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Il documento riguarda la disabilità uditiva, i vari tipi , le conseguenze per lo sviluppo e i metodi riabilitativi
Tipologia: Dispense
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La disabilità uditiva Quando si parla di disabilità sensoriali, una delle condizioni più rilevanti in ambito psicologico ed educativo è la disabilità uditiva. Essa rappresenta una condizione complessa che non riguarda soltanto la dimensione medica o clinica, ma coinvolge anche aspetti psicologici, relazionali, educativi e sociali. Per questo motivo, all’interno della psicologia della disabilità e dell’integrazione, lo studio della sordità non si limita alla descrizione del deficit sensoriale, ma considera anche il modo in cui questa condizione interagisce con l’ambiente, con la famiglia e con i contesti educativi. Evoluzione storico-normativa Un primo elemento importante riguarda l’evoluzione storica e normativa del modo di definire questa condizione. In passato veniva utilizzato il termine “sordomuto”, che implicava l’idea che la persona sorda fosse incapace di parlare. Tuttavia questa definizione è stata progressivamente abbandonata perché non descrive correttamente la realtà: la difficoltà di parlare non dipende infatti da una impossibilità fisiologica di produrre suoni, ma dalla mancanza di percezione uditiva che impedisce l’acquisizione spontanea del linguaggio. Per questo motivo la normativa italiana, in particolare con l’articolo 1 della Legge n. 95 del 2006, ha sostituito il termine “sordomuto” con il termine “sordo”, adottando una definizione più corretta e rispettosa della persona. Nel linguaggio scientifico vengono utilizzati diversi termini per indicare questa condizione, tra cui audiolesione, ipoacusia e deficit uditivo. Una distinzione molto importante riguarda la sordità prelinguale, cioè quella che si manifesta prima dell’acquisizione del linguaggio. In questi casi la perdita uditiva può interferire significativamente con lo sviluppo linguistico se non viene individuata e trattata precocemente. È importante sottolineare che la disabilità uditiva non produce sempre gli stessi effetti. Esiste infatti una grande variabilità individuale che dipende da diversi fattori. Tra questi vi sono innanzitutto la causa della sordità, che può essere ereditaria o acquisita, e la qualità e il grado della perdita uditiva. Anche la presenza di eventuali altri danni associati può influire sullo sviluppo complessivo del bambino. Un altro elemento molto rilevante è rappresentato dal contesto familiare: crescere in una famiglia di genitori sordi oppure udenti comporta esperienze comunicative molto diverse. Allo stesso modo incidono la qualità delle esperienze interpersonali, il tipo di educazione ricevuta e l’utilizzo di strumenti tecnologici come apparecchi acustici o impianti cocleari. Per questo motivo è fondamentale individuare precocemente la sordità e intervenire tempestivamente. Una diagnosi precoce consente infatti di avviare interventi riabilitativi e educativi nel periodo più favorevole per lo sviluppo del linguaggio. Inoltre la disabilità uditiva non riguarda solo il bambino, ma ha un impatto significativo anche sulla famiglia e sulla rete sociale più ampia, che devono essere coinvolte nel percorso educativo e riabilitativo. Tipi di sordità e cause Un altro aspetto importante riguarda la classificazione dei diversi tipi di sordità. Una prima distinzione viene fatta in base alla localizzazione del danno all’interno dell’apparato uditivo. Si parla di sordità trasmissiva quando il problema riguarda l’orecchio esterno o medio e impedisce la corretta trasmissione delle onde sonore verso l’orecchio interno. Questo tipo di sordità riguarda circa il 3–4% dei bambini ed è generalmente di entità lieve. Un secondo tipo è rappresentato dalla sordità percettiva o neurosensoriale, che coinvolge l’orecchio interno o le vie nervose che trasmettono le informazioni sonore al cervello. Questa forma è meno frequente, ma può presentarsi con gravità molto diverse, da forme lievi fino a forme gravissime. Infine esiste la sordità mista, in cui sono presenti contemporaneamente problemi sia nella conduzione sia nella percezione dei suoni. Per distinguere questi diversi tipi di sordità vengono utilizzati diversi esami diagnostici. Tra questi troviamo l’impedenziometria, che permette di valutare il funzionamento dell’orecchio medio; i metodi elettrofisiologici, come i potenziali evocati del tronco cerebrale, che analizzano la risposta del sistema nervoso agli
stimoli sonori; e infine l’audiometria soggettiva, sia tonale sia vocale, che misura la capacità della persona di percepire i suoni e comprendere il linguaggio parlato. Gravità della perdita uditiva La sordità può essere classificata anche in base alla gravità della perdita uditiva. In questo caso si considerano due parametri principali: la quantità del deficit, cioè l’intensità del suono necessario affinché venga percepito, e la qualità del deficit, cioè l’altezza o frequenza dei suoni percepiti. L’intensità del suono viene misurata in decibel, mentre l’altezza o frequenza viene misurata in Hertz. In condizioni normali l’orecchio umano è in grado di percepire suoni compresi tra circa 20 e 20.000 Hertz. La sordità diventa più grave quando è necessario un suono sempre più intenso per poter essere percepito e quando si riduce la gamma di frequenze che l’orecchio riesce a distinguere. Secondo la classificazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità del 2010 si distinguono quattro livelli principali di perdita uditiva: ipoacusia lieve, con perdita tra 26 e 30 decibel ipoacusia moderata, tra 31 e 60 decibel ipoacusia severa, tra 61 e 80 decibel ipoacusia profonda, oltre 81 decibel. Cause della sordità Le cause della sordità possono essere ereditarie oppure acquisite. Nel caso delle cause ereditarie si distinguono forme dominanti, che sono generalmente meno gravi e coinvolgono un numero maggiore di individui, e forme recessive, che invece sono più gravi ma meno diffuse. Le sordità acquisite possono manifestarsi in diversi momenti dello sviluppo. Possono essere prenatali, cioè verificarsi durante la gravidanza a causa di infezioni virali, batteriche o parassitarie oppure per esposizione a sostanze tossiche. Possono essere neonatali, cioè verificarsi durante o subito dopo la nascita, per esempio a causa di prematurità, traumi ostetrici o mancanza di ossigeno. Infine possono essere postnatali, e derivare da traumi, malattie infettive o intossicazioni che si verificano durante l’infanzia. Diagnosi precoce e tecnologie Un elemento fondamentale nel trattamento della disabilità uditiva è la diagnosi precoce. Numerosi studi hanno dimostrato che individuare la sordità entro i primi mesi di vita permette di intervenire nel periodo più favorevole per lo sviluppo del linguaggio. In particolare è stato osservato che una diagnosi effettuata prima dei nove mesi è associata a risultati significativamente migliori nello sviluppo del linguaggio sia recettivo sia espressivo. Tra le principali tecnologie utilizzate troviamo innanzitutto gli apparecchi acustici, che amplificano i suoni e possono essere utilizzati non solo nelle sordità lievi ma anche in quelle profonde. Questi dispositivi moderni utilizzano amplificatori multicanale che permettono di migliorare la percezione delle frequenze del parlato. Un’altra tecnologia molto importante è rappresentata dagli impianti cocleari, che funzionano come veri e propri organi di senso elettronici. Essi stimolano direttamente il nervo acustico e permettono di migliorare la percezione dei suoni, la comprensione del linguaggio e la produzione verbale. Gli studi mostrano che i bambini sordi che utilizzano protesi acustiche o impianti cocleari e che frequentano contesti educativi ricchi di stimoli linguistici possono sviluppare esperienze uditive simili a quelle dei coetanei udenti. Lo sviluppo dei bambini con disabilità uditiva
Sviluppo cognitivo e memoria Un secondo ambito molto importante è lo sviluppo cognitivo. Per molto tempo, soprattutto negli anni Cinquanta e Sessanta, si è diffusa l’idea che i bambini sordi presentassero un ritardo nello sviluppo cognitivo. Questa convinzione era legata al fatto che il deficit uditivo comporta spesso difficoltà nello sviluppo del linguaggio. In base a questa prospettiva, si riteneva che i bambini sordi fossero in grado di sviluppare principalmente forme di pensiero concreto, ma che incontrassero difficoltà nello sviluppo del pensiero astratto. Le ricerche più recenti hanno però profondamente modificato questa visione. Gli studi contemporanei dimostrano infatti che non esistono differenze significative nello sviluppo cognitivo tra bambini sordi e bambini udenti. Le eventuali differenze osservate sono piuttosto legate alla qualità delle esperienze educative e alla presenza di interventi riabilitativi adeguati. In altre parole, il deficit sensoriale dell’udito non costituisce di per sé una causa di difficoltà di apprendimento o di insuccesso scolastico. Anche per quanto riguarda la memoria, le differenze osservate tra bambini sordi e udenti sembrano essere legate non tanto alla perdita uditiva in sé, quanto alle diverse esperienze linguistiche. La sordità quindi non implica alcuna forma di “cecità mentale”, ma piuttosto richiede strategie educative e comunicative adeguate per sostenere lo sviluppo cognitivo. Sviluppo linguistico L’ambito in cui la sordità produce gli effetti più evidenti è lo sviluppo linguistico. Nel caso di una sordità prelinguale grave o profonda, il bambino tende a interrompere intorno ai sei mesi di vita la produzione di vocalizzazioni e non riesce ad apprendere spontaneamente il linguaggio verbale. Questo avviene perché manca il feedback uditivo necessario per controllare e modulare i suoni prodotti. Nel corso del tempo si è sviluppata una forte discussione tra due diverse prospettive educative: da un lato l’approccio basato sulla lingua dei segni;dall’altro l’approccio oralista, che punta sull’apprendimento del linguaggio parlato. Dal punto di vista linguistico, è possibile interpretare queste due modalità come un apprendimento di prima lingua (L1) e seconda lingua (L2). Il ritardo linguistico nei bambini con sordità può essere più o meno marcato e dipende da diversi fattori, tra cui: la gravità del deficit uditivo; l’epoca di insorgenza della sordità; le caratteristiche individuali del bambino; la qualità dell’ambiente comunicativo. Due fattori risultano particolarmente importanti per lo sviluppo del linguaggio verbale: la predisposizione individuale alla comunicazione; la disponibilità comunicativa dell’ambiente familiare, in particolare della madre. Il linguaggio deve infatti essere considerato come un sistema complesso di competenze, che comprende diversi livelli: competenze fonologiche competenze lessicali competenze semantiche competenze grammaticali competenze pragmatiche Tra questi livelli, l’aspetto maggiormente compromesso dalla sordità è quello fonologico, perché la percezione e la discriminazione dei suoni della lingua risultano limitate. La carenza di feedback uditivo riduce infatti la sensibilità alle differenze tra i suoni linguistici. Competenze narrative e lingua scritta Nonostante queste difficoltà, molti bambini sordi sviluppano comunque competenze narrative. In particolare, i bambini educati attraverso modalità oraliste, anche quando presentano ritardi linguistici, sono spesso motivati dalle esperienze sociali a raccontare eventi e costruire collegamenti tra le esperienze vissute. Le competenze narrative comprendono sia: la macrostruttura del racconto, cioè l’organizzazione generale della storia; sia la microstruttura, cioè gli elementi linguistici più specifici.
Per raggiungere una piena competenza narrativa è comunque necessario un percorso riabilitativo adeguato. Anche nello sviluppo della lingua scritta possono emergere ritardi simili a quelli del linguaggio parlato. Tuttavia, le ricerche dimostrano che i ragazzi con ipoacusia, anche grave, possono raggiungere intorno ai sedici anni livelli di lettura simili a quelli dei coetanei udenti, se ricevono un adeguato supporto da parte della famiglia e dei terapisti. Un elemento che favorisce questo processo è la trasparenza ortografica della lingua. I bambini sordi, infatti, sviluppano comunque rappresentazioni interne del linguaggio e sono in grado di stabilire relazioni tra fonemi e grafemi, cioè tra suoni e segni grafici. La disabilità uditiva e i metodi riabilitativi La disabilità uditiva riguarda una compromissione dell’udito che può influire in modo significativo sullo sviluppo linguistico, comunicativo e sociale del bambino. Per questo motivo, nella psicologia della disabilità e nell’ambito educativo e riabilitativo, è fondamentale intervenire con metodologie adeguate che permettano di sviluppare al massimo le potenzialità del bambino sordo. Nel corso del tempo si è sviluppato un importante dibattito tra oralismo e gestualismo, cioè tra approcci che privilegiano la lingua orale e quelli che utilizzano le lingue dei segni. Oggi si tende a superare questa contrapposizione, puntando piuttosto su interventi che valorizzino le capacità del bambino e che offrano stimolazioni adeguate per favorire lo sviluppo linguistico e cognitivo. Secondo diversi studiosi, tra cui Zanobini, l’intervento deve basarsi su alcuni principi fondamentali:
La voce cantata e il ritmo diventano strumenti fondamentali per l’apprendimento linguistico. Inoltre, è molto importante la collaborazione tra logopedisti, educatori e famiglia. Il metodo prevede diversi programmi in base all’età: