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Relazione d'esame Letteratura Italiana Contemporanea E, Test d'ammissione di Letteratura Contemporanea

Il testo d'esame è una relazione di 10 pagine che analizza la figura di Fernando Pessoa, i suoi eteronimi e come Antonio Tabucchi si è approcciato al poeta, studiandolo e rivisitando le sue sfaccettature, in particolare nell'opera biofiction "Gli Ultimi Tre Giorni di Fernando Pessoa. Un delirio".

Tipologia: Test d'ammissione

2024/2025

In vendita dal 16/07/2025

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UNIVERSITÀ degli STUDI di TORINO
Corso di laurea magistrale in Comunicazione e Culture dei Media, tesina d’esame di
Letteratura Italiana Contemporanea E
Professoressa Beatrice Manetti
Candidata
Simona Argiolas
Matricola 983536
“Io non sono io: l’identità molteplice di Pessoa, i suoi eteronimi e
la loro reinvenzione letteraria in Tabucchi.”
Anno Accademico 2024-2025
La figura del poeta Fernando António Nogueira Pessoa è una delle più affascinanti del XX
secolo. Nato a Lisbona nel 1888 e lì morto nel 1935, fu l’artefice principale del rinnovamento
della letteratura portoghese nel Novecento. Riuscì ad anticipare molte delle sperimentazioni
letterarie che avrebbero caratterizzato l’Europa del secolo a venire . Ha rieducato anche i
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lettori alla percezione della scrittura come un’opera creativa e non più solo come tentativo,
veritiero o meno, di riproduzione autentica delle cose.
La sua produzione poetica, molto frammentaria e che venne riconosciuta per il suo valore più
tardi come conseguenza delle sue scarse pubblicazioni, si distingue non solo per l’originalità
di filosofia e di stile, ma soprattutto per l’invenzione di un metodo unico nella storia della
letteratura: l’uso degli eteronimi .
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A differenza dei semplici pseudonimi, gli eteronimi sono veri e propri autori immaginari,
dotati di biografie, personalità, stili poetici e visioni del mondo propri e distinti. Con essi,
Pessoa non si limita a scrivere sotto una maschera, ma moltiplica il proprio io in un mosaico
di identità autonome e spesso in contrasto o dialogo tra loro . L’autore li creò a suo tempo
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https://www.treccani.it/enciclopedia/fernando-antonio-nogueira-pessoa/ (ultima consultazione 30 Giugno
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https://www.quodlibet.it/recensione/6822 (ultima consultazione 1 Luglio 2025)
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Scarica Relazione d'esame Letteratura Italiana Contemporanea E e più Test d'ammissione in PDF di Letteratura Contemporanea solo su Docsity!

UNIVERSITÀ degli STUDI di TORINO

Corso di laurea magistrale in Comunicazione e Culture dei Media, tesina d’esame di Letteratura Italiana Contemporanea E

Professoressa Beatrice Manetti

Candidata

Simona Argiolas

Matricola 983536

“Io non sono io: l’identità molteplice di Pessoa, i suoi eteronimi e

la loro reinvenzione letteraria in Tabucchi.”

Anno Accademico 2024- La figura del poeta Fernando António Nogueira Pessoa è una delle più affascinanti del XX secolo. Nato a Lisbona nel 1888 e lì morto nel 1935, fu l’artefice principale del rinnovamento della letteratura portoghese nel Novecento. Riuscì ad anticipare molte delle sperimentazioni letterarie che avrebbero caratterizzato l’Europa del secolo a venire 1. Ha rieducato anche i lettori alla percezione della scrittura come un’opera creativa e non più solo come tentativo, veritiero o meno, di riproduzione autentica delle cose. La sua produzione poetica, molto frammentaria e che venne riconosciuta per il suo valore più tardi come conseguenza delle sue scarse pubblicazioni, si distingue non solo per l’originalità di filosofia e di stile, ma soprattutto per l’invenzione di un metodo unico nella storia della letteratura: l’uso degli eteronimi 2. A differenza dei semplici pseudonimi, gli eteronimi sono veri e propri autori immaginari, dotati di biografie, personalità, stili poetici e visioni del mondo propri e distinti. Con essi, Pessoa non si limita a scrivere sotto una maschera, ma moltiplica il proprio io in un mosaico di identità autonome e spesso in contrasto o dialogo tra loro 3. L’autore li creò a suo tempo (^1) https://www.treccani.it/enciclopedia/fernando-antonio-nogueira-pessoa/ (ultima consultazione 30 Giugno

