Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


Schema dei vari autori indiani per caratteristiche, Schemi e mappe concettuali di Filosofie Orientali

elenco schematizzo dei filosofi indiani con anche le loro caratteristiche principali

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2023/2024

Caricato il 22/01/2026

sarah-bortolotti
sarah-bortolotti 🇮🇹

11 documenti

1 / 5

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
Temi ampliati per ciascun testo
1. Dialoghi (Lunyu) / Il Grande Studio – Confucio
Il cultivo della persona (xiū rén, 修人): in "Il Grande Studio", l’attenzione è
su come l’individuo coltivi sé stesso (la propria moralità, la sincerità, la
rettitudine) come base per poi estendere questa coltivazione alla famiglia, alla
società e infine allo stato. Il processo include studio, riflessione, governo di
sé. (Wikipedia)
L’ordine sociale come riflesso morale: la pace, giustizia, armonia politica
non sono viste come imposizioni esterne, ma come conseguenza della virtù
personale e dell’adozione del rituale (li) e della benevolenza (ren). L’ordine
pubblico è legato all’integrità privata. (Wikipedia)
La via dell’apprendimento (dao dello studio): lo studio non è solo
apprendimento di testi, ma riflessione, pratica morale, auto-coltivazione
continua. “Studiare” significa rendere il sapere vivo, non mera erudizione. “Il
Grande Studio” enfatizza l’idea che coloro che governano devono esercitarsi
moralmente. (Wikipedia)
Relazione tra individuo e cosmo/política: l’uomo virtuoso (junzi) non è solo
buon privato, ma ha un ruolo guida, modello per la società. Virtù privata e
bene pubblico sono interconnessi. (Wikipedia)
2. Mencio (Mengzi)
Natura umana intrinsecamente buona: Mencio argomenta che gli esseri
umani hanno tendenza naturale verso compassione, senso del giusto; se
queste inclinazioni vengono giustamente coltivate, si manifestano in virtù
morali. Il male deriva da deviazioni, da condizioni esterne che spingono
l’uomo lontano dalla sua bontà originale. (Studocu)
Il ruolo della volontà, della scelta e dell’ambiente: per Mencio, non basta
avere inclinazioni buone, bisogna che siano incoraggiate da un ambiente
sociale/morale favorevole, da buone istituzioni e governo giusto. (Studocu)
Arte di governo: Mencio discute come i sovrani dovrebbero governare – non
con la forza, ma mediante virtù, benevolenza (ren), rispetto per la gente,
ascolto. L’autorità legittima deriva dalla virtù. (Wikipedia)
Psicologia morale: la responsabilità individuale, la coscienza, il “cuore-mente”
(xin) come sede delle emozioni morali, dell’empatia. (Studocu)
3. Il Libro della Via e della Virtù (Dao De Jing) – Laozi
(non ho trovato fonti specifiche in questa ricerca, ma le tematiche classiche possono
essere ampliate con interpretazioni comuni)
La Via (Dao) come principio ineffabile e originario che precede ogni cosa: il
Dao è l’origine, il modello invisibile, il non-essere che dà forma al divenire.
Vivere secondo il Dao significa riconoscere limiti del linguaggio, del concetto,
tornare all’“innocenza” primordiale.
Il principio del wu wei (non-agire / azione senza sforzo): un agire spontaneo,
che fluisce col Dao, senza forzare, senza desideri artificiosi. Agire con
semplicità, naturalezza.
pf3
pf4
pf5

Anteprima parziale del testo

Scarica Schema dei vari autori indiani per caratteristiche e più Schemi e mappe concettuali in PDF di Filosofie Orientali solo su Docsity!

