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appunti presi a lezione e integrati con libro di programmazione e controllo con il prof passetti del corso di economia e gestione dei beni culturali
Tipologia: Appunti
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Il bilancio ci dà dei risultati finali di natura economica, finanziaria e patrimoniale, invece la PC aiuta a definire obbiettivi di natura economica. Il controllo serve a migliorare l’attività quotidiana dell’azienda ed è un supporto. I sistemi di programmazione e controllo sono strumenti che servono a sostenere l’attività di direzione e guidare l’azienda verso le finalità istituzionali. Ci sono due macropossibilità di attività di direzione:
mostre per i prossimi 3 anni su avanguardie perché ha possibilità di reperire le opere, studia i macrodati ed eseguire analisi per capire le azioni e le strategie per programmare.) a. Definire gli obbiettivi b. Definire piani e azioni per raggiungere gli obbiettivi c. Misurare e valutare gli obbiettivi raggiunti Ci sono tre macrolivelli dell’attività di direzione:
vuole fare l’azienda nei prossimi x anni, ad esempio ampliare il catalogo, ampliare la quota di mercato ecc. oppure per un teatro inserire una nuova tipologia di spettacoli). Riflettere su cosa vuole essere l’organizzazione e come vuole arrivare ai consumatori.
2. Controllo direzionale: andare ad attuare i piani e le azioni che sono collegate agli obbiettivi strategici per raggiungerli.
giorno in modo efficace e efficiente. (ad esempio se a termine giornata sono stati contattati i proprietari delle opere da affittare, verificare se il numero di cataloghi prodotti è in linea con quanto programmato ecc…) ESEMPIO ALITALIA: nel 2015 ha comunicato al mercato obbiettivi strategici di miglioramento -> migliorare il fatturato, erogare nuovi servizi, fidelizzazione del cliente, dotarsi di fattori produttivi (ad esempio fare manutenzione per migliorare il palco del teatro) I benefici di questo metodo all’interno dell’impresa sono molteplici ad esempio:
intervenendo tempestivamente in caso si rilevassero problemi.
intraprendere in modo coerente con l’attività aziendale svolta. Ad esempio, che prezzo fissare al biglietto per non andare in perdita, scegliere se svolgere attività interna o esternalizzarla.
area di rilevanza, ad esempio è l’affitto.
costante al variare del volume di attività, ad esempio l’energia elettrica.
qtà acquistata, ma il costo della mp non varia). K= cv unitario non varabile
L’ area di rilevanza è un intervallo di volume produttivo che permette di distinguere i costi tra: costi fissi e variabili. Cambiando l’area di rilevanza può cambiare la classificazione del costo, ad esempio se scegliamo di ampliarci l’affitto cambierà. Il costo fisso unitario : quando aumenta la qtà il costo fisso unitario tende a diminuire, in quanto il costo viene ripartito su un numero maggiore di prodotti. Funziona quindi in maniera opposta rispetto al costo variabile che invece all’aumento di quantità rimane costante. Potremmo da qui poi analizzare una serie di applicazione che trovano fondamento fra costi fissi e variabili ovvero in base al volume di attività: direct costing, punto di pareggio, margine di sicurezza. Il concetto di volume di attività si declina in base al settore e a ciò che produciamo o eroghiamo. Possono esistere dei costi misti , ovvero costi che hanno una componente fissa e una variabile. Un esempio sono le ore di funzionamento dell’impianto luci in un teatro, oppure l’affitto di una macchina per 10km/anno che sono un costo fisso ma superati questi il costo è proporzionale all’utilizzo della macchina, oppure il telefono fisso che aveva la rata fissa e poi un costo legato ai minuti di telefonate. Il costo a scalini è un costo che raggiunta una certa quantità tende a raddoppiare il suo importo economico, è legato principalmente ai costi fissi. Ad esempio un supervisore aziendale deve essere per norma 1 per ogni 20 dipendenti, nel caso si assumano 10 dipendenti il costo per il supervisore si duplicherà in quanto non sarà più solo uno ma due. Nel caso in cui l’azienda sviluppi un ulteriore linea ha
costo orario della mod= 10€. Ore di mod= 3€ -> 10*3= 30 costo controllabile vs costo non controllabile il costo controllabile si riferisce ai fattori produttivi il cui ammontare (utilizzo) e relativo costo economico dipende dalle scelte aziendali. Il costo non controllabile non dipende dalle scelte aziendali e quindi non è possibile influenzarne l’ammontare. Ad esempio il costo di una licenza, il costo dell’energia all’ora, il costo della benzina MARGINE DI CONTRIBUZIONE: è l’ammontare dei ricavi che residuano dopo aver coperto i costi variabili, serve a coprire i costi fissi quindi deve dare un risultato operativo positivo. È il primo controllo che si effettua in un’azienda! ricavi – costi variabili esempio: pz unitario= 100 costo variabili unitario del prodotto= 150 mdc unitario 1 livello= -50 -> al crescere della produzione questo sarà sempre più elevato direct costing: analisi dei margini aziendali in base ai costi diretti attraverso un conto economico scalare (è uno strumento di gestione interna non obbligatorio). Può essere semplice (non presenta C.speciffici) o evoluto. si basa sulla differenza fra:
costi variabili produttivi -> I COSTI VARIABILI COMMERCIALI (PROVVIGIONI) NON SONO INFLUENZATI.
