcun accordo che compatti gli individui; non si esprime con una sola voce come la folla. Per McLuhan l'homo electronicus è un uomo della folla: lo definisce come abitante del globo terrestre e connesso con tutti gli altri uomini, come fosse spettatore in uno stadio sportivo. L'homo digitalis invece è un “Nessuno": conserva la sua identità privata anche quando entra a far parte dello sciame. Si esprime in forma anonima anche se effettivamente è un Nessuno quindi si può definire come un "Qualcuno anonimo". Gli abitanti digitali della rete non si riuniscono ma danno vita a un assembramento senza riunione, una massa senza spiritualità (hikikomori). I media elettronici radunano gli uomini, mentre i media digitali li isolano. Critica a Negri e Hardt: secondo i due filosofi, la globalizzazione sviluppa due forze contrapposte: da un lato istituisce una gerarchia di potere capitalistica cioè l'Impero; dall'altro invece crea la cosiddetta “moltitudine", un insieme di individui singoli che comunicano tra loro attraverso la rete ed interagiscono. Riprendendo un modello ormai superato, cioè quello della classe e della lotta di classe, i due filosofi definiscono la “moltitudine" come una classe che è capace di un agire comune e l'Impero è intenso come violenza dello sfruttamento esercitato da altri. Il discorso sulla classe però ha senso solo se si considera una pluralità di classi: nella "moltitudine" vi è un'unica classe di cui fanno parte tutti quelli che contribuiscono al sistema capitalistico; nell'Impero nessuno domina: rappresenta lo stretto sistema capitalistico che sovrasta tutti, oggi è quindi possibile uno sfruttamento senza dominio. Negri e Hardt non conoscono la logica dell'auto-sfruttamento che è più efficace dello sfruttamento da parte di altri; non si rendono conto di un'evoluzione sociale contraddistinta da una generale affermazione della solitudine, una disgregazione del collettivo e la scomparsa della solidarietà. De-Medializzazione: Il medium digitale è un medium di presenza: la sua temporalità è il presente immediato. La comunicazione digitale si contraddistingue per il fatto che le informazioni vengono prodotte, inviate e ricevute senza l'intervento di intermediari, esse non sono guidate e filtrate da un mediatore: l'azione dell'istanza mediatrice è sempre più abolita. Un medium elettronico classico ammette soltanto una comunicazione unilaterale e i recettori del messaggio sono condannati alla passività. Oggi la società dell'opinione e dell'informazione si fonda su una comunicazione de- medializzata, in cui siamo anche emittenti e produttori attivi in quanto vogliamo produrre e comunicare le informazioni in modo attivo.quindi il medium digitale offre sia finestre per l’osservazione passiva, sia porte attraverso le quali diffondere le informazioni che abbiamo prodotto. La de- medializzazione è favorita soprattutto dai social network: ciascuno produce e diffonde informazioni e fa sì che i giornalisti appaiano del tutto superflui e anacronistici. Ognuno di noi vuole essere presente e vuole presentare, consumatore e produttore e quindi la rappresentazione lascia posto alla presenza e all'instaurazione di dinamiche sempre diverse tra le quali l'abbassamento di una questione politica a livello degli elettori. Si passa da una politica rappresentativa ad una di presenza, voglio essere io il politico, partecipare attivamente. É un nuovo modo di voler partecipare; delego a qualcuno la realizzazione del progetto e non voglio che mi prendano come punto di riferimento su come vanno i soggetti, manca la progettualità. La riservatezza appartiene alla comunicazione politica,

● La comunicazione digitale è povera di sguardo, non vi è più uno sguardo diretto, ma solamente tramite schermi. Il medium digitale ci allontana sempre più dall'Altro. Lo sguardo è l'Altro nell'immagine che mi osserva, mi tocca, mi affascina. È il punctum che spezza il tessuto omogeneo dello studium. Quando io guardo l'altro e l'altro a sua volta mi guarda, il suo sguardo mi invade con la sua pretesa di sottopormi ad esso, ed è così che si crea il vero incontro. Non può esserci incontro senza negatività. Non esiste un volto trasparente: il volto che desideriamo è sempre un poco ovvero messo in ombra. Questa negatività dell’ombra è costitutiva per il desiderio. Fuga nell'immagine Oggi le immagini non sono solo riproduzioni, ma sono anche dei modelli. Diventano il terreno nel quale noi ci rifugiamo per essere migliori, più belli, più vivi. Il medium digitale completa quel rovesciamento iconico che fa sembrare le immagini più vive, più belle, migliori rispetto alla realtà percepita come imperfetta. Le immagini, quindi, sono consumate, si diffondono perché sono consumabili. Le immagini che offrono una realtà ottimizzata annullano proprio l’originario valore iconico dell’immagine. Le immagini vengono addomesticate, in modo da essere rese consumabili. Questo addomesticamento delle immagini porta alla scomparsa della loro stravaganza. Vengono ridotte, così, alla loro verità. Grazie al medium digitale oggi produciamo enormi quantità di immagini. Anche questa massiccia produzione di immagini può essere interpretata come una reazione di difesa e di fuga. Il delirio dell'ottimizzazione investe oggi pure la produzione di immagini: davanti alla realtà. Percepita come imperfetta, ci rifugiamo nelle immagini. Non si tratta di religioni, ma di tecniche di ottimizzazione, con l'aiuto delle quali ci opponiamo alla fattività come il corpo, il tempo, la morte ecc. Il medium digitale è de-fatticizzante. Questo medium non ha età, destino e morte in quanto in esso il tempo stesso è congelato. Nell’immagine digitale sono cancellati il divenire e l’invecchiare ed è caratterizzata da una presenza e da un presente permanente. Es. “ Sindrome di Parigi“: il turisti giapponesi vedono una grande differenza tra l’immagine ideale di Parigi che hanno prima del viaggio e la realtà della città che si discosta notevolmente da quell’immagine ideale.le belle foto, come immagini ideali, schermano dalla sporca realtà. Es. La finestra sul cortile di Hitchcock, 1954: il protagonista è un fotografo giornalista che, costretto all'immobilità per essere rotto una gamba, si trova a passare le giornate osservando fuori dalla finestra. Mette in luce il tema della doppia osservazione, ovvero colui che guarda si trova ad essere osservato lui stesso. Dall'agire al giocare con le dita Il verbo della storia è l'agire. La caratteristica dell'essere umano è quella di essere in grado di costruire delle cose che lo aiutano a stare al mondo. La storia dell'uomo si costruisce grazie alla capacità di agire. Hannah Arendt lo definisce il potere di "porre un initium", ossia di dar origine a qualcosa di totalmente diverso. Inoltre, Arendt eleva la natalità, l'esser nato a condizione ontologica dell'agire. Ogni nascita promette un nuovo inizio. Agire significa realizzare un nuovo inizio, ovvero far cominciare un mondo nuovo. A causa del capitalismo e del digitale è avvenuta una trasformazione. Oggi viviamo in un tempo di morti viventi, nel quale l'esser-nati ma anche il morire sono divenuti impossibili. La natalità costituisce il fondamento del pensiero politico, mentre la mortalità rappresenta il dato di fatto sul quale si infiamma il pensiero metafisico. Così intesa, l'era digitale dei morti viventi non è politica né metafisica: piuttosto, è postpolitica e postmetafisica. La nuda vita, che bisogna prolungare a ogni costo, è priva di nascita e di morte. L'era digitale è un'era postnatale e postmortale. Oggi dunque la nostra caratteristica fondante non è più la capacità di agire, ma qualcos'altro. La nostra attività fondamentale non è più quella di usare le mani, ma sembra essere quella di spostare nel nostro smartphone, attraverso le dita, applicazioni che ci sostituiscono nell'azione diretta e implicano una progressiva incapacità di agire in maniera reale ed efficace sul mondo. (Dall'agire al giocare con le dita) L'uomo del futuro, immateriale, non sarà un lavoratore, un homo faber, ma un giocatore, un homo ludens. Al posto delle mani subentrano le dita, invece di agire l'uomo gioca con le dita. Tanto la manipolazione quanto la lavorazione presuppongono una resistenza: anche l'azione deve superare una resistenza. Essa contrappone l'Altro, il Nuovo, a ciò che è dominante: in essa è insita una negazione. Il suo pro è contemporaneamente un contro. L'odierna società positiva, invece, evita tutte le forme oppositore e così elimina le azioni. In essa dominano unicamente diversi stati dell'Uguale. Han sostiene che per esserci una vera e propria azione deve esserci uno scontro con una negatività, una diversità. Quando questo non avviene abbiamo un continuo stare nello stesso uguale. L'era digitale non è quella dell'ozio, ma della prestazione. L'ozio inizia là dove il lavoro cessa completamente. Il tempo dell'ozio è un altro tempo. Non ci accorgiamo che continuiamo ad invadere il nostro spazio vitale di contenuti di lavoro. Tutto viene alleggerito ma nasconde una dinamica ancora più micidiale dello sfruttamento capitalista, ovvero che siamo invisibilmente sempre al lavoro. Oggi non abbiamo altro tempo, se non quello del lavoro, non stacchiamo mai la spina. Siamo

completamente assorbiti dal tempo del lavoro, e le persone sono in continua concorrenza tra loro. Per sopravvivere a questa concorrenza, attuiamo volontariamente una sottomissione a meccanismi di lavoro che fanno coincidere il tempo di vita con il tempo di lavoro. I dispositivi digitali producono nuova costrizione perché grazie alla loro mobilità trasformano ogni luogo in un posto di lavoro e ogni tempo in un tempo di lavoro. Dagli smartphone che promettono più libertà deriva la costrizione a comunicare. La parola digitale rimanda al dito che conta in quanto l’uomo digitale gioca con le dita nel senso che conta e calcola ininterrottamente perché il digitale assolutizza il numerare e il contare. Oggi tutto viene trasformato in qualcosa di contabile per poter essere tradotto nel linguaggio della prestazione e dell’efficienza. Dal contadino al cacciatore Heidegger non concepisce l'agire dalla vita activa: la “mano che propriamente agisce" è piuttosto "la mano che scrive". In questo modo la sua essenza si manifesta come scrittura e non come azione. Per Heidegger la mano è il medium dell’"Essere" che indica il terreno d'origine di senso e verità, la “mano che scrive" comunica con l'Essere. La macchina da scrivere porta al declino della mano che scrive ed anche i dispositivi digitali aggravano ancora di più la cosa; la mano di Heidegger pensa invece di agire: ogni movimento della mano si compie attraverso il pensiero e poggia su questo. Heidegger associa la mano al pensiero, quindi al logos che appare come abitua del contadino che coltiva il linguaggio come un campo, lo ara e lo dissoda, comunicando così con la terra che si nasconde. Il contadino deve ascoltare la terra e obbedirle. La "terra" del contadino di Heidegger è completamente opposta al digitale: il mondo digitale genera una costrizione alla trasparenza; la “terra" al contrario si sottrae ad ogni tipo di trasparenza. La trasparenza è l'essenza dell'informazione, nonché l'andatura del medium digitale. L'informazione è additiva e cumulativa, a differenza della verità che invece è esclusiva e selettiva e non si incontra spesso; l'informazione inoltre, è esplicita mente il sapere molto spesso è implicito ma molto più stabile temporalmente rispetto all'info che invece è breve e fugace. Oggi siamo cacciatori: alla ricerca di una preda, i cacciatori vagano per la rete come fosse un terreno di caccia digitale; a differenza dei contadini, i cacciatori sono mobili. L'uomo nell'epoca delle macchine non è del tutto libero dall'habitus del contadino perché è ancora vincolato alla macchina come suo nuovo padrone; essa lo costringe a funzionare passivamente: il lavoratore è visto secondo la dialettica servo padrone. Il medium digitale produce una nuova tipologia di lavoro: l'utente e il suo dispositivo digitale costituiscono un'unità, i nuovi cacciatori operano attivamente con i loro dispositivi mobili. Non si espongono al pericolo perché vanno a caccia di informazioni digitali. I cacciatori digitali pretendono la trasparenza perché non possono scovare verità spesso inventate come accade per il potere o il segreto; il medium digitale è de-interiorizzato. La radio, per esempio, crea un rapporto di potere in cui il destinatario è consegnato passivamente a una voce: la comunicazione è asimmetrica e procede in un solo verso. Il potere quindi, ha la capacità di rafforzare la comunicazione asimmetrica ma i media digitali invece, realizzano un rapporto maggiormente comunicativo cioè una comunicazione simmetrica: il destinatario è allo stesso tempo mittente. Dal soggetto al progetto Il contadino heideggeriano è un soggetto, termine che significa essere-sottoposto-a. II contadino si sottomette al nomos della terra: l'ordinamento terreno produce soggetti. Secondo Heidegger, il medium digitale porta a compimento di un processo entro il quale il soggetto comincia ad essere trasformato in progetto; quello digitale è un medium di progetto. Digital turn Per Flusser, l'uomo è un artista che progetta mondi alternativi: scompare la differenza tra arte e scienza perché entrambi sono un progetto. Flusser fonda una nuova antropologia sul "cristianesimo ebraico" per cui l'uomo è considerato solo “polvere". Nel mondo digitale quindi si perdono tutte le grandi certezze: non c'è né soggetto, né oggetto. La comunicazione digitale libera l'uomo dal Sé isolato e produce uno spazio di risonanza; rende possibile l'esperienza di una prossimità che rende felici, di un attimo che fa sparire ogni dimensione spazio-temporale. Tutto questo non si è avverato. La comunicazione digitale di oggi distrugge lo spazio pubblico ed incrementa il senso di isolamento dell'uomo. La comunicazione digitale è dominata dal narcisismo e non dall’amore per il prossimo. Il progetto nel quale il soggetto si libera, è una figura di costrizione: vengono limitate le prestazioni dell'uomo. Oggi viviamo in una fase molto particolare in cui la libertà produce a sua volta costrizioni. Il nomos della terra L'ordinamento terraneo poggia su un fondamento: la legge del nomos, “Legge celeste che determina la posizione degli astri". L'ordinamento terraneo è costituito da muri, confini e fortezze; ad esso è riconducibile anche il "carattere" fermo abbandonato dell'homo digitalis. Categorie come spirito, azione, pensiero o verità appartengono a questo ordinamento e vengono sostituiti con quelle dell'ordinamento digitale: l'azione viene sostituita dalle operazioni, ovvero azioni atomizzate all'interno di un processo

Dal cittadino al consumatore Negli anni 70 negli Stati Uniti esisteva un sistema interattivo di TV via cavo chiamato QUBE Che rendeva possibile varie procedure attraverso uno schermo. Questo sistema secondo Flusser permette di scomporre le decisioni esistenziali in decisioni atomiche la cui efficacia è immediata. da questo sistema lui immagina una democrazia diretta di villaggio nel quale contano solo sapere competenza, dove i politici sono sostituiti dagli esperti che amministrano e ottimizzano il sistema.lega questo sistema a una forma di vita utopistico nella quale il tempo libero e l’impegno politico coincidono. Il pulsante mi piace è la scheda elettorale digitale, internet o lo smartphone sono i nuovi seggi e il click del mouse o una rapida digitazione sostituiscono il discorso elettorale. Il comprare non presuppone alcun discorso: il consumatore compra ciò che gli piace, segue il proprio istinto individuale. Mi piace è il suo motto. Egli