Temi ampliati per ciascun testo

  1. Dialoghi (Lunyu) / Il Grande Studio – Confucio ○ Il cultivo della persona (xiū rén, 修人): in "Il Grande Studio", l’attenzione è su come l’individuo coltivi sé stesso (la propria moralità, la sincerità, la rettitudine) come base per poi estendere questa coltivazione alla famiglia, alla società e infine allo stato. Il processo include studio, riflessione, governo di sé. (Wikipedia) ○ L’ ordine sociale come riflesso morale : la pace, giustizia, armonia politica non sono viste come imposizioni esterne, ma come conseguenza della virtù personale e dell’adozione del rituale (li) e della benevolenza (ren). L’ordine pubblico è legato all’integrità privata. (Wikipedia) ○ La via dell’apprendimento (dao dello studio) : lo studio non è solo apprendimento di testi, ma riflessione, pratica morale, auto-coltivazione continua. “Studiare” significa rendere il sapere vivo, non mera erudizione. “Il Grande Studio” enfatizza l’idea che coloro che governano devono esercitarsi moralmente. (Wikipedia) ○ Relazione tra individuo e cosmo/política: l’uomo virtuoso (junzi) non è solo buon privato, ma ha un ruolo guida, modello per la società. Virtù privata e bene pubblico sono interconnessi. (Wikipedia)
  2. Mencio (Mengzi) ○ Natura umana intrinsecamente buona: Mencio argomenta che gli esseri umani hanno tendenza naturale verso compassione, senso del giusto; se queste inclinazioni vengono giustamente coltivate, si manifestano in virtù morali. Il male deriva da deviazioni, da condizioni esterne che spingono l’uomo lontano dalla sua bontà originale. (Studocu) ○ Il ruolo della volontà, della scelta e dell’ambiente: per Mencio, non basta avere inclinazioni buone, bisogna che siano incoraggiate da un ambiente sociale/morale favorevole, da buone istituzioni e governo giusto. (Studocu) ○ Arte di governo: Mencio discute come i sovrani dovrebbero governare – non con la forza, ma mediante virtù, benevolenza (ren), rispetto per la gente, ascolto. L’autorità legittima deriva dalla virtù. (Wikipedia) ○ Psicologia morale: la responsabilità individuale, la coscienza, il “cuore-mente” (xin) come sede delle emozioni morali, dell’empatia. (Studocu)
  3. Il Libro della Via e della Virtù (Dao De Jing) – Laozi (non ho trovato fonti specifiche in questa ricerca, ma le tematiche classiche possono essere ampliate con interpretazioni comuni) ○ La Via (Dao) come principio ineffabile e originario che precede ogni cosa: il Dao è l’origine, il modello invisibile, il non-essere che dà forma al divenire. Vivere secondo il Dao significa riconoscere limiti del linguaggio, del concetto, tornare all’“innocenza” primordiale. ○ Il principio del wu wei (non-agire / azione senza sforzo): un agire spontaneo, che fluisce col Dao, senza forzare, senza desideri artificiosi. Agire con semplicità, naturalezza.

○ Semplicità, modestia, “ritorno”: Laozi enfatizza il ritorno a uno stile di vita modesto, al valore della piccolezza, del non possedere troppo, evitare l’orgoglio e la competizione. ○ Critica della politica e del potere eccessivo: chi governa bene è colui che influenza senza prepotenza, che non domina, che usa l’esempio piuttosto che la coercizione.

  1. Bhagavad Gītā ○ Conflitto morale e dovere personale: Arjuna si trova in un dilemma etico: partecipare alla guerra significa uccidere parenti e maestri, ma abbandonare il proprio dovere militare (il proprio dharma) sarebbe anch’esso sbagliato. La Gita esplora come affrontare i doveri, anche difficili, con integrità. ○ Karma-yoga (azione disinteressata): agire senza attaccamento al risultato, offrire le azioni all’Assoluto, essere efficaci senza desiderio egoico. Questo riduce il soffrire prodotto dall’attaccamento e dall’illusione che noi controlliamo i frutti. ○ Conoscenza (jnana) e discriminazione tra ciò che è permanente (atman / Brahman) e ciò che è temporaneo (corpo, mente, mondo fenomenico). L’auto-conoscenza come via alla liberazione. ○ Devozione (bhakti): amore, fiducia, sottomissione a Krishna come mezzo potentissimo per liberazione; questa dimensione affettiva, relazionale, ha un peso notevole. ○ Unione delle vie: la Gītā non impone un solo percorso ma mostra che azione, conoscenza e devozione possono coesistere e integrarsi. ○ La visione cosmica: Krishna rivela ad Arjuna la sua forma universale, mostrando che dietro la molteplicità c’è un ordine divino, una struttura che trascende il visibile.
  2. Katha Upaniṣad ○ Dialogo tra Nachiketas e Yama: il motivo del “segreto” della morte, del destino dell’anima. Yama insegna a Nachiketas cosa succede dopo la morte. ○ Realtà ultima vs illusoria: l’anima (ātman) è eterna, al di là della morte; il corpo e i sensi sono temporanei. La distinzione fra ciò che realmente “vale” e ciò che è impermanente. ○ Conoscenza della verità come liberazione: capire l’ātman come non differente da Brahman (in molte interpretazioni) → questa comprensione porta alla liberazione dal ciclo di nascita e morte. ○ Il valore del discernimento: comprendere l’illusione, l’attaccamento, ignoranza (avidyā) come causa di sofferenza; il pensiero, la meditazione, l’ascolto, la riflessione servono a sciogliere l’ignoranza.
  3. Discorso sulla messa in moto del Dharma (DhammacakkaPavattana Sutta, il primo sermone del Buddha) ○ Introduzione delle Quattro Nobili Verità : esistenza della sofferenza (dukkha), causa della sofferenza (samudaya), cessazione della sofferenza (nirodha), il sentiero (magga) che conduce a tale cessazione. ○ Il Nobile Ottuplice Sentiero : visione corretta, intenzione corretta, parola, azione, vita, sforzo, attenzione, concentrazione. È pratico, etico, meditativo. ○ Via di mezzo: rifiuto degli estremi dell’ascetismo esasperato e del piacere mondano; il Buddha propone un cammino equilibrato.

○ Liberazione (mokṣa / kaivalya): raggiungibile quando il Puruṣa, attraverso discriminazione (viveka), vede la differenza tra sé e Prakṛti, si “stacca”, ossia non è più avvolto dai processi materiali. ○ Conoscenza/pramana: ci sono vie della conoscenza, discernimento, logica, ma anche meditazione; la distinzione cognitiva è lo strumento critico per liberarsi.

  1. Śaṅkara – Bhagavad Gītā Bhāṣya & YuktiDīpikā ○ Advaita Vedānta (non‑dualismo radicale): l’idea che solo Brahman è realtà ultima, che l’universo fenomenico, l’Atman individuale, ecc., sono fenomeni dipendenti, comparativi, non dotati di esistenza indipendente (māyā). ○ Illusione / Māyā: il mondo come appare è un velo, un’illusione relativa, non male, ma non assoluta realtà. ○ Identità Atman = Brahman: la liberazione consiste nel riconoscere “io sono Brahman”, che l’io individuale è non-differente dal principio cosmico. ○ Critica delle vie dualistiche / parziali: Śaṅkara critica interpretazioni che mantengono dualismo permanente, o che non negano la separazione, o che privilegiano azione o devozione senza conoscenza. ○ Importanza del commento filosofico: spiegare versi della Gītā non solo dal punto di vista etico o devozionale ma ontologico/metafisico: i versi sono stratificati, con livelli di significato multipli (apparenti, impliciti, occulti) secondo il commento.
  2. Attavagga e Sukhavagga – Dhammapada ○ Etica del sé, disciplina interiore: nel Dhammapada (in particolare Attavagga) si accentua l’importanza della autodisciplina, del dominio dei desideri, della retta intenzione e azione. ○ Pace mentale, liberazione dal desiderio: Sukhavagga più focalizzata sulla felicità, su come trovare la pace interiore, non nel mondo esterno ma nella mentalità che non dipende dall’attaccamento. ○ Impermanenza, non‑sé (anatta): sebbene non sempre esplicitamente filosofici come testi sistematici, molti versi richiamano che le cose mutano, che nulla è stabile, che l’attaccamento porta sofferenza. ○ Compassione / benevolenza (mettā), rispetto, non‑violenza: valori morali concreti; le azioni giuste, le parole giuste, l’uso della lingua e del corpo in modo etico.
  3. Sutra del Cuore (Prajñāpāramitā Hṛdaya) ○ Vacuità universale: ogni “dharma” (fenomeno) è vuoto di sé, non ha esistenza propria permanente; ama “forma è vuoto, vuoto è forma” come verso famoso. ○ Libertà dalla dualità concettuale: il sutra sfida le categorie duali come forma/norma, esistenza/non‑esistenza, netto/difuso — insegna che tali categorie sono convenzionali, utili ma non ultime. ○ Saggezza (prajñā) come via trascendente: non mera conoscenza intellettuale, ma intuizione che penetra l’essenza della realtà, superando ignoranza, attaccamento, paura. ○ Liberazione immediata: poiché la vacuità è la natura intrinseca dei fenomeni, riconoscerla ha un effetto liberatorio qui e ora, non necessariamente dopo molto tempo.
  4. Editto di Aśoka – Dhamma-lipi

○ Etica pubblica e governanza morale: Aśoka usa il termine “Dhamma” per indicare principi morali che dovrebbero guidare sia la vita privata che quella pubblica: rispetto, verità, compassione, carità, perdono. ○ Pluralismo e tolleranza: incitazioni al rispetto per tutte le religioni, nessuna persecuzione, imparzialità nella cura dei sudditi, morale universale. ○ Ruolo del re non solo come comandante militare, ma come guida morale: il monarca ha dovere di promuovere etica, benessere, armonia, secondo una moralità che trascende gli interessi personali del potere. ○ Diffusione del Dharma come “legge sociale / morale” piuttosto che dogma teologico: le iscrizioni sono rivolte a tutti, non solo ai buddhisti, promuovendo valori universali, benessere, nonviolenza, responsabilità verso gli altri.