(^2) https://www.quodlibet.it/recensione/6822 (ultima consultazione 1 Luglio 2025) (^3) https://www.treccani.it/enciclopedia/eteronimo_(Enciclopedia-dell'Italiano)/ (ultima consultazione 30 Giugno

perché si era sempre descritto come un “isteroneuroastenico”, la cui instabilità mentale lo aveva portato a spersonalizzarsi, e per dare vita alle diverse sfaccettature della sua anima e del suo pensiero, permettendogli di esprimere una molteplicità di prospettive, senza che queste si confondessero con la sua identità personale. Questa scelta non rispondeva però solo a un’esigenza estetica, ma nacque come bisogno di dare libertà alla sua identità in quanto realtà plurale. Il declino dei vecchi valori e l’incertezza dei nuovi non consentivano più di avere una personalità unitaria e autonoma, e Pessoa ne era consapevole. L’eteronimia, come il critico Antonio Tabucchi non si stancherà di ribadire, deve essere intesa «non tanto come metaforico camerino di teatro in cui l’attore Pessoa si nasconde per assumere i suoi travestimenti letterario-stilistici; ma proprio come zona franca, come terrain vague , come linea magica varcando la quale Pessoa diventò un “altro da sé” senza cessare di essere se stesso» (Tabucchi, 2000). 4 Se Pessoa è l’eteronimia (Tabucchi, 2000) 5 , è perché, attraverso la creazione degli eteronimi-funzioni, che, in quanto tali, non hanno futuro né passato ma sono congelati nel presente, il poeta «riesce a vivere sincronicamente la sua diacronia. Come a dire che egli vive tutta la sua vita sempre e subito» (Tabucchi, 2000).^6 L’opera di Pessoa resta tutt’oggi attuale, perché mette in discussione l’idea di identità come qualcosa di stabile. In un’epoca come quella corrente, segnata dalla molteplicità, l’ibridazione culturale e le identità fluide, la lezione da lui insegnata risulta sorprendentemente moderna. Le sue opere e quelle dei suoi doppi sono state rinvenute dopo la morte dell’autore, dentro un baule da matrimonio contenente oltre 27.000 documenti, e, in esse, tutti loro anticipavano già molti interrogativi esistenziali e letterari contemporanei 7 : chi scrive? Chi sta parlando in un testo? L’autore coincide con la voce narrante, o è solo uno dei tanti “sé” possibili? (^4) Tabucchi, Antonio. Un baule pieno di gente. Scritti su Fernando Pessoa. Milano, Feltrinelli, 2000, pag 7. (^5) Tabucchi, Antonio. Un baule pieno di gente. Scritti su Fernando Pessoa. Milano, Feltrinelli, 2000, pag 39. (^6) Tabucchi, Antonio. Un baule pieno di gente. Scritti su Fernando Pessoa. Milano, Feltrinelli, 2000, pag 40. (^7) https://bookavenue.it/dentro-il-baule-delle-meraviglie-di-fernando-pessoa/ (ultima consultazione 1 Luglio

in una sola giornata. Nella finzione, Caeiro nasce nel 1889 e muore nel 1915 di tubercolosi, la stessa malattia che aveva colpito il padre di Pessoa: quest’ultimo, infatti, lo definisce una vera e propria figura paterna. L’uomo viene descritto nei minimi dettagli sia fisici che biografici, ed è un poeta contadino dal linguaggio semplice, immediato, sensuale. La sua poetica si fonda su un neopaganesimo naturalista e un rifiuto radicale della metafisica. Non cerca significati nascosti nel mondo: lo guarda e lo canta così com’è, nella sua evidenza sensoriale. Il razionale Ricardo Reis, presentato come un medico di formazione classica, rappresenta la voce della ragione. Nato a Porto e antirepubblicano, avrebbe scelto l’esilio in Brasile nel