produttiva (manutenzione, responsabile produzione ecc) Ho costi cessanti che vado a sottrarre Totale make Prezzo – costo di acquisto del prodotto, dato da pz unitario * qntà Costi fissi emergenti (assicurazione, spese di trasporto, nuovi costi amministrativi Ho costi emergenti, non sono legami al volume di produzione ma all’acquisto complessivo del prodotto. Totale buy -> PZ COSTO ACQUISTO TOT + COSTI FISSI EMERGENTI I costi fissi comuni non sono mai rilevanti! Quantità di equilibrio che rende make=buy -> CFSeliminabili / (Paquisto – CVunitario) Prezzo di equilibrio= tot make /qntà se si riutilizza la capacità produttiva disponibili dopo l’esternalizzazione per produrre un nuovo prodotto devo considerare il MDC emergente del nuovo prodotto. Margine di contribuzione su fattore scarso Il concetto di fattore scarso è collegato al concetto di limite, dove quest’ultimo è un fattore che non può essere superato. Sono situazioni in qui l’azienda si trova a prendere una decisione tenendo conto di questo elemento che non può essere superato, ad esempio la quantità di mp da acquistare sul mercato, in un teatro può riferirsi al numero di posti. Ha come obbiettivi: L’ottimizzo dell’utilizzo del fattore scarso nel processo produttivo per ottenere un risultato economico più alto possibile. Bisogna conoscere innanzitutto le unità di fattore scarso per produrre una unità di prodotto. Indica il mdc ottenibile utilizzando 1 unità di fattore scarso per la produzione di un prodotto. MDCunitario / standard fisico unitario= MDCfattore scarso I vincoli possono essere di natura produttiva e fa riferimento al processo produttivo (quantità massima di mp acquistabile) o di natura commerciale e fa riferimento al numero di eventuali biglietti che si possono vendere, i prezzi politici dei farmaci o in certi contesti economici anche il fatturato di una certa azienda. Ad esempio, le aziende cinesi avevano un vincolo rispetto agli investimenti alle aziende straniere. Procedimento:
fatturato= 100.000€ fatturato di pareggio con reddito obbiettivo Fatturato di pareggio con reddito obbiettivo= (CF + REDDITO OBBIETTIVO) / (MC/fatturato) Ad esempio: CF= 2000€ PREZZO UNITARIO= 100€ CV UNITARI TOTALI= 60€ REDDITO OBIETTIVO= 500€ MdC= 40 Ftt di pareggio= 2000/ (40/100)= 5000€ Ftt con RO= (2000 + 500)/ (100 – 60) / 100 = 6250€ AZIENDA MULTIPRODOTTO Q1 di pareggio (CFS) + Q2 di pareggio (CFC) = quantità di pareggio Q1 di pareggio Fase 1: determino la quantità necessaria per coprire i costi fissi specifici 1) Q1 di A = CFSa/ MC unitario a Q1 di B= CFSb/ MC unitario b Nel primo passaggio devo analizzare i cfs e il mc unitario della singola linea. 2) Q2 di pareggio Fatturato obbiettivo aziendale= CFC aziendali / MC totale aziendale / fatturato totale attuale (attualmente realizzato) Rappresenta quanto vorremmo realizzare. Fatturato totale attuale = fatturato A + fatturato B MC aziendale TOTALE I LIVELLO = mc linea A + mc linea B Esempio: A B FATTURATO ATTUALE (incidenza % del fatturato attuale)
Fatturato obiettivo deve essere diviso tra le varie linee di prodotto/offerta culturale sulla base della % di contribuzione delle linee al fatturato attuale. Quantità di pareggio Q2a= fatturato obiettivo a / prezzo unitario a -> quantità di prodotto del prodotto A da produrre e vendere per coprire i CFC Quantità di pareggio Q2b = fatturato obiettivo b / prezzo unitario b I CFC sono fattori produttivi impiegati per ogni linea Infine: Q1a + Q2a = quantità di prodotti di a necessari per ottenere un risultato economico di pareggio; Q2b + Q1b = “” Sommando i due risultati ottengo la quantità minima per garantire che la nostra economia multiprodotto abbia un risultato economico pari a zero. FULL COSTING O COSTO PIENO È una configurazione costo che si basa su costi diretti vs costi indiretti e il suo obbiettivo principale è andare a capire quanto costa erogare un’offerta o produrre un bene. -> quanto costa produrre un’unità di prodotto, quindi il livello di analiticità è maggiore del direct costing. Hanno come fine di capire come
