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Riassunto Programmazione e Controllo
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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CAPITOLO 1 – ATTIVITA’ DI DIREZIONE E IL SISTEMA DI
MISURAZIONE DEI COSTI
Il management delle imprese per assicurare un uso efficiente ed efficace delle risorse necessita di un
adeguato sistema informativo amministrativo , che avvalendosi di una specifica strumentazione e di
efficaci supporti informatici, elabori dati elementari, monetari e non, e produca informazioni economiche
utili alla direzione, svolgendo un ruolo di supporto al governo dell’imprese. Il sistema informativo
amministrativo è costituito da tre elementi:
elaborazione;
informatiche, che trasformano gli input in output utili al management;
Queste informazioni devono essere indirizzate a coloro che, a vari livelli di organizzazione e con diverse
responsabilità, sono coinvolti nella direzione d’impresa. Si passa così ad un sistema di controllo direzionale.
Ogni azienda ha un sistema progettato ad hoc. Le finalità di questo sistema è quello di supportare il
management nell’attività di gestione e orientare i comportamenti degli operatori economici per favorire il
conseguimento di obiettivi di efficienza e di efficacia operativa. Le informazioni prodotte soddisfano
esigenze di:
programmare l’impiego futuro di risorse e controllare livelli di efficacia e efficienza;
economiche per gli stessi e valutare le prestazioni.
Gli strumenti alla base del controllo direzionale possono essere ordinati secondo una complessità
crescente:
dotarsi, poiché sono informazioni obbligatorie che devono essere prodotte per ragioni fiscali o
civilistiche. Questi strumenti non bastano per soddisfare esigenze conoscitive dell’impresa; per
questo vengono utilizzate le….
indici e flussi, per uno stato di apprezzamento continuo dello stato di salute dell’impresa.
Tutto ciò serve a supportare il management nelle decisioni.
Il costo di produzione, coincide con il valore monetario delle risorse impiegate per la realizzazione dei
processi di produzione economica messi in atto dalle aziende. Da non confondere con il concetto di costo
d’acquisto, ovvero quella quantità che ha origine in uno scambio monetario posto in essere per acquisire
un fattore di produzione. Il costo di produzione si compone di vari elementi che concorrono alla
realizzazione di un dato processo di produzione.
concorrono alla determinazione del suo costo di produzione;
produzione.
verrebbe meno;
compromettere la fabbricazione degli altri prodotti.
differenti ipotesi d’azione poste a confronto;
realizzata e quindi sono valori rilevanti;
sono valori irrilevanti,
componenti negativi di reddito, come gli interessi sul capitale di rischio, i compensi per il lavoro
svolto dal proprietario e gli affitti relativi a stabili dati in comodato d’uso all’azienda.
modificazioni strutturali. Nel breve si modificano sono i costi variabili, nel lungo anche quelli fissi.
attraverso un uso più o meno efficiente dei fattori posti sotto il suo controllo;
grandezze attraverso un uso più o meno efficiente dei fattori posti sotto il suo controllo
I fattori di produzione che possono essere ricondotti a uno specifico oggetto fanno riferimento a due ben
precise tipologie: fattori diretti e fattori indiretti. I primi sono calcolabili rispetto all’unità di prodotto
ricorrendo al procedimento diretto, qualunque esso sia l’oggetto di calcolo.
Prezzo di acquisto del fatt. produttivo x Quantità fatt. produttivo = costo diretto attribuito all’unità di prodotto
I secondi possono essere valorizzati sull’unità di output ricorrendo al procedimento indiretto, ovvero il
coefficiente di allocazione.
Costo diretto / base di ripartizione = coefficiente di attribuzione
Coefficiente di attribuzione x quota della base di ripartizione = quota di costo indiretto
CAPITOLO 2 – MISURAZIONE DEL COSTO PIENO UNITARIO
DI PRODOTTO: ORIENTAMENTO ALLE RISORSE E SISTEMA
DEI CENTRI DI COSTO
Per il calcolo del costo unitario di produzione occorre anzitutto definire la configurazione del costo di
prodotto. Le principali sono:
necessita di alcuna base di ripartizione.
utilizzando delle basi di ripartizione.
Secondo il primo approccio, tutti i costi di produzione sono considerati costi di prodotto e quindi attribuiti
all’unità di prodotto, in quanto concorrono al valore della produzione. Nel secondo approccio i costi
indiretti sono considerati costi di periodo e non costi di prodotto.
Tutti i costi indiretti possono essere attribuiti all’unità di prodotto o utilizzando un’unica base di
ripartizione, o utilizzando diverse basi di ripartizione (procedimento più accurato e attendibile). Per quanto
riguarda la seconda modalità, è possibile individuare due orientamenti:
Nell’orientamento ai fattori produttivi, le singole voci di costo indiretto sono scomposte e aggregate per
categorie omogenee di fattori produttivi come ammortamenti, lavoro indiretto, affitti ecc. A ciascuna
categoria si applica una base di ripartizione in grado di evidenziare la relazione che lega ciascuna tipologia
di fattore produttivo all’ottenimento del prodotto. Questo metodo risulta essere semplice ed adatto a
contesti aziendali caratterizzati da un basso grado di complessità.
L’orientamento funzionale, si basa essenzialmente sulla separazione tra costi di produzione (relativi ai
processi di trasformazione fisica) e costi generali (relativi agli altri processi aziendali quali amministrativi,
commerciali ecc). Anch’esso adeguato a situazioni aziendali semplici nelle quali prevalgono i costi diretti
rispetto ai costi indiretti.
Le finalità assegnate a questi approcci tradizionali sono la valutazione delle rimanenze e la determinazione
del prezzo di vendita
In contesti aziendali strutturalmente complessi, ne consegue la necessità di impostare la misurazione per
livelli intermedi, rappresentati dai centri di costo.
Il centro di costo è un’unità organizzativa caratterizzata da un certo ammontare di risorse assegnate, una
data tecnologia, un insieme omogeneo di risultati. Questo metodo pone importanza all’allocazione dei costi
ancor prima di imputare questi all’unità di prodotto. Questo metodo si articola in varie fasi ed in questo
modo è possibile conoscere i costi assorbiti da ciascun centro di costo e conoscere i costi dei centri di costo
assorbiti dall’unità di prodotto. Fasi:
CAPITOLO 3 - SISTEMA DI MISURAZIONE DEL COSTO
PIENO BASATO SULLE ATTIVITA’
La catena del valore disaggrega un’azienda nelle sue attività strategicamente rilevanti, allo scopo di
comprendere l’andamento dei costi e le fonti attuali e potenziali di differenziazione. Questo approccio
viene utilizzato poiché si guarda l’azienda come un insieme di attività, ciascuna delle quali può essere solo
la causa di un costo oppure anche la fonte di un vantaggio competitivo. La catena del valore è diversa per
ogni impresa e può quindi rappresentare una fonte di distinzione nei confronti dei concorrenti.
L’ activity-based costing rappresenta un’evoluzione del sistema di misurazione dei costi basato sui centri di
costo. L’assunto su cui si basa è che i prodotti, i servizi, i clienti consumano le attività del processo
produttivo, e queste ultime, utilizzando i vari fattori produttivi, generano i costi. I costi sono attribuiti alle
attività in base alle risorse da esso effettivamente assorbite, e al prodotto in base alle attività da esso
consumate, ottenendo un costo pieno di prodotto dato dalla somma dei costi di tutte le attività necessarie
per produrre e vendere il prodotto.
L’ABC è utile per:
La focalizzazione sulle attività consente il superamento della visione gerarchica, passando a guardare
l’azienda come un insieme di processi. Questo passaggio rappresenta uno dei più importanti requisiti per
migliorare la contabilità direzionale. Con esso inoltre si enfatizza che le attività che causano i costi generali
non sono solo quelle di fabbricazione e di vendita, ma anche quelle di supporto che migliorano l’offerta
aziendale e ne influenzano l’efficacia.