  1. La sua poesia fonde stoicismo ed epicureismo, con uno stile che richiama i modelli latini e greci. È il portavoce di un classicismo severo, formale, molto distaccato che rifiuta tanto l’emozione quanto l’irrazionalismo. Álvaro de Campos, invece, incarna l’estremo opposto: è l’eteronimo più inquieto, modernista e contraddittorio. Nato a Tavira, in Algarve, e laureato in ingegneria navale, è considerato l’allievo spirituale di Caeiro, anche se la sua poetica è dominata da uno slancio diverso: nella prima fase aderisce al sensacionismo , versione portoghese del futurismo, celebrando la modernità; nella seconda fase, invece, viene fuori un tono più malinconico e disilluso, in cui l’ansia esistenziale e la frustrazione prendono il sopravvento sulla sua persona. Bernardo Soares è un caso particolare: Pessoa lo definisce un “semi-eteronimo”, poiché rappresenta una versione del suo stesso io “meno il raziocinio e l’affettività”. È inquieto, soffre di una inquietudine perenne, universale, totalizzante ed è l’unico che può dirsi simile ad un uomo qualunque. «[…] è un uomo che sta a una finestra. Taciturno e solitario, egli se ne sta dietro ai vetri, come il vecchio Flaubert, a spiare la vita. Una vita esterna e reale ma che si svolge estranea a lui, anche se gli transita accanto; e una vita interiore e inventata: perché la finestra di Bernardo Soares ha le imposte che si possono aprire nei due sensi, sul fuori e sul dentro. E anche quel “dentro” è un luogo estraneo e ignoto al suo abitatore [...]».^11 È l’autore del celebre Livro do Desassossego ( Il libro dell’inquietudine ), opera postuma e incompiuta, oggi costituita da un’ibrida e innumerevole quantità di pagine scritte, (^11) Tabucchi, Antonio. Un baule pieno di gente. Scritti su Fernando Pessoa. Milano, Feltrinelli, 2000, pag 49.

