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Appunti presi a lezione riguardanti il secondo parziale
Tipologia: Appunti
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Il concetto di diritto e la nozione di società La convivenza sociale dà origine a una serie di rapporti — personali, familiari, patrimoniali, di solidarietà e di difesa — che si sviluppano all’interno della vita collettiva. Il diritto nasce proprio da questa convivenza: è un prodotto della vita sociale, che si forma in modo spontaneo per regolare i rapporti tra le persone. Per poter convivere in modo armonioso, gli individui sentono la necessità di darsi delle regole , alcune di natura giuridica, altre di diverso tipo (morali, religiose, sociali). Queste regole nascono spontaneamente dalla vita in comune. Con l’evoluzione delle società, le regole diventano sempre più numerose, complesse e specifiche, ma conservano tutte un obiettivo fondamentale: garantire la convivenza pacifica tra gli individui, evitando l’uso della forza o delle armi. Da questa idea deriva il famoso principio latino: “ Ubi societas, ibi ius ” –
Infatti, senza regole giuridiche non sarebbe possibile vivere insieme in modo pacifico.
Ogni volta che esiste un sistema di norme giuridiche, esiste anche una comunità che le applica e le rispetta. Quindi, la convivenza sociale richiede a chi vive in società di darsi delle regole per vivere pacificamente: “ Ubi societas ibi ius, ubi ius ibi societas .” Con il passare del tempo, le società si sono fatte sempre più complesse , e anche le loro norme giuridiche si sono evolute. Perfino nelle comunità meno sviluppate esistono regole che formano un ordinamento giuridico, ma ci sono voluti secoli di evoluzione per arrivare ai
Nel corso del tempo, le società umane hanno sempre sentito il bisogno di darsi regole per poter convivere in modo ordinato e pacifico. Tuttavia, la ragione giustificatrice — cioè il motivo per cui queste norme vengono rispettate — è cambiata a seconda delle epoche storiche e dei contesti culturali.
Le regole della convivenza erano rispettate perché si riteneva che fossero state predisposte dagli antenati. Questa origine conferiva alle norme un’aura di autorità e tradizione: si obbediva non per paura o imposizione, ma per rispetto
verso le radici del gruppo.Volontà degli antenati → prima forma di “diritto” inteso come insieme di regole sociali.
In altre epoche o culture, le regole venivano considerate espressione della volontà divina: una casta sacerdotale o un vertice religioso si diceva in contatto con la divinità e quindi in grado di interpretare e imporre le norme.Volontà divina → il diritto deriva da un’autorità superiore, ultraterrena.
In altri contesti, le regole erano rispettate perché create da persone sagge o potenti, ritenute più capaci di governare la comunità.Volontà dei saggi o dei potenti → il diritto nasce dall’autorità e dalla sapienza umana.
Con il tempo, la giustificazione delle norme si è trasformata profondamente. Nelle Costituzioni contemporanee, la ragione giustificatrice delle norme che regolano la vita sociale non è più né divina né legata alla tradizione, ma si fonda sulla volontà generale del popolo. Le regole di diritto sono quindi quelle che:
regole giuridiche fosse esclusivamente statale.
giuridiche, come il diritto internazionale, il diritto dell’Unione Europea, la giurisprudenza, ecc. Caratteristiche delle regole del diritto —> Coazione e coercibilità Le norme giuridiche si distinguono per la loro coercibilità: sono comandi che devono essere osservati e che possono essere sanzionati in caso di disobbedienza. Secondo la teoria della sanzione:
qualunque interesse del gruppo che lo esprime e virtualmente un interesse dello stato. All’interno di uno stato con fini generali, ci possono essere altri
vivono nell’ordinamento giuridico a fini generali che perseguono fini particolari: ma solo lo stato può perseguire tutti i fini.
Confronto tra le due espressioni Santi romano ha un approccio più ampio e che dirà anche “Immagino l’ordinamento giuridico con una scacchiera sulla quale si muovono le varie componenti dello Stato” Ma Pongo l’accento sul fatto che lo Stato sia in sé e per sé le sue regole politiche. Kelsen invece si concentra fino a un certo punto sulla esistenza di regole giuridiche: ce n’è una alla base e poi da quella nascono tutte le altre. Vezio Crisafulli , con la posizione intermedia , dice che quando ci si riferisce all’ordinamento giuridico, si parla di un fenomeno complesso, quindi fatto di tanti elementi (regole, istituzioni). Ordinamento giuridico è un complesso di norme che regolano e caratterizzano una determinata società. In quest’ottica, il termine diritto è un termine equivoco, perché viene utilizzata con significato “legge parlamentare” oppure a regole diverse, o a delle pretese che si hanno verso lo stato o altri soggetti. Il diritto può essere visto come diritto:
“disposizione” e “norma” Disposizione è il testo che ho di fronte Norma la estraggo dal testo per interpretarlo, e capisco che comando impone. L’interpretazione è l’attività che ci permette di int un testo scritto per capire quali norme giuridiche esistono nelle disposizioni. Qualcuno scrive i testi Il legislatore scrive i testi, e ci sono dei soggetti che interpretano questi testi e ci dicono che regole vincolanti ci sono. È necessario
interpretare la legge posso interpretarla:
chiaro, sapere l’obbiettivo mi aiuta ad interpretare il testo. Quindi chi ha scritto il testo, che obbiettivo aveva. La prima a portata di tutti, la seconda chiede più impegno. A volte gli strumenti possono non essere risolutivi, allora si può:
non mi fa affrontare il caso, ma posso ricorrere a disposizioni che regolano casi simili, e le applico.
i principi generali dell’ordinamento giuridico.
Le forme di stato e di governo Italia stato democratico con forma parlamentare. Forma di stato Forma di governo Rappresenta il modo in cui è risolto il rapporto tra ● Potere statuale/istituzioni → autorità → poteri di vertice ● Società civile/cittadinanza → libertà → cittadini “Per forma di Stato si intende l'insieme delle finalità che lo Stato si propone di raggiungere ed i valori a cui aspira la propria nazione” Delinea gli elementi che contraddistinguono il modello organizzativo dell’ordinamento statuale, ossia com'è suddiviso il potere (legislativo, giurisdizionale, esecutivo) tra le sue istituzioni. Designa quindi il rapporto fondamentale che intercorre tra i poteri di vertice dell'apparato statale. “Identifica gli strumenti e dei mezzi
mediante cui un’organizzazione statale persegue e attua le proprie finalità (governare)” rapporto verticale tra autorità e libertà; analizza come lo Stato si relaziona con la società civile e quali fini persegue. rapporto orizzontale tra organi di vertice; analizza come il potere è distribuito e quali strumenti vengono utilizzati per governare. La forma di Stato riguarda il rapporto tra autorità e istituzioni. A seconda di come lo Stato intende raggiungere determinati valori che caratterizzano la società civile, possiamo attribuirgli una specifica connotazione, come ad esempio quella di Stato democratico. La forma di Stato, quindi, serve a disegnare e designare il tipo di rapporto che intercorre tra l’autorità statale e la società civile, cioè tra i cittadini (o comunque chi non ha cittadinanza) e il potere politico. In sostanza, analizza come si atteggia il rapporto tra governanti e governati e quali sono i fini che lo Stato si pone. Dal punto di vista dei soggetti coinvolti, nella forma di Stato troviamo la cittadinanza, i governati, la popolazione, e osserviamo il loro rapporto con le istituzioni e con i governanti. Se, ad esempio, le decisioni sono prese tramite una scelta elettorale, allora ci troviamo di fronte a una forma democratica di Stato, in cui il potere decisionale è in mano al popolo. La finalità della forma di Stato consiste dunque nel definire un rapporto verticale tra autorità e libertà. Diversa è la forma di governo , che non guarda più al rapporto verticale, ma a quello orizzontale. Qui bisogna capire come il potere decisionale sia diviso all’interno delle istituzioni, cioè come si distribuisca il potere tra i diversi organi di vertice di un ordinamento giuridico. La forma di governo, infatti, designa il rapporto fondamentale tra i poteri di vertice, in particolare tra potere legislativo ed esecutivo, e indica gli strumenti per governare.
Fino a un certo periodo storico, il monarca concentrava nella propria persona tutti e tre i poteri dello Stato:
In ogni caso, nessun cittadino può sottrarsi al rispetto del diritto. I modelli concreti di forme di stato: rapporto fra potere centrale e territorio:
Definizione: Un solo centro di potere politico e legislativo. Tutte le funzioni sovrane (legislativa, esecutiva, giudiziaria) appartengono allo Stato centrale.
Definizione: combina elementi dei precedenti, per bilanciare i due ruoli; il Governo è nominato dal Presidente e al tempo stesso è espressione della maggioranza parlamentare. Può prevalere o il Presidente della Repubblica o il Parlamento Funzioni e poteri Dopo il 1700:
Inizia la china inarrestabile: il partito socialista si divide al suo interno, e ci sono squadre fasciste che li affrontano con azioni violente. In questo momento storico c’è una forma monista il parlamento è il centro delle decisioni politiche, c’è ancora il sovrano che ha suoi poteri e competenze, ma è nella camera dei deputati dove il governo si orienta. La fonte più alta in grado è statuto Albertino, che è una vera costituzione in vigore in questo momento. Ci sono varie difficoltà economiche cade governo Giolitti ; ci sono regole dello statuto Albertino che dovrebbero far reggere la caduta del governo e la creazione di uno nuovo. Ci sono elezioni nel 1921 anno particolare: crisi economica, la borghesia è spaventata dalla rivoluzione sovietica. La sinistra perde voti perché si ha paura che la rivoluzione possa avvenire anche in Italia. In questo momento mussolini viene eletto, legittimato da una minoranza nel corpo elettorale, e porta con sé 34 deputati fascisti. Si prova a fare un accordo tra socialisti e fascisti, ma non viene rispettato dal Partito Nazionale fascista (PFN). In questo contesto nel novembre del 1921 i fasci si trasformano nel PNF. Al culmine il avviene la marcia su Roma , dopo 2 anni dalle elezioni. Fra il 28-30 ottobre 1922 a Roma arrivano le squadracce fasciste, mussolini è a Milano e segue ciò che sta avvenendo. Quando c’era lo statuto Albertino, il governo poteva chiedere lo “ stato d’assedio ”: se il re lo avesse autorizzato, si sarebbero potuti usare i militari per respingere l’assedio alle porte di Roma. Ma visto che c’era tensione, le autorità pubbliche non reagiscono, e il Re vittorio Emanuele II ha il timore che respingere il movimento possa significare lasciare spazio a movimenti di segno opposto (paura della rivoluzione sovietica). Lo statu Albertino è in vigore ma non viene più applicato, e c’è una rottura netta con le regole istituzionali. Il governo Facta scrive il decreto d’assedio ma il sovrano si rifiuta a firmarlo prima regola violata. Da questa, iniziarono a cascata sempre di più ad essere violate regole non ho dichiarazione di stato d’assedio, quindi Facta non può mandare le forze armate a Roma per disperdere le squadre fasciste. Di conseguenza, le forze armate non dispongono di poteri di ordine pubblico e non possono disperdere le squadre fasciste accampate nei dintorni di Roma. Il sovrano chiama Mussolini e gli da l’incarico di formare un nuovo governo. (Vittorio Emanuele II sostituisce Facta con Mussolini.)
il partito di governo nonostante sia una minoranza. Nel 1923 viene firmata la Legge Acerbo che afferma il sistema maggioritario
riconoscimento del Regno d’Italia da parte della Santa Sede. Questi accordi sanciscono un nuovo equilibrio tra Stato e Chiesa, rafforzando ulteriormente la legittimazione del regime fasci Le leggi razziali o razziste Il codice delle colonie prevedeva il madamato ossia un istituto dove i soldati italiani armati, in Nordafrica, si imponevano sulle popolazioni civili, e prendevano in sposa delle bambine. La razza ariana 16 ottobre del 1943, rastrellamento della comunità ebraica di Roma, e ricevono prima del rastrellamento un biglietto dove in 20 minuti avevano tempo di prendere i loro beni personali e verranno portati in un campo. Persone vengono portate ad Aushwitz, e sono solo 16 i sopravvissuti. I primi campi di concentramento vengono creati dagli inglesi, dove mettevano dentro gli olandesi “boeri” Tra il 1934 e il 1945 l’Italia attraversa un periodo segnato dalla guerra e dal progressivo crollo del regime fascista. Con il peggioramento della situazione militare e il malcontento crescente nel Paese, si arriva a un rifiuto del fascismo. Di fronte alla crisi, Mussolini si dimette e il maresciallo Pietro Badoglio viene nominato capo del governo. Il Gran Consiglio del Fascismo, riunitosi nel luglio del 1943, vota per revocare la fiducia a Mussolini, segnando di fatto la fine del suo potere. In seguito, il re Vittorio Emanuele III nomina suo figlio, Umberto , come luogotenente del Regno, con l’incarico di esercitare le funzioni sovrane in suo nome. Viene firmato Armistizio di Cassibile il 3 settembre del 1943 tra Italia, Regno Unito e Stati Uniti, che sancisce l’uscita del paese dell’alleanza con la Germania nazista. Si arriva alla prima costituzione provvisoria , che è un decreto-legge luogotenenziale, e da poteri particolari al governo di Badoglio, con l’obbiettivo di liberare il territorio italiano, per poi creare un paese libero con suffragio universale. Si terrà un referendum in Italia, grazie alla costituzione provvisoria quale si pongono le fondamenta per affermare che il 2 giugno 1946 andranno a votare per scegliere tra monarchia e repubblica, e scegliere l’assemblea costituente per creare una Costituzione.
Si insedia il governo Badoglio, e si apre dunque una fase di transizione che segna la fine del fascismo e l’inizio del cammino verso la democrazia e la nascita della Repubblica italiana. C’è una prima costituzione provvisoria, e una seconda, con l’obiettivo di creare leggi che garantissero una transizione pacifica, per poi scegliere una forma di governo. Nel frattempo, la situazione nel Paese è drammatica e confusa: l’Italia si trova divisa in due. Da nord avanzano le truppe naziste, mentre da sud risalgono gli Alleati. Di fronte al caos, il re lascia Roma e fugge insieme al governo, abbandonando di fatto la capitale. In quel momento, il Paese rimane senza ordini precisi e senza una guida: non si sa più con chi combattere e per chi combattere.I nazisti salvano Mussolini, e a Salò nasce la Repubblica di Salò , viene istituita fra il settembre del 1943 e l’aprile del 1945, voluto dalla Germania nazista e posto sotto la guida di Mussolini. In questo contesto si distingue per brutalità la banda Koch , una squadra di polizia fascista (antipartigiana) attiva tra Milano e Roma, nota per la violenza e la crudeltà degli interrogatori. Prende il nome dal suo capo, Pietro Koch, e opera in stretta collaborazione con le SS tedesche in attività di repressione antipartigiana. il Partito Fascista viene sciolto , e il re abdica , lasciando il trono al figlio Umberto, mentre il Paese vive una fase di caos e violenze. Il 25 aprile 1945 segna la liberazione dell’Italia, con gli Alleati che risalgono da sud, in particolare le truppe francesi, liberando il centro e il nord del Paese dai nazisti. Tuttavia, in alcune zone, la liberazione è seguita da episodi di violenza contro i civili, poiché ai soldati alleati vengono concessi giorni di “libertà”, e la popolazione ne subisce le conseguenze. Nonostante la fine della guerra, l’Italia rimane lacerata da una guerra civile, tra fascisti repubblichini e partigiani. In questo scenario difficile emerge anche il ruolo delle donne , che partecipano attivamente alla Resistenza, molte “imbracciano il fucile” e contribuiscono alla lotta per la liberazione, guadagnando un riconoscimento politico e sociale che prima non avevano. Ma accanto a queste figure, c’è anche l’altro volto della guerra: quello delle donne accusate di collaborazionismo con i nazisti o con i fascisti. Una delle pagine più buie del dopoguerra riguarda proprio loro: molte vengono umiliate pubblicamente, costrette a sfilare per le strade con la testa rasata, indicate come “collaboratrici” dei nemici. Avere chiaro. Monarchia costituzionale .. Con la forma di governo parlamentare, le istituzioni rimangono le stesse ma non c è più una forma dualista. È il parlamento in quanto eletto che sviluppa un rapporto con il governo. Il sovrano ha e mantiene
Statuto Albertino : dal 1848 al 1948, era un testo:
Il 27 dicembre 1947, la Costituzione italiana fu firmata a Palazzo Giustiniani.