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seminario disabilità uditiva, Appunti di Didattica generale e speciale

Appunti sul seminario di disabilità uditiva

Tipologia: Appunti

2023/2024

Caricato il 06/12/2025

francesca-paola-majoli
francesca-paola-majoli 🇮🇹

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APPUNTI SUL SEMINARIO SULLA SORDITÀ
Professor Dolza
La disabilità dell’udito provoca una difficoltà di accesso alla comunicazione e all’apprendimento di
contenuti culturali di qualunque tipo. Ma in primo luogo rende molto difficile il modo di
relazionarsi con gli altri.
Si tratta inoltre di una delle disabilità più equivocate in quanto facciamo fatica a trovare un termine
adeguato e non inopportuno; questo imbarazzo linguistico è dovuto alla grande diversità che vi è tra
i sordi e di conseguenza alla loro rappresentazione (ne esistono di realizzate dagli udenti, ma anche
dai sordi stessi). I termini più comuni e utilizzabili sono:
sordomuto: è un termine che non va utilizzato perché evoca una doppia disabilità che in
realtà non esiste (sembra che vi sia una disabilità anche all’apparato fonatorio); il motivo per
cui i sordi non imparano a parlare perfettamente non è dovuto a una disabilità, motivo per
cui si tratta di un termine discriminatorio che ci deriva da un retaggio del passato. Nel 2006
lo stato italiano ha emanato una legge che abroga l’utilizzo di questo termine e lo sostituisce
con “sordo” o “sordo pre-linguale” (= che è diventato sordo prima di imparare a parlare).
non udenti: termine nato negli anni '80 come eufemismo giudico ed ha origine medica, è
gradualmente caduto in disuso, ma è utilizzato ancora oggi anche da persone sorde. Questo
termine ha un'accezione negativa siccome evidenzia la mancanza della persona sorda.
Audiolesi
Sordi : questo termine può essere utilizzato per designare diversi gruppi di persone che si
distinguono in base al periodo in cui è comparsa la sordità e a quanto sentono (devono
esserci entrambi i fattori per essere considerati sordi); in base al periodo:
1. Persone diventate sorde in età adulta (late-deafned) a causa di traumi o malattie insorte
al di fuori del periodo critico per lo sviluppo del linguaggio. Sono considerati tali le
persone che hanno perso l’udito dopo i 12 anni.
2. persone nate sorde o diventate sorde prima dell'acquisizione del linguaggio (Early
Deaf): questo fattore è fondamentale perché non è la sordità in sé a provocare la
disabilità nella persona, ma il suo impatto sulla capacità comunicativa. Affinché la
sordità abbia un impatto sul linguaggio deve svilupparsi in età precoce (se io diventassi
sorda adesso saprei ancora parlare). Proprio per questo motivo chi diventa sordo in età
adulta non è considerato tale, ma è un invalido civile (anche legalmente vi è una
differenza tra sordi e invalidi). I sordi sono coloro che hanno perso l’udito entro i 12
anni di età (sordità legale); quest’età e dovuta al fatto che, nel periodo in cui è stata
emanata questa legge Lenneberg (1921–1975), un famoso linguista americano, formulò
la teoria del periodo critico per l’acquisizione del linguaggio descrivendo per la prima
volta dal punto di vista scientifico l’ipotesi che il linguaggio sia una facoltà innata
nell’uomo che si sviluppa all’interno di questo periodo (0-12). Oggi sappiamo che
questo periodo è molto più breve, ma il limite è comunque rimasto come forma di
protezione per questi bambini (essere riconosciuti invalidi vorrebbe dire non avere
l’assistente alla comunicazione).
In base a quanto sentono: è considerato sordo chi non sente il volume del suono della voce
umana quando parla (il bambino che non sente la voce della mamma che parla è sordo). I
sordi pertanto sono in grado di sentire diversi rumori, ma non sentendo la voce, non possono
apprendere la loro lingua d’origine; sentire il tamburo non mi consente di apprendere una
lingua.
I bambini nati sordi crescendo possono sentirsi come appartenenti ad una minoranza oppressa o
come membri di un gruppo di persone con disabilità; questo fatto, unico nel mondo della disabilità,
ci porta a distinguere almeno 2 tipologie di sordi:
i sordi (s minuscola): coloro che hanno un deficit dell’apparato uditivo con disturbo del
linguaggio solitamente dovuto a fattori genetici (mamma e papà entrambi aventi il gene
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APPUNTI SUL SEMINARIO SULLA SORDITÀ

Professor Dolza

La disabilità dell’udito provoca una difficoltà di accesso alla comunicazione e all’apprendimento di contenuti culturali di qualunque tipo. Ma in primo luogo rende molto difficile il modo di relazionarsi con gli altri. Si tratta inoltre di una delle disabilità più equivocate in quanto facciamo fatica a trovare un termine adeguato e non inopportuno; questo imbarazzo linguistico è dovuto alla grande diversità che vi è tra i sordi e di conseguenza alla loro rappresentazione (ne esistono di realizzate dagli udenti, ma anche dai sordi stessi). I termini più comuni e utilizzabili sono:

  • sordomuto : è un termine che non va utilizzato perché evoca una doppia disabilità che in realtà non esiste (sembra che vi sia una disabilità anche all’apparato fonatorio); il motivo per cui i sordi non imparano a parlare perfettamente non è dovuto a una disabilità, motivo per cui si tratta di un termine discriminatorio che ci deriva da un retaggio del passato. Nel 2006 lo stato italiano ha emanato una legge che abroga l’utilizzo di questo termine e lo sostituisce con “sordo” o “sordo pre-linguale” (= che è diventato sordo prima di imparare a parlare).
  • non udenti : termine nato negli anni '80 come eufemismo giudico ed ha origine medica, è gradualmente caduto in disuso, ma è utilizzato ancora oggi anche da persone sorde. Questo termine ha un'accezione negativa siccome evidenzia la mancanza della persona sorda.
  • Audiolesi
  • Sordi: questo termine può essere utilizzato per designare diversi gruppi di persone che si distinguono in base al periodo in cui è comparsa la sordità e a quanto sentono (devono esserci entrambi i fattori per essere considerati sordi); in base al periodo:
    1. Persone diventate sorde in età adulta (late-deafned) a causa di traumi o malattie insorte al di fuori del periodo critico per lo sviluppo del linguaggio. Sono considerati tali le persone che hanno perso l’udito dopo i 12 anni.
    2. persone nate sorde o diventate sorde prima dell'acquisizione del linguaggio (Early Deaf): questo fattore è fondamentale perché non è la sordità in sé a provocare la disabilità nella persona, ma il suo impatto sulla capacità comunicativa. Affinché la sordità abbia un impatto sul linguaggio deve svilupparsi in età precoce (se io diventassi sorda adesso saprei ancora parlare). Proprio per questo motivo chi diventa sordo in età adulta non è considerato tale, ma è un invalido civile (anche legalmente vi è una differenza tra sordi e invalidi). I sordi sono coloro che hanno perso l’udito entro i 12 anni di età (sordità legale); quest’età e dovuta al fatto che, nel periodo in cui è stata emanata questa legge Lenneberg (1921–1975), un famoso linguista americano, formulò la teoria del periodo critico per l’acquisizione del linguaggio descrivendo per la prima volta dal punto di vista scientifico l’ipotesi che il linguaggio sia una facoltà innata nell’uomo che si sviluppa all’interno di questo periodo (0-12). Oggi sappiamo che questo periodo è molto più breve, ma il limite è comunque rimasto come forma di protezione per questi bambini (essere riconosciuti invalidi vorrebbe dire non avere l’assistente alla comunicazione). In base a quanto sentono: è considerato sordo chi non sente il volume del suono della voce umana quando parla (il bambino che non sente la voce della mamma che parla è sordo). I sordi pertanto sono in grado di sentire diversi rumori, ma non sentendo la voce, non possono apprendere la loro lingua d’origine; sentire il tamburo non mi consente di apprendere una lingua. I bambini nati sordi crescendo possono sentirsi come appartenenti ad una minoranza oppressa o come membri di un gruppo di persone con disabilità; questo fatto, unico nel mondo della disabilità, ci porta a distinguere almeno 2 tipologie di sordi:
  • i sordi (s minuscola): coloro che hanno un deficit dell’apparato uditivo con disturbo del linguaggio solitamente dovuto a fattori genetici (mamma e papà entrambi aventi il gene