«frammenti, tutto frammenti», come lo descrisse Pessoa 12. Soares vive a Lisbona, lavora come assistente contabile, e si muove in una quotidianità piatta, osservando il mondo senza parteciparvi realmente. La sua scrittura è una forma di solitudine sofferta 13. Antonio Mora è l’eteronimo teorico del sistema filosofico pessoano. È considerato un “pazzo lucido”, «“un paranoico con psiconevrosi intercorrenti”» 14 ed è autore del Ritorno degli dèi , testo inedito in vita, eretico per la Chiesa e scoperto solo dopo la morte di Pessoa. Mora vi sviluppa una riflessione complessa sul neopaganesimo, interpretato come forma di recupero del senso del sacro nella natura e nella molteplicità delle divinità antiche. È lui a sostenere e giustificare le visioni poetiche di Caeiro e Reis dal punto di vista filosofico. Infine, Coelho Pacheco è considerato un autore minore, noto per una sola poesia scritta dal titolo Para além d’outro oceano (1914) 15 , apparsa su A Renascença. La scrisse secondo i principi della scrittura automatica, tecnica che sospende il controllo razionale per lasciare fluire liberamente l’inconscio sulla pagina. Questa modalità, già usata in ambiti spiritici e psicoanalitici, fu poi adottata dai surrealisti come metodo creativo, definita da André Breton come “automatismo psichico puro” 16. Tale particolarità, seppur singolarmente attribuita a Pacheco, testimonia l’interesse di Pessoa per la dimensione inconscia del processo creativo. Gli eteronimi, pur nella loro autonomia, non rimangono figure isolate né si manifestano solo nel momento della scrittura, infatti dialogano tra loro, si influenzano, si contraddicono. Il mistero racchiuso nella mente di Fernando Pessoa e la complessa costruzione di queste identità fittizie hanno attratto negli anni numerosi studiosi, ma fu Antonio Tabucchi a dedicare loro un’attenzione profonda, restituendo pieno valore alla loro espressione artistica. Scrittore, saggista e traduttore, Tabucchi è stato il massimo interprete italiano dell’opera pessoana. Fa la conoscenza di Pessoa durante gli anni universitari alla Sorbona, quando legge (^12) https://www.frammentirivista.it/il-libro-dellinquietudine-la-desolazione-di-pessoa/ (ultima consultazione 3 Luglio 2025) (^13) https://mementomagazine.wordpress.com/2021/03/14/bernardo-soares-lamico-inquieto/ (ultima consultazione 3 Luglio 2025) (^14) Tabucchi, Antonio. Un baule pieno di gente. Scritti su Fernando Pessoa. Milano, Feltrinelli, 2000, pag 35. (^15) http://arquivopessoa.net/textos/4000 (ultima consultazione 1 Luglio 2025) (^16) https://www.diariodellarte.it/la-scrittura-automatica-del-surrealismo/ (ultima consultazione 1 Luglio 2025)

allucinata, dei suoi doppi. Il testo gioca fin da subito con lo statuto ambiguo della biografia, e Tabucchi si muove tra due poli: da un lato offre riferimenti precisi a fatti accertati della vita del poeta, come la data di ricovero, la presenza di amici reali come Francisco Gouveia o Moitinho de Almeida, la data e l’ora di morte e persino l’ultimo gesto compiuto da Pessoa (la richiesta degli occhiali); dall’altro lato, rivendica lo statuto finzionale dell’intera operazione. Il sottotitolo del testo, “Un delirio”, è rivelatore: può essere letto come un’allusione allo stato mentale del protagonista, sotto l’effetto di farmaci e in preda a visioni, ma può anche essere interpretato come avvertenza dell’autore, che, con questo patto di lettura, invita il lettore a sospendere il bisogno di veridicità per entrare in una dimensione irreale. In questo spazio instabile tra utopia e realtà, anche la figura di Pessoa perde ogni certezza ontologica. L’ortonimo stesso diventa un personaggio fra i personaggi, un’entità quasi evanescente, che, circondata dai propri eteronimi, sembra svanire nella molteplicità delle sue stesse creazioni, come osserverà Álvaro de Campos in una delle battute più emblematiche del testo: «È quasi mezzanotte, l’ora migliore per incontrarti, è l’ora dei fantasmi» 20. In questo passaggio, Tabucchi capovolge completamente la gerarchia creatore/creatura: il vero spettro è Pessoa, mentre gli eteronimi, nati come finzioni, acquistano corpo e parola, lo interrogano e lo superano. Ne risulta un rovesciamento postmoderno dell’identità: il soggetto biografato non è più un’unità narrabile, ma una pluralità di voci che si dissolvono l’una nell’altra. Non a caso, Tabucchi struttura l’opera in tre atti, ciascuno collocato in un giorno preciso: 28, 29 e 30 Novembre 1935. Ogni scena è marcata da riferimenti temporali puntuali, come l’infermiera che ricorda l’esatto giorno al malato, o l’ultima frase che segna la morte di Pessoa alle 20:30. Questo ancoraggio temporale conferisce al testo un’apparenza cronachistica, quasi giornalistica, che contrasta volutamente con la natura immaginaria dei dialoghi. La ricostruzione di alcuni dettagli reali, come la rasatura dal barbiere prima del ricovero o i ricordi familiari, l’amante Ophelia e la madre in Sudafrica contribuiscono a costruire un’atmosfera dove la vita vera scivola nella visione e viceversa. La biofiction pessoana di Tabucchi, in questo senso, non è mai un’imitazione della realtà; è piuttosto un’ipotesi poetica sulla dissoluzione del soggetto, sulla sua dispersione in una molteplicità di maschere che, al momento della morte, chiedono udienza. (^20) Tabucchi, Antonio. Gli ultimi tre giorni di Fernando Pessoa. Palermo, Sellerio, 1994, pag. 18.

La loro presenza non è celebrativa, ma drammaturgica: ciascun eteronimo torna al capezzale del poeta morente portando con sé nuove verità, vecchie ferite, critiche al proprio creatore e ambiguità. Tabucchi costruisce numerosi riferimenti all’universo biografico di Pessoa per conferire una sorta di autenticità pseudo-documentaria alla sua finzione e nel frattempo disarticola il sistema coerente dei suoi eteronimi per trasformarli in personaggi spesso contraddittori. Le allusioni all’opera di Pessoa, infatti, svolgono nel testo di Tabucchi una duplice funzione. La prima funzione è di “autenticazione referenziale”: nel corso della narrazione vengono inseriti dettagli biografici precisi, come il trattamento medico ricevuto per una colica epatica, il ricordo della nonna Dionisia morta in manicomio, l’invenzione del “sensazionismo” e dell’“intersezionismo”. La seconda funzione è quella più interessante dal punto di vista letterario perché riguarda gli eteronimi e il modo in cui essi vengono rielaborati. Tabucchi non si limita a riproporre le caratteristiche definite da Pessoa, ma le rimescola e talvolta le confonde, attribuendo frasi o tratti tipici di un eteronimo a un altro. In questo processo di riscrittura, la coerenza interna del sistema eteronimico viene dissolta, per lasciare spazio a una molteplicità postmoderna e decisamente instabile. Álvaro de Campos è l’esempio più emblematico di questa trasformazione. Non è più il futurista aggressivo e nichilista della prima fase, né l’intellettuale disperato del secondo periodo. Appare come un personaggio lacerato, che si interroga sul proprio ruolo nell’unica relazione affettiva significativa della vita di Pessoa, quella con Ophelia Queiroz. In un dialogo profondo, de Campos accusa sé stesso di aver osteggiato quell’amore, causando nel poeta una frattura tale da fargli ipotizzare un ricovero psichiatrico. La sua celebre frase, «Tutte le lettere d’amore sono ridicole» 21 , viene ripresa nel testo come commento sprezzante, ma allo stesso tempo triste, di fronte alla vulnerabilità dell’altro sé. Tabucchi mantiene, dunque, l’ironia e il cinismo del personaggio, ma lo umanizza, lo rende partecipe del dolore, e lo lascia perfino dichiarare un proprio amore giovanile, «un amore che ti imbarazzerà» 22 , verso un ragazzo inglese. La sua voce si intreccerà a quella di Bernardo Soares, fino a confondersi; infatti, le immagini dello “straccio inutile” e del “secchio svuotato” 23 , usate da (^21) Tabucchi, Antonio. Gli ultimi tre giorni di Fernando Pessoa. Palermo, Sellerio, 1994, pag. 19. (^22) Tabucchi, Antonio. Gli ultimi tre giorni di Fernando Pessoa. Palermo, Sellerio, 1994, pag. 19. (^23) Tabucchi, Antonio. Gli ultimi tre giorni di Fernando Pessoa. Palermo, Sellerio, 1994, pag. 21.

decide perfino di scrivere un «capitolo euforico per il mio diario disforico» 26. L’autoironia si

moltiplica, i riferimenti si intrecciano, come Don Pedro che guida una Chevrolet nera, sembra uscito da una poesia di de Campos. Anche Soares, come gli altri, partecipa alla dissoluzione dell’architettura originaria pessoana, dimostrando come ogni voce, una volta liberata dal suo autore, possa contaminarsi e mutare. Antonio Mora, infine, compare solo l’ultimo giorno, indossando una toga romana come a confermare la sua fama di pazzo e filosofo visionario. Anch’egli riceve da Tabucchi una vita postuma: appare a Pessoa per rassicurarlo che la sua opera, Il ritorno degli dèi , verrà pubblicata e studiata da un certo Coelho. Questa si scopre essere un’allusione ironica al critico Jacinto do Prado Coelho, che ne curerà la prima edizione nel 1966 27. Questo scambio finale, tra Mora e Pessoa, chiude il testo con una nuova inversione, in cui non è l’autore a legittimare i suoi personaggi, ma i personaggi a rassicurare l’autore sul proprio destino letterario. In tutto il testo, Tabucchi non si propone di “descrivere” realmente Fernando Pessoa né di riproporne un’accurata biografia, poiché il suo obiettivo resta mostrare come l’opera e la vita del poeta si fondano in un processo di continua riscrittura. Il risultato è un doppio omaggio: degli eteronimi al loro creatore, e di Tabucchi al suo scrittore-mito 28. Ne si trae la conclusione che il soggetto moderno, che Pessoa cercava di costruire attraverso l’eteronimia, è in realtà un soggetto impossibile da afferrare. Nel mondo postmoderno, ogni tentativo di organizzare l’identità in un sistema coerente è destinato al fallimento. Tabucchi ne è consapevole, e per questo abbandona ogni tentazione biografica per approdare a un livello meta-letterario e raccontare la finzione di una finzione, in un palinsesto dove gli eteronimi si reinventano e si moltiplicano per poi accompagnare il loro creatore alla morte. È Pessoa a morire, il 30 Novembre 1935 alle 20:30, ma con lui muore anche la struttura che egli stesso aveva creato. Proprio questa morte, tuttavia, offre a Tabucchi lo spazio per la più grande delle finzioni: quella che ridà vita a ciò che è stato scritto, e lo rende di nuovo possibile. (^26) Tabucchi, Antonio. Gli ultimi tre giorni di Fernando Pessoa. Palermo, Sellerio, 1994, pag. 44. (^27) https://www.leparoleelecose.it/il-secondo-libro-dellinquietudine/ (ultima consultazione 4 Luglio 2025) (^28) https://leciliegieparlano.wordpress.com/2015/08/10/gli-ultimi-tre-giorni-di-fernando-pessoa-antonio- tabucchi-sellerio-1994/ (ultima consultazione 4 Luglio 2025)

L’opera di Fernando Pessoa e la riscrittura proposta da Antonio Tabucchi in Gli ultimi tre giorni di Fernando Pessoa mostrano quindi quanto la letteratura possa essere allo stesso tempo sia invenzione che interrogazione e forma di conoscenza. Gli eteronimi pessoani restano l’esempio primario di veri e propri sistemi poetici credibili, reali, dotati di autonomia e coerenza, attraverso i quali il poeta ha provato a dare voce alla sua frammentazione interiore e alla crisi dell’identità nel mondo moderno. Tabucchi, dal canto suo, si confronta con questa pluralità con l’intento di studiarla, portarla avanti e, in parte, decostruirla. Nel farlo, restituisce agli eteronimi una nuova umanità, li rende personaggi inclini al fallimento, malinconici, e li inserisce in un contesto narrativo che riflette su tre temi: la morte, la scrittura e l’impossibilità di definire un soggetto unitario. Sfruttando la finzione consapevole della biofiction, Tabucchi smaschera l’illusione della biografia come racconto di una verità unica basata solo su coerenza e fatti. Pessoa, nella sua versione romanzata, appare come una creatura tanto letteraria quanto i suoi stessi eteronimi, e anzi finisce per diventare egli stesso una voce fra le voci. È in questo modo che l’opera di Tabucchi non “spiega” Pessoa con i fatti, bensì lo ascolta, poi lo interpreta e gli risponde con l’unico linguaggio possibile per un autore postmoderno, ovvero quello della finzione che si sa essere tale. La figura di Pessoa viene sottratta alla sacralità del “poeta monumento” e riportata nella materia viva della letteratura, dove può ancora parlare e rinascere. L’eredità che Tabucchi raccoglie è quella di un’intera visione della letteratura come spazio plurale. Se Pessoa ha inventato gli eteronimi per fuggire dall’unità di un “io” centrale, Tabucchi li accoglie per mettere in scena la molteplicità stessa della scrittura contemporanea. Nella finzione finale, muore l’autore nel suo essere organico ma non la sua opera: con questo evento, si spengono gli eteronimi come erano conosciuti, ma la morte permette alla letteratura di risvegliarli. Con tale prospettiva, il lavoro di Tabucchi si configura come atto di fiducia nella forza della letteratura, nella sua capacità di interrogare l’identità, di giocare coi limiti del reale e di trasformare la memoria in invenzione.

