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Analisi Differenziale e Margine di Contributo: Applicazioni e Esempi - Prof. Passetti, Appunti di Programmazione e controllo

appunti delle lezioni con soluzioni degli esercizi visti a lezione

Tipologia: Appunti

2020/2021

Caricato il 17/01/2021

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greta-angolani 🇮🇹

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PROGRAMMAZIONE E CONTROLLO
23 settembre 2019
Margine di contribuzione (MC)
Quanto rimane dopo aver coperto i costi variabili;
Se negativo bisogna fermarsi perché più si produce più si incorre in una perdita (effetto spirale); la struttura è identica
a quella del conto economico (a scalare); ricavi unitari del prodotto xy, si trovano e si sottraggono i costi variabili ai
ricavi unitari e si trova il margine di contribuzione di primo livello unitario; al margine di contribuzione di primo livello
si sottraggono i costi fissi xy e si trova il margine di contribuzione di secondo livello o risultato operativo di linea. I costi
fissi non sono divisi in specifici e aziendali comuni esempio di direct costing evoluto.
Direct costing evoluto
Assume maggiore importanza nelle decisioni; due prodotti A e B; il margine di primo livello è comune a entrambi i
prodotti mentre i costi fissi specifici possono variare a seconda del prodotto; esempi di costi specifici sono:
manutenzione, controllo qualità, ammortamento; andando a sottrarre al margine di primo livello i costi specifici delle
varie linee si trova il margine di contribuzione di secondo livello o risultato operativo di linea; si trova quindi il totale
aziendale al quale vengono sottratti i costi fissi comuni (ad esempio spese legali, amministrativi), ovvero viene
sottratto il risultato operativo aziendale.
MC I livello – costi fissi specifici = MC II livello
MC II livello – costi fissi comuni = risultato operativo aziendale
MC I livello deve essere sempre positivo, mentre il MC II livello e il risultato operativo aziendale possono essere sia
negativi che positivi;
direct costing esiste sia semplice sia evoluto;
Azienda possono corrispondere più divisioni all’interno delle quali si trovano varie linee; ad esempio nella divisione
1 ci sono le linee A, B, C sulle quali si calcola il direct costing evoluto distinguendo tra costi variabili e costi comuni
all’interno della divisione;
ci possono essere costi fissi comuni a livello aziendale che non devono essere presi in considerazione all’interno del
direct costing (sono diversi dai costi fissi comuni divisionali) perché lo scopo è la redditività delle divisioni e non a
livello aziendale; costi amministrativi aziendali ad esempio non sono costi fissi comuni divisionali ma aziendali.
Costo fisso comune aziendale vs costo fisso comune divisionale il costo fisso comune divisionale rientra (va inserito)
nello schema del direct costing evoluto, quello aziendale non rientra nel direct costing evoluto;
Il margine di contribuzione è strumento principale con cui si vanno a risolvere le questioni legate all’analisi
differenziale; l’analisi differenziale è un confronto tra almeno due alternative decisionali per capire quale delle due è
più conveniente dal punto di vista economico, ovvero:
Capire quella con il risultato (redditività) operativo più alto si analizza il margine di contribuzione delle
varie linee (si lavora in termini di ricavi e costi)
Capire la decisione meno costosa (efficienza) si ragione solo in termini di costi
Ci sono 5 tipologie di analisi differenziale:
1. Eliminare/ continuare a produrre la linea
2. Aumentare produzione (vendita) linea A diminuendo la produzione della linea B confronto
3. Accettazione nuova commessa
4. Make or buy
5. Analisi del margine di contribuzione su fattore scarso
Si basano tutte sul concetto del margine di contribuzione;
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PROGRAMMAZIONE E CONTROLLO

23 settembre 2019 Margine di contribuzione (MC) Quanto rimane dopo aver coperto i costi variabili; Se negativo bisogna fermarsi perché più si produce più si incorre in una perdita (effetto spirale); la struttura è identica a quella del conto economico (a scalare); ricavi unitari del prodotto xy, si trovano e si sottraggono i costi variabili ai ricavi unitari e si trova il margine di contribuzione di primo livello unitario; al margine di contribuzione di primo livello si sottraggono i costi fissi xy e si trova il margine di contribuzione di secondo livello o risultato operativo di linea. I costi fissi non sono divisi in specifici e aziendali comuni  esempio di direct costing evoluto. Direct costing evoluto Assume maggiore importanza nelle decisioni; due prodotti A e B; il margine di primo livello è comune a entrambi i prodotti mentre i costi fissi specifici possono variare a seconda del prodotto; esempi di costi specifici sono: manutenzione, controllo qualità, ammortamento; andando a sottrarre al margine di primo livello i costi specifici delle varie linee si trova il margine di contribuzione di secondo livello o risultato operativo di linea; si trova quindi il totale aziendale al quale vengono sottratti i costi fissi comuni (ad esempio spese legali, amministrativi), ovvero viene sottratto il risultato operativo aziendale. MC I livello – costi fissi specifici = MC II livello MC II livello – costi fissi comuni = risultato operativo aziendale MC I livello deve essere sempre positivo, mentre il MC II livello e il risultato operativo aziendale possono essere sia negativi che positivi; direct costing esiste sia semplice sia evoluto; Azienda  possono corrispondere più divisioni all’interno delle quali si trovano varie linee; ad esempio nella divisione 1 ci sono le linee A, B, C sulle quali si calcola il direct costing evoluto distinguendo tra costi variabili e costi comuni all’interno della divisione; ci possono essere costi fissi comuni a livello aziendale che non devono essere presi in considerazione all’interno del direct costing (sono diversi dai costi fissi comuni divisionali) perché lo scopo è la redditività delle divisioni e non a livello aziendale; costi amministrativi aziendali ad esempio non sono costi fissi comuni divisionali ma aziendali. Costo fisso comune aziendale vs costo fisso comune divisionale  il costo fisso comune divisionale rientra (va inserito) nello schema del direct costing evoluto, quello aziendale non rientra nel direct costing evoluto; Il margine di contribuzione è strumento principale con cui si vanno a risolvere le questioni legate all’analisi differenziale; l’analisi differenziale è un confronto tra almeno due alternative decisionali per capire quale delle due è più conveniente dal punto di vista economico, ovvero:  Capire quella con il risultato (redditività) operativo più alto  si analizza il margine di contribuzione delle varie linee (si lavora in termini di ricavi e costi)  Capire la decisione meno costosa (efficienza)  si ragione solo in termini di costi Ci sono 5 tipologie di analisi differenziale:

  1. Eliminare/ continuare a produrre la linea
  2. Aumentare produzione (vendita) linea A diminuendo la produzione della linea B  confronto
  3. Accettazione nuova commessa
  4. Make or buy
  5. Analisi del margine di contribuzione su fattore scarso Si basano tutte sul concetto del margine di contribuzione;

Eliminare / continuare a produrre La linea xy è conveniente dal punto di vista economico? Se non è conveniente, ovvero se il MC II livello è negativo, la posso eliminare? Si redige il direct costing evoluto (soluzione). A B Totale aziendale MC I livello Totale

Ammortamento 100 600 Manutenzione 150 500 Resp produttiva 250 500 MC II livello 500 -100 + Bisogna ragionare sui costi fissi specifici, chiedendosi se essi siano eliminabili; quando si ha una linea in perdita (ovvero margine di contribuzione di II livello negativo), ci si deve chiedere se i costi fissi specifici sono eliminabili, ovvero se è possibile interrompere la produzione della linea in perdita. Non sempre i costi fissi specifici sono eliminabili. Se tutti i costi fissi specifici sono eliminabili conviene eliminare la linea (in tal caso la linea B). Una volta eliminata la linea B l’azienda avrà un margine di contribuzione di II livello parti a + 500. I fattori produttivi vengono rimpiegati; situazioni intermedie (ovvero situazioni in cui non tutti i costi fissi specifici sono eliminabili)  A B Totale aziendale MC I livello Totale

Ammortamento 100 600 Manutenzione 150 / Resp produttiva 250 / MC II livello 500 -600 - In questo caso non è conveniente eliminare la linea B perché il risultato non è più positivo (pari a 400) ma otterrà un risultato di -100 (perché eliminando la linea B si elimina anche il margine di contribuzione di I livello  è un errore perché rimane da sostenere il costo di ammortamento che assorbe il risultato positivo dell’altra linea). Bisogna sviluppare il direct costing per sapere se conviene o no; 25 settembre 2019 Make (as is) Buy (to be)

  1. Costi variabili produttivi (MOD, materia prima, confezionamento) no approvvigionamento
  2. Costi fissi specifici cessanti TOT
    1. Prezzo-costo di acqusito (indica il prezzo che il fornitore ci chiede per il servizio; in termini unitari si ha prezzo-costo di acquisto x quantità)
    2. Costi fissi specifici emergenti TOT Esempio: linea A  Volume di vendita = 32500 unità  Prezzo di vendita = 9 euro per unità di prodotto  Costi di materie prime = 1,7 euro per unità di prodotto

Q* = (17000 – 22000) / (2 – 2,4) = 12500

Con 2,4 = 1,7 + 0, Eliminare / ridurre una linea di produzione per aumentare la produzione della seconda linea (altra linea) Si verificano i margini di contribuzione; ci sono due macro-tipologie applicabili:

  1. Margine di contribuzione emergente  legato all’incremento della produzione della linea rossa
  2. Margine di contribuzione cessante  legato alla rinuncia che deriva dalla cessazione della produzione della linea blu I margini di contribuzione (sia per cessante che per emergente) possono essere:
  3. Di primo livello
  4. Di secondo livello Margine cessante: Se la linea blu presenta anche ammortamenti e tali possono essere eliminati anche solo parzialmente si andrà a prendere in considerazione un margine di contribuzione di secondo livello, viceversa di primo livello  si considerano i costi fissi specifici (quelli variabili li abbiamo sempre). Margine emergente: di primo livello quando incremento la produzione della linea rossa ma non devo sostenere nuovi costi fissi specifici, mentre è di secondo livello se subentrano ulteriori costi fissi specifici; Esempio: due linee A e B informazioni quantitative A B Ricavi unitari 20 Mod 10 Mp 5 Provvigioni 2 Margine di contribuzione I livello 3 Quantità prodotta venduta 30 MC I livello tot 90 (3 x 30) Ammortamento 30 Manutenzione 10 MC II livello 50 Ricavi unitari 17 Mod 7 Mp 5 Provvigioni 1 Margine di contribuzione I livello 4 Quantità prodotta venduta 20 MC I livello tot 80 Ammortamento 25 Manutenzione 20 MC II livello 35 Informazioni qualitative È conveniente eliminare A per aumentare del 50% la produzione di B?  In caso di eliminazione di A tutti i costi fissi specifici di A sono eliminabili  In caso di aumento del 50% i costi fissi specifici della linea B non aumentano Margine di contribuzione cessante di A = 50 (viene eliminata tutta la linea A e quindi si rinuncia ai 50 euro rappresentanti dal margine di contribuzione, differenza tra ricavi e costi)  è un costo.

Margine di contribuzione emergente di B = 20 (quantità prodotta venduta) x 50%  viene aumentata di 10 unità; 10 unità x MC I livello 4 = 40 (MC emergente)  è un ricavo. La differenza netta è: -50 + 40 = -10 quindi in questa ipotesi non è conveniente (negativo). Margine di contribuzione /fattore scarso MC/ fattore scarso  vincolo che può essere:

  1. Tecnico – produttivo  quantità fattore produttivo disponibile (Mod, MP, ore manutenzione  sono standard fisco – tecnici)
  2. Commerciale  dato di natura economica L’analisi del vincolo ha come fine quello di ottenere il margine di contribuzione più elevato per l’azienda e per la produzione. L’azienda deve capire, rispettando il vincolo commerciale, come combinare. L’analisi (ipotesi azienda multi-prodotto)
  3. Verifica margine di contribuzione delle varie linee di I livello > 0 (sempre positivo); deve essere fatta per sapere quale linea ha margine di contribuzione di I livello <0 risolvendo così il problema del vincolo interrompendo la linea e allocando
  4. Verifica del vincolo, ovvero capire se l’attuale livello di produzione dei vari prodotti supera o meno il nostro vincolo; se il vincolo è 1000 ore per il MOD e sono presenti 4 linee (A, B, C, D): A B C D  Standard fisico (ore/unità)  Volume di produzione TOT ORE MOD

TOT 1020  Ma il totale era 1000 e non si può superare; bisogna intervenire su una linea e portare il massimo delle ore mobili a 1000 (ridurre la produzione di almeno una linea quindi); per capire quale linea ridurre in termini di volume e quale valorizzare si procede con il punto 3

  1. Verifica del margine di contribuzione di linea su fattore scarso  indica la redditività del vincolo

MC I livello A

Fattore scarso unitario A

MC I livello B

Fattore scarso B

Il fattore scarso corrisponde allo standard fisico (di A= 10, B = 5, …); per l’impiego del di fattore scarso per generare una unità del prodotto A genera un margine di contribuzione pari 10, mentre quello di B è 8  si confrontano i margini di contribuzione scarso rispetto al fattore e risulta migliore quello che presenta un margine di contribuzione superiore; quello che presenta come risultato del rapporto un numero maggiore è preferito;

  1. Ordine di convenienza delle varie linee  indica quali linee produrre e la relativa quantità
  2. Andare a ricalcolare l’impiego del fattore scarso per verificare se il limite è stato rispettato

P ∗¿

CF totale + CV totale produttivi

Q −( QxProvvigioni )

prezzo di equilibrio in presenza di provvigioni (non si considerano le provvigioni all’interno dei costi variabili; si tiene conto invece dell’impatto delle provvigioni sulla quantità, al denominatore); il prezzo diminuisce perché si calcola un prezzo al netto delle provvigioni.

P ∗¿

CF totale + CV totale produttivo + RO

Q −( Qx Provvigioni )

prezzo di equilibrio in presenza di provvigioni con reddito obiettivo Vedi grafico foglio 2 ottobre 2019 Punto di pareggio Un’azienda multi-prodotto (almeno due linee di produzione) presenta costi fissi specifici e comuni:

  1. Quantità dei vari prodotti per coprire i CFS
  2. Quantità dei vari prodotti per coprire i CFC Passaggio 1 Copertura costi fissi specifici di ciascuna linea: Linea A: CFS linea A/MC I livello prodotto A= Q1 di equilibrio Linea B: CFS linea B/ MC I livello prodotto B= Q1 di equilibrio Si calcola la quantità necessaria per coprire i costi fissi specifici della linea; Passaggio 2 Copertura dei costi fissi comuni: i. fatturato obiettivo aziendale  stima (numero che l’azienda stima) che indica quanto fatturato dobbiamo sostenere (fatturato minimo) per coprire i costi fissi comuni aziendali; si differenzia dal fatturato attuale che rappresenta invece quando l’azienda incassa dalla vendita dei vari prodotti; il fatturato obiettivo è:

CFC

( 1 − k )

dove (1-k) è il rapporto tra il margine di contribuzione totale di I livello (A+B) e il fatturato aziendale attuale (

1 − k =

MCtotale I livello ( linea A + linea B )

fatturato aziendale attuale

); per il fatturato obiettivo si calcola l’incidenza percentuale del fatturato di ciascuna linea rispetto al fatturato totale aziendale (linea A e linea B); esempio: A B TOT Fatturato 70 50 120 Incidenza percentuale sul fatturato attuale

Fatturato di equilibrio 200 Fatturato di equilibrio di ciascuna linea

ii. Quantità di A che copre i costi fissi comuni (Q2 di equilibrio) = fatturato obiettivo di A/ prezzo unitario di A; Quantità di B che copre i costi fissi comuni (Q2 di equilibrio) = fatturato obiettivo di B / Prezzo unitario di B iii. Quantità di equilibrio di A Q1A + Q2A = Q totale A Quantità di equilibrio di B Q1B+Q2B = Q totale B

se il testo chiede il punto di pareggio multi-prodotto in presenza di un reddito obiettivo di linea, questo si inserisce nel primo passaggio: linea A = (CFS linea A + RO) / MC I livello prodotto A = Q linea B = (CFS linea B + RO) / MC I livello prodotto B = Q può essere chiesto solo per una linea e non in tutte e due (in tal caso lo inserisco per la linea A o B a seconda) se chiede solo il reddito obiettivo aziendale: Fatturato obiettivo = (CFC + RO) / (1-K) Grado di leva operativo / MS GLO  ha come funzione quella di analizzare il grado di elasticità o rigidità dell’azienda / prodotti / divisione aziendale (la divisione è un’unità organizzativa grande all’interno della quale vengono realizzati uno o più prodotti); il tema dell’analisi differenziale può essere fatto a più livelli (ovvero anche a livello di divisione); il GLO si trova facendo:

rigidità o elasticità =

CF

Costi totali

Il concetto di GLO permette di capire quanto varia il risultato operativo alla variazione % del fatturato. La variazione del fatturato può dipendere:  Dalla variazione della quantità  si GLO  Dalla variazione di prezzo  no GLO Il GLO si applica solo nel caso di variazione della quantità;

GLO di linea =

MC I livello di linea

MC II livello dilinea

GLO di divisione =

MC I livello aziendale ( o divisione )

risultato operativo aziendale ( o divisione )

Il risultato operativo aziendale è quanto residua dopo aver coperto i costi fissi comuni; il GLO è tanto più alto quanto maggiori sono i CF e viceversa; L’azienda che ha più costi fissi (ovvero rigida) ha meno costi variabili e quindi nel momento in cui aumenta il fatturato questo diventa tutto un margine superiore che permette di coprire i costi fissi e quindi aumenta il fatturato; se invece l’azienda è elastica, diminuendo la quantità di fatturato, il risultato operativo diminuisce in misura inferiore. Nell’azienda rigida raggiungo più lentamente il BEP, ma l’incremento di reddito sarà più elevato rispetto all’azienda elastica Esempio: Totale costi = 150 Costi fissi = 80 Azienda più rigida CF più alti Azienda più elastica CF più bassi H1 aumento fatturato Variazione del risultato operativo maggiore che tende ad aumentare di più Variazione del risultato operativo è minore H2 diminuzione del fatturato Variazione della diminuzione del risultato operativo maggiore Variazione della diminuzione del risultato operativo minore BEP (punto di pareggio) Più alto Più basso

sono i costi indiretti; la contabilità analitica sviluppa una serie di metodologie volte ad analizzare nel dettaglio i costi indiretti perché si ipotizza che essi siano la maggioranza dei costi sostenuti dall’azienda. I costi indiretti sono quei costi che per essere attribuiti al prodotto (e alla linea di prodotto) hanno bisogno di un criterio; esempi: costi amministrativi / base di riparto (criterio causa effetto per cui i costi indiretti possono essere suddivisi tra le varie linee). Principio di causa effetto per la scelta della base di riparto attraverso cui i costi indiretti oggetto di analisi sono attribuiti al prodotto 

Costo indiretto

base di riparto

= coefficiente unitario di riparto ; siccome l’azienda ha numerosi costi

indiretti, essi avranno natura diversa (commerciali, produttivi, manutenzione, qualità). Bisogna individuare una base di riparto corretta per ciascuna tipologia di costo indiretto che dobbiamo attribuire al prodotto. È importante scegliere la base di riparto corretta con il principio di causa effetto perché se no arriviamo ad un’informazione sbagliata che porta a decisioni aziendali scorretta (come la decisione del prezzo). Differenze tra contabilità analitica e contabilità generale Contabilità generale Contabilità analitica Scopo Calcolare il risultato economico (utile/ perdita) e il capitale di funzionamento Rielaborare costi e ricavi per supportare il processo decisionale (es la determinazione del prezzo di vendita del prodotto, il ritorno) Momento della rilevazione Processo di acquisto/vendita (analisi crediti e debiti) Utilizzo dei fattori produttivi Natura Obbligatoria (per legge ogni azienda deve redigere il bilancio e depositarlo presso la camera del commercio del comune presso cui sono registrate) Volontaria (sta ai decisori aziendali capire se utilizzare gli strumenti di contabilità analitica; in alcuni settori però la contabilità analitica è obbligatoria come per gli ospedali, per le aziende che operano nella gestione idrica ecc) Ampiezza dell’analisi Sia gestione caratteristica sia extra caratteristica (straordinaria) Gestione caratteristica Destinatari dell’informazione Stakeholder esterni I soggetti decisori interni Profondità dell’analisi Aggregato/ sintetico Dettagliato/ approfondita Orizzonte temporale Dati storici Storico con possibili previsioni sul futuro Differenze tra direct costing e full costing Condizioni di utilizzo Direct costing Full costing

 Struttura dei costi  Processo decisionale  Oggettività dell’informazione  Costi diretti  Operativo (breve periodo – marginalità)  Elevata (l’incidenza del decisore sui costi è bassa)  Costi indiretti  Strategico (prezzo – medio periodo)  Più ridotta (elemento umano più impattante, si ha una scelta legata alla base di riparto da utilizzare  quale criterio di riparto, quale base di riparto) Informazione oggettiva  se è stata oggetto di calcoli da parte del decisore. 9 ottobre 2019 Differenze direct costing e full costing (quando si usa l’uno e quando l’altro) Direct costing Full costing Completezza dell’informazione “ridotta” focus su alcuni elementi (CV, CFS, CFC) “elevata” costo pieno Complessità aziendale Dimensione aziendale (numero dioendenti, fatturato, totale del capitale investito), presenza di un certo numero di linee di prodotto Grande dimensione con tanti costi indiretti Fase del ciclo di vita Maturità (fase del ciclo) usa maggiormente il direct costing perché deve coprire soprattutto i costi fissi perché gli investimenti sono già stati assorbiti e recuperati, quindi già coperti Sviluppo (fase del ciclo) presenza di maggiori costi indiretti (marketing e pubblicità) Costo dell’informazione Ridotto Alto perché:

  1. Tanti costi indiretti da analizzare
  2. Bisogna trovare le basi di riparto
  3. Meccanismi di attribuzione e allocazione Sfruttamento della capacità produttiva Ridotto Elevato Configurazioni di costo: direct costing e full costing; vi sono poi delle sotto configurazioni; Sotto configurazioni del full costing:
  4. Costo pieno industriale
  5. Costo pieno aziendale Sotto configurazioni del direct costing:

1100 3° anno Calcolare il risultato operativo dell’azienda secondo la configurazione a direct costing e secondo il full costing per ciascuno dei 3 anni

costo pieno industriale = costo variabile di produzione +

CF industriali

media dei volumi di produzione e vendita

25000 / 1000 = costi indiretti industriali I esercizio (anno) Quantità prodotta = 1000 Quantità venduta= 900 II esercizio QP= 1000 QV = 1000 III esercizio QP = 1000 QV = 1100 Ricavi Costo variabile 90000 Costo pieno 90000 Costo variabile 100000 Costo pieno 100000 Costo variabile 110000 Costo pieno 110000 Costi variabili 60000 60000 60000 60000 60000 60000 Costi fissi 25000 25000 25000 25000 25000 25000 Costo rimanenze iniziali

Costo rimanenze finali 6000 (= 60x

(85x100)

Totale costo venduto

Risultato operativo

Nel primo anno le rimanenze finali riducono il costo del venduto (-6000); nell’ultimo anno il costo delle rimanenze finali va aumentare il costo del venduto (+, - ); il direct costing tende ad aumentare in modo omogeneo (11000  15000  19000); mentre nel caso del full costing aumenta ma in modo meno elevato (13500  15000  16500); Direct costing (industriale) Full costing (industriale) I anno 11000 13500 II anno 15000 15000 III anno 19000 16500

tot 45000 45000 Il risultato finale deve essere necessariamente uguale (45000 = 45000); durante il triennio però si trovano risultati diversi in termini di valori del magazzino che si trovano e quindi sulla generazione e la distribuzione temporale; il full costing parte con un ammontare più elevato e poi ha un incremento nel corso del tempo minore rispetto al direct costing e viceversa il direct costing che tende a mostrare un risultato operativo minore all’inizio, ma nel tempo aumenta in misura maggiore rispetto al full costing; il full costing però fornisce una rappresentazione un po' più omogenea della distribuzione del risultato operativo nel tempo  se l’azienda vuole pagare meno tasse il primo anno può tendere verso il direct costing; inoltre nell’azienda sono presenti centri di responsabilità (come l’area produzione che risponde degli obiettivi in termini di budget) e le modalità in cui valuto i risultati del centro produzione sono diversi a seconda dell’utilizzo del direct costing o del full costing; non si ha un criterio migliore dell’altro, ma essi impattano diversamente, quindi a seconda della situazione occorre valutare bene quale metodo usare per il modo in cui impatta sulle performance manageriali e sui responsabili dell’area produzione. Full costing a base unica  Ripartisce tutti i costi indiretti che si hanno utilizzando una sola base  Si applica quando i costi indiretti sono molto bassi (quando l’ammontare economico di tali costi è basso) e sono omogenei tra loro (no mischiare amministrativi e commerciali ad esempio)  Si utilizza in aziende di piccola dimensione Si focalizza solo su una determinata categoria di costi indiretti (amministrativi o commerciali o produttivi). Svantaggi/ limiti:  Non è adatto in aziende più complesse e di maggiori dimensioni  Non è adatto quando abbiamo tanti (percentualmente rilevanti dal punto di vista economico) e diversi costi indiretti In questi due ultimi casi si usa il full costing a base multipla; Esempio: linea A Linea B MP unitaria

MOD

unitaria

Ore MOD totali

Aggregato costi indiretti industriali = 2000 2000/ 110 = 18,18  per ogni ora di MOD si sono realizzati costi indiretti pari a 18,

coefficiente di riparto unitario =

costo indiretto

base di riparto

18,18 x 60 = 1091  costi indiretti totali attribuiti alla linea A 18,18 x 50 = 909  costi indiretti totali attribuiti alla linea B Esistono due tipologie di basi di riparto:

Esempio: area produzione –> capire gli specifici fattori produttivi (ammortamento impianti, manutenzione impianti e altri costi indiretti industriali) e capire la loro incidenza sul costo pieno industriale. Evitare l’effetto distorsivo  ovvero avere un’informazione sbagliata che non permetta di fissare i prezzi corretti (che possono indurmi in perdite o rendere il prodotto poco competitivo). Fattori produttivi  ammortamento impianti, manutenzione impianti e altri costi indiretti industriali Base di riparto  ore macchina (ammortamento), numero di interventi (manutenzione), volumi di produzione (altri costi) Ammortamento = 3000 Ore macchina linea A = 60 Ore macchina linea B = 85 3000/ 145 = 20,69 un’ora di macchina genera 20,69 di ammortamento 20,69 x 60 = 1241 linea A 20,69 x 85 = 1759 linea B Manutenzione = 2000 Numero interventi = 6 linea A Numero di interventi = 4 linea B 2000/ 10 = 200 200x6 = 1200 linea A 200x4= 800 linea B Altri costi industriali = 500 Volumi di produzione = 400 linea A Volumi di produzione = 300 linea B 500/ 700 = 0,714 coefficienti di ripartizione unitario 0,714 x 400 = 286 linea A 0,714 x 300 = 214 linea B Scheda di costo: linea A Linea B Materie prime 300 400 MOD 350 370 Ammortamento 1241 1759 Manutenzione 1200 800 Altri costi 286 214 Tot 3377 3543 In termini unitari il risultato sarebbe stato  3377/ 400 (ovvero il volume unitario A) = costo unitario del prodotto A; 3543/ 300 (ovvero il volume di produzione del prodotto B) = costo unitario del prodotto B.

Fase 3

= costo pieno industriale (tot) I primi costi da inserire sono sempre i costi diretti (MP, MOD)

Orientamento funzionale  Area commerciale  spese di marketing, costo personale commerciale, spese di consulenza commerciale  Area produttiva  ammortamento impianti produttivi, costo manodopera indiretta, manutenzione impianti  Area amministrativa  ammortamento software amministrativi, costo personale area amministrativa, spese di consulenza amministrativa I fattori produttivi di raggruppano secondo ciascuna macro-area funzionale;

Tot costo area produttiva

base di riparto

= coefficiente riparto produttivo

Tot costo area commerciale

base di riparto

= coefficiente riparto commerciale

Tot costo area amministrativa

base diriparto

= coefficiente riparto amministartivo

Scheda di costo: linea A Linea B Costi variabili diretti produzioni Costi variabili diretti commerciali Area produzione Area commerciale Area amministrativa Tot (costo pieno aziendale Vantaggi e svantaggi del full costing funzionale e secondo i fattori produttivi Funzionale (trade off tempo – livello di dettaglio) Fattori produttivi (trad off livello di anliticità – principio di causa e effetto) Vantaggi  Implementazione poco costosa  Semplice da usare  Informazione di costo completa  Analisi più approfondita perché prende in considerazione singoli fattori produttivi (o famiglie di fattori produttivi)

 Quanti centri di costo  numerosità dei centri di costo  Quali centri di costo  tipologia dei centri di costo La numerosità dipende dalla dimensione aziendale e dalle caratteristiche del processo produttivo amministrativo e commerciale; non esiste una struttura dei centri di costo universale, ma cambia sempre in base alle caratteristiche dell’azienda per individuare quanti centri di costo. Strumenti operativi sono: piano dei conti, organigramma, intervista. Nell’individuare la numerosità rileva la caratteristica del processo produttivo amministrativo. Per la tipologia i centri di costo sono classificati diversamente secondo 4 tipologie:

  1. Struttura generale
  2. Ausiliari produttivi (intermedi)
  3. Produttivi finali (produttivi in senso stretto)
  4. Virtuali (sono un’eccezione) Centri di struttura generale  sono quei centri che svolgono delle attività necessarie al funzionamento di tutta l’organizzazione (esempi: amministrazione, risorse umane, ufficio/ area affari legali, area di controllo gestione e finanza, area marketing). Sono tutte unità o sotto unità organizzative che svolgono attività funzionali a tutta l’area di organizzazione. Centri ausiliari produttivi (intermedi)  sono quei centri di costo (unità o sotto unità organizzative) che svolgono la propria attività nei confronti dei centri produttivi finali. Sono quelle unità o sotto unità organizzative necessarie a far funzionare correttamente l’area di produzione. Ad esempio: manutenzione, magazzino/ logistica, controllo qualità  sono tutti idealmente e fisicamente vicini all’area produttiva (e quindi ai centri dell’area produttiva). Svolgono attività esclusivamente per i centri produttivi finali. Centri produttivi finali  unità o sotto unità organizzative (centri) in cui si realizza la trasformazione fisico-tecnica del prodotto (azienda manifatturiera). Sono quei centri in cui avviene la trasformazione della materia prima o del semilavorato nel prodotto finito. Esempi: finitura, montaggio, stampaggio, vendite commerciali (che anche se non si occupa della trasformazione fisico-tecnica è grazie all’ufficio vendite commerciali che si vendono i prodotti e quindi è a stretto contatto con essi). Tutti quei centri dove si utilizza e si lavora la materia prima o il semilavorato. Per individuare le tipologie si parte dall’organigramma, ma all’interno di una tipologia ci possono essere più centri di costo, ognuno dei quali svolge delle attività a sé stanti e specifiche. Centri virtuali  centri di costo che non corrispondono a nessuna unità formale, non hanno un corrispettivo nell’organigramma o nei manuali che descrivono l’organizzazione dell’azienda e sono creati in un esercizio contabile solo per ragioni di allocazione di certi costi indiretti che non rientrano nelle altre categorie di centri di costo individuati. Esempio: costruzione in economia (che impiega un anno per essere realizzata) che appare nel bilancio in cui viene costruito, ma poi viene eliminato; periodo limitato, ragioni di natura contabile. Capire la corretta classificazione dei centri permette di generare un’informazione corretta, un quadro di partenza su cui poi si analizzano i dati; Attribuzione È la fase che permette di suddividere i vari fattori produttivi all’interno dei centri di costo. Capire all’interno di quali centri di costo sono stati consumati i fattori produttivi. Tre tipologie di fattori produttivi:
  5. Costi variabili diretti
  6. Costi indiretti specifici per il centro
  7. Costi indiretti comuni per più centri di costo Costi variabili diretti  si trovano solo all’interno dei centri produttivi finali in senso stretto; sono delle tipologie di costo circostanziati e che possono e devono essere inseriti solo nei centri produttivi finali perché il loro ammontare, sommato ai costi indiretti presenti nel centro di costo, serve per misurare/analizzare le performance manageriali, ovvero capire se gli obiettivi sono stati raggiunti. I costi diretti ci sono perché quando misuro le performance In ordine gerarchico

manageriali dobbiamo sommare sia i costi indiretti sia quelli diretti consumati; la fase della performance economica si misura attraverso la somma dei costi diretti e indiretti (inserire le provvigioni costi diretti). Nei centri finali bisogna inserire la materia prima e la mod che sono due esempi di costo variabile diretti. Costi indiretti specifici  sono indiretti rispetto al prodotto e specifici rispetto al centro; specifico significa che il fattore produttivo è stato usato esclusivamente per quel centro; esempi: centro montaggio i costi specifici sono ammortamento impianti, stipendio del supervisore di linea, costo di manutenzione straordinaria. Nel centro amministrazione i costi specifici sono: stipendio del responsabile amministrativo. Costi indiretti comuni  indiretti che si riferiscono al prodotto, comuni significa che si riferiscono a più centri di costo e quindi devono essere ripartiti per la quota parte sostenuta in ciascun centro. Esempio è l’energia elettrica, le spese di pulizia: sostengo 1000 euro di energia elettrica per tutta l’azienda, vado a capire quanti KW ha consumato un solo centro e suddivido i 1000 euro nei vari centri in base all’effettivo consumo di KW dei vari centri (attraverso la base di riparto).

energia elettrica

KW consumati

Esempio: QUADRO ANALISI COSTI Produzione (struttura generale) Logistica (centro ausiliario) Vendite (produttivi finali) Amministrazione (virtuali) Materia prima 100 MOD 120 Provvigioni 70 Ammortamento impianti

Spese di marketing 50 Spese di cancelleria 10 Stipendio responsabile produzione

Stipendio responsabile logistica

Stipendio responsabile commerciale

Stipendio responsabile amministrazione

Personale indiretto 1313 375 937,5 375 Energia elettrica 334 67 33 66 Totale costi attribuiti = CV + CIS + CIC

Totale dei costi indiretti attribuiti = CIS + CIC

costi diretti variabili)

2° passaggio: costi indiretti specifici 3° passaggio: costi indiretti comuni 1° passaggio: costi variabili diretti