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Appunti integrati dal libro "Res et fabula 3" su Quintiliano e la sua opera maggiore "Institutio oratoria"
Tipologia: Sintesi del corso
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Provinciale, della terza provincia → Spagna del nord, Spagna Tarragonese Nato nel 30-40 d.C. Morto nel 98 ca. → lettere di Plinio il Giovane all'imperatore Traiano, in una dice che Quintiliano era morto da poco. Fu maestro di Tacito e Plinio il Giovane. Studiò a Roma come avvocato → modello: Cicerone. Tra il 70 e 90 fu uno dei maestri di retorica più importanti tanto che Domiziano gli affidò l'istruzione dei suoi nipoti → fa capire i rapporti tra Q. e imperatore. Ha gettato le basi della moderna pedagogia. Il suo modello fu Cicerone non solo per lo stile ma in generale. Sposa il vir bonus dicendi peritus di Catone.
L'oratoria ormai è diventata vuota, si rifà a Cicerone ma la parola ormai è fine a se stessa perchè non si può andare contro il pensiero dell'imperatore; perde così la sua pars costruens. Pur amando la filosofia, non interviene quando Domiziano caccia dei filosofi greci da Roma → atteggiamento adulatore che non lo rende pienamente libero. Quintiliano, diversamente da Tacito e Lucano, nasconde il suo essere filorepubblicano dietro un equilibrio e una misura che gli consentono di non esprimere completamente il suo parere. Quando educa gli oratori pone l'accento su questo equilibrio, riconducibile ad autarcheia e metriotes epicurei, ma non ci convince perchè la misura gli permette di adulare il potere e non esporsi completamente. Libri I-II Tratta dell'educazione dell'oratore dalla nascita fino a quando diventa oratore. Tracciano la figura del maestro ideale e sono alla base della pedagogia moderna. Deve forgiare l'uomo politico, deve essere colto ma anche dotato di particolare sensibilità e rettitudine. Deve essere maestro di virtù oltre che di retorica. Non può prescindere dai suoi allievi. Il maestro deve essere consapevole che ogni alunno è una persona con le proprie inclinazioni ed esigenze. Il suo ruolo non è quello di indottrinare l'allievo ma sollecitare la sua intelligenza affinchè il bambino acquisisca una apertura mentale nei confronti di ciò che studia e della realtà che lo circonda. Importante è il rapporto scuola-famiglia. Quintiliano predilige una forma mista di educazione, una collaborazione tra le due parti. Libri III-IX Mette in evidenza ogni singolo momento dell'orazione, le finalità delle orazioni e quale deve essere lo stile dell'oratore. Lo stile dell'oratore non deve rifarsi né all'asianesimo, perchè tutti quelli che lo usano (come Seneca) distolgono l'attenzione dall'orazione facendo concentrare sulla forma, né all'atticismo perchè è sterile, non coinvolge l'ascoltatore. Piuttosto deve essere come quello di Cicerone, che sta nel mezzo. Libro X Funziona come la Poetica di Aristotele nel mondo latino, è il primo libro di critica letteraria. Passa in rassegna gli autori irrinunciabili per la formazione dell'oratore cosicchè questo possa scegliere il suo modello per analogia o per contrasto e conoscere le potenzialità comunicative della parola. Libri XI-XII Ribadisce il suo oratore ideale su modello di Catone e Cicerone, soprattutto nel XII. L'oratore può avere tutte le tecniche ma se non è bonus, cioè se non ha un codice di valori, non può essere un bravo oratore. Manca la dimensione storica perchè in un contesto dove non c'è libertà non c'è spazio per i valori. La crisi dell'eloquenza è dovuta alla crisi di valori. Momenti dell'oratoria: