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Riassunto Capitolo 1 Dalla comunicazione al linguaggio, esame di Filosofia del linguaggio e della comunicazione 1, Università degli studi Roma Tre
Tipologia: Sintesi del corso
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Parlare in senso proprio è mettere in connessione il linguaggio con il pensiero e i pappagalli non parlano semplicemente perchè non hanno pensieri. La questione alla base del linguaggio umano è la connessione tra la fisica dei suoi i e la psicologia dei significati ➔ l’opinione comune è che i pappagalli riproducano soltanto la meccanica del suono ma non il significato che tali suoni rappresentano, perchè per avere significati nella testa occorre essere in grado di pensare. ➔ Il caso dei pappagalli è l’argomento esemplare chiamato in causa per demarcare in modo netto la comunicazione animale da quella umana. ➔ Cordemoy paragona il caso del pappagallo al fenomeno dell’eco. ➔ La tesi della netta distinzione tra
trova un forte alleato negli argomenti di carattere empirico ➔
suoni naturali, delle voci degli altri animali e delle grida istintive dell’uomo;
questi animali. ➔ L’abilità di ripetere i suoni per imitazione è legata a capacità cognitive, l’ingegno superiore di cui godono le scimmie, in grado di interpretare l’espressione sonora attribuendole un significato. ➔ L’idea di Darwin a proposito dell’origine del linguaggio è che le capacità verbali umane trovino fondamento nei sistemi cognitivi che la nostra specie condivide con altre specie a noi strettamente imparentate. ➔ Il fatto che il linguaggio sia tipico degli umani non esclude che altri animali avrebbero potuto svilupparlo se le spinte selettive li avessero portati a dover comunicare in maniera più efficace. 3.1 Le grandi scimmie possono apprendere il linguaggio? La riproduzione dei suoni tipici del linguaggio verbale non è riproducibile dalle grandi scimmie perchè queste non hanno l’apparato fonatorio adeguato. ➔ Secondo Lieberman la produzione dei suoni tipici del linguaggio umano è connessa all’abbassamento del tratto sovra-laringeo: una caratteristica specifica di Homo sapiens che lega strettamente la comparsa del linguaggio all’avvento della nostra specie. ➔ Poiché le scimmie non sono in grado di produrre i suoni del linguaggio umano, esse non saranno mai in grado di parlare in senso proprio. Una tesi del genere si fonda sull’identificazione del linguaggio con la verbalizzazione. ➔ Chiedersi se una scimmia è in grado di acquisire e utilizzare il linguaggio umano è diverso dal chiedersi se essa è in grado di riprodurre i suoni del linguaggio verbale. Quello che conta è capire se la scimmia sia in possesso dei processi di interpretazione, l’ingegno superiore di Darwin, che governano la comprensione di ciò che effettivamente le viene detto. Washoe ➔ è una scimpanzé alla quale è stato insegnato il linguaggio dei segni. Il suo uso dei gesti appariva guidato da un processo di generalizzazione. Per esempio aveva la capacità di estendere il segno di aprire dalle situazioni in cui veniva appreso (aprire la porta) a quelle completamente nuove (aprire una borsa, lo sportello della macchina). Ally ➔ è uno scimpanzé che ha imparato la lingua dei segni. Nell’esperimento doveva prendere un oggetto in una scatola e posarlo in una parte della stanza o darlo a uno degli sperimentatori. ➔ La conclusione cui pervenne Fouts fu che uno scimpanzé è in grado di capire le differenze di significato dovute a una regola grammaticale. ➔ I ricercatori che si ispirano al comportamentismo sostengono che l’uso della lingua dei segni da parte degli scimpanzé ha solo l’apparenza di una comunicazione linguistica in senso proprio, diversamente da quanto accade negli umani, le grandi scimmie producono soltanto delle risposte meccaniche agli stimoli esterni. Nim Chimpsky ➔ secondo Terrace l’essenza del linguaggio umano risiede nella capacità di creare frasi. Poiché una successione di parole non è di per sé una frase, la capacità di comporre successioni numericamente complesse di parole non è un’indicazione certa della capacità di comporre frasi. ➔ Per sostenere che sono capaci di costruire frasi, gli scimpanzé devono dimostrare di essere in grado di applicare correttamente un certo numero di regole grammaticali. ➔ Le sequenze utilizzate da Nim venivano costantemente confrontante con le intenzioni e le azioni di Nim. ➔ La revisione dei filmati portò Terrace a riconoscere che le sequenze prodotte da Nim non potevano essere paragonate alle frasi prodotte dagli umani. Due aspetti della produzione di Nim:
