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Sanguineti letteratura contemporanea
Tipologia: Dispense
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Edoardo Sanguineti (1930-2010) è stato il maggiore teorico ed esponente poetico del Gruppo 63 , il movimento di Neoavanguardia che negli anni ’60 rivoluzionò la letteratura italiana. Il contesto culturale della sua affermazione fu quello dei primi anni ’60, in pieno boom economico, quando un collettivo di giovani scrittori (tra cui Sanguineti, Eco, Balestrini, Arbasino, Giuliani, etc.) rifiutò in blocco sia il Neorealismo “ingenuo” sia la tradizione lirica ottocentesca, proponendo una letteratura sperimentale, polimorfa e contaminata con linguaggi non letterari. Sanguineti fu tra gli iniziatori: nel 1963 partecipò all’incontro fondativo del Gruppo 63 a Palermo e ne divenne uno degli ideologi principali. Il suo background includeva una solida formazione classica e un interesse per le avanguardie storiche (dal Surrealismo al Dadaismo) e per le nuove correnti europee (il teatro dell’assurdo, la poesia concreta, il nouveau roman francese). Sul piano ideologico, Sanguineti era marxista e fortemente critico verso la società consumistica nascente: si definiva un “anomalo” nel panorama borghese e usò la poesia come strumento di sovversione linguistica e sociale. Negli anni della contestazione (’68) fu vicino al movimento studentesco e successivamente militò in Democrazia Proletaria; fu persino deputato indipendente del PCI (dal 1979 al 1983). Il contesto storico che attraversò include quindi i turbolenti decenni ’60-’70 (proteste, terrorismo, riflusso), durante i quali egli mantenne una costante vena polemica e provocatoria. Negli ultimi decenni, in un contesto postmoderno, Sanguineti rimase un punto di riferimento per la sperimentazione e continuò a innovare (ad esempio collaborando con musicisti per poesia sonora ). In sintesi, Sanguineti va collocato al crocevia tra letteratura e impegno politico radicale: la sua è una “poesia sovversiva” nata in un ambiente di avanguardia militante.
Nato a Genova nel 1930, Sanguineti studiò presso quella stessa Università, laureandosi nel 1956 con una tesi su Dante (il che preannuncia il suo continuo dialogo coi classici). Nel 1956, a 26 anni, pubblicò la sua opera prima, il poemetto sperimentale Laborintus. L’opera fece scalpore per il suo linguaggio oscuro e innovativo. Negli anni successivi insegnò nelle scuole e poi divenne docente universitario di Letteratura italiana (a Salerno e a Genova). Partecipò attivamente alla vita culturale: oltre al Gruppo 63, fu redattore di riviste d’avanguardia come Il Verri. Sul piano personale, va segnalato che sposò Luciana Sanguineti, dalla quale ebbe due figli, e visse principalmente a Genova. Sanguineti alternò l’attività creativa con quella critica: fu anche critico letterario (studi su Dante, sulla poesia del Duecento, ecc.) e scrisse per giornali (negli ultimi anni rubriche su l’Unità e il Manifesto ). Negli anni ’70, come detto, si impegnò politicamente in prima persona; questa esperienza parlamentare fu breve, ma indicativa del suo volere “sporcarsi le mani” nella politica attiva. Continuò poi l’attività letteraria intensamente: pubblicò poesie fino agli anni 2000 e sperimentò anche generi diversi (romanzi, teatro, libretti d’opera, sceneggiature). Morì a Genova nel 2010. Elementi biografici notevoli: la formazione classica (che spiega la fittissima intertestualità della sua opera, piena di citazioni di Dante, Petrarca, Shakespeare, Joyce, Eliot ecc. ); il temperamento provocatorio (era famoso per le sue performance di lettura “gridata” e per atteggiamenti dissacranti verso la cultura ufficiale); la coerenza ideologica (restò sempre un marxista critico e un oppositore del “sistema” capitalistico, con toni che coniugavano rigore e ironia).