L’ABC si sviluppa in varie fasi:
individuazione delle attività, l’attività è un insieme di azioni o compiti elementari che hanno come
obiettivo quello di erogare un servizio o produrre un output che consenta all’impresa di comporre
un’offerta. Altra definizione di attività è quella di Lorino dove definisce un’attività come insieme di
compiti elementari realizzati da un individuo o da un gruppo che rispondono a un know-how
specifico che partono da un certo numero di input che permettono di ottenere un output destinato
ad un cliente esterno. Tutte le attività, compresi i legami esistenti tra esse e tra esse e le risorse
vanno a costituire la mappa delle attività. Due attività vanno considerate distintamente se o
rappresentano una percentuale significativa di costi aziendali, o il cost driver della prima attività e
diverso da quello della seconda, o una delle due attività è fonte di differenziazione per l’azienda.
Altre considerazioni: se due attività hanno in comune lo stesso input e output allora esse vanno
aggregate in un’unica attività. Maggiore aggregazione comporta una minore significatività del
driver prescelto; minore aggregazione comporta costi e maggiore complessità del sistema di
misurazione. Le attività possono essere classificate in:
individuazione dei processi, essi sono costituiti da un certo numero di attività correlate, che
generano un output globale unico, rivolto ad un cliente.
Attribuzione dei costi alle attività, dove le risorse riferibili in via esclusiva alle attività sono
oggettivamente attribuite alle stesse; mentre le risorse comuni a più attività sono attribuite
utilizzando i resource driver. Si tratta di attribuire i costi a degli aggregati intermedi (le attività) dai
quali i costi sono successivamente imputati agli oggetti di calcolo attraverso l’utilizzo di una base di
ripartizione che nel caso dell’ABC prende il nome di resource driver. Essi sono misure del consumo
delle risorse da parte delle attività e servono per attribuire i costi delle risorse alle attività. Ad
esempio per quanto riguarda il costo del personale, questo può essere calcolato sulla base del
numero di persone che svolgono l’attività o sulla base del tempo/uomo.
Imputazione dei costi delle attività agli oggetti di calcolo, ovvero l’imputazione dei costi dalle
attività ai prodotti, attraverso l’identificazione degli activity driver, ossia delle basi di ripartizione
che consentono di esprimere il legame di consumo delle attività da parte dell’oggetto di calcolo.
L’imputazione dei costi avviene calcolando il costo unitario dell’activity driver (ottenuto dividendo il
costo totale delle attività per il valore complessivo dell’activity driver) e si moltiplica per il valore
che l’activity driver assume con riferimento all’oggetto di calcolo. In aziende grandi e complesse si
possono creare gli activity-cost pool, ossia gruppi di attività caratterizzate dallo stesso activity
driver. Un numero ottimale di driver che un’azienda dovrebbe utilizzare dipende dal livello di
precisione desiderato dall’azienda e dalla complessità del mix produttivo. È consigliato utilizzare un
unico driver, in presenza di minore varietà dei prodotti, minori costi relativi delle attività, minore
diversità del volume di produzione; ciò aumenta la significatività dell’unico driver. Il consumo che
l’oggetto di calcolo fa delle attività è contenuto nella distinta delle attività o BOA (Bill of Activities).
In esso sono elencate le attività necessarie per conseguire un certo risultato, e le relative quantità
necessarie.
Individuazione dei cost driver, ovvero le determinanti di costo (cost driver). Non bisogna
confondere resource, activity e cost driver poiché:
delle attività ai prodotti o ad altri soggetti di costo;
quindi influenza l’ammontare delle risorse consumate da una data attività; a un’attività
possono essere associati più cost driver.
La forza innovativa dell’activity-based costing non risiede dunque nel dissolvimento della particolare
distinzione tra costi fissi e variabili, ma nella reinterpretazione del concetto di variabilità, che viene riferito
non all’impiego dei fattori produttivi bensì alle attività
CAPITOLO 4 - CONTESTI PRODUTTIVI DIFFERENTI:
PRODUZIONI SU COMMESSA E PROCESSI A FLUSSO
CONTINUO
Si caratterizzano per un basso grado di continuità dei flussi di produzione e per l’elevata possibilità di
distinzione dei singoli prodotti. Tali caratteristiche sono comuni alle produzioni per singole unità, e la
produzione per lotti. L’obiettivo è pervenire ad un costo specifico di prodotto. A tal fine è utile distinguere i
costi di commessa in due macro categorie:
materie prime, manodopera diretta e servizi specifici;
coefficiente di imputazione.
Per quantificare i costi diretti di commessa vengono utilizzati documenti extracontabili come il modulo del
prelievo dei materiali (documento dove vengono annotati giornalmente tipo, quantità e prezzo di acquisto
dei materiali prelevati per la commessa) e il cartellino dei tempi (dove vengono annotati per ogni
dipendente impiegato nella fase produttiva, la ripartizione giornaliera dei tempi di lavoro e inoltre sono
specificati i codici delle commesse a cui il dipendente ha lavorato). Tutti i costi diretti infine sono riepilogati
nella scheda di commessa.
Per i costi indiretti, invece, occorre individuare una base di allocazione in grado di riflettere il principio di
casualità dei costi alla commessa. L’operazione si svolge in questo modo:
Costi indiretti
Unità totali della base di allocazione
unità delle basi di allocazione riferite alla specifica commessa
𝐶𝑜𝑠𝑡𝑖 𝑖𝑛𝑑𝑖𝑟𝑒𝑡𝑡𝑖 𝑑𝑖 𝑐𝑜𝑚𝑚𝑒𝑠𝑠𝑎 = CDA 𝐱 Unità della base di allocazione di commessa
È possibile individuare quattro differenti modalità di aggregazione:
criterio di allocazione e quindi in base a un unico CDA;
natura (manodopera indiretta, spese di energia, spese di manutenzione, ammortamenti);
omogenei sotto il profilo funzionale, quali acquisti, vendite, ricerca&sviluppo e per ciascun reparto
è individuata una base di ripartizione ed è calcolato un CDA di reparto.
progettazione, manutenzione, produzione.
Il CDA può essere calcolato su valori effettivi (CDA effettivo) o su valori stimati (CDA predeterminato); in
entrambi i casi i CDA devono essere applicati alle quantità effettive dell’elemento utilizzato come basi di
allocazione. L’esigenza di utilizzate CDA predeterminati sorge in quanto il CDA effettivo, basandosi su valori
consuntivi, può essere calcolato solo alla fine del periodo di riferimento e, quindi, il valore di costo pieno
della commessa è determinabile solo in tale momento.
Si caratterizzano per l’elevato grado di continuità dei flussi di produzione e per la scarsa possibilità di
distinguere i prodotti dal punto di vista unitario (ad esempio la produzione di idrocarburi nell’ambito di una
raffineria). Obiettivo è quello di pervenire ad un costo unitario medio di prodotto visto che la
determinazione di quello unitario specifico non risulta essere agevole.
Al fine di determinare il costo del prodotto finale, tutti i costi sostenuti nel periodo vengono accumulati
presso i reparti, calcolando per ognuno un costo medio unitario di reparto. Il costo medio di un reparto, è
trasferito a quello successivo, sempre seguendo il processo produttivo. Cosicchè il costo unitario medio del
prodotto finito corrisponde al costo unitario medio dell’ultimo reparto.
Costi totali di reparto
Unità prodotte
I costi delle aziende che realizzano queste produzioni possono essere:
costi indiretti comuni a più reparti, attribuiti sulla base di un CDA in grado di esplicitare il nesso di
casualità tra fattore produttivo e reparto.
In ogni reparto possono essere presenti prodotti in corso di lavorazione, a differenti stati di avanzamento
del processo; in relazione ad esso le produzioni realizzate possono essere classificate in 3 categorie:
Per il calcolo del costo medio di prodotto per reparto, è necessario fare riferimento alle unità equivalenti di
produzione (UEP), intese quali unità interamente trasformate che potrebbero essere ottenute a fronte
della quantità di fattore produttivo immesso.
𝑈𝐸𝑃 = Numero di unità 𝐱 % di avanzamento del processo
Nel caso di fattori produttivi immessi in momenti differenti del processo di trasformazione, è necessario
calcolare le UEP distinte per fattore produttivo.
𝑈𝐸𝑃 (𝑓𝑎𝑡𝑡𝑜𝑟𝑒) = Numero di unità 𝐱 % di utilizzo (fattore)
Le UEP complessive corrispondono per ciascun fattore a:
UEP prodotti finiti (fattore)
UEP rimanenze finali (fattore)
UEP Scarti (fattore)_________
UEP complessive (fattore)
Ovviamente il costo unitario medio di reparto si ottiene :
complessive; pertanto è necessario sottrarre dalle UEP complessive, le UEP relative alle
rimanenze iniziali.
medio di periodo; i costi unitari (UEP) relativi a ciascun fattore produttivo si ottengono
suddividendo i costi del periodo per le UEP di periodo;
quest’ottica è necessario distinguere le produzioni realizzate nei differenti periodi, poiché
ognuna è valorizzata al costo unitario medio del periodo nel quale è realizzata. Bisogna
porre attenzione soprattutto ai prodotti completati, essi coincidono con quelli avviati nei
periodi precedenti e sono valorizzate in parte in base ai costi dei periodi precedenti e in
parte in base ai costi del periodo. Nello specifico il delle unità completate e avviate in
periodi precedenti è pari alla somma fra il valore delle rimanenze iniziali e i costi sostenuti
nel periodo al fine di completare il processo produttivo. La determinazione dei costi di
completamento, avviene sulla base dei costi unitari medi di periodo, tenendo conto dello
stato di avanzamento inziale. Ogni unità completata e avviata in periodi precedenti
assorbe, per ciascun fattore produttivo, una quota di costo proporzionale all’avanzamento
del processo registrato nel periodo (100% - percentuale di utilizzo dei fattori produttivi elle
rimanenze iniziali)
𝐶𝑜𝑠𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑐𝑜𝑚𝑝𝑙𝑒𝑡𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 (𝑓𝑎𝑡𝑡𝑜𝑟𝑒) = Numero di unità (RI) 𝐱
costo untario medio di reparto (fattore) 𝐱 [100% − % di utilizzo (fattore) RI]
Possono essere definiti congiunti per motivi sia di natura economica sia di natura produttiva. Nel primo i
due o più prodotti sono congiunti nella fase di vendita, anche se questa non si realizza nello stesso
momento (es. vendita di rasoi e lamette). Nel secondo caso invece, i processi produttivi sono caratterizzati
dalla cosiddetta congiunzione tecnica, ovvero quando da medesimi fattori produttivi scaturiscono, in
quantità definite e non modificabili differenti tipologie di prodotti (es. dalla lavorazione del latte
scaturiscono inevitabilmente una serie di prodotti come panna e formaggio).
I processi per essere considerati congiunti devono soddisfare le seguenti condizioni:
processo, detto punto di split-off, che rappresenta il punto del processo produttivo a partire dal
quale è possibile distinguere le diverse tipologie di prodotti congiunti;
I processi congiunti, inoltre possono essere distinti in:
comparabili (es. nelle aziende estrattive, rame argento piombo e zinco);
vendita assolutamente non comparabili (es. processo di macellazione, distinguiamo le carni
destinate agli uomini e le carni destinate alla produzione di scatolame per animali). Il prodotto
principale ha un prezzo di mercato relativamente alto rispetto al sotto-prodotto.
Il problema di questo tipo di produzioni (congiunte) sta nell’allocazione dei costi comuni. Le metodologie
variano a seconda che la produzione sia congiunta in senso stretto o che ci siano prodotti principali e sotto-
prodotti.
Per quanto riguarda i prodotti principali e sotto-prodotti, i costi possono essere attribuiti in vario modo:
alternativi:
o L’ammontare dei costi congiunti da addebitare ai prodotti principali, coincide con il valore
che residua una volta detratto dagli stessi il valore totale di realizzo del prodotto
secondario (dato da prezzo di vendita del sotto-prodotto x quantità vendute); utilizzato
quando il sotto-prodotto è poco significativo
o L’ammontare dei costi congiunti da addebitare ai prodotti principali, coincide con il valore
che residua una volta detratto dagli stessi il valore netto totale di realizzo del prodotto
secondario (dato da prezzo di vendita del sotto-prodotto x quantità vendute – costi dopo lo
split-off); utilizzato quando il sotto-prodotto è più significativo
Per quanto riguarda i prodotti congiunti in senso stretto, l’allocazione dei costi comuni avviene attraverso:
quantità di costo e che i costi complessivi siano proporzionali ai volumi di produzione;
proporzionale al prezzo di vendita del prodotto congiunto;
al punto di separazione non può essere collocato immediatamente sul mercato ma esige di essere
sottoposto a lavorazioni successive.
quantità di fattore produttivo presente in un’unità di prodotto finito. La relazione tra quantità standard e
specifica di output può pertanto essere espressa come segue:
Specifiche di output
1 − % di materiale improduttivo
𝑆𝑝𝑒𝑐𝑖𝑓𝑖𝑐ℎ𝑒 𝑑𝑖 𝑜𝑢𝑡𝑝𝑢𝑡 = Qs 𝐱 ( 1 − % di materiale improduttivo)
Le quantità standard della manodopera diretta viene definita analizzando i tempi e metodi di impiego e cicli
di lavorazione. Stesso procedimento precedente viene fatto con la quantità standard della manodopera
diretta.
Specifiche di output
1 − % di tempi di lavoro improduttivo
𝑆𝑝𝑒𝑐𝑖𝑓𝑖𝑐ℎ𝑒 𝑑𝑖 𝑜𝑢𝑡𝑝𝑢𝑡 = Qs 𝐱 ( 1 − % di tempi di lavoro improduttivo)
Quindi in conclusione i costi standard tengono conto nella loro determinazione sia nella manodopera
diretta che nei materiali diretti e di quella percentuale di improduttività.
Questi costi indiretti di fabbricazione, non possono essere attribuiti in via immediata al prodotto,
necessitando l’esplicitazione di un fattore di collegamento o di una base di allocazione. Questi costi indiretti
possono essere fissi e variabili.
La determinazione degli standard relativi ai fattori produttivi indiretti variabili è di norma tenuta distinta da
quella dei fattori produttivi indiretti fissi. Nel primo caso, infatti, si tratta di fattori di produzione il cui
consumo è legato al livello di attività che si ipotizza di realizzare. Nel secondo caso, invece, si tratta di
fattori il cui consumo complessivo, all’interno di un determinato intervallo di rilevanza, non varia al variare
delle quantità prodotte, ma rimane costante.
Ne consegue che il costo variabile standard unitario è il costo che si prevede di sostenere per produrre
un’unità aggiuntiva di prodotto finito, mentre, il costo fisso standard unitario è un valore che deriva dal
rapporto tra costi fissi che si prevede di sostenere e i livelli di attività che si prevede di realizzare. Quindi
quest’ultimo valore muta in base ai volumi di produzione ipotizzati. La determinazione dei costi standard
indiretti (sia fissi che variabili) non è così semplice, così è possibile ricorrere a due approcci differenti:
standard di fattore produttivo per unità del fattore che funge da collegamento con il prodotto; la
quantità standard del fattore di collegamento per unità di prodotto;
volumi di produzione e ai costi indiretti sostenuti nel passato. Con questo metodo si perviene al
costo standard unitario senza definire il doppio standard fisico; il suo utilizzo si giustifica quindi in
situazioni di elevata stabilità strutturale. Applicazione:
𝐶𝑜𝑠𝑡𝑖 𝑖𝑛𝑑𝑖𝑟𝑒𝑡𝑡𝑖 𝑡𝑜𝑡𝑎𝑙𝑖 = Costi indiretti fissi totali + Costi indiretti variabili 𝐱 quantità
I principali metodi statistici utilizzati sono:
Metodo della perequazione grafica, l’equazione dei costi totali corrisponde a quella della retta
che descrive meglio l’andamento del grafico di dispersione; in questo grafico l’asse delle ascisse
rappresenta la serie storica dei volumi di produzione, l’asse delle ordinate la serie storica dei
costi indiretti di fabbricazione e quindi ogni punto sul grafico indica la combinazione
volume/costo indiretto relativa ad un determinato periodo.