non è un cittadino: il cittadino si caratterizza per la responsabilità nei confronti della comunità, che invece manca al consumatore. Nell'agorà digitale, nella quale seggio e mercato, polis ed economia coincidono, gli elettori si comportano come consumatori. umori negativi sono risolti attraverso nuove offerte, qui non siamo più agenti attivi ma utilizzatori passivi. Protocollare l'intera vita Nel panottico digitale non è possibile alcuna fiducia, che anzi non è neanche necessaria. La fiducia è un atto di fede che diventa obsoleto di fronte a informazioni facilmente disponibili. La società dell'informazione scredita ogni atto di fede. La crisi della fiducia è causata anche dai media: la connessione in rete facilita la raccolta di informazioni a tal punto che la fiducia come pratica sociale perde sempre più significato e cede al controllo. Nella società della trasparenza tutte le informazioni possono essere procurate in modo facile e veloce, da qui deriva la logica dell'efficienza; ogni movimento sul web viene registrato e il protocollare completamente l'intera vita sostituisce la fiducia. Al posto del big brother, c'è il big data. La società della sorveglianza digitale presenta una struttura panottica (vedi sopra); gli abitanti del panottico vivono nell'illusione della libertà, si auto-illuminano (parallelismo con l'auto-sfruttamento, più efficace dello sfruttamento da parte di altri); nel panottico, la preoccupazione di dover rinunciare alla propria sfera privata e intima cede al bisogno di esporsi senza pudore alla vista ossia dove libertà e controllo diventano indistinguibili. Nel panottico ciascuno osserva e sorveglia l'altro; non ci spiano solo i Servizi segreti di Stato ma anche Facebook o Google: illuminano le nostre vite per trarre profitto dalle informazioni che ricavano. Veniamo continuamente sorvegliati, anche dalle cose che usiamo quotidianamente: esse inviano informazioni su cosa facciamo e cosa non facciamo, senza sosta. Operano per protocollare la nostra intera vita. Es. Google glass ci consentono di essere costantemente fotografati e filmati da estranei, ognuno indossa praticamente una telecamera di sorveglianza quindi ciascuno sorveglia ogni altro. Psicopolitica Secondo Foucault il potere non è più in mano ad un sovrano, ma è un biopotere: mira a produrre delle forze, a farle crescere e riordinale. Interviene nei processi biologici e nelle leggi dalle quali la popolazione è guidata. Oggi la nostra società sta cambiando ancora, il panottico digitale non è una società biopolitica ma una società della trasparenza psicopolitica: quindi, al biopotere si sostituisce lo psicopotere. La psicopolitica è in grado di leggere e controllare i pensieri: è a-prospettica. Il biopotere non permette alcun accesso alla psiche degli uomini mentre lo psicopotere si introduce all'interno dei processi psicologici. L'analisi dei big data permette di conoscere modelli di comportamento che rendono possibile anche delle previsioni: al posto dei modelli basati su ipotesi subentra il confronto dei dati. La correlazione sostituisce la causalità. La possibilità di ricavare modelli di comportamento delle masse dai big data annuncia l'inizio di una psicopolitica digitale. La cinepresa è un medium che porta alla luce l'inconscio-ottico; il data mining rende visibili modelli di comportamento collettivi dei quali non siamo mai consci come singoli. Così questo rende accessibile l’inconscio collettivo. L'inconscio ottico possiamo chiamarlo anche inconscio-digitale: lo psicopotere è più efficace del biopotere perché sorveglia, controlla ed influenza gli uomini dall'interno. La psicopolitica digitale si impossessa del comportamento sociale delle masse e la società della sorveglianza digitale, che ha accesso all’inconscio collettivo, sviluppa tratti totalitari: ci insegna al controllo. Finisce così l’era della biopolitica e inizia quella della psicopolitica digitale.