della sordità pur essendo udenti); a questi bambini viene proposto un approccio medicalizzato a cui segue un percorso volto al miglioramento del linguaggio e della voce (→ percorso oralista), ma si esclude la lingua dei segni; si confida nella scienza per riparare il deficit attraverso l’utilizzo di protesi acustiche o l’impianto cocleare, unito a un percorso di logopedia per apprendere un linguaggio che sia il più possibile corretto. L’obbiettivo finale è il ripristino della modalità uditiva e articolatoria del linguaggio. →Riferimento modello medico della disabilità vista come minorazione. «nel breve volgere di qualche anno la sordità non esisterà più perché le tecnologie avranno debellata completamente» Cit. un medico quando in parlamento i Sordi hanno chiesto di riconoscere la lingua dei segni come lingua di minoranza (es. il sardo) e i sordi si sono opposti in quanto ritengono che tra poco tempo i Sordi non esisteranno più.

  • I Sordi (S maiuscola): sono i bambini sordi che provengono da genitori sordi; si tratta di famiglie che non si ritengono disabili, ma credono che sia il mondo che, per come è strutturato, gli abbia disabilitati. Queste persone si ritengono appartenenti a una minoranza linguistica che si basa sulla lingua dei segni. Sono coloro che chiedono servizi di accessibilità linguistica (esempio: insegnati capaci di utilizzare la Lingua Dei Segni) piuttosto che sanitari, come invece fanno i sordi. Per loro è prioritario il riconoscimento della loro minoranza, mentre è visto come un “genocidio” l’impianto cocleare che elimina la loro caratteristica. → oltre alle forme d’arte tipiche della nostra cultura, i sordi hanno anche una loro arte, la visual vernacular , una sorta di poesia visiva recitata in teatro che utilizza una LIS molto iconica Esistono 2 tipologie di interventi rimediativi uditivi:
  • Protesi retro-auricolari : vengono utilizzate solo nei casi medio-lievi oppure nel periodo della diagnosi in attesa dell'impianto. Funzionano come degli amplificatori, migliorando la capacità uditiva della protesi e richiedono quindi la presenza almeno una minima soglia di udito. Fino a quando non esisteva l’impianto cocleare l’unico modo per comunicare con i sordi veri era la LIS perché queste protesi non risolvono la situazione (è come dare a una persona senza bulbi oculari un paio di occhiali: non serve a nulla).
  • Impianto Cocleare : richiede un intervento chirurgico, che se viene fatto intorno agli 8- mesi di vita permette di sentire le voci umane. Si tratta praticamente di un orecchio bionico (formato da un’antenna esterna e da un “microchip” interno) che viene applicato affianco a quello naturale, ma che lo ignora e consente così di captare i suoni dall’esterno e di trasmetterli al nervo acustico e al cervello. Questo strumento restituisce un udito pressoché perfetto, ma ciò non implica la rimozione del problema linguistico: un conto è sentire, un altro è capire cosa sento. Solitamente quindi permangono delle difficoltà nel linguaggio siccome la lingua si è sviluppata in modo tardivo, motivo per cui gli sono riconosciuti tutti i diritti (es. insegnate di sostegno, assegno…). Le pile di questo impianto durano 4 giorni e l’impianto stesso dura circa 25 anni dopodiché, essendo soggetto a usura, deve essere sostituito. FORME DI COMUNICAZIONE DEI SORDI La comunicazione dei sordi è molto più ricca e varia rispetto alla nostra, tant’è che esistono anche delle forme di comunicazione intermedie tra quelle orali e gestuali che sono state create nel tempo da pedagogisti (con finalità educative) o da altre figure (con finalità comunicative). Le forme di comunicazione gestuali infatti sono nate sia per educare le persone sorde, che per comunicare con loro. Dobbiamo ricordarci che in passato la sordità era una disabilità frequente in quanto, non essendoci lo screening prenatale, e non essendo una disabilità visibile su un neonato, i bambini nati sordi non venivano uccisi immediatamente (→comunità greche e romane), anche se la loro vita era poi basata sull'esclusione.