Wirrwarr (1972) – parola tedesca per “confusione”, anch’essa significativa del caos ricercato della sua poesia. Postkarten (1978) – “cartoline”: poesie brevi, quasi epigrammi, in cui accentua l’ironia e la parodia. Stracciafoglio (1980) – versi politici e satirici degli anni di piombo. Segnalibro (1982) – altra silloge; Bisbidis (1987) – titolo onomatopeico, raccoglie testi degli anni ’80; Senzatitolo (1992); Mikrokosmos (2004); Varie ed eventuali (2009) – ultime raccolte. Sanguineti pubblicò inoltre poesie visuali (collage di testi e immagini) e canzonette (scrisse testi per il cantautore Fossati).
La poetica di Sanguineti è intrinsecamente sovversiva e ludica. Egli concepisce la poesia come un atto di critica permanente verso il linguaggio e la società. Distruzione del linguaggio tradizionale: Caratteristica peculiare è la “dissoluzione del linguaggio” poetico tradizionale, perseguita attraverso sperimentalismi estremi. Sanguineti infrange sintassi, logica e semantica: i suoi testi mescolano registri elevati e triviali, termini tecnici e dialettali, lingue diverse, talvolta persino onomatopee e grafemi inconsueti. Questa volontaria anti-linearità sintattica e semantica crea nel lettore un effetto di spaesamento (straniamento brechtiano applicato alla poesia). Lo scopo era politico : colpire la “norma” borghese del discorso, mostrare che anche il linguaggio è un prodotto storico manipolabile. Poesia come critica sociale: Sanguineti unisce “arte poetica e critica sociale”, usando i versi per denunciare le ingiustizie e le contraddizioni del capitalismo. Nei suoi testi compaiono temi come l’ alienazione dell’individuo , la mercificazione dell’esistenza umana, la volgarità della società dei consumi. Spesso ciò è fatto in modo indiretto e satirico: ad esempio infilando marchi pubblicitari, slogan, elenchi di merci all’interno di un poema, oppure costruendo poesie fatte di dialoghi assurdi e grotteschi che mettono alla berlina il linguaggio dei media e della politica. Un caso emblematico è la poesia “Supermarket”, elenco di prodotti di consumo – la poesia si fa lista della spesa per mostrare la riduzione della vita a merci. Ironia e parodia: Lo stile di Sanguineti è anche ironico e giocoso , seppure con scopo serio. Egli spesso gioca con forme del passato (ha scritto sonetti, ballate, madrigali) ma riempiendole di contenuti incongrui o volgari, parodiando così la tradizione. Ad esempio Postkarten contiene epigrammi che sono come cartoline dai “luoghi comuni” : in poche righe smaschera ipocrisie o clichè linguistici. Questa ironia però è spesso amara: serve a evidenziare l’assurdità della condizione umana moderna. Contaminazione e intertestualità: Sanguineti è uno scrittore di immensa cultura , e le sue opere sono dense di riferimenti ai classici e non solo. Può citare Dante e Petrarca in un verso e in quello dopo inserire un verso di canzonetta pop o di filastrocca oscena. Questa contaminazione serve a demistificare il “sublime” mostrando come conviva col banale. Al contempo crea una fitta rete di allusioni: leggere Sanguineti è come trovarsi davanti a un collage in cui compaiono tasselli da tutta la storia letteraria e artistica. Ciò rende la sua poesia molto colta e complessa , ma anche stimolante perché “a ogni lettura rivela nuove sfumature”. Temi esistenziali – corpo, erotismo, morte: Nel magma dei suoi testi emergono spesso temi universali. Un tema importante è il corpo e la materialità : contrariamente alla poesia spiritualizzata, Sanguineti mette in scena il corpo in tutti i suoi aspetti, anche scabrosi (sesso, escrementi, malattie). Lo fa sia per provocazione (sfidare il perbenismo) sia per filosofia materialista : ricordare che siamo “animali”