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Riassunto di programmazione e controllo
Tipologia: Appunti
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Dirigere un’impresa significa prendere decisioni di reperimento, allocazione e impiego di risorse per garantire efficacia ed efficienza ai processi che connotano la sua combinazione produttiva generale. L’ attività di direzione è l’attività svolta dal management per presidiare l’efficienza e l’efficacia della gestione, ed è articolabile in processi elementari denominati di pianificazione e programmazione, organizzazione, guida e controllo delle risorse gestite. Presidiare l’ efficienza significa ottimizzare il rapporto input-output nei processi di approvvigionamento e impiego delle risorse, contenendo gli sprechi senza per questo compromettere la qualità dell’output; mentre presidiare l’ efficacia significa porre in essere processi di gestione che portano al conseguimento degli obiettivi predefiniti. La gestione di un’impresa è tanto più complessa quanto più i processi aziendali sono articolati dal punto di vista strategico ed organizzativo. La complessità strategica si misura attraverso la numerosità e l’eterogeneità delle aree strategiche d’affari in cui la stessa opera; mentre la complessità organizzativa è determinata dal numero dei livelli organizzativi (orizzontali e verticali) in cui la sua struttura si articola. Il management che opera in un’impresa complessa, al fine di presidiare l’efficienza e l’efficacia della gestione, è chiamato a svolgere una molteplicità di attività che riguardano:
Il nucleo centrale della progettazione di un sistema di controllo direzionale riguarda la configurazione del processo di elaborazione. La sua definizione implica la scelta di strumenti, supporti informatici e procedure organizzative idonea a:
Finalità ultima del sistema di controllo direzionale è supportare il management nell’attività di gestione ed orientare i comportamenti degli operatori economici per favorire il conseguimento di obiettivi di efficienza e di efficacia operativa. Le informazioni prodotte da un sistema di controllo direzionale possono soddisfare, più nello specifico, precise esigenze di: C onoscenza e Responsabilizzazione. La conoscenza è da porre in relazione con la disponibilità di informazioni utili per:
La dimensione strumentale è sicuramente quella più tangibile del sistema di controllo direzionale. Essa comprende differenti metodologie di raccolta ed elaborazione di dati secondo procedure organizzative e tecnico-contabili che sono condizionate dai supporti informatici che l’azienda mette a disposizione. L’insieme degli strumenti che configura il sistema di contabilità direzionale può essere messo in relazione alle due finalità precedentemente individuate: conoscenza e responsabilizzazione, cui ricondurre differenti strumenti. La disponibilità di adeguati supporti informatici consentirà di alimentare questi sistemi di misurazione economica ricorrendo a procedure più o meno sofisticate, di natura contabile o extracontabile. I progressi che si registrano nell’ambito dell’ Information and Comunication Technology (ICT), in termini di potenza di elaborazione e di gestione dei dati, può avere effetti rilevanti sui sistemi di contabilità direzionale.
Per produrre informazioni utili per la gestione, il sistema di controllo direzionale necessita di adeguati strumenti a supporto dei processi di raccolta, elaborazione e rappresentazione dei valori economici. La composizione e le caratteristiche strutturali e di processo di questa strumentazione discendono, oltre che dall’ uso specifico che la direzione intende fare delle informazioni che verranno prodotte, da alcuni fattori esterni e interni all’azienda nella quale il sistema di controllo è destinato a operare. Ci si riferisce, in particolare, al grado di competitività del mercato di riferimento e alla complessità gestionale dell’impresa per cui il sistema viene progettato, a sua volta influenzati dalla complessità strategica e organizzativa dell’azienda stessa. Si tratta di variabili esogene da considerare. Gli strumenti alla base del controllo direzionale possono essere ordinati secondo una complessità crescente, positivamente correlabile con il potenziale informativo. La contabilità generale e il bilancio di esercizio rappresentano gli strumenti elementari di controllo direzionale. Si tratta di informazioni obbligatorie per soddisfare prevalentemente esigenze di comunicazione verso l’esterno. La struttura di rilevazione è unica per tutte le imprese e si riconduce all’equazione fondamentale del bilancio e ai principi civilistici e contabili riconosciuti. Il suo riferimento temporale è il passato, la natura delle informazioni elaborate è prevalentemente monetaria, il livello di precisione delle elaborazioni è tendenzialmente alto. Infine, si tratta di informazioni contenute in una reportistica che ha una frequenza fissa nel tempo, annuale o infrannuale, che sconta ritardi di elaborazione in ragione dell’uso di dati effettivi, ed è riferita all’azienda nella sua globalità. È evidente che un sistema di controllo incentrato su informazioni prodotte dalla contabilità generale e sintetizzate nel bilancio di esercizio non sempre soddisfa esigenze conoscitive e di responsabilizzazione di imprese complesse ed esposte a forti pressioni competitive. Ne discende la necessità di far evolvere la strumentazione alla base del controllo direzionale, inglobando metodologie via via più articolate. Si tratta di ampliare la strumentazione di base con strumenti discrezionali specificamente pensati per supportare il management nelle decisioni, aventi una struttura che richiede di essere progettata ad hoc sulle esigenze specifiche degli utilizzatori, che raccoglie dati ed elabora informazioni di natura non esclusivamente monetaria, a supporto della conoscenza e/o responsabilizzazione, con un orientamento temporale prospettico, oltre che storico. Un sistema siffatto si caratterizza per un livello di precisione inferiore a quello che contraddistingue i dati contenuti nel bilancio di esercizio ma, per contro, offre un più elevato livello di tempestività, analiticità e frequenza di elaborazione di informazioni la cui struttura è declinata sui bisogni specifici dei destinatari.
Il Costo di produzione può essere definito come il valore monetario delle risorse impiegate per la realizzazione dei processi di produzione economica messi in atto dalle aziende. Il concetto di costo di produzione è diverso da quello di costo di acquisto. Il Costo di acquisto è una quantità che ha origine in uno scambio monetario posto in essere per acquisire un fattore produttivo a date condizioni di negoziazione. Il costo di produzione, invece, è connesso ai processi di impiego dei fattori produttivi acquisiti. La sua determinazione è assoggettata a un calcolo che impone l’attribuzione di un valore, attraverso procedimenti più o meno accurati, ai diversi fattori produttivi impiegati (non necessariamente
I procedimenti di calcolo del costo di produzione si differenziano in relazione a due fattori:
nel migliore dei modi, le relazioni di causalità che sussistono tra il costo che si desidera ripartire e gli oggetti di calcolo del costo di produzione. Il metodo impone di calcolare un coefficiente di imputazione , dato dal rapporto tra i costi che si intende trasferire sui singoli oggetti e il valore totale della base di ripartizione prescelta. A questo proposito, è possibile scegliere tra:
Un’altra importante scelta di campo che deve essere fatta per impostare in modo corretto le modalità di calcolo del costo di produzione riguarda le finalità prioritarie per le quali il costo di produzione viene calcolato. Esse possono essere ricondotte a tre differenti scopi:
I costi di acquisto dei fattori produttivi che concorrono alla realizzazione della produzione generale dell’impresa vengono normalmente classificati in funzione della loro natura. Occorre affiancare, alla classificazione dei costi che privilegia la natura dei fattori produttivi che li generano, una classificazione che tenga in considerazione la destinazione del fattore produttivo stesso, al fine di giungere alla determinazione del costo di produzione di un dato processo economico. Individuato un particolare oggetto di calcolo del costo, è possibile riclassificare i costi in molti modi differenti. Le categorie (o classi) di costo a supporto dei processi di calcolo dei costi finalizzati alla conoscenza del costo di produzione, sono le seguenti: costi diretti e costi indiretti; costi variabili e costi fissi; costi fissi specifici e costi fissi comuni; costi fissi comuni e costi congiunti; costi di prodotto e costi di periodo. In stretta aderenza all’utilizzo delle informazioni economiche a supporto dei processi decisionali, della programmazione operativa e della misurazione dei risultati, anche ai fini della valutazione delle prestazioni, si farà ricorso ad altre tassonomie di valori economici (non solo costi, ma anche
struttura, sono fissi, e quindi noti in origine solo nel loro valore complessivo. Ne consegue che essi sono riferibili all’unità di prodotto solo ricorrendo al metodo indiretto. Se da un lato è corretto assimilare i costi specifici ai costi diretti in ragione della loro relazione di esclusività che li lega al prodotto, dall’altro questa similitudine non trova riscontro con la pratica del metodo di calcolo utilizzata per determinare il costo unitario, in quanto i costi specifici sono fissi, mentre i costi diretti sono, per definizione, variabili. Questa distinzione trova significato quando l’oggetto di calcolo del costo di produzione non è il prodotto, bensì il reparto o una fase di processo, cui riferire strutture generatrici di costi specifici o comuni.
All’interno della categoria dei costi indiretti è possibile identificare due sottoclassi di costo riconducibili a due fenomeni particolari:
Questa distinzione è utile per affrontare i processi di valutazione delle rimanenze di prodotti finiti o semilavorati. La determinazione del costo di prodotto implica l’attribuzione di un valore, attraverso metodi più o meno accurati, ai diversi fattori produttivi impiegati per ottenerlo. Non necessariamente, però, deve essere riferita al prodotto la totalità dei fattori produttivi impiegati. Esistono diverse configurazioni di costo di prodotto: il costo primo , il costo diretto di fabbricazione (o produzione ), il costo variabile di fabbricazione (o produzione ), il costo pieno di fabbricazione , il costo pieno aziendale. Le classi di costo riferite al prodotto sono, per definizione, costi di prodotto e concorrono alla determinazione del suo costo di produzione. I costi che non vengono allocati al prodotto sono denominati costi di periodo e non concorrono alla determinazione del costo di produzione dei prodotti inviati a magazzino. Essi vengono interamente spesati nel periodo amministrativo di competenza.
La distinzione tra valori eliminabili e non eliminabili ( evitabili o non evitabili ) discende logicamente da quanto definito con riferimento alle categorie dei costi fissi specifici e fissi comuni. Se la risorsa che genera il costo è esclusivamente impiegata per la realizzazione di un determinato prodotto (costo specifico), qualora il prodotto dovesse venir meno, anche il costo verrebbe meno. Ne consegue che tutti i costi fissi specifici sono da considerarsi costi eliminabili (o evitabili ). Per contro tutti i costi fissi comuni sono da collocarsi nella categoria dei costi ineliminabili (o non evitabili ). Questi ultimi, infatti, continueranno a essere sostenuti per non compromettere la fabbricazione degli altri prodotti che configurano il mix di produzione di un’azienda in un determinato momento.
In presenza di decisioni che si caratterizzano per diverse alternative di azione, e che comportano differenti implicazioni di tipo economico, è importante disporre di informazioni connesse ai costi e ai ricavi differenziali. I valori differenziali sono stime di costi e ricavi futuri che assumono valore differente nelle differenti ipotesi di azione poste a confronto. Si tratta di valori cessanti o emergenti da porre a confronto per calcolare il valore differenziale da utilizzare per individuare l’alternativa economicamente più vantaggiosa per l’impresa. Quest’ultima è quella che presenta il costo differenziale futuro più basso, o il margine differenziale futuro (ricavi futuri al netto dei costi futuri) più elevato. Possiamo dire che i ricavi, così come i costi variabili, sono tendenzialmente valori differenziali, mentre i costi fissi non lo sono. Per cogliere la dimensione rilevante di ciascun valore economico differenziale da considerare nel processo di valutazione economica comparata, è conveniente associare questa categoria logica a quella dei costi e ricavi eliminabili e non eliminabili.
I costi e i ricavi incrementali sono assimilabili alla categoria dei costi e ricavi differenziali, e in alcune circostanze, per una parte di essi, a quella dei costi variabili. Sono incrementali quei costi che sorgono per effetto di un cambiamento nel livello di attività o nel tipo di produzione realizzata. Essi non si identificano, però, con il concetto di costo marginale. Quest’ultimo ha un significato circoscritto alla sola categoria dei costi variabili, in quanto misura il costo dell’ultima unità prodotta. Il costo differenziale, per contro, può includere anche elementi di costo fisso. I costi sommersi sono quelli che non subiscono modificazioni per effetto del cambiamento. In genere si identificano con costi fissi frutto di un processo di anticipazione (ad es. costi di ammortamento).
Una classificazione di sintesi che trova immediata applicazione nella risoluzione dei problemi decisionali alla base della programmazione operativa delle imprese è quella che distingue tra:
Questa distinzione è fondamentale da comprendere per affrontare il tema della delega di responsabilità economica all’interno di un’azienda che intende utilizzare gli strumenti della contabilità direzionale (contabilità dei costi, budget e reporting) anche a fini della responsabilizzazione e della valutazione delle prestazioni manageriali. Qualora il singolo responsabile abbia la possibilità di influire sulla grandezza di un costo e/o di un ricavo attraverso un uso più o meno efficiente ed efficace dei fattori posti sotto il suo controllo, siamo di fronte a un valore controllabile. In assenza del requisito della manovrabilità delle leve che determinano il valore di riferimento, costo o ricavo che sia, quest’ultimo è da considerarsi generato da un valore non controllabile. Possiamo dire che:
Il Sistema di misurazione dei costi di produzione è un sistema che, utilizzando particolari metodologie, valorizza le risorse impiegate nei processi di produzione e fornisce informazioni utili al management; esso impone di operare precise scelte di progettazione e di funzionamento che possono riguardare aspetti di struttura e di processo dello stesso_._ La struttura richiama dimensioni relative a:
Nella realtà delle imprese questi diversi oggetti di calcolo possono coesistere all’interno del medesimo sistema di rilevazione, dando luogo a processi successivi di scomposizione dei valori che, partendo dal dato più aggregato, giungono a produrre l’informazione economica di dettaglio (per esempio, dai costi di stabilimento si passa a rilevare i costi di reparto, poi di singolo impianto, singola attività o compito elementare). È possibile, dunque, progettare sistemi di misurazione dei costi caratterizzati da differenti livelli di articolazione orizzontale in relazione ai diversi oggetti di calcolo del costo di produzione. L’individuazione dell’ oggetto di calcolo è prioritaria rispetto a qualsiasi altra scelta inerente alle modalità di calcolo del costo di produzione perché solo dopo aver identificato un preciso oggetto sarà possibile:
sia, sono calcolabili rispetto all’unità di prodotto ricorrendo al procedimento diretto , vale a dire valorizzandone i consumi; fattori indiretti → in ragione della mediazione prestata da un fattore di collegamento al prodotto (le ore macchina, le ore uomo, lo spazio occupato ecc.), possono essere valorizzati sull’unità di output solo ricorrendo al procedimento indiretto ( coeff. di allocazione ). Mentre le informazioni di costo calcolate col metodo diretto sono oggettive quelle calcolate col metodo indiretto includono degli elementi di soggettività. All’oggetto di calcolo, inoltre, è possibile riferire la totalità dei fattori di produzione o solo alcuni di essi. Nel primo caso si configura un costo pieno , nell’altro un costo parziale , passando attraverso una varietà di gradi di articolazione verticale dell’informazione prodotta (dal costo primo industriale al costo variabile , dal costo pieno di fabbricazione al costo pieno aziendale ). Infine, la scelta dell’oggetto di calcolo del costo di produzione risulta strettamente legata all’orientamento del sistema di rilevazione dei costi, che è, a sua volta, determinato dagli scopi prevalenti per i quali il costo viene calcolato. Gli scopi di calcolo del costo di produzione sono da ricondursi a diverse esigenze informative che le imprese devono soddisfare per gestire i processi di produzione economica in modo efficiente ed efficace. Ogni sub-processo aziendale, posto in essere per acquisire e trasformare le risorse in prodotti finiti da collocare sul mercato, può essere analizzato in termini di relazioni che s’instaurano tra l’ammontare e la tipologia delle risorse che esso richiede (le risorse sono generatrici di costi) e gli output che lo stesso genera (valutabili in termini di costi o di ricavi, considerati separatamente o messi in relazione tra loro). Ogni output, inoltre, può essere osservato in rapporto alle sue specifiche quali-quantitative e, più in generale, rispetto alle sue funzioni di uso. Nel primo caso è possibile esprimere degli apprezzamenti con riguardo alle condizioni di efficienza che sono alla base dei processi di impiego
più propriamente di un sistema duplice misto alla base del sistema di misurazione analitica dei costi. Nel primo caso, invece, quando la scelta cade su un sistema di rilevazione basato sul conto e sulle regole di registrazione della partita doppia, parliamo più propriamente di un sistema di contabilità dei costi che può essere diversamente integrato con le rilevazioni di contabilità generale per garantire la totale riconciliazione dei valori contabilizzati dai due sistemi di rilevazione. A questo proposito le opzioni che le aziende possono valutare riguardano la possibilità di disporre di un unico piano dei conti integrato ( sistema unico integrato ) o di due piani dei conti distinti ma collegati contabilmente tra loro da appositi conti di collegamento ( sistema duplice integrato ). In contabilità generale il costo diventa oggetto di rilevazione contabile solo in presenza di un documento che attesta che un determinato accadimento si è verificato. Si tratta di informazioni economiche consuntive che trovano riscontro nella rappresentazione della dinamica generale dei valori di azienda sintetizzata nel bilancio di esercizio. La determinazione del costo di produzione, invece, si può basare, oltre che su valori consuntivi, anche su valori preventivi. Esistono due tipi di informazioni preventive che sono alla base di due diverse tipologie di costi:
assume sostanzialmente il valore di una quantità parametrica, ossia di termine di confronto impiegabile per formulare giudizi sulla grandezza dei costi effettivi.