Metodo del massimo e del minimo, l’equazione dei costi totali è quella relativa alla retta
passante per i punti di massimo costo e minimo costo delle serie storiche desiderate; il costo
standard unitario dei fattori indiretti è il coefficiente angolare di tale retta ed è determinato:
Costo massimo − costo minimo
Valore di produzione corrispondente al costo massimo −
valore di produzione corrispondente al costo minimo
Metodo dei minimi quadrati, metodo più preciso per la determinazione dell’equazione dei costi
indiretti totali; in questo caso l’equazione corrisponde a quella retta di regressione che
minimizza la somma dei quadrati della differenza tra costi indiretti teorici e costi indiretti
effettivi in corrispondenza dei differenti volumi di produzione.
La scheda di costo standard di prodotto è il documento dove sono sintetizzate tutte le informazioni relative
ai costi standard di ciascuna categoria di fattore produttivo ed evidenzia separatamente i costi variabili dai
costi fissi in quanto i primi hanno valore fondamentale per assumere corrette decisioni. Questa, oltre che
essere riferita al prodotto può essere riferita anche al reparto. Per ogni reparto viene preventivato
l’ammontare dei costi indiretti, sempre distinti nella parte fissa e nella parte variabile
Il budget flessibile è uno strumento che permette di far riferimento non a un unico livello di attività, ma a
differenti ipotesi gestionali; esso si concretizza in una pluralità di budget ciascuno costruito in
corrispondenza di un determinato volume di produzione.
Il meccanismo di feed-back, si basa sul confronto tra valori preventivi e valori consuntivi e sulla
determinazione dei relativi scostamenti. Le informazioni di questi sono fondamentali per intraprendere
azioni correttive volte ad eliminare i gap che si sono manifestati. Bisogna quindi analizzare gli scostamenti a
livello di reparto, calcolando prima gli scostamenti globali, poi quelli elementari e infine individuare quei
fenomeni che hanno originato la variazione e quindi definire le azioni correttive.
FASE 1 - > Scostamenti globali, che si ottengono:
𝑆𝑐𝑜𝑠𝑡𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑔𝑙𝑜𝑏𝑎𝑙𝑒 = costi di budget totali − costi effettivi totali =
Ps 𝐱 Qs 𝐱 Vp
− (Pe 𝐱 Qe 𝐱 Ve)
È possibile scindere quello globale in quelli elementari:
programmato e quello effettivo
𝑆𝑐𝑜𝑠𝑡𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑣𝑜𝑙𝑢𝑚𝑒 = (Ps 𝐱 Qs 𝐱 Vp) − (Ps 𝐱 Qs 𝐱 Ve)
risorse; visto che questa analisi avviene a livello di reparto, la responsabilità è attribuita molto spesso al
capo-reparto.
Gli scostamenti dei costi indiretti fissi assumono un significato del tutto diverso rispetto, a quello dei costi
variabili. Mentre questi ultimi variano al variare dei volumi, i primi essendo correlati alla struttura
produttiva, sono costanti entro determinati intervalli di attività.
Lo scostamento globale dei costi indiretti fissi, dato dalla differenza tra costi fissi assorbiti (preventivi) e
costi fissi effettivi, è da intraprendersi come alla luce delle variazioni nei volumi di attività e delle variazioni
nei livelli complessivi di costo. In concreto:
𝑆𝑐𝑜𝑠𝑡𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑔𝑙𝑜𝑏𝑎𝑙𝑒 = costi fissi assorbiti − costi fissi effettivi = (Ps 𝐱 Qs) 𝐱 Ve − (Pe 𝐱 Qe) 𝐱 Ve =
Cs x Ve – Ce x Ve
Le quantità, standard ed effettive, si riferiscono alla base di allocazione utilizzata, i prezzi standard ed
effettivi, corrispondono rispettivamente a:
Costi indiretti fissi preventivi
unità totali previste della base di allocazione
Costi indiretti fissi effettivi
unità totali previste della base di allocazione
I costi fissi assorbiti indicano l’ammontare dei costi fissi addebitati alla produzione realizzata in un
determinato periodo di riferimento, sulla base dei valori preventivati. Di conseguenza, a ogni unità prodotta
viene addebitata una quota corrispondente al costo fisso unitario standard (cif).
Lo scostamento globale positivo, indica che i costi fissi attribuiti alla produzione effettiva sono superiori ai
costi fissi effettivamente sostenuti per la sua realizzazione; il costo del prodotto ottenuto è stato
sopravvalutato. Quello negativo, invece, indica che i costi fissi attribuiti alla produzione effettiva sono
inferiori ai costi fissi effettivamente sostenuti; il costo del prodotto è stato di fatto sottovalutato.
Gli scostamenti elementari così, saranno i seguenti:
rispetto a quanto preventivato
𝑆𝑐𝑜𝑠𝑡𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑣𝑜𝑙𝑢𝑚𝑒 = (Ps 𝐱 Qs 𝐱 Ve) − (Ps 𝐱 Qs 𝐱 Vp)
Tale scostamento dipende da variazioni del grado di sfruttamento della capacità produttiva: volumi
di produzione inferiori rispetto a quello programmato determinano un sotto-assorbimento dei costi
fissi sostenuti (valore negativo, scostamento sfavorevole); volumi di produzione superiori rispetto a
quello programmato determinano un sovra-assorbimento (valore positivo, scostamento
favorevole).
costo che deriva dall’aver sostenuto costi fissi in misura diversa rispetto a quanto preventivato
𝑆𝑐𝑜𝑠𝑡𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑠𝑝𝑒𝑠𝑎 = (Ps 𝐱 Qs 𝐱 Vp) − (Pe 𝐱 Qe 𝐱 Ve)
Lo scostamento è da ricondurre a un errore di previsione rispetto a una serie di fattori che possono
influire sull’ammontare dei costi fissi. Valori positivi indicano uno scostamento favorevole
(risparmio rispetto ai costi fissi preventivati); valori negativi indicano uno scostamento sfavorevole
(aggravio di costo rispetto a quanto programmato).
L’individuazione delle cause di scostamento è fondamentale per l’intrapresa di efficaci azioni correttive
volte a eliminare il gap tra risultati effettivi e risultati preventivi. Nella fase di analisi possono emergere
diversi tipi di scostamento a cui devono corrispondere differenti azioni correttive:
e ambientali che hanno prodotto variazioni nella gestione rispetto alle ipotesi contenute nei
programmi aziendali. Le azioni da intraprendere non implicano comunque modifiche strutturali
data proprio la natura straordinaria delle cause alla base delle variazioni intervenute;
ambientali, che hanno delineato un nuovo scenario tendenzialmente stabilizzato i cui effetti non
sono stati preventivati o per errate attività di previsione o perché legati a fenomeni difficilmente
ipotizzabili. A esso devono far seguito nel breve periodo una revisione del livello degli obiettivi e
poi, nel lungo, interventi strutturali per il raggiungimento degli obbiettivi medesimi;
inefficienze. A esso fanno seguito, nel breve periodo, l’eliminazione di attività e comportamenti
ritenuti alla base dello scostamento e la reingegnerizzazione dei processi aziendali, con il possibile
ridimensionamento degli obiettivi di breve termine nell’ottica della ricerca di maggiori efficienze di
più ampio respiro.