  1. Cantisani, L. “Teatro statico, teatro estatico – Attraverso i drammi sfuggenti di Fernando Pessoa.” Quodlibet, 2024. https://www.quodlibet.it/recensione/
  2. MeridioNews. “Gli ultimi tre giorni di Fernando Pessoa – Recensione.” MeridioNews.it , 2020. https://meridionews.it/gli-ultimi-tre-giorni-di-fernando-pessoa
  3. Aprile, M. Treccani. “Eteronimo.”, 2010. https://www.treccani.it/enciclopedia/eteronimo_(Enciclopedia-dell'Italiano)/
  4. Blog Letras. “Fernando Pessoa, o drama em gente”, 2009. https:// www.blogletras.com/2009/07/fernando-pessoa-o-drama-em-gente.html
  5. Avanguardie e Novecento. “La scrittura automatica del Surrealismo”. Diario dell’Arte, 2021. https://www.diariodellarte.it/la-scrittura-automatica-del-surrealismo/
  6. Rai Cultura. “Antonio Tabucchi: Pessoa e il Portogallo.” RaiCultura.it. https:// www.raicultura.it/letteratura/articoli/2018/12/Antonio-Tabucchi-d7424dce-c61f-4f34- bb04-1e56e4c0dc44.html
  7. De Rinaldis, G. “Teoria dell’eteronomia”, o le innumerevoli solitudini di Fernando Pessoa.” Il Rifugio dell’Ircocervo, 2020. https://ilrifugiodellircocervo.com/ 2020/09/29/teoria-delleteronomia-o-le-innumerevoli-solitudini-di-fernando-pessoa/
  8. Il collezionista di letture. ““Requiem” – Antonio Tabucchi.” Ilcollezionistadiletture,
    1. https://ilcollezionistadiletture.com/2020/06/18/requiem-antonio-tabucchi/
  9. Di Girolamo, A. “Bernardo Soares, l’amico inquieto.” Memento Magazine, 2021. https://mementomagazine.wordpress.com/2021/03/14/bernardo-soares-lamico- inquieto/
  10. Francavilla, R. “Il Secondo Libro dell’Inquietudine.” Le Parole e le Cose, 2013. https://www.leparoleelecose.it/il-secondo-libro-dellinquietudine/
  11. Di Veroli, M. “«Il libro dell’inquietudine»: la desolazione di Pessoa.” https:// www.frammentirivista.it/il-libro-dellinquietudine-la-desolazione-di-pessoa/
  12. Fortunato, G. “Gli ultimi tre giorni di Fernando Pessoa, Antonio Tabucchi (Sellerio, 1994).” Le ciliegie parlano, 2015. https://leciliegieparlano.wordpress.com/ 2015/08/10/gli-ultimi-tre-giorni-di-fernando-pessoa-antonio-tabucchi-sellerio-1994/