DATTILOLOGIA :

La dattilologia è un termine con una radice greca e sta ad indicare il discorso delle dita delle mani. Si tratta di un alfabeto manuale che ha origini molto antiche che vengono fatte risalire alla gestualità con cui gli antichi retori romani indicavano i numeri (es. la A era il numero 1); questo codice è sopravvissuto nel medioevo attraverso una serie di testi che sono stati ripresi per la creazione delle lingue dei segni monastiche (erano delle lingue dei segni sviluppatesi per i monaci che avevano fatto voto di silenzio). Questi alfabeti sono poi stati utilizzati per le prime forme di educazione dei sordi nella Spagna occidentale. Questo alfabeto è quello adottato in Italia, ma ha valore abbastanza internazionale siccome si usa in tutti i paesi che utilizzano i caratteri latini, ad esclusione del regno unito (NO Cina o Marocco). È un alfabeto di tipo grafemico , ovvero traduce lettera per lettera, è come se fosse uno spelling gestuale, quindi si basa sulla forma scritta della lingua del paese in cui si sta usando. Questo è un grosso limite dell’alfabeto manuale in quanto è evidente che, pur essendo internazionale, è limitato perché se dovessi utilizzarlo in Francia dovrei conoscere il francese scritto. Un altro suo limite è il fatto che è un codice non particolarmente adatto per la comunicazione quotidiana tra le persone sorde. È un alfabeto quasi ti tipo ausiliario, cioè serve in alcuni casi per motivi specifici, come per indicare nome, cognome, nomi di luoghi, per parole che non si conoscono nella lingua dei segni o che non hanno un segno ecc.. Un ruolo ausiliario importante di questo alfabeto è il sostenere la letto-scrittura del bambino sordo segnante. Siccome è grafemico ricalca perfettamente le parole come sono scritte, dunque aiuta il bambino a visualizzare la forma corretta dell’italiano che sulle labbra potrebbe risultare imperfetta. È molto utile per correggere l’ortografia del bambino Sordo (es. permette di far vedere la differenza tra maschile-femminile), per fargli vedere come sono scritte delle parole nuove, ed è anche molto utile a livello morfosintattico siccome permette di far vedere quelle parti del discorso che la lingua dei segni non ha (es. gli articoli). La dattilologia è quindi un codice ponte che in realtà è un italiano scritto visivo, in quanto ricalca perfettamente tutti gli aspetti della lingua a cui viene applicato. LA LINGUA DEI SEGNI: La lingua dei segni è una vera e propria lingua, dotata di strutture fonologiche, morfologiche e sintattiche e ha una comunità culturale che la utilizza. Non è un codice, non è italiano e si sviluppa sul canale visivo gestuale, quindi, ha l’entrata dagli occhi e l’uscita dalle mani, anziché su canale uditivo-fonatorio (entrata dall’orecchio e uscita dalla bocca). Questa tipologia di lingua è sempre esistita nel genere umano, si tratta di una gestualità innata, tant’è che anche oggi ci sono popolazioni che la utilizzano per motivi diversi (es. gli indiani le usavano come lingua franca, le tribù amazzoniche le usano durante la caccia o durante i momenti di lutto o del ciclo in cui non è consentito parlare). Il nostro cervello tratta il linguaggio in modo indipendente dalla modalità con cui viene emesso, motivo per cui vi è un riconoscimento non solo formale, ma anche giuridico, del fatto che la lingua dei segni sia una vera e propria lingua. Esistono numerosi pregiudizi e falsi luoghi comuni sulle lingue dei segni:

  • È universale: è un pregiudizio in quanto le lingue dei segni sono delle lingue storico- naturali che si sono sviluppate e tramandate per tradizione ininterrotta come le lingue orali (i bambini sordi nati in Italia usano la LIS perché è usata anche da papà e mamma). Anche quando si è cercato di creare delle lingue dei segni che fossero universali, come l’esperanto , non si è riusciti in quanto l’apprendimento di una lingua deve avvenire tramite l’esposizione, fin dai primi anni di vita, ad una lingua che è parlata dai genitori (mancherà sempre la generazione 0). Nel mondo sono circa 150 le lingue dei segni di cui possediamo dizionari e grammatiche, ma molto probabilmente ne esistono molte altre non testimoniate; anche nella lingua dei segni inoltre esistono i dialetti. In Europa le lingue dei segni, esattamente come quelle orali, sono quasi sovrapposte agli stati nazionali (in Italia vi è la LIS italiana, in Francia quella francese, in Spagna quella spagnola e quella catalana). Esistono delle lingue dei segni che hanno dei tratti comuni, mentre altre che sono totalmente diverse (esattamente come per le lingue orali) siccome le lingue sono imparentate tra loro: l’italiano e lo spagnolo derivano entrambe dal latino, allo stesso modo la LIS italiana e quella francese discendono entrambe dalla lingua dei segni francese, da cui si sino sviluppate gran parte delle LIS europee e quella americana. La lingua dei segni che si usa a livello internazionale è quella americana in quanto in America hanno, da sempre, sostenuto l’educazione dei sordi e non, con il suo utilizzo. NB: nelle LIS diverse non cambiano sono i segni, ma anche la grammatica.
  • È una pantomima (iconicità-arbitrarietà): l’idea generale è che la lingua dei segni sia fortemente iconica mentre in realtà è arbitraria, anche se esistono dei segni la cui iconicità è opaca, ovvero richiama il significato. L’iconicità nella lingua dei segni si capisce solo in un secondo momento quando viene spiegata, non si può capire senza una spiegazione. La lingua dei segni perciò va studiata per memorizzare e comprendere i nessi tra il segno e il significato, oltre che le regole grammatiche con cui comporre le frasi.
  • È incapace di esprimere concetti astratti: questo pregiudizio deriva dall’idea che la lingua dei segni sia di tipo mimico e quindi che possa solo rappresentare solo ciò che è concreto. In realtà non è vero in quanto la lingua dei segni traduce qualunque cosa, infatti è capace di esprimere qualunque concetto grazie alla proprietà dell’arbitrarietà (i segni sono convenzionali).
  • È priva di grammatica: la lingua dei segni in realtà ha una propria grammatica completamente diversa da quella delle lingue orali e quindi ha delle regole precise che rendono il significato della frase comprensibile. Si tratta di una grammatica totalmente diversa da quella dell'italiano, ma esistono dei casi in cui si traduce parola per parola: in questo caso non si usa la LIS, ma si fa una traduzione in cui si sostituiscono le parole orali con i segni → è l’italiano segnato L’ITALIANO SEGNATO: È un codice comunicativo che nasce dall’unione tra la grammatica e la sintassi dell’italiano e il lessico della lingua dei segni. Accompagnato dalla labiolettura. L’italiano segnato è quella situazione in cui si traduce parola per parola, ma in questo caso non si sta più utilizzando la lingua dei segni. In questo caso si usa il vocabolario della lingua dei segni applicato alla struttura grammaticale dell’italiano. L’italiano segnato abbinato alla dattilologia è uno strumento che serve per mostrare l’italiano ai bambini sordi e dunque è molto utile in classe.

COME RIELABORARE I TESTI

Prima di cominciare è necessario:

  • Tenere sempre presente il destinatario e il suo livello personale, senza svuotare completamente il testo, perché “la chiarezza è relazionale, non assoluta, infatti la comprensibilità di un testo varia a seconda di chi sia il lettore” (Piemontese, 1996). Con la rielaborazione si deve tendere a ridurre l’asimmetria tra chi legge e chi ha scritto.
  • Chiarire sempre quali obiettivi ci prefiggiamo in relazione alla materia trattata
  • Ricordare che rielaborare non significa necessariamente impoverire il testo o sottrarre complessità, ma renderlo più accessibile al destinatario in base al suo livello di competenza e al suo percorso scolastico Come procedere nell’adattamento del testo :
  • La prima cosa da fare è leggere il testo e capire esattamente qual è la struttura
  • Porre in relazione quello che si è notato con le esigenze della classe e quelle del bambino sordo
  • A questo punto si può avviare l’attività di rielaborazione che potrà portare ad una semplificazione (riduzione dei contenuti) oppure a una facilitazione/adattamento (modalità di lettura). Il processo di rielaborazione va strutturato su 4 livelli:
  1. Il lessico : comprende accorgimenti che riguardano la scelta delle parole siccome il vocabolario di un bambino sordo è più ridotto. Il lessico deve:
  • Scegliere parole ad alta frequenza (parole che si usano spesso nel parlato quotidiano), in modo che il bambino sordo le conosca già e le sappia utilizzare in modo autonomo. [es. le parole tratte dal “Vocabolario di base” di Tullio De Mauro]
  • Utilizzare un lessico univoco, chiaro e specifico (non devo usare le stesse parole), introducendo pian piano termini nuovi e sinonimi per un arricchimento lessicale
  • Utilizzare parole concrete e precise
  • Evitare le parole lunghe, con prefissi e suffissi: il suo spam di memoria è ridotto e parole troppo complesse possono portarlo a perdere interesse
  • Evitare frasi idiomatiche (modi di dire) e forme figurate (metafore, metonimie) perché spesso non gli capisce
  • Spiegare il termine con immagini/esempi concreti vicini all’esperienza dello studente; si possono inserire le spiegazioni nel testo quando è breve, creando uno spazio apposito (es. a piè di pagina) o, se la spiegazione è più lunga, creare eventuali “rubriche” di supporto per le spiegazioni dei significati nuovi.
  1. La sintassi : oltre a lavorare sul lessico è importante lavorare sulla costruzione delle frasi prestando attenzione alla lingua italiana
  • Scrivere frasi brevi non più lunghe di 20-25 parole a causa dello spam di memoria compromessa che fa si che una frase eccessivamente lunga richieda uno sforzo talmente alto che arrivati a metà frase, si sono già dimenticati l’inizio; l’esito è la non comprensione.
  • Scrivere frasi semplici basate su SVO (soggetto, verbo, complemento)
  • Utilizzare frasi complete con tempi e modi verbali semplici, l’esplicitazione del soggetto, un numero contenuto di pronomi, clitici e altre particelle pronominali
  • Evitare sempre la doppia negazione
  • È preferibile utilizzare forme verbali attive piuttosto che passive, personali piuttosto che impersonali e affermative piuttosto che negative.
  • utilizzare l’indicativo come modo verbale prevalentemente con i seguenti verbi: presente, passato prossimo, futuro semplice.
  • segnalare visivamente tutto ciò che è possibile con indicatori di spazio-temporali e causa- effetto.
  • ridurre il numero delle subordinate lasciando solo le più comuni: causali, temporali e finali.
  1. L’organizzazione del testo : si tratta di un elemento di facilitazione per la lettura;
  • utilizzare delle mappe per segnalare la struttura e la coesione strutturale che permettano di avere una panoramica del testo
  • Ogni sequenza o unità deve riportare le informazioni importanti in modo chiaro e circoscritto e deve avere un proprio titolo
  • Bisogna avere sotto controllo la coesione tra i diversi enunciati del testo
  • Ripetere le parole più importanti, non temere di evidenziare i legami anche tramite alcune ridondanze
  • Segnalare quando si passa da un argomento ad un altro mediante l’utilizzo della punteggiatura o visivamente
  1. La grafica : si tratta di un elemento di facilitazione per la lettura;
  • Utilizzare caratteri più grandi e spaziature adeguate e font ad alta leggibilità (Calibrì, Verdana)
  • Strutturare il testo in brevi paragrafi con titolo e aggiungendo sottotitoli
  • Evidenziare i termini specifici e le parole chiave (ricordarsi di inerirne poche)
  • Utilizzare i marcatori visivi per le funzioni grammaticali che vanno poi esplicitati (es. tutti i verbi di rosso)
  • Creare un glossario a fine pagina, oppure una rubrica a parte
  • Affiancare il testo quando è possibile con disegni, supporti grafici, stimoli ecc.., per stimolare la capacità di visualizzare e apprendere attraverso il senso della vista. Le immagini sono utili anche per esplicitare il lessico specifico, oppure per contestualizzare i contenuti. Infine, è necessario adattare gli esercizi e le verifiche: devono essere adattate in modo coerente e adeguato con quanto realizzato con il testo. Elementi da tenere a mente nella costruzione di una verifica adattata:
  1. Lunghezza e linguaggio delle consegne (chiarezza e brevità)
  2. Indicare chiaramente l’azione da compiere con verbi ad alta frequenza (scrivi, disegna, ecc..)
  3. Favorire la leggibilità (dimensione e font del carattere; ampia interlinea ecc..)
  4. Supportare le consegne con un esercizio di esempio
  5. Ridurre l’interferenza del linguaggio costruendo quando possibile verifiche tutte visive