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Riassunto del libro di testo per il corso del prof. Miele
Tipologia: Sintesi del corso
Caricato il 24/11/2019
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Dopo l'unità d'Italia si comincia ad utilizzare il termine diritto ecclesiastico in modo diverso dalla sua accezione di sinonimia rispetto al diritto canonico. Perché il diritto ecclesiastico diventa un ramo del diritto pubblico dello stato. Dal punto di vista dottrinale : specialmente durante il periodo del giurisdizionalismo c'era una tendenza, in nome del confessionismo di stato, alla commistione tra i canoni (diritto canonico di provenienza ecclesiastica) e quello che poteva essere un diritto canonico di costruzione ecclesiastica. [Es. zone sotto il dominio della repubblica Venezia, emblema del giurisdizionalismo: stato assoluto e confessionista, confessionista poichè proclama l'esistenza di un'unica religione possibile e ufficiale.]
La scienza del diritto ecclesiastico nasce correlativamente all'affermarsi della grande idea separatista che riposa su due principi antitetici: ▪ stato liberale e separato da qualunque religione , lo Stato e la Chiesa debbono essere due rette che non s'incontrano. ▪ La Chiesa è libera nello Stato Sovrano. In questo modo nasce la scienza del diritto ecclesiastico , il fenomeno giuridico è epifenomeno delle esigenze sociali che si pongono in un dato momento storico.
Non c'è religione ufficiale, tutte le confessioni religiose stanno davanti alla potestà dello Stato , e lo Stato ha il potere di regolarne la presenza. La nostra costituzione porterà a mirabili conseguenze tali principi appena visti ( come l'art 19 Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata ,di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume ).
Dunque il diritto ecclesiastico nasce come diritto di eguaglianza e libertà delle confessioni religiose , nasce anche in contrapposizione al diritto canonico. Trionfa l'idea che lo Stato può occuparsi delle questioni religiose in funzione di libertà e uguaglianza. ► Dunque la nascita del diritto ecclesiastico è la nascita di una disciplina funzionale all'affermarsi dei principi di separazione e libertà religiosa.
rispettosa sottomissione. Lo Stato Romano è assolutamente tollerante in materia religiosa ha infatti i suoi dei pubblici , i templi pubblici, quando però l'Impero arriva a
Giurisdizionalismo: politica ecclesiastica volta ad estendere la giurisdizione e il controllo dello Stato sulla vita e sull'organizzazione delle Chiese
“ stato romano" è discutibile: il concetto di stato moderno nasce con la pace di Westfalia, stato al quale fa capo tutta la sovranità pubblicizzata (si chiama così perchè comporta l'uso della forza, coazione e potestà legislativa). La sovranità fa capo allo stato personificato, non alla persona fisica del sovrano.
conquistare un nuovo territorio adotta una soluzione di accettazione degli dei locali, e delle divinità dei popoli conquistati.
come sono rispettate le istituzioni pubbliche locali, salvo l'esercizio della potestà imperiale suprema. A Roma vengono importate le divinità locali (pensiamo al Pantheon, tempio dove si onorano le divinità anche provenienti dai popoli conquistati).
I romani diventano intolleranti verso gli dei stranieri quando la religione nuova diventa superstitio. Il cristianesimo diventa superstitio quando l'adesione allo stesso diventa negazione verso qualunque altro dio all'infuori del DIO: solo con il vero Dio ci si salva, gli altri dei sono argento e oro, opera dell'uomo. L'attitudine dell'impero romano verso i monoteisti (che ammettono solo il proprio Dio e svalutano gli altri) cambia; ciò comporta, sul piano pubblico, l'attitudine verso l'istituzione imperiale, che ha tra le prerogative la partecipazione dell'imperatore allo stato divino culto imperiale , importante per i romani perchè è necessario che tutti cooperino per acquistare la BENEVOLENZA degli dei. Se ci sono allora nello Stato delle persone che rifiutano il culto agli dei Patrii, questo può provocare la mancanza o il venir meno della benevolenza della divinità, per cui è necessario adottare l'estremo supplizio verso queste persone per riacquistare la benevolenza degli dei.
Tra tutti i testi si può citare un testo del 113 d.c., una lettera autentica che Plinio il Giovane scrive all'imperatore Traiano. Nella lettera Plinio informa Traiano di una serie di questioni: tra queste, quella sul fenomeno dei cristiani e chiede consiglio su come accusarli. Traiano risponde dicendo che non si può stabilire una norma immutabile e valida per tutti, ma chi nega di essere cristiano e lo dimostra supplicando i loro dei, ottiene perdono. Il passaggio essenziale è la supplica agli dei Patrii: i cristiani possono adorare il loro Dio, ma devono ammettere l'esistenza degli dei Patrii.
Traiano dice che la professione di essere cristiani da un lato è punibile, ma poi si oppone a qualunque tentativo di persecuzione sistematica, riferendosi alla concezione della necessità di procurarsi la benevolenza degli dei Patrii. Come il popolo romano ha istituzioni pubbliche che gli appartengono, ha anche gli dei Patrii. E' interesse pubblico coltivare la religione verso le divinità in funzione della captatio benevolentiae.
Data fatidica: il 313. Editto di Milano – LIBERTA’ RELIGIOSA ▪ Non esiste un editto inteso in senso stretto: nel 313 Costantino e Licinio a Milano discutono di politica
superstitio (estremismo religioso) è la religione per eccesso, e ad essa si contrappone l'irreligiosità (ateismo), che per i romani è religione per difetto.
Valentiniano III e Teodosio II attraverso il quale ci rivelano la convinzione da parte degli imperatori cristiani di essere titolari di funzioni ecclesiastiche, ossia funzioni all'interno della compagine ecclesiastica. Ma tale concezione ce l'aveva già Costantino (neppure battezzato all'epoca ): il primo concilio ecumenico della Chiesa è quello di Nicea del 325 , convocato e presieduto da Costantino. Costantino ritiene di essere titolare di funzioni episcopali, tanto è vero che viene detto il 13esimo apostolo.
► Questa intromissione conduce ad una progressiva autorità del vescovo di Roma. All'inizio del V secolo il papa romano Leone I [Leone I è una figura importantissima nella storia dei rapporti tra stato e chiesa, in quanto primo pontefice ad usare i passi biblici del Vangelo di Matteo in chiave giuridica, per sviluppare la teologia del primato in termini giuridici.] scrive all'imperatore Leone una lettera sulla distinzione (non separazione) dei due sommi poteri ribadendo il concetto di collaborazione, ognuno nel suo campo specifico. Il papa dice all’imperatore che deve riconoscere che la potestà legale gli è stata data per il governo del mondo ma anche della Chiesa, cosicchè egli possa scacciare gli usurpatori della fede, e assicurare la Pace nel mondo". Il papa chiede una legislazione di tipo persecutorio: non sanzioni di tipo simbolico, ma la restrizione dei diritti civili agli eretici, apostati e giudei, persone degne di pena. Poichè la divinità è il sommo bene, qualunque mancanza nei confronti della divinità merita la massima pena, come delitto massimo. (siamo ancora nell'ambito della categoria dell'impero romano cristiano) Abbiamo una distinzione: ▪ impero romano cristiano ▪ Sacro romano impero (nato idealmente la notte di Natale dell'800, quando il papa Leone III mette sul capo del re dei franchi la corona imperiale legittimandolo come imperatore dei romani).
▪ L'impero romano d'occidente cade (al momento della deposizione di Romolo Augustolo nel 476 da parte di Odoacre re degli Eruli). ▪ L'impero romano d'oriente , quello che ha come capitale Costantinopoli, durerà altri 1000 anni (fino al 1453), quando cadrà sotto le armi dei turchi. Continua la sua vita di impero romano cristiano, in cui il sacro romano imperatore a svolge una funzione direttamente insinuata nella vita delle cose religiose.
Cesaropapismo, creazione del 1700: rilevare un sistema di rapporti tra stato e confessioni religiose secondo il quale l'autorità statale ha una funzione provvidenziale nell'ambito della compagine ecclesiastica. competenza diretta dell'autorità statuale in materia dogmatica ed ecclesiastico
La funzione imperiale esercita intromissioni. “Intromissioni”: termine un po' anacronistico. Ad esempio quando i vescovi convengono nel 325 nel concilio di Nicea, presieduto da costantino (non battezzato) non mostrano alcuna protesta rispetto a questa intromissione. Siamo noi che oggi parliamo di intromissione.
ORIENTE: Editto dell'imperatore Giustiniano 535 Ci consente di vedere la concezione orientale del rapporto tra stato e fenomeno religioso e di capire il modo
bizantino di concepire il rapporto tra le due entità. “ I due più grandi doni di Dio concessi agli uomini dalla clemenza sono il sacerdozio e l'impero. Il primo cura le cose divine, il secondo sorveglia le cose umane. L'uno e l'altro sono ornamento della vita umana. Per cui la virtù dei sacerdoti starà a cuore agli imperatori. Abbiamo la massima premura per quel che riguarda i veri doni di Dio, ossia l'onestà dei sacerdoti " L'imperatore dice che esso avrà a cuore anche le questioni dogmatiche: l'eretico diventa quindi un delinquente anche sul piano civile, e abbiamo la perfetta identificazione tra peccato e delitto. L'imperatore riconosce la distinzione tra elementi ecclesiastici e laici del popolo cristiano, ma egli è evidentemente al di sopra di ambedue. E ciò è espressione di cesaropapismo.
OCCIDENTE: fa molta fatica ad affermarsi un cesaropapismo nei termini che abbiamo visto, perchè l'autorità dello stato è meno forte. L'imperatore doveva governare anche la parte occidentale, ma non era possibile dato che erano ormai subentrati altri poteri in essa.
▪ Papa Gelasio I è stato fondamentale dal punto di vista storico nella lenta e progressiva "presa di potere" da parte dei vescovi di Roma (presa di potere sia in senso ecclesiale che in senso delle strutture civili e statuali; sentiamo appressarsi la lenta formazione del cosiddetto Stato della Chiesa). Nel 494 scrive una lettera all'imperatore d'oriente Anastasio I il cui oggetto è il rapporto tra Stato e Chiesa. L'imperatore di Costantinopoli infatti si era ingerito direttamente in questioni di tipo dogmatico - dottrinale e Gelasio lo rimprovera (inizierà la grande controversia tra Papa e Imperatore) ma non lo fa per affermare la laicità dello stato, parla pro domo sua (per cominciare quella inesorabile tendenza che avrà il suo acme alla fine del XII secolo, con il papa Bonifacio VIII, di affermazione della superiorità del potere spirituale su quello temporale.) Gelasio dice che ciascuno dei due poteri ha una sfera d'azione in cui l'altra non deve intervenire. Afferma inoltre che il potere spirituale è fra i due il più alto, perchè ha a che fare con la salvezza delle anime , considerando che tutti gli uomini hanno un'anima. Il papa dato che si occupa della salvezza di queste anime, è superiore in forza di questo principio.
Questa lettera del 494 inizia ad esprimere quel principio che troverà la sua massima espressione nel medioevo con il pontefice Innocenzo III, ha un'importanza sensibile anche dal punto di vista della legislazione canonica interna. Se il diritto canonico ora è distinto dalla teologia, noi nel Decreto di Graziano troviamo la sistematica affermazione di questi principi (CORPUS IURIS CANONICI 1140): ▪funzione statuale ed ecclesiastica sono due funzioni di origine divina. ▪ funzione ecclesiastica è qualitativamente superiore rispetto a quella civile, perchè l'anima è più importante del corpo, e siccome papa e vescovi si occupano della salvezza delle anime, essi hanno una funzione di superiorità rispetto all'autorità legale.
che sono simbolo di un mutamento di un paradigma. C'è chi ritiene che il gesto in questione fosse epifenomeno dello splendore del potere papale, e chi dice invece che Leone fosse stato costretto a fare ciò.
Perché? Agli occhi dei bizantini i franchi erano barbari, non romani, e la libellistica dell'epoca giustificherà il gesto papale affermando che in quel momento il trono imperiale di Costantinopoli era vacante, dato che sul seggio imperiale era insediata una donna, e il papa non poteva concepire ciò. Il papa sarebbe stato legittimato a designare un Sovrano.
Rapporti tra stato e chiesa: Carlo Magno, partendo probabilmente dal principio dei franchi come protettori del Papato, arriva alle stesse conclusioni di Giustiniano, ma non per l'affermazione di una superiorità di un potere rispetto ad un altro, bensì in forza dell'assioma secondo cui è diritto e dovere del re e dell’imperatore Carlo dare aiuto materiale alla Chiesa e fortificarla all'interno dell'impero. L'idea dell'imperatore che fortifica e presta il braccio alla Chiesa , porta di nuovo ad un'idea di cesaropapismo, da alcuni detta "cesaropapismo carolingio". Carlo infatti parteciperà attivamente alle dispute di natura teologica, ad esempio alla disputa sull'inserimento nel Credo del cd filioque. Il papa (a differenza dell’imperatore) deve limitarsi a pregare, non deve interessarsi di più di questioni sovrane.
Il cesaropapismo carolingio deve essere coniugato con l'affermazione definitiva del sistema feudale, elemento che non poteva essere considerato in relazione al pensiero di Giustiniano. Coniugando la categoria del cesaropapismo con l'esercizio feudale della sovranità politica, si giunge alla configurazione di un sistema nel quale uffici ecclesiastici, vescovili e feudali sono commisti, e ciò si chiama Feudoecclesiastico. [Basti pensare a uno dei più grandi principati ecclesiastico - territoriali, Aquileia .] La nomina del vescovo - feudatario è condizionata dall'autorità imperiale, e questo ha generato un problema, culminato nella cosiddetta " lotta per le investiture ": non si trattava di un problema di nomine in sè, ma di conferimento dei poteri spirituali: accade infatti che l'autorità imperiale pretenda di conferire anche i relativi poteri spirituali, e ciò viene contestato dal pontefice (è la cosiddetta istituzione canonica: papa Gregorio VII ad esempio pretenderà che essa venga fatta dal papa stesso).
La donazione di Costantino va collocata temporalmente tra il 750 e l'850. Per alcuni nasce in area franca, per altri in area romana. Nel titolo si fa riferimento al mitico Costantino dell'Editto del 313. I latinisti italiani saranno i primi a denunciarne la falsità. All'origine della falsità del documento sta la concezione medioevale secondo cui tanto più è antico il documento, tanto più esso è importante. Nel frattempo era cresciuto il mito di Costantino come santo, come 13esimo apostolo. Si retrodata dunque il documento e lo si attribuisce ad un personaggio tanto importante perchè così esso diventi ancora più importante. Per noi oggi è ovvio dire che è un falso, ma all'epoca non lo era, con la conseguenza che questo fu uno dei
Cesaropapismo carolingio (occidente): l’imperatore ha una forte ingerenza nelle questioni ecclesiastiche e nelle controversie teologiche. Cesaropapismo (oriente): forte commistione tra papa e imperatore. Indipendenza tra potestà temporale e spirituale, papa e imperatore sono vicini;
documenti che ebbe una delle influenze maggiori nella storia dell'occidente cristiano. Il suo contenuto è impressionante, perché si dice che Costantino abbia concesso al papato non solo l'autorità temporale sull'Italia, ma l'autorità temporale sulla parte occidentale dell'impero , sull'intero occidente, investendo il pontefice romano e la corte papale di tutte le prerogative imperiali: Il papa come imperatore d'occidente.
Ecco il motivo per cui il colore caratteristico del papa è la porpora , dato che la porpora è prerogativa dell'imperatore. Il papa diventa erede della porpora imperiale, tanto è vero che il papa nel medioevo dirà che i cardinali sono "emanazione del corpo del papa" (pars corporis papae), e pertanto partecipano dei privilegi papali; anche i cardinali devono avere il privilegio di portarla. Principio secondo cui il papa è titolare di autorità su tutto l'occidente (e quindi tutto l'occidente sarebbe di pertinenza del patrimonio di San Pietro), e fonte di grandi scontri tra papato e Impero. Lorenzo Valla , letterato rinascimentale, dimostrerà che questa donazione è un falso clamoroso.
Venezia dimostrò un grande scetticismo nell'instaurare relazioni con la curia di Roma. Essa sosteneva il proprio dominio territoriale sul mare adriatico (mare nostrum). Ed è bello l'episodio secondo cui papa Alessandro VI Borgia riceverà in udienza l'ambasciatore Veneziano per uno scontro sulla sovranità sul mare, e durante questa udienza Alessandro VI chiede all'ambasciatore : "voi dovreste dimostrare la fonte dei vostri diritti sul mare", e l'oratore dice: "i diritti di Venezia sul mare sono scritti sulla donazione di Costantino!".
● Distinzione tra impero romano cristiano e sacro romano impero; Sacro romano impero : rifondazione nella quale si deve tenere conto di alcune varianti, non ultima, l'affermazione prepotente della struttura feudale, sconosciuta al mondo romano classico.
▪ Concordia discordantium canonum di Graziano 1140: nella quale troveremo non solo fonti canoniche tra le più disparate, ma anche fonti che hanno attinenza con l'esercizio della potestà temporale.
▪ Concordato di Worms: nel 1122 documento comune stipulato tra papa e imperatore un documento Teoricamente doveva porre fine alla lotta per le investiture (le radici della lotta per le investiture stanno nel sistema instaurato con la costituzione del Sacro Romano Impero con Carlo Magno).
Infatti l'attitudine della potestà imperiale verso le "cose ecclesiastiche" era non lontana da quella che si praticava a Costantinopoli. Rispetto a quest'ultimo l'imperatore si considera come vescovo ed esercitante una funzione vescovile nei rapporti civili ed ecclesiastici (intromissioni in controversie teologiche, funzioni di sorveglianza, ecc: ricordate la famosa lettera di Gelasio I). Carlo Magno ripercorre queste orme, ma c'è un meccanismo ulteriore, quello della costruzione del feudoecclesiastico. Il sistema carolingio dura poco: Carlo Magno muore nell'814, e alla sua morte seguono delle guerre civili potentissime, 60 anni di guerre civili che sfociano nella deposizione dell'imperatore Carlo il Grosso (siamo nell'887) : smembramento dell'impero e invasioni barbariche. A queste nell’impero romano d’occidente (carlo il grosso, successore di carlo magno) si accompagna la riforma gregoriana: professava la libertà di culto. Lo stato protegge anche se non si crede nel dio cattolico.Anche la Chiesa subisce la decadenza dei valori
Il secondo aspetto toccato dal moto riformatore all'inizio del 2 millennio, è la liberazione dell'autorità vescovile dall'intervento efficace dell'autorità imperiale e dei signori laicali. E qui cade specificamente l'analisi della cosiddetta lotta per le investiture ( problema di conferimento dei poteri). prima: colui che era titolare di un ufficio spirituale e laicale (il vescovo feudatario o vescovo conte), veniva designato dall'autorità imperiale. Ma l'autorità imperiale conferiva (per un'antica concezione cesaropapista) non solo i poteri feudali (conferibili dall'imperatore al feudatario laico), ma anche quelli spirituali. Rappresentativo di ciò era il fatto che l'imperatore dopo la consacrazione vescovile consegnava l'anello e il bastone pastorale (gli strumenti liturgici usati dai vescovi).
I riformatori del XI secolo mettono in discussione non la nomina della persona, o il conferimento dei poteri feudali, ma l'istituzione canonica. E questo ha importanti conseguenze, perché quando si tratta di effettuare l'istituzione canonica, a chi il Papa potrebbe conferire i poteri spirituali? Dopo: Il papa dice che deve esser lui a conferire i poteri spirituali, ma l’imperatore deve scegliere una persona degna di tale conferimento. L'autorità papale rivendica quindi il diritto di effettuare un giudizio sull'idoneità della persona nominata, scelta effettuata dall'imperatore. E quando l'autorità imperiale doveva investire il nuovo patriarca di Aquileia, sapeva che doveva avere attitudini di tipo militare. Anzi, le qualità militari spesso passavano davanti a quelle spirituali, e se vediamo la storia dei patriarchi di Aquileia, ne vediamo di incredibili dal punto di vista della qualità militari, e non tanto spirituali! Scontro tra papa Gregorio VII ed Enrico IV: sarà uno scontro asperrimo, terrificante. L'imperatore porta i suoi eserciti contro il papa all'interno della stessa Roma. Ad un certo punto Enrico va a Canossa dopo esser stato scomunicato, e lì si umilia (i suoi sudditi erano stati sciolti dall'obbligo del giuramento di fedeltà). Gregorio VII peraltro non solo scomunica l'imperatore, ma anche adotta il provvedimento di deposizione dell'imperatore dal trono.
Abbiamo 2 documenti interessanti al riguardo: ▪ La prima deposizione e scomunica di Enrico IV è del 1076, anno nel quale Gregorio VII scrive al vescovo tedesco Ermanno da Metz una lettera in cui espone il pensiero dei riformatori ecclesiastici di questo periodo. Punti essenziali di tale lettera: -la superiorità della potestà spirituale ratione finiis : il potere spirituale è superiore a quello imperiale/temporale perchè mentre quello spirituale proviene da Dio, quello temporale non proviene da Dio, ma da passioni incontenibili. -i monarchi, imperatore e reges, sono battezzati e quindi membri della Chiesa e per questo punibili con pene ecclesiastiche come tutti gli altri membri. La massima pena è quella della scomunica (basti pensare alla cd. excomunicatio vitanda , che rendeva lo scomunicato una persona con la quale non si poteva intrattenere alcun tipo di rapporto). -l'accennata superiorità del potere spirituale su quello temporale dà diritto a coloro che ne sono titolari di giudicare i capi di stato in relazione ai loro atti di governo, di punirli e applicare la pena della deposizione (pena formale, analoga a quella della scomunica, in grado di incidere sui rapporti sociali, con effetti giuridici pubblicistici). Altra pena terrificante per i vescovi e preti sul piano sociale era quella della degradazione, fatta con
cerimonia pubblica. -la potestà papale di sciogliere e legare può essere usata per punire il monarca. Il potere di sciogliere i sudditi dal giuramento di fedeltà appunto.
▪ Dictatus Papae le stesse concezioni che abbiamo visto in questa lettera autentica di Gregorio VII sono espresse in un questo documento celeberrimo, sulla cui natura e datazione non sappiamo molto. Viene collocato attorno al 1075 e compare sotto un titolo ben preciso, " Quid valeant pontifices romani" (Quale è il valore dei pontefici romani, ossia cosa essi possono fare?). Pare che esso sia stato dettato dallo stesso pontefice, e forse viene considerato come un sunto dei principi a cui i riformatori romani volevano ispirare la politica futura del papato, ed in effetti troveremo pontefici che cercheranno di applicare letteralmente i principi scolpiti nel dictatus. Le massime del dictatus sono 27 : ▪ 22 di natura teologica ed ecclesiastica e tendono ad esaltare il primato del romano pontefice in termini giuridici, con privilegi e diritti regali. ▪ Gli altri (soprattutto il numero 8, 9, 12, 19 e 27) si riferiscono alle relazioni tra pontefici romani e principi temporali, rappresentando l'espressione più concreta della concezione gregoriana nei suoi aspetti primari. Essi vanno interpretati effettuando una contestualizzazione storica. "8: Lui solo (il romano pontefice) può usare le insegne imperiali ( e la fonte di ciò è la falsa donazione di Costantino, la convinzione secondo cui Costantino avrebbe conferito al Papa l'autorità temporale sulla parte occidentale dell'impero )." "9: Tutti i principi devono baciare i piedi al papa". "12 : Al papa è lecito deporre l'imperatore". "19 : Nessuno può giudicare il papa (principio che troviamo ancora oggi del codice di diritto canonico del 1983, (Prima sedes ad neminem iudicatur)". 27 : "Il papa può sciogliere i sudditi dalla fedeltà verso gli iniqui ( il papa decide chi siano questi ultimi) ". Leggendo queste cose capiamo perchè Enrico IV insorse per difendere le prerogative del potere temporale ed imperiale.
▪ In risposta a questa concezione , nasce un armamentario logico a difesa dell'autonomia del potere temporale. Quali sono le motivazioni? il potere imperiale è più antico di quello spirituale; dai Vangeli si evince che Cristo abbia rispettato il potere temporale (pensate alla famosa frase del "date a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio"). Gli scrittori cristiani più antichi avevano sempre riconosciuto come indipendente e soggetto solo al giudizio di Dio il potere imperiale al pari di quello spirituale.
al riguardo abbiamo una lettera del 1079 dell'imperatore Enrico IV sui poteri dello stato e della chiesa, quando invita i vescovi tedeschi alla dieta di Worms, incitandoli a ribellarsi al Papa, e formulando una teoria che avrà poi il suo culmine nella bolla Unam Sanctam del 1300 di Bonifacio VIII: la teoria delle due spade : principio secondo cui a tutela della cristianità sussistono due spade, una spirituale e una temporale. La spada spirituale spetta ai preti, quella temporale all'autorità imperiale, e tuttavia dal momento che la dignità della spada spirituale è superiore a quella temporale, la seconda va messa al servizio della prima. Enrico IV pensa invece che la spada temporale abbia una sua autonomia di giudizio, e non sia asservita a quella temporale. Questo ha un suo fondamento nel principio secondo cui il potere imperiale è immediato e non mediato, è
pontefice diventa pari all'imperatore.
2) l'emancipazione della chiesa dal controllo laico, cosa che teoricamente avrebbe implicato una sostanziale riduzione dei diritti imperiali e monarchici sul clero, che tendeva a diventare autonomo sotto l'influenza accentratrice di Roma. Movimento connesso con l'affermarsi nel regime ecclesiastico del concetto di PLENITUDO POTESTAS del romano pontefice, dove vediamo che le due formule (potestas directa in temporalibus, che riguarda il rapporto tra papato e ambito temporale, e plenitudo potestas ), hanno in comune il termine potestas , che ha una valenza di tipo ecclesiale e temporale. Plenitudo c omprende l'esercizio della potestà papale nell'ambito ecclesiale e anche nelle cose temporali. L'affermazione della plenitudo potestatis deve vincere varie forme di resistenza.
Come si svolge il controllo laico? ▪ Quando nel 1177 Federico Barbarossa giunge alla pace con il pontefice Alessandro III, il potere imperiale in Italia era ridotto in maniera notevole. Federico è costretto ad abbandonare la lista di Antipapi da lui creati, a confermare la Libertas Ecclesiae nel sacro romano impero, come era stato riconosciuto dal concordato di Worms del 1122, e quindi entra in scena la dottrina giuridica: partendo dalla teoria della superiorità del potere spirituale su quello temporale ratione finiis, canonisti e decretalisti, coloro che commentano i canoni e le decretali pontificie, arrivano ad affermare espressamente il principio secondo cui la plenitudo potestatis comprende non solo il potere sulla chiesa, ma anche sulle realtà temporali. Il papa che formula e che fornisce le armi a siffatta elaborazione è INNOCENZO III (Lotario dei conti de segni), grande teologo e giurista. Egli formula questa dottrina, secondo cui la potestas del pontefice è directa nelle cose temporali , in alcuni suoi scritti (regna dal 1198 al 1216).
Esposizione del pensiero di Innocenzo III in materia di plenitudo potestatis:
▪La DECRETALE PER VENERABILEM: Guglielmo de Montpellier chiede a Innocenzo III la legittimazione di figli nati dalla seconda moglie mentre era ancora canonicamente valido il primo matrimonio, dopo che tale privilegio era stato concesso dallo stesso papa a Filippo, re di Francia. Innocenzo III respinge la richiesta, spiegando che i due casi sono diversi e non possono essere coperti con la stessa disciplina.
In quest'ambito Innocenzo sviluppa la teorica secondo cui come la chiesa poteva legittimare i bastardi (illegittimi) in maniera tale che possano diventare sacerdoti e vescovi, ancor meglio può farlo a tutti i figli delle leggi secolari e civili. Pensiamo al fatto che l'illegittimità del figlio del monarca e del sovrano impedisce al figlio di succedere al padre sul trono. Voi capite bene che in questo modo il pontefice dice velatamente, attraverso concessione o diniego della legittimazione, di poter decidere chi sale al trono.
▪ La DECRETALE NOVIT ILLAE 1204: durante le famose ostilità militari tra Filippo re di Francia e il re di Inghilterra Giovanni senza terra a causa di controversie feudali. Innocenzo intendeva porre fine a tali controversie, in quanto impedivano ai re in questione di partecipare alla famigerata quarta crociata. Innocenzo, a fronte di due monarchi che controvertono su questioni feudali, cerca di imporre la sua giurisdizione (crede lui di essere ciò che oggi sarebbe l'Onu, un organismo internazionale che dirime la controversia) avvalendosi della dottrina secondo cui pur non avendo un'autorità specifica sulle dispute feudali, tuttavia persiste la competenza giurisdizionale quando è in gioco la morale cristiana. Il meccanismo è quello della ratio peccati : la competenza ratione peccati sussiste sempre, perchè non c'è atto giuridico o documento che non coinvolga aspetti religiosi e morali. [i trattati internazionali erano confermati da giuramenti religiosi, si chiama a testimone Dio stesso. Ora se nel trattato internazionale c'è un giuramento religioso, il fatto che venga chiamata la divinità a testimone, comporta che la violazione del trattato sia anche un'offesa alla divinità.] Competenza del romano pontefice RATIONE PECCATI , che dà al papa la possibilità di interventi in affari politici e controversie feudali. Guardate che questo meccanismo consente l'estensione della giurisdizione ecclesiastica anche negli affari privati. Per cui si fa un contratto, ed esso viene sanzionato con il giuramento. L'esistenza del GIURAMENTO nel contratto determina dal punto di vista ecclesiastico la giurisdizione del tribunale ecclesiastico e non del foro secolare.
▪ DECREALE VENERABILEM FRATREM : concerne l'affermata competenza del papato verso la corona imperiale; il papa afferma la sua competenza sulla legittimità dell'elezione (la legittimità delle regole elettorali come il principio maggioritario, argomento sul quale Edoardo Ruffini Avondo scrisse bellissimi scritti), e sulla legittimità di colui che viene eletto. La regola democratica porta all'affermazione del principio maggioritario, perchè il collegio deve funzionare (chiedere l’unanimità consentirebbe a chiunque di esercitare un potere di veto e questo comporterebbe il malfunzionamento del collegio) ma la potestà papale non ha simpatia per la democrazia, per cui afferma il principio secondo cui va bene la pars maior (principio maggioritario), però dice il papa, la pars maior deve essere anche pars sanior (parte sana). Al meccanismo democratico della maggioranza si accosta un principio di valore. Una pars maior non è sanior quando ad esempio nella maior vi sono coloro che non obbediscono al papa. Se
DECADENZA DEL PAPATO (Bonifacio VIII) Dopo Innocenzo III inizia la decadenza del papato. Il periodo di decadenza incomincia quando il papato fa opera di strumentalizzazione delle diverse potestà temporali esistenti in Europa. La lotta da principio è politica, per cui ad un certo punto si vuole togliere di mezzo non tanto la potestà del papa come capo della chiesa (potere spirituale), ma la plenitudo potestatis che si esprime nella potestas directa in temporalibus: si combatte la teoria medievale della superiorità ASSOLUTA del romano pontefice (lo aveva già fatto l'eroico imperatore Federico II). Periodo che va dal 1216 ad uno dei personaggi peggiori della storia della Chiesa, Bonifacio VIII.
Il contrasto tra autorità imperiale e papale per la supremazia in temporalibus, diventa fatale per il papato quando Bonifacio VIII adotta una politica anti imperiale e antifrancese , che porta allo storico scontro, simbolizzato dal famoso schiaffo di Anagni. Un papato che si contrappone sia all'imperatore che al re francese, dal quale prima invece aveva trovato un appoggio in funzione anti imperiale.
Bolla Unam Sanctam : pubblicata nell'ambito di questo contesto, agli inizi del '300 da Bonifacio VIII. I contenuti della bolla affermano che ambedue le spade rappresentano il potere della chiesa. Una delle due spade deve essere impugnata per la chiesa (quella materiale), l'altra dalla Chiesa. E' necessario che una spada dipenda dall'altra, e che l'autorità temporale sia soggetta a quella spirituale. ► l'assoluta preponderanza della potestà del pontefice anche nei rapporti civili, non può che determinare lo scontro. È chiaro che la potestà imperiale e quella secolare non possono passare di fronte ad una teorica che invece riconosce una dignità diretta della potestà imperiale e spirituale.
DANTE ad esempio nel de monarchia , limita la potestà del pontefice al campo spirituale, perchè l'autorità imperiale deriva direttamente da Dio (tornando alla concezione antica). Dal de monarchia nasce la figura dottrinale dei MONARCHICI: la suprema potestà risiede nell'imperatore e la gerarchia ecclesiastica non è di diritto divino, ma è di diritto umano, creazione umana. Conseguentemente dipende dalla potestà temporale, quindi dall'imperatore o dal re. ▪ il primato del romano pontefice fu stabilito da ragioni di convenienza e opportunità storica, Leone III incoronò Carlo Magno come mandatario del popolo romano ▪ la curia romana non ha potestà coercitiva , perchè quest'ultima (è la potestà di adottare ed eseguire le sanzioni, come la guerra, l'uso del carcere ecc) spetta unicamente all'imperatore. La legittimazione del potere imperiale proviene direttamente da Dio.
[Marsilio da Padova , autore del defensor pacis, grande campione della dignità del potere secolare insieme a Dante]. Il delirio di onnipotenza di Bonifacio VIII viene contestato in tema di esercizio della potestas directa temporalibus, trasfondendosi all'interno delle strutture ecclesiastiche, e allora abbiamo la nascita di alcune sette, perseguitate in maniera terrificante ( setta dei fratelli spirituali , i quali contestano come contraria ai principi evangelici la ricchezza e la potestà temporale della chiesa.)
Quando gli spirituali devono scegliere tra la potestà papale che li perseguita e la potestà imperiale che si oppone al predominio papale, è chiaro che prendono le parti del potere imperiale, con la conseguenza che cadranno sotto la condanna papale per eresia , cosa che comporta la pena capitale (attraverso il rogo).
(temporale e anche spirituale) del romano pontefice. Inizia nel 1378 con un conclave, e si chiude nel 1417 con il concilio di Costanza e di Basilea. Lo scisma comporta che per 37 anni si verifichi una contemporanea esistenza di 2 e di 3 papi: 3 papi, che significa 3 corpi episcopali, 3 collegi cardinalizi (si parla storicamente di obbedienze ). Quando 3 papi proclamano di essere quello veri si deve per forza ricorrere ad un'istanza superiore, si effettua la devolutio. In relazione a questo si manifestano 2 diverse tendenze , che spiegheranno i loro effetti per molti decenni:
1. Tendenza di natura democratica. Il governo della chiesa aveva assunto la forma di una monarchia assoluta (pensate alla plenitudo potestatis, il papa che diviene una sorta di imperatore all'interno della chiesa): la tendenza democratica allora intende sostituire alla plenitudo potestatis un governo ecclesiastico rappresentativo. La suprema potestà non risiede nel romano pontefice, ma nel concilio (organo collegiale formato dai vescovi). Tale tendenza prende il nome di conciliarismo. Affermare che il concilio è superiore al papa significa dire la sede possa essere giudicata dal concilio. 2. Tendenza di natura aristocratica. Si manifesta rispetto al collegio dei cardinali , che aveva la competenza ad eleggere il papa. Ecco dunque una tendenza del collegio a limitare l'azione del pontefice, la quale si era già manifestata attraverso l'istituto delle capitolazioni (accordi stretti durante il conclave: "noi eleggiamo te come papa, ma poi tu rispetterai gli accordi presi"). Ed ecco numerose bolle contro le capitolazioni , mai rispettate e sempre ripetute.Il sistema delle capitolazioni è manifestazione della tendenza aristocratica che si esprime attraverso l'esercizio del governo della curia romana, e non è un caso che nel codice del 1983 (cod. canonico vigente) si dica che se il romano pontefice decida di rinunciare, non è necessaria un'accettazione per quest'ultima.
Conseguenze della potestas directa in temporalibus e plenitudo potestatis ▪ Il foro ecclesiastico pretende di estendere le proprie competenze anche nelle controversie tra laici, in ragione della peccaminosità del rapporto giuridico oggetto della lite. Tutto è un riflesso del concetto di potestas directa in temporalibus.
DECLINO DEL PAPATO ► Con il grande scisma d'occidente abbiamo il declino del papato. Con esso si verifica la necessità della devoluzione: i poteri debbono essere devoluti ad un organo collegiale che deve decidere quale sia il papa (In questo caso l'organo monocratico si sottopone al giudizio di un organo superiore, il concilio).
► Di questo principio avremo eco nel grande trattatista San Roberto Bellarmino , che scrive " De romano pontifice ", dove dice che papa dubio non est papa (un papa dubbio non è papa).
Conseguenze della Riforma si crea un profilo di rapporti internazionali da cui viene esclusa ogni influenza della Chiesa e del pontificato romano (è' la realtà sociale e politica dell'Europa che all'inizio determina l'obliterazione della potestas, non certo un provvedimento formale). E' uno stato di fatto, ci sono stati in cui il papa non può esercitare la potestas, e stati dove nemmeno egli è riconosciuto come vicario di Cristo (addirittura è l'anticristo secondo gli scritti di Lutero). ▪ pace di Augusta, consegue a diverse guerre civili tra cattolici e luterani in Germania (quest'ultima è sotto la giurisdizione del sacro romano imperatore) ▪ pace di Westfalia
Accordo con i protestanti (1555) Dopo molti tentativi Carlo V incarica il fratello Ferdinando (incaricato di governare la Germania, rex romanorum) di stipulare un accordo con i protestanti (specialmente i luterani), ed esso viene concluso nel 1555. Il suo oggetto è per lo più la Germania. Quali i punti più importanti sono: 1) Cuius regio in ius et religio (art. 2, 3 e 10): è riconosciuta la libertà di religione solo ai capi di quei territori direttamente subordinati al capo dell'impero (l'imperatore). Nelle città imperiali sia cattolici che protestanti dovevano avere gli stessi diritti.
2) In base all'art 11 i sudditi di una confessione diversa dal governante avevano lo ius migrandi in un altro territorio dove esplicare la propria fede. Questo è un passo in avanti rispetto alla civiltà.
3) Nell'art 7 viene sospesa la giurisdizione del clero cattolico sui luterani. In base all'art 6 tutte le proprietà ecclesiastiche sequestrate dai principi aderenti al luteranesimo, devono essere abbandonate dai cattolici. La guerra civile si era conclusa con il LandFriede , termine preso dalla terminologia legale della Germania che indica una rinuncia: la rinuncia dei signori feudali alle guerre private tra loro, che venivano tollerate dai sacri romani imperatori.
Legittimano lo stato di fatto. Stato di fatto diventa stato di diritto.
PACE DI AUGUSTA concepita come un accordo temporaneo in vista della riconciliazione, del ritorno ad unità dei dissidentes. Chiaramente il papa di Roma protesta contro questo, perchè vede attorno a sé cadere inesorabilmente la potestas directa , e perchè vede che Ferdinando tratta con coloro che, a suo parere, dovevano essere sterminati. Ma comunque la pace di Augusta avrà una certa persistenza sostanziale (con essa si ha un primo sdoganamento dei cosiddetti eretici effettivamente). ► riguarda cattolici e protestanti.
PACE DI WESTFALIA 1648 (o trattato di Osnabruck) fondamentale nell'affermarsi di una serie di principi vanto dell'Europa (libertà religiosa, separatismo, ecc) e punto di arrivo di una guerra religiosa che dura 30 anni (1618 - 1648). ► riguarda anche i calvinisti. Prima di questa vi sono state 5 - 6 guerre di religione in Francia tra cattolici e ugonotti: la battaglia di Lepanto è del 1571, e il 24/08/1572 in Francia accade la Notte di San Bartolomeo.
▪ notte di San Bartolomeo Sul trono vi è la regina madre e vedova Caterina de' Medici che vede salire al trono Francesco, Carlo IX ed Enrico III Valois (gli ultimi di questa dinastia) dopodichè sale al trono Enrico IV di Navarra, protestante. Caterina de' medici (grande costruttrice dell'unità francese e dell'assolutismo) intende ottenere la pace religiosa tra cattolici e ugonotti in funzione dell' unità statale dando in sposa la figlia Margherita di Valois, cattolica, ad Enrico di Navarra, capo degli ugonotti. Per cui ad agosto abbiamo il matrimonio misto , ed in occasione di questo a Parigi convengono tutti gli Ugonotti dalla Francia, matrimonio che verrà dichiarato nullo poiché non rappresentava la vera volontà di Margherita di Valois. Caterina si convince che la presenza degli ugonotti possa essere prodromica ad un colpo di stato che uccida lei. Per cui presenta una lista di persone da uccidere (capi ugonotti) al figlio, l'ammiraglio di Coligny (braccio destro di Enrico di Navarra). Per cui quando nella notte vengono fatte suonare le campane, tutto si scatena, e quella che doveva essere una punizione verso gli ugonotti diventa una strage. Quando la notizia giunge al papa Gregorio XIII, verranno fatte feste sontuose a Roma. ▪ guerra dei 30 anni nata per una disputa intorno al trono di Boemia, diventa lotta tra cattolici e protestanti. Nel 1629 i cattolici hanno la meglio, raggiungono il massimo successo con un editto di restituzione: l'imperatore Ferdinando II restituisce alla chiesa cattolica tutte le proprietà ecclesiastiche passate ai protestanti. Successo effimero perchè nel 1630 intervengono Svezia e Francia.
La pace di Westfalia si compone di 2 trattati:
1. tra impero e Svezia , stipulato ad Osnabruck, 2. tra impero e Francia , stipulato a Munster (città della Westfalia). Con il trattato di Osnabruck nel 1648 si respinge a priori qualunque protesta contro la pace avanzata sul piano del diritto canonico medievale (quello che piaceva ad Innocenzo e Bonifacio), sulla base dei privilegi