5. Tomasello e il neoculturalismo: Tomasello riconosce che le scimmie posseggono un sistema cognitivo in grado di mentalizzare il comportamento altrui, un lettore della mente che le rende in grado di comprendere gli altri come agenti intenzionali e razionali. ➔ Per Tomasello, tuttavia, il linguaggio umano ha caratteristiche specifiche che lo rendono un sistema di comunicazione totalmente diverso da quello utilizzato dalle grandi scimmie. Due fattori importanti nell’evoluzione della mente umana:
➔ L’evoluzione delle capacità cognitive dei primati, e anche degli esseri umani ovviamente, deve essere interpretata in un’ottica di competizione sociale. Diversamente dagli altri primati, tuttavia, gli umani hanno tratto vantaggio dalle spinte selettive che esaltano gli aspetti della cooperazione sociale. Senza una risposta adattativa adeguata a tali spinte non sarebbero emerse capacità tecnologiche e culturali, e anche il linguaggio non sarebbe mai emerso. È necessario distinguere:
➔ L’idea di Tomasello è che gli umani mettano in atto attività cooperative condivise, ovvero guidate da un fine comune. Le grandi scimmie collaborano all’attività di gruppo soltanto in I-mode e mai in We-mode, ovvero senza rispettare il fine congiunto. ➔ Un altro aspetto importante della comunicazione umana è il fatto che i comportamenti collaborativi tipici della nostra specie sono retti da principi altruistici. Tomasello considera l’altruismo un fatto tipico della biologia umana.
- Davvero la cooperazione condivisa è un carattere specifico della natura umana? ➔ Secondo de Waal le grandi scimmie sono capaci di forme cooperative che ammettono reciprocità dei ruoli e fine congiunto. ➔ Cavalli-Sforza sostiene che i tratti dominanti dell’Homo sapiens siano la competizione e la sopraffazione. Gli esseri umani sono i rappresentanti di una specie prepotente. ➔ Nella nostra mente convivono sistemi di elaborazione che ci rendono pronti a collaborare con gli altri e sistemi che ci spingono costantemente a sospettare degli altri e a competere con loro. - Davvero l’altruismo informativo è specifico degli esseri umani? ➔ I risultati ottenuti con Sherman e Austin permettono di rispondere negativamente alla domanda. Questi animali sono in grado di mettere in atto uno scambio informativo cooperativo per un fine congiunto. ➔ Lynn e colleghi sono riusciti a provare che le grandi scimmie, oltre a essere in grado di comprendere informazione dichiarativa, sono anche in grado di produrre informazione di questo tipo. I loro esperimenti hanno mostrato che in un contesto appropriato e con il giusto tipo di insegnamento le grandi scimmie utilizzate nella ricerca condividevano con gli umani le capacità di utilizzare frasi dichiarative.
cognitivi di cui dispongono questi animali, anche dal particolare ambiente culturale in cui queste scimmie sono state allevate. 5.2 Scimmie culturalizzate: La tesi di Tomasello è che Savage-Rumbaugh sottovaluti il ruolo del fattore decisivo dello sviluppo della competenza linguistica della scimmia: lo specifico ambiente culturale, a contatto con gli umani, in cui Kanzi è stato allevato. Senza aver assimilato la cultura e il sistema di comunicazione artificiale progettato dagli umani, Kanzi non sarebbe mai stato in grado di mettere in atto le strategie comunicative di cui è capace. ➔ Se questa tesi fosse vera, allora qualsiasi animale dotato di un lettore della mente dovrebbe essere in grado, vivendo nelle opportune situazioni culturali, di mettere in atto le stesse capacità linguistiche degli scimpanzé. Un fatto del genere è palesemente falso. Le specifiche capacità bio-cognitive di cui dispongono le grandi scimmie sono importanti tanto quanto gli ambienti culturali in cui vivono tali animali. ➔ Le differenze tra le capacità che caratterizzano gli umani e quelle che caratterizzano le altre specie animali devono essere considerate in termini di grado e non di qualità, per questo motivo i tratti di peculiarità e di unicità che caratterizzano le nostre capacità verbali devono essere interpretati alla luce di un quadro continuista , in modo tale da mantenere fede alla proposta di maggior rilievo del modello darwiniano: considerare gli umani animali tra gli altri animali.