questo fattore prodotti impiegato per più linee può essere ripartito per capire l’incidenza dello stesso a livello unitario. Costi diretti: costi attribuiti direttamente al bene, moltiplicando prezzo unitario*quantità complessiva. Alcuni esempi sono mp, mod, royalties. Costi indiretti: fattori produttivi che svolgono la loro attività per più tipologie di prodotto. Ad esempio su una linea di produzione si realizzano prodotto a,b,c quindi l’ammortamento dell’impianto è suddiviso fra i prodotti. Essendo questi fattori produttivi utilizzati per più prodotti come riusciamo ad attribuire i costi indiretti tra le varie unità di prodotto realizzate. Attribuzione di un costo indiretto significa suddividere il fattore produttivo tra le diverse unità di prodotto o servizio realizzato. Questo si fa tramite la scelta di basi di riparto che sono quell’elemento che permette di suddividere il fattore produttivo indiretto tra le differenti unità di prodotto. I fattori produttivi spesso sono la prevalenza dei costi totali, quindi nasce l’esigenza di capire come ripartirli. Il full costing dà informazione sul costo pieno -> ci permette di definire quindi il prezzo Direct costing Full costing
al prodotto o servizio. Si applica quando l’incidenza dei costi è molto bassa, è un po’ distorsiva (non corretta) perché se eseguo un’analisi specifica dei costi indiretti e li riparto con una base comune. Quindi noi dobbiamo capire come e quali sono le tecniche per sviluppare una base multipla.
produttivi di cui noi vogliamo conoscere l’ammontare economico. L’obbiettivo della contabilità per centri di costo:
costo e Quanti centri di costo? Quindi la numerosità che dipende da due elementi ovvero la dimensione dell’azienda e la complessità (tanto più grande è l’azienda e più saranno i centri di costo da individuare – così come se l’azienda sarà più sviluppata tecnologicamente che aumenta la complessità). -> mappatura della struttura. x esame solo teoria
o Capire l’ammontare economico dei fattori produttivi utilizzai in ciascun costo. o Le aziende utilizzano il piano dei conti (sintesi dei fattori produttivi utilizzati), partendo da questo documento suddivido i costi nei vari centri di costi. o Questi possono essere divisi in costi diretti, costi indiretti specifici, costi indiretti comuni.
costo finali -> il suo scopo è quindi individuare le relazioni tra i centri di costo per poi chiuderei centri di costo di struttura sui centri di costo finali. -> chiusura dei centri di costo con l’obbiettivo di assegnare i costi sostenuti solo ai centri produttivi finali. Ci sono due possibili alternative di allocazione:
produttivi, quindi i costi dei centri di costi di struttura è allocato direttamente su i centri produttivi finali. -> allocazione a 2 fasi. Esempio di elementi qualitativi presenti nei testi : L’amministrazione viene allocata sul centro produttivo e sul centro commerciale in base alle ore di attività amministrativa svolta nei confronti dei due centri. La logistica svolge la propria attività solo per il centro produzione.
lavorano per i centri produttivi finali. -> allocazione a 3 fasi
Caratteristiche dei centri di costo: !!!
alto /abbastanza alto.
l’uno dall’altro Tipologie centri di costo: !!!
un’attività per tutta la struttura, ad esempio l’amministrazione perché cede la propria attività per il funzionamento di tutta l’azienda
produttivo. Ad esempio, il magazzino, manutenzione
collegati al prodotto in termini produttivi o di vendita
unità o sotto unità organizzative. I costi diretti (mp, mod, provvigioni) vengono attribuiti ai centri di costo per due motivi:
I costi indiretti specifici (un costo è indiretto rispetto al prodotto, un costo è specifico rispetto al centro di costo perché il suo ammontare è preso e assegnato completamente al centro di costo) -> si ha un ammontare di fattore produttivo che transita nei centri di costo per poi essere attribuito al prodotto -> ad esempio, l’ammortamento di un macchinario che va nel centro di costo produttivo, lo stipendio del responsabile commerciale ricade solo nel centro di costo commerciale -> quindi in un centro specifico ma indirettamente al prodotto. i costi indiretti comuni sono fattori produttivi attribuibili indirettamente al prodotto, ma comuni a più centri di costo. Ad esempio, l’energia elettrica sulla base di kb consumati, la manodopera indiretta (numero di persone che lavorano all’interno di ciascun centro). Meccanismo di ripartizione: costo indiretto/base di riparto= coef. Di riparto unitario -> coef. Ripartocosto indiretto= quota di costo del centro.* I centri di costo sono lo strumento fondamentale per l’analisi dei costi aziendali