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La Prima Guerra Mondiale e le sue conseguenze: un'analisi storica - Prof. Capuzzo, Appunti di Storia Contemporanea

appunti lezioni prof.ssa E.Capuzzo

Tipologia: Appunti

2021/2022

Caricato il 08/10/2022

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Ester Capuzzo
A.A. 2021/2022
L’Europa nel Novecento
Appunti di Cristiana Zirone
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Ester Capuzzo

A.A. 2021/

L’Europa nel Novecento

Appunti di Cristiana Zirone

In questo quadro, a dare maggiore compattezza politica all’Europa, vi è un fenomeno che definiamo di ordine economico: la SECONDA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE che comincia a metà del 19esimo secolo e raggiunge il suo apice negli ultimi decenni dell’800 (dal 1870 in poi). Darà all’economia capitalistica un’impronta che non sarà più modificabile. Adesso siamo in un’era post-capitalistica > processo di deindustrializzazione. Con l’industrializzazione, l’economia capitalistica, trova i suoi fattori costitutivi nell’industria e nella finanza. Oggi il rapporto industria/finanza si è ribaltato e prevale la finanza > es: sanzioni sul sistema bancario erogate dall’unione economica nel conflitto russo-ucraino, che si spera funzionino come deterrente sulla finanza russa. Nella 2a r. i., c’è la nascita di nuove tecniche di produzione strettamente connesse alla ricerca scientifica che portano, a loro volta, alla nascita di nuove industrie (chimica, elettricità, acciaio che dà vita all’industria metallurgica/pesante). Ci fu l’aumento dei beni prodotti dall’industria realizzati in forma seriale a discapito dell’artigianato. L'industrializzazione ha anche altre conseguenze: grazie ai progressi della ricerca scientifica, porta a un miglioramento delle tecniche agricole + migliori raccolti. Ciononostante, determinò anche l’inizio dello spopolamento delle campagne > aree rurali lasciate dai contadini per trasferirsi nelle città industriali (inurbamento delle masse agrarie e cambiamento delle città. Nasce anche una nuova branca dell’economia: il settore TERZIARIO, a cui fanno capo i trasporti, i servizi commerciali, quelli assicurativi, la ristorazione e tutta una serie di attività della pubblica amministrazione che (agli inizi del ‘900) amplia notevolmente gli interventi nella società. Lo Stato acquisisce nuove funzioni > assicurazione di vecchia, quella contro gli infortuni, la pensione: tra ‘800 e ‘900, con la Germania bismarckiana come modello, c’è la nascita dello Stato sociale = insieme di funzioni per cui lo Stato si occupa del benessere dei cittadini. Per esempio, l’RdC fa capo al sistema di welfare state che nasce nel periodo della 2RI. L'industrializzazione porta all’aumento di produzione dei beni + crescita conseguente della ricchezza, che non viene largamente redistribuita tra la massa dei lavoratori. Inoltre, porta a un cambiamento dei rapporti internazionali e delle gerarchie mondiali tra paesi produttori che riescono ad avviare prima e più intensamente l’industrializzazione. Rispetto all’Europa Centrale, l’Italia arriva in ritardo all’industrializzazione > il decollo avviene durante l’età giolittiana (primi 15 anni del ‘900). In quegli anni, Milano diventa uno dei centri propulsivi dell’industrializzazione italiana. Ciò porta l’Europa a diversificarsi dalle altre aree del mondo, soprattutto Asia e Africa, escluse da tutto questo genere di modificazioni + ad avvicinarsi agli Stati Uniti che sta vivendo la stessa situazione economica in maniera ancora più spinta. C’è un fenomeno che grava fortemente sull’Europa: da un lato è costituito dall’aumento demografico (conseguenza della crescita economica). Agli inizi del ‘900, l’Europa ha una popolazione di 430 milioni, pari a ¼ della popolazione mondiale. Ergo, lo sviluppo economico e quello demografico sono interconnessi. In quest’epoca, inoltre, si spostano grandi masse di

