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Il problema dell'eutanasia attraverso importanti esempi
Tipologia: Guide, Progetti e Ricerche
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missione del medico è quella di restituire la salute e di lenire le sofferenze del paziente non solo in vista della guarigione ma anche allo scopo di procurare al malato inguaribile una morte tranquilla e serena”. Rifletti su tale affermazione alla luce del recente episodio di cronaca che ha visto come protagonista dj Fabo.
▲ Parlare di tematiche delicate quali la differenza sottile ma abissale tra la vita e la morte non è mai semplice, nemmeno per filosofi e pensatori, antichi e moderni. Il primo ad affrontare da un punto di vista critico il tema del suicidio assistito (o eutanasia) fu Bacone, che asserì che “un malato inguaribile e sofferente potesse essere aiutato dal medico a giungere ad una morte serena e tranquilla”; ma, già prima di lui, molti altri filosofi si erano espressi sull’importanza e sul senso della vita. Lo stesso Platone, ad esempio, vedeva nella preparazione alla morte il modo più saggio per vivere, preparazione vista anche da Socrate come un semplice ma basilare allenamento e meditazione; anche Seneca si espresse sulla questione della morte, invitando gli uomini ad allenarsi vivendo ogni giorno come se fosse l’ultimo e scrivendo, inoltre, ad un amico che “la morte non rappresenta uno scoglio, bensì il porto a cui è necessario tendere”; ma la riflessione più emblematica del filosofo romano fu quella che riguardò la semplicità nella scelta tra una morte accompagnata dai tormenti ed una morte agevole e serena. Il pensiero cominciò a mutare, però, con l’avvento del cattolicesimo, per il quale la vita è un dono di Dio e in quanto tale bisognerebbe fare tutto il possibile per evitare la morte: per questo, sulla questione eutanasia la Chiesa si è sempre mossa in maniera negativa e contraria, classificando la vita come una verità indiscutibile e un valore non negoziabile. Da qui derivano poi i problemi a livello etico-politici legati al suicidio assistito, poiché innumerevoli persone si schierano contro questa pratica vedendola come un suicidio diretto e quindi un fuggire dai problemi; dai sondaggi realizzati in Italia e in Europa, tuttavia, emerge che la stragrande maggioranza della gente si schiera dalla parte dei malati e pensa che l’agonia e la sofferenza siano troppo grandi. I problemi legislativi, però, si sono conservati, proprio perché, come ammesso da molti, è difficile legiferare e normare sulla fine di una vita umana, per quanto straziante essa sia. L’esempio più eclatante e recente, almeno in Italia, di eutanasia, risale a poco più di un mese fa e vede coinvolto un ragazzo che viveva di musica e viaggi, allegro e solare, ma che rimase tristemente coinvolto in un incidente stradale che lo rese cieco e tetraplegico, costretto a vivere “ancorato” a delle macchine. Dopo tentativi vani di ripresa e dopo la sperimentazione di nuove terapie, che non hanno portato ad alcun miglioramento, dj Fabo si è rassegnato alla sua condizione di grave malattia e sofferenza: rassegnazione che l’ha portato a decidere, in totale autonomia e coscienza, che sarebbe stato meglio morire che soffrire ulteriormente. Ma in Italia, nonostante le sollecitazioni agli altipiani dei sistemi legislativi, alcune anche da parte dello stesso Fabiano Antoniani, l’eutanasia è ancora una pratica illegale; problema che ha messo il ragazzo nella condizione di fuggire dall’Italia e dalla vita per poi approdare in Svizzera, dove il suicidio assistito è legale. Vani sono stati i suoi messaggi al Parlamento o al capo dello Stato, Mattarella: oggi, però, si torna a riflettere sull’importanza della vita e del volere umano, come sempre quando si è catapultati di fronte ad eventi di questo tipo. Per questo moltissime personalità di spicco si sono espresse sulla vicenda, indicando e sottolineando i loro pareri, come la nota pr Francesca Chaoqui, vicina
al Vaticano, che in video divulgato sui social arriva ad ammettere che dj Fabo è stato solo “un vigliacco che ha scelto di fuggire dal dolore, abbandonando la vita”. Di parere contrario è la quasi totalità della gente, che vede nell’ultimo messaggio del ragazzo un urlo straziante ed una nostalgia alla vita, quella vera, quella fatta di immagini, colori, suoni, momenti. Ancor di più sono state le persone che hanno in qualche modo criticato le istituzioni, invitandole ancora una volta a muoversi nel tentativo di risolvere questo problema, forse irrisolvibile: ne è un esempio il noto giornalista Enrico Mentana, che nell’apertura del suo telegiornale si è espresso in un breve monologo contro la politica, immobile dinanzi a questi eventi, scegliendo poi di non parlare della vicenda per tutta la durata del tg. Casi di eutanasia si sono avuti, comunque, anche in altri Paesi, con cause e conseguenze simili a quella precedentemente descritta: in Francia, infatti, un ragazzo di 19 anni, coinvolto in un incidente stradale e paralizzato e cieco, chiese all’infermiera prima e alla madre poi, di avvelenarlo, esercitando così il suo “diritto di morire”. Così, il 26 settembre 2003, muore Vincent Humbert, con pesanti conseguenze penali per l’infermiera e la madre, che vengono però poi assolte perché le donne hanno agito in casi e condizioni estreme. Caso ben più noto, perché riguardante un personaggio famoso, è quello che riguardò Hugo Claus, il più noto scrittore fiammingo, che scelse di non prolungare la sua sofferenza (soffriva di AlzHeimer), morendo in lucidità e per scelta. Questo gesto più di tutti contrappone la fazione cattolica a quella dell’associazione a favore dell’eutanasia, dal momento che i cardinali si opposero alla decisione dello scrittore, ed egli scrisse della Chiesa che essa era il motivo del “bigottismo delle Fiandre”