prodotti industriali (merci) favorite dalla maggiore efficienza + economicità dei mezzi di trasporto, soprattutto le ferrovie che hanno grande sviluppo dalla seconda metà dell’800 + navigazione a vapore*. *Ruolo importante rivestito nell’emigrazione transoceanica. Le navi provenienti dagli USA che giungevano in Europa cariche di merci ripartivano piene di emigranti. Gli armatori le usavano sia come navi merci, sia come navi adibite al trasporto di persone. Crisi economica nel 1872: crack borsistico nella Mitteleuropa – borsa di Vienna. Porta a una serie di crolli finanziari + malattie che colpiscono i raccolti agricoli, in particolare la coltivazione della vite e quella del gelso. Ciò significa che la febbrina va a impattare sulla produzione della seta (?). Tra i contadini che lasciano il loro paese agli inizi del ‘900, ci sono molti italiani provenienti dal Nord > Friuli italiano ottenuto nel 1866 dopo la guerra d’indipendenza (attuale provincia di Udine), Lombardia, Piemonte, Liguria ed Emilia-Romagna. Negli anni ‘70 dell’800, questi contadini andavano oltreoceano > nei paesi dell’America Latina: Argentina, Brasile e Uruguay. Andavano in quei territori perché, in quegli anni, Argentina e Brasile avevano abolito la legge sulla schiavitù, dunque non avevano più braccia per lavorare la terra. Gli immigrati venivano attirati con promesse illusorie (es: terre fertili). Seconda fase migratoria > anni ‘80: coinvolge contadini che provengono dall’Italia meridionale, soprattutto Puglia e Sicilia, dove alcune malattie avevano colpito i raccolti (filossera = malattia che colpiva la vite). Loro erano emigrati negli Stati Uniti > negli anni ‘80 nell’800, finita la guerra civile americana, gli USA sono ormai lanciati verso un processo di forte sviluppo che si estrinseca mediante l’industrializzazione e la realizzazione di opere infrastrutturali come le ferrovie. Gli emigranti italiani, una volta giunti negli USA, vanno a lavorare nell’edilizia, nei canteri o gli operai nelle industrie. L'emigrazione italiana fu caratterizzata da un notevole flusso di partenze tra il 1880 e lo scoppio della WWI: a emigrare sono 13 milioni di italiani > GRANDE EMIGRAZIONE. Sempre nel corso del ‘900, ci saranno altri fenomeni migratori che muteranno le mete di destinazione: non saranno più solo oltreoceano, ma anche in Europa. Un'altra emigrazione interna fu quella tra Nord e Sud che caratterizzò gli anni ‘60 del 20esimo secolo. La storia dell’emigrazione riguarda tutti noi = mobilità infinita degli esseri umani. L'Europa del primo ‘900 è caratterizzata anche da una serie di scoperte che danno vita a nuove forme di tecnologia e determinano l’introduzione di nuovi strumenti di comunicazione: telegrafo, radio e telefono > hanno un forte impatto sulla società. Nel 1900, c’erano 15 cavi sottomarini nell’Atlantico che permettevano le comunicazioni telefoniche tra il continente europeo e gli USA; prima di quel momento, si poteva corrispondere solo con la posta. Con la radio comincia a svilupparsi un flusso di informazioni che avvicina sempre di più le due sponde dell’Atlantico. Grazie a ciò si trasformano anche gli apparati militari (evidente soprattutto nella WWI), si modifica il sistema scolastico (in Italia vede ancora grandi sacche di analfabeti) e cambia direttamente la

industriale e commerciale, intaccando il predominio della Francia. Inoltre cerca di intaccare il primato degli armamenti, entrando in conflitto anche con l’Inghilterra = una delle cause dello scoppio della WWI + corsa al riarmo. Ci fu anche uno sviluppo demografico (da 49 a 66 milioni di abitanti), l’aumento del reddito pro-capite e del grado di istruzione; tutto ciò determina una maggiore efficienza e una maggiore spinta verso la modernizzazione. Nell'esercito italiano, il tasso di analfabetismo era molto elevato: su 1000 soldati, 330 erano analfabeti (30%) > corsi per apprendere i rudimenti. Agli antipodi rispetto alla Germania c’era un altro paese europeo: la Russia guidata da Nicola II, profondamente arretrata e caratterizzata da una concezione autocratica del potere + in forte ritardo per quanto riguarda l’industrializzazione e lo zar cercava di porvi rimedio attirando capitali stranieri che volevano investire nelle imprese russe. Dunque, non c’è uno sviluppo locale dell’industria. Comincia a formarsi anche lì un ceto borghese in ascesa che si raccoglie soprattutto nelle città, ma agli inizi del ‘900 la Russia è ancora un paese di contadini dove i progressi dell’istruzione vanno a rilenti. Alla vigilia della WWI, si hanno solo 70mila studenti iscritti all’università. Alla crescita del ceto borghese russo corrisponde il declino dell’aristocrazia che sopravviveva grazie alle rendite derivanti dal patrimonio terriero e che, da lì a poco tempo, sarebbe stato spazzato via dalla rivoluzione bolscevica. Nicola II, inoltre, non riusciva a percepire le trasformazioni in atto in Russia > zar legato a una concezione superata del potere basato sulla legittimazione divina (spazzata via dalla Rivoluzione del 1789). Unificando nell’imperatore la corona austriaca con quella ungherese, si diede avvio al multietnico impero asburgico , costituito da un mosaico di popoli (presenti anche degli italiani nella parte meridionale + in Istria, Dalmazia e Fiume). Anche l’Austria era un paese sostanzialmente agricolo, eccezion fatta per la Boemia (> Cecoslovacchia > Slovacchia e Rep. Ceca) che diventa il Land trainante dello sviluppo industriale asburgico. Nicola II, Guglielmo II e Francesco Giuseppe sono degli imperatori arretrati rispetto ai cambiamenti che la società sta vivendo e non si rendono conto della marea montante costituita dalla crescita della borghesia/proletariato e anche del fatto che l’affermazione della società di massa richiede una serie di diritti che per loro sono inconcepibili ma che altri paesi europei stanno cominciando ad elargire (es: Francia e Gran Bretagna). Nel 1907, l’Austria concederà il suffragio universale maschile e nel 1912 ciò avverrà in Italia. L'Europa dell’inizio del ‘900 è percorsa da idealità che ritengono che si stia aprendo un periodo di grande sviluppo, che si fonda sulla fiducia nel progresso e sull’ottimismo, anche se cominciano proprio in questo periodo a mostrarsi una serie di crepe che costituiranno il motivo dello scoppio della WWI. PACE IN EUROPA:

 Ultima guerra combattuta in Europa > guerra franco-prussiana nel 1870/71;  1899: venne istituito il Tribunale Internazionale dell’Aja per tentare di mantenere la pace e ha il compito di dirimere i conflitti internazionali tra nazioni > ora vuole aprire una causa contro Putin per crimini contro l’umanità;  1901: premio Nobel per la pace a Frédéric Passy, fondatore del Tribunale dell’Aja, e Henry Dunant che, all’indomani della battaglia di Solferino che ha lasciato sul campo migliaia di morti e feriti, fonda la Croce Rossa. Tra ‘800 e ‘900 si sono affacciati dei nuovi attori di carattere politico-sociale: i borghesi da un lato, che costituiscono un ceto molto articolato, e gli operai dall’altro. Di fronte all’ascesa del movimento operaio e socialista, che è una delle espressioni politiche dei proletari, i governi dei vari paesi europei – compresi quelli conservatori – emanano una serie di norme a tutela dei diritti dei lavoratori. Lo Stato che avvia prima di tutti questo processo è la Germania bismarckiana, la quale dà vita negli anni ‘80 dell’800 a una serie di provvidenze legislative per la tutela assicurativa, per la pensione, la disoccupazione (etc.): tutti provvedimenti che costituiscono le basi dello stato sociale. Dopo queste leggi vennero introdotte delle misure a favore del lavoro come la riduzione dell’orario di lavoro > fissato in 10h lavorative. Ciò non avviene in Italia, nonostante imiti la legislazione tedesca, che vi arriverà nell’età giolittiana (primi anni del ‘900). Altre norme riguardavano i contratti collettivi di lavoro per le varie categorie, garanzie per la sicurezza sul lavoro (incidenti frequenti), altre norme che tutelavano la salute (ambienti di lavoro malsani che favorivano la diffusione delle malattie). Queste ultime norme costituiscono quelle relative alla legislazione del lavoro. In questo periodo molti governi, invece di essere repressivi nei confronti degli operai, reagiscono in maniera contraria. Giolitti vara un’azione di governo liberal-progressista rispetto a quella reazionaria di fine secolo > progressivo inserimento delle masse nella vita politica del paese. Il governo di Giolitti istituì l’INA (Istituto Nazionale Assicurazione), che è stato a lungo un ente importante nella vita nel nostro paese. Ci furono fattori che hanno contribuito a mettere in crisi i sistemi di rappresentanza politica liberali, fondati sul censo, sull’istruzione e sull’esclusione dei meno abbienti. Nei due decenni che precedono la WWI, in molti paesi europei viene allargato il diritto di voto e, in rari casi, allargato il suffragio universale a tutti gli uomini (fine ‘800: Francia, Germania, Spagna, Belgio, Svizzera, Norvegia – primi del ‘900: Serbia, Italia nel 1912 > limitazione relativa all’alfabetizzazione: doveva avere almeno 30 anni ed aver fatto la leva militare). Il periodo della rappresentanza liberale venne messo in crisi durante le elezioni del 1919 in cui irrompono i grandi partiti di massa (Partito Popolare e Partito Socialista); hanno votato pure gli operai e i contadini, che non detengono la ricchezza e – in molti casi – hanno una bassa istruzione. Alla fine della WWI, il voto universale viene concesso anche in UK e Olanda. Da questo processo è escluso un impero autocratico: la Russia zarista. Con l’estensione del suffragio universali, votano

L'istruzione consente di avere a disposizione gli strumenti della pedagogia nazionale. Per creare cittadini che si sentano tali e che si identifichino con la nazione, vengono promulgate delle donne che estendono progressivamente l’obbligo scolastico (in aumento) > legge Casati del 1864, legge Coppino 1882, e legge Daneo-Credaro del 1910. Con l’ampliamento dell’istruzione c’erano una serie di materie che consentivano di dare vita a questo processo di nation building: l’insegnamento della lingua italiana e della storia, utili a definire culturalmente la nazione e a narrarne le vicende + geografia, funzionale a definire i confini della nazione. Ci sono altri settori attraverso i quali si procede al rafforzamento dell’identità nazionale, per esempio l’esercito > non solo concepito come strumento di difesa nazionale; con la leva obbligatoria consentiva a giovani provenienti da varie realtà geografiche di ritrovarsi tutti insieme per un obbiettivo comune, offrendo loro la possibilità di amalgamarsi. Da questo punto di vista la WWI svolge una funzione importante perché i giovani che vi partecipano si identificano in un destino comune e imparano a conoscere realtà diverse dal luogo di provenienza. Altri fattori che concorrono alla pedagogia nazionale: stampa, letteratura popolare, feste nazionali (2 giugno, 1° maggio, 25 aprile). C'era anche la festa dello statuto che celebrava lo Statuto Albertino, ossia la carta costituzionale del Regno d’Italia. La costituzione repubblicana entrò in vigore il 1° gennaio 1948. Anche l’odonomastica cittadina concorre a rafforzare il senso identitario = è la branca della toponomastica che si occupa dei nomi attribuiti alle piazze e alle strade delle città > strade intitolate a personaggi del Risorgimento come Luigi Farini, Gioberti, Cavour / dedicate all’epopea dei Mille / nomi delle battaglie risorgimentali come via XX Settembre (20 settembre 1860: entrata a Roma delle truppe dell’esercito italiano dopo la sconfitta dell’esercito pontificio) e via Magenta. Tutti questi fattori concorrono a quel processo che uno storico tedesco (George Mosse) ha definito “nazionalizzazione delle masse” = nei vari paesi europei si punta all’integrazione nella nazione e nello Stato di tutta una serie di fasce della popolazione, anche quelle meno abbienti e alfabetizzate, per riconoscersi in passato/presente/futuro comune. A fronte di questi processi di nazionalizzazione delle masse che nell’Europa centro-occidentale sono facilitati dalla presenza di popolazioni omogenee (non ci sono numerose minoranze come nel Regno Unito grazie agli irlandesi e in Spagna con catalani e baschi). In Italia c’erano minoranze storiche costituite dai francesi della Valle d’Aosta, dagli albanesi di alcune regioni meridionali come Molise – Calabria – Sicilia, dalle comunità greche e croate sempre al Sud. Vi erano anche due grandi imperi plurinazionali:

  • L’impero asburgico (Austria + Ungheria) dove la popolazione di lingua tedesca assommava appena a ¼ dell’intera popolazione e dove erano presenti 17 gruppi linguistici diversi, di cui i più numerosi erano gli ungheresi che abitavano la Transleithania, i cechi, i polacchi, i rumeni, gli italiani che erano appena il 2%. Questi gruppi nazionali si ponevano in maniera diversa rispetto al potere degli Asburgo: per esempio, gli italiani miravano all’indipendenza mentre i cechi (abitanti della Boemia) miravano a una maggiore autonomia nella cornice dell’impero, dunque non avevano mire indipendentiste;
  • L’impero russo era multietnico: i russi rappresentavano meno della metà della popolazione nell’impero. Erano maggioritarie una serie di minoranze presenti tanto nella parte europea quanto in quella asiatica: ucraini, polacchi (alla fine del ‘700, la Polonia era stata divisa tra Austria, Prussia e Russia), bielorussi, kazaki e molti ebrei. Nei confronti di queste minoranze, le autorità zariste – a cavallo tra ‘800 e ‘900 – avviano una politica di russificazione, imponendo la lingua/cultura russa e dando vita a una sorta di nazionalismo di Stato. Un processo simile venne portato avanti dal regime fascista > italianizzazione forzata nei territori acquisiti a fine WWI. In quel periodo nacquero anche dei nazionalismi dal basso. Il NAZIONALISMO è un’ideologia politica che domina l’Europa e ne caratterizza le vicende fino allo scoppio della Prima Guerra Mondiale. Essa si lega alla politica di potenza messa in atto da alcuni stati europei in quel periodo. PANGERMANESIMO = movimento politico che opera attraverso la Lega pantedesca e si propone di accrescere il sentimento nazionale tra i popoli di lingua tedesca + affermare l’omogeneità culturale e razziale del popolo tedesco. Sostrato creato dal Romanticismo > mito del Volk tedesco percepito come comunità di sangue legata al sangue e alla Heimat = si è tedeschi se si nasce da padri tedeschi, perché è l’appartenenza di sangue che definisce quella alla nazione. Elementi che lo caratterizzano: bellicismo, tradizionalismo e militarismo. Non dissimile dal pangermanesimo è il PANSLAVISMO, che nasce in Russia e si diffonda in tutta l’Europa centrale. Scopo: riunire tutti gli slavi sparsi in vari territori in un unico grande Stato. Era caratterizzato da elementi quali l’aggressività, il bellicismo e l’attaccamento alle tradizioni. Un altro movimento che ritroviamo nell’Europa meridionale era il NAZIONALISMO FRANCESE. Si fonda su un forte patriottismo assertivo e, come per gli altri movimenti, è anch’esso fortemente animato da sentimenti bellicistici e sciovinisti. Tra i suoi ideologi troviamo Maurice Barrès e Charles Maurras > quest’ultimo è un personaggio molto importante del movimento nazionalista francese perché creerà l’organizzazione Action Française (estrema destra). Inoltre, sarà influente nella nascita del nazionalismo italiano che si riunirà attorno all’Associazione Nazionalista Italiana. Il nazionalismo del nostro Paese impregnerà molto di sé la guerra contro la Libia e raggiungerà, durante essa, le sue punte massime. I movimenti nazionalisti, al di là delle singole particolarità e dei singoli sviluppi che assumono a seconda delle aree geopolitiche di riferimento (pangermanesimo, panslavismo, nazionalismo francese) presentano una serie di elementi di carattere comune. Innanzitutto hanno una visione aggressiva e sciovinista della nazione. Il nazionalismo è una ideologia politica che offre il sostegno all’espansione coloniale che caratterizza questo particolare periodo storico. I movimenti nazionalisti rifiutano:  i principi democratici;  sono caratterizzati dalla lotta contro il socialismo  abbracciano un concetto di Stato fondato sulla gerarchia e sull’autorità. Tutti questi elementi, che

dedicati a questa tragedia che stavano vivendo gli ebrei dell’Europa orientale. Ai primi del Novecento si definisce quella che uno storico inglese Erik Hobsbaum ha considerato come l’età degli imperialismi, perché è proprio in questi periodo che si creano degli imperi oltremare, nei quali i vari paesi colonizzatori estendono l’organizzazione amministrativa della metropoli adattandola alle condizioni dei paesi colonizzati, o creando delle amministrazioni o istituzioni apposite (ad es. per quanto riguarda la giustizia, venivano creati dei tribunali che erano delle istituzioni dì carattere giuridico che di fatto non presenti in colonia). Le potenze coloniali emanano anche una legislazione specifica per le colonie ovvero la legislazione coloniale, anche l’Italia lo fa; viene introdotto un concetto sconosciuto alle popolazioni coloniali, come il concetto della cittadinanza che a seconda delle colonie acquista una caratterizzazione differente ( per es. l’Italia ha doppio regime per i suoi diversi possedimenti coloniali, arriverà a concepire l’idea di una cittadinanza minore rispetto alla cittadinanza italiana per gli abitanti della Libia, mentre continuerà a considerare indigeni, e quindi non passibili di uno status di cittadini, gli abitanti dell’Eritrea e della Somalia, perché considerate popolazioni inferiori rispetto ai libici). Le potenze coloniali introducono istituzioni del tutto sconosciute ai paesi colonizzati, (es. l’anagrafe; il censimento), modificano anche tutta una serie di rapporti sociali e di condizioni dì vita delle popolazioni locali. I popoli europei si sentivano, nei confronti dei popoli colonizzati, investiti di una missione morale di un dovere dì civilizzazione —> il cosiddetto fardello dell’uomo bianco. (Poesia di Rudyard Kipling, un personaggio di grande rilievo nella letteratura anglo-indiana). Con il tempo, questa idea dei popoli colonizzati viene dai popoli colonizzati rovesciata perché in progresso di tempo e soprattutto a partire dalla fine della prima guerra mondiale alcuni popoli colonizzati, in particolare l’India che è la colonia più importante dell’impero britannico, cominciano a concepire una coscienza nazionale che porterà con il tempo alla fine della seconda guerra mondiale all’indipendenza dell’India. Questa colonizzazione da parte delle popolazioni locali porta alla formazione di élite indiane grazie anche al fatto che diversi sono gli indiani che vanno a studiare nelle università britanniche riportando nel proprio paese conoscenze che contribuiscono a rafforzare l’idea nazionale. Il sistema coloniale britannico si fonda su un sistema di governo —> direct rule, cioè della utilizzazione di persone qualificate provenienti dalla popolazione locale che governano le istituzioni coloniali britanniche in India. In Italia non si trovano, per quanto riguardano le colonie, gli appartenenti alle popolazioni locali inseriti nei ranghi dell’amministrazione coloniale, in quanto utilizza la popolazione locale soprattutto nell’ambito dell’esercito. La partecipazioni degli indiani all’amministrazione coloniale ha una conseguenza significativa, ovvero porta alla creazione di una classe dirigente indiana. Ciò consentirá all’India, ma non solo questo, dì arrivare precocemente all’Indipendenza (1947) e sarà una delle prime colonie britanniche ad avviare il processo di decolonizzazione. I colonizzatori cercano di tenere sotto controllo la popolazione colonizzata attraverso operazioni di repressione ma anche di sterminio: uno dei casi particolarmente significativi è quello che avviene da parte degli spagnoli durante la Guerra ispano americana (1898) ma anche durante le guerre Anglo Boere (a cavallo tra ‘800 e ‘900) che coinvolgono le regioni africane del Transvaal e l’Orange. In queste aree si creano dei campi di internamento: a Cuba, nel Transvaal e nell’Orange dove gli inglesi deportano circa 120 mila civili dì origine boera che vengono tenuti in condizioni penose dal punto di vista del vitto e dell’alloggio molti di loro

moriranno di stenti, ma la maggior parte di questi civili è costituita da donne, bambini e anziani. Altri campi vengono creati per le persone dì colore. L’istituzione di questi campi era funzionante durante la globo-era ed aveva lo scopo di vincere la guerriglia dei boeri da parte degli inglesi. I campi di internamento li ritroveremo utilizzati nuovamente nel corso della Prima guerra mondiale. Alcuni paesi coinvolti nel conflitto (Austria-Ungheria, Italia, poi anche gli UK) istituiscono dei campi dì internamento dì civili che vengono considerati come dei nemici (es. ciò succede in Trentino, Venezia Giulia dove vi é largamente la popolazione italiana, l’Austria deporta in varie regioni dell’impero la gran parte della popolazione che vive in questi luoghi.) Anche l’Italia realizza dei campi dì internamento lungo la zona di confine con l’AustriaUngheria, nord oriente del paese per ragioni di sicurezza. Tutti questi campi preludono a quello che sarà l’universo concentrazionario che caratterizzerà la Seconda guerra mondiale con i campi di sterminio messi in atto dal Nazismo che portano ad estreme conseguenze l’internamento. Mentre nella prima guerra mondiale i civili venivano semplicemente internati e vivevano in condizioni precarie e questo faceva si che molti civili morissero di stenti, con la seconda guerra mondiale i campi non sono più di semplice internamento ma diventano di sterminio perché sono finalizzati a realizzare la cosiddetta soluzione finale relativa alla sterminio degli ebrei ed anche una serie di categorie di persone che avrebbero attentato alla purezza della razza ariana. Alla creazione di imperi coloniali partecipano le maggiori potenze europee ad eccezione dell’Austria-Ungheria, ma ci sono anche degli altri paesi che acquisiscono degli imperi coloniali alla fine dell’800 e si tratta di 2 paesi extraeuropei che sono il Giappone e gli Stati Uniti. Gli Stati Uniti diventano una potenza coloniale dopo la Guerra Ispano- Americana del 1898, guerra per Cuba che ha due conseguenze:  da una parte la fine dell’impero spagnolo, perché l’impero spagnolo con la sconfitta a Cuba perde le sue ultime colonie (gravissimo shock per la Spagna e per tutta un’intera generazione —> la Generazione del ’98);  Gli Stati Uniti, a seguito di questo conflitto acquistano Cuba, Portorico, Filippine e l’isola di Guantanamo —> ciò fa si che gli Stati Uniti avviino una sorta di impero coloniale con caratteristiche di fondo diverse, rispetto a quanto realizzato dalle potenze europee che si espandono oltremare, perché il colonialismo statunitense ha una natura prettamente di carattere economico. L’altro paese che si avvia ad essere un piccolo impero coloniale è il Giappone che a seguito della guerra Cino-giapponese del 1905 acquista l’isola di Formosa. È con l’imperialismo, portato avanti dai maggiori paesi europei a partire dagli ultimi decenni dell’800 che l’Europa, se così possiamo dire, acquista il suo dominio su una vasta parte del mondo perché i paesi europei si espandono in Africa e manifestano quella che è la superiorità militare che li caratterizzano; riflettono l’industrializzazione crescente che investe vari paesi europei e mettono in evidenza anche come i paesi europei siano sostanzialmente dei paesi caratterizzati da una solidità politica e dall’efficienza degli apparati stati che in questo periodo cominciano a diventare sempre più complessi perché lo stato interviene in settori sempre più ampli della società. Questo predominio dell’Europa comincia a essere messo in discussione proprio agli inizi del novecento perché sulla scena mondiale si sta affacciando una nuova potenza che è caratterizzata da una economia molto forte e che comincia a dominare non soltanto lo spazio continentale cioè Nord- Americano ma comincia a dominare anche lo spazio Atlantico. Il suggello finale della presenza degli Stati Uniti sulla scena mondiale che sarà un punto di non ritorno —> è l’intervento degli Stati

militari), tra cui vi è un personaggio importante nella storia della cultura moderna —> Mustafa Kemal (meglio conosciuto come Atatürk – padre dei turchi) che darà vita alla fine della prima guerra mondiale alla nascita della prima Repubblica turca dì cui diverrà presidente. Questa rivolta dei giovani turchi cerca di realizzare una modernizzazione del paese, ma al momento fallisce. I Balcani restano un luogo molto instabile, tra l’altro la politica bismarkiana aveva privilegiato, nella ripartizione delle sfere di influenze relative ai Balcani, l’Austria Ungheria perché già nel 1878 al congresso di Berlino aveva attribuito all’Austria-Ungeria un protettorato sulla Bosnia Erzegovina, che proprio nel 1908 diventerà un possesso definitivo dell’Austria-Ungheria, provincia più meridionale dell’impero. Non è un caso che il 30 Giugno 1914 a Sarajevo ci sarà Assassinio dì Francesco Ferdinando e di sua moglie per mano di Gavrilo Princip. L’area dei Balcani è molto instabile, scoppiano anche tutta una serie di rivolte. 1908 l’Austria Ungheria approfittando dell’instabilità annette la Bosnia Erzegovina all’impero. A sua volta, in quest’area sta acquistando una grande rilevanza un piccolo paese che avrà una parte importante negli anni a venire e che sarà al centro dello scoppio della prima guerra mondiale —> ovvero la Serbia che dal 1878 è diventato uno stato indipendente e che comincia a concepire l’idea progressivamente di giungere alla unificazione in un unico stato dì tutti gli slavi meridionali. Questa forma di nazionalismo è lo Jugoslavismo—> questa dottrina porterà alla fine della Prima Guerra Mondiale alla creazione, dalla dissoluzione dell’impero asburgico, del regno dei serbi croati e sloveni nel quale i tre gruppi nazionali componenti gli Jugoslavi (slavi meridionali) si troveranno ad essere uniti nella medesima identità statuale. A rendere ancora più instabile la situazione dell’impero ottomano e proprio per questa sua instabilità rilevante nel 1911/1912 vi è lo scoppio di un conflitto che vede impegnata l’Italia contro l’impero di Costantinopoli per la conquista della Libia e del Dodecaneso con Rodi, possedimento degli Ottomani. A seguito della vittoria dell’Italia, l’impero ottomano sarebbe stato costretto a cedere la Libia e le isole del Dodecaneso. L’impero ottomano proprio nello stesso periodo di tempo sul suolo europeo dei suoi possedimenti viene attaccato da una coalizione di stati composti da Serbia, Montenegro, Bulgaria e Grecia sorretti dalla Russia per interessi geopolitici e perché tutti questi paesi sono di fede ortodossa e questo per la Russia ha un grandissimo significato. Questo conflitto costituisce la prima guerra balcanica. L’impero ottomano perde questo conflitto. I paesi vincitori non si mettono d’accordo sulle spartizioni dei territori ottomani e questo genera un ulteriore conflitto che scoppia nel 1913 con la seconda guerra balcanica. Questa volta il conflitto non contrappone alcuni stati balcanici all’impero ottomano tout court ma vede la Bulgaria ingaggiare un conflitto contro la Serbia, la Grecia, la Romania e lo stesso impero ottomano. I Balcani diventano la grande polveriera d’Europa; siamo a ridosso dello scoppio della prima guerra mondiale. Lo studente serbo fa un attentato a Francesco Ferdinando in quanto è uno dei sostenitori del Trialismo —> ovvero un’idea che comincia ad affacciarsi nel mondo asburgico di fronte a tutte le spinte centrifughe e centripete che si hanno nell’impero e che spingono a concepire l’idea antistorica, anacronistica, che al governo dì questo grande impero oltre all’elemento tedesco e all’elemento ungherese possa esserci un terzo elemento costituito dai croati perché rispetto ad altri popoli presenti all’interno del plurietnico impero asburgico sono quelli che si sono mostrati più fedeli alla corona. In più sono dì fede cattolica, quindi la stessa fede professata dalla casata d’Austria. Gli Italiani, invece, furono considerati da Vienna largamente infedeli. Questa idea non viene accolta fagli altri slavi e questo è uno dei motivi che concorre all’assassinio di

Sarajevo —> Assassinio che colpisce al cuore l’impero. Quando scoppia la Prima guerra mondiale scattano tutte le Alleanze che sino a quel momento erano state stipulate: Russia, Regno Unito e Francia. Triplice Alleanza del 1882: alleanza che comprende Italia, Germania e Austria-Ungheria che verrà rinnovata ogni 5 anni. Alleanza particolarmente significativa perché è un’alleanza dì tipo difensivo ed è un’alleanza che serve, nel momento in cui viene firmata, a dare stabilità ai rapporti tra l’Italia e l’Austria Ungheria le quali hanno una sorta di contenzioso aperto, quello delle cosiddette terre irredente, cioè delle province dell’Austria-Ungheria abitate da popolazione prevalentemente italiana:Trentino Alto Adige, Venezia Giulia, Dalmazia e Istria. Il problema resta, ma questa alleanza rende dal punto di vista formale migliori i rapporto tra questi due paesi. La firma della triplice alleanza segnerà, anche, da parte dell’Italia la fine di ogni impegno nella rivendicazione di quei territori. È un patto militare a scopo difensivo che fa si che l’alleanza possa diventare operativa. Essendo un’alleanza difensiva, sarebbe scattata soltanto nel caso in cui uno dei contraenti fosse stato attaccato. L’Assassinio dì Sarajevo —> causa occasionale della Prima guerra mondiale. La guerra materialmente si apre con l’Austria lancia un ultimatum alla Serbia dettandogli tutta una serie di condizioni, la Serbia non l’accetta e dunque l’Austria attacca la Serbia. Non scatta la Triplice Alleanza in quanto è stata l’Austria ad attaccare e l’alleanza era di tipo difensivo. Questo fatto consente all’Italia di assumere una posizione di neutralità, perché l’Austria non è stata attaccata e dunque non è obbligata dalla Alleanza che aveva firmato. Questo periodo di neutralità l’Italia lo impiegherà per cercare delle soluzioni che però non riuscirà a trovare con l’Austria- Ungheria e questo farà si che si rivolgerà verso l’altro fronte. Gli anni precedenti allo scoppio della Prima Guerra Mondiale sono anni caratterizzati dal nazionalismo e dal militarismo che si diffonde in vari paesi europei. Paesi europei che aumentano il loro potenziale militare di offesa e difesa nella convinzione che questo aumento costituisse un deterrente, in realtà non è così. Perché la ricerca della sicurezza che i maggiori paesi Europei portano avanti, Gran Bretagna, Francia e Germania, invece di assicurare una situazione di stabilità internazionale crea tutto il contrario. In un libro Clarck sostiene che le élite politiche e militari europee fossero state come dei sonnambuli, persone che camminano di notte con gli occhi aperti, apparentemente vigili ma che in realtà non riescono a vedere dove stanno andando. L’assassinio di Sarajevo non spinge a forti reazioni da arte dei paesi europei perché nessuno vuole attaccare la piccola Serbia, paese che ha raggiunto l’indipendenza da pochi anni, 1878. La Prima Guerra Mondiale diventa il prodotto di quel particolare clima politico e culturale che si era venuto a creare negli anni precedenti ad esse, quando le maggiori potenze europee avevano cercato di porsi sullo scenario internazionale in primo piano al livello politico economico tecnologico dando vita auna politica di tipo imperialistico e di potenza. La politica imperialistica portata avanti insieme alla politica di potenza aveva finito col generare tutta una serie di tensioni e conflittualità, che erano state ridimensionate da un punto di vista diplomatiche e risolte attraverso uno serie di trattati (Crisi marocchina, Francia vs Germania) ora però queste tensioni riemergono prepotentemente. Nelle città europee, inoltre, si erano diffusi tutti una serie di movimenti a carattere nazionalistico: pangermanesimo, panslavismo, nazionalismo francese, lo iugoslavismo.

Europa non ci siano battaglie navali, ci sono, anche nel nostro mare adriatico, le cui sponde orientali fanno capo all’impero Asburgico ed è proprio nell’Adriatico che si svolgono battaglie tra flotta italiana e austriaca. Per il coinvolgimento di paesi europei ed extraeuropei, al conflitto partecipano anche i territori coloniali posseduti dalle potenze europee che traggono dalle colonie sia risorse materiali sia risorse umane, soprattutto la Gran Bretagna e Francia usano le popolazioni coloniali all’interno dei loro eserciti. L’Italia, che pure ha delle colonie e delle truppe miliari indigene decide di non inserirle nell’esercito regio. Quando scoppia la guerra, la reazione delle popolazioni europee è contrastante. Si verifica una netta divisione tra la reazione che si ha nei centri urbani maggiori, nelle grandi capitali europee rispetto alle reazioni suscitate nei piccoli centri e nelle campagne. Nei maggiori centri urbani la guerra viene accolta dalle popolazioni urbane con grandi manifestazioni di giubilo, di patriottismo bellico, proprio perché all’interno delle società europee si erano diffusi tutta una serie di sentimenti bellici. Nei centri minori le masse sono meno politicizzate, dove i grandi giochi diplomatici dei vari paesi europei rimangono estranei e soprattutto qui ci sono grossi timori nei confronti della guerra. Questa reazione segna una profonda differenza tra la città e le campagne. La dicotomia tra città e campagna nella storia gioca sempre un grande ruolo. I paesi che sono coinvolti nel conflitto cercano di eccitare ancor di più il sentimento patriottico delle masse, i soldati che partono per il fronte sono spesso accompagnati da cortei di persone che li ricoprono di fiori, come se fosse una grande festa. I governi coinvolti nel conflitto cercano di suscitare l’entusiasmo delle folle e cercano di suscitare l’entusiasmo patriottico che finisce per travolgere i vari partiti socialisti europei che tradizionalmente erano neutralisti e pacifisti. La stessa cosa succederà anche in Italia, la guerra spacca l’unità dei partiti socialisti europei, uniti nelle Seconda Internazionale, e progressivamente passano tutti dal fronte neutralista al fronte interventista. Come fa la Germania in poco tempo a occupare Belgio e Francia? Perché da anni la Germania ha concepito un piano di occupazione di questi territori. Come mai la Germania prima dello scoppio della guerra ha concepito dei piani di occupazione militari della Francia? C’è una conflittualità che risale a decenni precedenti, la guerra franco prussiana del 1870 aveva scavato un solco molto profondo tra questi paesi, tanto più che la Francia era stata costretta a cedere Alsazia e Lorena che riprenderà alla fine della prima guerra. Agli inizi del 900 la Germania crea un piano militare: il piano Schlieffen, concepito da un generale tedesco finalizzato all’occupazione della Francia e questo piano venne messo in atto. Era un piano di difese che la Germania aveva concepito in caso di attacco della Francia e prevedeva l’occupazione della Francia attraverso il Belgio neutrale. L’avanzata tedesca verso la Francia è rapidissima e tragica, perché di fronte alla resistenza che il piccolo Belgio mette in campo, i tedeschi attuano una seria di operazioni di guerra contro i civili così efferati che vengono definiti dalla stampa dell’epoca come dei nuovi barbari. Anche in Francia la resistenza dell’esercito francese è travolta dall’avanzata tedesca e in pochi giorni le truppe tedesche giungono a Parigi, 500mila francesi abbandoneranno la capitale. Dopo l’occupazione di Parigi l’esercito francese si riorganizza e da avvio a una controffensiva sulla Marna e riescono a respingere le truppe tedesche. Nell’autunno del 1914, fronte che si apre in Francia si stabilizza

dopo combattimenti molto sanguinosi senza però che ne l’esercito francese ne tedesco riesca a prevalere. La guerra inizia a diventare una guerra di posizione, non si va avanti, si rimane fermi li a guardarsi. A sostener ela Francia nel 1914 in autunno arrivano le forze britanniche. La Prima Guerra Mondiale ha una serie di caratteristiche che la differenziano dalle guerre ottocentesche, non solo perché è globale. È una guerra tecnologica, viene usato un apparato bellico che è il frutto della tecnologia dell’epoca e proprio grazie alle innovazioni tecnologiche abbiamo l’uso di tutta una serie di nuove armi a cominciare dalla mitragliatrice. Usata per la prima volta durante la guerra civile americana. Ma nella Prima Guerra Mondiale ne è stato migliorato l’uso e questo fenomeno da avvio al fenomeno che è stato definito: fenomeno della morte seriale. Anche i cannoni, armamento bellico tradizionale, sono fortemente innovati e colpiscono a più lunga distanza rispetto al passato. Le guerra di posizione si caratterizza per la presenza di trincee, scavi prodotti nel terreno dai soldati a partire dall’autunno del 1914 per proteggersi, molto spesso sono messe in collegamento tra loro e le trincee dell’uno e dell’altro esercito spesso sono divise da una striscia di terra che è la cosiddetta No Man Land, la terra di nessuno, ed è la terra che vede presente su di essa i cosiddetti cavalli di frisia, sono elementi che servono da ostacolo, caratterizzati dalla presenza di filo spinato o chiodi irti per fermare l’avanzata del nemico. La guerra di trincee caratterizza sia il fronte occidentale sia orientale, la vide nelle trincee è terribile, i soldati sono costretti a vivere nel fango al freddo con indumenti non consoni, con scarsità di cibo, nella trincea ci sono i topi ci sono i pidocchi. Della trincea di da conto tra gli altri un pittore soldato, che partecipa come volontario alla guerra è tedesco, Otto Dix che scrive: “Che cos’è la guerra? Pidocchi atti reticoli pulci granate bombe, fosse cadaveri, sangue, grappa gas cannoni sporco pallottole fuoco acciaio, questa è la guerra”. È un’esperienza multisensoriale perché vengono usate nuove ermi tecnologiche che danno alla guerra una dimensione visiva e sonora, ci sono i lancia fiamme, i razzi che illuminano la notte, per il rumore dell’artiglieri per l’uso dell’aviazione non usata nelle guerre ottocentesche. Per queste sue caratteristiche determina una trasformazione dell’orizzonte mentale dei soldati perché provoca in alcuni casi un disagio psichico fortissimo. Nasca infatti, una nuova branca della psicologia, la psichiatria di guerra, in Italia tra i suoi protagonisti abbiamo Padre Agostino Gemelli. La guerra cambia l’orizzonte mentale dei combattenti che si trovano ad essere inquadrati in organismi di massa e che sono in larga parte costituiti da fanti, che da borghesi erano o contadini o operai e che in molti casi non erano neanche favorevoli alla guerra ma costretti a combattere. La guerra vede l’uso di nuove tecnologie anche dal punto di vista dei mezzi di comunicazione: radio, telegrafo, telefono e quindi molti soldati che in molti casi non hanno mai visto altro che l’orizzonte del loro paese con il campanile della chiesa, la guerra diventa una occasione per scoprire la modernità. La Prima Guerra Mondiale non è eroica come le guerre ottocentesche ma è una guerra che cambia completamente rispetto al passato, se nella battaglia di Solferino durante la seconda guerra di indipendenza muoiono 5000 soldati, in una delle battaglie in Francia nel 1914 in un solo giorno muoiono 27mila soldati. La Prima Guerra Mondiale è una carneficina, non solo per cannoni, mitragliatrici e carri armati ma perché vede l’uso dei siluri sottomarini e vede l’uso per la prima volta di armi chimiche che vengono usate dai tedeschi nella battaglia di Ipr in Belgio, da qui il nome di iprite che viene dato al gas usato nel corso del conflitto usato anche dalle forze militari dell’Intesa, anche in Italia nel corso della battaglia sul San Michele